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L’INTERVENTO

 

 

Per qualunque contatto la giornalista Mariella Alberini è disponibile all’indirizzo e-mail ed al sito web:

 

                      e-mail: m.alberini@iol.it ; sito web: www.mariellaalberini.it

 

 

n.b. La selezione degli articoli inizia dai più recenti, in ordine quindi inverso alla data di pubblicazione.

 

 

 

 

 

24/7/09

 

“A Berlusconi – Visto da lei”

“L’unica donna che ha lavorato gratis per il Cavaliere” di Mariella Alberini

 

Nel 1980, la sua prima intervista da Cavaliere del Lavoro per Vogue Uomo, gliel’ho fatta io negli uffici di via Rovani, introdotta da un giovane assistente, Urbano Cairo. Lui, il Capo: sui quarant’anni, sorriso irresistibile, cordialità calorosa. “Le piacerebbe lavorare per “Il Giornale?” “Come no!” La proposta non ebbe seguito. Ma mi ero impegnata a mandargli il testo dell’intervista in visione. Lo rese con le risposte del tutto cambiate: pazienza. Un anno più tardi, con la seconda intervista per Il Tempo, Gianni Letta direttore, idem: pazienza. Nell’ agosto dello stesso anno, lo incontro sul molo di un famoso porticciolo con una bellissima ragazza in bikini, velato da  peplo in chiffon  verde, Veronica, fidanzata non ancora ufficiale. Mi dice: “Non sono in vacanza, vado…, ma non le dico dove, se no lo pubblica…Domani, approfitto del Ferragosto, per un piccolo intervento: sa, io non mi posso permettere vacanze.” Altro sorriso abbagliante. E’ noto: Silvio ci sa fare con le donne, gli piacciono e lui piace a loro. Un’amica mi dice che lo sogna sovente. Fortunato, vincente e spericolato, mi era piaciuto per aver saputo dare  il primo segnale di rinascita nella Milano, intristita dagli anni di piombo. Ricordo ancora i buffet delle anteprime al Manzoni con i canapè di polenta e baccalà alla vicentina. Quando entrò in politica, con totale disapprovazione di Montanelli, io, primo responsabile ufficio stampa Lega Nord, ero martirizzata dall’irascibile Bossi che, di certo, non aveva sentito parlare di Eton. Ancora affascinata dalla politica, nel 1994, divenni responsabile dell’Ufficio stampa di Forza Europa a Roma. Lui, il capo, mi incontrava sovente nella sede in via dell’Umiltà. Ma dimenticò di chiedermi notizie sul mio precedente incarico: se lo avesse fatto si sarebbe evitato il famoso ribaltone di pochi mesi dopo. E anche molti altri errori: dopo due anni nella segreteria politica della Lega Nord, per disciplina simile ad una cellula stalinista, di politica ne sapevo più di qualunque deputato di F.I. Quelle notizie me le chiese troppo tardi Giuliano Urbani. Il quale, data la mia disinvoltura internazionale, dopo la prima caduta, mi incaricò di occuparmi dei Rapporti esteri del Movimento: 120 ambasciate accreditate presso il Quirinale, per le quali divenni una sorta di rappresentante di Silvio, poiché era soltanto Lui, l’icona di Forza Italia. Mi telefonavano dall’Eliseo, dallo Knesset, dal Ministero degli Esteri moscovita. Ospitavo a mie spese a Saturnia la consorte di Igor Ivanov, Ministro degli Esteri di Putin per sei anni. Mi telefonava la segretaria di Rugova pensando che Silvio, capo dell’opposizione, fosse in grado di porgere aiuto alla popolazione kosovara. L’Ambasciatore saudita, che ero riuscita a far simpatizzare con quello israeliano, pensava di avere rapporti con un futuro sottosegretario agli esteri. Ma il mio unico compenso è stata una Laurea Honoris Causa da parte della Georgia per il magnifico lavoro svolto. Sono l’unica donna che regalato lavoro subordinato a Silvio senza alcun compenso: l’unica creditrice. Ma Lui sembra ignorare tutto e le mie richieste di udienza sono sempre state vane. Ho peccato di ingenuità? Ma certo: confidavo nella meritocrazia del magnifico imprenditore. A parte ciò, ho continuato ad essere fedele alle mie convinzioni politiche. Dopo 7 lunghi anni di promesse mai mantenute da parte dei suoi più vicini e amati  collaboratori, nel 2002, sono tornata a Milano e ho ripreso la mia attività di romanziere interrotta dall’attrazione per la politica. Ho pubblicato 10 political thriller, perfetti per arricchire il produttore cinematografico o televisivo che gli darà un’occhiata, ma anche questo Silvio non lo sa anche se ho inviato tutti i miei romanzi a lui e a Donna Veronica. Peccato, potrebbe segnalarli al Presidente di Medusa o a Pietro Valsecchi, che decide cinema  e fiction di Canale 5. Mediaset non ha mai dato spazio ad un’autrice che scrive quello che ha vissuto durante il suo lavoro in politica con tre incarichi scritti molto importanti e senza compenso in F.I.: ma anche questo Silvio non lo sa. Adesso, dopo 15 anni in politica, alla terza esperienza da Premier, sembra abbia imparato a governare. Se andrà avanti senza esitazioni forse rimedierà agli errori del passato e riuscirà a prendere dimora nell’unico palazzo che non è in grado di comprare.

 

3/8/09

“Oggi più di ieri costumi castigati per i  potenti d’occidente” di Mariella Alberini

 

Eppure le turbolenze sentimentali dei politici italiani al potere sono moderate rispetto a quelle delle generazioni precedenti. Per non parlare degli eccessi di principi e  pontefici dei tempi antichi. Se la politica è sempre  fonte di intrallazzi e di corruzione, la vita privata degli uomini e delle donne di potere è priva ormai degli eccessi che si concedevano le generazioni  precedenti. Prendiamo ad esempio Palmiro Togliatti che dopo anni di doppia vita, parcheggiò moglie e figlio in Russia, quest’ultimo nello squallore di un ospedale psichiatrico, per alloggiare con Nilde Iotti nell’appartamento  sopra la sede del Pci a Botteghe Oscure. Ricordiamo in epoca democristiana le numerose attrici del cinema e annunciatrici televisive regolarmente ricevute al Quirinale per calmare le vivacità dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. E il luttuoso caso dell’ alto dirigente del Pci, Alliata, che passò a miglior vita durante un amplesso con la giovane segreteria.  Se guardiamo oltr’alpe, il nobile Valery Giscard d’Estaing, famoso sottaniere, non si lasciò scappare neppure la bellissima Catherine, la più importante delle trenta mogli di Jean Bedel Bokassa. Il quale  raccontava il loro  straordinario rapporto e non risparmiava le battute. “ Ero il suo guardiacaccia: veniva nel mio paese e abbatteva decine di elefanti, “comme un foux”. Prima di ripartire, si serviva, affondando il braccio fino al gomito, nell’orcio in cui tenevo i diamanti  e se ne riempiva le tasche.” Al suo confronto, Nicolas Sarkozy, sia pure in terze nozze, è un marito modello. Sissignori i costumi attuali sono più castigati anche nella società civile. Una certa parità di diritti nel matrimonio ha portato a un rapporto di maggior rispetto reciproco nella coppia altrimenti ci si separa e si divorzia. Da un trentennio è caduto il tabù del proibizionismo sessuale e l’eccesso di disponibilità femminile ha sminuito nel maschio il piacere della conquista: è sparito il gusto del peccato.  Le plateali infedeltà coniugali dei principi di Galles, Carlo e Diana,  lo scandalo europeo più clamoroso di fine millennio, è ormai appannato dall’attempata real coppia  coniugata: Carlo-Camilla. Persino gli attori di Hollywood tendono a chiudersi in clan famigliari dove contratti di matrimonio severissimi tutelano i rispettivi patrimoni e riducono i divorzi. Ormai l’esemplare quadretto della famiglia Obama moralizzerà ulteriormente il costume americano e prenderà sempre più le distanze dal fedifrago Presidente Jefferson e dall’indimenticabile sciupa femmine JFK.

 

2/8/09

“Feltri, visto da lei”  di Mariella Alberini

 

Caro Vittorio, non so se riterrai di pubblicare questa mia. Ma le considerazioni sul tuo ritorno a “Il Giornale” dell’illustre collega Pansa mi hanno colpito data l’incisività della sua penna potente. Sono certa che l’editore de “Il Giornale” ti abbia voluto indietro per molteplici motivi. Il primo la tua abilità indiscutibile di far aumentare le tirature di tutti i “tuoi” giornali. E non vi è dubbio egli confidi nella tua capacità di contrattacco dopo mesi di ingiurie da parte dei noti media di sinistra. Anche se lo hai già fatto su Libero. Dopo circa quindici anni di collaborazione nelle varie testate da te dirette, vorrei, con umiltà femminile, contestare a cotanto collega quella ipotetica sete di sangue dei nemici, al momento vinti, che ti si vuole affibbiare. O meglio quelle virtuali tendenze killer per vendicare e così medicare le ferite inferte al Premier. Conosco il tuo carattere: non è dei più semplici. Però, fuori dalla lotta giornalistica, da qualche parte io il tuo orobico cuore lo sento battere insieme ad un’umanità che celi dietro una maschera meno impassibile di quello che vuole sembrare. Certo oggi noi che scriviamo su Libero ci sentiamo abbandonati. E non è piaciuto  tu ci abbia liquidato per “noia” come affermi. Però questo abbandono diventerà un incentivo per trovare la forza di batterci per un altro Libero: quello privo della tua guida. Di certo avevi bisogno di un  nuovo challenge, ma oltre a questo c’è ben altro. Cosa vuoi, noi donne siamo inguaribili madri, sorelle, amiche, colleghe capaci di assurda fedeltà e un direttore-capo di molti anni di lavoro non siamo capaci di liquidarlo con rabbiosa cattiveria perché se ne va: ci lascia. Tu hai scritto  un paio di prefazioni a quei romanzi che mi ostino a confezionare a scadenza annuale. Nessuno sa il motivo di questo ritmo eccessivo, tu invece lo conosci e non posso dimenticare neppure la sensibilità con la quale hai captato determinate situazioni. Certo, dopo questa lettera pubblica, molti mi aggiungeranno alla lista delle tue conquiste: gossip irrilevante. Mi preme invece far intendere che quella targa da killerista della carta stampata deve essere cambiata poiché “Il Giornale”, con il quale per sette anni ho collaborato e quindi è stato anche il mio Giornale, non sarà da te guidato impugnando tokarev e kalaschnikov. Se mai, alla tua antica Olivetti verrà introdotto un nastro impregnato di un’ironia più potente delle pallottole da stragista: un nastro che verrà usato con l’abilità di colpire il lettore con l’humor di sempre  senza sguinzagliare inviati a rovistare nei cassonetti. Auguri.      

 

18/7/09

“Colpevole di innocenza” di Mariella Alberini

 

E’ curiosa la mentalità dei magistrati italiani: talvolta potrebbe  far venire in mente quella di certi magistrati mediorientali (estremisti). Di certo si  deve sperare di non trovarsi mai al loro cospetto benché innocenti: persino in certi casi di divorzio non di rado riescono ad emettere sentenze disastrose per la parte più debole. Soprattutto se la parte debole è un poveraccio senza santi in paradiso. Mi riferisco all’agente della Polizia stradale Spaccarotella condannato a sei anni per omicidio colposo. Un tragico incidente  dovuto a un proiettile sparato in aria che, in seguito ad  una fatale traiettoria, è rimbalzato su una rete di protezione, si è infilato in un’auto in movimento uccidendo casualmente uno degli occupanti. Non pare si sia dato il giusto rilievo alla situazione di rissa scatenatasi tra tifoserie rivali che hanno determinato l’intervento della Polizia. E sembra che la colpa sia tutta dello Spaccarotella e non di chi ha generato la rissa. L’episodio ricorda quello accaduto durante il G8 di Genova quando uno dei manifestanti nell’atto di scagliare una bombola contro un mezzo della Polizia fu fermato dal colpo di pistola di un agente, terrorizzato per l’imminente esplosione. Come logico il martire è diventato l’assalitore. Sulle nostre strade purtroppo accadono stragi provocate da guidatori ubriachi o drogati che falcidiano inermi passanti stroncando vite e affetti, e tre giorni dopo sono in libertà pronti a ricominciare. Sissignori, le patrie galere sono strapiene, ma il reato di omicidio è fra i più gravi ed è vero che le leggi attuali sono troppo permissive, ma si dovrebbero interpretare con maggiore severità. Riferendoci alla malavita organizzata esistono curiosi episodi di noti killer che per trent’anni hanno agito indisturbati, vedi il caso del noto Michele Cavataio di Palermo, mai condannato per insufficienza di prove ed infine eliminato dai suoi stessi mandanti. I clan della malavita (Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, Corona Unita) sono tutti ben conosciuti dalle Forze dell’Ordine e ci si domanda perché non venga esercitata una reale pressione per limitarne lo strapotere. I primi governi democristiani degli anni cinquanta – sessanta, rispolverando un vecchio sistema fascista, usavano mandare al confino nel nord Italia gli esponenti di spicco dei clan malavitosi del sud. Con il risultato di esportare la malavita organizzata in pacifiche zone come il Veneto e la Lombardia. Il normale cittadino si domanda:   tornerà di moda la Maestà della Legge al di là delle fazioni politiche,  nelle quali si è divisa la Magistratura?

 

8/7/09

“Inevitabile superare equilibri malsani contro le riforme” di Mariella Alberini

 

L’annosa questione delle indispensabili riforme dello Stato italiano si dibatte da alcuni decenni. E oggi trova credito la spiegazione che riforme basilari: pensioni, università, riduzione della spesa pubblica, infrastrutture, riduzione delle rendite parassitarie, liberalizzazione dei servizi pubblici cozzino contro equilibri sociali ed economici consolidati. Ma se per equilibrio sociale si intende la marea di pensioni erogate a titolo di “elemosina” o “ricompensa” di adesioni elettorali, vuol dire che  siamo messi davvero malissimo. E quando la Guardia di Finanza è incaricata dell’indagine sulle pensioni fasulle e dopo averne scoperte alcune migliaia, viene fermata, ciò significa che si è toccato la punta dell’ iceberg. Tutto questo è dovuto alla cosiddetta politica assistenziale che, dai primi tempi di governo della Democrazia Cristiana, è andata incancrenendosi. Ma nessuno dice che tale sistema ha provocato uno squilibrio nel Paese perché ad usufruirne sono stati il sud e alcune regioni “rosse” come Toscana, Emilia, Liguria. Mentre le regioni veramente produttive sono state trattate secondo le norme di legge. Ad esempio avere l’accompagnamento alle persone non più autosufficienti a Milano è cosa difficilissima se non si è quasi malati terminali mentre nel Sud basta essere avanti con gli anni per ottenerlo. Cosa dire dei presunti equilibri esistenti nel campo dei Lavori Pubblici dove si invocano drastiche limitazioni sugli appalti controllati da malavita organizzata e mafia e poi tutto resta come prima per l’opportunità di avere le masse di voti che tali organizzazioni manovrano. Spicca fra tutte la spartizione nella Sanità Pubblica, ultimo grande affare di questa nostra Italietta: un’Italietta che profonde in questo settore risorse non quantificabili. Ma l’enorme ingiustizia consiste nell’avere tempi biblici per qualsiasi visita specialistica o analisi medica, anche urgentissima, che diventano immediati quando il paziente paga di sua tasca cifre astronomiche. E’ forse definito paziente solvente poiché costretto a dissolvere le sue sostanze per sopravvivere in povertà? In questo Paese di Consorterie, Caste, Confraternite, Corporazioni, Logge massoniche ecc. è impossibile cambiare senza prendere drastiche decisioni, ma ciò sembra proibito Nell’ambito dell’ italica democrazia. Che fare? Qui deve intervenire il Cavaliere. Nel suo annunciato ritiro estivo ad Arcore, speriamo trovi la soluzione per decidere quello che nessuno da sessant’anni ha avuto il coraggio di fare. Soltanto Lui potrebbe infischiarsene di generare una scossa sismica di settimo grado della scala Mercalli per ribaltare l’ignominia di quanto sopra dato che ha più del 50% dei consensi. Yes, he can.

 

3/7/09

“Dieci in condotta a chi esibisce buon gusto” di Mariella Alberini

 

Benedette siano le nuove regole per mantenere   sulle spiagge un contegno civile, rispettoso della tranquillità altrui: no al bikini dalla spiaggia alla strada in cerca di giornali e gelato, no alle partite di calcio sul bagnasciuga, alle musiche ad alto volume, alle chiacchierate stentoree. Il signore sotto l’ ombrellone, in cerca di relax, non è interessato a logorroiche conversazioni di vicini sconosciuti. E insieme al voto in condotta tornato nelle scuole, che condiziona la promozione di alunni scapestrati, cerchiamo di tornare indietro ai tempi del buon gusto, della moderazione nel rapporto umano, del viver civile. Soprattutto in estate, lo sbracamento del vestire peggiora. Shorts in città anche per congeneri e maschi overweight. Signore attempate che adottano la moda per ragazzine e donne giovani con troppa “mercanzia” esposta, ignare di diminuirne di molto il “valore”. Perché non cercare di essere  più estetici senza adottare le mode  estreme? Basta un pantalone classico in lino e una t-shirt o un vestito fresco che ognuno di noi trova nell’armadio. Anche nei periodi caldi, i corti guantini di filo di Scozia, possono essere utilissimi per proteggere le mani da macchie solari e microbi aggiungendo un tocco di vera eleganza. Vi ricordate quelli di Grace Kelly? Nel panorama estivo, bisogna ammettere che i più chic sono gli uomini indotti dall’obbligo di ufficio a vestire abiti classici. Ma, prescindendo dall’esteriorità, sarebbe necessario tornare alle buone maniere e al rispetto verso il prossimo. A tutto ciò che nell’ultimo cinquantennio è andato perduto a causa di una politica disgregatrice della famiglia, della religione  e della nostra antica civiltà. C’è in tutti noi tanta nostalgia per tempi più decorativi. Lo dimostra il buon cinema dove registi di alta qualità dirigono sempre più sovente film ambientati negli Anni Venti che gli amatori di belle immagini corrono a vedere a prescindere dalla vicenda. “Ritorno a Brideshead” e “Matrimonio all’inglese” sono i più recenti. Ma su Sky imperversa in infinite repliche “Quel che resta del giorno” e “Il grande Gatsby”, nei quali attrici e attori erano vestali di buone maniere, di un vestire di rara eleganza e di fair play ineccepibile. Proviamo ad accostarli ai film spazzatura più recenti: quelli che si vorrebbero identificare con il gusto delle masse e sbagliano. Perché le masse andrebbero aiutate a migliorare in tutti i sensi. Una volta le giovani donne cercavano di imitare le regine. Oggi scimmiottano in peggio le veline. Non è colpa loro: responsabile è la TV trash e i rotocalchi che per vendere abbassano sempre più la qualità dei loro servizi. E così dalle copertine dei settimanali chip sorridono sconosciuti protagonisti seminudi di spot che reclamizzano i loro amori momentanei in amplessi al limite della pornografia. Amici miei, che brutto spettacolo! E soprattutto che noia!

 

19/6/09

“Se il gossip contro Berlusca servisse al turismo…”  di Mariella Alberini

 

Speriamo che le grottesche invenzioni sulla superpotenza sessuale del nostro Premier risveglino ondate di turismo sui numerosi paradisi costieri di questa nostra Italia moltiplicando le presenze in Sardegna dato che Lui vi soggiorna sovente. Il calo del turismo nel nostro Paese è gravissimo data la bellezza delle nostre coste, delle piccole e grandi città d’arte, delle località montane, dei centri termali ecc. Gravissimo poiché la sola Venezia concentra più presenze annue che in tutto il resto del Paese. Molteplici possono essere le ragioni: una certa viabilità stradale ormai insufficiente, i collegamenti ferroviari disastrati da mancanza di vetture idonee, da ritardi biblici, da personale scarso, da igiene imperfetto e soprattutto da un’organizzazione alberghiera di ottimo livello, ma troppo cara in confronto a Spagna, Francia, ex Iugoslavia, Nord Africa. A tutto ciò, purtroppo, si può aggiungere la fatiscenza dei siti archeologici e di un enorme patrimonio artistico (il più importante del mondo) gestito malissimo. Musei impenetrabili per orari limitati che generano intoppi e disagi. A parte la TAV, anch’essa limitata, le reti ferroviarie  regionali sono al collasso da anni e l’ultimo ammodernamento risale all’epoca fascista: un settantennio fa. Citiamo una per tutte la linea Bassano del Grappa - Venezia, il cui percorso oggi si fa in un tempo di venti minuti superiore a quello del 1933. Forse bisognerebbe invocare la presenza di Berlusconi su queste linee obsolete dove i sinistri si affretterebbero ad inventare balletti rosa o verdi e orgie da Orient Express per attirare carovane di curiosi un po’ guardoni. Suvvia Cavaliere dia una mano ai poveri pendolari condannati ad aggiungere alle ore di lavoro tempi mai quantificabili di ritardi e disservizi. Organizzi un esercito di belle guaglione sullo stile di Gheddafi per soddisfare l’iraconda cattiveria dei superstiti sinostrorsi e risvegliare dal torpore atavico i servizi essenziali. Ormai  gli Italiani si sono affidati alle sue cure e se ne infischiano dei  suoi ipotetici “amorazzi” con stuoli di odalische e bajadere mentre invece attendono la bonifica totale di un’Italia che non può più tardare a mettersi al passo con i paesi concorrenti. Anzi ben vengano altre bordate di ingegnosa invenzione sulla sua vita da star internazionale della politica e della finanza da parte degli impegnati a sinistra per far concorrenza a Beverly Hills e ai suoi divi. Insomma qui bisogna ripartire da zero per rimediare un Paese massacrato da sessant’anni di politica incompetente. Aspettiamo il rimedio da Lei: uomo del fare che non consente più di quattro ore di sonno per notte ai suoi collaboratori. Conceda invece l’eterno riposo agli Scalfariani e ai lettori di Repubblica. Yes, you can.

 

8/6/09

“Le attese post elettorali degli Italiani” di Mariella Alberini

 

I commenti dei capi di partito in difficoltà post elettorale si concentrano sui problemi “irrisolti” delle difficoltà finanziarie delle famiglie, sulla crescente disoccupazione, sulle “promesse non mantenute” della maggioranza al Governo, guarda caso, ancora super vincente. Tra i molti impegni mantenuti, per la prima volta in Italia, da almeno dieci anni, un governo ha finalmente preso l’iniziativa di pattugliare le acque territoriali e di respingere le imbarcazioni dei migranti. Per la prima volta si sono svuotati i centri di raccolta e si continua su questa linea che incontra l’approvazione incondizionata degli Italiani. La disoccupazione tanto sbandierata dai perdenti è destinata ad aumentare proprio perché i perdenti ci hanno riempito di extracomunitari, i quali saranno avvantaggiati nel trovare un lavoro, rispetto ai nostri concittadini, perché vengono fatti lavorare in nero: in barba ai sindacati, allo Statuto dei lavoratori e alle varie previdenze o regole sul lavoro. E purtroppo sull’enorme numero di extracomunitari presenti in Italia, il Governo poco potrà fare anche perché qualsiasi iniziativa prenda sarà contrastata proprio da quei buonisti “perdenti” nonché dalla Chiesa, bisognosa della miseria per cooptare adepti. A questo punto il Governo avrebbe solo una scelta: censire sistematicamente tutti gli immigrati sul territorio e procedere ad un’ accertamento su coloro i quali possono restare, osservando le regole del nostro vivere, e rispedire ai loro paesi lo sciame di irregolari dediti all’accattonaggio, al borseggio, al delitto, allo stupro, alla gestione della prostituzione, alle esercenti prostitute infette e che infettano. A questo proposito si dovrebbero attivare i Verdi per andare a bonificare le strade di campagna e di città dove si esercita l’adescamento ed anche nei campi rom dove l’immondizia napoletana è un’inezia profumata al confronto. E insistiamo nel proporre che le anime pie insorgenti per qualsiasi questione relativa agli immigrati  accolgano a casa loro e a loro spese almeno tre soggetti extracomunitari e ne rispondano del loro comportamento. Non sottovalutiamo poi l’assurda situazione creatasi nelle scuole, in particolare le elementari dove la massiccia presenza di extracomunitari sta facendo snaturare programmi didattici e comportamenti sociali. Dopo  la diatriba dei crocefissi, esiste il grave problema della totale incomprensione della lingua italiana per i bambini che, dopo alcuni anni nel nostro paese, ancora non riescono ad esprimersi. E la difficoltà del corpo insegnante non didatticamente preparato a questa grave problematica. Sono queste utopie o è indispensabile prendere davvero in esame la bonifica di questo magma? Se si riuscisse ad attuare tale risanamento, ci sarebbe un’Italia più vivibile, più organizzata con più lavoro per tutti ed una società multirazziale sana  per una convivenza di reciproca utilità. 

 

2/6/09

“I micidiali danni della ribalta” di Mariella Alberini

“” 2.06.09

Non è vero che potere, successo e denaro fanno male solo a chi non li possiede. I danni collaterali della ribalta possono essere micidiali. Pensiamo alle tragiche dinastie degli Svevi, dei Medici, dei Visconti, degli York, dei Tudor, dei Romanoff. E in tempi recenti degli Onassis, dei  Kennedy, dei Krupp. Invece i personaggi potenti dotati dell’arte del mimetismo, coloro i quali riescono a rimanere defilati nell’ombra dei monarchi manovrando i destini di nazioni, economie e conflitti, in genere sopravvivono indenni e senza incorrere nei colpi di maglio sempre in agguato contro il Conducator in prima linea. Ricordiamo il talare Mazarino, il caledeiscopico Talleyrand, l’intrigante Martin Borman, l’ultimo consigliere di Adolf Hitler. E nell’immediato perché dimenticare il grande giornalista Gianni Letta di alto talento politico e diplomatico?  Invece nulla sfugge all’attenzione degli oppositori dei Premier. E’ recente lo scalpore suscitato dalla decisione di Sarkozy di inserire nello staff dell’Eliseo l’ex compagno di sua moglie. Una notizia di trascurabile interesse però sottolineata da lividi commenti. Come il criticato “salto” in aereo di Obama e consorte a New York per assistere ad una piece teatrale: troppo dispendioso in tempo di recessione economica. Nelle giornate di deprimente conflitto elettorale a colpi di basso gossip contro il Premier Berlusconi, ci si rende sempre più conto di quanto pesante possa diventare la popolarità e il successo. Tre investiture di Governo e quindici anni di ribalta politica non possono lasciare indenne nessuno nella piccola Italia, permeata da una sinistra in preda a odio violento verso chi gli ostacola il potere. E’ cosa risaputa: nessun personaggio politico prima di lui era riuscito a riscuotere tale passionale consenso negli ultimi cinquant’anni. E passionale appare anche l’inatteso siluro, lanciato dal sommergibile atomico Veronica contro la super portarei Silvio. Peraltro ormai inaffondabile poiché abbiamo constatato le reazioni ancora e sempre positive del popolo elettore. Sì, perché il popolo elettore constata con godimento il primo vero argine posto all’immigrazione clandestina, le serie disposizioni adottate da Brunetta contro assenteismo e fanagottismo degli statali, le positive iniziative della Gelmini, la tempestiva e completa soluzione-rifiuti di Napoli, la quale dimostra per l’ennesima volta l’incapacità voluta delle amministrazioni regionali e comunali italiane, l’aumento della sicurezza cittadina con l’impiego dei militari ecc. Certo ci sono moltissimi altri problemi da affrontare, ma gran parte degli Italiani ha preso gusto a vedere interventi rapidi e risolutivi. Ciò non può venire svalutato da basso gossip mediatico: ormai solo noioso.

 

19/5/09

“Gli strateghi del materasso? Una rarità…”  di Mariella Alberini

 

Sempre più raro sembra essere l’incontro sentimental-sessuale tra uomo e donna. Le cahier de doléance maschile e femminile a proposito dell’amplesso è  sempre fitto.  Frequente la frase “sì, una donna carina, ma non è una stratega del materasso.”  Il signore dimentica che sul materasso la strategia si fa in due. Anche le congeneri di rado sembrano soddisfatte del comportamento d’alcova del partner fisso o occasionale: “quando è pronto lui, devo essere pronta anch’io”. In effetti, la donna troppo sovente subisce un rapporto senza che il partner l’abbia adeguatamente preparata.  E’ un classico maschile sognare e desiderare l’agognato “delta di venere”, come lo definiva Anais Nin, e poi quando  lo hanno a portata   di mano non saperlo “gestire” in modo adeguato. Molto dipende dall’educazione sentimentale di rado impartita da genitori intelligenti e dall’egoismo maschile che induce a pensare soprattutto al proprio piacere dimenticando che quello della donna non è un’automatica conseguenza. Anche oggi nonostante l’argomento sia trattato di continuo da famosi sessuologi in rubriche sparse su tutti i giornali o in trasmissioni televisive  saccenti, pochi ne traggono vantaggio. Benché molti maschi vengano “svezzati” da femmine più mature, non fanno tesoro delle tecniche imparate sul campo e le dimenticano a favore di un egoismo dominante. Per fortuna esiste la categoria dei pochi eletti, dotati di sensibilità quasi femminile, in grado di creare il vero rapporto coinvolgendo con pazienza la donna meno veloce nelle sue reazioni. Di certo, il ritmo assillante della vita odierna non favorisce le fantasie erotiche basilari nel rapporto amoroso. Ed è un peccato poiché proprio sul famoso materasso si compongono le dissonanze e gli attriti della coppia. Ormai sempre più sovente la donna considera il mestiere di moglie come il più ingrato e preferisce la relazione sentimentale anche in case separate. Una conseguenza della ben nota assuefazione senza rinnovamento nel matrimonio: più frequente nell’uomo verso la moglie che viceversa. Di solito la donna, al contrario dell’uomo, non ha bisogno di cercare stimoli al di fuori della coppia se il partner mantiene una certa vivacità extra routine. Perché è nel tempo che la femmina si affeziona sempre più e perde il senso di timore nei confronti del maschio. Di certo, le famose affinità elettive sono fondamentali poiché non è vero che gli opposti funzionano bene insieme. Forse si attraggono ma sono storie  in genere di breve durata. Senza l’idem sentire, un certo tipo di cultura, di gusti e di educazione in comune è molto difficile si possa creare quella complicità solidale che è il giusto amalgama per un felice connubio a lungo termine.

 

13/5/09

“I falsi pietismi” di Mariella Alberini

 

La stragrande maggioranza degli italiani, supportata anche da sondaggi bipartisan, plaude alle azioni del governo per limitare e regolamentare il flusso indiscriminato dei clandestini. Ma gli immarcescibili soloni, dai pulpiti della sinistra, sbraitano incongruenti critiche agli  indispensabili, legali respingimenti dei nuovi schiavi africani reclutati dal crimine organizzato. A tale proposito, perché ciascun predicatore sinistroso non si impegna ad accogliere in casa sua un terzetto di questi disperati garantendone la sopravvivenza e il comportamento consono alle nostre leggi? Questi signori citano la Costituzione che garantisce il diritto di asilo, ma senza specificare la quantità di soggetti, ai quali cederlo: e così, oggi i migranti ospitati sono arrivati a circa otto milioni nel Belpaese. Figuriamoci quale tipo di catastrofico sovraffollamento si profilerebbe in casa nostra seguendo i falsi pietismi dei sopracitati sinistri. Si conferma legittima la certezza che proprio la sinistra, ormai minoritaria nel Paese, tenda a rimpolpare le sue anemiche schiere con voti “abbronzati”: però sempre strombazzando sulla grave disoccupazione esistente in Italia. A questo punto dovrebbero spiegarci come si fa a sistemare il magma etnico in eccesso. E quindi  a moltiplicare i posti di lavoro. Un milione e mezzo di romeni bivacca in Italia vivendo, per dirla con un blando eufemismo, di espedienti: assalta ville  isolate dispensando torture e stupri ai loro occupanti; rapina vecchiette inermi; commercia in organi di bambini rapiti e monopolizza l’accattonaggio. Ah già, non dimentichiamo l’esistenza delle organizzazioni criminali pronte a  reclutare l’orda della nuova mano d’opera. I signori-buonisti-a-tutti-i-costi per proprio torna conto, o forse si dovrebbe chiamarlo interesse di bottega, dimostrano un’ indiscutibile immoralità nei confronti  dell’assetto del Paese e della sopravvivenza civile degli Italiani. Quando dal video discettano con ipocrisia lampante di tale problema appaiono sempre più noiosi ed offensivi agli occhi dell’infelice utente che paga il canone della televisione e di certo non guadagna quello che riescono ad arraffare loro, protetti dalla casta di partito. Per fortuna, privi della minima fantasia, non riescono ad escogitare qualcosa di diverso dal solito sistema degli agit-prop di antica marca comunista. Come fanno a non rendersi conto dell’effetto negativo e controproducente  nei confronti della loro sopravvivenza politica sugli Italiani, ormai convinti che la società multietnica si profila disastrosa come accadde nell’antico Egitto e nella Roma imperiale? Ma tant’è, le teorie di  tali “magnifiche” squadre di progressisti ricalcano il vecchio principio di Joseph Paul Goebbels, ministro della Propaganda nazista e Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945:  una bugia ripetuta sovente  diventa una mezza verità.

 

10/5/09

“I “replicanti” di Hollywood” di Mariella Alberini

 

Sia lodato il Cinema, settima arte che ci diverte, ci consola, ci accultura e ci trasporta  nei più remoti angoli del pianeta. Sempre se si tratta di buon Cinema. Da qualche tempo emergono i film tedeschi, i quali, senza grandi costi, riescono ad essere veri capolavori di regia, di  recitazione e di ambientazione. A differenza della valanga di film americani per lo più girati per attirare il consenso dei teen ager  e di masse plaudenti alle banalità. L’attuale generazione di attori, quella delle cosiddette star,  fa pensare ad una folta squadra di cloni dei divi del passato. Il Kevin Costner degli inizi può ricordare Gary Cooper, ma non ne avrà mai lo charme indimenticabile. Viggo Mortensen,  ma  anche Ed Harris, al momento vincenti per film azzeccati, ma di scarsa cassetta, sembrano entrambi gli imitatori del fascinoso Richard Widmark, specializzato in ruoli di canaglia sexy. Antonio Banderas è un pallido replicante di Tyrone Power anche se dotato di un certo sex appeal mediterraneo. Lo stesso Colin Farrell richiama alla mente una sorta di Glenn Ford, privo però dell’alone romantico che il magnifico amante di “Gilda” riusciva a dispensare alle platee femminili. Sempre riferendoci ai divi degli Anni Cinquanta, nessuno è riuscito a rivaleggiare con  Bob Cagney o Edward G. Robinson. E nella folla dei comprimari d’attualità non è mai emersa una Thelma Ritter o una Katina Paxinu, la fatale partigiana di “Per chi suona la campana”. In quegli anni, le grandi dive, Rita Hayworth, Hedy Lamarr, Liz Taylor, Lana Turner, Gene Tierny ( passò veloce nell’alcova di J.F.K), Laureen Bacall, erano belle vere senza chirurgia plastica, dotate di una classe inimitabile,  e soprattutto di un tipo a se stante, molto diverse una dall’altra. Nel cinema italiano, nessuno ha raccolto l’eredità di Anna Magnani, di Silvana Mangano, di Lea Massari. Le giovincelle esordienti, interpreti ripetitive di film, dei quali si confondono i titoli, sono una squadra di bellezze, delle quali si fatica a ricordare il nome. Francesca Neri è un’ape regina solitaria alla ricerca di una riqualificazione come regista. E i protagonisti delle costosissime fiction televisive purtroppo non lasciano traccia nelle menti degli infelici utenti. In sostanza non si tratta nemmeno di mancanza di pecunia poiché conosciamo i costi astronomici di “Cocò”, “Guerra e Pace” ecc. I nostri supponenti produttori, prendano esempio da “Le vite degli altri”, un capolavoro girato in quattro stanze e due strade di Berlino. Per non parlare dell’osteggiato Katyn (dovrebbe prendere l’Oscar per il miglior film straniero), dove magnifici attori polacchi sconosciuti, in una Cracovia di tragica autenticità, ci tramortiscono di emozioni. Certo non esisteranno replicanti per registi come Andrzej Wajda e Clint Eastwood.

 

29/4/09

“A Donna Veronica con solidarietà” di Mariella Alberini

 

Gentile Donna Veronica, da sempre apprezzo il suo stile di vita e la ferrea capacità di vivere il suo privato del tutto separato da quello pubblico del Premier. Se ad un certo punto esterna la sua opinione su un quotidiano è evidentemente costretta a farlo poiché è l’unico modo di  farlo recepire al potentissimo consorte. Del quale ormai tutti conoscono i molti pregi e difetti. Ma come lei sa, Donna Veronica, Suo marito è alle prese con un terzo Governo che ha promesso e non ancora mantenuto numerose cose: l’abolizione delle Province (non verrà mai fatta poiché miniere di potere e di pagamento clienti); la riduzione degli stipendi (i più alti d’Europa) ai deputati europei; la riduzione delle spese per Camera, Senato,  Presidenza della Repubblica; una vera politica risolutiva del problema dei clandestini; la riduzione del numero e degli stipendi ai parlamentari; la riduzione dei benefit degli stessi e di tutta la trafila; la riduzione degli stipendi ai militari in missione (i più alti d’Europa) e quella dei manager pubblici, Asl, Rai; la riduzione degli sprechi in tutti i settori; la riduzione delle auto blu ecc. Capisco certe sue amare prese di posizione, però Lei è, ed è giusto rimanga, la consorte regina della situazione nonostante i bocconcini amari, deglutiti durante i vari decenni coniugali e non. Certe candidature, a Lei sgradite, sono davvero un’ingiustizia sciagurata se pensa che, Donna Veronica, la sottoscritta ha lavorato per sei lunghi anni in Forza Italia, con importanti incarichi scritti dal prof. Urbani e dall’allora onorevole Sandro Bondi , svolti con il massimo successo e mai ricompensati non dico con la candidatura a Consigliere Regionale a Milano , ma neppure con il rimborso delle spese, promesse da questi signori e anche dal carissimo amico Gianni Letta. Pensi che per i miei 10 romanzi non sono mai stata invitata in Mediaset, né sono mai stati menzionati da alcun magazine Mondadori. Non posso certo confrontare il nulla ricevuto dal Premier per il mio faticoso impegno con la Sua privilegiata posizione di regina consorte adeguatamente ingioiellata.  Di certo, se lei alza un dito, tutti accorrono e Lui trema. Però pensi a quanto sopracitato, alle terribili preoccupazioni di quel grande capo che corre da un terremoto ad un G20. In questi giorni, nei TG, l’ho visto molto affaticato. Non è più un ragazzo come Lei sa. Se non fa attenzione potrebbe non riuscire a scalare anche il Colle. E se non ci riuscisse, ma ce la farà, pensi alla sua disperazione di non dialogare più con i Grandi della Terra, ma solo con gli ex Grandi e i ricchissimi par suo. Gentilissima Donna Veronica, le congeneri d’Italia La capiscono e L’apprezzano, non si può immaginare il Premier senza la sua invisibile presenza  al  fianco. Pensi alla mia corona di spine e sopporti  con pazienza la Sua, scintillante di magnifici zaffiri e diamanti.

 

16/4/09

“Quel che non si è visto nella tragedia d’Abruzzo” di Mariella Alberini

 

Non abbiamo visto Dario Franceschini andare a giurare in difesa della Costituzione sulle macerie della Cattedrale dell’Aquila. Non abbiamo visto Ottaviano Del Turco difendere la trasparenza della sua gestione come Presidente della Regione Abruzzo. Non abbiamo visto il pulzello Pecoraro Scanio aggirarsi con i suoi accoliti tra gli ovili sinistrati ad accudire mandrie sperdute. Per contro tutti sanno del blocco da lui istituito presso la Comunità Europea del Mose in difesa dei volatili fraticelli. Non si è avuto notizia che Michele Santoro abbia devoluto i lauti emolumenti delle sue calunnie televisive sul sistema dei soccorsi rivelatosi eroico. Non si è vista la CGL portare in piazza milioni di persone per offrire un obolo pro terremotati. E all’orizzonte non è comparsa neppure la barca di D’Alema. Noi, che non siamo né di sinistra né comunisti, perché, come diceva Flaiano, non ce lo possiamo permettere, rimaniamo esterrefatti. Un giorno a Giulianova, in provincia di Teramo, non trovando la sede della DC, mi rivolsi ad un passante. Rispose “qui non c’è la Democrazia Cristiana perché siamo tutti comunisti”. Un riflessione si impone: l’”attenta” gestione del fu Pci ha portato le ultime elezioni regionali alla vittoria del PDL. Però le emozionali lacrime di Berlusconi vengono definite preelettorali e lo schieramento del governo davanti alla agghiacciante distesa di bare è come sempre fonte di sberleffi da parte della sinistra parolaia.  Poi c’è la rubrica di un noto giornalista, convinto di essere di sinistra solo perché mangia il pesce con il coltello, il quale, grazie a tale protezione, scrive dappertutto:  si scaglia sulla mala edilizia dell’Ospedale dell’Aquila, inaugurato dieci anni fa. E dimentica che il cartongesso, di cui afferma sia stato costruito, venne approvato dalle giunte rosse della Regione Abruzzo. Questo tipo di contraddizioni mi fa venire in mente la famosa vignetta di Candido: “Contrordine compagni, la frase pubblicata sull’Unità contiene un’errore di stampa. Diceva scaglionarsi lungo le rive del Po’ e non “scoglionarsi” lungo le rive.” E si vedevano drappelli di trinariciuti muniti di martelli che… Facezie a parte, la situazione in Abruzzo è drammatica, ma nel resto del Paese non c’è da scherzare. Il vero problema adesso è trovare i soldi in un’Italia devastata dalla crisi economica. Ma confidiamo in questo capitalismo, ingiusta ripartizione della ricchezza: però ricordiamo essere il comunismo una giusta distribuzione della miseria, così scriveva un anonimo russo.

 

3/4/09

“L’effetto rigenerante della crisi economica” di Mariella Alberini

 

L’effetto choc della crisi economica sta cambiando l’atteggiamento mentale della maggior parte degli Italiani verso una visione più realistica del futuro. Si prende coscienza della necessità di ridimensionare gli eccessi, ai quali si era arrivati negli usi e costumi di un’Italia gasata dalla corsa al bel vivere senza remore di alcun tipo. Si è notato nell’azione dei  ministri Brunetta e Gelmini, primi ad iniziare un lavoro di risanamento morale  per riportare un accenno di meritocrazia, di onestà di intenti, di collaborazione fattiva. E lo si avverte in modo così ineludibile da far comparire sui muri dei Centri sociali una nuova scritta “No alla meritocrazia”:  effetto-tempesta nei cervelli deboli. Infatti cosa succederebbe se in Italia naufragassero in modo definitivo le assemblee “spontanee”, il 27 politico, i permessi sindacali, le promozioni a tappeto, le situazioni dove “ci sta dietro un discorso”? E ritornasse il deprecato buon costume civile e familiare dove il padre fa il padre e non il complice-amicone del figlio. La madre riprende il ruolo di vestale della casa. Il nonno riceve la dovuta assistenza affettiva e materiale senza essere ghettizzato. E i figli non ricalcano le orme di quelli del 68 e guardano al futuro con sprazzi di luce nuova, di idee diverse  da quelle promulgate negli ultimi quarant’anni. Proprio i giovani possono trarre vantaggio dall’uragano economico che li sta riportando verso la sobrietà. Un tempo, quella meravigliosa sobrietà  produceva veri uomini e vere donne. Incominciano a diradarsi, almeno in Italia, le nubi plumbee che ci hanno angosciato durante l’ultimo semestre. Persino i più pessimisti operatori economici, abituati al credito bancario, hanno intravisto spiragli di ripresa da quando il governo si è mosso per rimettere in moto il  meccanismo produttivo a partire dall’edilizia. Il prudente risparmiatore italiano, rifugiato nei titoli di Stato, torna ad investire nei mattoni della propria casa. Se le banche italiane sono in condizioni migliori delle banche straniere, lo si deve, secondo un emerito professore di economia, alla Legge bancaria del 1936 che, pur essendo stata abrogata nel 1993, ha prolungato il suo effetto fino alle soglie del 2000. Infatti, una dozzina di anni fa, il risparmio non era stato ancora fagocitato dalle allettanti proposte della cosiddetta “finanza di fantasia”, attuale responsabile del disastro 2008-2009. In sostanza, al di là dei fatti economici, è consolante  intravvedere sprazzi di luce derivanti da un black out economico, fautore di un panico in procinto di rivelarsi abbastanza salutare.

 

15/3/09

“Le virtù del Cavaliere” di Mariella Alberini

 

E’ straordinario l’interesse suscitato dal mio articolo pubblicato a fine luglio: titolo “Sono l’unica donna che ha lavorato gratis per Berlusconi”. Una dozzina di mail commentano: “Allora è un avaro?” oppure “Ma come?, si approfitta delle donne?” e “Perché non lo persegue legalmente?” ecc. Chi scrive sente il dovere di fare ulteriore chiarezza. I due incarichi scritti, il primo dell’ex Ministro Urbani, l’altro dell’allora Coordinatore di F.I. Bondi, oggi Ministro dei beni culturali, erano senza retribuzione e come tali li avevo accettati. Però, in politica chi si spende per un incarico senza stipendio con pregevoli risultati,  riconosciuti dai numerosi “colonnelli” del Cavaliere, come minimo dovrebbe essere premiato quando il partito vince le elezioni. Purtroppo devo constatare che entrando in politica il Cavaliere si è immediatamente adeguato ad usi e costumi tipici della Polis cosiddetta democratica. Nonostante i meriti  e a prescindere da essi, si manda avanti chi è protetto da padrini ineludibili o chi ha indiscusso potere di “baratto” e, se è femmina, deve avere almeno scelto il “protettore” giusto. Si, amici lettori è così. Chi scrive ribadisce  i propri peccati di ingenuità per essersi affidata soltanto all’ottima qualità del suo lavoro, al grande impegno per far emergere i pregi dell’icona Berlusconi  all’estero e ad altri “miracoli” giornalieri con i rappresentanti di 120 Paesi che si affidavano alle sue cure. Ma il merito ricadeva tutto su Mega-Silviòs, il quale aveva avuto l’acutezza di incaricare simile “ambasciatrice”. Non posso negare la cocente delusione, né, se ripenso alla mia grande fatica, il fatto di essere stata una sorta di Biancaneve circondata da gnomi maligni. Ringrazio l’acutezza di Feltri, il quale mi definì tale nella pregevole prefazione ad uno dei miei romanzi. Lui aveva capito bene la potente fregatura di cui ero stata oggetto. In ogni caso, sostengo con forza l’operato dei ministri di questo governo che sta cercando con determinazione di trovare una strada per avviare l’Italia ad un risanamento sotto tutti i punti di vista. Si deve dare atto a Mega-Silvios della scelta di questi ministri. Ma sì, non formalizziamoci se ha premiato qualche bella donna. Sono state abili nel promuoversi. In politica tutto è lecito tranne la castità delle congeneri. Uno dei vari difetti dell’umile cronista è quello di avere sempre tenuto separati amori e carriera. Nulla di più errato. Se il capo è coniugato per difendere privacy e famiglia tende a spianare la strada del Parlamento, del Senato, e, perché no?, di ministeri dove si sprecano sottosegretariati ed altri incarichi. Nulla di nuovo sul pianeta Terra. Ovunque, sotto tutte le bandiere, da quando Caino uccise Abele, il potere è stato fonte di favoritismi indecenti. In politica, la meritocrazia è parola quasi ignota: yes men e yes women sono molto  apprezzati. E’ noto: Mega-Silvios, insieme alle donne, ama l’ approvazione. Ma le sue molteplici qualità lo hanno fatto eleggere, rieleggere e ancora eleggere. Rappresenta il bene maggiore, o, se preferite, il male minore. Come la democrazia.

 

9/3/09

“Figli ingrati e crisi economica” di Mariella Alberini

 

La signora esce dal confessionale. Ha il viso bagnato di lacrime. Si inginocchia, lo copre con le mani: le spalle scosse da singhiozzi silenziosi. Mi avvicino, cerco di confortarla. “Si tratta di mio figlio, mi odia, mi vuole male. Appena può mi aggredisce  con una cattiveria inimmaginabile: ha 40 anni. Tutto quello che ha gliel’ho dato io.” Situazioni come questa sono all’ordine del giorno. Ce ne sono milioni. Madri straziate da figli ingrati. Sono i figli di quel benessere imperante in Occidente negli ultimi cinquant’anni. Sono i figli di genitori che hanno dato loro molto più di quanto gli spettava e anche tanto amore. Allora perché? Inutile lambiccarsi il cervello e cercare spiegazioni. Non ce ne sono. Però si può essere certi che i figli meno fortunati, quelli che hanno subito privazioni o hanno dovuto lavorare dopo la terza media (ce ne sono stati e ce ne sono ancora), sono più dotati di cuore e di pìetas verso quei genitori impossibilitati a ricoprirli di privilegi. In questo periodo di grave crisi economica, forse anche i figli “orribili” dovranno assaggiare il sapore sconosciuto del sacrificio. Vivere lo spauracchio del licenziamento. Capire cosa significa massacrarsi di fatica per tirare avanti adattandosi a qualunque impiego. Così hanno fatto i loro nonni per preparare il futuro ai discendenti. I quali diventati genitori hanno dato il massimo ai figli anche se non erano ricchi, anche se erano operai, artigiani, collaboratori domestici o baristi. Nulla era mai abbastanza per i loro rampolli: università, master, full immersion di lingue all’estero. Come il figlio di quella signora disperata sull’inginocchiatoio in Duomo. Alla quale il sacerdote ha consigliato di dire basta e di prendere distanza da quell’ingrato senza cuore. Come si fa? A quel punto si deve poiché anche una madre ha il dovere di proteggersi dall’aggressività filiale. A quel punto, meglio allontanarsi in punta di piedi, sparire, cercare in se stessi la forza quotidiana. Ci penserà lo tzunami economico a raddrizzare la schiena ai giovani ingrati incapaci di amare. Chi non ama i genitori  non saprà mai essere degno marito e padre. Forse, quando proveranno cosa significa avere paura del domani, della disoccupazione, della impossibilità di trovare un altro lavoro senza la protezione famigliare, capiranno quello che hanno avuto gratis dall’amore più puro: quello dei genitori. E tutto ciò peserà loro molto di più che ai figli nati poveri, abituati a dividere il pane in piccole porzioni. E, senza laurea, a tirare su le maniche per affrontare i lavori più umili ed aiutare la propria famiglia fin dall’infanzia. E’ questo l’errore dei genitori troppo generosi. Credendo di fare la cosa migliore hanno abituato i figli solo a prendere. E questi credono di poter continuare così senza dare nulla, senza rendersi conto che in tal modo rimarranno soli. 

 

9/2/09

“In questa Italia non è mai tardi per invertire la rotta” di Mariella Alberini

 

Ormai abbiamo toccato il fondo su tutte le questioni. Dallo smaccato spirito disunitario in seno alla politica, all’emergenza educazione, da anni denunciata dalle pagine di questo giornale e sulla quale solo adesso altri quotidiani battono la grancassa, ai risultati economici troppo bassi ecc. Non avevamo bisogno del fervorino d’addio dell’Ambasciatore Spogli per essere coscienti del nostro status quo. A volte gli ambasciatori americani possono diventare soloni sgradevoli. Lo sappiamo che l’università italiana è in condizioni pietose per l’eccessivo numero di atenei disastrati sparsi nello stivalone: nel sud le lauree vengono vendute o regalate (con proficuo vantaggio) ad asini che poi esercitano persino la professione di medici. Una sorta di stipendificio cattedratico imbattibile. O risanabile soltanto con una rivoluzione radicale. Si parla tanto della terribile crisi economica mondiale e ci si chiede chi in Italia ne risentirà di più. Non l’esercito dei 16 milioni e cento di pensionati che continueranno a riscuotere benché depauperati nei loro risparmi mal gestiti. Non quello di 5 milioni di  dipendenti statali. Penalizzati sono i commercianti, i quali riusciranno a vivacchiare con la clientela costituita dalle sopracitate categorie. Ne risentirà la piccola industria che lavora molto sull’esportazione. La superstite grande industria, ormai quasi distrutta da quarant’anni di assalti e ricatti della politica, sopravviverà con gli aiuti dello Stato. E’da questo scenario desolante che si deve ripartire per raddrizzare la fatiscente struttura del sistema. Drammatica l’impotenza dei governi ad attuare riforme in lotta con l’ostruzionismo delle categorie che non vogliono mollare i loro privilegi. Proprio questo gioco di ricatto reciproco non permette a nessuno di attuare qualsiasi novità se non condivisa da tutti. E allora? La democrazia impone il dovere di essere bravi cittadini e noi non lo siamo. Non possiamo continuare a pretendere senza dare. Il sistema finirà per implodere dall’interno. E quindi ci sarà marasma incontrollabile capace di spazzare via questa democrazia definita il male minore, ma diventata un cancro in fase terminale. Prima di arrivare a tale distruzione, l’elettore deve essere chiamato a delegare maggiori poteri al Capo del Governo per fornirgli lo strumento in grado di recidere i nodi negativi del sistema. E’ questa l’unica alternativa per invertire davvero la rotta.

 

21/1/09

“E adesso anche l’Italian Gigolò va in TV” di Mariella Alberini

 

Poche sere fa, verso mezzanotte, in una trasmissione-realtà, è andato in onda un gigolò italiano che, per una buona mezz’ora,  illustrava, felicissimo di essere sul video, il suo “lavoro” : come si svolge, a quali prezzi ecc. Lui, un trentacinquenne palestrato, super dotato nel pisello (parole sue), contento di avere scelto quella professione che non vorrebbe mai lasciare poiché, oltre al notevole guadagno esentasse, adora “consolare” donne sole, mogli trascurate, femmine insoddisfatte ecc. Sorprendeva il suo eloquio ricco di particolari non scabrosi, ma che facevano intendere allo spettatore come ormai si fosse auto convinto, nonostante il caro prezzo, di praticare  una sorta di missione umanitaria. Si presume che dopo tale nazional promozione senza coordinate, ma facili da reperire, quel bel tipo aumenterà vertiginosamente il “fatturato”. Da anni si conosce l’esistenza di tale fascia di “professionisti”: sui quali non desideriamo commentare. Nonostante la crisi finanziaria, la professione bisex più antica del pianeta non soffre recessioni. Confesso di avere provato una certa perplessità facendo il paragone tra i pochi secondi, ottenuti con faticosa difficoltà, da rispettabili scrittori per la presentazione dei loro libri e la mezz’ora abbondante ricca di confessioni personali del simpatico gigolò italiano. Riflettendo sull’escursus di quel professionista del sesso, mi appare desolante il panorama della solitudine femminile. Se donne di varie età e professione, ma anche giovani senza compagno adatto, decidono di ricorrere a tali “servigi”, significa che si va estinguendo la razza dei papabili compagni, fidanzati, mariti. Un tempo erano gli uomini a comprare sesso senza complicazioni sentimentali, microbi collaterali a parte. Un esempio seguito ora dall’altra metà del cielo causa la penuria di esemplari maschili dotati di qualche qualità. Chi scrive è contraria alla vita total-single. Credo nella coppia non coatta per motivi spiritual affettivi e perché, si spera, aiuti a superare i difficili scogli dell’esistenza. Oggi, però, appare sempre più arduo formare un accoppiata duratura e caso mai vincente. Ormai la donna è terrorizzata da legami sbagliati e dolorosi al punto da preferire rimedi estremi che forse non lasciano amarezza nel bipede maschio, ma a posteriori non rallegrano una femmina di normale sensibilità. Insomma non solo l’esistenza umana diventa sempre più difficile per i noti disastri quotidiani, ma drammatico è il problema della ricerca dell’anima gemella. Erano forse più positivi gli ottocenteschi matrimoni combinati e imposti dai bisnonni? La cosiddetta libertà di costumi pare abbia portato maggiore infelicità. Bisognerebbe fare un censimento fra le congeneri: meglio un compagno senza qualità o l’occasionale incontro con un gigolò?

 

15/1/09

“Se il petrolio muore…” di Mariella Alberini

 

E’ stato il petrolio a creare una lucrosa pirateria dedita al sequestro di petroliere, e non solo, per riscatti miliardari. Come noto, l’arrembaggio più recente riguarda la super petroliera tenuta in scacco per settimane nelle mani di un manipolo somalo, il quale è riuscito a riscuotere ben 3 milioni di dollari. Ma il “denaro del demonio” è finito in fondo al mare insieme ad alcuni ricattatori: e sulla costa i beduini hanno raccolto parte delle banconote naufragate. Una storia di oggi nel Golfo di Aden che richiama le gesta dei Fratelli della Costa nelle Antille. Allora si andava alla ricerca dei galeoni carichi d’oro e d’argento, oggi si abbordano le navi dell’oro nero. Tutto il mondo ci ruota intorno da quasi un secolo dopo la scoperta del petrolio californiano da parte di Edward L. Doheni. Intanto, dall’India, due mesi fa è partito il Chandrayaan 1, il razzo vettore che ha portato la navetta Aditya a cento km dalla butterata superficie del polo sud lunare. Nessun ostacolo per l’allunaggio di Aditya. Il suo compito, nei prossimi due anni, sarà quello di analizzare il suolo lunare ricchissimo del prezioso Elio 3, un elemento molto raro sulla terra, che potrebbe alimentare un programma nucleare inesauribile.   E diventare, entro alcuni decenni, la vera fonte di energia alternativa al petrolio. Se ciò avvenisse, tutti i Governi della Terra si troverebbero di fronte ad una marea di popolazioni ancor più migranti verso i Paesi del benessere. Pensiamo a quello che avverrà nel pianeta Arabia, privato del suo principale patrimonio. Cosa faranno gli arabi quando non avranno altra alternativa che tornare nel deserto con i loro cammelli?  Potrebbero  invadere l’Europa già straripante della loro presenza. Certo, al momento ci sono ben altre priorità. Ma all’ipotesi di eliminare il petrolio come fonte di energia, non segue alcuna strategia alternativa per costituire altre fonti di reddito per i popoli che di petrolio campano. Non ci sembra che i Governi degli Stati dell’Opec abbiano preordinato, durante tanti decenni di vacche grasse, un sistema produttivo che possa permettere alle loro genti lavoro e sviluppo. Non sono certo gli investimenti turistici da circo equestre di Dubai, tra l’altro riservati ad elite danarose, i sentieri da percorrere. I principi del deserto, che villeggiano in case da mille e una notte nelle grandi capitali e nei luoghi delle vacanze  dorate con le numerose consorti shopping-dipendenti, non sono certo l’esempio di un futuro per i loro popoli. E allora prima di trovare davvero la famosa energia alternativa, quella che ci salverà dall’inquinamento e dal continuo ricatto petrolifero, preghiamo Allah di illuminare i suoi protetti affinché utilizzino la ricchezza dell’oro nero per edificare un futuro anche senza di esso. Altrimenti i loro guai ci piomberanno addosso.

 

3/1/09

“Repubblica Presidenziale? Sì, grazie” di Mariella Alberini

 

L’astiosa acredine da parte dei noti “soloni”, causata dalla proposta di Berlusconi per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica,  come sempre fa sbadigliare: un deja vu che si rinnova ad ogni esternazione del Premier. I grandi cambiamenti vanno fatti quando si è toccato il fondo. Appunto quando il Paese versa nelle attuali condizioni disastrate da un sessantennio di Governi impotenti o incapaci di governare. Lapalissiano che Mega Silvios voglia anche il Colle. E, se lo avrà, poi cercherà una collina più alta. Ma, a prescindere da chi sarà il Presidente eletto dal popolo, la Repubblica Presidenziale porterà a legislature in grado di attuare riforme senza i continui ricatti ed i limiti di un esecutivo, ostaggio dei Partiti. Porterà all’Italia quella ventata di rinascita da sempre auspicata a parole e mai realizzata. Lo status quo è diventato una filosofia politica a difesa di ignobili privilegi parassitari stratificati nel tempo. Rappresenta  la vera rovina dell’Italia ormai sommersa in una palude di sabbie mobili che la affonda nel fango della corruzione, della mancanza di preparazione dei ceti politici,  dell’arrogante supponenza di chi ha raggiunto la poltrona da trasmettere ai propri discendenti, dei Grand Commis imposti dalla Nomenclatura.   I dispensatori di vignette e di articoli sulla nuova “follia” berlusconiana forse ignorano cosa fece  De  Gaulle nella Francia dei Governi a tre mesi. Quando dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli Anni Cinquanta, si erano succeduti decine di Governi rissosi e inconcludenti. Una Francia dove, come nell’Italia attuale, i Partiti facevano i padroni aprendo un baratro  sempre più profondo per la gravità delle piaghe che affliggevano la nazione (conflitto algerino per l’indipendenza, debacle in Indocina dopo Dien-Bien-Phu,  scioperi selvaggi in tutto il Paese, l’alta casta militare in rivolta contro gli esecutivi ecc.). In quell’occasione venne richiamato  al potere il leggendario Charles che raccolse la pesantissima eredità e con sagacia  riuscì a risolvere ciascun problema. Poi, allo scopo di non far riemergere la precedente situazione, istituì la Repubblica Presidenziale. Da allora Presidenti di destra o di sinistra si sono avvicendati con l’autorità necessaria a frenare l’ingerenza dei Partiti. E non ci vengano a dire che ne ha sofferto la democrazia poiché se c’è una democrazia che funziona, insieme a quella britannica, è proprio la democrazia della Francia. Ma forse pochi ricordano i trentanove attentati alla vita di De Gaulle durante il gran lavoro per far rinascere il suo Paese: era la disperata reazione a difesa di un potere distruttivo che veniva meno. Una reazione che potrebbe essere temibile nell’Italia della Camorra, della ’Ndrangheta, della Mafia e della Sacra Corona Unita.

 

19/12/08

“Sogni, speranze e desideri degli Italiani per il 2009” di Mariella Alberini

 

 

Provati dalle catastrofi di tutti i generi nel funesto 2008, cerchiamo di esprimere quello che  vorremmo ottenere ed evitare nel nascente 2009. Ci aspettiamo che i tipi come Bernie Madoff, l’ex Presidente del Nasdaq arrestato il 12 dicembre per una maxifrode da 50 miliardi di dollari, restino in galera a vita con tutti coloro i quali hanno approfittato della buona fede dei sottoscrittori italiani ed esteri. La stessa sorte devono subire i vari amministratori pubblici ignoranti, incapaci o disonesti. Ci aspettiamo che vengano scoperchiati e  passati alla lente di ingrandimento gli ultimi cinque anni di gestione delle Regioni rosse e non. Ci aspettiamo che i sindacati, secondo le norme della Costituzione, acquistino personalità giuridica e ottemperino alla norma di pubblicare i bilanci. Ci aspettiamo che alla nostra attempata Costituzione, dalla nomenclatura concepita come la più sacra delle scritture, sia fatto un tagliando accurato per adeguarla ai giorni nostri. Senza dimenticare quelle diciotto disposizioni transitorie,  in maggior parte, ancora in attesa di definizione. Ci aspettiamo che l’attuale maggioranza al Governo si dia una regolata dopo un periodo di parziale letargo sull’attuazione degli impegni elettorali: immediata abolizione delle Province (almeno nei principali capoluoghi), blocco totale dell’immigrazione e rimpatrio di tutti gli extra comunitari senza i requisiti per il permesso di soggiorno. La recessione economica in atto creerà  disoccupazione estrema e non si dovrebbe ricorrere solo agli ammortizzatori sociali, ma fare spazio per i nostri disoccupati in quei lavori svolti dagli immigrati irregolari. Ci aspettiamo che i costumi snaturati nella loro dignità come la vigliaccheria dei pirati della strada, la candidatura di signore da avanspettacolo alle Camere, il vezzo di propinarci le facce dei soliti raccomandati in televisione, la propensione a chiamare satira qualsivoglia volgarità televisiva ritornino nell’alveo della decenza. E, per restare nella decenza, ci aspettiamo che i reati mostruosi della cronaca giornaliera siano colpiti con quella certezza della pena sovente dimenticata dalla nostra Magistratura. Ci aspettiamo che le belle città italiane non continuino ad essere profanate da brutture spacciate per soluzioni artistiche: che l’estetica del bipede italico sia bonificata eliminando ad esempio brache con il cavallo alle ginocchia e chiappe esposte alla rugiada. E non dimentichiamo di chiedere silenzio raccolto ai funerali senza applausi assurdi e dissacranti come accade negli sposalizi. Applausi fuori luogo anche nei massimi teatri lirici dove si è persa l’etica del silenzio reverenziale durante l’esecuzione ecc. Si potrebbe continuare: manca lo spazio. Nel 2009, se le richieste sopracitate venissero esaudite, saremo disposti a sentirci di nuovo italiani con la I maiuscola.

 

11/12/08

“Piccoli delinquenti in aumento” di Mariella Alberini

 

I piccoli delinquenti dilagano. Ogni anno più di duemila minori devono fare i conti con la Giustizia. L’età si è abbassata. Ormai, il fatto che non possano venire condannati sotto i 14 anni è anacronistico: presenta un problema con  sfaccettature di carattere umano, educativo e sociale. E il continuo aumento di questo popolo di bambini con tendenza a delinquere costituisce un fenomeno allarmante. In Francia, Rachida Dati, Ministro della Giustizia quasi in congedo per gravidanza, si è dichiarata favorevole alla detenzione dei dodicenni e ha firmato una proposta di legge per la riforma giudiziaria nei confronti dei minori. Il provvedimento, da un lato tende a sottrarre i giovanissimi alle bande di adulti che li usano e li sfruttano, dall’altro vuole unire alla detenzione un processo rieducativo a tutto campo. “Non è detto che proprio di detenzione si tratti” ha affermato il Ministro francese “ma devono sapere che per certi reati corrono questo rischio. ” In Italia il pericolo che minaccia i minori non sono le sanzioni della Giustizia, ma la circoscrizione nelle pieghe della delinquenza. Quindi le cosiddette misure rieducative potrebbero essere sostituite dalla più efficace definizione di sanzioni vere e proprie.  Di certo, si sta prendendo atto del fatto che i borseggiatori rom già a otto anni hanno al loro “attivo” numerosi reati e vengono messi in comunità rieducative per sottrarli alla connivenza dei genitori. Ma non esistono solo i piccoli delinquenti extracomunitari: soprattutto nel meridione anche i  giovanissimi italiani tendono alla delinquenza minorile in età minima. E’ questo un fatto, al quale autorità giudiziaria e famiglia dovrebbero far fronte comune per una prevenzione educativa finalizzata ad evitare che i bambini vengano a contatto con certe realtà locali. La sorveglianza dei genitori, senza essere eccessiva, dovrebbe impedire le compagnie pericolose. I bambini delle elementari, ove non ci sia un’organizzazione della scuola che li preleva e li riaccompagna, non possono essere lasciati soli poiché la strada rappresenta una chance per reclutatori e spacciatori di droga. Purtroppo l’autorità genitoriale tende ad essere sbiadita fino all’inconsistenza. Persino nella scuola non sono sporadici gli episodi di indisciplina e sopraffazione. Decidere di mettere al mondo un figlio è da sempre una pesante responsabilità: oggi aumentata dall’inquinamento ambientale, umano e razziale. Il melting pot in atto in Italia, se non viene regolamentato anche dal punto di vista giudiziario per i minori, minaccia di degenerare nel peggiore dei modi. E’ agghiacciante constatare che, sempre più di frequente,i giovanissimi arrivano ad  uccidere padri, madri e fratelli. Ciò denuncia un malessere e un sovvertimento che sarebbe, a dir poco, colpevole ignorare. E per il quale bisogna assolutamente trovare il modo di stabilire e mantenere equilibrio ed etica della vita nelle giovani menti.      

 

1/12/08

“La crisi, l’India e Valmiki” di Mariella Alberini

                  

Cosa direbbe Maharishi Valmiki, leggendario poeta indiano, autore del Ramayana e del Yogavasistha, nato 4 secoli a.C, dell’attuale crisi planetaria e dei recenti massacri a Mumbai? Forse non si meraviglierebbe: le carneficine di oggi sono le stesse  del suo tempo, di quello di Alessandro Magno e di Giulio Cesare fino a Stalin, Hitler, Osama ecc. Da sempre l’India come tutte le regioni del pianeta è perturbata da massacri e genocidi. Oggi 200 morti: ieri tre milioni e mezzo durante la separazione tra hindu e mussulmani. Senza dimenticare l’infinita lotta tra India e Pakistan per il Kashmir. Laggiù nell’India dei misteri eterne lotte di religione. Da noi, nella cosi detta Italia del ventunesimo secolo, i pestaggi dei girotondi e l’assurda arretratezza della politica che nonostante la gravità della crisi finanziaria non decurta i mega stipendi dei suoi addetti e non abolisce le Province come promesso nei fervorini elettorali. Ho la sensazione che l’India sia molto più avanti del mondo occidentale. Non soltanto perché l’Aditya, il modulo di 34 kg allunato pochi giorni fa alla ricerca dell’Elio 3, la polvere magica che assicurerà energia eterna alla Terra, fa del progetto spaziale indiano, un record imbattibile, per il quale l’India potrebbe diventare padrona del pianeta Terra. Lo è perché, nonostante una popolazione di 1miliardo e centomila persone, delle quali una gran parte sopravvive con un dollaro al giorno,  ha saputo creare un’economia di qualità superiore a quella della Federazione  Russa inventando di tutto. Da Bollywood  in grado di produrre il triplo dei film di Hollywood,  all’industria di vario tipo e, non ultima, a un’organizzazione sanitaria di prim’ordine a prezzi onesti che attira clienti anche dal nostro Paese. Non sono pochi i turisti che uniscono alla vacanza un intervento di chirurgia estetica o di protesi dell’anca. Durante i miei quattro viaggi in India, a distanza di vari anni, ho sempre ritrovato quella gentilezza premurosa permeata di dignità non soltanto nell’ambito dell’hotel Imperial a New Dehli, ma anche nei venditori del bazar vicino al Red Fort come nei conduttori di ciclo taxi. I commercianti indiani hanno una forma di rispetto umano e di cortesia che  nei negozi eleganti di via Montenapoleone o di via Condotti o di Rue du Fauborg non c’è più da oltre un ventennio. Forse questa signorilità  nel porgersi deriva dalla  superiorità spirituale provocata dalla capacità di preghiera. Da quella religiosità ormai quasi assente nel mondo occidentale che vive a ritmi accelerati una esistenza dedita al materialismo, alla superficialità dei sentimenti, alla mancanza di senso della famiglia ancora tanto forte in tutti gli strati sociali del pianeta India. Un Paese, culla di una civiltà, dalla quale abbiamo molto da imparare.  

 

25/11/08

“Eccesso di violenza nel cinema americano” di Mariella Alberini

 

Otto macchine con triplo salto mortale ne catapultano per aria una quindicina nei Doks di Newport a sud di Los Angeles. Dopo l’immane esplosione di un edificio volano arti mozzati e scorrono rigagnoli di sangue negli anfratti dei marciapiedi mentre il durissimo Bruce Willis, massacrato a colpi di maglio non solo non muore, ma ne esce poco malconcio. I film violenti guariscono dalla violenza è la becera sentenza di qualche solone suonato. Nulla di più assurdo. Abbiamo constatato come il cinema possa ispirare drammi veri: le visioni cruente generano crudeltà.  Addirittura ci sono state menti deboli che hanno preso spunto dal cinema per imitarne le storie delinquenziali. Nonostante ciò si persevera con “Horror” orribili  e azioni belliche mediorientali a base di plasma finto che sembra vero. Anche Di Caprio non scherza quando si tratta di prendere botte da orbi nei suoi due ultimi film “Nessuna verita” e “Blood diamond”.  Incerottato e ricucito alla meglio trascorre tre quarti dello spettacolo in ecchimosi anche durante gli inevitabili amplessi. Insomma, il tutto ormai è noia, terribile noia, tanta noia da dire “ci risiamo:  sempre la solita solfa”. Purtroppo sono i giovani quelli che vengono plagiati e anche incitati a emulare le nefandezze di celluloide. Non abbiamo già abbastanza conflitti bellici sanguinari da ogni parte del globo? La crisi finanziaria non ci perturba a sufficienza?  Non basta la criminalità a seminare vittime, stupri, torture  e feriti gravi da rapine violente? Lo scenario reale del pianeta non è già abbastanza brutto e temibile? Dobbiamo rivederlo, sia pure in chiave fittizia, anche al cinema? Come mai un geniale Ridley Scott “casca” in simili banalità? Quanta nostalgia per il compianto Sidney Pollack! Il quale riusciva a conciliare crude realtà sempre ammantate da romanticismo e magnifiche visioni di natura. Non possiamo negare certi eccessi anche da parte dell’ottimo Tornatore poiché ne “La sconosciuta” esistono crudeltà morali indicibili parallele a quelle fisiche. Questo genere di cinema sta incominciando a saturare anche il pubblico  di rozzo palato. Dopo la seconda guerra mondiale, Truman incoraggiò un cinema patinato per curare gli animi esulcerati dal conflitto. E diffondere un tipo di propaganda americana nazionalista che ci influenzò nella mente e nello stile di vita: in modo negativo. Adesso non si può tornare a quei modelli di fasulla irrealtà. Non si può guardare la vita in technicolor. L’evoluzione umana pretende verità e spessore culturale comprensibile ai più. Tutti o quasi tutti andiamo al cinema con aspirazioni  di svago e distensione.  Non per stressarci con  le catastrofi iperboliche che i famigerati effetti speciali ci propinano a getto continuo. Vogliamo uscire dal cinema con animo leggero. O almeno alleggerito.  

 

12/11/08

“Michelle, Laura, Veronica, Carlà, Hillary, Condoleeza ecc.” di Mariella Alberini

“.”  12.11.08

Il mondo è delle donne. Le donne hanno sempre ragione: o quasi sempre. Nel panorama accidentato dei primi anni del terzo millennio, abbiamo visto come stiano avanzando senza mai retrocedere nella marcia verso postazioni non più subalterne, ma di primo piano. In realtà quelle postazioni le hanno sempre avute poiché dietro i grandi uomini c’erano le grandi donne. Prima erano invisibili. Adesso sfavillano luminose come Michelle nel suo abito rosso alla prima apparizione ufficiale alla Casa Bianca: fascinosa, sexi, prorompente accanto a Laura inappuntabile e deliziosamente wasp. In futuro, forse, la bella Michelle, dalla statura importante, dovrà imitare il suo  sorridente, ma contenuto fair play per continuare a piacere sia all’universo bianco come a quello di colore. Certo, senza esagerare, come Donna Veronica che ci priva quasi del tutto della sua indiscutibile venustà. Però ammettiamolo, un atteggiamento di grande intelligenza, di sottile strategia diplomatica e politica per una first lady tris che c’è anche quando non c’è. E appare solo al momento opportuno come ha fatto, di recente, per solidarizzare con il Premier in “leggero” imbarazzo dopo le boutade guzzantiane. Ammirevole!, e lo sottoscriviamo senza alcuna voglia di incensarla. Lo è e basta.  Non è una novità: le consorti presidentesse devono parlare poco dopo aver riflettuto molto. Così evitano un mucchio di errori e di critiche. Come Carlà: questa volta, nel suo desiderio insanabile di piacere ai Francesi,  li ha scontentati insieme agli Italiani. Pazienza: è molto bella, molto innamorata del suo potente Nicolas. Dio non voglia che a lui non tolgano mai quel potere. Un potere mai mancato a Hillary, first lady o no, simpatica o antipatica. Resta l’icona della forza femminile americana. Peccato non abbia vinto. Con l’esperienza di Bill, unita alla sua, sarebbe stata un bravo Presidente anche se non avrebbe mai potuto lasciarlo solo nello studio ovale. Scherzi a parte, mi è piaciuta la volpe Hillary nel suo sostegno a Obama. E’ riuscita a dare agli americani un’immagine di radiosa generosità regalandogli tutti quei voti. Obama dovrà ricompensarla.  E adesso cosa farà Condoleeza? Non la vedo soltanto docente universitaria di politica estera a Harvard. Durante il suo mandato è stata un’impeccabile esecutrice di strategie sbagliate, ma non era colpa sua. Obbediva. Il suo flirt con Double W appare poco credibile. Però il look da ranchera le si attaglierebbe: un’amazzone scatenata in stivali e speroni a domare sgroppanti stalloni selvaggi nei paddok di Prairie Chapel, il feudo texano di Bush. Più facile immaginarla, da ex consigliere di Stato, come autorevole conferenziere ad alto ingaggio e lignaggio politico around the world. Così fan tutti.

 

6/11/08

“Riesumiamo il DDT contro i bipedi parassiti” di Mariella Alberini

 

“I peggiori sfruttatori del nostro tempo sono i mendicanti, i preti e i soldati…” proclamava il grande Viktor Hugo, il quale, oltre  alla letteratura e al teatro, aveva forti ambizioni politiche e le realizzò diventando Pari di Francia. Ai giorni nostri, dato che i mendicanti sono pochi e di importazione, i preti hanno perso potere e i soldati non sono più premiati con il saccheggio dei territori conquistati, i grandi profittatori si potrebbero riconoscere nei sindacalisti, nei politici e negli imprenditori finanziari. Di questi, gli unici che lavorano e fanno lavorare la miriade degli addetti all’attuale gestione rovinosa dei nostri risparmi sono gli imprenditori finanziari. I quali hanno ormai dimenticato i saggi principi einaudiani e si sono sbizzarriti nell’economia di fantasia. Una fantasia distruttiva che invece di farci sognare ci ha messo le pezze là dove non batte il sole. Una gran parte dei politici di professione, se non eletti, non saprebbero cosa fare se non cercare incarichi di favore attraverso il partito, al quale appartengono. E’ arcinoto ai più che sotto l’egida dell’impegno politico si sbarca bene il lunario. Lo testimoniano i numerosi leader sessantottini oggi tutti in posizioni di prestigioso privilegio condito da lauti guadagni. L’attività politica è diventata, per ovvia promozione degli interessati, di una capillarità devastante: Comuni, Province, Regioni, i cosiddetti Enti umanitari, Centri sociali, Coperative ecc. generano legioni di parassiti a carico del contribuente.  Son cose note, ma adesso perché non vi si pone rimedio?  Per non parlare dei sindacalisti che vivono sulle grane partorite dalla loro fantasia sempre a danno di chi produce. “L’un popolo e l’altro sul collo vi stan” scriveva il Manzoni nell’Adelchi, un verso, sul quale i lavoratori devono meditare. Per combattere il padrone sono costretti ad arricchire i sindacati. I loro componenti dovrebbero combattere la precarietà, ma godono sempre di un contratto a tempo indeterminato. E’ noto: in Italia esiste un sindacato obsoleto ancorato a riti ormai antichi che taglia i cabasisi a qualsiasi iniziativa imprenditoriale. Se fosse possibile ridimensionare l’apparato, incluse le inutili rappresentanze estere, si libererebbero doviziose risorse a favore di chi lavora davvero. Ma purtroppo, oggi, politici e sindacalisti, corruttori di menti e di coscienze, hanno assunto il ruolo del prete vituperato dal genio sanguigno di Victor Hugo. 

 

22/10/08

“I nipoti del ’68 in guerra con la civiltà” di Mariella Alberini

 

Da oltre trent’anni, esiste nel mondo occidentale una sorta di guerra contro la civiltà. Non raggiungendo il potere in occidente, il comunismo era riuscito ad esportare filosofie atte a disgregare la società in grado di creare la ricchezza attuale. Le recenti, concertate manifestazioni di rivolta degli studenti sono l’ultima dimostrazione dell’avvelenamento sociale seguito al famoso ’68. Si potrebbe affermare che il benessere del quale, da decenni godiamo, inquinato da dogmi sinistrorsi, abbia incentivato i peggiori costumi nei giovani: alcolismo, droga, ipernutrizione, ignoranza delle regole più elementari di civile convivenza, dell’educazione sentimentale, civica. Abbiamo visto come Paesi disastrati dal comunismo, dopo la caduta del Muro di Berlino, siano riusciti a darsi una parvenza di ristrutturazione. Certo l’ex Germania est è stata sostenuta dallo sforzo dei fratelli tedeschi dell’ovest. Ma ci sono altri Paesi come la Repubblica Ceca ormai all’avanguardia in fatto di vitalità. E persino la Romania, dopo essersi ripulita con misure severissime dalla criminalità che si è riversata in Italia, sta diventando un luogo dove molti vedono possibilità di investire.   Globalizzazione, liberismo, privatizzazione sono termini che oggi scandiscono l’attuale crisi internazionale. Una crisi inevitabile da molto tempo. Il comune cittadino risparmiatore è atterrito dall’assoluta ignoranza dei banchieri, o sarebbe meglio definirli bancari, che non hanno saputo proteggere i capitali a loro affidati e, senza vergogna, espongono il risultato della loro gestione incapace presentando voragini di perdite e chiedendo l’aiuto dei governi per riparare tali danni. La decadenza in cui siamo precipitati è superiore a quella di Paesi un tempo ritenuti arretrati. L’infiltrazione del verbo comunista ha minato i valori più importanti: la famiglia, la scuola, la dignità patriottica, il disprezzo verso quei lontani genitori,  popolo di formiche, capaci di strenui sacrifici per edificare il cosiddetto mondo migliore. Un mondo che ci ha portato una qualità di vita mai conosciuta prima, ma disprezzata dagli eredi  che ne godono i frutti. Il comunismo ormai agonizzante ha lasciato però rovine morali lottando contro la civiltà e influenzando le menti deboli. Il famoso “paradiso” rosso, il sogno comunista sono svaniti come la neve al sole fra le macerie del Muro di Berlino. E il vero paradosso consiste nel benessere per i lavoratori, oggi proprietari di prime e seconde case, auto, elettrodomestici, cellulari per tutti, creato proprio e soltanto tramite il capitalismo. 

 

13/10/08

“Rimbocchiamoci le maniche e ritorniamo alla terra” di Mariella Alberini

“” 13.10.08

“Nei tristi anni post staliniani, c’era un calore umano che attenuava il freddo della miseria morale e materiale. Durante le gelide serate dell’inverno moscovita, ci si riuniva nelle case accanto alla stufa e ciascuno portava qualcosa di buono da mangiare. Ciò bastava a creare una vera sensazione di festa dove la solidarietà si accentuava e la sincera amicizia fioriva. Non posso dire che rimpiango quel periodo pauroso, ma oggi nella Russia degli oligarchi, questi sentimenti sembrano svaniti.”

Così si esprime  la consorte di un potente ministro di Vladimir  Putin di passaggio in Italia. Allude alla possibilità di trovare un aspetto positivo nel crollo del sistema finanziario internazionale. Il quale non ha fatto scatenare il panico suicida del ‘29, segno di una maturità acquisita nel corso di un secolo insanguinato dai più terribili conflitti bellici della Storia. E ci crediamo anche noi: nei momenti peggiori, l’uomo dà il meglio di sé. In quello attuale, si potrebbe registrare una “purga” del malcostume generale in atto da un trentennio. Ed essere un incentivo per i giovani a smettere con lo scetticismo, ispirato alla critica del sistema e della missione impossibile dei loro genitori ad educarli. Costretti dall’incombere di un “tiracinghia”  generale, dovranno tirare su le maniche, mettere al bando vizi e querimonie e imitare i nonni. Quelli del secondo dopo guerra mondiale, capaci di ricostruire l’Italia dalle macerie e di inventarsi la vita con il sudore della fronte. Oggi non c’è un piano Marshall. Lo devono creare i governi modificando i difetti di un sistema finanziario sbagliato per uscire dal tunnel dell’economia di carta, dell’impoverimento mondiale con la possibilità di creare una nuova economia basata sulla forza del lavoro. 

Ammettiamo la decadenza generata dalla crisi di identità del popolo americano senza reali radici culturali, impegnato a cercare nell’arricchimento lo scopo della vita. Quell’american beauty pullulante di gente sovrappeso, portata a cercare nel cibo e nei peggiori vizi una qualità di vita inesistente. Il dorato benessere degli ultimi quarant’anni ha raggelato i sentimenti e corrotto le menti, ma dalle grandi crisi sono nati i veri miracoli. In una realtà essenzializzata dalla carenza di denaro, è davvero possibile ritrovare attività più vitali, una forma di pensiero più profondo, un introspezione che manca da decenni, un’ ambizione per i valori autentici, un desiderio di attaccarci a sentimenti collaudati, all’ eterno valore della terra dove gli avi hanno fondato la nostra cultura.           

Abbiamo constatato come benessere e assenza di sacrifici abbiano generato una gioventù disadattata, senza speranze per il futuro. Adesso questa crisi ci offre l’occasione per mostrare la grinta mai perduta e la forza per  ricostruire quello che, in parte, abbiamo contribuito a distruggere.

 

27/9/08

“Catastrofismo sinistro e mediatico” di Mariella Alberini

 

Uno dei sistemi della sinistra, sempre in agguato, per rompere le scatole al governo in carica, è quello di sventolare catastrofiche congiunture economiche presenti e future nell’attualità italiana. Ma questi corvi, ancora appollaiati in settembre a Capalbio e dintorni, sono poco edotti sui numeri primi della struttura produttiva nazionale: pensionati 16,6 milioni, ai quali viene ogni mese versata la regolare prebenda.  4,4 milioni di attività commerciali in pieno esercizio nel Belpaese. E 17,1 milioni di lavoratori addetti all’Industria nostrana. Queste cifre parlano chiaro anche ai falsi profeti sempre in procinto di invocare il fantasma della miseria e della bancarotta del nostro beneamato stivale in realtà ricco di ogni bendiddio: oltre all’ inventiva e alla capacità di emergere in fatto di estetica. Sissignori, il nostro Paese è ricco: proprio perché supporta un carovita ai massimi livelli, il successo dei nostri alberghi, i più cari d’Europa, come le quotazioni immobiliari nel centro di Milano, Roma,Venezia, Firenze ecc. Per non parlare di Portofino, Cortina, Forte dei Marmi, Porto Cervo dove un metro quadro ormai è lingotto sonante sempre in rialzo. E non dimentichiamo i salatissimi conti dei ristoranti nelle sopraccitate località peraltro predilette da tycoon e politici nostrani e stranieri che pagano senza alzare il sopracciglio. Non è un caso l’apprezzamento di Newsweek nell’esaltare i “miracoli” di Berlusconi al punto da dichiarare che “l’Italia non è più ingovernabile”: da quando viene guidata da una mano forte che va avanti senza lasciarsi ostacolare dai veleni dei falsi profeti. Prendiamo l’approvazione entusiastica suscitata dal provvedimento di mettere i soldati a tutela delle città più colpite dalla criminalità degli extracomunitari clandestini. Dato che ormai siamo penalizzati dalle doppie incursioni di mafia straniera aggiunta a mafia nostrana. Come mai a nessuno del precedente governo era venuta l’idea geniale di Ignazio La Russa? Certo, dopo aver facilitato l’immigrazione della delinquenza esotica, il governo di sinistra non ha trovato il modo di ostacolarla. Sta di fatto che gli Italiani in vacanza si sono sentiti abbastanza protetti nell’atmosfera da Far West instauratasi nelle città al punto che molti cittadini sono corsi ad armarsi. Fatto senza precedenti nella Storia patria degli ultimi sessant’anni. E siamo tutti d’accordo sulla raccolta di impronte digitali da estendere a tutti gli immigrati e perché no?, anche ai connazionali. Ridicolo aggrapparsi a paragoni con il famoso ventennio. Al punto in cui siamo, dobbiamo soltanto sperare di stare meglio perché prima delle elezioni 2008 si stava molto peggio.

 

26/8/08

“Catastrofismo sinistro e mediatico” di Mariella Alberini

 

Uno dei sistemi della sinistra, sempre in agguato, per rompere le scatole al governo in carica, è quello di sventolare catastrofiche congiunture economiche presenti e future nell’attualità italiana. Ma questi corvi, ancora appollaiati in settembre a Capalbio e dintorni, sono poco edotti sui numeri primi della struttura produttiva nazionale: pensionati 16,6 milioni, ai quali viene ogni mese versata la regolare prebenda.  4,4 milioni di attività commerciali in pieno esercizio nel Belpaese. E 17,1 milioni di lavoratori addetti all’Industria nostrana. Queste cifre parlano chiaro anche ai falsi profeti sempre in procinto di invocare il fantasma della miseria e della bancarotta del nostro beneamato stivale in realtà ricco di ogni bendiddio: oltre all’ inventiva e alla capacità di emergere in fatto di estetica. Sissignori, il nostro Paese è ricco: proprio perché supporta un carovita ai massimi livelli, il successo dei nostri alberghi, i più cari d’Europa, come le quotazioni immobiliari nel centro di Milano, Roma,Venezia, Firenze ecc. Per non parlare di Portofino, Cortina, Forte dei Marmi, Porto Cervo dove un metro quadro ormai è lingotto sonante sempre in rialzo. E non dimentichiamo i salatissimi conti dei ristoranti nelle sopraccitate località peraltro predilette da tycoon e politici nostrani e stranieri che pagano senza alzare il sopracciglio. Non è un caso l’apprezzamento di Newsweek nell’esaltare i “miracoli” di Berlusconi al punto da dichiarare che “l’Italia non è più ingovernabile”: da quando viene guidata da una mano forte che va avanti senza lasciarsi ostacolare dai veleni dei falsi profeti. Prendiamo l’approvazione entusiastica suscitata dal provvedimento di mettere i soldati a tutela delle città più colpite dalla criminalità degli extracomunitari clandestini. Dato che ormai siamo penalizzati dalle doppie incursioni di mafia straniera aggiunta a mafia nostrana. Come mai a nessuno del precedente governo era venuta l’idea geniale di Ignazio La Russa? Certo, dopo aver facilitato l’immigrazione della delinquenza esotica, il governo di sinistra non ha trovato il modo di ostacolarla. Sta di fatto che gli Italiani in vacanza si sono sentiti abbastanza protetti nell’atmosfera da Far West instauratasi nelle città al punto che molti cittadini sono corsi ad armarsi. Fatto senza precedenti nella Storia patria degli ultimi sessant’anni. E siamo tutti d’accordo sulla raccolta di impronte digitali da estendere a tutti gli immigrati e perché no?, anche ai connazionali. Ridicolo aggrapparsi a paragoni con il famoso ventennio. Al punto in cui siamo, dobbiamo soltanto sperare di stare meglio perché prima delle elezioni 2008 si stava molto peggio.

 

18/8/08

“I “tesoretti” nascosti” di Mariella Alberini

 

In questa estate post elettorale, numerosi professionisti della politica  non hanno più il seggio in Parlamento. E c’è da chiedersi come questi “trombati” passano le attuali vacanze e a quale livello di spesa. Certo si saranno premuniti. Però gli Italiani vorrebbero sapere se Pecoraro Scanio, oltre alle sue grane  per una costruzione abusiva sulle coste di un lago laziale, abbia qualche tesoretto imboscato chissà dove  per i tempi magri: poiché adesso non è più gratificato da soggiorni gratuiti nelle faraoniche suite dell’Hotel Hyatt di Milano. Ci si chiede anche come questi sedicenti difensori degli operai abbiano sempre trovato il coraggio di spendere in una settimana di vacanza lo stipendio annuale di un metalmeccanico. Certo le pensioni principesche auto assegnate a suo tempo, permettono loro una vita dorata al riparo da qualsiasi inflazione. E possono spendere in ozio il loro tempo a differenza dei loro protetti che oltre a spaccarsi la schiena agli alti forni, mancano della disponibilità necessaria per una settimana di ferie. Già perché i nostri pensionati d’oro, le vacanze se le possono largamente permettere circondati dall’ossequio servile,  guadagnato in anni di comparsate televisive e di protagonismo in politica. Ma oltre alle pensioni, sarebbe interessante riuscire a seguire le piste esotiche di ben altri tesoretti: quelli nascosti altrove. Si vocifera di un tonitruante ex ministro con appartamenti a Manhattan intestati ai parenti. O anche di ex presidenti della Repubblica compartecipi, tramite affidabili professionisti amici,  di iniziative turistiche nel Sud Italia. Per non parlare di vere e proprie colossali fortune accumulate durante anni di potere assoluto da protagonisti delle maggiori cariche dello Stato. Del resto, nella storia-patria si sono sempre avuti accumuli lucrativi di prebende e titoli: ricordiamo il Maresciallo Duca di Addis Abeba, nonché Collare dell’Annunziata, Pietro Badoglio. Il quale ogni volta che riceveva un incarico sollecitava spudoratamente compensi economici. E’ affascinante constatare come la sete di potere coincida con quella di denaro e di arricchimento illecito: facilitato da contatti internazionali ad alto livello e conseguenti intrallazzi nelle innumerevoli imprese inclusive di laute “commissioni”. Il popolo, ormai  ben conscio di tutto ciò, si è espresso con fermezza contro le elite di sinistra da sempre troppo privilegiate. Quasi fossero novelli regnanti che, in caso di furenti sommosse causate dal drammatico calo della qualità di vita, potrebbero rispondere: “Manca il pane? Che mangino brioches.” Marie Antoinette non l’ha mai detto. Ma da sotto l’ombrellone di Capalbio, potrebbe spuntare qualcuno che la reinventa come frase di sinistra.

 

5/8/08

“Propellente vacanze e circuiti amical-chic” di Mariella Alberini

 

Il propellente per le rubriche porno-rosa, per gli intrallazzi sentimentali dei “divini” della pedata e del pedale, per indagini con accertamento di infedeltà ramificate, per torride passioni senza conseguenze o terrificanti inconvenienti di avariata natura è l’estate con esplosive tirature per i rotocalchi. Nulla è più intrigante di Donna Veronica stanziale a Villa Certosa in agosto. In competizione con i piccioncini dell’Eliseo in idillio, con l’ascesa nei sondaggi e relax, nello Chateau sur mer della Presidenza francese. Questa stagione, per noi bipedi normali, dovrebbe rappresentare salute, riposo e osmosi con la natura. Indispensabile rifugiarvisi per non pensare alla via crucis nei supermarket, ossessionati da prezzi in ascesa, alle migliaia di clandestini sbarcati e in procinto di sbarcare, alle roboanti invenzioni giornalistiche che travisano la realtà politica, ai sussulti schizofrenici dell’ultimo Congresso di Rifondazione Comunista, ai pianti postumi di quelli che avevano votato contro il nucleare, alla tristezza della sovrapproduzione di vino per cui si devono distruggere i vigneti, alla mancanza, soprattutto, del privilegio del doppio stipendio, appannaggio di tanti furbacchioni, al solito tormentone di Alitalia che a breve dovrebbe convertirsi nella nuova società “Alitaglia”. Pochi mettono in pratica la ricetta più salubre. Chi opta per il viaggio, esotico ma massacrante, rischia di tornare con urgenza di revisioni gastroscopiche, sempre se scampa a probabili tzunami. Restando nell’utilizzo di seconde case marine e alpestri, il pericolo è presente nelle ricorrenti abbuffate social club e non c’è salvezza nell’infernale circuito amical-chic. Il presenzialista, sempre alla ricerca dell’incontro Top, presenzia con religioso slancio più che il cattolico fervente al rito dell’Eucarestia. I veri VIP sapevano quanto indispensabile per la salute psicofisica fosse fuggire dal branco almeno durante le vacanze. Churchill villeggiava mesi e mesi a Marrakesch ancora vergine di charter. Jakie fuggiva i dispiaceri coniugali a Ravello, confortata dall’Avvocato, prima delle nozze greche. Margaret Windsor, antesignana di Lady D, veleggiava con giovani amanti nei mari esotici mentre the Queen, l’inossidabile, predilige, sempre con delizia, Balmoral. E poi Johannes Brahms, Fiodr Dostoevskji, i Kaiser, gli Zar, Johann Wolfgang Ghoethe, Frederik von Schiller e tanti altri grandi spiriti del diciannovesimo secolo si rifugiavano a Baden Baden, la cittadina dove regna ancora l’atmosfera della Belle Epoque, romantica, bucolica, circondata da settecento chilometri di Foresta Nera per trovarvi silenzio, ispirazione e oblio. Lo spessore di una regina non è acqua. E quello dell’essere umano si può misurare anche dalle scelte delle sue mete di svago. Ma dove andranno per sfuggire ai media George W e Condoleeza, novelli protagonisti dell’ultima illazione romantica? Unica soluzione: “Fly me to the moon”, dirà lei, pensando alla canzone dell’incomparabile Frankie. Loro potrebbero.  

                                                                                        

1/8/08

“Commenti di mezza estate” o “Le notizie del “chissenefrega”” di Mariella Alberini

 

L’estate imperversa anche se non molti si trovano in ferie. In agosto, le grandi notizie scarseggiano, i politici sì, con quei lauti emolumenti vanno in ferie, e  i giornali vivacchiano su notizie deprimenti o di scarso interesse per il lettore. Lo strazio dell’aumento prezzi, le noiose esternazioni di Cossiga, la Spagna di Zapatero che proclama i “diritti umani” per le scimmie e fa pensare ai prossimi babbuini, eletti nel Parlamento iberico, i saldi con ticket delle lucciole in crisi di clientela, i continui litigi sindacali e non del Teatro alla Scala, i gossip del calcio-mercato, gli sbarchi (purtroppo continuano)  di  clandestini  a Lampedusa, l’ennesima assoluzione di Berlusconi e le chiacchiere sulle sue doti amatorie, la conclamata castità di nota signora. Su quest’ultima “perla” c’è da domandarsi perché si regala pubblicità ad un fatto soltanto privato? Intanto, sparita l’immondizia napoletana, non ci si interroga su come si smaltirà la prossima ondata? Non ci pare che il problema sia risolto in modo totale e tanto meno l’inquinamento prodotto nei dintorni di terreni coltivati. Poca evidenza viene data alle proposte del ministro Gelmini che sta cercando formule per riportare decenza negli usi e costumi scolastici: la divisa a scuola e il voto in condotta. Si va attenuando l’attenzione dei media sul prosieguo della battaglia intrapresa da Brunetta per bonificare l’ignavia degli statali e il taglio degli sprechi denunciati. Perché non si approfitta dell’estate per dare spazio a suggerimenti  per i problemi degli anziani soli e abbandonati dai figli? O soluzioni per la scarsa presenza di personale sanitario nei Pronto Soccorso? Si potrebbe accentuare l’attenzione sui giovani sempre più allo sbando a causa della formula discoteca-droga e la mancanza di vicinanza e di controllo da parte dei parenti. E suggerire corsi per insegnare il mestiere di genitori che comprenda educazione dell’anima, dei sentimenti, del comportamento e del rispetto verso il prossimo. Ormai il rapporto umano è arrivato a un punto di totale mancanza di civile convivenza che sarebbe indispensabile stimolare il popolo italico a migliorane la qualità. Perché non sappiamo nulla della situazione sulla linea dell’alta velocità tra Milano e Napoli? O sull’avanzamento dei lavori della famigerata A3: autostrada Salerno-Reggio Calabria in attuale stato pietoso. A quale punto sarà la nuova tangenziale di Mestre e la BREBEMI (Brescia-Bergamo-Milano)? Che fine ha fatto la lotta alla prostituzione, alla mafia, alla camorra e altre organizzazioni malavitose, delle quali si continua a leggere di scarcerazioni per decorrenza dei termini o assoluzioni di personaggi di spicco incriminati? Sono così tanti gli argomenti di particolare interesse per gli Italiani che invece vengono informati capillarmente sui problemi sentimentali di veline e calciatori. I pezzi di colore si sprecano a detrimento di zone d’ombra da illuminare.

 

19/7/08

 

“Tornare indietro per andare avanti”   di Mariella Alberini

 

L’approvazione del Ministro Gelmini al ritorno del “grembiule” per gli alunni a scuola è un piccolo, ma chiaro segnale della necessità improrogabile di tornare ad usi e costumi non più indecenti e lassisti. Siamo arrivati al culmine di un certo tipo di modus vivendi inaccettabile. Per poter andare avanti preservando l’umanità dall’estremo degrado estetico, morale, culturale e ambientale è indispensabile imitare usi e costumi dei secoli civili. Osservando l’aspetto degradato delle masse occidentali, corrotte dal cosiddetto benessere, ci rendiamo conto che l’estetica delle residue popolazioni tribali sul pianeta è di gran lunga più piacevole a vedersi: rispecchia una ritualità pensata e creduta. Se guardiamo i corpi di atletica naturalezza di popoli dissimili come bantù o vatussi e li paragoniamo alle orde obese che invadono gli stadi americani, dove si è reso necessario allargare e rinforzare i sedili per il pubblico, ci dobbiamo arrendere alla loro superiorità genetica. La vita in savana forse è più sana di quella al Central Park di New York. Ma per tornare ai “grembiuli”, non mancheranno gli insipienti, i quali troveranno da ridire e ostacolare quello da loro ritenuto una divisa. Poiché non si sono ancora resi conto che gran parte degli occidentali circola in divisa di jeans stracciati ed altri accessori, guarda caso, mutuati da quelle etnie tribali un tempo cannibali. Da questa armata brancaleone, il grembiule vuole prendere le distanze in funzione di un ordine mentale e materiale. Non si temono più le macchie d’inchiostro: temiamo incancellabili macchie dell’anima. Si riflettono su tutto il sistema sociale. Se un inizio di ritorno a normalità ordinata partirà dalla scuola, ciò potrebbe essere il sospirato segnale di una nuova moda foriera di vera estetica, vero self respect, perduto da quando hanno incominciato a predicare i falsi profeti. Ormai se ne sono, almeno in parte e tranne i girotondini, resi conto anche loro, i falsi profeti: imperversano da decenni nelle pieghe sinistrorse e diffondendo peste sociale. L’inquinamento prodotto da costoro si sta riproducendo da alcune generazioni: da padre in figlio, da falso maestro a cattivo alunno, dal 27 politico all’ignoranza diffusa ed eletta a sistema. Mesi orsono, in TV, un noto calciatore rifiutando di cantare l’inno nazionale italiano disse “ e poi cos’è sto elmo di Scipio e cosa vuol dire stringersi a coorte?” Ecco un’icona-idolo del popolo mentre lancia il suo messaggio ai fan della domenica e delle risse fuori e dentro lo stadio. Un sasso nell’acqua provocatore di infinite onde. I vati del momento sono loro: gli amanti agognati da legioni di falene, di veline, di teen ager ignoranti dietro le quali c’è il nulla. Il disordine genera un popolo di sostenitori che lo trovano utile per sfuggire a regole costruttive meno comode, ma pilastri della convivenza umana. Insomma ce lo vogliamo mettere sto grembiule?

10/7/08

“Dall’epoca di Candido a quella dell’immondizia”  di Mariella Alberini

 

E’ un vera delizia leggere Candido oggi. Un foglio scritto con linguaggio giornalistico impeccabile tanto moderno da competere con quello attuale (o surclassarlo?). Lo si legge sorridendo e si immagina il godimento dei nostri padri nel potersi rifugiare nell’equilibrio dei suoi concetti dopo la roboante retorica fascista. Erano i tempi dell’Uomo Qualunque, in cui gli Italiani ritrovavano la loro dimensione anche se le frange impazzite del comunismo nascente continuavano i loro eccidi con la volante rossa e con le vendette partigiane. Inutile encomiare il Direttore per quest’ultima trovata: è unico e basta. Di questi tempi, riportare alla ribalta la figura di Giovanni Guareschi è  un atto di omaggio a quell’Italia che seppe rimboccarsi le maniche e, rifiutando le ideologie estremiste, creò la rinascita economica. Guareschi rappresentava la coscienza di quell’Italia. E trascriveva su Candido i sani concetti di operosità e di buon senso, nei quali gli Italiani si rispecchiavano. L’intuizione di Guareschi nel tracciare i personaggi, in contrapposizione tra loro per ideologie politiche, è quella di far emergere in fondo alle  loro battaglie le soluzioni di buon senso. Ai tempi dei libri su don Camillo e Peppone si diceva che dopo dieci anni non sarebbero stati più letti. Ma dopo sessant’anni il ricordo è tanto vivo da registrare share tali da farli riproporre di continuo in TV. Quel sense of humour dissacrante, quelle vignette parlanti, quelle battute fulminanti e l’attualità estetica dei disegni, imitati poi dai rotocalchi nascenti danno la misura della grandezza del giornalismo suo e dell’amico Mosca. Si firmavano soltanto con il cognome, un altro segno di umiltà intellettuale. Un’umiltà intellettuale introvabile ai giorni nostri. E di umiltà Guareschi  ne dimostrò molta quando fu mandato da De Gasperi in carcere per un errore commesso in buona fede. Da galantuomo affrontò la pena senza chiedere sconti. Vogliamo immaginarci i politici responsabili dell’immondizia campana, i quali, se condannati vanno in prigione senza interporre appelli o aggrapparsi a condoni e amnistie? Si sono perse le tracce di quel genere di italiano che vedeva nel lavoro il mezzo per creare un mondo migliore. E oggi dove è finito quel famoso mondo migliore? Un segno del ritorno al buon senso degli Italiani si è avuto con il recente responso delle urne che hanno cancellato le ultime parrocchie rosse. Con immane fatica si cerca di rivalutare quei criteri, quello spirito che animava l’epoca delle pagine di Candido. Ma la rubrica “De bello civili” in latino maccheronico, regolarmente pubblicata a firma di Gaio, dubitiamo possa essere compresa dai maturandi del liceo classico.

 

4/7/08

 

“Treni e navi per espellere i clandestini”   di Mariella Alberini

 

Numerose mail ci vengono inviate e temi ricorrenti sono l’immigrazione selvaggia e la subdola opposizione delle sinistre contro il nuovo governo. E’ paradossale assistere alla protervia, con la quale i comunisti, le lobby di sinistra e parte della magistratura tentano di delegittimare la scelta del popolo italiano che ha voluto un governo di destra. Il quale è stato chiamato a rimediare i guasti ereditati dall’accozzaglia che costituiva il precedente governo. Fra questi, l’immigrazione selvaggia consentita senza alcun freno. La quale ormai si è organizzata per turbare l’equilibrio del nostro vivere civile. In pratica ciascuno di noi è stato oggetto di vessazioni, furti, rapine, atti di inciviltà sui mezzi pubblici, stupri e delitti da parte di russi, albanesi, moldavi, romeni, africani ecc. Gli Italiani vogliono sapere come si fa a individuare i clandestini sul nostro territorio: i tempi necessari per procedere alla loro espulsione e a quella delle migliaia di nuovi arrivati che si infiltrano quotidianamente dall’est e dal mare. I cosiddetti centri di accoglienza si sono rivelati colabrodo costosi e inefficaci con evasioni all’ordine del giorno. E’ forse un’utopia pensare di caricare navi e treni a cadenze quindicinali con i clandestini individuati? Poco efficace e troppo dispendioso evacuarli con aerei a un centinaio alla volta. Gli Italiani vogliono vederli partire e non soltanto arrivare. Vogliono vedere in televisione gli imbarchi e non gli sbarchi. Le statistiche ufficiali parlano di quattro milioni di “ospiti”, ma in realtà nessuno è in grado di quantificarli. Gli Italiani vogliono constatare la diminuzione di questa folla incontrollata e sovente nociva. Questa folla non si coagula in isole etniche, ma si diffonde in tutto il tessuto sociale. E la parte dedita al crimine forma associazioni esotiche che fanno concorrenza alla criminalità locale. Di certo, usufruiscono gratis di tutti i servizi da noi creati nel tempo con i nostri tributi: sanità, trasporti, assistenza sociale ecc. E le nostre leggi permissive danno loro la precedenza. E’ giunto il momento di prendere drastici provvedimenti per diminuire questa invasione e regolamentare severamente quelli che potranno rimanere sul nostro territorio.  Intanto il popolo italiano assiste disgustato al marasma creato ad arte su problemi inconsistenti intorno al Premier e al suo governo, del quale si vorrebbe addirittura mettere in dubbio la legittimità come se il 70% dell’elettorato non lo avesse votato. Mentre si deve ricordare, quando le sinistre arrivarono al governo per soli ventimila voti, la spocchia, con la quale invasero tutte le cariche pubbliche, Presidenza della Repubblica inclusa, ritenendosi illuminati dal Signore.

E’ noto: l’Italia è afflitta da molti problemi drammatici. Le priorità sono varie. La prima fra tutte è quella di governare con fermezza. Non ultima, quella di risolvere la cancrena dei clandestini.  Non è più il tempo di dare spazio a chi ci ha trascinato nel pantano e vorrebbe continuare ad alimentarlo per ragioni di botteghe (oscure).

 

27/6/08

“Problemi estivi e insulti britannici”  di Mariella Alberini

 

L’estate torrida è preoccupante per l’italiano di ceto medio e basso. Anche i ricchi piangono ma sui loro yacht in Sardegna o in altri paradisi non più fiscali. Ci sembra  il caso di puntualizzare la problematica delle famiglie che quest’anno faranno vacanze minime causa l’affanno economico. E il calo drammatico di turisti stranieri in Italia responsabili l’effetto rifiuti e il mese di giugno invernale. Ci sono anche gli sberleffi della stampa britannica che, dopo quella americana,  imita Cassandra nel pronosticare un’Italia in fin di vita con una popolazione di anziani e di immigrati per delinquere. Il tutto condito con quello che loro chiamano “dry humour”. Senza dimenticare noti giornalisti italiani anglofili e l’immarcescibile Giuliano Amato che rincarano la dose esprimendo opinioni di indubbia tendenza anti governo attuale. Insomma, quando l’opposizione si fingeva amichevole è intervenuta tramite i parlamentari europei spagnoli. Adesso lo fa attraverso i media della dolciastra Albione. Negli ultimi anni, le famiglie meno abbienti cercavano rifugio al sud, dove i prezzi erano più contenuti. Ma la miopia ventennale degli amministratori locali ha rovinato questo rifugio estivo perché sono lievitati i prezzi degli appartamenti, delle spiagge, dei generi alimentari e, soprattutto, è scaduta la qualità della balneazione per l’incuria degli impianti di depurazione ormai inquinanti. Nell’attuale, difficile momento, questi problemi appesantiscono la situazione. Alla Spagna conviene darci addosso perché è il nostro primo concorrente nel bacino del Mediterraneo: adesso per colmo di sfiga ci si sono messi di mezzo anche i due “rigori” da noi falliti.

Qui si continua a remare contro ogni iniziativa che possa risollevare le sorti italiche riproponendo faide alla Guelfi e Ghibellini di ritrita memoria. Un Paese si può governare in molti modi. Ma è possibile che ogni proposta per quanto saggia debba essere ritenuta indecente a scopo disfattista? Ci ribelliamo alle critiche dei media inglesi o americani, ma illegittimiamole comportandoci in modo positivo. Se in queste circostanze non si aiuta il popolo in palese difficoltà, si rischia grosso. La rivolta nell’urna dell’aprile scorso è un segnale forte e chiaro dei sentimenti degli Italiani. Inutile ribadire che in tutto il mondo l’utopia comunista è  naufragata: lo aveva già previsto, fin dalla metà dell’Ottocento, il nostro Giuseppe Mazzini. L’assurdità consiste nel fatto che il dolce Paese sia ancora pervaso (a scopo di potere) da ulteriori singhiozzi “rossi”. Forse il Magnificat non sarà rappresentato dal nuovo governo di destra, ma almeno lasciamo che ci provi. Uffa, che caldo! Bene o male una settimana di ferie arriverà per tutti. Anche per i signori dell’indimenticabile falce e martello. La falce i contadini non la usano più. A quei signori resta il martello da maneggiare con molta cautela affinché non ricada sui loro “cabasissi”. 

 

16/6/08

“Le angosce del risparmiatore italiano”  di Mariella Alberini

 

Si lavora tutta la vita cercando di risparmiare per la vecchiaia. Chi l’ha fatto, e oggi è alla soglia della settantina, invece di trascorrere in relativa tranquillità gli anni  azzurri, vive con angoscia la sua situazione economica. I risparmi calcolati in lire sono stati dimezzati dall’avvento dell’euro, al quale è stato dato un valore di concambio vergognoso e penalizzante. Grazie Prodi! A ciò si aggiunge l’impennata dei prezzi, petrolio a parte, che ha ulteriormente dimezzato il pochissimo rimasto. Lo stesso dicasi per i fortunati che percepiscono la pensione. Calcolata in lire, è stata tradotta in euro al cambio di prima e quindi subisce la stessa sorte dei risparmi. Il tutto è Storia vecchia di sei anni. Ma oggi si deve aggiungere la spirale inflazionistica che prende vigore di giorno in giorno. Chi in modo previdente si è affidato a gestioni patrimoniali di indubbia serietà ed esperienza, finora non ha avuto sorte migliore. Solo qualche fortunato, che si può permettere il lusso di non attingere alla rendita dei propri risparmi, riesce a mantenere un valore più realistico di quanto ha investito. E’ una “bella” storia quella dell’Italia e dell’Unione Europea che sperperano a man bassa risorse e denaro per le cause più cervellotiche e non vogliono rendersi conto che di questo andazzo finiranno per avere una rivolta strisciante che finirà per esplodere. I veri problemi non sono quelli agitati dai media (gay pride, dico o pacs, conflitto di interessi ecc.), ma l’angoscia di come arrivare a fine mese e di non avere nessuna tranquillità sul tempo che resta da vivere. Se un comune cittadino pensa di rivolgersi alla sua banca per chiedere consiglio su come salvare il sudato risparmio si trova davanti eleganti funzionari che hanno la consegna di collocare i prodotti che interessano alla banca. E’Storia di ieri vedi Parmalat, Cirio, mutui subprime. A tutto ciò si aggiunge il terribile incubo Sanità oggi purtroppo sotto i riflettori della ribalta. La nostra Sanità pubblica avrebbe dovuto mettere tutti al riparo di una spesa che altrimenti sarebbe insostenibile per il bilancio di ogni italiano, tycoon a parte. Sanità che tutti pagano in proporzione ai loro redditi, ma che è purtroppo una greppia per i disonesti. Passi il rubare sulla carta igienica, sulle garze, sulle forniture ospedaliere, ma arrivare a nuocere con interventi chirurgici nocivi e devastanti pur di incassare è mostruoso. Se ciò purtroppo è accaduto in Lombardia, nota per Sanità efficiente, figuriamoci cosa succede nelle zone d’ombra dello stivale, dove i primari risultano voluti e utilizzati da mafia, camorra, n’drangheta e Corona unita. O nella Sanità è nata un’altra congrega di questo genere? L’Italia, un Paese di anziani e di immigrati, deve intendere la Democrazia in un altro modo. Non nei bizantinismi inventati da sindacati, associazioni di categoria, gay, verdi comunisti di ritorno ecc. Ognuno pretende attenzione e risorse, ma non dà nulla in cambio se non “Chiacchiere e Distintivo” come diceva Robert De Niro nella sua impeccabile interpretazione di Al Capone.

 

14/6/08

 

“Rai: crisi economica e scarsa trasparenza”   di Mariella Alberini

 

Al convegno di presentazione dell'indagine CGIL
sulla situazione economico-finanziaria della Rai, ho dovuto registrare una
preoccupante affermazione di Sergio Cusani, coordinatore della ricerca. Ha
infatti dichiarato Cusani che la norma che impone alla Rai la separazione
contabile tra quanto prodotto con i proventi del canone e quanto con la
pubblicità, è di difficile se non impossibile applicazione, con buona pace
dell'Agcom che ne dovrebbe controllare il puntuale adempimento.
In effetti, contrariamente a quanto affermato direttamente al sottoscritto
dal Vice Direttore Generale Leone - secondo il quale non ci sarebbe bisogno
del "bollino blu" sulle trasmissioni di servizio pubblico (a suo tempo
richiesto dall'ex Presidente della Commissione di Vigilanza), poichè il
"bollino" è inserito sin dall'inizio sui documenti interni relativi ai
singoli programmi -, l'imputazione dei costi a carico del servizio pubblico
o di quello commerciale, viene fatta esclusivamente "a posteriori", in sede
di redazione del bilancio. Con la conseguenza che, non solo è ragionevole
presupporre che ad esempio le sanzioni comminate dalla stessa Agcom vengono
imputate al servizio pubblico, ma che gli utenti che pagano il canone non
potranno mai conoscere come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quali
trasmissioni vengono finanziate tramite il canone di abbonamento.

 

8/6/08

 

“Eccesso di vetriolo contro M.me Sarkozy”   di Mariella Alberini

 

C’è da chiedersi perché una giornalista tanto importante del Times come Sarah Vine si prenda il gusto di scrivere un pezzo di circa due cartelle al vetriolo contro Carla Bruni Sarkozy. Il personaggio è interessante per l’innegabile venustà e l’importante  ruolo istituzionale, ma adesso basta. Si è detto tutto e più di tutto. La collega Sarah si attacca al libro appena pubblicato “Carla and Nicolas: The True Story”, autori Valerie Beneim e Yves Azeroual, due giornalisti, si dice, pilotati da Carla per rimettere a fuoco la sua verità. E allora?

“Sbeffeggia Rachida Dati, Ministro della Giustizia, perché amica della ex moglie Cecilia. Potrebbe essere una novella Poppea. Lo ha sposato solo per il suo potere. Non avrebbe potuto mai fare la moglie devota durante i vent’anni di ascesa politica come Michelle Obama.” E via di questo andazzo. A proposito di Poppea, Sarah Vine deve essere poco informata su tale imperatrice, dato che, incinta, venne uccisa da Nerone a calci. E noi speriamo proprio che l’eterea Carlà viva a lungo indenne da qualsivoglia violenza. Non ce lo vedo proprio Nicolas che imita gli eccessi neroniani. Anche se agiografo dell’imperatore fu Svetonio, suo oppositore.

Insomma i Francesi ormai apprezzano la Premiere Dame, sia pure solo per l’eleganza, e ritengono abbia un’influenza positiva sull’esuberante spontaneità presidenziale. Il Figarò loda il suo ultimo dvd, anche se il testo è materia di ulteriore gossip internazionale. I più ritengono Carlà decorativa nelle apparizioni accanto al marito all’interno della Francia come all’estero. E sono certi si sia presa in pectore l’impegno di far risalire a gran velocità la popolarità del Presidente. Ci sono due tipi di mogli di capi di stato. Quelle sposate all’inizio della estenuante carriera politica e quelle, rarissime, sposate subito dopo il trionfo. Carla fa parte della seconda specie, ma questa bella, ricca, famosa e fortunata quarantenne di buona famiglia e di liberi costumi ha suscitato molta invidia. E giù critiche e paginate di facezie. Vorrei davvero conoscere quella che nei suoi panni di single anticonformista e trasgressiva non avrebbe acciuffato un Presidente molto disponibile ad affrettate nozze. Appunto: l’errore di timing è da ascriversi soltanto a lui, al 53enne Nicolas, che ha voluto rimpiazzare troppo in fretta Cecilia invece di tenersi in “privato” la bella fidanzata e di impalmarla in tempi più moderati. Tutto qui. Lei no: non ha sbagliato una mossa. Lo segue dal primo momento in elegante abbigliamento minimal dalla Regina d’Inghilterra, sul Lungo Senna come al funerale del magnifico Yves Saint Laurent. Del quale è stata fra le muse preferite e adesso, con pazienza e grazia, è riuscita a diventarlo  per i Francesi che non sono certo di facile carattere e contentatura. Soprattutto verso un’italiana che parla come una francese e vuole comportarsi, per ora, da moglie devota. Sul contenuto del libro giudicheremo quando arriverà. Forse si poteva evitarlo. All’Eliseo, dopo tanto baccano, gioverebbe un silenzio d’oro o almeno dorato.

 

7/6/08

 

“Dalla vera Cultura l’Italia risorgente”   di Mariella Alberini

 

Signor Ministro Bondi,

vorrei attirare la Sua attenzione sul fatto che oggi il termine cultura viene usato in maniera a dir poco impropria. E in particolare da coloro i quali sono, oltre che ignoranti, soprattutto infarciti da slogan pseudo culturali e da pensiero filosofico detto debole. Il tutto inventato ad hoc dalla pletora di presunti intellettuali che servono le sinistre soltanto per proprio tornaconto. I Centri sociali, che si autodefiniscono centri culturali, non sono certo un esempio di quella cultura che dovrebbe aprire le menti, innalzare gli animi, valorizzare il bello. Non saranno certo i graffiti sparsi sulle pareti dei loro covi che potranno realizzare alcuni di questi scopi. Finalmente esasperati, gli Italiani sono riusciti a spazzare via con il voto l’esistenza di quelle sinistre dalle filosofie da strapazzo, dal buonismo ipocrita e fazioso, dalla capacità di sovvertire giovani menti e di spingerle contro la famiglia e contro la religione. Esse sono riuscite a vanificare ogni forma di rispetto verso il prossimo e quindi verso se stessi. L’Italia ha bisogno della cultura che esalta la vera arte, la vera letteratura, la vera musica: quella che non fracassa i timpani e induce a danze tribali. Credo siano pochi quelli che preferiscono la “m…d’autore”, esposta al Moma di New York, alla Primavera di Botticelli: in quell’esiguo numero di individui non alberga alcuna cultura. Soltanto l’eccentricità di chi vuol stupire e far parlare di sé a tutti i costi. Da quando in tutti Comuni italiani è stato istituito l’assessorato alla Cultura, prima esistente soltanto nei grandi centri urbani, mai la cultura è scesa così in basso. Ed è anche di questo che il nuovo governo si deve occupare poiché solo dalla vera cultura può ripartire un’Italia risorgente. A questo punto, molto dipende dalla spinta che saprà dare il novello Ministro dei Beni culturali, il quale ha esordito il suo mandato azzerando cariche clientelari distribuite all’ultimo momento dal governo uscente. Da sessant’anni il nostro patrimonio artistico, il più importante dell’umanità, soffre di incuria colpevole, giustificata da mancanza di fondi a loro volta sperperati a favore della cosiddetta cultura di sinistra. E poiché questa è riuscita a diventare la più sponsorizzata al punto da far passare quasi inosservata quella di destra, una miriade di persone immeritevoli ha trovato sostegno e riparo dietro il paravento rosso. Persino Renato Guttuso mi confidò che da giovane sconosciuto pittore aveva trovato comodo rifugiarsi nelle braccia del Pc. Proprio nel campo della cultura, è giunto il momento di cambiare quella tattica sbagliata che per sessant’anni ha ridotto il Paese nelle condizioni attuali. Inutile ribadire quale importanza riveste il Ministero della Cultura per aprire quegli orizzonti offuscati da tanti anni di incuria, dal colpevole assecondare un’unica fazione, da favoritismi pilotati. Non le sembra, signor ministro, sia giunto il momento della verità,  di far prevalere finalmente una par condicio degna di quello spirito liberale, del quale si sono perse le tracce.  

 

1/6/08

 

“Situazione di emergenza: Italia rialzati!”   di Mariella Alberini

 

Gli Italiani stanno con il fiato sospeso osservando i lacci e lacciuoli con i quali si cerca di imbrigliare le azioni del nuovo Governo. Quello che, dopo anni di dolosa incuria, si sta tentando di fare sull’immondizia campana senza tenere presente che ogni regione si deve gestire i propri rifiuti e non gravare sullo Stato spedendoli da anni via treno in Germania. E in tal modo generando un traffico fagocitato dalla camorra. Era dai tempi di Einaudi e di Merzagora che un Ministro dell’Economia non prendeva provvedimenti così tempestivi e mirati a vantaggio dei cittadini. Subito i Soloni della Sinistra hanno imperversato sulle televisioni berciando sentenze su come e perché bisognava partire da altri provvedimenti: quelli che loro non hanno mai preso. E avanti di questo passo. La Sinistra agita un governo ombra come se fosse una novità. Non è cambiato nulla: continuano a fare ombra su ogni spiraglio di luce che la Destra apre. E’ un sistema collaudato per cercare di impantanare le iniziative del nuovo Governo. Il quale deve accentuare il carattere di fermezza del suo operato. Gli Italiani temono che venga meno il decisionismo dimostrato a parole nella campagna elettorale. E si ricada nell’immobilismo del precedente Governo Prodi, ma anche del secondo governo Berlusconi intralciato da alleati sleali. E’  arcinoto: gli Italiani hanno dato fiducia a questo Governo con larga maggioranza alla Camera e al Senato. Ma si chiedono perché, già dai primi giorni in Parlamento, nelle votazioni manchi il numero per far passare proposte di legge ed emendamenti. E poiché il problema si ripresenterà, il Premier dovrebbe avere la facoltà di multare duramente gli assenteisti perché gli Italiani che producono al lavoro ci vanno ogni giorno. E non si capisce come parlamentari nuovi e veterani osino comportarsi in modo tanto indecente. E’ purtroppo un antico vizio, ma adesso con l’Italia in queste condizioni diventa ancora più sciagurato. E sul cosiddetto pacchetto-sicurezza smettiamo di dare fiato a tutte le voci di pie donne, preti, sfaccendati, centri sociali ecc. Siamo un Paese che è stato invaso da alcuni milioni di individui provenienti in maggioranza dall’Africa e dagli ex paradisi rossi. Sappiamo che ad emigrare sono sempre i più disadattati. Sotto la copertura di questa massa di umanità si annida tutta la feccia proveniente da quelle plaghe. Viviamo in una situazione di emergenza con episodi di autodifesa ormai indispensabile. E indispensabile è dare più libertà di azione alle Forze dell’Ordine o i “giustizieri della notte” si moltiplicheranno perché  si sentono indifesi oltre che impoveriti e depauperati. Carabinieri e Polizia sono in numero esiguo per fronteggiare tale emergenza. Basta un esempio per tutti. Alcune settimane orsono, un ladro di nazionalità russa, che ha perduto i suoi documenti nell’appartamento svaligiato, è stato denunciato alle forze dell’Ordine con consegna dei documenti ritrovati: dopo 40 giorni non è stato ancora ritrovato. Basta così: Italia rialzati!

 

26/5/08

 

“Mamma RAI, anzi matrigna”   di Mariella Alberini

 

Fra i tanti paradossi italici quello della RAI è uno dei più vessatori. Una legge dello Stato ci obbliga a pagare un salato canone per sfuggire alla visione di tre canali di zero interesse. Lo zapping si sposta rapido su Sky, per il quale ci tocca un ulteriore balzello televisivo però con possibilità di scelte variegate. Le altre TV private, cosiddette commerciali, risultano ugualmente banali, ma almeno non costano. “Ego non visibile, ergo non sum”: chi non va in televisione non esiste e chi non vi appare di continuo sparisce dimenticato. Però il cittadino pagante-canone non può accedere davanti alle “camere” se privo di qualche santo in paradiso. Qualificati scrittori con numerose pubblicazioni al loro attivo, pubblicati da note case editrici, ma senza eminenti appoggi, non hanno la possibilità di promuovere i loro libri. Non possono comparire nei numerosissimi “contenitori” mattutini e pomeridiani ahinoi affollati da umanità inquinata e priva di valore. Rari casi di raccomandati vengono alla luce soltanto quando si vuole fare le scarpe alla fazione da demonizzare. Ma la palude più vischiosa è rappresentata dall’oceano di denaro dissipato in emolumenti assurdi, rivoli di spese incontrollate, favoritismi di ogni genere, creste istituzionalizzate, giganteschi esborsi per fiction polpettoni. Come fanno le tv private senza canoni di Stato a chiudere i bilanci in attivo e a remunerare gli azionisti? Perché la RAI finge di ignorare le loro buone regole di amministrazione? In verità, quelle TV private marciano sui terreni compatti della sana imprenditoria mentre la nostra TV di Stato affoga nelle sabbie mobili della mala gestione. Il sistema, iniziato a metà degli Anni Sessanta nell’industria di Stato, era quello di assumere nuovo personale in funzione di tre categorie di raccomandati: quelli sponsorizzati dai Partiti politici, quelli del mondo ecclesiastico e quelli degli amici degli amici. Così il nucleo di valore del personale dell’azienda veniva inquinato dalla pletora dei nuovi incapaci. I danni disastrosi sono sotto i nostri occhi. Adesso il nuovo Governo, si dice, affronterà anche questo nodo. Ma come? Innanzi tutto dovrà scegliere il personale valido e disinfestare con gigantesche bombole di DDT la parte parassitaria. Arginare in maniera drastica l’invadenza dei Partiti che ha portato ad una lottizzazione a dir poco indecente. Abolire il canone e accontentarsi del cospicuo gettito pubblicitario: il quale, se amministrato senza sperperi, ruberie e favoritismi, basta e avanza per creare un televisione di rispetto nei confronti di un Italia bisognosa di valori autentici, di immagini migliorative, di buon gusto. In altre parole di una televisione che forma e non inquina e viene accesa per ridare alle famiglie non solo un’informazione “parziale”, ma una finestra sulla cultura nel mondo. 

 

14/5/08

 

“Il balletto dei premi letterari e i librifici”   di Mariella Alberini

 

Una miriade di premi letterari affolla la nostra penisola di navigatori, santi e poeti, sovente destinati a predestinati scelti dalle camarille tra case editrici, potere politico e perché no?, forzature del potere economico. Oggi la situazione dell’editoria italica è diventata un cosmo magmatico dove si è realizzata la profezia di Edgardo Macorini, eminente editor dell’Arnoldo Mondadori anni Settanta. Il quale prevedeva la scomparsa della figura dell’editore puro che allevava personalmente la sua scuderia di purosangue, e la trasformazione della Casa in librificio. Intendeva dire che il libro non sarebbe stato più il parto della mente dello scrittore, ma un prodotto con un tot di sentimento, azione, sesso, guerra, cronaca nera ingredienti vari opportunamente dosati. Non solo, ma questo tipo di trasformazione porta a valorizzare persone che non si possono definire scrittori, ma pennivendoli qualificati. Alla luce di questa impostazione sorgono le disinvolte qualifiche nell’ambito dei premi cosiddetti letterari. C’è poi la deprimente attitudine di numerosi direttori editoriali di privilegiare firme esotiche assecondando in tal modo la deprecabile esterofilia degli Italiani. Infatti numerosi scrittori per essere pubblicati hanno adottato pseudonimi anglicizzati. E ciò accade soprattutto nelle massime case editrici che ormai hanno accorpato tutti gli ex editori puri. Un giungla di carta dove il vero scrittore ha nessuna possibilità di emergere. Sembra che in Italia si legga poco, però si pubblica uno sterminato numero di titoli sovente assurdi e di dubbio, per non dire infimo, gusto. A detrimento della cultura che dovrebbe formare le giovani menti e attirarle verso letture concettuali di sostanza. Per non parlare del vassallaggio richiesto all’autore che viene ricattato con tempi interminabili di esame da parte dei cosiddetti lettori. Ai tempi di Sergio Polillo, direttore generale in Mondadori, i lettori, allora molto qualificati, venivano messi alla frusta sui tempi di giudizio del libro. Si è interrotta  quella bellissima tradizione esistente fra editore e libraio, il quale considerava il libraio come la sua vetrina  e lo vezzeggiava andandolo a trovare e ascoltando i suoi consigli. Sì, il bravo libraio era, come dovrebbe ancora essere, una figura fondamentale. Oggi lo scrittore non riesce a trovare il suo libro appena pubblicato nelle librerie intasate da migliaia di volumi dalla vita breve. Per tornare alla fucina dei premi diventati ormai tanto numerosi che la composizione delle giurie è andata sempre più perdendo di qualità. Infatti personaggi di dubbia qualità culturale e di nessun spessore intellettuale esercitano con spocchia e snobismo il sacro compito dei giudici. Un tempo si diceva: c’è chi i libri li scrive, c’è chi li legge, c’è chi li vive.

E oggi…?

 

8/5/08

 

“Cinema italiano da rilanciare”   di Mariella Alberini

 

Una chiara visione, quella del Sindaco Alemanno, dei grandi problemi che affliggono la capitale non ultima la grama situazione del nostro cinema tutto da rilanciare. E’ noto che le casse dello Stato piangono ormai svuotate dalle corbellerie commesse da un trentennio di pessima e “sinistra” gestione. Quindi oltre a porre i primi tamponamenti per riassestare la Capitale in modo decente, l’idea di trovare il modo di rilanciare l’industria del cinema in Italia è necessaria anzi indispensabile. E attirare di nuovo le produzioni internazionali a Cinecittà e dintorni potrebbe essere una magnifica fonte   di introiti a sostegno della nostra produzione ricca di talenti e nullatenente di mezzi finanziari. Riportare in Italia lo showbusiness internazionale come ai tempi di Ben Hur e di Cleopatra significherebbe non solo riportare lo star system internazionale a Roma, ma forse ritrovare una parte dell’antico smalto della rimpianta Dolce Vita. E non sarebbe tanto difficile poiché già alcune massime icone di Hollywood stanno mettendo radici dalle nostre parti. E ciò fa prevedere che altri seguiranno l’esempio poiché siamo convinti che a breve il nostro Paese potrebbe diventare un’Italia Shire: ritiro ambito dai rentier internazionali per qualità di vita e accogliente comunicativa del suo popolo. Dove volete che vadano a godersi gli anni azzurri tedeschi, scandinavi, americani, russi e cinesi? Se poi si riuscirà a resuscitare l’industria del glorioso cinema italiano, eccelso nel passato e minimal oggi, ciò contribuirebbe a vivificare tutto l’indotto unico, per il quale abbiamo sempre primeggiato: creatori di costumi, sartorie, tecnici di ogni campo, musicisti, scuole di danza ecc. Decollerebbe un effetto radiale in grado di percorrere tutta la penisola. Nella quale risorgerebbero isole di idee originali per ridare fascino a luoghi meravigliosi oggi fatiscenti dove la buona stagione dura sei mesi l’anno. Un effetto dilagante in questo Paese che ha bisogno di rinnovarsi completamente e risorgere dopo decenni di caduta verticale. Oggi, ogni regione ha una delegazione a Cinecittà per produrre pellicole locali o documentari che nessuno vede e ciò costituisce l’avvilimento della professione del cineasta. Quella professione che abbiamo avuto nel sangue da quando tra il 1904 e il 1908 sorsero le tre più importanti case di produzione: la Cines, l’Ambrosio di Torino e l’Itala Film. Tempi, nei quali Gabriele d’Annunzio collaborò alla sceneggiatura del famosissimo “Cabiria”, realizzato da Piero Fosco. Già nel 1914 si ebbe l’espressione più artisticamente genuina nel film “Sperduti nel buio”, realizzato da Martoglio che conteneva in germe qualche elemento del futuro neorealismo. E dunque da questo prestigioso patrimonio cinematografico del passato dobbiamo poter riprendere uno slancio degno della grande creatività che è stata in grado di creare il miracolo economico negli Anni Sessanta. Adesso è il momento di stupire il mondo con un altro miracolo adeguato alle esigenze del ventunesimo secolo.

 

1/5/08

 

“Il cambiamento epocale degli Italiani”   di Mariella Alberini

 

L’Italia è tornata in mano agli Italiani, almeno per il momento. Un cambiamento epocale atteso da trent’anni, provocato dalla lucida visione della voragine, nella quale il nostro Paese è precipitato. Quella politica che aveva assopito la coscienza del popolo è stata frantumata dalla ribellione degli animi covata in anni di decadenza indecente dilagata in tutta Italia a danno della popolazione. Si è arrivati al punto di non sapere quale delle numerose piaghe che ci affliggono sia la peggiore. L’impresa più ardua del nuovo governo sarà proprio quella di individuare da quale bubbone iniziare la cura. Ma più che la cura, si tratta di estirpare le radici del male attraverso riforme che scuotano i vizi dell’intero sistema. Ed è questo che gli Italiani ansiosamente aspettano. Lo si percepisce nell’aria che respiriamo. Lo si legge negli occhi della gente. Un’ansia cosciente che ha stravolto il sistema-Paese per cercare salvezza e per recuperare uno spazio decente in Europa. Ci troviamo in una sorta di dopo guerra dove le macerie sono rappresentate dagli enormi costi della politica (finanziamenti a pioggia per tre anni ai Partiti sconfitti), sprechi osceni dei Lavori pubblici (15 stazioni dell’alta velocità in 146 chilometri) per non parlare dell’inefficienza in tutti campi (scuola, magistratura, organici delle Forze dell’ordine, autostrada del sole ecc). C’è un’Italia da rifare e tutti vogliamo partecipare senza più i veti dogmatici di quei partitini finalmente scomparsi che, ci auguriamo, non ricompaiano mai più. Finalmente una sana diffidenza ci impegna a sorvegliare gli indirizzi che la politica prenderà e anche l’operato di coloro i quali abbiamo eletto. Tempo scaduto per tutti gli intrallazzi, i privilegi, le beghe da cortile e quant’altro possa ritardare l’azione risanatoria del Paese e l’eventuale slancio della ripresa per ritornare ad essere fra le maggiori potenze industriali del mondo.  E’ giunta l’ora che si rispolverino i Pensieri di Luigi Einaudi, l’italiano probo che diede l’avvio alla ricostruzione economica del Paese nell’altro dopo guerra, quello del 1946. Adesso, sessantadue anni dopo, ci troviamo in condizioni simili augurandoci di aver votato per uomini e donne di quella tempra. E invochiamo proprio queste donne avanzate di numero, rispetto ai precedenti governi, affinché rappresentino davvero le esigenze dell’elettorato femminile senza cedere al compiacimento dei giochi di potere. Fondamentale questa fulminea svolta nella guida di Roma, la Città eterna madre di compromessi deleteri dilaganti in tutta la nostra smandrappata penisola. Ora un incendio non doloso, ma provocato dagli insorti romani, ha fatto terra bruciata, sulla quale ricostruire un’urbe risanata in grado di rievocare l’epoca augustea di sfavillante memoria. 

 

2/4/08

 

“Le prodigiose performances di M.me Sarkozy”   di Mariella Alberini

 

Tutto il mondo ha potuto ammirare la fulminea trasformazione di Carlà Sarkozy da ragazza-top-model-cantautrice in distinta-signora-bene al cospetto dei reali inglesi. La giovane donna faceva venire in mente immagini dimenticate di signorine uscite dal Collegio Reale delle Fanciulle o dall’Istituto Smolnij di San Pietroburgo: quando era adibito a educandato per  le giovani più titolate della Santa Madre Russia, poco prima che Vladimir Ulianov, detto Lenin, vi insediasse il vertice del Soviet supremo. E’ un esempio tutto da imitare che la dice lunga sull’estrema duttilità della neo Premiere Dame di Francia. La quale ha deciso di far sfolgorare a lungo il regno di Sarkozy I e si prepara ad assecondarlo per la futura rielezione. Ebbene questa icona riveduta e corretta da ninfa senza veli in gentildonna dai cappottini castigati dovrebbe far rivalutare il piacere dello stile e dell’eleganza esteriore ed interiore. E di certo sta già influenzando l’abbigliamento delle donne europee (di quelle più intelligenti). Come non aspirare ad un “tornare indietro” al tempo delle migliori abitudini, ad una certa verecondia, alla femminilità esibita con grazia, alle buone maniere, al comune buon senso che respinge le brutture e il degrado morale, materiale, estetico,  in cui tutto il mondo occidentale è precipitato. Stiamo vivendo nell’età dell’indifferenza e dell’individualismo colpevole che punisce tutti e abbassa la qualità della vita, peggiora i rapporti interpersonali, in particolar modo quelli sentimentali. Degenera l’afflato famigliare nei giovani, nei quali si raffreddano le pulsioni affettive verso i genitori. Siamo certi che per andare avanti in modo da recuperare una dignitosa dimensione del convivere civile bisogna tornare indietro a quando la famiglia era la patria del cuore. E perché no? Ad eleganti abitudini in disuso. Ad esempio quella dell’ora del tè per rivivere il romanticismo dei profumi e dei sapori più dolci e più dimenticati. Basta pensare alla verde Albione dove usi e costumi sopravvivono quasi intatti benché inseriti nel contesto informatico di una Londra immersa nel ventunesimo secolo. E non è un caso che Carlà abbia risollevato le sorti presidenziali di Francia proprio nella fastosa cornice di Windsor accanto ad una Elisabetta II in eterno look britannico, ma di prodigiosa regalità. E allora fratelli italiani, ricchi delle nostre gloriose tradizioni di rinascimentali origini, perché non cerchiamo di ritrovare la quintessenza di un tessuto sociale decoroso, decorativo, misurato: in sintesi di grande civiltà. Quella civiltà che dobbiamo proteggere e rinverdire affinché i nostri giovani ne possano recuperare il significato.  

 

22/4/08

 

“Il Terzo Polo: quello delle donne”   di Mariella

 

Gli Italiani si sono compattati e hanno depurato la nazione di un governo negativo. Però la situazione femminile continua ad essere deprimente. La prospettiva  di avere quattro donne ministro nel nuovo governo non è sufficiente a mettere riparo alle ingiustizie che ci penalizzano da sempre: in qualunque tipo di professione per non parlare dell’inserimento in politica. Nella quale riescono a entrare solo le prescelte da dirigenti maschi: mai soltanto per autentica meritocrazia. Causa la crescita zero dell’economia italica la disoccupazione femminile è aumentata in modo esponenziale. Ma, guarda caso, sono più disoccupate le femmine dei maschi. I quali, da quando le donne lavorano, prendono vantaggio dallo stipendio delle mogli e risparmiano a loro vantaggio sulle spese del menage. Da tempo chi scrive sostiene la tesi della necessità improrogabile di un Partito delle Donne Italiane (PDI). Le femmine italiane devono darsi una mossa. La nazione ha bisogno di loro. Le innamorate dell’amore materno devono battersi con uguale passione per aiutare il Paese a risollevarsi dalla situazione che ci accomuna alla Slovacchia e al Portogallo. Il peggior ostacolo è la rivalità serpeggiante nei rapporti fra congeneri. Promotrice e Leader di questo Partito o Movimento dovrebbe essere una donna con diverse qualità: cultura, esperienza politica, mezzi finanziari e determinazione ferrea da conducator. Una donna già circondata da largo consenso femminile, ma anche maschile per le sue precedenti esperienze in politica: capace di allargare a macchia d’olio in tutta la penisola l’aggregamento delle donne. Non dovrebbe, però, avere nulla in comune con i numerosi difetti degli attuali capi di partito pur avendo assimilato le eventuali (poche) qualità. Sincerità, sintesi, rispetto umano verso gli elettori, vita privata lontana da ogni critica, mancanza di compiacimento per gli onori e soprattutto della presunzione che ha sempre colpito ciascun leader maschio dopo il successo elettorale. E’ risaputo ormai che la donna eccelle per senso del dovere, di sacrificio, per dinamismo, minore corruttibilità e totale dedizione alla causa. Le donne davvero favorevoli a tale iniziativa dovrebbero aderirvi con sincero spirito di gruppo allo scopo di edificare una nuova Italia lasciando in ultimo ordine le ambizioni personali. Sono state quelle ambizioni che hanno lacerato e condizionato gli uomini politici da Cavour in poi. Fatta eccezione per Alcide de Gasperi che riedificò l’Italia dalle macerie e morì povero. Oggi il nostro Paese è afflitto da altri malanni curabili soltanto con un forte esecutivo al potere in grado di portare avanti e in fretta tutte le riforme necessarie a dinamizzare una Costituzione inadatta a gestire le problematiche economiche, razziali, territoriali ecc. Se le Italiane si unissero davvero, potrebbero diventare una forza politica che travolgerebbe qualunque altra forza politica al maschile. Negli Stati Uniti, dai primi anni del Novecento, le donne hanno ottenuto parità di diritti e voto per essere state capaci di unirsi con totale solidarietà. E’ quello che devono fare le Italiane per raddrizzare la tendenza al ribasso della nostra nazione.

 

26/3/08

 

“Caos in pista in tempo reale”   di Mariella

 

Fiumicino 26 marzo ore 14,10, ci imbarcano sul volo delle 14 per Linate. Ore 14,20, l’aeromobile si porta sulla pista di decollo. Il pilota annuncia le solite cose però l’aereo resta fermo. Il comandante chiede ai passeggeri di controllare la chiusura dei cellulari. Dietro di me c’è l’on. Diliberto che armeggia convulso con il suo. Ore 14,50. Il pilota annuncia che dobbiamo uscire di pista perché dobbiamo aspettare i tecnici: il guasto non si trova. Ore 15,15: “Signori, siamo spiacenti ma l’aereo non può decollare. Un autobus vi riporta nell’aerostazione dove procureremo di imbarcarvi su un altro aereo.”

150 passeggeri incazzati con trecento “cabbasissi” rotanti si intruppano sull’autobus fuori pista e tornano a Fiumicino. Ci incolonnano in un transit che porta ad un gate XY. La hostess assalita dalla folla urla: “l’aereo c’è e dovrebbe partire alle 16, ma non c’è ancora l’equipaggio. Chiedo: “se deve partire alle 16 e sono le 15, 45 dove può essere l’equipaggio? “Sta arrivando da…Parigi”. Mi giro e vedo l’on. Diliberto che parla con il suo compagno di viaggio.

“Vuol vedere che gli procurano un volo privato?”, dico al mio vicino di attesa.

“E’ già- fa quello sbuffando fuoco- Lui ha il comizio a Milano, noi soltanto appuntamento di lavoro per pochi euro quotidiani.”

Gli dico: “Io scrivo su LIBERO. Potrei dedicarmi a questa piccola cronaca appena salgo sull’aereo, sempre che ci saliamo.”

“Brava – replica il passeggero sempre più di umore noir – si metta al lavoro. Mi sa che Diliberto ha davvero preso un aereo, non lo vedo più nella truppa.”

Arriva l’autobus. Ci stivano a bordo e, zigzagando su piste di vario tipo alla ricerca del famoso aereo senza equipaggio, approdiamo sotto un DC9 dall’aspetto fantasma.

“Salite a bordo e sedetevi dove volete”, dice la hostess ai piedi della scaletta. Mi guardo intorno: non vedo Diliberto.”

“Mi pare di averlo visto salire sul bus” sussurra il mio vicino di posto.

“Però io non l’ho visto…”, rispondo speranzosa.    

 Invece dieci minuti dopo eccolo che arriva con il suo collega di Parlamento. Mi sorridono: “eh, eh ha visto che siamo qui?”

“Peccato, speravo proprio che voi dell’Olimpo sareste volati in anticipo”, rispondo un po’ delusa.

Insomma  signor Jean Philippe Spinetta, questa Alitalia non la deve comprare: è un pessimo affare. Ci ripensi. Intanto il passeggero che era prenotato al mio posto bofonchia: “Siamo nel Terzo Mondo”.

 

23/3/08

 

I misfatti dell’ingerenza politica   di Mariella Alberini  

 

Cara Mariella Alberini, uno dei tanti lati negativi degli Italiani è l’abitudine a criticare sempre e comunque qualsiasi iniziativa venga presa nel nostro Paese. Ricordiamo l’aeroporto di Malpensa Anni Cinquanta, definito una sorta di campo di patate, quando era riservato ai primi voli intercontinentali. All’epoca non esisteva ancora l’hub di Fiumicino. A sua volta condannato per i gravi errori del progetto realizzato su terreni non idonei al traffico di decollo e atterraggio di pesantissimi aviogetti. Oggi stiamo vivendo l’incubo di una Malpensa ad alto livello internazionale che interessi di parte vogliono declassare a vantaggio di Fiumicino e di Charles De Gaulle…

                                                              Antonio Brambilla – Busto Arsizio

 

Caro Antonio, inutile ribadire la nefandezza di questo progetto di pena di morte a rinvio continuo. In questo caso la critica del nord non è abbastanza feroce contro il governo che voleva consumare il sacrificio. Come noto, il vero problema non è Malpensa, ma la voragine Alitalia, frutto di una politica che definire miope diventa un gentile eufemismo. Se pensiamo che la vera compagnia di bandiera nel 1947 si chiamava LAI (Linee Aeree Italiane) mentre Alitalia era una piccola compagnia guidata dal mitico ing. Velani: uno dei fondatori dell’Aeronautica civile italiana. A seguito della catastrofe di Idelwill nel 1957, le forze politiche fecero pressione per fondere LAI con Alitalia, che divenne la nostra compagnia di bandiera. La quale funzionò per diversi anni fino a quando la gestione non passò a manager di nomina e di obbedienza politica. Quella politica in grado di smantellare un apparato industriale che faceva gola a mezzo mondo. E così oggi continiamo a pagare una trentina di miliardi alla Germania perché smaltisca una parte dei rifiuti campani. E qui nasce un interrogativo. Perché la Campania è l’unica regione italiana a rinnegare i propri rifiuti? Non vuole i termovalorizzatori, né aprire nuove discariche, né tantomeno allargare quelle esistenti. Se tutte le regioni italiche seguissero tale “originale” tendenza il nostro Pil annuale verrebbe bruciato insieme alla mondezza per arricchire Stati meglio governati. Purtroppo nella Regione Campania tutto si trasforma in torta: oltre ai rifiuti ricordiamo il terremoto dell’Irpinia. I fantastiliardi stanziati per smaltire i rifiuti sono serviti all’assunzione di due divisioni di “operatori ecologici” (circa ventimila) che non hanno mai avuto le ramazze poiché si aspetta il finanziamento per comprarle. Ma per tornare ad Alitalia, un sospetto atroce nasce  nel leggere il codicillo contenuto nell’offerta di acquisto, nella quale Air France si impegnava a non intentare azioni legali nei riguardi dell’attuale Presidente e del suo Consiglio di Amministrazione. Di torta in torta…ma non fanno mai indigestione?

 

 

12/3/08

 

I giovani italiani sognano l’Argentina   di Mariella Alberini  

 

 

I tafferugli televisivi elettorali ci fanno cambiare canale e non chiariscono le idee a nessuno. I giovani disoccupati e scontenti non hanno bisogno di vedere questo tipo di tornei privi di qualunque tipo di rispetto umano. Il momento della cosiddetta campagna elettorale tranquilla è finito. I politici hanno i mamba in tasca in un sacchetto a prova di morso. Pronti a tirarli fuori appena possibile. I nostri giovani capiscono molto poco della politica di questa nazione. Votano a casaccio o non votano affatto. Uno di loro è andato ospite di amici in Argentina e adesso vorrebbe tornarci per costruire la sua vita. Altri sono andati in Romania. In Romania, il Paese che ci ha inviato i peggiori delinquenti. Perché? Semplice: proprio là pensano si possa sperare in qualcosa di meglio per il loro futuro. Non hanno più voglia di stare qui. Cercano altri luoghi, altre Argentine. Loro non sanno nulla dell’Italia che ha saputo risorgere dalle macerie popolata di Italiani che lavoravano 60 ore la settimana. E non andavano in vacanza perché dovevano costruire il futuro per i loro figli. Non hanno la minima idea delle elezioni  1948 dove si giocava la partita tra democrazia e comunismo. Conoscono solo e poco la politica d’attualità che gli ha fatto perdere di vista il senso  di nazione. Di questa nazione dove è emerso il partito comunista combattente ovvero il terrorismo che uccide a periodi alterni. I colpevoli scovati e incarcerati sovente risorgono in cloni per uccidere ancora. Intanto, quelli della sinistra  alla luce del sole corrotti, ma con forti poteri istituzionali, scardinano il Paese lo seppelliscono sotto le immondizie. E benché indagati hanno la faccia di restare in carica perché “questo è il loro dovere”. Davanti a tanta mancanza di dignità come fanno i giovani a desiderare di restare in Italia? Un Italia con 60 milioni di abitanti che potrebbe contenerne al massimo la metà e dove continuano a infiltrarsi migliaia di extra comunitari dell’est, dell’Africa, ai quali non abbiamo più nulla da dare. E ormai ci massacrano nelle nostre case per derubarci. Ma sono proprio i giovani che devono restare e lottare per riportare questo Paese allo splendore del passato, allo splendore dell’Italia, quinta potenza industriale e prima per fantasiosa creatività. L’attuale situazione di stallo deve essere considerata un’opportunità feconda di iniziative proprio per i giovani che hanno davvero voglia di rimboccarsi le maniche. Come avvenne, guarda caso, in Argentina quando Peron chiamò gli Italiani a edificare dal nulla la città di Ushuaia.

 

29/2/08

 

“La trasformazione del senso dell’estetica ”   di Mariella Alberini  

 

Il senso dell’estetica oggi scarseggia ottenebrato dal degrado che ci circonda in senso morale e materiale. Pochi se ne accorgono perché fa parte della realtà quotidiana. I buoni sentimenti vengono celati come una sorta di debolezza o peggio di stupidità. Il timore di non apparire deforma gli abiti femminili con mode estreme e trasforma volti, ai quali viene tolta ogni naturalezza con trucchi e interventi (anti)estetici. Una riflessione spiacevole si impone camminando fra la folla delle città italiane. Raro incontrare persone eleganti, a parte gli  uomini d’affari in abito tradizionale. Tanto più strano perché succede a Milano e anche a Roma, acclamate capitali della moda. Non solo i giovani girano conciati in modo assurdo, ma anche le signore negli “anta”, le quali dovrebbero aver assimilato dalle madri stile, buon gusto e l’arte del vestire “di buona famiglia”. Non si tratta soltanto dell’abito, ma anche dei capelli troppo lunghi e colorati, del trucco pesante. La bellezza traspare dall’anima. Buon senso e dignità dovrebbero suggerire a ciascuno di noi i nostri limiti. Una volta esistevano le sarte, ottime consigliere del look che valorizzava i pregi e mimetizzava i difetti. Dagli Anni Settanta, si chiamano stiliste o stilisti e si dannano per creare le cosiddette novità. Ma fanno e rifanno tutto, ma proprio tutto quello che è già stato inventato dagli Anni Venti in poi. Il cosiddetto “nuovo” delle recenti sfilate fa pensare a  Hubert de Givenchy e alla sua musa, la deliziosa Audrey Hepburn, inguainata proprio in quei trapezi, palloncini o pagode reclamizzate dai media per la prossima stagione. Audrey li indossava già davanti alle vetrine di Tiffany durante la famosissima colazione. Prima ancora c’era Cocò. Soltanto lei ha inventato la donna nuova: quella meravigliosamente chic oggi ahinoi quasi scomparsa. Le aveva messo camice di seta bianca dentro pantaloni con le pinces, larghi, morbidi, di sensuale ambiguità: valorizzati da bellezze autentiche come Greta Garbo, Lauren Bacall, Edy Lamarr,  Gene Tierny. Le quali alla venustà assoluta univano stile aristocratico. Erano le attrici con l’aspetto delle vere signore. Le rivediamo di continuo sul satellite nei vecchi film. Ed erano tutte una diversa dall’altra. Non come le fanciulle di oggi distinguibili soltanto per il colore dei capelli, ma dalla foggia uguale per tutte.

Appassionata di cinema, chi scrive si rifugia con delizia nei film con il sapore del passato, nei quali eccelle l’eleganza dell’ambientazione. Le fanciulle clonate dovrebbero ispirarsi alla meravigliosa femminilità degli abiti Anni Trenta indossati con levità dall’eterea Keira Knightley in “Espiazione”, Oscar per la colonna sonora. Levità: parola oggi dal significato dimenticato. Riappare nei leggeri sari delle donne indiane, nelle acconciature favolose delle femmine nel sud est asiatico. Possiamo ritrovarla nelle dee di Prassitele avvolte in pepli morbidi benché marmorei.    

Oggi, le moderne divise in stoffa sintetica riflettono freddezza interiore: diventano corazze che separano i bipedi umani più della distanza.

                  

23/2/08

 

“Il Potere guasta chi ce l’ha”    di Mariella Alberini  

 

Quale incredibile errore querelare il direttore del Nouvel Observateur e rinfocolare la disapprovazione dei Francesi sulla soap opera che si sperava chiusa con le nozze di Sarkò. Il Presidente bacchettato anche da Papà e Maman. Bisogna ammettere che agli uomini, molto più che alle donne, successo, potere e denaro nuocciono al punto da fargli mancare numerosi “venerdì”. Così il buon Nicolas adesso deve ascoltare la canzoncina in onda persino su Internet. Guai a lui se Carlà, dopo le grand guignolesche paginate sull’sms fatale, la infilasse nel repertorio del suo prossimo CD. E, con flebile vocina, decidesse di lavare l’onta centuplicando gli incassi. C’è da riflettere sulle defaillances cerebrali dei signori delle varie caste. Unica spiegazione di certi “attacchi di Alzheimer” è la crisi di onnipotenza che li porta a commettere disastrose imbecillità. Purtroppo a chi manca di autentica Kinder Stube, il potere fa perdere una porzione di intelligenza. Ma chi glielo fa fare a Big Giuliano di scendere fra campi minati e gabole politiche dal suo Olimpo mediatico, dal quale osserva compiaciuto la satirica situazione della politica italiota? Le attenuanti esistono perché tutti, da Alessandro Magno a Napoleone, sono incorsi negli errori più marchiani, dettati da becera presunzione. E’ straordinario come gli uomini di grande successo e potere scivolino sulle bucce di banana che si ostinano a non voler guardare. Bill è sempre un gran ragazzo, ma come si fa, conoscendo il puritanesimo degli americani, a giocare al dottore nello studio ovale? E McCain, già numero uno dei candidati repubblicani, ma noto femminiere, anche lui pescato nella reticella di una furbissima lobbista delle telecomunicazioni. Di certo Elisabetta II, Margaret Tatcher, Angela Merkel, Indira e Benazir, aureolate di regale prestigio e martirio, hanno avuto una struttura morale tale da evitar loro maldestre cadute di stile. Non è femminismo puro, ma semplice constatazione di verità.

Nel mondo del lavoro, chi detiene il bastone di comando è quasi sempre l’uomo, soggetto purtroppo a commettere ingiustizie nei confronti dei deboli e degli onesti e a gratificare nani e ballerine, capaci di soddisfare vanità e altri istinti. Così non si contano monumenti di incapacità protagonisti di gloriose carriere, favorite da alisei lobbysti. A scapito di soggetti di notevole spessore, i quali fiduciosi della propria competenza, sono rimasti al palo fidando in una meritocrazia inesistente sul suolo italico. Eccesso di pessimismo? No, sano realismo. Meglio vedere chiaro, evitare le facili illusioni perché altrimenti si rischia di imitare Mussolini buonanima. il quale a furia di sentirsi definire eccelso, fini per crederci. Proprio come hanno fatto gli illustri predecessori e successori di cui sopra.

 

18/2/08

 

“La “mina” Kosovo”     di Mariella Alberini  

 

Kosovo. Dedicai tutta la rubrica a questa istanza, nella quale invocavo l’attenzione dell’allora Premier Prodi e del Ministro degli Esteri Dini con scarse speranze su un loro intervento diplomatico. Oggi, l’agognata indipendenza del Kosovo è raggiunta. Ma venti di minaccia spirano dalla Federazione Russa e già in atto è una sorta di guerriglia da parte dell’aumentata presenza serba nel Kosovo dopo l’iniezione di rifugiati provenienti da Bosnia e Croazia: ivi inseriti nel 1989 dal defunto Milosevic. In tal modo, l’ex Presidente serbo aveva cercato di modificare Nel 1996, a Roma, una delegazione, capeggiata da Edita Tahiri, responsabile degli Affari esteri della Lega democratica del Kosovo, mi chiese di far conoscere tramite il quotidiano, sul quale veniva pubblicata la mia rubrica di posta, la triste realtà della maggioranza albanese (2 milioni) contro 2.350 mila dell’intera popolazione kosovara. E mi parlò con accenti disperati della drammatica situazione del suo Paese affinché il governo italiano si attivasse per scongiurare un probabile conflitto bellico successivamente avveratosi. In quei giorni, quasi nessuno, politici a parte, conosceva l’esistenza dei problemi del l’equilibrio etnico a netto favore degli Albanesi. Come noto,  il Cremlino non accetta il Kosovo indipendente dato che rappresenta un cuneo “occidentale” nel pianeta slavo. E la Serbia non è certo entusiasta per la perdita del controllo sulle ingenti ricchezze del sottosuolo kosovaro rappresentate da miniere di piombo, zinco, rame, argento, cromite e oro oltre a giacimenti di lignite e magnesite. Le reazioni di Mosca e Belgrado sono chiare e temibili per tutto l’equilibrio dei Balcani, ma anche dell’ Unione Europea. Troppo recente è la sanguinosa guerra che ha dilaniato l’ex Iugoslavia, sfociata in un equilibrio ancora instabile per i sensi di rivincita nelle viscere delle varie etnie. A suo tempo, il Maresciallo Tito, molto edotto sulle braci covate nell’anima kosovara, aveva dato a quella regione uno statuto speciale che gli creava un’illusione di indipendenza. E che fu revocato manu militari dal successore Milosevic. Il quale, oltre a non avere il carismatico prestigio del Maresciallo, si era lasciato prendere dall’antico progetto di una Serbia egemone. Il dramma balcanico, un tempo denominato “Questione d’Oriente”, risale all’Impero turco della sublime Porta e oggi purtroppo continua.

 

10/2/08

 

“La resa dei conti nell’Italia malata”   di Mariella Alberini  

 

E’ il caso di richiamare l’attenzione dell’elettorato italiano affinché non si lasci turlupinare dai falsi problemi che verranno agitati dalle Sinistre nel corso della campagna elettorale in atto. La ipotetica riforma elettorale mai fatta e lo sventolato conflitto di interessi, inutile spauracchio ripreso da quando il 13 aprile è diventata la data certa per votare. I veri problemi dai risvolti drammatici sono voluti a tutti i costi dalle varie classi politiche, celati tra le canne delle Regioni, delle Province, dei Comuni che ostacolano il potere centrale nella soluzione dei drammi tipo l’immondizia campana. In proposito ricordiamo che il governo campano si vantò  di aver chiuso le discariche perché inquinanti senza aver trovato alcuna soluzione alternativa. E  il buon De Gennaro oggi è costretto in parte a riaprirle per un’emergenza tampone. Poi c’è la questione del Lavoro. In un Paese dove esistono decine di migliaia di sindacalisti, tutti con contratto a tempo indeterminato, si è arrivati al precariato per i giovani. I quali non solo non hanno certezza di lavoro, ma vengono sottopagati in modo indecente. Cosa dire dei pensionati? Agonizzano con mensili rimasti legati al potere d’acquisto dell’antica lira. In questo triste contesto, la Corte dei Conti registra e condanna di nuovo l’aggravato malcostume delle tangenti in particolare per i Lavori Pubblici e per la Sanità. E mentre si scopre che il vice di Bassolino è stato remunerato con un milione di euro all’anno per non risolvere nulla, assistiamo allo spettacolo di anziani cittadini italiani (non extra comunitari) che frugano negli scarti dei mercati rionali per salvare qualche cespo di insalata. Dove è il tanto millantato welfare delle Sinistre? E il recupero dell’evasione fiscale? In realtà  attribuibile al precedente esecutivo. Nell’ultimo governo Prodi, ci si accorge che l’aumentato gettito fiscale è dovuto in buona parte alle nuove tasse inflitte. In Italia, un tempo si diceva che se i ricchi avessero pagato le tasse non ci sarebbero stati più problemi. Oggi i ricchi le tasse le pagano. Ma chi non le paga è l’esercito politico dei tangentisti che si arricchiscono due volte rubando e non pagando le tasse. Ricapitolando, i veri problemi sono solo due, anzi tre: il lavoro precario, il mancato adeguamento dei redditi bassi e la tragica corruzione nella politica. Con buona pace dei sindacati che da trent’anni sventolano le conquiste sociali, frutto di scioperi e agitazioni che ci hanno cucito le pezze là dove non batte il sole. Invocando Democrazia, sono state paralizzate tutte le soluzioni con veti e contro veti. Adesso sarebbe ora che nell’ elettorato si svegliasse il dovere irrinunciabile e determinante di andare tutti, ma proprio tutti, alle urne per pretendere una politica sana atta a determinare una svolta davvero costruttiva per la nostra Italia malata.

 

3/2/08

 

“Cinema, politica ed elezioni americane”  di Mariella Alberini  

 

 

Immersi nel clima elettorale italiano e americano, ci rendiamo conto che quest’anno è in gioco il nostro destino insieme a quello del resto del globo. La crisi ci sovrasta. Negli Stati Uniti e in Italia urgono misure urgentissime per rimettere in sesto situazioni allarmanti. Durante le campagne elettorali americane, il cinema e le sue star hanno sempre avuto un ruolo importantissimo. Ma anche il cinema americano è in crisi, conseguenza certa della crisi economica e della crisi delle idee. I buoni film scarseggiano e ci arrivano a dosi omeopatiche. I migliori degli ultimi anni sono stati quelli prodotti a costi minimi come “Million dollar baby”, “Mystic River” e “Letters from Iwo Jima”, A Hollywood non producono più i film d’avventura e neppure l’ultimo eccitante Bond  è all’altezza di rivalutare il prestigio indiscutibile di un cinema che ha dominato nel mondo. E che rappresentava l’immagine del sogno americano. Sogno propagato in tutto il globo in virtù delle vittorie conseguite nella Seconda guerra mondiale. La diffusione si era allargata attraverso il Piano Marshall anche nei Paesi che erano stati alleati degli Stati Uniti. Da allora, le star del cinema americano, affiancando i candidati alle elezioni presidenziali prescelti, li hanno sostenuti con la luce della loro popolarità. Ciò sottolinea il potere che la settima arte possiede per influenzare persino l’opinione dell’elettorato yankee. E non soltanto lo stile di vita da Oriente ad Occidente. Ora che le Primarie hanno più o meno definito i pretendenti della Casa Bianca, bisogna chiedersi se questo grande popolo ha considerato a sufficienza l’immane compito che spetta al futuro Presidente degli Stati Uniti. Non soltanto dovrà medicare la situazione economica sociale e sanitaria di un Paese in crisi irreversibile dal tragico 11 settembre, ma dovrà anche essere in grado di rimettere a posto le piaghe esterne all’America, causate dagli errori del passato. Durante le grandi crisi mondiali proprio il cinema americano, gestito in modo magistrale, è sempre riuscito ad anestetizzare le grandi masse attraverso una propaganda molto persuasiva. Oggi questo cinema è diventato la vetrina di realtà durissime perché i grandi registi si ispirano alla verità più cruda. E questa verità spiacevole colpisce tutte le classi del melting pot americano. Non è quindi un caso se,  dopo Abramo Lincoln, per la prima volta gli Stati Uniti hanno accettato anche una donna oltre a un uomo di colore nella gara delle Primarie. Infatti perché non potrebbe essere Hillary, sorretta da un ex presidente collaudato da due mandati, a dividere con l’osannato Obama il gravoso potere di dare una risistemata a questo pianeta corroso dal bipede umano.   

 

27/1/08

 

“Ancora costretti a vergognarci…”  di Mariella Alberini  

 

Le soluzioni germogliate dall’intervento di De Gennaro e super contestate dagli abitanti delle zone coinvolte sono palliativi che non risolvono l’essenza del problema. Tra qualche mese la catastrofe ambientale della Campania si ripeterà. Nessuno avrebbe mai pensato che l’avvento del benessere avrebbe moltiplicato in modo così vertiginoso e indistruttibile tonnellate di spazzatura. Perché una volta i rifiuti buttati dalla finestra per le strade venivano ruscellati via dagli acquazzoni o dispersi dal vento. Quello che rimaneva veniva compattato sulle strade sterrate. Ora che  per settimane l’Italia è rimasta sepolta sotto l’immondizia campana, questa schifezza degradante sparirà momentaneamente distribuita nel bel Paese a costi limitati rispetto a quella che continua a essere inviata verso gli inceneritori della Germania e della Svizzera. Ci sono due modi per far diventare la monnezza un business: quello della Germania, che oltre ad incassare una fortuna per la ricezione dei rifiuti altrui, la trasforma in energia. E quello dei “napoletani” che, procrastinando la soluzione finale, speculano sui soldi dello Stato e sulle tasse dei corregionali in maniera delinquenziale  lucrando illecitamente. Ormai la Napoli e dintorni 2008 fa pensare alla New York di Blade Runner, isolata e ghettizzata da elementi esterni. Al contrario di quanto succede a Napoli che si ghettizza da sola. E questa ghettizzazione ha padrini illustri assolutamente incapaci negli anni ad arginare la rovina dell’ex capitale del Regno delle due Sicilie. Tutto il mondo annichilito ha focalizzato l’attenzione su questo fenomeno senza precedenti. Nessuno, tranne il Governo Regionale che si maschera dietro la Camorra, riesce a dare una spiegazione dell’abisso nel quale è caduta la Campania. La caduta del Governo centrale sta facendo passare in secondo piano questa catastrofe , alla quale non è stata trovata una soluzione. Quelle migliaia di tonnellate di immondizia ricadono sull’immagine del Paese con danni incalcolabili. Proviamo ad elencarli: turismo, inquinamento e produzione agricola. Quali turisti stranieri prenoteranno un albergo con vista sulle immondizie o ordineranno gli spaghetti con la pommarola alla diossina? E quanti turisti perderà il resto dell’Italia a causa di questo sporco uragano che ci percuote? Esiste già all’interno di tutte le regioni la psicosi del pericolo alimentare. Che fare? Poiché la soluzione sta nell’istallare i termovalorizzatori (già accettati in tutto il globo), il Governo centrale (caduto o in piedi) deve essere in grado di imporre la realizzazione di questi impianti nei tempi tecnici più brevi sotto la tutela armata dell’esercito affinchè non vengano ostacolati da camarille camorristiche o politiche.

 

21/1/08

 

“Les amoureux de l’Ile de France…!”  di Mariella Alberini  

 

Gli innamorati presidenziali di Francia tacciono da qualche giorno. Giusto il tempo di ridare fiato ai francesi dopo il tormentone delle nozze meno segrete d’Europa.

Una gran ragazza questa Carla Bruni, capace di diventare presidentessa di Francia nel giro di poche settimane. Un’impresa mica facile, anche se a Ms. Sarkozy urgeva una sostituta di fascino per lavare l’onta dell’abbandono coniugale. E brava anche mamma Bruni, insuperabile nell’allevare quella figlia dell’amore con princìpi di ferreo libertinaggio senza infarcirla con moralismi oggi assurdi. Sorvegliante presente accanto al futuro genero: per carità non cambiasse idea. E così la bellissima figliola con tutte le carte in regola, e senza il  fastidio di nessuna remora convenzionale, ci fa pensare alla Julette Binoche, magnifica interprete de “Il danno”. A Carla tutto va a meraviglia. E’ ricchissima, bellissima, da sempre famosa. Però le piacciono i bei ragazzi come alla sua mamma. Trascuriamo il discutibile fair di Ms. Nicolas dalla scarsa memoria sulla scelta dei gioielli. O forse con quella temporanea “amnesia” ha voluto dare un’ennesima botta alla sensibilità di Cecilia? Misteri della psiche Sarkozyana. Ma torniamo a Carla capace di trasformare un ultra cinquantenne in un diciottenne  che prima agisce e poi pensa. E dimostra un coraggio invidiabile nell’affrontare questa consorte, splendida sciupamaschi, dal temperamento gipsy con l’abitudine di cambiare partner tra uno battito e l’altro delle sue lunghe ciglia. Chissà se i Francesi condividono la disinvolta ostentazione della vita privata del loro Presidente? I Francesi, sempre tanto disinibiti nei confronti degli intrighi d’alcova, hanno però duplicato il mandato ai Mitterand e agli Chirac, gelosi custodi dei loro amori extraconiugali. I quali, se agivano con riservatezza, erano di certo motivati dalla profonda conoscenza del loro elettorato. Insomma, Nicolas deve essere davvero il super Presidente che guarisce tutte le piaghe di Francia per scongiurare il ridicolo di un eventuale terzo abbandono del tetto coniugale in seno all’Eliseo. Ci riuscirà? Ma sì, perché no? In fin dei conti, a quarant’anni Carla potrebbe avere voglia di mettere la testa a posto al contrario di Cecilia, l’enigmatica cinquantenne volata verso “il suo unico vero amore”. Parole sue. Insomma riusciranno i nostri eroi a rimanere tranquilli in seno alle Istituzioni dal severo protocollo monarchico di Rue du Faubourg Saint’Honorè? Speriamo. Speriamo che Carla dopo i numerosi incontri con i vertici terrestri, dopo le “rotture” quotidiane delle visite protocollari, dei ricevimenti noiosi e della forzata costrizione alla spontaneità non frantumi i “cabasissi” o “les bijoux” al Presidente e si involi dalla gabbia dorata. Allora a Nicolas rimarrebbe, per tranquillità, appoggiarsi ad una moderna Maison Tellier in memoria del buon Guy de Maupassant.                          

 

14/1/08

 

“La silenziosa avanzata dell’Oriente sull’Occidente”  di Mariella Alberini  

 

I colpi di adrenalina dei candidati nelle primarie americane continueranno, ma a noi interessano poco l’infanzia musulmana di  Barack Obama,  le lacrime di Hillary e  le alterne vicende del marchio Clinton insieme a quelle di Huckabee, McCain, Giuliani ecc. Sono i gravi problemi americani interni ed esteri riguardanti tutto il pianeta che contano e forse ci vorrebbe un triumvirato presidenziale per gestirli in modo adeguato nei prossimi quattro anni. Non è fuori tema sottolineare che l’alta finanza mediorientale (Arabia Saudita, Emirati) e orientale (Singapore e Cina) ha già acquisito, tramite i cosiddetti “fondi sovrani”, quote importanti di primarie banche occidentali (Citigroup, Ubs, Merrill Lynch, Morgan Stanley ecc.). Appare chiaro che le maggiori preoccupazioni riguardano le possibili acquisizioni di partecipazioni in aziende operanti in settori strategici per il perseguimento degli obiettivi nazionali.  Un fatto rilevante che dimostra quanto sia avanzata la conquista silenziosa, ma inavvertita dalla gente comune, dell’Oriente sull’Occidente. E quanto sia stato inutile, anzi controproducente, qualunque intervento bellico invece di una preveggente politica estera atta ad impedire simile avanzata. Inutile sottolineare che il nuovo presidente degli Stati Uniti troverà uno scenario drammatico da gestire e avrà l’ingrato compito di rimediare gravi errori del recente passato. Dovrà essere tanto geniale da reinventare un uovo di Colombo che rilanci il suo grande Paese in tutti i campi: sociale-sanitario, economico e diplomatico. Dal nuovo Presidente ci si aspetta la riscossa dell’Occidente senza interventi bellici devastanti e non risolutivi, ma con la ferrea capacità di stoppare l’intrusione economica in atto. In Italia, negli Anni Ottanta, un avvertimento lo aveva dato la Libia acquistando una partecipazione Fiat poi rivenduta. Nel Belpaese dell’ ex benessere, uno dei tanti incubi della cessione di Alitalia a Air France è l’allarmante conseguenza nei confronti del traffico internazionale indispensabile a scali nevralgici come Malpensa, Venezia ecc. Questioni strettamente collegate solo all’Europa. Ma tale debolezza economica nazionale fa temere che i nuovi signori dei mercati finanziari che arrivano dalla Cina,  dai Paesi Arabi, ma  anche dalla Federazione Russa e dal Brasile sapranno appropriarsi di laute porzioni di attività italiane ed europee di grande prestigio. Di certo indirizzeranno le loro conquiste verso il ventre molle dei Paesi deboli. Infine, mai come adesso, gli Stati Uniti hanno bisogno di un Presidente capace di intuizioni superinnovative per evitare altri madornali errori dell’Occidente inabile ad arginare la voracità dei popoli emergenti.

 

7/1/08

 

“L’amore romantico nel 2008” di Mariella Alberini  

 

Sembra che una notevole percentuale di donne e di uomini dopo la salute, il benessere economico, la posizione di prestigio nella società, aspiri ad incontrare l’amore romantico che non è fatto solo di attrazione fisica, bensì di vera emozione, di sincera stima e fiducia nel partner. Sono confidenze ricevute da persone di ambo i sessi che  innescano pensieri confortanti in quest’epoca popolata da bipedi umani all’apparenza induriti, aridi, egoisti. Di giovani e meno giovani che temono i sentimenti profondi, l’impegno, la responsabilità, il dovere di occuparsi della sensibilità altrui. Eppure, in questa folla desiderosa di trovare la persona giusta (è questo il sogno di tanti), nessuno, o quasi, vive una situazione amorosa serena. Se non ci saranno mutazioni genetiche atte a modificare la materia grigia dei terrestri, fra mille anni questi infelici vivranno il problema con le stesse difficoltà. Gilles Lipotevski afferma che da tempo viviamo in un’epoca frigida. Non si riferisce alla sessualità, ma a quella freddezza così diffusa per i sentimenti altrui, all’attitudine a non soffermarsi sulle fragilità nascoste che un partner sentimentale deve conoscere. Bisogna  andare alla riscoperta di quel famoso amore romantico del quale i giovani non ne conoscono né la letteratura, né riescono a inquadrare quei sentimenti spontanei che una volta o l’altra anche loro proveranno. Ma non conoscendone la quintessenza, spaventati potrebbero sfuggirli. Bisognerebbe rispolverare quel meraviglioso racconto “Atala” di Renè de Chateaubriand o  “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo che sono le espressioni più pure del romanticismo: quello vero, quello profondo. Perché  il senso del romanticismo ha una meravigliosa importanza per tutto quanto riguarda lo spirito e l’anima dell’essere umano. Lo sensibilizza nell’estetica del creato. Coloro i quali ne sono privi non si commuoveranno mai davanti alla varietà delle sfumature di un tramonto, alla bellezza segreta di un bosco in ciascuna stagione. E non sentiranno le indescrivibili vibrazioni che la Grande Musica deve trasmettere sempre. Musica, arte, teatro, cinema e tutta l’esistenza possono essere vissuti in modo molto diverso dal romantico. Ricordo con quanta attenzione mia madre curava le mie letture di adolescente. E forse ha esagerato perché non poteva immaginare lo squallore dello scenario nel quale ci troviamo a vivere. Però oltre a provare i piaceri di cui sopra, sono ahimè dotata di una sensibilità capace di aiutare gli altri. Siamo rimasti in pochi a mettere in pratica la solidarietà di cui siamo capaci e non quella solidarietà diventata un atteggiamento socio-politico sterile che non porta a nessuno il vero aiuto. Drammatico da parte della struttura educatrice (scuola, famiglia, istituzioni culturali) è l’aver liquidato con sufficienza arrogante il bagaglio della letteratura basata sulla valore dei sentimenti umani. Quei sentimenti umani che l’antica cultura greca aveva sviscerato in tutti gli aspetti. Come possiamo pretendere dai giovani la coscienza e il rispetto per la sensibilità del prossimo se nessuno gli ha insegnato a preoccuparsene e se i loro stessi docenti, più dediti agli scioperi che alla didattica, non ne hanno conoscenza? Così siamo arrivati cercare invano l’amore romantico con nessuna possibilità di trovarlo.   

 

23/12/07

 

“Guerre di coppia”  di Mariella Alberini

 

Lei, in abito decolletè, nel salotto affollato, si accende una sigaretta. Il marito la rimprovera a bassa voce e le chiede di spegnerla. La signora alza le spalle e aspira il umo con voluttà. Lui s’incavola e le dà della cafona. “Tu non mi dici “cafona”, str…”, ringhia la moglie ricca. Imbarazzo generale degli astanti. Poi una spiritosa ospite risolve la situazione: “è un classico: anch’io mi accapiglio con mio marito tutti i giorni”. E ancora lui si intrattiene troppo a lungo con la bellona del ricevimento trascurando del tutto la consorte che lo apostrofa inviperita e gli intima di tornare a casa. Insomma pare che la vita di coppia sposata o no sia parecchio complessa. Una veggente ottuagenaria dichiara che tutti sono nelle stesse condizioni. Con discutibile fair, Sarkozy ha rimpiazzato in due mesi Cecilia con Carla: così finalmente si è spiegato il mistero di quell’abbandono. A prezzo dell’Eliseo, Cecilia non sopportava  più quel marito bulldozer.  Pare che le “guerre dei Roses”, film significativo, siano molto diffuse. Ma allora perché restare insieme? Per il matrimonio, quando c’è, per i figli anche se adulti, per il patrimonio?, ecco il motivo principale che deve restare in casa, nell’ambito della famiglia. C’est l’argent qui fait la guerre. Non c’è niente da fare, gli interessi prima di tutto. E’ triste che due stiano insieme per questioni di soldi, per pigrizia, per abitudine. Eppure soltanto una coppia su un milione funziona in armonia. Certo i caratteri sono sempre diversi, ma il rispetto umano, la buona educazione, l’affetto dovrebbero bastare per mantenere un rapporto sereno. Invece con il tempo questo rapporto si inasprisce: qualcosa varia nei caratteri e incomincia una sorta di guerra sorda creata da rancori accumulati nel tempo. Le motivazioni sono numerose: insensibilità e menefreghismo verso reciproche necessità, problemi economici, infedeltà, mancanza di dialogo ecc. Il famoso dialogo che insieme alla complicità, alla solidarietà crea comprensione, calore umano e mantiene vivo il desiderio reciproco. L’intesa sessuale può rafforzarsi nel tempo invece di scemare se ciascuno cerca di dare all’altro quello di cui ha bisogno. Elena Bonner, vedova del Premio Nobel per la Fisica Andrej Sacharov, mi disse che la loro unione era stata perfetta per oltre trent’anni poiché avevano vissuto uno per l’altro e non uno con l’altro. Questa la formula vincente e il vero significato dello stare insieme. Purtroppo, pochissimi capiscono quanto sia importante praticare questo genere di vita a due e cadono nei banali errori che la rendono poco gradevole. In fin dei conti si tratta di un comportamento molto semplice: non è indispensabile essere premio Nobel per metterlo in pratica.

 

15/12/07

 

“Il nemico siamo noi”  di Mariella Alberini

 

Gli accenti negativi del New York Times, influenzati da gaffe prodiane, saranno anche assurdi.  Però l’80 per cento degli italiani proclama di essere a disagio in questa situazione politica, economica e sociale. Persino la magnifica produttività del nord est è massacrata dalla mancanza di supporto dei numerosi governi che non hanno neppure pensato a rendere efficiente la rete stradale interna e quella ferroviaria, oggi super intasata dal traffico merci dei Paesi orientali. Ma perché continuiamo a subire le magagne di questi politicanti senza mestiere? Perché non ci ribelliamo davvero? Perché non imitiamo i monaci buddisti birmani? Dove sono gli italiani delle Cinque Giornate di Milano che si ribellavano al nemico? I Giovanni dalle Bande Nere, gli Ettore Fieramosca e i Pier Capponi che lottavano in difesa dell’italianità? Da decenni il nostro peggior nemico sono i governi sciagurati che continuano a infierire sul Paese compiendo ogni sorta di errore. La disastrosa situazione attuale è imputabile all’immaturità e alla mala fede di chi ci ha governato. La caduta rovinosa della nazione, un tempo quinto Paese industriale del mondo, è dovuta all’incapacità dei governi di saper capovolgere la situazione adottando misure per rilanciare l’Italia nella competitività internazionale. Certo la realizzazione di programmi seri a distanze ravvicinate presume Premier dotati di coraggio, grande determinazione, totale onestà d’intenti e spina dorsale d’acciaio. L’Italia dell’ex benessere non può continuare ad ammettere il parassitismo più completo. Lo Stato, i suoi Enti, il proliferare di inutili funzioni nei Comuni ha generato un esercito di sanguisughe che, protetto da leggi e sindacati, paralizza la parte sana del Paese. Nulla di nuovo purtroppo. Ma perché i nostri governanti non guardano alla Francia dove le grandi industrie, guidate da una classe manageriale ad alto livello, rappresentano la forza finanziaria di uno Stato capace di promuovere e incentivare  quelle private? Fratelli italiani abbiamo bisogno di una rigida guida morale per risanare la nazione, ridare slancio alla creatività, mortificata dall’immobilismo dei governi e dal parassitismo delle Istituzioni statali. Alla base di qualunque ripresa c’è sempre l’uomo che deve essere stimolato senza welfare però sorretto dal potere centrale al fine di rigenerare l’iniziativa. Quell’iniziativa, oggi quasi inesistente, che viene sostituita da quella dei Paesi emergenti. Si sta aprendo uno scenario impressionante nell’incertezza generata da un’immigrazione selvaggia, favorita da colpevole incoscienza. E allora vogliamo andare avanti così a cadere sempre più in basso? Ad essere in coda alla Grecia e fra poco ai Paesi dell’est senza ribellarci? Perché in questo caso il nemico del nostro Paese siamo proprio noi.

 

9/12/07

“Fuga dal Natale    di Mariella Alberini

In questi giorni, il traffico è diventato terrorizzante, serpeggia una sorta di rifiuto per le vetrine imbandite di merce spettacolosa a prezzi da euro-incubo. Eppure bisogna  far fronte al bailamme di spese e spesucce delle festività natalizie abbaglianti di luminarie eccessive. Agli stretti congiunti, ai professionisti indispensabili, al prevosto benedicente, al mendicante extra comunitario davanti al supermarket, ai vari collaboratori  è inevitabile elargire un presente. Tali mugugni non affiorano per tirchieria di tradizione genovese, dati i miei natali in altra provincia, ma perché esprimono lo stato d’animo più diffuso. Una tradizione, nata all’insegna della povertà in un mondo di pastori e continuata con gli zampognari che scendevano dal monte, si è trasformata ormai da cinquant’anni in una fiera degli o’bej, o’bej o meglio in una Piedigrotta planetaria. Unico rimedio, ma ci sono i cinesi, riparare in Tibet a rischio di congelamento: o in Mongolia esterna, senza cinesi, ma con ancor più basse temperature. Niente da fare: bisogna stare al gioco, portare gli occhiali scuri anche di notte, accettare gentili inviti che fanno lievitare l’adipe nei punti meno indicati, rassegnarsi allo sbaciucchio prenatalizio a rischio di streptococchi. Eppure, nonostante la disastrata congiuntura politico-economica, reggimenti di connazionali infortunati dall’euro si presentano a Malpensa e a Fiumicino “con  le pinne, il fucile e gli occhiali” rassegnati ad accamparsi nelle vastità aeroportuali (sciopero previsto) con migliaia di gavette al patè e nelle pupille l’immagine del palmizio maldiviano. Ahiloro, quanto più salubre sarebbe optare per la trattoria fuori porta a Santo Stefano. Bello però ricordare le feste della nostra infanzia quando si restava a casa con rituali modesti, ma densi di affetti. E, tranne pochi Commendatori, Grand’Ufficiali e cambisti della proto Borsa italica, nessuno affollava stazioni, strade nazionali (le autostrade vennero dopo), tanto meno i campi d’aviazione dell’epoca. No, non mi riferisco all’inizio del Novecento, ma soltanto a dieci lustri più tardi. Chissà perché nella psiche collettiva scatta la smania di trasformare una festività invernale in una kermesse estiva con pericolo di Tsumani? Bah…sinceri voti per un fantastico 2008.

 

1/12/07

 

 

“Il martirio degli innocenti”  di Mariella Alberini

 

Siamo in pochi a riflettere sui rischi che i tutori dell’ ordine corrono tutti i giorni per proteggere il cittadino. E’ ben noto che nei caos indescrivibili provocati da vere e proprie guerriglie urbane, sempre premeditate da regie precise, i poliziotti mandati sul posto non devono reagire a nessuna provocazione e soprattutto non devono toccare l’arma di cui sono dotati. Allora perché dotarli di armi da fuoco e non soltanto di manganelli, idranti e fucili che sparano proiettili di gomma? Perché i soloni che pontificano sui vari incidenti accaduti al famigerato G8 di Genova, agli scontri del derby di Palermo, vittima l’ispettore Raciti, o a quello di Messina con decine di feriti tra le forze dell’ordine presi a colpi di pietra, non si rendono conto che in determinate situazioni di violenza metropolitana, i regolamenti di P.S. vanno benissimo sulla carta, ma nel pericolo immediato e reale diventano inattuabili? Trascorro a Cetraro, il paese d’origine del poliziotto Spaccarotella, che sta rischiando l’incriminazione per omicidio volontario di Gabriele Sandri, un paio di settimane in estate. Conosco la situazione di questo antico borgo medievale, afflitto da una prepotente malavita, dove il locale porto viene sovente utilizzato per sbarchi di carichi di droga e merce di refurtiva. I giovani del luogo possono essere facilmente inghiottiti dalla n’drangheta. Ma in parecchi  scelgono di arruolarsi nelle Istituzioni quali Polizia, Carabinieri o Esercito come lui. Come questo ragazzo che oggi, disperato, si trova contro quelle Istituzioni che ha scelto di difendere. Questo è il destino dei puri che militano per il Bene con salario irrilevante e si ritrovano inermi davanti a possibili accuse di omicidio volontario. Agghiacciante è l’accanimento dei rappresentanti della politica e della magistratura contro questi giovani mandati allo sbaraglio, costretti a restare passivi davanti alla furia di ultras, no global, scioperanti. Molto diversa negli anni dell’immediato dopoguerra, risulta la solidarietà che l’allora Ministro degli Interni Scelba, morto da poco tempo in povertà, garantiva alla famosa Celere, da lui creata con giovani efficienti dopo aver depurato la Polizia dalle numerosissime infiltrazioni  dei partigiani rossi. Ma a parte questo dettaglio “storico”, rimane il fatto che una pletora di assassini, cosiddetti politici, protagonisti delle cronache negli Anni Settanta, circolano liberi e indisturbati a Parigi con asilo politico o sul suolo patrio dove, in virtù della cattolica legge sui pentiti, hanno usufruito di vertiginosi sconti di pena che al povero Spaccarotella non verranno elargiti affatto. Ma questa è la Giustizia italica dai tanti pesi e misure diverse.

 

21/11/07

 

“I signori Nessuno” di Mariella Alberini

 

Da tempo, l’apparire ha preso il sopravvento sull’essere. In qualunque campo, il successo è assicurato da protezioni e spinte che portano alla ribalta dei media. Il “patrimonio” professionale è costituito soprattutto dall’elevato numero di persone conosciute e importanti. Chi pensa di affidarsi soltanto alle proprie capacità e al proprio valore resta al palo. Il sistema premia “i signori Nessuno”. La filosofia di marketing, secondo la quale la gente comune deve trovare il riflesso di se stessa nei soliti noti, è quanto di più deleterio si sta verificando da diversi anni. L’apoteosi del mediocre detta legge in tutti i settori. La conseguenza principale è il degrado dei valori che hanno sempre innalzato l’uomo. L’aspirazione a tendere verso alti livelli morali estetici e culturali è passata di moda. Non esiste più l’educazione familiare e didattica che spingeva l’individuo ad emulare maestri di vita e di pensiero. Quindi ironia vuole che personaggi di bassa levatura assurgano a posizioni di potere e lo gestiscano in modo così inadeguato da diventare la caricatura di se stessi. Purtroppo, nell’ambito di questi modesti attori si formano persino scale gerarchiche sempre tendenti al basso. La conseguenza più immediata è il disgusto del mondo in cui  siamo costretti a sopravvivere. La lotta quotidiana in tutti campi, qualunque cosa si faccia, è diventata troppo ardua. Ne soffrono in modo particolare i giovani, privati dei grandi sogni, costretti a  dibattersi tra la mancanza di ideali spirituali e l’aridità del successo economico, indispensabile in questa società materialistica, ma da raggiungere a prezzo devastante. Da ciò nascono eserciti di single sempre più infelici e scontenti,  incapaci di affrontare le responsabilità della vita di coppia dove è indispensabile saper edificare rapporti di fiducia, comprensione, armonia. In altri termini, le basi di una famiglia.

Ormai, protagonisti discutibili, sono i presenzialisti televisivi di professione: quelli sempre convocati dagli anchor men.  Kakà e Grillo sono i “vati” di questo nostro tempo scardinato. I deus ex machina dei rotocalchi si atteggiano a divinità dell’Olimpo più inavvicinabili dei direttori di importanti quotidiani. Meryl Streep, la Grande, tratteggia con geniale ironia la schizofrenia delle “regine” della carta patinata.  La sua Amanda Priestly, “Il diavolo veste Prada”, sottolinea il trionfo dell’effimero. Ma chi ha vissuto l’atmosfera dietro le quinte dei Fashion Magazine  può affermare che l’assurda  divinizzazione di certi personaggi del film non è molto lontana dalla realtà  del “sotto il vestito, il nulla.”

Ahinoi, la Storia si ripete da sempre. I Romani del tardo Impero, e soprattutto i loro giovani, dediti più ai ludi circensi e alle mollezze epicuree che alle virtù avite, lasciarono spazio agli immigrati barbari che dilagarono nell’Impero. Pensavano di utilizzarli, di controllarli. Sappiamo come è andata a finire.

 

15/11/07

 

“Trionfo della barbarie” di Mariella Alberini  

 

Sto pedalando a fatica sul pavè sconnesso di una via del centro di Milano, quando un energumeno sessantenne italiano con uno spintone mi sbatte a terra con la testa a pochi centimetri dal muro di una banca. Viva per miracolo, con ecchimosi guaribili in 40 giorni,  grido all’assassino, ma l’”assassino” nel frattempo si è dileguato. Questo episodio testimonia la furia astiosa di un cittadino che assale il primo che passa in preda a raptus incontrollato. Viva la barbarie.

Ai giorni nostri, i gentili, i beneducati, i rispettosi e quelli che si tengono lontani dai peccati capitali, se la passano male. Prosperano i cafoni, gli astiosi, i collerici, i violenti, i delinquenti clandestini infiltrati con il permesso di governi devastanti. Canone inverso sul cosiddetto vivere civile. Gli argini si sono disgregati. La frana ha travolto le menti. E la semina della contestazione, dell’esproprio proletario, della reiterata protesta sempre e comunque, della negazione della famiglia come base  primaria del nostro tipo di civiltà, hanno prodotto cloni alla Frankenstein, mutati in no global. Il tutto si estende nel rapporto interpersonale dove menzogna, calunnia, arroganza e mancanza di rispetto umano eletti a sistema di vita minano la struttura di ogni legame.  Ricordiamo le vittime dei cosiddetti pentiti, utilizzati da Magistratura e forze dell’ordine. Si tratta di controverità in grado di generare dissesto nel quotidiano. In particolare la menzogna, magma vischioso dove si perde ogni punto di riferimento.  E viene usata in vari modi. Quella mercantile, diffusa matrice dell’illecito guadagno. Quella all’interno dei rapporti affettivi, virus distruttivo provocatore di danni irreparabili. Il sincero per vocazione riconosce il cacciaballe professionista in ritardo: quando lo ha già inchiappettato.

Il trionfo della menzogna è incarnato da Ulisse, noto rappresentante della stirpe ellenica, campionessa della fregatura.  La barbarie quotidiana è una realtà che ci colpisce tutti con effetto domino: e alla quale non si sa come porre rimedio. Non basta diffidare di bugiardi e calunniatori, le cui parole, come le pietre, possono colpire a morte persone innocenti. Nella Storia antica e recente i casi si sprecano. E irrimediabili sono i danni sociali prodotti dal suo dilagare senza difesa. L’apoteosi del peggio non conosce limiti. Gli agnelli sono una razza in estinzione. In quale pascolo potranno sopravvivere se il branco dei lupi continua a moltiplicarsi? Scusate se è tanto: ma devo andare al Pronto Soccorso.

 

11/11/07

 

“Guerre irregolari dappertutto ovvero terrorismo”  di Mariella Alberini

 

Noi gente comune non potremo mai conoscere i complicati disegni geopolitici, architettati da centrali occulte, responsabili delle piccole guerre irregolari ovvero dei focolai di terrorismo tanto diffusi in tutti i punti nevralgici del pianeta da far pensare ad una guerra quasi totale. Tre sono i temi che polarizzano tutte le attività terroristiche in Eurasia, Africa e nelle Americhe: etnie, sette religiose radicali, risorse del territorio. Da 150 anni, questo sistema si è strutturato in un “esercito mercenario” di killer veterani di tutte le razze che diventa sempre più potente. Esiste a Londra una vera e propria impresa britannica di sicurezza denominata Defense System Limited (DSL), fondata  da Sir Alistair Morrison nel 1980, coinvolta in numerose operazioni di sovvertimento ovunque. Gli Inglesi, fin dai tempi della rivolta dei Sepoys e della guerra dell’oppio, sono stati maestri nel creare rivolte pilotate nei Paesi degni del loro interesse. Del resto, le grandi potenze hanno sempre usato l’arma del terrorismo ammantandolo di volta in volta da motivazioni nazionalistiche o religiose. E subordinandolo ad una rete di finanziamenti derivanti da commercio di droga e di armi. Il caso più eclatante è quello dei mujaheddin dell’Afghanistan, promossi dagli anglo-americani insieme al medesimo illecito traffico dopo il ritiro delle truppe sovietiche, e inviati in tutto il mondo come una legione di forze speciali in vendita al miglior offerente.

Piccolo intarsio storico: dal 1603, quando Giacomo I ascese al trono inglese, l’enorme sviluppo della flotta britannica e di quella olandese permise a queste due grandi potenze di determinare i destini del pianeta. Quindi gli agenti dell’enorme rete dei loro interessi commerciali gestirono secondo strategie preordinate la politica interna dei Paesi sotto la loro influenza. Non esclusa la tratta degli schiavi deportati dai loro paesi di origine per farli lavorare nelle colonie.

Da allora, il sistema non è molto cambiato: si è solo adeguato ai tempi e alla tecnologia. Come noto, focolai di terrorismo dilagano in Europa e nel bacino del Mediterraneo: in Spagna, Irlanda, Algeria, Libano, Israele, Balcani (Kosovo), Federazione Russa. In Asia, le zone più insanguinate sono in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Sri Lanka, Malesia, Indonesia, Filippine, Asia Centrale, Tibet. In America latina, il narco traffico crea una guerriglia permanente. Ma anche nel Chiapas messicano, in Nicaragua e Guatemala senza dimenticare l’Africa, crogiuolo di stragi determinate da dittature canaglia. Purtroppo da trent’anni il numero delle guerre note e dimenticate oscilla stabile oltre la cinquantina con gaudio dei mercati ormai “rionali” d’armi. E l’Italia, che nel 1400 eccelleva nella fabbricazione di armature, oggi si distingue per la fornitura di mine antiuomo.

 

4/11/07

 

 “Yurij Luzhkov, sindaco catapulta di Mosca.”  di Mariella Alberini

 

Una delle sue grandi passioni, oltre ad arricchire l’estetica sfavillante d’oro di Mosca, è la produzione di miele pregiato, per il quale organizza due fiere all’anno. Ma gli  interessi di Yurij Luzhkov, riconfermato sindaco della capitale russa cinque volte e al potere da una quindicina d’anni, spaziano in mille campi. E’ uno degli esponenti più autorevoli del Partito “Russia Unita” (of course quello di Putin). Ed è accertato che a Mosca “non si sposta foglia che Luzhkov non voglia”: infatti si muove con rapidità prodigiosa. Sotto la sua giurisdizione, l’immensa metropoli ha prosperato e funziona grazie all’organizzazione autarchica, coordinata dal suo pugno di ferro guantato da serico velluto. Ha sempre vinto le elezioni amministrative con il 74% netto dei consensi. E’ contro il Gay Pride e ne proibisce le manifestazioni.

In un incontro ad un pranzo ufficiale con oltre 200 invitati, organizzato in Campidoglio, gli feci omaggio di uno splendido libro di acqueforti di Giambattista Piranesi. Pochi minuti dopo mi veniva portato un magnifico quadro con l’immagine di San Basilio, incisa in argento. L’ultima riconferma diretta del Consiglio comunale moscovita, per i prossimi 4 anni di mandato, pare subordinata all’impegno di Luzhkov con il Presidente Putin di rimanere in carica “soltanto” fino alle elezioni presidenziali in marzo 2008. Ma il futuro di questo settantenne (21.9.1936), sano, carismatico, super dinamico laureato in ingegneria energetica, appare destinato a brillare ancora a lungo. Riservata e anche lei superattiva, la consorte, Elena Baturina, è l’imprenditrice della plastica più facoltosa della Federazione. Dal 1990, rifornisce con i suoi sedili gli stadi polisportivi da 80.000 posti della Russia. Infatti l’illustre marito la definisce la vera cassaforte di famiglia poiché il suo stipendio di sindaco ammonta a soli 9 milioni di rubli l’anno ( 254.000 Euro). Nonostante il forsennato ritmo di lavoro, Yurij trova il tempo di giocare al calcio due volte la settimana, di tuffarsi in pieno inverno (anche –30°) nei laghi ghiacciati della santa madre patria, di praticare sci alpino come Putin, di appassionarsi con Elena alla scuderia di purosangue: è artefice del gran Premio del Presidente che si svolge a Mosca in agosto. I moscoviti lo amano anche se criticano la sua tendenza a privilegiare l’estetica della immensa metropoli a scapito di ulteriori infrastrutture. Però i suoi finanziamenti sociali permettono ai pensionati di vivere in modo privilegiato. E’ molto critico nei confronti dell’ignoranza occidentale verso le tradizioni particolari del suo Paese. E non manca di farlo notare nei suoi articoli su Rossijskaia Gaseta. Ha pubblicato 72 saggi politici fra i quali “Lo Stato del sano egoismo”, “ Ecologia della città” ecc. ed è titolare di 40 brevetti nella sfera della chimica. E’ facile incontrarlo nei più lontani quartieri alla periferia di Mosca dove compie frequenti ispezioni di controllo e risponde tutte le settimane in diretta alle domande dei concittadini dalla rete televisiva del Municipio. Insomma una temibile potenza nella storia moscovita quel bulldozer di sindaco.

 

27/10/07

 

“I ribelli del Kurdistan e le radici dell’odio”  di Mariella Alberini

 

 

L’opinione pubblica europea, e in particolare quella italiana, sembra poco edotta sulla reale situazione della ribellione curda, ennesimo vulcano in eruzione al centro di una zona strategica incrociata da diversi oleodotti di “oro nero”. La ribellione curda è stata finora uno dei più gravi problemi della politica irachena. Pochi conoscono le radici della rivolta dei curdi. Popolo seminomade di origine indo-europea e di religione musulmana sunnita, stabilitosi nella Turchia orientale, in parte dell’Armenia sovietica, nel nord est dell’Iraq e nel nord ovest dell’Iran. Questa etnia guerriera ha sempre lottato per mantenere la propria indipendenza. Le numerose sommosse avvenute in Turchia e in Iraq iniziarono per la mancata promessa di creare un Kurdistan indipendente come era previsto dal Trattato di Sevres nel 1920: promessa scomparsa poi nel successivo Trattato di Losanna nel 1923. Da ciò, la sproporzionata reazione dell’allora presidente iracheno Saddam Hussein, reo di aver messo in atto una repressione sconfinante nel genocidio. Il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha raccolto l’aspirazione all’indipendenza dei suoi predecessori e usa il terrorismo per richiamare l’attenzione sul problema curdo. Terrorismo molto ben strutturato se è vero che le varie enclave curde stabilite in Europa e in altri Paesi fino al Giappone finanziano con le loro attività la guerriglia. Privato della presenza del suo leader Abdullah “Apo” Ocalan, a suo tempo accolto e osannato dalla nostra estrema sinistra e dalla stessa aiutato a fuggire in Africa, e oggi prigioniero a vita in  Turchia, il PKK si è scisso in varie anime con posizioni più estremiste da parte dei giovani. I quali non riconoscono l’autorità di Murat Karaylan, l’attuale figura carismatica del movimento, che però ha messo da parte l’impossibile sogno dell’indipendenza a favore di un regime di autonomia regionale. Questa situazione, poco conosciuta dalla maggioranza dei cittadini europei, è stata gravemente trascurata dalla diplomazia americana ed europea. Quest’ultima sempre molto “distratta” e in ritardo per intervenire in questo tipo di problemi (ricordiamoci del Kosovo). Adesso le si presenta l’occasione per coinvolgere la Turchia in una politica di accorta prudenza onde evitare l’incancrenirsi del problema curdo. E, in tal modo, renderla partecipe di una strategia che la farebbe sentire più vicina al sospirato ingresso nell’Unione Europea. Un ingresso, al quale sarebbe poco saggio rinunciare.

 

19/10/07

 

 “Il partner adatto meglio di qualunque farmaco”  di Mariella Alberini

 

Un giorno fanno male: tre mesi dopo fanno bene. Da anni si leggono notizie contraddittorie sui farmaci. Adesso pare addirittura che Viagra e Cialis proteggano dall’infarto, dall’ictus e, meraviglia delle maraviglie, anche dal cancro. Fino a poco tempo fa sembravano pericolosi proprio per i danni di cui sopra. Un  amico che prende regolarmente il Cialis per tranquillizzarsi sul buon esito delle sue performances, ma sempre preoccupato per le minacciose controindicazioni per il cuore, la vista e la pressione arteriosa, oggi mi annuncia gaudioso queste eccitanti novità.  Che Dio l’aiuti a non raddoppiare le dosi.                                  

Da decenni le contraddizioni sui farmaci sono ripetitive e sovente anche pericolose. Ad esempio il problema della terapia sostitutiva con estrogeni per le donne in periodo di climaterio vantava anch’essa protezione per l’osteoporosi, il cuore, e la salute delle arterie. Oggi questi vantaggi vengono cancellati e gran parte degli specialisti di ginecologia e oncologia mette in guardia le donne sulla possibilità che l’assunzione di estrogeni possa provocare il cancro al seno. Non bisogna dimenticare i mega incassi delle multinazionali farmaceutiche produttrici di tali farmaci, alle quali giovano  sentenze giornalistiche a favore dei loro prodotti. Quindi meglio non essere troppo influenzati dalle contraddizioni della stampa. Quei farmaci hanno pericolosi effetti collaterali benché soggettivi che potrebbero comparire a lungo termine o all’improvviso. Queste le opinioni di uno specialista del settore molto stimato. Bisognerebbe mettere in guardia anche certi uomini ancora giovani.  I quali, per timori infondati o per insicurezza, assumono Viagra o Cialis con troppa frequenza. Lo stesso vale per gli estrogeni che è vero mantengono intatto il desiderio sessuale nella donna, ma dovrebbero essere assunti per non più di cinque massimo dieci anni: quindi sarebbe meglio farne  a meno. Un partner adatto potrebbe essere molto più valido di qualunque farmaco. Ciò vale per l’uomo come per la donna. A mio avviso sarebbe meglio, per i signori e le signore desiderosi di continuare a lungo la loro vita sessuale, lasciare a madre natura il compito di decidere la qualità e la quantità dei  rapporti. Insomma meglio una volta ogni tanto senza rischi che doparsi per sfavillanti fuochi di artificio dal dubbioso risultato e per di più con il pericolo di gravi inconvenienti per la salute. I farmaci citati non sono ancora stati sperimentati a sufficienza e poco si sa sui loro reali effetti a lungo termine. Insomma quando un essere umano ha fatto sesso più o meno regolare dall’adolescenza alla quarta età si accontenti di performances meno frequenti, ma spontanee.  

 

 

19/10/07

 

Il malcostume del maschio italico di Mariella Alberini

 

Non è una novità: la vita oggi, si può dire, incomincia a sessant’anni. E se uomini e donne si curano la salute e l’estetica con intelligenza possono dimostrare dieci o anche 15 anni di meno. Accade che una “giovane” sessantenne colta e privilegiata, indipendente con lavoro autonomo, incontri ad un gala benefico mentre è attorniata da  distinti ammiratori, un signore che la osserva con gli occhiali da vicino e le dica “ma lei non ha una ruga. Aggrotti la fronte, vediamo se fa il botulino…” La signora si sente una sorta di cavallo da mercato. E risponde con ironia “ vuole ispezionarmi la anche la dentatura?” Insomma dall’adolescenza le donne sono afflitte da apprezzamenti di bassa lega  da parte di maschi maleducati appartenenti a tutti i ceti sociali. Cose da far cadere le calze anzi i collant… Alcune potrebbero sentirsi lusingate di essere oggetto di tanta attenzione sia pur grossolana. Ma invece comprensibile è il disagio che una donna, degna di questo nome, avverte in tali occasioni e ancor peggio nella strada quando gli italiani esprimono le solite banalità. Una donna vera non ama essere notata solo per l’estetica. Ahinoi, è questa purtroppo ancora la prima qualità che colpisce l’uomo. Oh, non tutti certo, ma la maggioranza. Quindi bisogna ammettere che il bipede italico è ancora molto indietro nell’evoluzione e lo conferma la situazione femminile nel lavoro, nella vita di coppia, nella società, nella politica ecc. L’epiteto “che gran…” lo conferma. Poiché in nessun altro luogo europeo si riscontra tale turpiloquio. Persino nei Paesi arabi, la donna non viene mai apostrofata in modo volgare anche se resta oggetto di sguardi incandescenti. Quel certo malcostume di fare proposte “indecenti” da parte di personaggi in vista, adducendo un fantomatico distacco nei rapporti con la legittima consorte, è un altro “classico” del marito nostrano. Il quale, dopo l’arrembaggio fallito, in presenza della moglie, fatica a salutare la signora che non gli ha concessi i suoi favori. Ma l’ignorerebbe del tutto se li avesse ottenuti. Oggi la giovane poco accorta rischia di collezionare una sequela di cocenti delusioni da parte dei campionissimi della fregatura. I quali sono i primi a sollevare alti lai quando le varie “cappuccetto rosso”  diventano lupi agguerriti. Di certo, bisognerebbe  tornare a costumi più eleganti e al famoso uso di mondo che non consentiva di superare determinate barriere. Ma, ammettiamolo, ciò dipende molto dalla donna che deve essere capace di farsi rispettare, di esaltare la propria dignità anche sprezzando abbigliamenti che la gettano automaticamente sul mercato. E poi bisogna essere dotate di capacità di mediare fra femminilità e forza di carattere altrimenti molte congeneri rischiano di essere definite “veri uomini”. Un’offesa? No, un complimento dato che nell’altra metà del cielo scarseggiano.

 

 

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