Intervista a S.E. lo Sceicco Zaki Yamani di Mariella Alberini
luglio 2006
Zaki Yamani è l’Harun al-Rashid del ventunesimo secolo.
Come l’illuminato califfo abbaside, che fece splendida Baghdad, ha il talento
di diffondere intorno a sé cultura, scienza, arte, finissime intuizioni
politiche ed economiche, sottile ironia e un carisma permeato di dolcezza che
affascina chiunque riesca ad avvicinarlo.
Nasce alla Mecca nel 1930 dove suo nonno era Gran
Moufti. Nel 1956, giovane avvocato con tre lauree (Università del Cairo, di New
York, di Harvard dove tuttora è titolare di una cattedra), apre a Gedda il
primo studio legale dell’Arabia Saudita. Dal 1962 al 1986 è Ministro del
petrolio di Riyadh, plenipotenziario dell’Opec, regista dell’embargo del 1973.
Promotore delle leggi e delle riforme più moderne del Regno Saudita, oggi è
presidente fondatore del Centro per gli Studi Globali sull’Energia e della
Fondazione Al-Furqan Islamic Heritage.
Conosco Zaki e Tamam, la sua dolcissima moglie, madre
di cinque dei suoi otto figli, da alcuni anni. Stima, simpatia e affetto
reciproco allietano un’amicizia fatta di incontri nei luoghi più belli del
mondo. In quest’ultimo, a Crans Montana, abbiamo chiacchierato dei problemi
terrestri.
D. Esiste una formula per trovare una pace possibile
con il terrorismo internazionale?
R. Prima di tutto bisognerebbe analizzare le
motivazioni del terrorismo. E’ chiaro che gli attentati in Arabia Saudita sono
diversi da quelli perpetrati in Turchia. E quanto accade ora in Iraq è diverso
da quello che è successo a Bali. Comunque ci sono alcuni denominatori comuni:
l’amarezza che arabi e mussulmani provano per l’atteggiamento degli americani e
degli occidentali verso il conflitto tra Palestinesi e Israeliani. Senza
contare l’indifferenza per le sofferenze dei Palestinesi, causate dalle
incursioni terroristiche di Israele ( le cosiddette azioni militari). Per
essere combattuto e sconfitto il terrorismo richiede un’analisi oggettiva
approfondita. Spero che in Italia gli atti terroristici delle Brigate Rosse non
si ripetano. Ciò vale anche per altri Paesi come la Germania e il Giappone.
D. Secondo lei, Osama bin Laden è vivo? E’ solo lui
il cervello dell’organizzazione?
R. Non so se sia vivo o morto anche se abbiamo appena
ascoltato una registrazione dalla quale risultava in vita il mese scorso. Mi
riesce difficile credere che un uomo isolato nelle caverne afgane, senza i
normali mezzi di comunicazione, possa organizzare e supervisionare atti
terroristici in tutto il mondo. Chi era molto vicino a bin Laden dubita che il
crimine dell’11 settembre sia stato commissionato solo da lui. Un atto di quel
genere necessita dell’aiuto di un’organizzazione sofisticata negli USA.
D. Quale meccanismo potrebbe creare una pace
possibile fra Palestinesi e Israeliani?
R. Non ritengo realizzabile una pace a breve termine.
Ci sono norme e leggi internazionali che vengono completamente ignorate come la risoluzione 242 dell’ONU che
prevede il ritiro immediato dai territori occupati. Israele ha ignorato anche
la Conferenza di Madrid e l’accordo di Oslo. Quando Rabin ha cercato di
muoversi verso la pace, il Likud ha organizzato il suo assassinio e ha preso il
potere. Purtroppo l’Occidente e soprattutto il mondo arabo pagheranno caro il protrarsi dell’attuale situazione
mentre il terrorismo internazionale ne trarrà vantaggio.
D. Che cosa pensa
dell’intervento anglo-americano in Iraq?
R. Per il diritto internazionale, si è trattato di una
guerra illegale. Eminenti studiosi americani l’hanno giudicata un “crimine”
verso la stessa legge internazionale. E’ chiaro che ci sono ben altri motivi al
di là della giustificazione di eliminare armamenti di distruzione di massa.
Dubito che USA e Gran Bretagna possano raggiungere gli obiettivi prefissati.
Però un risultato c’è stato: l’eliminazione di uno dei dittatori dal pianeta.
D. Ritiene possibile in
futuro un Iraq democratico?
R. Spero molto che la democrazia possa prevalere, ma la
molteplicità delle etnie e dei gruppi religiosi, unita ai gravi errori commessi
dall’esercito americano (per negligenza o ignoranza) renderanno molto difficile
raggiungere tale obiettivo.
D. Quanto tempo dovrebbero restare le forze della
coalizione in Iraq per aiutare il Paese a normalizzarsi?
R. Diventa sempre più difficile per gli Americani
restare in Iraq, ma ritirarsi sarebbe umiliante. Dipenderà dalla capacità di
resistenza degli Iracheni purtroppo continuamente alimentata dal comportamento
dei militari americani, ben diverso da quello degli Inglesi nelle zone da loro
occupate.
D. Che cosa dovrebbe
fare l’Occidente per aiutare i Paesi del Terzo Mondo?
R. I Paesi sottosviluppati hanno bisogno di tecnologia,
capitali e relazioni commerciali privilegiate con i Paesi industrializzati. Il
divario di ricchezza e povertà aumenta di continuo. Per cercare di risolvere
questo problema, occorre ricordare che i paesi sottosviluppati non sono tutti
uguali, così come le loro relazioni con i vari paesi dell’ OCSE. Le nazioni
industrializzate del WTO dovrebbero prestare
molta attenzione a queste differenze.
R. Le sue previsioni
economiche per il 2006 e il 2007?
D. Una stabilità
politica nei paesi produttori di petrolio ne farà scendere il prezzo con
benefici per le economie europea, americana e giapponese ( non necessariamente
quella russa). Eventuali fattori che arrestino la produzione del petrolio (ad
esempio in Venezuela o in Nigeria o in un Paese del Golfo) ne farebbero
impennare il prezzo con pesanti conseguenze sull’economia mondiale. Per ora ha
avuto successo lo sforzo americano di sostenere artificialmente l’economia con
bassi interessi e con l’iniezione di denaro preso a prestito a spese di un
aumento del deficit. Quest’ultimo, sia a livello statale che privato, è
pesantissimo e questa situazione non potrà essere sostenuta a lungo termine.
Possiamo sperare in una stabilità politica che non faccia aumentare il prezzo
del petrolio. Ma non possiamo fare affidamento sull’attuale politica economica
americana che è stata modificata perché Bush necessita di un’economia forte in
vista delle prossime elezioni.
D. Quando pensa che il
dollaro risalirà e quando si fermerà la corsa dell’oro?
R. La debolezza del dollaro è dovuta al deficit
commerciale e di bilancio degli USA. L’oro è quindi tornato ad essere un bene
rifugio. Se per qualsiasi motivo, la Borsa dovesse scendere, la gente si
precipiterà a comprare oro e il suo prezzo salirà ancora. Ma questo sarebbe un
prezzo speculativo e non quello del suo valore reale.
D. Esiste un Islam liberale. Se esiste guarda al
liberalismo occidentale o reinterpreta la tradizione islamica?
R. Chi ha studiato l’Islam e approfondito il Corano,
come dettato dal Profeta Maometto, sa che questa illuminata religione contiene
tutti i dogmi per modernizzarsi secondo le circostanze. L’antica civiltà
islamica ha contribuito molto all’attuale civiltà occidentale. Purtroppo ci
sono gruppi di mussulmani che lottano con successo contro ogni tentativo di
rinnovamento. E’ questo uno dei motivi delle attuali problematiche fra occidentali
e mussulmani.
D. Pensa che l’attuale dibattito sulle riforme in
Arabia Saudita darà dei risultati?
R. Spero proprio di sì. Non abbiamo altre alternative
per migliorare sul piano politico, sociale ed economico.
D. Sceicco Yamani, che
cosa pensa dell’Italia di oggi?
R. “Italy deserves the best”. (L’Italia
merita di più).