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Intervista di Mariella Alberini  per LIBERO - maggio 2005.

 

“Stefano Zecchi, assessore a breve termine ”

 

Stefano Zecchi si presenta con il piccolo Federico (14 mesi) in braccio e lo mostra orgoglioso con un lampo di felicità negli occhi. “Alla mia età un bambino così è un vero regalo”. E’ evidente che per il cattedratico di Estetica, oggi assessore alla cultura nel Comune di Milano, a giorni Premio Heminggway quale scrittore di saggi e romanzi, il mondo ruota soprattutto intorno a questa meravigliosa esperienza di padre. Riporta lo splendido pupo alla mamma e incominciamo a parlare.

 

D. Dieci mesi: un tempo breve, ma sarà sufficiente per lasciare un segno importante come Assessore alla Cultura? Piazza della Concordia invece di Piazzale Loreto potrebbe esserlo?

R. Non intendo essere velleitario. Diciamo che arrivo dieci minuti prima della fine della partita e in un tempo minimo non si può creare nulla di travolgente. Tra le cose da proporre piazza della Concordia mi sembra un segno simbolico importante: una proposta di progresso civile e di riconciliazione.

D. I suoi programmi immediati?

R. Ottenere finanziamenti privati al fine di realizzare una bella estate per realtà sociali differenti. Musei sempre aperti con visite guidate gratuite, maxi schermi giganti sparsi nella città, dove proiettare vecchi sceneggiati televisivi di grande successo come “La Cittadella”, “La fiera delle vanità”, “Il Conte di Montecristo” ed altro ancora. E poi una passeggiata quotidiana sui merli del Castello Sforzesco per i bambini, una festa dell’Arte Contemporanea ad ottobre, l’inaugurazione della villa Belgioioso ecc. Milano è piena di realtà culturali fantastiche: non dimentichiamo le nostre cinque orchestre sinfoniche.

D. E la Scala?

R. Premetto che in senso  istituzionale non mi  compete perché è un Associazione di diritto privato. La Scala ha subito una ristrutturazione importantissima con un impegno finanziario di enorme portata ed è necessario rifondarla nella sua gestione interna in modo adeguato alle esigenze internazionali. Anche Milano ha bisogno di una rifondazione culturale. Deve mettere insieme le sue due grandi vocazioni: le idee e i soldi. Non dimentichiamo che Albertini durante il suo mandato ha ricucito la città dopo 4 anni di letargo. Ora ci vuole una riconversione.

D. In quale modo?

R. Coinvolgendo i privati con la regia da parte del pubblico sulla reale vocazione della città, sollecitando le migliori energie, il coraggio nelle scelte e premiando il merito.

D. Se Letizia Moratti diventerà sindaco saprà rivitalizzare Milano?

R.  Mi sembra un’ottima scelta con tutte le carte in regola per dare un nuovo impulso economico e culturale alla città.

D. Come vede l’attuale situazione politica dopo i recenti tracolli elettorali?

R. Non sono un politico di professione e neppure un tecnico, ma uno che si occupa di politica culturale. La vedo come un periodo che può essere fecondo di  rinnovamento: bisognerebbe rimettere insieme quella che era stata la vera vocazione della Casa della libertà.

D. Ritiene realizzabile l’idea del partito unico?

R. E’ possibile. La semplificazione in politica è sempre utile. Potrebbe essere un modo per Berlusconi di smarcarsi dalla politica.

D. E in tal modo, ce la farebbero ancora vincere le elezioni del 2006?

R. Si, poiché nella Cdl esiste un impegno molto concreto. Dalla parte avversa non c’è una vera compostezza politica. Non capisco l’inserimento di un liberale come Monti in un gruppo con la presenza di Rifondazione. I problemi del bipolarismo, che da noi non è stato ancora assimilato,  mantengono le vecchie divisioni ideologiche. E non mi stupirei se al momento del voto, ci fosse un recupero di coscienza da parte di chi non ha votato o ha votato per protesta.

D. Viviamo in un periodo di decadenza. Cosa si può fare contro tanto degrado estetico e culturale.

R. Manca l’educazione all’estetica. Tutto deriva dalla famiglia e dalla scuola. Si vive troppo proiettati verso l’ideologia del progresso, della scienza e della tecnica. I giovani mancano dei valori fondanti. Si dovrebbe dare più spazio all’arte, alla musica, alla danza. Di certo si ritroverebbero i valori del bello, dell’integrità, del rispetto di se stessi e degli altri e della spiritualità.

D. Quale sensibile conoscitore dell’animo femminile, a che punto è la donna nella professione, nella politica, nella famiglia? E anche nel campo dell’estetica?

R. In un Italia maschilista, vedo la realtà schizzofrenica di una donna che ha maturato le forme di emancipazione femminista copiando dall’uomo con tutte le difficoltà di portare il livello maschile nella realtà femminile. E vedo nelle donne giovani una svendita quasi mercantile all’effimero della bellezza. In fondo, anche le ragazze all’università vorrebbero la notorietà facile delle veline nelle trasmissioni televisive.

D. Quali consigli potrebbe dare loro?

R. Di avere molta cura della propria dignità personale, di non sdarsi alla prima occasione, di proteggere l’integrità spirituale e quindi l’equilibrio.     

D. Nel suo libro “Amata per caso”, tocca la sfera infantile dell’integrazione razziale e la vita degli immigrati. Cosa si può fare per creare un melting pot positivo e armonico in Italia?

R. Ci vorranno molti anni prima di riuscirci. Bisogna partire dai più giovani, dai bambini adottati poiché per gli adulti è quasi impossibile integrarsi: per ora rimarranno all’interno delle loro “colonie” e dei loro clan. E non basta la tolleranza e l’accoglienza. Ci vuole una reciproca conoscenza delle rispettive culture altrimenti non potrà esistere una società multirazziale come a Londra, o a Parigi, o a New York.

D. Non pensa che i responsabili comunali, regionali e ministeriali della cultura dovrebbero avere più possibilità di intervento nell’ambito della televisione pubblica e privata per migliorarla e renderla uno strumento educativo in grado di contribuire ad arrestare il degrado ai vari livelli?

R. La televisione è legata all’enorme macchina della pubblicità. Ed è difficile poter creare un codice di comportamento generale. Ma si dovrebbe instaurare una fascia pomeridiana altamente protetta con un contenitore per i bambini delle elementari dove attuare programmi culturali adatti. Ricordo di avere condotto una rubrica di  mezz’ora sulla storia dell’arte contemporanea riscotendo un notevole indice di ascolto.

D. Dopo questi dieci mesi da assessore, vorrebbe continuare?

R. Non so. Sono un docente universitario per vocazione, non un politico. Sono due impegni molto diversi che però coincidono nella stessa attenzione ai problemi culturali. Quindi la riposta gliela darò fra dieci mesi.

 

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