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L’INTERVENTO |
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Per qualunque contatto la giornalista Mariella
Alberini è disponibile all’indirizzo e-mail ed al sito web: e-mail: m.alberini@iol.it ; sito web: www.mariellaalberini.it n.b. La
selezione degli articoli inizia dai più recenti, in ordine quindi inverso
alla data di pubblicazione.
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24/7/09
“L’unica
donna che ha lavorato gratis per il Cavaliere” di Mariella Alberini
Nel 1980, la sua prima
intervista da Cavaliere del Lavoro per Vogue Uomo, gliel’ho fatta io negli
uffici di via Rovani, introdotta da un giovane assistente, Urbano Cairo. Lui,
il Capo: sui quarant’anni, sorriso irresistibile, cordialità calorosa. “Le
piacerebbe lavorare per “Il Giornale?” “Come no!” La proposta non ebbe seguito.
Ma mi ero impegnata a mandargli il testo dell’intervista in visione. Lo rese
con le risposte del tutto cambiate: pazienza. Un anno più tardi, con la seconda
intervista per Il Tempo, Gianni Letta direttore, idem: pazienza. Nell’ agosto
dello stesso anno, lo incontro sul molo di un famoso porticciolo con una
bellissima ragazza in bikini, velato da
peplo in chiffon verde,
Veronica, fidanzata non ancora ufficiale. Mi dice: “Non sono in vacanza, vado…,
ma non le dico dove, se no lo pubblica…Domani, approfitto del Ferragosto, per
un piccolo intervento: sa, io non mi posso permettere vacanze.” Altro sorriso
abbagliante. E’ noto: Silvio ci sa fare con le donne, gli piacciono e lui piace
a loro. Un’amica mi dice che lo sogna sovente. Fortunato, vincente e
spericolato, mi era piaciuto per aver saputo dare il primo segnale di rinascita nella Milano, intristita dagli anni
di piombo. Ricordo ancora i buffet delle anteprime al Manzoni con i canapè di
polenta e baccalà alla vicentina. Quando entrò in politica, con totale
disapprovazione di Montanelli, io, primo responsabile ufficio stampa Lega Nord,
ero martirizzata dall’irascibile Bossi che, di certo, non aveva sentito parlare
di Eton. Ancora affascinata dalla politica, nel 1994, divenni responsabile
dell’Ufficio stampa di Forza Europa a Roma. Lui, il capo, mi incontrava sovente
nella sede in via dell’Umiltà. Ma dimenticò di chiedermi notizie sul mio
precedente incarico: se lo avesse fatto si sarebbe evitato il famoso ribaltone
di pochi mesi dopo. E anche molti altri errori: dopo due anni nella segreteria
politica della Lega Nord, per disciplina simile ad una cellula stalinista, di
politica ne sapevo più di qualunque deputato di F.I. Quelle notizie me le
chiese troppo tardi Giuliano Urbani. Il quale, data la mia disinvoltura
internazionale, dopo la prima caduta, mi incaricò di occuparmi dei Rapporti
esteri del Movimento: 120 ambasciate accreditate presso il Quirinale, per le
quali divenni una sorta di rappresentante di Silvio, poiché era soltanto Lui,
l’icona di Forza Italia. Mi telefonavano dall’Eliseo, dallo Knesset, dal
Ministero degli Esteri moscovita. Ospitavo a mie spese a Saturnia la consorte
di Igor Ivanov, Ministro degli Esteri di Putin per sei anni. Mi telefonava la
segretaria di Rugova pensando che Silvio, capo dell’opposizione, fosse in grado
di porgere aiuto alla popolazione kosovara. L’Ambasciatore saudita, che ero
riuscita a far simpatizzare con quello israeliano, pensava di avere rapporti
con un futuro sottosegretario agli esteri. Ma il mio unico compenso è stata una
Laurea Honoris Causa da parte della Georgia per il magnifico lavoro svolto.
Sono l’unica donna che regalato lavoro subordinato a Silvio senza alcun
compenso: l’unica creditrice. Ma Lui sembra ignorare tutto e le mie richieste
di udienza sono sempre state vane. Ho peccato di ingenuità? Ma certo: confidavo
nella meritocrazia del magnifico imprenditore. A parte ciò, ho continuato ad
essere fedele alle mie convinzioni politiche. Dopo 7 lunghi anni di promesse
mai mantenute da parte dei suoi più vicini e amati collaboratori, nel 2002, sono tornata a Milano e ho ripreso la
mia attività di romanziere interrotta dall’attrazione per la politica. Ho
pubblicato 10 political thriller, perfetti per arricchire il produttore
cinematografico o televisivo che gli darà un’occhiata, ma anche questo Silvio
non lo sa anche se ho inviato tutti i miei romanzi a lui e a Donna Veronica.
Peccato, potrebbe segnalarli al Presidente di Medusa o a Pietro Valsecchi, che
decide cinema e fiction di Canale 5.
Mediaset non ha mai dato spazio ad un’autrice che scrive quello che ha vissuto
durante il suo lavoro in politica con tre incarichi scritti molto importanti e
senza compenso in F.I.: ma anche questo Silvio non lo sa. Adesso, dopo 15 anni
in politica, alla terza esperienza da Premier, sembra abbia imparato a
governare. Se andrà avanti senza esitazioni forse rimedierà agli errori del
passato e riuscirà a prendere dimora nell’unico palazzo che non è in grado di
comprare.
3/8/09
“Oggi più
di ieri costumi castigati per i potenti
d’occidente” di Mariella Alberini
Eppure le turbolenze sentimentali dei politici
italiani al potere sono moderate rispetto a quelle delle generazioni
precedenti. Per non parlare degli eccessi di principi e pontefici dei tempi antichi. Se la politica
è sempre fonte di intrallazzi e di
corruzione, la vita privata degli uomini e delle donne di potere è priva ormai
degli eccessi che si concedevano le generazioni precedenti. Prendiamo ad esempio Palmiro Togliatti che dopo anni
di doppia vita, parcheggiò moglie e figlio in Russia, quest’ultimo nello
squallore di un ospedale psichiatrico, per alloggiare con Nilde Iotti
nell’appartamento sopra la sede del Pci
a Botteghe Oscure. Ricordiamo in epoca democristiana le numerose attrici del
cinema e annunciatrici televisive regolarmente ricevute al Quirinale per
calmare le vivacità dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. E
il luttuoso caso dell’ alto dirigente del Pci, Alliata, che passò a miglior
vita durante un amplesso con la giovane segreteria. Se guardiamo oltr’alpe, il nobile Valery Giscard d’Estaing,
famoso sottaniere, non si lasciò scappare neppure la bellissima Catherine, la
più importante delle trenta mogli di Jean Bedel Bokassa. Il quale raccontava il loro straordinario rapporto e non risparmiava le battute. “
Ero il suo guardiacaccia: veniva nel mio paese e abbatteva decine di elefanti,
“comme un foux”. Prima di ripartire, si serviva, affondando il braccio fino al
gomito, nell’orcio in cui tenevo i diamanti
e se ne riempiva le tasche.” Al suo confronto, Nicolas Sarkozy, sia pure
in terze nozze, è un marito modello. Sissignori i costumi attuali sono più
castigati anche nella società civile. Una certa parità di diritti nel
matrimonio ha portato a un rapporto di maggior rispetto reciproco nella coppia
altrimenti ci si separa e si divorzia. Da un trentennio è caduto il tabù del
proibizionismo sessuale e l’eccesso di disponibilità femminile ha sminuito nel
maschio il piacere della conquista: è sparito il gusto del peccato. Le plateali infedeltà coniugali dei principi
di Galles, Carlo e Diana, lo scandalo
europeo più clamoroso di fine millennio, è ormai appannato dall’attempata real
coppia coniugata: Carlo-Camilla.
Persino gli attori di Hollywood tendono a chiudersi in clan famigliari dove
contratti di matrimonio severissimi tutelano i rispettivi patrimoni e riducono
i divorzi. Ormai l’esemplare quadretto della famiglia Obama moralizzerà
ulteriormente il costume americano e prenderà sempre più le distanze dal
fedifrago Presidente Jefferson e dall’indimenticabile sciupa femmine JFK.
2/8/09
“Feltri,
visto da lei” di Mariella Alberini
Caro Vittorio, non so se
riterrai di pubblicare questa mia. Ma le considerazioni sul tuo ritorno a “Il
Giornale” dell’illustre collega Pansa mi hanno colpito data l’incisività della
sua penna potente. Sono certa che l’editore de “Il Giornale” ti abbia voluto
indietro per molteplici motivi. Il primo la tua abilità indiscutibile di far
aumentare le tirature di tutti i “tuoi” giornali. E non vi è dubbio egli
confidi nella tua capacità di contrattacco dopo mesi di ingiurie da parte dei
noti media di sinistra. Anche se lo hai già fatto su Libero. Dopo circa
quindici anni di collaborazione nelle varie testate da te dirette, vorrei, con
umiltà femminile, contestare a cotanto collega quella ipotetica sete di sangue
dei nemici, al momento vinti, che ti si vuole affibbiare. O meglio quelle
virtuali tendenze killer per vendicare e così medicare le ferite inferte al
Premier. Conosco il tuo carattere: non è dei più semplici. Però, fuori dalla
lotta giornalistica, da qualche parte io il tuo orobico cuore lo sento battere
insieme ad un’umanità che celi dietro una maschera meno impassibile di quello
che vuole sembrare. Certo oggi noi che scriviamo su Libero ci sentiamo
abbandonati. E non è piaciuto tu ci
abbia liquidato per “noia” come affermi. Però questo abbandono diventerà un
incentivo per trovare la forza di batterci per un altro Libero: quello privo
della tua guida. Di certo avevi bisogno di un
nuovo challenge, ma oltre a questo c’è ben altro. Cosa vuoi, noi donne siamo
inguaribili madri, sorelle, amiche, colleghe capaci di assurda fedeltà e un
direttore-capo di molti anni di lavoro non siamo capaci di liquidarlo con
rabbiosa cattiveria perché se ne va: ci lascia. Tu hai scritto un paio di prefazioni a quei romanzi che mi
ostino a confezionare a scadenza annuale. Nessuno sa il motivo di questo ritmo
eccessivo, tu invece lo conosci e non posso dimenticare neppure la sensibilità
con la quale hai captato determinate situazioni. Certo, dopo questa lettera
pubblica, molti mi aggiungeranno alla lista delle tue conquiste: gossip
irrilevante. Mi preme invece far intendere che quella targa da killerista della
carta stampata deve essere cambiata poiché “Il Giornale”, con il quale per
sette anni ho collaborato e quindi è stato anche il mio Giornale, non sarà da
te guidato impugnando tokarev e kalaschnikov. Se mai, alla tua antica Olivetti
verrà introdotto un nastro impregnato di un’ironia più potente delle pallottole
da stragista: un nastro che verrà usato con l’abilità di colpire il lettore con
l’humor di sempre senza sguinzagliare
inviati a rovistare nei cassonetti. Auguri.
18/7/09
“Colpevole
di innocenza” di Mariella Alberini
E’ curiosa la mentalità dei magistrati italiani:
talvolta potrebbe far venire in mente
quella di certi magistrati mediorientali (estremisti). Di certo si deve sperare di non trovarsi mai al loro
cospetto benché innocenti: persino in certi casi di divorzio non di rado
riescono ad emettere sentenze disastrose per la parte più debole. Soprattutto se
la parte debole è un poveraccio senza santi in paradiso. Mi riferisco
all’agente della Polizia stradale Spaccarotella condannato a sei anni per
omicidio colposo. Un tragico incidente
dovuto a un proiettile sparato in aria che, in seguito ad una fatale traiettoria, è rimbalzato su una
rete di protezione, si è infilato in un’auto in movimento uccidendo casualmente
uno degli occupanti. Non pare si sia dato il giusto rilievo alla situazione di
rissa scatenatasi tra tifoserie rivali che hanno determinato l’intervento della
Polizia. E sembra che la colpa sia tutta dello Spaccarotella e non di chi ha
generato la rissa. L’episodio ricorda quello accaduto durante il G8 di Genova
quando uno dei manifestanti nell’atto di scagliare una bombola contro un mezzo
della Polizia fu fermato dal colpo di pistola di un agente, terrorizzato per
l’imminente esplosione. Come logico il martire è diventato l’assalitore. Sulle
nostre strade purtroppo accadono stragi provocate da guidatori ubriachi o
drogati che falcidiano inermi passanti stroncando vite e affetti, e tre giorni
dopo sono in libertà pronti a ricominciare. Sissignori, le patrie galere sono
strapiene, ma il reato di omicidio è fra i più gravi ed è vero che le leggi
attuali sono troppo permissive, ma si dovrebbero interpretare con maggiore
severità. Riferendoci alla malavita organizzata esistono curiosi episodi di
noti killer che per trent’anni hanno agito indisturbati, vedi il caso del noto
Michele Cavataio di Palermo, mai condannato per insufficienza di prove ed
infine eliminato dai suoi stessi mandanti. I clan della malavita (Mafia,
Camorra, ‘Ndrangheta, Corona Unita) sono tutti ben conosciuti dalle Forze
dell’Ordine e ci si domanda perché non venga esercitata una reale pressione per
limitarne lo strapotere. I primi governi democristiani degli anni cinquanta –
sessanta, rispolverando un vecchio sistema fascista, usavano mandare al confino
nel nord Italia gli esponenti di spicco dei clan malavitosi del sud. Con il
risultato di esportare la malavita organizzata in pacifiche zone come il Veneto
e la Lombardia. Il normale cittadino si domanda: tornerà di moda la Maestà della Legge al di là delle fazioni
politiche, nelle quali si è divisa la
Magistratura?
8/7/09
“Inevitabile
superare equilibri malsani contro le riforme” di Mariella Alberini
L’annosa questione delle
indispensabili riforme dello Stato italiano si dibatte da alcuni decenni. E
oggi trova credito la spiegazione che riforme basilari: pensioni, università,
riduzione della spesa pubblica, infrastrutture, riduzione delle rendite
parassitarie, liberalizzazione dei servizi pubblici cozzino contro equilibri
sociali ed economici consolidati. Ma se per equilibrio sociale si intende la
marea di pensioni erogate a titolo di “elemosina” o “ricompensa” di adesioni
elettorali, vuol dire che siamo messi
davvero malissimo. E quando la Guardia di Finanza è incaricata dell’indagine
sulle pensioni fasulle e dopo averne scoperte alcune migliaia, viene fermata,
ciò significa che si è toccato la punta dell’ iceberg. Tutto questo è dovuto
alla cosiddetta politica assistenziale che, dai primi tempi di governo della
Democrazia Cristiana, è andata incancrenendosi. Ma nessuno dice che tale
sistema ha provocato uno squilibrio nel Paese perché ad usufruirne sono stati
il sud e alcune regioni “rosse” come Toscana, Emilia, Liguria. Mentre le
regioni veramente produttive sono state trattate secondo le norme di legge. Ad
esempio avere l’accompagnamento alle persone non più autosufficienti a Milano è
cosa difficilissima se non si è quasi malati terminali mentre nel Sud basta
essere avanti con gli anni per ottenerlo. Cosa dire dei presunti equilibri
esistenti nel campo dei Lavori Pubblici dove si invocano drastiche limitazioni
sugli appalti controllati da malavita organizzata e mafia e poi tutto resta
come prima per l’opportunità di avere le masse di voti che tali organizzazioni
manovrano. Spicca fra tutte la spartizione nella Sanità Pubblica, ultimo grande
affare di questa nostra Italietta: un’Italietta che profonde in questo settore
risorse non quantificabili. Ma l’enorme ingiustizia consiste nell’avere tempi
biblici per qualsiasi visita specialistica o analisi medica, anche
urgentissima, che diventano immediati quando il paziente paga di sua tasca
cifre astronomiche. E’ forse definito paziente solvente poiché costretto a
dissolvere le sue sostanze per sopravvivere in povertà? In questo Paese di
Consorterie, Caste, Confraternite, Corporazioni, Logge massoniche ecc. è
impossibile cambiare senza prendere drastiche decisioni, ma ciò sembra proibito
Nell’ambito dell’ italica democrazia. Che fare? Qui deve intervenire il
Cavaliere. Nel suo annunciato ritiro estivo ad Arcore, speriamo trovi la
soluzione per decidere quello che nessuno da sessant’anni ha avuto il coraggio
di fare. Soltanto Lui potrebbe infischiarsene di generare una scossa sismica di
settimo grado della scala Mercalli per ribaltare l’ignominia di quanto sopra
dato che ha più del 50% dei consensi. Yes, he can.
3/7/09
“Dieci in
condotta a chi esibisce buon gusto” di Mariella Alberini
Benedette siano le nuove regole per mantenere sulle spiagge un contegno civile,
rispettoso della tranquillità altrui: no al bikini dalla spiaggia alla strada
in cerca di giornali e gelato, no alle partite di calcio sul bagnasciuga, alle
musiche ad alto volume, alle chiacchierate stentoree. Il signore sotto l’
ombrellone, in cerca di relax, non è interessato a logorroiche conversazioni di
vicini sconosciuti. E insieme al voto in condotta tornato nelle scuole, che
condiziona la promozione di alunni scapestrati, cerchiamo di tornare indietro
ai tempi del buon gusto, della moderazione nel rapporto umano, del viver
civile. Soprattutto in estate, lo sbracamento del vestire peggiora. Shorts in
città anche per congeneri e maschi overweight. Signore attempate che adottano
la moda per ragazzine e donne giovani con troppa “mercanzia” esposta, ignare di
diminuirne di molto il “valore”. Perché non cercare di essere più estetici senza adottare le mode estreme? Basta un pantalone classico in lino
e una t-shirt o un vestito fresco che ognuno di noi trova nell’armadio. Anche
nei periodi caldi, i corti guantini di filo di Scozia, possono essere
utilissimi per proteggere le mani da macchie solari e microbi aggiungendo un
tocco di vera eleganza. Vi ricordate quelli di Grace Kelly? Nel panorama
estivo, bisogna ammettere che i più chic sono gli uomini indotti dall’obbligo
di ufficio a vestire abiti classici. Ma, prescindendo dall’esteriorità, sarebbe
necessario tornare alle buone maniere e al rispetto verso il prossimo. A tutto
ciò che nell’ultimo cinquantennio è andato perduto a causa di una politica
disgregatrice della famiglia, della religione
e della nostra antica civiltà. C’è in tutti noi tanta nostalgia per
tempi più decorativi. Lo dimostra il buon cinema dove registi di alta qualità
dirigono sempre più sovente film ambientati negli Anni Venti che gli amatori di
belle immagini corrono a vedere a prescindere dalla vicenda. “Ritorno a
Brideshead” e “Matrimonio all’inglese” sono i più recenti. Ma su Sky imperversa
in infinite repliche “Quel che resta del giorno” e “Il grande Gatsby”, nei
quali attrici e attori erano vestali di buone maniere, di un vestire di rara
eleganza e di fair play ineccepibile. Proviamo ad accostarli ai film spazzatura
più recenti: quelli che si vorrebbero identificare con il gusto delle masse e
sbagliano. Perché le masse andrebbero aiutate a migliorare in tutti i sensi.
Una volta le giovani donne cercavano di imitare le regine. Oggi scimmiottano in
peggio le veline. Non è colpa loro: responsabile è la TV trash e i rotocalchi
che per vendere abbassano sempre più la qualità dei loro servizi. E così dalle
copertine dei settimanali chip sorridono sconosciuti protagonisti seminudi di
spot che reclamizzano i loro amori momentanei in amplessi al limite della
pornografia. Amici miei, che brutto spettacolo! E soprattutto che noia!
19/6/09
“Se il
gossip contro Berlusca servisse al turismo…” di Mariella Alberini
Speriamo che le grottesche invenzioni sulla
superpotenza sessuale del nostro Premier risveglino ondate di turismo sui
numerosi paradisi costieri di questa nostra Italia moltiplicando le presenze in
Sardegna dato che Lui vi soggiorna sovente. Il calo del turismo nel nostro
Paese è gravissimo data la bellezza delle nostre coste, delle piccole e grandi
città d’arte, delle località montane, dei centri termali ecc. Gravissimo poiché
la sola Venezia concentra più presenze annue che in tutto il resto del Paese.
Molteplici possono essere le ragioni: una certa viabilità stradale ormai
insufficiente, i collegamenti ferroviari disastrati da mancanza di vetture idonee,
da ritardi biblici, da personale scarso, da igiene imperfetto e soprattutto da
un’organizzazione alberghiera di ottimo livello, ma troppo cara in confronto a
Spagna, Francia, ex Iugoslavia, Nord Africa. A tutto ciò, purtroppo, si può
aggiungere la fatiscenza dei siti archeologici e di un enorme patrimonio
artistico (il più importante del mondo) gestito malissimo. Musei impenetrabili
per orari limitati che generano intoppi e disagi. A parte la TAV, anch’essa
limitata, le reti ferroviarie regionali
sono al collasso da anni e l’ultimo ammodernamento risale all’epoca fascista:
un settantennio fa. Citiamo una per tutte la linea Bassano del Grappa -
Venezia, il cui percorso oggi si fa in un tempo di venti minuti superiore a
quello del 1933. Forse bisognerebbe invocare la presenza di Berlusconi su
queste linee obsolete dove i sinistri si affretterebbero ad inventare balletti
rosa o verdi e orgie da Orient Express per attirare carovane di curiosi un po’
guardoni. Suvvia Cavaliere dia una mano ai poveri pendolari condannati ad
aggiungere alle ore di lavoro tempi mai quantificabili di ritardi e disservizi.
Organizzi un esercito di belle guaglione sullo stile di Gheddafi per soddisfare
l’iraconda cattiveria dei superstiti sinostrorsi e risvegliare dal torpore
atavico i servizi essenziali. Ormai gli
Italiani si sono affidati alle sue cure e se ne infischiano dei suoi ipotetici “amorazzi” con stuoli di
odalische e bajadere mentre invece attendono la bonifica totale di un’Italia
che non può più tardare a mettersi al passo con i paesi concorrenti. Anzi ben
vengano altre bordate di ingegnosa invenzione sulla sua vita da star
internazionale della politica e della finanza da parte degli impegnati a
sinistra per far concorrenza a Beverly Hills e ai suoi divi. Insomma qui bisogna
ripartire da zero per rimediare un Paese massacrato da sessant’anni di politica
incompetente. Aspettiamo il rimedio da Lei: uomo del fare che non consente più
di quattro ore di sonno per notte ai suoi collaboratori. Conceda invece
l’eterno riposo agli Scalfariani e ai lettori di Repubblica. Yes, you can.
8/6/09
“Le attese
post elettorali degli Italiani” di Mariella Alberini
I commenti dei capi di partito in difficoltà post
elettorale si concentrano sui problemi “irrisolti” delle difficoltà finanziarie
delle famiglie, sulla crescente disoccupazione, sulle “promesse non mantenute”
della maggioranza al Governo, guarda caso, ancora super vincente. Tra i molti
impegni mantenuti, per la prima volta in Italia, da almeno dieci anni, un
governo ha finalmente preso l’iniziativa di pattugliare le acque territoriali e
di respingere le imbarcazioni dei migranti. Per la prima volta si sono svuotati
i centri di raccolta e si continua su questa linea che incontra l’approvazione
incondizionata degli Italiani. La disoccupazione tanto sbandierata dai perdenti
è destinata ad aumentare proprio perché i perdenti ci hanno riempito di
extracomunitari, i quali saranno avvantaggiati nel trovare un lavoro, rispetto
ai nostri concittadini, perché vengono fatti lavorare in nero: in barba ai
sindacati, allo Statuto dei lavoratori e alle varie previdenze o regole sul
lavoro. E purtroppo sull’enorme numero di extracomunitari presenti in Italia,
il Governo poco potrà fare anche perché qualsiasi iniziativa prenda sarà
contrastata proprio da quei buonisti “perdenti” nonché dalla Chiesa, bisognosa
della miseria per cooptare adepti. A questo punto il Governo avrebbe solo una
scelta: censire sistematicamente tutti gli immigrati sul territorio e procedere
ad un’ accertamento su coloro i quali possono restare, osservando le regole del
nostro vivere, e rispedire ai loro paesi lo sciame di irregolari dediti
all’accattonaggio, al borseggio, al delitto, allo stupro, alla gestione della
prostituzione, alle esercenti prostitute infette e che infettano. A questo
proposito si dovrebbero attivare i Verdi per andare a bonificare le strade di
campagna e di città dove si esercita l’adescamento ed anche nei campi rom dove
l’immondizia napoletana è un’inezia profumata al confronto. E insistiamo nel
proporre che le anime pie insorgenti per qualsiasi questione relativa agli
immigrati accolgano a casa loro e a
loro spese almeno tre soggetti extracomunitari e ne rispondano del loro
comportamento. Non sottovalutiamo poi l’assurda situazione creatasi nelle
scuole, in particolare le elementari dove la massiccia presenza di
extracomunitari sta facendo snaturare programmi didattici e comportamenti
sociali. Dopo la diatriba dei
crocefissi, esiste il grave problema della totale incomprensione della lingua
italiana per i bambini che, dopo alcuni anni nel nostro paese, ancora non
riescono ad esprimersi. E la difficoltà del corpo insegnante non didatticamente
preparato a questa grave problematica. Sono queste utopie o è indispensabile
prendere davvero in esame la bonifica di questo magma? Se si riuscisse ad
attuare tale risanamento, ci sarebbe un’Italia più vivibile, più organizzata
con più lavoro per tutti ed una società multirazziale sana per una convivenza di reciproca utilità.
2/6/09
“I
micidiali danni della ribalta” di Mariella Alberini
“” 2.06.09
Non è vero che potere, successo e denaro fanno male
solo a chi non li possiede. I danni collaterali della ribalta possono essere
micidiali. Pensiamo alle tragiche dinastie degli Svevi, dei Medici, dei
Visconti, degli York, dei Tudor, dei Romanoff. E in tempi recenti degli
Onassis, dei Kennedy, dei Krupp. Invece
i personaggi potenti dotati dell’arte del mimetismo, coloro i quali riescono a
rimanere defilati nell’ombra dei monarchi manovrando i destini di nazioni,
economie e conflitti, in genere sopravvivono indenni e senza incorrere nei
colpi di maglio sempre in agguato contro il Conducator in prima linea.
Ricordiamo il talare Mazarino, il caledeiscopico Talleyrand, l’intrigante
Martin Borman, l’ultimo consigliere di Adolf Hitler. E nell’immediato perché
dimenticare il grande giornalista Gianni Letta di alto talento politico e
diplomatico? Invece nulla sfugge
all’attenzione degli oppositori dei Premier. E’ recente lo scalpore suscitato dalla
decisione di Sarkozy di inserire nello staff dell’Eliseo l’ex compagno di sua
moglie. Una notizia di trascurabile interesse però sottolineata da lividi
commenti. Come il criticato “salto” in aereo di Obama e consorte a New York per
assistere ad una piece teatrale: troppo dispendioso in tempo di recessione
economica. Nelle giornate di deprimente conflitto elettorale a colpi di basso
gossip contro il Premier Berlusconi, ci si rende sempre più conto di quanto
pesante possa diventare la popolarità e il successo. Tre investiture di Governo
e quindici anni di ribalta politica non possono lasciare indenne nessuno nella
piccola Italia, permeata da una sinistra in preda a odio violento verso chi gli
ostacola il potere. E’ cosa risaputa: nessun personaggio politico prima di lui
era riuscito a riscuotere tale passionale consenso negli ultimi cinquant’anni.
E passionale appare anche l’inatteso siluro, lanciato dal sommergibile atomico
Veronica contro la super portarei Silvio. Peraltro ormai inaffondabile poiché
abbiamo constatato le reazioni ancora e sempre positive del popolo elettore.
Sì, perché il popolo elettore constata con godimento il primo vero argine posto
all’immigrazione clandestina, le serie disposizioni adottate da Brunetta contro
assenteismo e fanagottismo degli statali, le positive iniziative della Gelmini,
la tempestiva e completa soluzione-rifiuti di Napoli, la quale dimostra per
l’ennesima volta l’incapacità voluta delle amministrazioni regionali e comunali
italiane, l’aumento della sicurezza cittadina con l’impiego dei militari ecc.
Certo ci sono moltissimi altri problemi da affrontare, ma gran parte degli
Italiani ha preso gusto a vedere interventi rapidi e risolutivi. Ciò non può
venire svalutato da basso gossip mediatico: ormai solo noioso.
19/5/09
“Gli
strateghi del materasso? Una rarità…” di Mariella Alberini
Sempre più raro sembra essere l’incontro
sentimental-sessuale tra uomo e donna. Le cahier de doléance maschile e
femminile a proposito dell’amplesso è
sempre fitto. Frequente la frase
“sì, una donna carina, ma non è una stratega del materasso.” Il signore dimentica che sul materasso la
strategia si fa in due. Anche le congeneri di rado sembrano soddisfatte del
comportamento d’alcova del partner fisso o occasionale: “quando è pronto lui,
devo essere pronta anch’io”. In effetti, la donna troppo sovente subisce un
rapporto senza che il partner l’abbia adeguatamente preparata. E’ un classico maschile sognare e desiderare
l’agognato “delta di venere”, come lo definiva Anais Nin, e poi quando lo hanno a portata di mano non saperlo “gestire” in modo adeguato. Molto dipende
dall’educazione sentimentale di rado impartita da genitori intelligenti e
dall’egoismo maschile che induce a pensare soprattutto al proprio piacere
dimenticando che quello della donna non è un’automatica conseguenza. Anche oggi
nonostante l’argomento sia trattato di continuo da famosi sessuologi in
rubriche sparse su tutti i giornali o in trasmissioni televisive saccenti, pochi ne traggono vantaggio.
Benché molti maschi vengano “svezzati” da femmine più mature, non fanno tesoro
delle tecniche imparate sul campo e le dimenticano a favore di un egoismo
dominante. Per fortuna esiste la categoria dei pochi eletti, dotati di
sensibilità quasi femminile, in grado di creare il vero rapporto coinvolgendo
con pazienza la donna meno veloce nelle sue reazioni. Di certo, il ritmo
assillante della vita odierna non favorisce le fantasie erotiche basilari nel
rapporto amoroso. Ed è un peccato poiché proprio sul famoso materasso si
compongono le dissonanze e gli attriti della coppia. Ormai sempre più sovente
la donna considera il mestiere di moglie come il più ingrato e preferisce la
relazione sentimentale anche in case separate. Una conseguenza della ben nota
assuefazione senza rinnovamento nel matrimonio: più frequente nell’uomo verso
la moglie che viceversa. Di solito la donna, al contrario dell’uomo, non ha
bisogno di cercare stimoli al di fuori della coppia se il partner mantiene una
certa vivacità extra routine. Perché è nel tempo che la femmina si affeziona
sempre più e perde il senso di timore nei confronti del maschio. Di certo, le
famose affinità elettive sono fondamentali poiché non è vero che gli opposti
funzionano bene insieme. Forse si attraggono ma sono storie in genere di breve durata. Senza l’idem
sentire, un certo tipo di cultura, di gusti e di educazione in comune è molto
difficile si possa creare quella complicità solidale che è il giusto amalgama
per un felice connubio a lungo termine.
13/5/09
“I falsi
pietismi” di
Mariella Alberini
La stragrande maggioranza degli
italiani, supportata anche da sondaggi bipartisan, plaude alle azioni del
governo per limitare e regolamentare il flusso indiscriminato dei clandestini.
Ma gli immarcescibili soloni, dai pulpiti della sinistra, sbraitano
incongruenti critiche agli indispensabili,
legali respingimenti dei nuovi schiavi africani reclutati dal crimine
organizzato. A tale proposito, perché ciascun predicatore sinistroso non si
impegna ad accogliere in casa sua un terzetto di questi disperati garantendone
la sopravvivenza e il comportamento consono alle nostre leggi? Questi signori
citano la Costituzione che garantisce il diritto di asilo, ma senza specificare
la quantità di soggetti, ai quali cederlo: e così, oggi i migranti ospitati
sono arrivati a circa otto milioni nel Belpaese. Figuriamoci quale tipo di
catastrofico sovraffollamento si profilerebbe in casa nostra seguendo i falsi
pietismi dei sopracitati sinistri. Si conferma legittima la certezza che
proprio la sinistra, ormai minoritaria nel Paese, tenda a rimpolpare le sue
anemiche schiere con voti “abbronzati”: però sempre strombazzando sulla grave
disoccupazione esistente in Italia. A questo punto dovrebbero spiegarci come si
fa a sistemare il magma etnico in eccesso. E quindi a moltiplicare i posti di lavoro. Un milione e mezzo di romeni
bivacca in Italia vivendo, per dirla con un blando eufemismo, di espedienti:
assalta ville isolate dispensando
torture e stupri ai loro occupanti; rapina vecchiette inermi; commercia in organi
di bambini rapiti e monopolizza l’accattonaggio. Ah già, non dimentichiamo
l’esistenza delle organizzazioni criminali pronte a reclutare l’orda della nuova mano d’opera. I
signori-buonisti-a-tutti-i-costi per proprio torna conto, o forse si dovrebbe
chiamarlo interesse di bottega, dimostrano un’ indiscutibile immoralità nei
confronti dell’assetto del Paese e
della sopravvivenza civile degli Italiani. Quando dal video discettano con
ipocrisia lampante di tale problema appaiono sempre più noiosi ed offensivi
agli occhi dell’infelice utente che paga il canone della televisione e di certo
non guadagna quello che riescono ad arraffare loro, protetti dalla casta di
partito. Per fortuna, privi della minima fantasia, non riescono ad escogitare
qualcosa di diverso dal solito sistema degli agit-prop di antica marca
comunista. Come fanno a non rendersi conto dell’effetto negativo e
controproducente nei confronti della
loro sopravvivenza politica sugli Italiani, ormai convinti che la società
multietnica si profila disastrosa come accadde nell’antico Egitto e nella Roma
imperiale? Ma tant’è, le teorie di tali
“magnifiche” squadre di progressisti ricalcano il vecchio principio di Joseph
Paul Goebbels, ministro della Propaganda nazista e Gauleiter di Berlino dal
1926 al 1945: una bugia ripetuta
sovente diventa una mezza verità.
10/5/09
“I
“replicanti” di Hollywood” di Mariella Alberini
Sia lodato il Cinema, settima arte che ci diverte, ci
consola, ci accultura e ci trasporta
nei più remoti angoli del pianeta. Sempre se si tratta di buon Cinema.
Da qualche tempo emergono i film tedeschi, i quali, senza grandi costi,
riescono ad essere veri capolavori di regia, di recitazione e di ambientazione. A differenza della valanga di
film americani per lo più girati per attirare il consenso dei teen ager e di masse plaudenti alle banalità.
L’attuale generazione di attori, quella delle cosiddette star, fa pensare ad una folta squadra di cloni dei
divi del passato. Il Kevin Costner degli inizi può ricordare Gary Cooper, ma non
ne avrà mai lo charme indimenticabile. Viggo Mortensen, ma
anche Ed Harris, al momento vincenti per film azzeccati, ma di scarsa
cassetta, sembrano entrambi gli imitatori del fascinoso Richard Widmark,
specializzato in ruoli di canaglia sexy. Antonio Banderas è un pallido
replicante di Tyrone Power anche se dotato di un certo sex appeal mediterraneo.
Lo stesso Colin Farrell richiama alla mente una sorta di Glenn Ford, privo però
dell’alone romantico che il magnifico amante di “Gilda” riusciva a dispensare
alle platee femminili. Sempre riferendoci ai divi degli Anni Cinquanta, nessuno
è riuscito a rivaleggiare con Bob
Cagney o Edward G. Robinson. E nella folla dei comprimari d’attualità non è mai
emersa una Thelma Ritter o una Katina Paxinu, la fatale partigiana di “Per chi
suona la campana”. In quegli anni, le grandi dive, Rita Hayworth, Hedy Lamarr,
Liz Taylor, Lana Turner, Gene Tierny ( passò veloce nell’alcova di J.F.K),
Laureen Bacall, erano belle vere senza chirurgia plastica, dotate di una classe
inimitabile, e soprattutto di un tipo a
se stante, molto diverse una dall’altra. Nel cinema italiano, nessuno ha
raccolto l’eredità di Anna Magnani, di Silvana Mangano, di Lea Massari. Le
giovincelle esordienti, interpreti ripetitive di film, dei quali si confondono
i titoli, sono una squadra di bellezze, delle quali si fatica a ricordare il
nome. Francesca Neri è un’ape regina solitaria alla ricerca di una
riqualificazione come regista. E i protagonisti delle costosissime fiction
televisive purtroppo non lasciano traccia nelle menti degli infelici utenti. In
sostanza non si tratta nemmeno di mancanza di pecunia poiché conosciamo i costi
astronomici di “Cocò”, “Guerra e Pace” ecc. I nostri supponenti produttori,
prendano esempio da “Le vite degli altri”, un capolavoro girato in quattro
stanze e due strade di Berlino. Per non parlare dell’osteggiato Katyn (dovrebbe
prendere l’Oscar per il miglior film straniero), dove magnifici attori polacchi
sconosciuti, in una Cracovia di tragica autenticità, ci tramortiscono di
emozioni. Certo non esisteranno replicanti per registi come Andrzej Wajda e
Clint Eastwood.
29/4/09
“A Donna
Veronica con solidarietà” di Mariella Alberini
Gentile Donna Veronica, da sempre apprezzo il suo
stile di vita e la ferrea capacità di vivere il suo privato del tutto separato
da quello pubblico del Premier. Se ad un certo punto esterna la sua opinione su
un quotidiano è evidentemente costretta a farlo poiché è l’unico modo di farlo recepire al potentissimo consorte. Del
quale ormai tutti conoscono i molti pregi e difetti. Ma come lei sa, Donna
Veronica, Suo marito è alle prese con un terzo Governo che ha promesso e non
ancora mantenuto numerose cose: l’abolizione delle Province (non verrà mai
fatta poiché miniere di potere e di pagamento clienti); la riduzione degli
stipendi (i più alti d’Europa) ai deputati europei; la riduzione delle spese
per Camera, Senato, Presidenza della
Repubblica; una vera politica risolutiva del problema dei clandestini; la
riduzione del numero e degli stipendi ai parlamentari; la riduzione dei benefit
degli stessi e di tutta la trafila; la riduzione degli stipendi ai militari in
missione (i più alti d’Europa) e quella dei manager pubblici, Asl, Rai; la
riduzione degli sprechi in tutti i settori; la riduzione delle auto blu ecc.
Capisco certe sue amare prese di posizione, però Lei è, ed è giusto rimanga, la
consorte regina della situazione nonostante i bocconcini amari, deglutiti
durante i vari decenni coniugali e non. Certe candidature, a Lei sgradite, sono
davvero un’ingiustizia sciagurata se pensa che, Donna Veronica, la sottoscritta
ha lavorato per sei lunghi anni in Forza Italia, con importanti incarichi
scritti dal prof. Urbani e dall’allora onorevole Sandro Bondi , svolti con il
massimo successo e mai ricompensati non dico con la candidatura a Consigliere
Regionale a Milano , ma neppure con il rimborso delle spese, promesse da questi
signori e anche dal carissimo amico Gianni Letta. Pensi che per i miei 10
romanzi non sono mai stata invitata in Mediaset, né sono mai stati menzionati
da alcun magazine Mondadori. Non posso certo confrontare il nulla ricevuto dal
Premier per il mio faticoso impegno con la Sua privilegiata posizione di regina
consorte adeguatamente ingioiellata. Di
certo, se lei alza un dito, tutti accorrono e Lui trema. Però pensi a quanto
sopracitato, alle terribili preoccupazioni di quel grande capo che corre da un
terremoto ad un G20. In questi giorni, nei TG, l’ho visto molto affaticato. Non
è più un ragazzo come Lei sa. Se non fa attenzione potrebbe non riuscire a
scalare anche il Colle. E se non ci riuscisse, ma ce la farà, pensi alla sua
disperazione di non dialogare più con i Grandi della Terra, ma solo con gli ex
Grandi e i ricchissimi par suo. Gentilissima Donna Veronica, le congeneri
d’Italia La capiscono e L’apprezzano, non si può immaginare il Premier senza la
sua invisibile presenza al fianco. Pensi alla mia corona di spine e
sopporti con pazienza la Sua, scintillante
di magnifici zaffiri e diamanti.
16/4/09
“Quel che
non si è visto nella tragedia d’Abruzzo” di Mariella Alberini
Non abbiamo visto Dario Franceschini andare a giurare
in difesa della Costituzione sulle macerie della Cattedrale dell’Aquila. Non
abbiamo visto Ottaviano Del Turco difendere la trasparenza della sua gestione
come Presidente della Regione Abruzzo. Non abbiamo visto il pulzello Pecoraro
Scanio aggirarsi con i suoi accoliti tra gli ovili sinistrati ad accudire
mandrie sperdute. Per contro tutti sanno del blocco da lui istituito presso la
Comunità Europea del Mose in difesa dei volatili fraticelli. Non si è avuto
notizia che Michele Santoro abbia devoluto i lauti emolumenti delle sue
calunnie televisive sul sistema dei soccorsi rivelatosi eroico. Non si è vista
la CGL portare in piazza milioni di persone per offrire un obolo pro
terremotati. E all’orizzonte non è comparsa neppure la barca di D’Alema. Noi,
che non siamo né di sinistra né comunisti, perché, come diceva Flaiano, non ce
lo possiamo permettere, rimaniamo esterrefatti. Un giorno a Giulianova, in
provincia di Teramo, non trovando la sede della DC, mi rivolsi ad un passante.
Rispose “qui non c’è la Democrazia Cristiana perché siamo tutti comunisti”. Un
riflessione si impone: l’”attenta” gestione del fu Pci ha portato le ultime
elezioni regionali alla vittoria del PDL. Però le emozionali lacrime di
Berlusconi vengono definite preelettorali e lo schieramento del governo davanti
alla agghiacciante distesa di bare è come sempre fonte di sberleffi da parte
della sinistra parolaia. Poi c’è la
rubrica di un noto giornalista, convinto di essere di sinistra solo perché
mangia il pesce con il coltello, il quale, grazie a tale protezione, scrive
dappertutto: si scaglia sulla mala
edilizia dell’Ospedale dell’Aquila, inaugurato dieci anni fa. E dimentica che
il cartongesso, di cui afferma sia stato costruito, venne approvato dalle
giunte rosse della Regione Abruzzo. Questo tipo di contraddizioni mi fa venire
in mente la famosa vignetta di Candido: “Contrordine compagni, la frase
pubblicata sull’Unità contiene un’errore di stampa. Diceva scaglionarsi lungo
le rive del Po’ e non “scoglionarsi” lungo le rive.” E si vedevano drappelli di
trinariciuti muniti di martelli che… Facezie a parte, la situazione in Abruzzo
è drammatica, ma nel resto del Paese non c’è da scherzare. Il vero problema
adesso è trovare i soldi in un’Italia devastata dalla crisi economica. Ma
confidiamo in questo capitalismo, ingiusta ripartizione della ricchezza: però
ricordiamo essere il comunismo una giusta distribuzione della miseria, così
scriveva un anonimo russo.
3/4/09
“L’effetto
rigenerante della crisi economica” di Mariella Alberini
L’effetto choc della crisi economica sta cambiando
l’atteggiamento mentale della maggior parte degli Italiani verso una visione
più realistica del futuro. Si prende coscienza della necessità di ridimensionare
gli eccessi, ai quali si era arrivati negli usi e costumi di un’Italia gasata
dalla corsa al bel vivere senza remore di alcun tipo. Si è notato nell’azione
dei ministri Brunetta e Gelmini, primi
ad iniziare un lavoro di risanamento morale
per riportare un accenno di meritocrazia, di onestà di intenti, di
collaborazione fattiva. E lo si avverte in modo così ineludibile da far
comparire sui muri dei Centri sociali una nuova scritta “No alla
meritocrazia”: effetto-tempesta nei
cervelli deboli. Infatti cosa succederebbe se in Italia naufragassero in modo
definitivo le assemblee “spontanee”, il 27 politico, i permessi sindacali, le
promozioni a tappeto, le situazioni dove “ci sta dietro un discorso”? E
ritornasse il deprecato buon costume civile e familiare dove il padre fa il
padre e non il complice-amicone del figlio. La madre riprende il ruolo di
vestale della casa. Il nonno riceve la dovuta assistenza affettiva e materiale
senza essere ghettizzato. E i figli non ricalcano le orme di quelli del 68 e
guardano al futuro con sprazzi di luce nuova, di idee diverse da quelle promulgate negli ultimi
quarant’anni. Proprio i giovani possono trarre vantaggio dall’uragano economico
che li sta riportando verso la sobrietà. Un tempo, quella meravigliosa
sobrietà produceva veri uomini e vere
donne. Incominciano a diradarsi, almeno in Italia, le nubi plumbee che ci hanno
angosciato durante l’ultimo semestre. Persino i più pessimisti operatori
economici, abituati al credito bancario, hanno intravisto spiragli di ripresa da
quando il governo si è mosso per rimettere in moto il meccanismo produttivo a partire dall’edilizia. Il prudente
risparmiatore italiano, rifugiato nei titoli di Stato, torna ad investire nei
mattoni della propria casa. Se le banche italiane sono in condizioni migliori
delle banche straniere, lo si deve, secondo un emerito professore di economia,
alla Legge bancaria del 1936 che, pur essendo stata abrogata nel 1993, ha
prolungato il suo effetto fino alle soglie del 2000. Infatti, una dozzina di
anni fa, il risparmio non era stato ancora fagocitato dalle allettanti proposte
della cosiddetta “finanza di fantasia”, attuale responsabile del disastro
2008-2009. In sostanza, al di là dei fatti economici, è consolante intravvedere sprazzi di luce derivanti da un
black out economico, fautore di un panico in procinto di rivelarsi abbastanza
salutare.
15/3/09
“Le virtù
del Cavaliere” di Mariella Alberini
E’ straordinario l’interesse suscitato dal mio articolo pubblicato a fine luglio: titolo “Sono l’unica donna che ha lavorato gratis per Berlusconi”. Una dozzina di mail commentano: “Allora è un avaro?” oppure “Ma come?, si approfitta delle donne?” e “Perché non lo persegue legalmente?” ecc. Chi scrive sente il dovere di fare ulteriore chiarezza. I due incarichi scritti, il primo dell’ex Ministro Urbani, l’altro dell’allora Coordinatore di F.I. Bondi, oggi Ministro dei beni culturali, erano senza retribuzione e come tali li avevo accettati. Però, in politica chi si spende per un incarico senza stipendio con pregevoli risultati, riconosciuti dai numerosi “colonnelli” del Cavaliere, come minimo dovrebbe essere premiato quando il partito vince le elezioni. Purtroppo devo constatare che entrando in politica il Cavaliere si è immediatamente adeguato ad usi e costumi tipici della Polis cosiddetta democratica. Nonostante i meriti e a prescindere da essi, si manda avanti chi è protetto da padrini ineludibili o chi ha indiscusso potere di “baratto” e, se è femmina, deve avere almeno scelto il “protettore” giusto. Si, amici lettori è così. Chi scrive ribadisce i propri peccati di ingenuità per essersi affidata soltanto all’ottima qualità del suo lavoro, al grande impegno per far emergere i pregi dell’icona Berlusconi all’estero e ad altri “miracoli” giornalieri con i rappresentanti di 120 Paesi che si affidavano alle sue cure. Ma il merito ricadeva tutto su Mega-Silviòs, il quale aveva avuto l’acutezza di incaricare simile “ambasciatrice”. Non posso negare la cocente delusione, né, se ripenso alla mia grande fatica, il fatto di essere stata una sorta di Biancaneve circondata da gnomi maligni. Ringrazio l’acutezza di Feltri, il quale mi definì tale nella pregevole prefazione ad uno dei miei romanzi. Lui aveva capito bene la potente fregatura di cui ero stata oggetto. In ogni caso, sostengo con forza l’operato dei ministri di questo governo che sta cercando con determinazione di trovare una strada per avviare l’Italia ad un risanamento sotto tutti i punti di vista. Si deve dare atto a Mega-Silvios della scelta di questi ministri. Ma sì, non formalizziamoci se ha premiato qualche bella donna. Sono state abili nel promuoversi. In politica tutto è lecito tranne la castità delle congeneri. Uno dei vari difetti dell’umile cronista è quello di avere sempre tenuto separati amori e carriera. Nulla di più errato. Se il capo è coniugato per difendere privacy e famiglia tende a spianare la strada del Parlamento, del Senato, e, perché no?, di ministeri dove si sprecano sottosegretariati ed altri incarichi. Nulla di nuovo sul pianeta Terra. Ovunque, sotto tutte le bandiere, da quando Caino uccise Abele, il potere è stato fonte di favoritismi indecenti. In politica, la meritocrazia è parola quasi ignota: yes men e yes women sono molto apprezzati. E’ noto: Mega-Silvios, insieme alle donne, ama l’ approvazione. Ma le sue molteplici qualità lo hanno fatto eleggere, rieleggere e ancora eleggere. Rappresenta il bene maggiore, o, se preferite, il male minore. Come la democrazia.
9/3/09
“Figli
ingrati e crisi economica” di Mariella Alberini
La signora esce dal confessionale. Ha il viso bagnato
di lacrime. Si inginocchia, lo copre con le mani: le spalle scosse da
singhiozzi silenziosi. Mi avvicino, cerco di confortarla. “Si tratta di mio
figlio, mi odia, mi vuole male. Appena può mi aggredisce con una cattiveria inimmaginabile: ha 40
anni. Tutto quello che ha gliel’ho dato io.” Situazioni come questa sono
all’ordine del giorno. Ce ne sono milioni. Madri straziate da figli ingrati.
Sono i figli di quel benessere imperante in Occidente negli ultimi cinquant’anni.
Sono i figli di genitori che hanno dato loro molto più di quanto gli spettava e
anche tanto amore. Allora perché? Inutile lambiccarsi il cervello e cercare
spiegazioni. Non ce ne sono. Però si può essere certi che i figli meno
fortunati, quelli che hanno subito privazioni o hanno dovuto lavorare dopo la
terza media (ce ne sono stati e ce ne sono ancora), sono più dotati di cuore e
di pìetas verso quei genitori impossibilitati a ricoprirli di privilegi. In
questo periodo di grave crisi economica, forse anche i figli “orribili”
dovranno assaggiare il sapore sconosciuto del sacrificio. Vivere lo spauracchio
del licenziamento. Capire cosa significa massacrarsi di fatica per tirare
avanti adattandosi a qualunque impiego. Così hanno fatto i loro nonni per
preparare il futuro ai discendenti. I quali diventati genitori hanno dato il
massimo ai figli anche se non erano ricchi, anche se erano operai, artigiani,
collaboratori domestici o baristi. Nulla era mai abbastanza per i loro
rampolli: università, master, full immersion di lingue all’estero. Come il
figlio di quella signora disperata sull’inginocchiatoio in Duomo. Alla quale il
sacerdote ha consigliato di dire basta e di prendere distanza da quell’ingrato
senza cuore. Come si fa? A quel punto si deve poiché anche una madre ha il
dovere di proteggersi dall’aggressività filiale. A quel punto, meglio
allontanarsi in punta di piedi, sparire, cercare in se stessi la forza
quotidiana. Ci penserà lo tzunami economico a raddrizzare la schiena ai giovani
ingrati incapaci di amare. Chi non ama i genitori non saprà mai essere degno marito e padre. Forse, quando
proveranno cosa significa avere paura del domani, della disoccupazione, della
impossibilità di trovare un altro lavoro senza la protezione famigliare,
capiranno quello che hanno avuto gratis dall’amore più puro: quello dei
genitori. E tutto ciò peserà loro molto di più che ai figli nati poveri,
abituati a dividere il pane in piccole porzioni. E, senza laurea, a tirare su
le maniche per affrontare i lavori più umili ed aiutare la propria famiglia fin
dall’infanzia. E’ questo l’errore dei genitori troppo generosi. Credendo di
fare la cosa migliore hanno abituato i figli solo a prendere. E questi credono
di poter continuare così senza dare nulla, senza rendersi conto che in tal modo
rimarranno soli.
9/2/09
“In questa
Italia non è mai tardi per invertire la rotta” di Mariella Alberini
Ormai abbiamo toccato il
fondo su tutte le questioni. Dallo smaccato spirito disunitario in seno alla
politica, all’emergenza educazione, da anni denunciata dalle pagine di questo
giornale e sulla quale solo adesso altri quotidiani battono la grancassa, ai
risultati economici troppo bassi ecc. Non avevamo bisogno del fervorino d’addio
dell’Ambasciatore Spogli per essere coscienti del nostro status quo. A volte
gli ambasciatori americani possono diventare soloni sgradevoli. Lo sappiamo che
l’università italiana è in condizioni pietose per l’eccessivo numero di atenei
disastrati sparsi nello stivalone: nel sud le lauree vengono vendute o regalate
(con proficuo vantaggio) ad asini che poi esercitano persino la professione di
medici. Una sorta di stipendificio cattedratico imbattibile. O risanabile
soltanto con una rivoluzione radicale. Si parla tanto della terribile crisi
economica mondiale e ci si chiede chi in Italia ne risentirà di più. Non
l’esercito dei 16 milioni e cento di pensionati che continueranno a riscuotere
benché depauperati nei loro risparmi mal gestiti. Non quello di 5 milioni
di dipendenti statali. Penalizzati sono
i commercianti, i quali riusciranno a vivacchiare con la clientela costituita
dalle sopracitate categorie. Ne risentirà la piccola industria che lavora molto
sull’esportazione. La superstite grande industria, ormai quasi distrutta da
quarant’anni di assalti e ricatti della politica, sopravviverà con gli aiuti
dello Stato. E’da questo scenario desolante che si deve ripartire per
raddrizzare la fatiscente struttura del sistema. Drammatica l’impotenza dei
governi ad attuare riforme in lotta con l’ostruzionismo delle categorie che non
vogliono mollare i loro privilegi. Proprio questo gioco di ricatto reciproco
non permette a nessuno di attuare qualsiasi novità se non condivisa da tutti. E
allora? La democrazia impone il dovere di essere bravi cittadini e noi non lo siamo.
Non possiamo continuare a pretendere senza dare. Il sistema finirà per
implodere dall’interno. E quindi ci sarà marasma incontrollabile capace di
spazzare via questa democrazia definita il male minore, ma diventata un cancro
in fase terminale. Prima di arrivare a tale distruzione, l’elettore deve essere
chiamato a delegare maggiori poteri al Capo del Governo per fornirgli lo
strumento in grado di recidere i nodi negativi del sistema. E’ questa l’unica
alternativa per invertire davvero la rotta.
21/1/09
“E adesso
anche l’Italian Gigolò va in TV” di Mariella Alberini
Poche sere fa, verso mezzanotte, in una
trasmissione-realtà, è andato in onda un gigolò italiano che, per una buona
mezz’ora, illustrava, felicissimo di
essere sul video, il suo “lavoro” : come si svolge, a quali prezzi ecc. Lui, un
trentacinquenne palestrato, super dotato nel pisello (parole sue), contento di
avere scelto quella professione che non vorrebbe mai lasciare poiché, oltre al
notevole guadagno esentasse, adora “consolare” donne sole, mogli trascurate,
femmine insoddisfatte ecc. Sorprendeva il suo eloquio ricco di particolari non
scabrosi, ma che facevano intendere allo spettatore come ormai si fosse auto
convinto, nonostante il caro prezzo, di praticare una sorta di missione umanitaria. Si presume che dopo tale
nazional promozione senza coordinate, ma facili da reperire, quel bel tipo
aumenterà vertiginosamente il “fatturato”. Da anni si conosce l’esistenza di
tale fascia di “professionisti”: sui quali non desideriamo commentare.
Nonostante la crisi finanziaria, la professione bisex più antica del pianeta
non soffre recessioni. Confesso di avere provato una certa perplessità facendo
il paragone tra i pochi secondi, ottenuti con faticosa difficoltà, da
rispettabili scrittori per la presentazione dei loro libri e la mezz’ora
abbondante ricca di confessioni personali del simpatico gigolò italiano.
Riflettendo sull’escursus di quel professionista del sesso, mi appare desolante
il panorama della solitudine femminile. Se donne di varie età e professione, ma
anche giovani senza compagno adatto, decidono di ricorrere a tali “servigi”,
significa che si va estinguendo la razza dei papabili compagni, fidanzati,
mariti. Un tempo erano gli uomini a comprare sesso senza complicazioni
sentimentali, microbi collaterali a parte. Un esempio seguito ora dall’altra
metà del cielo causa la penuria di esemplari maschili dotati di qualche
qualità. Chi scrive è contraria alla vita total-single. Credo nella coppia non
coatta per motivi spiritual affettivi e perché, si spera, aiuti a superare i
difficili scogli dell’esistenza. Oggi, però, appare sempre più arduo formare un
accoppiata duratura e caso mai vincente. Ormai la donna è terrorizzata da
legami sbagliati e dolorosi al punto da preferire rimedi estremi che forse non
lasciano amarezza nel bipede maschio, ma a posteriori non rallegrano una
femmina di normale sensibilità. Insomma non solo l’esistenza umana diventa
sempre più difficile per i noti disastri quotidiani, ma drammatico è il
problema della ricerca dell’anima gemella. Erano forse più positivi gli
ottocenteschi matrimoni combinati e imposti dai bisnonni? La cosiddetta libertà
di costumi pare abbia portato maggiore infelicità. Bisognerebbe fare un
censimento fra le congeneri: meglio un compagno senza qualità o l’occasionale
incontro con un gigolò?
15/1/09
“Se il
petrolio muore…” di Mariella Alberini
E’ stato il petrolio a creare una lucrosa pirateria
dedita al sequestro di petroliere, e non solo, per riscatti miliardari. Come
noto, l’arrembaggio più recente riguarda la super petroliera tenuta in scacco
per settimane nelle mani di un manipolo somalo, il quale è riuscito a
riscuotere ben 3 milioni di dollari. Ma il “denaro del demonio” è finito in
fondo al mare insieme ad alcuni ricattatori: e sulla costa i beduini hanno
raccolto parte delle banconote naufragate. Una storia di oggi nel Golfo di Aden
che richiama le gesta dei Fratelli della Costa nelle Antille. Allora si andava
alla ricerca dei galeoni carichi d’oro e d’argento, oggi si abbordano le navi
dell’oro nero. Tutto il mondo ci ruota intorno da quasi un secolo dopo la
scoperta del petrolio californiano da parte di Edward L. Doheni. Intanto,
dall’India, due mesi fa è partito il Chandrayaan 1, il razzo vettore che ha
portato la navetta Aditya a cento km dalla butterata superficie del polo sud
lunare. Nessun ostacolo per l’allunaggio di Aditya. Il suo compito, nei
prossimi due anni, sarà quello di analizzare il suolo lunare ricchissimo del
prezioso Elio 3, un elemento molto raro sulla terra, che potrebbe alimentare un
programma nucleare inesauribile. E
diventare, entro alcuni decenni, la vera fonte di energia alternativa al
petrolio. Se ciò avvenisse, tutti i Governi della Terra si troverebbero di
fronte ad una marea di popolazioni ancor più migranti verso i Paesi del
benessere. Pensiamo a quello che avverrà nel pianeta Arabia, privato del suo
principale patrimonio. Cosa faranno gli arabi quando non avranno altra
alternativa che tornare nel deserto con i loro cammelli? Potrebbero
invadere l’Europa già straripante della loro presenza. Certo, al momento
ci sono ben altre priorità. Ma all’ipotesi di eliminare il petrolio come fonte
di energia, non segue alcuna strategia alternativa per costituire altre fonti
di reddito per i popoli che di petrolio campano. Non ci sembra che i Governi
degli Stati dell’Opec abbiano preordinato, durante tanti decenni di vacche
grasse, un sistema produttivo che possa permettere alle loro genti lavoro e
sviluppo. Non sono certo gli investimenti turistici da circo equestre di Dubai,
tra l’altro riservati ad elite danarose, i sentieri da percorrere. I principi
del deserto, che villeggiano in case da mille e una notte nelle grandi capitali
e nei luoghi delle vacanze dorate con
le numerose consorti shopping-dipendenti, non sono certo l’esempio di un futuro
per i loro popoli. E allora prima di trovare davvero la famosa energia
alternativa, quella che ci salverà dall’inquinamento e dal continuo ricatto
petrolifero, preghiamo Allah di illuminare i suoi protetti affinché utilizzino
la ricchezza dell’oro nero per edificare un futuro anche senza di esso.
Altrimenti i loro guai ci piomberanno addosso.
3/1/09
“Repubblica
Presidenziale? Sì, grazie” di Mariella Alberini
L’astiosa acredine da parte
dei noti “soloni”, causata dalla proposta di Berlusconi per l’elezione diretta
del Presidente della Repubblica, come
sempre fa sbadigliare: un deja vu che si rinnova ad ogni esternazione del
Premier. I grandi cambiamenti vanno fatti quando si è toccato il fondo. Appunto
quando il Paese versa nelle attuali condizioni disastrate da un sessantennio di
Governi impotenti o incapaci di governare. Lapalissiano che Mega Silvios voglia
anche il Colle. E, se lo avrà, poi cercherà una collina più alta. Ma, a
prescindere da chi sarà il Presidente eletto dal popolo, la Repubblica
Presidenziale porterà a legislature in grado di attuare riforme senza i
continui ricatti ed i limiti di un esecutivo, ostaggio dei Partiti. Porterà
all’Italia quella ventata di rinascita da sempre auspicata a parole e mai
realizzata. Lo status quo è diventato una filosofia politica a difesa di
ignobili privilegi parassitari stratificati nel tempo. Rappresenta la vera rovina dell’Italia ormai sommersa in
una palude di sabbie mobili che la affonda nel fango della corruzione, della
mancanza di preparazione dei ceti politici,
dell’arrogante supponenza di chi ha raggiunto la poltrona da trasmettere
ai propri discendenti, dei Grand Commis imposti dalla Nomenclatura. I dispensatori di vignette e di articoli
sulla nuova “follia” berlusconiana forse ignorano cosa fece De
Gaulle nella Francia dei Governi a tre mesi. Quando dalla fine della
Seconda guerra mondiale alla metà degli Anni Cinquanta, si erano succeduti
decine di Governi rissosi e inconcludenti. Una Francia dove, come nell’Italia attuale,
i Partiti facevano i padroni aprendo un baratro sempre più profondo per la gravità delle piaghe che affliggevano
la nazione (conflitto algerino per l’indipendenza, debacle in Indocina dopo
Dien-Bien-Phu, scioperi selvaggi in
tutto il Paese, l’alta casta militare in rivolta contro gli esecutivi ecc.). In
quell’occasione venne richiamato al
potere il leggendario Charles che raccolse la pesantissima eredità e con
sagacia riuscì a risolvere ciascun
problema. Poi, allo scopo di non far riemergere la precedente situazione,
istituì la Repubblica Presidenziale. Da allora Presidenti di destra o di
sinistra si sono avvicendati con l’autorità necessaria a frenare l’ingerenza
dei Partiti. E non ci vengano a dire che ne ha sofferto la democrazia poiché se
c’è una democrazia che funziona, insieme a quella britannica, è proprio la
democrazia della Francia. Ma forse pochi ricordano i trentanove attentati alla
vita di De Gaulle durante il gran lavoro per far rinascere il suo Paese: era la
disperata reazione a difesa di un potere distruttivo che veniva meno. Una
reazione che potrebbe essere temibile nell’Italia della Camorra, della
’Ndrangheta, della Mafia e della Sacra Corona Unita.
19/12/08
“Sogni,
speranze e desideri degli Italiani per il 2009” di Mariella Alberini
Provati dalle catastrofi di
tutti i generi nel funesto 2008, cerchiamo di esprimere quello che vorremmo ottenere ed evitare nel nascente
2009. Ci aspettiamo che i tipi come Bernie Madoff, l’ex Presidente del Nasdaq
arrestato il 12 dicembre per una maxifrode da 50 miliardi di dollari, restino
in galera a vita con tutti coloro i quali hanno approfittato della buona fede
dei sottoscrittori italiani ed esteri. La stessa sorte devono subire i vari
amministratori pubblici ignoranti, incapaci o disonesti. Ci aspettiamo che
vengano scoperchiati e passati alla
lente di ingrandimento gli ultimi cinque anni di gestione delle Regioni rosse e
non. Ci aspettiamo che i sindacati, secondo le norme della Costituzione, acquistino
personalità giuridica e ottemperino alla norma di pubblicare i bilanci. Ci
aspettiamo che alla nostra attempata Costituzione, dalla nomenclatura concepita
come la più sacra delle scritture, sia fatto un tagliando accurato per
adeguarla ai giorni nostri. Senza dimenticare quelle diciotto disposizioni
transitorie, in maggior parte, ancora
in attesa di definizione. Ci aspettiamo che l’attuale maggioranza al Governo si
dia una regolata dopo un periodo di parziale letargo sull’attuazione degli
impegni elettorali: immediata abolizione delle Province (almeno nei principali
capoluoghi), blocco totale dell’immigrazione e rimpatrio di tutti gli extra
comunitari senza i requisiti per il permesso di soggiorno. La recessione
economica in atto creerà disoccupazione
estrema e non si dovrebbe ricorrere solo agli ammortizzatori sociali, ma fare
spazio per i nostri disoccupati in quei lavori svolti dagli immigrati
irregolari. Ci aspettiamo che i costumi snaturati nella loro dignità come la
vigliaccheria dei pirati della strada, la candidatura di signore da avanspettacolo
alle Camere, il vezzo di propinarci le facce dei soliti raccomandati in
televisione, la propensione a chiamare satira qualsivoglia volgarità televisiva
ritornino nell’alveo della decenza. E, per restare nella decenza, ci aspettiamo
che i reati mostruosi della cronaca giornaliera siano colpiti con quella
certezza della pena sovente dimenticata dalla nostra Magistratura. Ci
aspettiamo che le belle città italiane non continuino ad essere profanate da
brutture spacciate per soluzioni artistiche: che l’estetica del bipede italico
sia bonificata eliminando ad esempio brache con il cavallo alle ginocchia e
chiappe esposte alla rugiada. E non dimentichiamo di chiedere silenzio raccolto
ai funerali senza applausi assurdi e dissacranti come accade negli sposalizi.
Applausi fuori luogo anche nei massimi teatri lirici dove si è persa l’etica
del silenzio reverenziale durante l’esecuzione ecc. Si potrebbe continuare:
manca lo spazio. Nel 2009, se le richieste sopracitate venissero esaudite,
saremo disposti a sentirci di nuovo italiani con la I maiuscola.
11/12/08
“Piccoli
delinquenti in aumento” di Mariella Alberini
I piccoli delinquenti dilagano. Ogni anno più di
duemila minori devono fare i conti con la Giustizia. L’età si è abbassata.
Ormai, il fatto che non possano venire condannati sotto i 14 anni è
anacronistico: presenta un problema con
sfaccettature di carattere umano, educativo e sociale. E il continuo
aumento di questo popolo di bambini con tendenza a delinquere costituisce un
fenomeno allarmante. In Francia, Rachida Dati, Ministro della Giustizia quasi
in congedo per gravidanza, si è dichiarata favorevole alla detenzione dei
dodicenni e ha firmato una proposta di legge per la riforma giudiziaria nei
confronti dei minori. Il provvedimento, da un lato tende a sottrarre i
giovanissimi alle bande di adulti che li usano e li sfruttano, dall’altro vuole
unire alla detenzione un processo rieducativo a tutto campo. “Non è detto che
proprio di detenzione si tratti” ha affermato il Ministro francese “ma devono
sapere che per certi reati corrono questo rischio. ” In Italia il pericolo che
minaccia i minori non sono le sanzioni della Giustizia, ma la circoscrizione
nelle pieghe della delinquenza. Quindi le cosiddette misure rieducative
potrebbero essere sostituite dalla più efficace definizione di sanzioni vere e
proprie. Di certo, si sta prendendo
atto del fatto che i borseggiatori rom già a otto anni hanno al loro “attivo”
numerosi reati e vengono messi in comunità rieducative per sottrarli alla
connivenza dei genitori. Ma non esistono solo i piccoli delinquenti
extracomunitari: soprattutto nel meridione anche i giovanissimi italiani tendono alla delinquenza minorile in età
minima. E’ questo un fatto, al quale autorità giudiziaria e famiglia dovrebbero
far fronte comune per una prevenzione educativa finalizzata ad evitare che i
bambini vengano a contatto con certe realtà locali. La sorveglianza dei
genitori, senza essere eccessiva, dovrebbe impedire le compagnie pericolose. I
bambini delle elementari, ove non ci sia un’organizzazione della scuola che li
preleva e li riaccompagna, non possono essere lasciati soli poiché la strada
rappresenta una chance per reclutatori e spacciatori di droga. Purtroppo
l’autorità genitoriale tende ad essere sbiadita fino all’inconsistenza. Persino
nella scuola non sono sporadici gli episodi di indisciplina e sopraffazione.
Decidere di mettere al mondo un figlio è da sempre una pesante responsabilità:
oggi aumentata dall’inquinamento ambientale, umano e razziale. Il melting pot in
atto in Italia, se non viene regolamentato anche dal punto di vista giudiziario
per i minori, minaccia di degenerare nel peggiore dei modi. E’ agghiacciante
constatare che, sempre più di frequente,i giovanissimi arrivano ad uccidere padri, madri e fratelli. Ciò
denuncia un malessere e un sovvertimento che sarebbe, a dir poco, colpevole
ignorare. E per il quale bisogna assolutamente trovare il modo di stabilire e
mantenere equilibrio ed etica della vita nelle giovani menti.
1/12/08
“La crisi,
l’India e Valmiki” di Mariella Alberini
Cosa direbbe Maharishi Valmiki, leggendario poeta
indiano, autore del Ramayana e del Yogavasistha, nato 4 secoli a.C,
dell’attuale crisi planetaria e dei recenti massacri a Mumbai? Forse non si
meraviglierebbe: le carneficine di oggi sono le stesse del suo tempo, di quello di Alessandro Magno
e di Giulio Cesare fino a Stalin, Hitler, Osama ecc. Da sempre l’India come
tutte le regioni del pianeta è perturbata da massacri e genocidi. Oggi 200
morti: ieri tre milioni e mezzo durante la separazione tra hindu e mussulmani.
Senza dimenticare l’infinita lotta tra India e Pakistan per il Kashmir. Laggiù
nell’India dei misteri eterne lotte di religione. Da noi, nella cosi detta
Italia del ventunesimo secolo, i pestaggi dei girotondi e l’assurda
arretratezza della politica che nonostante la gravità della crisi finanziaria
non decurta i mega stipendi dei suoi addetti e non abolisce le Province come
promesso nei fervorini elettorali. Ho la sensazione che l’India sia molto più
avanti del mondo occidentale. Non soltanto perché l’Aditya, il modulo di 34 kg
allunato pochi giorni fa alla ricerca dell’Elio 3, la polvere magica che
assicurerà energia eterna alla Terra, fa del progetto spaziale indiano, un
record imbattibile, per il quale l’India potrebbe diventare padrona del pianeta
Terra. Lo è perché, nonostante una popolazione di 1miliardo e centomila
persone, delle quali una gran parte sopravvive con un dollaro al giorno, ha saputo creare un’economia di qualità
superiore a quella della Federazione
Russa inventando di tutto. Da Bollywood
in grado di produrre il triplo dei film di Hollywood, all’industria di vario tipo e, non ultima, a
un’organizzazione sanitaria di prim’ordine a prezzi onesti che attira clienti
anche dal nostro Paese. Non sono pochi i turisti che uniscono alla vacanza un
intervento di chirurgia estetica o di protesi dell’anca. Durante i miei quattro
viaggi in India, a distanza di vari anni, ho sempre ritrovato quella gentilezza
premurosa permeata di dignità non soltanto nell’ambito dell’hotel Imperial a
New Dehli, ma anche nei venditori del bazar vicino al Red Fort come nei
conduttori di ciclo taxi. I commercianti indiani hanno una forma di rispetto
umano e di cortesia che nei negozi
eleganti di via Montenapoleone o di via Condotti o di Rue du Fauborg non c’è
più da oltre un ventennio. Forse questa signorilità nel porgersi deriva dalla
superiorità spirituale provocata dalla capacità di preghiera. Da quella
religiosità ormai quasi assente nel mondo occidentale che vive a ritmi
accelerati una esistenza dedita al materialismo, alla superficialità dei
sentimenti, alla mancanza di senso della famiglia ancora tanto forte in tutti
gli strati sociali del pianeta India. Un Paese, culla di una civiltà, dalla
quale abbiamo molto da imparare.
25/11/08
“Eccesso di
violenza nel cinema americano” di Mariella Alberini
Otto macchine con triplo salto mortale ne catapultano
per aria una quindicina nei Doks di Newport a sud di Los Angeles. Dopo l’immane
esplosione di un edificio volano arti mozzati e scorrono rigagnoli di sangue
negli anfratti dei marciapiedi mentre il durissimo Bruce Willis, massacrato a
colpi di maglio non solo non muore, ma ne esce poco malconcio. I film violenti
guariscono dalla violenza è la becera sentenza di qualche solone suonato. Nulla
di più assurdo. Abbiamo constatato come il cinema possa ispirare drammi veri:
le visioni cruente generano crudeltà.
Addirittura ci sono state menti deboli che hanno preso spunto dal cinema
per imitarne le storie delinquenziali. Nonostante ciò si persevera con “Horror”
orribili e azioni belliche
mediorientali a base di plasma finto che sembra vero. Anche Di Caprio non
scherza quando si tratta di prendere botte da orbi nei suoi due ultimi film
“Nessuna verita” e “Blood diamond”. Incerottato e ricucito alla meglio trascorre tre quarti dello
spettacolo in ecchimosi anche durante gli inevitabili amplessi. Insomma, il
tutto ormai è noia, terribile noia, tanta noia da dire “ci risiamo: sempre la solita solfa”. Purtroppo sono i
giovani quelli che vengono plagiati e anche incitati a emulare le nefandezze di
celluloide. Non abbiamo già abbastanza conflitti bellici sanguinari da ogni
parte del globo? La crisi finanziaria non ci perturba a sufficienza? Non basta la criminalità a seminare vittime,
stupri, torture e feriti gravi da
rapine violente? Lo scenario reale del pianeta non è già abbastanza brutto e
temibile? Dobbiamo rivederlo, sia pure in chiave fittizia, anche al cinema?
Come mai un geniale Ridley Scott “casca” in simili banalità? Quanta nostalgia
per il compianto Sidney Pollack! Il quale riusciva a conciliare crude realtà
sempre ammantate da romanticismo e magnifiche visioni di natura. Non possiamo
negare certi eccessi anche da parte dell’ottimo Tornatore poiché ne “La
sconosciuta” esistono crudeltà morali indicibili parallele a quelle fisiche.
Questo genere di cinema sta incominciando a saturare anche il pubblico di rozzo palato. Dopo la seconda guerra
mondiale, Truman incoraggiò un cinema patinato per curare gli animi esulcerati
dal conflitto. E diffondere un tipo di propaganda americana nazionalista che ci
influenzò nella mente e nello stile di vita: in modo negativo. Adesso non si
può tornare a quei modelli di fasulla irrealtà. Non si può guardare la vita in
technicolor. L’evoluzione umana pretende verità e spessore culturale
comprensibile ai più. Tutti o quasi tutti andiamo al cinema con
aspirazioni di svago e
distensione. Non per stressarci con le catastrofi iperboliche che i famigerati
effetti speciali ci propinano a getto continuo. Vogliamo uscire dal cinema con
animo leggero. O almeno alleggerito.
12/11/08
“Michelle,
Laura, Veronica, Carlà, Hillary, Condoleeza ecc.” di Mariella Alberini
“.” 12.11.08
Il mondo è delle donne. Le donne hanno sempre ragione:
o quasi sempre. Nel panorama accidentato dei primi anni del terzo millennio,
abbiamo visto come stiano avanzando senza mai retrocedere nella marcia verso
postazioni non più subalterne, ma di primo piano. In realtà quelle postazioni
le hanno sempre avute poiché dietro i grandi uomini c’erano le grandi donne.
Prima erano invisibili. Adesso sfavillano luminose come Michelle nel suo abito
rosso alla prima apparizione ufficiale alla Casa Bianca: fascinosa, sexi,
prorompente accanto a Laura inappuntabile e deliziosamente wasp. In futuro,
forse, la bella Michelle, dalla statura importante, dovrà imitare il suo sorridente, ma contenuto fair play per
continuare a piacere sia all’universo bianco come a quello di colore. Certo,
senza esagerare, come Donna Veronica che ci priva quasi del tutto della sua
indiscutibile venustà. Però ammettiamolo, un atteggiamento di grande
intelligenza, di sottile strategia diplomatica e politica per una first lady
tris che c’è anche quando non c’è. E appare solo al momento opportuno come ha
fatto, di recente, per solidarizzare con il Premier in “leggero” imbarazzo dopo
le boutade guzzantiane. Ammirevole!, e lo sottoscriviamo senza alcuna voglia di
incensarla. Lo è e basta. Non è una
novità: le consorti presidentesse devono parlare poco dopo aver riflettuto
molto. Così evitano un mucchio di errori e di critiche. Come Carlà: questa
volta, nel suo desiderio insanabile di piacere ai Francesi, li ha scontentati insieme agli Italiani.
Pazienza: è molto bella, molto innamorata del suo potente Nicolas. Dio non
voglia che a lui non tolgano mai quel potere. Un potere mai mancato a Hillary,
first lady o no, simpatica o antipatica. Resta l’icona della forza femminile
americana. Peccato non abbia vinto. Con l’esperienza di Bill, unita alla sua,
sarebbe stata un bravo Presidente anche se non avrebbe mai potuto lasciarlo
solo nello studio ovale. Scherzi a parte, mi è piaciuta la volpe Hillary nel
suo sostegno a Obama. E’ riuscita a dare agli americani un’immagine di radiosa
generosità regalandogli tutti quei voti. Obama dovrà ricompensarla. E adesso cosa farà Condoleeza? Non la vedo
soltanto docente universitaria di politica estera a Harvard. Durante il suo
mandato è stata un’impeccabile esecutrice di strategie sbagliate, ma non era
colpa sua. Obbediva. Il suo flirt con Double W appare poco credibile. Però il
look da ranchera le si attaglierebbe: un’amazzone scatenata in stivali e
speroni a domare sgroppanti stalloni selvaggi nei paddok di Prairie Chapel, il
feudo texano di Bush. Più facile immaginarla, da ex consigliere di Stato, come
autorevole conferenziere ad alto ingaggio e lignaggio politico around the
world. Così fan tutti.
6/11/08
“Riesumiamo
il DDT contro i bipedi parassiti” di Mariella Alberini
“I peggiori sfruttatori del
nostro tempo sono i mendicanti, i preti e i soldati…” proclamava il grande
Viktor Hugo, il quale, oltre alla
letteratura e al teatro, aveva forti ambizioni politiche e le realizzò
diventando Pari di Francia. Ai giorni nostri, dato che i mendicanti sono pochi
e di importazione, i preti hanno perso potere e i soldati non sono più premiati
con il saccheggio dei territori conquistati, i grandi profittatori si
potrebbero riconoscere nei sindacalisti, nei politici e negli imprenditori
finanziari. Di questi, gli unici che lavorano e fanno lavorare la miriade degli
addetti all’attuale gestione rovinosa dei nostri risparmi sono gli imprenditori
finanziari. I quali hanno ormai dimenticato i saggi principi einaudiani e si
sono sbizzarriti nell’economia di fantasia. Una fantasia distruttiva che invece
di farci sognare ci ha messo le pezze là dove non batte il sole. Una gran parte
dei politici di professione, se non eletti, non saprebbero cosa fare se non
cercare incarichi di favore attraverso il partito, al quale appartengono. E’
arcinoto ai più che sotto l’egida dell’impegno politico si sbarca bene il
lunario. Lo testimoniano i numerosi leader sessantottini oggi tutti in
posizioni di prestigioso privilegio condito da lauti guadagni. L’attività
politica è diventata, per ovvia promozione degli interessati, di una
capillarità devastante: Comuni, Province, Regioni, i cosiddetti Enti umanitari,
Centri sociali, Coperative ecc. generano legioni di parassiti a carico del
contribuente. Son cose note, ma adesso
perché non vi si pone rimedio? Per non
parlare dei sindacalisti che vivono sulle grane partorite dalla loro fantasia
sempre a danno di chi produce. “L’un popolo e l’altro sul collo vi stan”
scriveva il Manzoni nell’Adelchi, un verso, sul quale i lavoratori devono
meditare. Per combattere il padrone sono costretti ad arricchire i sindacati. I
loro componenti dovrebbero combattere la precarietà, ma godono sempre di un
contratto a tempo indeterminato. E’ noto: in Italia esiste un sindacato
obsoleto ancorato a riti ormai antichi che taglia i cabasisi a qualsiasi
iniziativa imprenditoriale. Se fosse possibile ridimensionare l’apparato,
incluse le inutili rappresentanze estere, si libererebbero doviziose risorse a
favore di chi lavora davvero. Ma purtroppo, oggi, politici e sindacalisti,
corruttori di menti e di coscienze, hanno assunto il ruolo del prete vituperato
dal genio sanguigno di Victor Hugo.
22/10/08
“I nipoti
del ’68 in guerra con la civiltà” di Mariella Alberini
Da oltre trent’anni, esiste
nel mondo occidentale una sorta di guerra contro la civiltà. Non raggiungendo
il potere in occidente, il comunismo era riuscito ad esportare filosofie atte a
disgregare la società in grado di creare la ricchezza attuale. Le recenti,
concertate manifestazioni di rivolta degli studenti sono l’ultima dimostrazione
dell’avvelenamento sociale seguito al famoso ’68. Si potrebbe affermare che il
benessere del quale, da decenni godiamo, inquinato da dogmi sinistrorsi, abbia
incentivato i peggiori costumi nei giovani: alcolismo, droga, ipernutrizione,
ignoranza delle regole più elementari di civile convivenza, dell’educazione
sentimentale, civica. Abbiamo visto come Paesi disastrati dal comunismo, dopo
la caduta del Muro di Berlino, siano riusciti a darsi una parvenza di
ristrutturazione. Certo l’ex Germania est è stata sostenuta dallo sforzo dei
fratelli tedeschi dell’ovest. Ma ci sono altri Paesi come la Repubblica Ceca
ormai all’avanguardia in fatto di vitalità. E persino la Romania, dopo essersi
ripulita con misure severissime dalla criminalità che si è riversata in Italia,
sta diventando un luogo dove molti vedono possibilità di investire. Globalizzazione, liberismo, privatizzazione
sono termini che oggi scandiscono l’attuale crisi internazionale. Una crisi
inevitabile da molto tempo. Il comune cittadino risparmiatore è atterrito
dall’assoluta ignoranza dei banchieri, o sarebbe meglio definirli bancari, che
non hanno saputo proteggere i capitali a loro affidati e, senza vergogna,
espongono il risultato della loro gestione incapace presentando voragini di
perdite e chiedendo l’aiuto dei governi per riparare tali danni. La decadenza
in cui siamo precipitati è superiore a quella di Paesi un tempo ritenuti
arretrati. L’infiltrazione del verbo comunista ha minato i valori più
importanti: la famiglia, la scuola, la dignità patriottica, il disprezzo verso
quei lontani genitori, popolo di
formiche, capaci di strenui sacrifici per edificare il cosiddetto mondo
migliore. Un mondo che ci ha portato una qualità di vita mai conosciuta prima, ma
disprezzata dagli eredi che ne godono i
frutti. Il comunismo ormai agonizzante ha lasciato però rovine morali lottando
contro la civiltà e influenzando le menti deboli. Il famoso “paradiso” rosso,
il sogno comunista sono svaniti come la neve al sole fra le macerie del Muro di
Berlino. E il vero paradosso consiste nel benessere per i lavoratori, oggi
proprietari di prime e seconde case, auto, elettrodomestici, cellulari per
tutti, creato proprio e soltanto tramite il capitalismo.
13/10/08
“Rimbocchiamoci
le maniche e ritorniamo alla terra” di Mariella Alberini
“” 13.10.08
“Nei tristi anni post staliniani, c’era un calore
umano che attenuava il freddo della miseria morale e materiale. Durante le
gelide serate dell’inverno moscovita, ci si riuniva nelle case accanto alla
stufa e ciascuno portava qualcosa di buono da mangiare. Ciò bastava a creare
una vera sensazione di festa dove la solidarietà si accentuava e la sincera
amicizia fioriva. Non posso dire che rimpiango quel periodo pauroso, ma oggi
nella Russia degli oligarchi, questi sentimenti sembrano svaniti.”
Così si esprime
la consorte di un potente ministro di Vladimir Putin di passaggio in Italia. Allude alla possibilità di trovare
un aspetto positivo nel crollo del sistema finanziario internazionale. Il quale
non ha fatto scatenare il panico suicida del ‘29, segno di una maturità
acquisita nel corso di un secolo insanguinato dai più terribili conflitti
bellici della Storia. E ci crediamo anche noi: nei momenti peggiori, l’uomo dà
il meglio di sé. In quello attuale, si potrebbe registrare una “purga” del
malcostume generale in atto da un trentennio. Ed essere un incentivo per i
giovani a smettere con lo scetticismo, ispirato alla critica del sistema e
della missione impossibile dei loro genitori ad educarli. Costretti
dall’incombere di un “tiracinghia”
generale, dovranno tirare su le maniche, mettere al bando vizi e
querimonie e imitare i nonni. Quelli del secondo dopo guerra mondiale, capaci
di ricostruire l’Italia dalle macerie e di inventarsi la vita con il sudore
della fronte. Oggi non c’è un piano Marshall. Lo devono creare i governi
modificando i difetti di un sistema finanziario sbagliato per uscire dal tunnel
dell’economia di carta, dell’impoverimento mondiale con la possibilità di
creare una nuova economia basata sulla forza del lavoro.
Ammettiamo la decadenza generata dalla crisi di
identità del popolo americano senza reali radici culturali, impegnato a cercare
nell’arricchimento lo scopo della vita. Quell’american beauty pullulante di
gente sovrappeso, portata a cercare nel cibo e nei peggiori vizi una qualità di
vita inesistente. Il dorato benessere degli ultimi quarant’anni ha raggelato i
sentimenti e corrotto le menti, ma dalle grandi crisi sono nati i veri
miracoli. In una realtà essenzializzata dalla carenza di denaro, è davvero
possibile ritrovare attività più vitali, una forma di pensiero più profondo, un
introspezione che manca da decenni, un’ ambizione per i valori autentici, un
desiderio di attaccarci a sentimenti collaudati, all’ eterno valore della terra
dove gli avi hanno fondato la nostra cultura.
Abbiamo constatato come benessere e assenza di
sacrifici abbiano generato una gioventù disadattata, senza speranze per il
futuro. Adesso questa crisi ci offre l’occasione per mostrare la grinta mai
perduta e la forza per ricostruire
quello che, in parte, abbiamo contribuito a distruggere.
27/9/08
“Catastrofismo
sinistro e mediatico” di Mariella Alberini
Uno dei sistemi della
sinistra, sempre in agguato, per rompere le scatole al governo in carica, è
quello di sventolare catastrofiche congiunture economiche presenti e future
nell’attualità italiana. Ma questi corvi, ancora appollaiati in settembre a
Capalbio e dintorni, sono poco edotti sui numeri primi della struttura
produttiva nazionale: pensionati 16,6 milioni, ai quali viene ogni mese versata
la regolare prebenda. 4,4 milioni di
attività commerciali in pieno esercizio nel Belpaese. E 17,1 milioni di
lavoratori addetti all’Industria nostrana. Queste cifre parlano chiaro anche ai
falsi profeti sempre in procinto di invocare il fantasma della miseria e della
bancarotta del nostro beneamato stivale in realtà ricco di ogni bendiddio:
oltre all’ inventiva e alla capacità di emergere in fatto di estetica.
Sissignori, il nostro Paese è ricco: proprio perché supporta un carovita ai
massimi livelli, il successo dei nostri alberghi, i più cari d’Europa, come le
quotazioni immobiliari nel centro di Milano, Roma,Venezia, Firenze ecc. Per non
parlare di Portofino, Cortina, Forte dei Marmi, Porto Cervo dove un metro quadro
ormai è lingotto sonante sempre in rialzo. E non dimentichiamo i salatissimi
conti dei ristoranti nelle sopraccitate località peraltro predilette da tycoon
e politici nostrani e stranieri che pagano senza alzare il sopracciglio. Non è
un caso l’apprezzamento di Newsweek nell’esaltare i “miracoli” di Berlusconi al
punto da dichiarare che “l’Italia non è più ingovernabile”: da quando viene
guidata da una mano forte che va avanti senza lasciarsi ostacolare dai veleni
dei falsi profeti. Prendiamo l’approvazione entusiastica suscitata dal
provvedimento di mettere i soldati a tutela delle città più colpite dalla
criminalità degli extracomunitari clandestini. Dato che ormai siamo penalizzati
dalle doppie incursioni di mafia straniera aggiunta a mafia nostrana. Come mai
a nessuno del precedente governo era venuta l’idea geniale di Ignazio La Russa?
Certo, dopo aver facilitato l’immigrazione della delinquenza esotica, il
governo di sinistra non ha trovato il modo di ostacolarla. Sta di fatto che gli
Italiani in vacanza si sono sentiti abbastanza protetti nell’atmosfera da Far
West instauratasi nelle città al punto che molti cittadini sono corsi ad
armarsi. Fatto senza precedenti nella Storia patria degli ultimi sessant’anni.
E siamo tutti d’accordo sulla raccolta di impronte digitali da estendere a
tutti gli immigrati e perché no?, anche ai connazionali. Ridicolo aggrapparsi a
paragoni con il famoso ventennio. Al punto in cui siamo, dobbiamo soltanto
sperare di stare meglio perché prima delle elezioni 2008 si stava molto peggio.
26/8/08
“Catastrofismo
sinistro e mediatico” di Mariella Alberini
Uno dei sistemi della
sinistra, sempre in agguato, per rompere le scatole al governo in carica, è
quello di sventolare catastrofiche congiunture economiche presenti e future nell’attualità
italiana. Ma questi corvi, ancora appollaiati in settembre a Capalbio e
dintorni, sono poco edotti sui numeri primi della struttura produttiva
nazionale: pensionati 16,6 milioni, ai quali viene ogni mese versata la
regolare prebenda. 4,4 milioni di
attività commerciali in pieno esercizio nel Belpaese. E 17,1 milioni di
lavoratori addetti all’Industria nostrana. Queste cifre parlano chiaro anche ai
falsi profeti sempre in procinto di invocare il fantasma della miseria e della
bancarotta del nostro beneamato stivale in realtà ricco di ogni bendiddio:
oltre all’ inventiva e alla capacità di emergere in fatto di estetica.
Sissignori, il nostro Paese è ricco: proprio perché supporta un carovita ai
massimi livelli, il successo dei nostri alberghi, i più cari d’Europa, come le
quotazioni immobiliari nel centro di Milano, Roma,Venezia, Firenze ecc. Per non
parlare di Portofino, Cortina, Forte dei Marmi, Porto Cervo dove un metro
quadro ormai è lingotto sonante sempre in rialzo. E non dimentichiamo i salatissimi
conti dei ristoranti nelle sopraccitate località peraltro predilette da tycoon
e politici nostrani e stranieri che pagano senza alzare il sopracciglio. Non è
un caso l’apprezzamento di Newsweek nell’esaltare i “miracoli” di Berlusconi al
punto da dichiarare che “l’Italia non è più ingovernabile”: da quando viene
guidata da una mano forte che va avanti senza lasciarsi ostacolare dai veleni
dei falsi profeti. Prendiamo l’approvazione entusiastica suscitata dal
provvedimento di mettere i soldati a tutela delle città più colpite dalla
criminalità degli extracomunitari clandestini. Dato che ormai siamo penalizzati
dalle doppie incursioni di mafia straniera aggiunta a mafia nostrana. Come mai
a nessuno del precedente governo era venuta l’idea geniale di Ignazio La Russa?
Certo, dopo aver facilitato l’immigrazione della delinquenza esotica, il
governo di sinistra non ha trovato il modo di ostacolarla. Sta di fatto che gli
Italiani in vacanza si sono sentiti abbastanza protetti nell’atmosfera da Far
West instauratasi nelle città al punto che molti cittadini sono corsi ad
armarsi. Fatto senza precedenti nella Storia patria degli ultimi sessant’anni.
E siamo tutti d’accordo sulla raccolta di impronte digitali da estendere a
tutti gli immigrati e perché no?, anche ai connazionali. Ridicolo aggrapparsi a
paragoni con il famoso ventennio. Al punto in cui siamo, dobbiamo soltanto
sperare di stare meglio perché prima delle elezioni 2008 si stava molto peggio.
18/8/08
“I
“tesoretti” nascosti” di Mariella Alberini
In questa estate post
elettorale, numerosi professionisti della politica non hanno più il seggio in Parlamento. E c’è da chiedersi come
questi “trombati” passano le attuali vacanze e a quale livello di spesa. Certo si
saranno premuniti. Però gli Italiani vorrebbero sapere se Pecoraro Scanio,
oltre alle sue grane per una
costruzione abusiva sulle coste di un lago laziale, abbia qualche tesoretto
imboscato chissà dove per i tempi
magri: poiché adesso non è più gratificato da soggiorni gratuiti nelle faraoniche
suite dell’Hotel Hyatt di Milano. Ci si chiede anche come questi sedicenti
difensori degli operai abbiano sempre trovato il coraggio di spendere in una
settimana di vacanza lo stipendio annuale di un metalmeccanico. Certo le
pensioni principesche auto assegnate a suo tempo, permettono loro una vita
dorata al riparo da qualsiasi inflazione. E possono spendere in ozio il loro
tempo a differenza dei loro protetti che oltre a spaccarsi la schiena agli alti
forni, mancano della disponibilità necessaria per una settimana di ferie. Già
perché i nostri pensionati d’oro, le vacanze se le possono largamente
permettere circondati dall’ossequio servile,
guadagnato in anni di comparsate televisive e di protagonismo in politica.
Ma oltre alle pensioni, sarebbe interessante riuscire a seguire le piste
esotiche di ben altri tesoretti: quelli nascosti altrove. Si vocifera di un
tonitruante ex ministro con appartamenti a Manhattan intestati ai parenti. O
anche di ex presidenti della Repubblica compartecipi, tramite affidabili
professionisti amici, di iniziative
turistiche nel Sud Italia. Per non parlare di vere e proprie colossali fortune
accumulate durante anni di potere assoluto da protagonisti delle maggiori
cariche dello Stato. Del resto, nella storia-patria si sono sempre avuti
accumuli lucrativi di prebende e titoli: ricordiamo il Maresciallo Duca di
Addis Abeba, nonché Collare dell’Annunziata, Pietro Badoglio. Il quale ogni
volta che riceveva un incarico sollecitava spudoratamente compensi economici.
E’ affascinante constatare come la sete di potere coincida con quella di denaro
e di arricchimento illecito: facilitato da contatti internazionali ad alto
livello e conseguenti intrallazzi nelle innumerevoli imprese inclusive di laute
“commissioni”. Il popolo, ormai ben
conscio di tutto ciò, si è espresso con fermezza contro le elite di sinistra da
sempre troppo privilegiate. Quasi fossero novelli regnanti che, in caso di
furenti sommosse causate dal drammatico calo della qualità di vita, potrebbero
rispondere: “Manca il pane? Che mangino brioches.” Marie Antoinette non l’ha
mai detto. Ma da sotto l’ombrellone di Capalbio, potrebbe spuntare qualcuno che
la reinventa come frase di sinistra.
5/8/08
“Propellente
vacanze e circuiti amical-chic” di Mariella Alberini
Il propellente per le
rubriche porno-rosa, per gli intrallazzi sentimentali dei “divini” della pedata
e del pedale, per indagini con accertamento di infedeltà ramificate, per
torride passioni senza conseguenze o terrificanti inconvenienti di avariata
natura è l’estate con esplosive tirature per i rotocalchi. Nulla è più
intrigante di Donna Veronica stanziale a Villa Certosa in agosto. In
competizione con i piccioncini dell’Eliseo in idillio, con l’ascesa nei
sondaggi e relax, nello Chateau sur mer della Presidenza francese. Questa
stagione, per noi bipedi normali, dovrebbe rappresentare salute, riposo e
osmosi con la natura. Indispensabile rifugiarvisi per non pensare alla via
crucis nei supermarket, ossessionati da prezzi in ascesa, alle migliaia di
clandestini sbarcati e in procinto di sbarcare, alle roboanti invenzioni
giornalistiche che travisano la realtà politica, ai sussulti schizofrenici
dell’ultimo Congresso di Rifondazione Comunista, ai pianti postumi di quelli
che avevano votato contro il nucleare, alla tristezza della sovrapproduzione di
vino per cui si devono distruggere i vigneti, alla mancanza, soprattutto, del
privilegio del doppio stipendio, appannaggio di tanti furbacchioni, al solito
tormentone di Alitalia che a breve dovrebbe convertirsi nella nuova società
“Alitaglia”. Pochi mettono in pratica la ricetta più salubre. Chi opta per il
viaggio, esotico ma massacrante, rischia di tornare con urgenza di revisioni
gastroscopiche, sempre se scampa a probabili tzunami. Restando nell’utilizzo di
seconde case marine e alpestri, il pericolo è presente nelle ricorrenti
abbuffate social club e non c’è salvezza nell’infernale circuito amical-chic.
Il presenzialista, sempre alla ricerca dell’incontro Top, presenzia con
religioso slancio più che il cattolico fervente al rito dell’Eucarestia. I veri
VIP sapevano quanto indispensabile per la salute psicofisica fosse fuggire dal
branco almeno durante le vacanze. Churchill villeggiava mesi e mesi a
Marrakesch ancora vergine di charter. Jakie fuggiva i dispiaceri coniugali a
Ravello, confortata dall’Avvocato, prima delle nozze greche. Margaret Windsor,
antesignana di Lady D, veleggiava con giovani amanti nei mari esotici mentre
the Queen, l’inossidabile, predilige, sempre con delizia, Balmoral. E poi
Johannes Brahms, Fiodr Dostoevskji, i Kaiser, gli Zar, Johann Wolfgang Ghoethe,
Frederik von Schiller e tanti altri grandi spiriti del diciannovesimo secolo si
rifugiavano a Baden Baden, la cittadina dove regna ancora l’atmosfera della
Belle Epoque, romantica, bucolica, circondata da settecento chilometri di
Foresta Nera per trovarvi silenzio, ispirazione e oblio. Lo spessore di una
regina non è acqua. E quello dell’essere umano si può misurare anche dalle
scelte delle sue mete di svago. Ma dove andranno per sfuggire ai media George W
e Condoleeza, novelli protagonisti dell’ultima illazione romantica? Unica
soluzione: “Fly me to the moon”, dirà lei, pensando alla canzone
dell’incomparabile Frankie. Loro potrebbero.
1/8/08
“Commenti
di mezza estate” o “Le notizie del “chissenefrega”” di Mariella Alberini
L’estate imperversa anche se
non molti si trovano in ferie. In agosto, le grandi notizie scarseggiano, i
politici sì, con quei lauti emolumenti vanno in ferie, e i giornali vivacchiano su notizie deprimenti
o di scarso interesse per il lettore. Lo strazio dell’aumento prezzi, le noiose
esternazioni di Cossiga, la Spagna di Zapatero che proclama i “diritti umani”
per le scimmie e fa pensare ai prossimi babbuini, eletti nel Parlamento
iberico, i saldi con ticket delle lucciole in crisi di clientela, i continui
litigi sindacali e non del Teatro alla Scala, i gossip del calcio-mercato, gli
sbarchi (purtroppo continuano) di clandestini
a Lampedusa, l’ennesima assoluzione di Berlusconi e le chiacchiere sulle
sue doti amatorie, la conclamata castità di nota signora. Su quest’ultima
“perla” c’è da domandarsi perché si regala pubblicità ad un fatto soltanto
privato? Intanto, sparita l’immondizia napoletana, non ci si interroga su come
si smaltirà la prossima ondata? Non ci pare che il problema sia risolto in modo
totale e tanto meno l’inquinamento prodotto nei dintorni di terreni coltivati.
Poca evidenza viene data alle proposte del ministro Gelmini che sta cercando
formule per riportare decenza negli usi e costumi scolastici: la divisa a
scuola e il voto in condotta. Si va attenuando l’attenzione dei media sul
prosieguo della battaglia intrapresa da Brunetta per bonificare l’ignavia degli
statali e il taglio degli sprechi denunciati. Perché non si approfitta
dell’estate per dare spazio a suggerimenti
per i problemi degli anziani soli e abbandonati dai figli? O soluzioni
per la scarsa presenza di personale sanitario nei Pronto Soccorso? Si potrebbe
accentuare l’attenzione sui giovani sempre più allo sbando a causa della
formula discoteca-droga e la mancanza di vicinanza e di controllo da parte dei
parenti. E suggerire corsi per insegnare il mestiere di genitori che comprenda
educazione dell’anima, dei sentimenti, del comportamento e del rispetto verso
il prossimo. Ormai il rapporto umano è arrivato a un punto di totale mancanza
di civile convivenza che sarebbe indispensabile stimolare il popolo italico a
migliorane la qualità. Perché non sappiamo nulla della situazione sulla linea
dell’alta velocità tra Milano e Napoli? O sull’avanzamento dei lavori della
famigerata A3: autostrada Salerno-Reggio Calabria in attuale stato pietoso. A
quale punto sarà la nuova tangenziale di Mestre e la BREBEMI (Brescia-Bergamo-Milano)?
Che fine ha fatto la lotta alla prostituzione, alla mafia, alla camorra e altre
organizzazioni malavitose, delle quali si continua a leggere di scarcerazioni
per decorrenza dei termini o assoluzioni di personaggi di spicco incriminati? Sono
così tanti gli argomenti di particolare interesse per gli Italiani che invece
vengono informati capillarmente sui problemi sentimentali di veline e
calciatori. I pezzi di colore si sprecano a detrimento di zone d’ombra da
illuminare.
19/7/08
“Tornare indietro
per andare avanti” di Mariella Alberini
L’approvazione del Ministro
Gelmini al ritorno del “grembiule” per gli alunni a scuola è un piccolo, ma
chiaro segnale della necessità improrogabile di tornare ad usi e costumi non
più indecenti e lassisti. Siamo arrivati al culmine di un certo tipo di modus
vivendi inaccettabile. Per poter andare avanti preservando l’umanità
dall’estremo degrado estetico, morale, culturale e ambientale è indispensabile
imitare usi e costumi dei secoli civili. Osservando l’aspetto degradato delle
masse occidentali, corrotte dal cosiddetto benessere, ci rendiamo conto che
l’estetica delle residue popolazioni tribali sul pianeta è di gran lunga più
piacevole a vedersi: rispecchia una ritualità pensata e creduta. Se guardiamo i
corpi di atletica naturalezza di popoli dissimili come bantù o vatussi e li
paragoniamo alle orde obese che invadono gli stadi americani, dove si è reso
necessario allargare e rinforzare i sedili per il pubblico, ci dobbiamo
arrendere alla loro superiorità genetica. La vita in savana forse è più sana di
quella al Central Park di New York. Ma per tornare ai “grembiuli”, non
mancheranno gli insipienti, i quali troveranno da ridire e ostacolare quello da
loro ritenuto una divisa. Poiché non si sono ancora resi conto che gran parte
degli occidentali circola in divisa di jeans stracciati ed altri accessori,
guarda caso, mutuati da quelle etnie tribali un tempo cannibali. Da questa
armata brancaleone, il grembiule vuole prendere le distanze in funzione di un ordine
mentale e materiale. Non si temono più le macchie d’inchiostro: temiamo
incancellabili macchie dell’anima. Si riflettono su tutto il sistema sociale.
Se un inizio di ritorno a normalità ordinata partirà dalla scuola, ciò potrebbe
essere il sospirato segnale di una nuova moda foriera di vera estetica, vero
self respect, perduto da quando hanno incominciato a predicare i falsi profeti.
Ormai se ne sono, almeno in parte e tranne i girotondini, resi conto anche
loro, i falsi profeti: imperversano da decenni nelle pieghe sinistrorse e
diffondendo peste sociale. L’inquinamento prodotto da costoro si sta
riproducendo da alcune generazioni: da padre in figlio, da falso maestro a
cattivo alunno, dal 27 politico all’ignoranza diffusa ed eletta a sistema. Mesi
orsono, in TV, un noto calciatore rifiutando di cantare l’inno nazionale
italiano disse “ e poi cos’è sto elmo di Scipio e cosa vuol dire stringersi a
coorte?” Ecco un’icona-idolo del popolo mentre lancia il suo messaggio ai fan
della domenica e delle risse fuori e dentro lo stadio. Un sasso nell’acqua
provocatore di infinite onde. I vati del momento sono loro: gli amanti agognati
da legioni di falene, di veline, di teen ager ignoranti dietro le quali c’è il
nulla. Il disordine genera un popolo di sostenitori che lo trovano utile per
sfuggire a regole costruttive meno comode, ma pilastri della convivenza umana.
Insomma ce lo vogliamo mettere sto grembiule?
10/7/08
“Dall’epoca
di Candido a quella dell’immondizia” di Mariella
Alberini
E’ un vera delizia leggere
Candido oggi. Un foglio scritto con linguaggio giornalistico impeccabile tanto
moderno da competere con quello attuale (o surclassarlo?). Lo si legge
sorridendo e si immagina il godimento dei nostri padri nel potersi rifugiare
nell’equilibrio dei suoi concetti dopo la roboante retorica fascista. Erano i
tempi dell’Uomo Qualunque, in cui gli Italiani ritrovavano la loro dimensione
anche se le frange impazzite del comunismo nascente continuavano i loro eccidi
con la volante rossa e con le vendette partigiane. Inutile encomiare il
Direttore per quest’ultima trovata: è unico e basta. Di questi tempi, riportare
alla ribalta la figura di Giovanni Guareschi è
un atto di omaggio a quell’Italia che seppe rimboccarsi le maniche e,
rifiutando le ideologie estremiste, creò la rinascita economica. Guareschi
rappresentava la coscienza di quell’Italia. E trascriveva su Candido i sani
concetti di operosità e di buon senso, nei quali gli Italiani si
rispecchiavano. L’intuizione di Guareschi nel tracciare i personaggi, in contrapposizione
tra loro per ideologie politiche, è quella di far emergere in fondo alle loro battaglie le soluzioni di buon senso.
Ai tempi dei libri su don Camillo e Peppone si diceva che dopo dieci anni non
sarebbero stati più letti. Ma dopo sessant’anni il ricordo è tanto vivo da
registrare share tali da farli riproporre di continuo in TV. Quel sense of
humour dissacrante, quelle vignette parlanti, quelle battute fulminanti e
l’attualità estetica dei disegni, imitati poi dai rotocalchi nascenti danno la
misura della grandezza del giornalismo suo e dell’amico Mosca. Si firmavano
soltanto con il cognome, un altro segno di umiltà intellettuale. Un’umiltà
intellettuale introvabile ai giorni nostri. E di umiltà Guareschi ne dimostrò molta quando fu mandato da De
Gasperi in carcere per un errore commesso in buona fede. Da galantuomo affrontò
la pena senza chiedere sconti. Vogliamo immaginarci i politici responsabili
dell’immondizia campana, i quali, se condannati vanno in prigione senza
interporre appelli o aggrapparsi a condoni e amnistie? Si sono perse le tracce
di quel genere di italiano che vedeva nel lavoro il mezzo per creare un mondo
migliore. E oggi dove è finito quel famoso mondo migliore? Un segno del ritorno
al buon senso degli Italiani si è avuto con il recente responso delle urne che
hanno cancellato le ultime parrocchie rosse. Con immane fatica si cerca di
rivalutare quei criteri, quello spirito che animava l’epoca delle pagine di
Candido. Ma la rubrica “De bello civili” in latino maccheronico, regolarmente
pubblicata a firma di Gaio, dubitiamo possa essere compresa dai maturandi del
liceo classico.
4/7/08
“Treni e
navi per espellere i clandestini” di
Mariella Alberini
Numerose mail ci vengono
inviate e temi ricorrenti sono l’immigrazione selvaggia e la subdola
opposizione delle sinistre contro il nuovo governo. E’ paradossale assistere
alla protervia, con la quale i comunisti, le lobby di sinistra e parte della
magistratura tentano di delegittimare la scelta del popolo italiano che ha
voluto un governo di destra. Il quale è stato chiamato a rimediare i guasti
ereditati dall’accozzaglia che costituiva il precedente governo. Fra questi,
l’immigrazione selvaggia consentita senza alcun freno. La quale ormai si è
organizzata per turbare l’equilibrio del nostro vivere civile. In pratica
ciascuno di noi è stato oggetto di vessazioni, furti, rapine, atti di inciviltà
sui mezzi pubblici, stupri e delitti da parte di russi, albanesi, moldavi,
romeni, africani ecc. Gli Italiani vogliono sapere come si fa a individuare i
clandestini sul nostro territorio: i tempi necessari per procedere alla loro
espulsione e a quella delle migliaia di nuovi arrivati che si infiltrano
quotidianamente dall’est e dal mare. I cosiddetti centri di accoglienza si sono
rivelati colabrodo costosi e inefficaci con evasioni all’ordine del giorno. E’
forse un’utopia pensare di caricare navi e treni a cadenze quindicinali con i
clandestini individuati? Poco efficace e troppo dispendioso evacuarli con aerei
a un centinaio alla volta. Gli Italiani vogliono vederli partire e non soltanto
arrivare. Vogliono vedere in televisione gli imbarchi e non gli sbarchi. Le
statistiche ufficiali parlano di quattro milioni di “ospiti”, ma in realtà
nessuno è in grado di quantificarli. Gli Italiani vogliono constatare la
diminuzione di questa folla incontrollata e sovente nociva. Questa folla non si
coagula in isole etniche, ma si diffonde in tutto il tessuto sociale. E la
parte dedita al crimine forma associazioni esotiche che fanno concorrenza alla
criminalità locale. Di certo, usufruiscono gratis di tutti i servizi da noi
creati nel tempo con i nostri tributi: sanità, trasporti, assistenza sociale
ecc. E le nostre leggi permissive danno loro la precedenza. E’ giunto il
momento di prendere drastici provvedimenti per diminuire questa invasione e
regolamentare severamente quelli che potranno rimanere sul nostro
territorio. Intanto il popolo italiano
assiste disgustato al marasma creato ad arte su problemi inconsistenti intorno
al Premier e al suo governo, del quale si vorrebbe addirittura mettere in
dubbio la legittimità come se il 70% dell’elettorato non lo avesse votato.
Mentre si deve ricordare, quando le sinistre arrivarono al governo per soli
ventimila voti, la spocchia, con la quale invasero tutte le cariche pubbliche,
Presidenza della Repubblica inclusa, ritenendosi illuminati dal Signore.
E’ noto: l’Italia è afflitta
da molti problemi drammatici. Le priorità sono varie. La prima fra tutte è
quella di governare con fermezza. Non ultima, quella di risolvere la cancrena
dei clandestini. Non è più il tempo di
dare spazio a chi ci ha trascinato nel pantano e vorrebbe continuare ad
alimentarlo per ragioni di botteghe (oscure).
27/6/08
“Problemi
estivi e insulti britannici” di Mariella
Alberini
L’estate torrida è
preoccupante per l’italiano di ceto medio e basso. Anche i ricchi piangono ma
sui loro yacht in Sardegna o in altri paradisi non più fiscali. Ci sembra il caso di puntualizzare la problematica
delle famiglie che quest’anno faranno vacanze minime causa l’affanno economico.
E il calo drammatico di turisti stranieri in Italia responsabili l’effetto
rifiuti e il mese di giugno invernale. Ci sono anche gli sberleffi della stampa
britannica che, dopo quella americana,
imita Cassandra nel pronosticare un’Italia in fin di vita con una
popolazione di anziani e di immigrati per delinquere. Il tutto condito con
quello che loro chiamano “dry humour”. Senza dimenticare noti giornalisti
italiani anglofili e l’immarcescibile Giuliano Amato che rincarano la dose
esprimendo opinioni di indubbia tendenza anti governo attuale. Insomma, quando
l’opposizione si fingeva amichevole è intervenuta tramite i parlamentari
europei spagnoli. Adesso lo fa attraverso i media della dolciastra Albione.
Negli ultimi anni, le famiglie meno abbienti cercavano rifugio al sud, dove i
prezzi erano più contenuti. Ma la miopia ventennale degli amministratori locali
ha rovinato questo rifugio estivo perché sono lievitati i prezzi degli
appartamenti, delle spiagge, dei generi alimentari e, soprattutto, è scaduta la
qualità della balneazione per l’incuria degli impianti di depurazione ormai
inquinanti. Nell’attuale, difficile momento, questi problemi appesantiscono la
situazione. Alla Spagna conviene darci addosso perché è il nostro primo concorrente
nel bacino del Mediterraneo: adesso per colmo di sfiga ci si sono messi di
mezzo anche i due “rigori” da noi falliti.
Qui si continua a remare
contro ogni iniziativa che possa risollevare le sorti italiche riproponendo
faide alla Guelfi e Ghibellini di ritrita memoria. Un Paese si può governare in
molti modi. Ma è possibile che ogni proposta per quanto saggia debba essere
ritenuta indecente a scopo disfattista? Ci ribelliamo alle critiche dei media
inglesi o americani, ma illegittimiamole comportandoci in modo positivo. Se in
queste circostanze non si aiuta il popolo in palese difficoltà, si rischia
grosso. La rivolta nell’urna dell’aprile scorso è un segnale forte e chiaro dei
sentimenti degli Italiani. Inutile ribadire che in tutto il mondo l’utopia
comunista è naufragata: lo aveva già
previsto, fin dalla metà dell’Ottocento, il nostro Giuseppe Mazzini.
L’assurdità consiste nel fatto che il dolce Paese sia ancora pervaso (a scopo
di potere) da ulteriori singhiozzi “rossi”. Forse il Magnificat non sarà
rappresentato dal nuovo governo di destra, ma almeno lasciamo che ci provi.
Uffa, che caldo! Bene o male una settimana di ferie arriverà per tutti. Anche
per i signori dell’indimenticabile falce e martello. La falce i contadini non
la usano più. A quei signori resta il martello da maneggiare con molta cautela
affinché non ricada sui loro “cabasissi”.
16/6/08
“Le angosce
del risparmiatore italiano” di Mariella
Alberini
Si lavora tutta la vita
cercando di risparmiare per la vecchiaia. Chi l’ha fatto, e oggi è alla soglia
della settantina, invece di trascorrere in relativa tranquillità gli anni azzurri, vive con angoscia la sua situazione
economica. I risparmi calcolati in lire sono stati dimezzati dall’avvento
dell’euro, al quale è stato dato un valore di concambio vergognoso e
penalizzante. Grazie Prodi! A ciò si aggiunge l’impennata dei prezzi, petrolio
a parte, che ha ulteriormente dimezzato il pochissimo rimasto. Lo stesso dicasi
per i fortunati che percepiscono la pensione. Calcolata in lire, è stata
tradotta in euro al cambio di prima e quindi subisce la stessa sorte dei
risparmi. Il tutto è Storia vecchia di sei anni. Ma oggi si deve aggiungere la
spirale inflazionistica che prende vigore di giorno in giorno. Chi in modo
previdente si è affidato a gestioni patrimoniali di indubbia serietà ed
esperienza, finora non ha avuto sorte migliore. Solo qualche fortunato, che si
può permettere il lusso di non attingere alla rendita dei propri risparmi,
riesce a mantenere un valore più realistico di quanto ha investito. E’ una
“bella” storia quella dell’Italia e dell’Unione Europea che sperperano a man
bassa risorse e denaro per le cause più cervellotiche e non vogliono rendersi
conto che di questo andazzo finiranno per avere una rivolta strisciante che finirà
per esplodere. I veri problemi non sono quelli agitati dai media (gay pride,
dico o pacs, conflitto di interessi ecc.), ma l’angoscia di come arrivare a
fine mese e di non avere nessuna tranquillità sul tempo che resta da vivere. Se
un comune cittadino pensa di rivolgersi alla sua banca per chiedere consiglio
su come salvare il sudato risparmio si trova davanti eleganti funzionari che
hanno la consegna di collocare i prodotti che interessano alla banca. E’Storia
di ieri vedi Parmalat, Cirio, mutui subprime. A tutto ciò si aggiunge il
terribile incubo Sanità oggi purtroppo sotto i riflettori della ribalta. La
nostra Sanità pubblica avrebbe dovuto mettere tutti al riparo di una spesa che
altrimenti sarebbe insostenibile per il bilancio di ogni italiano, tycoon a
parte. Sanità che tutti pagano in proporzione ai loro redditi, ma che è
purtroppo una greppia per i disonesti. Passi il rubare sulla carta igienica,
sulle garze, sulle forniture ospedaliere, ma arrivare a nuocere con interventi
chirurgici nocivi e devastanti pur di incassare è mostruoso. Se ciò purtroppo è
accaduto in Lombardia, nota per Sanità efficiente, figuriamoci cosa succede
nelle zone d’ombra dello stivale, dove i primari risultano voluti e utilizzati
da mafia, camorra, n’drangheta e Corona unita. O nella Sanità è nata un’altra
congrega di questo genere? L’Italia, un Paese di anziani e di immigrati, deve
intendere la Democrazia in un altro modo. Non nei bizantinismi inventati da
sindacati, associazioni di categoria, gay, verdi comunisti di ritorno ecc.
Ognuno pretende attenzione e risorse, ma non dà nulla in cambio se non
“Chiacchiere e Distintivo” come diceva Robert De Niro nella sua impeccabile
interpretazione di Al Capone.
14/6/08
“Rai: crisi
economica e scarsa trasparenza” di
Mariella Alberini
Al convegno di presentazione
dell'indagine CGIL
sulla situazione economico-finanziaria della Rai, ho dovuto registrare una
preoccupante affermazione di Sergio Cusani, coordinatore della ricerca. Ha
infatti dichiarato Cusani che la norma che impone alla Rai la separazione
contabile tra quanto prodotto con i proventi del canone e quanto con la
pubblicità, è di difficile se non impossibile applicazione, con buona pace
dell'Agcom che ne dovrebbe controllare il puntuale adempimento.
In effetti, contrariamente a quanto affermato direttamente al sottoscritto
dal Vice Direttore Generale Leone - secondo il quale non ci sarebbe bisogno
del "bollino blu" sulle trasmissioni di servizio pubblico (a suo
tempo
richiesto dall'ex Presidente della Commissione di Vigilanza), poichè il
"bollino" è inserito sin dall'inizio sui documenti interni relativi
ai
singoli programmi -, l'imputazione dei costi a carico del servizio pubblico
o di quello commerciale, viene fatta esclusivamente "a posteriori",
in sede
di redazione del bilancio. Con la conseguenza che, non solo è ragionevole
presupporre che ad esempio le sanzioni comminate dalla stessa Agcom vengono
imputate al servizio pubblico, ma che gli utenti che pagano il canone non
potranno mai conoscere come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quali
trasmissioni vengono finanziate tramite il canone di abbonamento.
8/6/08
“Eccesso di
vetriolo contro M.me Sarkozy” di
Mariella Alberini
C’è
da chiedersi perché una giornalista tanto importante del Times come Sarah Vine
si prenda il gusto di scrivere un pezzo di circa due cartelle al vetriolo
contro Carla Bruni Sarkozy. Il personaggio è interessante per l’innegabile
venustà e l’importante ruolo
istituzionale, ma adesso basta. Si è detto tutto e più di tutto. La collega
Sarah si attacca al libro appena pubblicato “Carla and Nicolas: The True
Story”, autori Valerie Beneim e Yves Azeroual, due giornalisti, si dice,
pilotati da Carla per rimettere a fuoco la sua verità. E allora?
“Sbeffeggia Rachida Dati, Ministro della Giustizia, perché amica della ex moglie Cecilia. Potrebbe essere una novella Poppea. Lo ha sposato solo per il suo potere. Non avrebbe potuto mai fare la moglie devota durante i vent’anni di ascesa politica come Michelle Obama.” E via di questo andazzo. A proposito di Poppea, Sarah Vine deve essere poco informata su tale imperatrice, dato che, incinta, venne uccisa da Nerone a calci. E noi speriamo proprio che l’eterea Carlà viva a lungo indenne da qualsivoglia violenza. Non ce lo vedo proprio Nicolas che imita gli eccessi neroniani. Anche se agiografo dell’imperatore fu Svetonio, suo oppositore.
Insomma i Francesi ormai
apprezzano la Premiere Dame, sia pure solo per l’eleganza, e ritengono abbia
un’influenza positiva sull’esuberante spontaneità presidenziale. Il Figarò loda
il suo ultimo dvd, anche se il testo è materia di ulteriore gossip
internazionale. I più ritengono Carlà decorativa nelle apparizioni accanto al
marito all’interno della Francia come all’estero. E sono certi si sia presa in pectore
l’impegno di far risalire a gran velocità la popolarità del Presidente. Ci sono
due tipi di mogli di capi di stato. Quelle sposate all’inizio della estenuante
carriera politica e quelle, rarissime, sposate subito dopo il trionfo. Carla fa
parte della seconda specie, ma questa bella, ricca, famosa e fortunata
quarantenne di buona famiglia e di liberi costumi ha suscitato molta invidia. E
giù critiche e paginate di facezie. Vorrei davvero conoscere quella che nei
suoi panni di single anticonformista e trasgressiva non avrebbe acciuffato un
Presidente molto disponibile ad affrettate nozze. Appunto: l’errore di timing è
da ascriversi soltanto a lui, al 53enne Nicolas, che ha voluto rimpiazzare
troppo in fretta Cecilia invece di tenersi in “privato” la bella fidanzata e di
impalmarla in tempi più moderati. Tutto qui. Lei no: non ha sbagliato una
mossa. Lo segue dal primo momento in elegante abbigliamento minimal dalla
Regina d’Inghilterra, sul Lungo Senna come al funerale del magnifico Yves Saint
Laurent. Del quale è stata fra le muse preferite e adesso, con pazienza e
grazia, è riuscita a diventarlo per i
Francesi che non sono certo di facile carattere e contentatura. Soprattutto
verso un’italiana che parla come una francese e vuole comportarsi, per ora, da
moglie devota. Sul contenuto del libro giudicheremo quando arriverà. Forse si
poteva evitarlo. All’Eliseo, dopo tanto baccano, gioverebbe un silenzio d’oro o
almeno dorato.
7/6/08
“Dalla vera Cultura l’Italia
risorgente” di Mariella Alberini
Signor Ministro Bondi,
vorrei attirare la Sua
attenzione sul fatto che oggi il termine cultura viene usato in maniera a dir
poco impropria. E in particolare da coloro i quali sono, oltre che ignoranti,
soprattutto infarciti da slogan pseudo culturali e da pensiero filosofico detto
debole. Il tutto inventato ad hoc dalla pletora di presunti intellettuali che
servono le sinistre soltanto per proprio tornaconto. I Centri sociali, che si
autodefiniscono centri culturali, non sono certo un esempio di quella cultura che
dovrebbe aprire le menti, innalzare gli animi, valorizzare il bello. Non
saranno certo i graffiti sparsi sulle pareti dei loro covi che potranno
realizzare alcuni di questi scopi. Finalmente esasperati, gli Italiani sono
riusciti a spazzare via con il voto l’esistenza di quelle sinistre dalle
filosofie da strapazzo, dal buonismo ipocrita e fazioso, dalla capacità di
sovvertire giovani menti e di spingerle contro la famiglia e contro la
religione. Esse sono riuscite a vanificare ogni forma di rispetto verso il
prossimo e quindi verso se stessi. L’Italia ha bisogno della cultura che esalta
la vera arte, la vera letteratura, la vera musica: quella che non fracassa i
timpani e induce a danze tribali. Credo siano pochi quelli che preferiscono la
“m…d’autore”, esposta al Moma di New York, alla Primavera di Botticelli: in
quell’esiguo numero di individui non alberga alcuna cultura. Soltanto
l’eccentricità di chi vuol stupire e far parlare di sé a tutti i costi. Da
quando in tutti Comuni italiani è stato istituito l’assessorato alla Cultura,
prima esistente soltanto nei grandi centri urbani, mai la cultura è scesa così
in basso. Ed è anche di questo che il nuovo governo si deve occupare poiché
solo dalla vera cultura può ripartire un’Italia risorgente. A questo punto,
molto dipende dalla spinta che saprà dare il novello Ministro dei Beni
culturali, il quale ha esordito il suo mandato azzerando cariche clientelari
distribuite all’ultimo momento dal governo uscente. Da sessant’anni il nostro
patrimonio artistico, il più importante dell’umanità, soffre di incuria
colpevole, giustificata da mancanza di fondi a loro volta sperperati a favore
della cosiddetta cultura di sinistra. E poiché questa è riuscita a diventare la
più sponsorizzata al punto da far passare quasi inosservata quella di destra,
una miriade di persone immeritevoli ha trovato sostegno e riparo dietro il
paravento rosso. Persino Renato Guttuso mi confidò che da giovane sconosciuto
pittore aveva trovato comodo rifugiarsi nelle braccia del Pc. Proprio nel campo
della cultura, è giunto il momento di cambiare quella tattica sbagliata che per
sessant’anni ha ridotto il Paese nelle condizioni attuali. Inutile ribadire
quale importanza riveste il Ministero della Cultura per aprire quegli orizzonti
offuscati da tanti anni di incuria, dal colpevole assecondare un’unica fazione,
da favoritismi pilotati. Non le sembra, signor ministro, sia giunto il momento
della verità, di far prevalere
finalmente una par condicio degna di quello spirito liberale, del quale si sono
perse le tracce.
1/6/08
“Situazione
di emergenza: Italia rialzati!” di
Mariella Alberini
Gli Italiani stanno con il
fiato sospeso osservando i lacci e lacciuoli con i quali si cerca di
imbrigliare le azioni del nuovo Governo. Quello che, dopo anni di dolosa
incuria, si sta tentando di fare sull’immondizia campana senza tenere presente
che ogni regione si deve gestire i propri rifiuti e non gravare sullo Stato
spedendoli da anni via treno in Germania. E in tal modo generando un traffico
fagocitato dalla camorra. Era dai tempi di Einaudi e di Merzagora che un
Ministro dell’Economia non prendeva provvedimenti così tempestivi e mirati a
vantaggio dei cittadini. Subito i Soloni della Sinistra hanno imperversato
sulle televisioni berciando sentenze su come e perché bisognava partire da
altri provvedimenti: quelli che loro non hanno mai preso. E avanti di questo
passo. La Sinistra agita un governo ombra come se fosse una novità. Non è
cambiato nulla: continuano a fare ombra su ogni spiraglio di luce che la Destra
apre. E’ un sistema collaudato per cercare di impantanare le iniziative del
nuovo Governo. Il quale deve accentuare il carattere di fermezza del suo
operato. Gli Italiani temono che venga meno il decisionismo dimostrato a parole
nella campagna elettorale. E si ricada nell’immobilismo del precedente Governo
Prodi, ma anche del secondo governo Berlusconi intralciato da alleati sleali.
E’ arcinoto: gli Italiani hanno dato
fiducia a questo Governo con larga maggioranza alla Camera e al Senato. Ma si
chiedono perché, già dai primi giorni in Parlamento, nelle votazioni manchi il
numero per far passare proposte di legge ed emendamenti. E poiché il problema
si ripresenterà, il Premier dovrebbe avere la facoltà di multare duramente gli
assenteisti perché gli Italiani che producono al lavoro ci vanno ogni giorno. E
non si capisce come parlamentari nuovi e veterani osino comportarsi in modo
tanto indecente. E’ purtroppo un antico vizio, ma adesso con l’Italia in queste
condizioni diventa ancora più sciagurato. E sul cosiddetto pacchetto-sicurezza
smettiamo di dare fiato a tutte le voci di pie donne, preti, sfaccendati,
centri sociali ecc. Siamo un Paese che è stato invaso da alcuni milioni di
individui provenienti in maggioranza dall’Africa e dagli ex paradisi rossi. Sappiamo
che ad emigrare sono sempre i più disadattati. Sotto la copertura di questa
massa di umanità si annida tutta la feccia proveniente da quelle plaghe.
Viviamo in una situazione di emergenza con episodi di autodifesa ormai
indispensabile. E indispensabile è dare più libertà di azione alle Forze
dell’Ordine o i “giustizieri della notte” si moltiplicheranno perché si sentono indifesi oltre che impoveriti e
depauperati. Carabinieri e Polizia sono in numero esiguo per fronteggiare tale
emergenza. Basta un esempio per tutti. Alcune settimane orsono, un ladro di
nazionalità russa, che ha perduto i suoi documenti nell’appartamento
svaligiato, è stato denunciato alle forze dell’Ordine con consegna dei
documenti ritrovati: dopo 40 giorni non è stato ancora ritrovato. Basta così:
Italia rialzati!
26/5/08
“Mamma RAI,
anzi matrigna” di Mariella Alberini
Fra i tanti paradossi italici quello della RAI è uno dei più vessatori. Una legge dello Stato ci obbliga a pagare un salato canone per sfuggire alla visione di tre canali di zero interesse. Lo zapping si sposta rapido su Sky, per il quale ci tocca un ulteriore balzello televisivo però con possibilità di scelte variegate. Le altre TV private, cosiddette commerciali, risultano ugualmente banali, ma almeno non costano. “Ego non visibile, ergo non sum”: chi non va in televisione non esiste e chi non vi appare di continuo sparisce dimenticato. Però il cittadino pagante-canone non può accedere davanti alle “camere” se privo di qualche santo in paradiso. Qualificati scrittori con numerose pubblicazioni al loro attivo, pubblicati da note case editrici, ma senza eminenti appoggi, non hanno la possibilità di promuovere i loro libri. Non possono comparire nei numerosissimi “contenitori” mattutini e pomeridiani ahinoi affollati da umanità inquinata e priva di valore. Rari casi di raccomandati vengono alla luce soltanto quando si vuole fare le scarpe alla fazione da demonizzare. Ma la palude più vischiosa è rappresentata dall’oceano di denaro dissipato in emolumenti assurdi, rivoli di spese incontrollate, favoritismi di ogni genere, creste istituzionalizzate, giganteschi esborsi per fiction polpettoni. Come fanno le tv private senza canoni di Stato a chiudere i bilanci in attivo e a remunerare gli azionisti? Perché la RAI finge di ignorare le loro buone regole di amministrazione? In verità, quelle TV private marciano sui terreni compatti della sana imprenditoria mentre la nostra TV di Stato affoga nelle sabbie mobili della mala gestione. Il sistema, iniziato a metà degli Anni Sessanta nell’industria di Stato, era quello di assumere nuovo personale in funzione di tre categorie di raccomandati: quelli sponsorizzati dai Partiti politici, quelli del mondo ecclesiastico e quelli degli amici degli amici. Così il nucleo di valore del personale dell’azienda veniva inquinato dalla pletora dei nuovi incapaci. I danni disastrosi sono sotto i nostri occhi. Adesso il nuovo Governo, si dice, affronterà anche questo nodo. Ma come? Innanzi tutto dovrà scegliere il personale valido e disinfestare con gigantesche bombole di DDT la parte parassitaria. Arginare in maniera drastica l’invadenza dei Partiti che ha portato ad una lottizzazione a dir poco indecente. Abolire il canone e accontentarsi del cospicuo gettito pubblicitario: il quale, se amministrato senza sperperi, ruberie e favoritismi, basta e avanza per creare un televisione di rispetto nei confronti di un Italia bisognosa di valori autentici, di immagini migliorative, di buon gusto. In altre parole di una televisione che forma e non inquina e viene accesa per ridare alle famiglie non solo un’informazione “parziale”, ma una finestra sulla cultura nel mondo.
14/5/08
“Il
balletto dei premi letterari e i librifici” di Mariella Alberini
Una miriade di premi
letterari affolla la nostra penisola di navigatori, santi e poeti, sovente
destinati a predestinati scelti dalle camarille tra case editrici, potere
politico e perché no?, forzature del potere economico. Oggi la situazione
dell’editoria italica è diventata un cosmo magmatico dove si è realizzata la
profezia di Edgardo Macorini, eminente editor dell’Arnoldo Mondadori anni
Settanta. Il quale prevedeva la scomparsa della figura dell’editore puro che
allevava personalmente la sua scuderia di purosangue, e la trasformazione della
Casa in librificio. Intendeva dire che il libro non sarebbe stato più il parto
della mente dello scrittore, ma un prodotto con un tot di sentimento, azione,
sesso, guerra, cronaca nera ingredienti vari opportunamente dosati. Non solo,
ma questo tipo di trasformazione porta a valorizzare persone che non si possono
definire scrittori, ma pennivendoli qualificati. Alla luce di questa
impostazione sorgono le disinvolte qualifiche nell’ambito dei premi cosiddetti
letterari. C’è poi la deprimente attitudine di numerosi direttori editoriali di
privilegiare firme esotiche assecondando in tal modo la deprecabile esterofilia
degli Italiani. Infatti numerosi scrittori per essere pubblicati hanno adottato
pseudonimi anglicizzati. E ciò accade soprattutto nelle massime case editrici che
ormai hanno accorpato tutti gli ex editori puri. Un giungla di carta dove il
vero scrittore ha nessuna possibilità di emergere. Sembra che in Italia si
legga poco, però si pubblica uno sterminato numero di titoli sovente assurdi e
di dubbio, per non dire infimo, gusto. A detrimento della cultura che dovrebbe
formare le giovani menti e attirarle verso letture concettuali di sostanza. Per
non parlare del vassallaggio richiesto all’autore che viene ricattato con tempi
interminabili di esame da parte dei cosiddetti lettori. Ai tempi di Sergio
Polillo, direttore generale in Mondadori, i lettori, allora molto qualificati,
venivano messi alla frusta sui tempi di giudizio del libro. Si è
interrotta quella bellissima tradizione
esistente fra editore e libraio, il quale considerava il libraio come la sua
vetrina e lo vezzeggiava andandolo a
trovare e ascoltando i suoi consigli. Sì, il bravo libraio era, come dovrebbe
ancora essere, una figura fondamentale. Oggi lo scrittore non riesce a trovare
il suo libro appena pubblicato nelle librerie intasate da migliaia di volumi
dalla vita breve. Per tornare alla fucina dei premi diventati ormai tanto
numerosi che la composizione delle giurie è andata sempre più perdendo di
qualità. Infatti personaggi di dubbia qualità culturale e di nessun spessore
intellettuale esercitano con spocchia e snobismo il sacro compito dei giudici.
Un tempo si diceva: c’è chi i libri li scrive, c’è chi li legge, c’è chi li
vive.
E oggi…?
8/5/08
“Cinema
italiano da rilanciare” di Mariella Alberini
Una chiara visione, quella
del Sindaco Alemanno, dei grandi problemi che affliggono la capitale non ultima
la grama situazione del nostro cinema tutto da rilanciare. E’ noto che le casse
dello Stato piangono ormai svuotate dalle corbellerie commesse da un trentennio
di pessima e “sinistra” gestione. Quindi oltre a porre i primi tamponamenti per
riassestare la Capitale in modo decente, l’idea di trovare il modo di
rilanciare l’industria del cinema in Italia è necessaria anzi indispensabile. E
attirare di nuovo le produzioni internazionali a Cinecittà e dintorni potrebbe
essere una magnifica fonte di introiti
a sostegno della nostra produzione ricca di talenti e nullatenente di mezzi
finanziari. Riportare in Italia lo showbusiness internazionale come ai tempi di
Ben Hur e di Cleopatra significherebbe non solo riportare lo star system
internazionale a Roma, ma forse ritrovare una parte dell’antico smalto della
rimpianta Dolce Vita. E non sarebbe tanto difficile poiché già alcune massime
icone di Hollywood stanno mettendo radici dalle nostre parti. E ciò fa
prevedere che altri seguiranno l’esempio poiché siamo convinti che a breve il
nostro Paese potrebbe diventare un’Italia Shire: ritiro ambito dai rentier
internazionali per qualità di vita e accogliente comunicativa del suo popolo.
Dove volete che vadano a godersi gli anni azzurri tedeschi, scandinavi,
americani, russi e cinesi? Se poi si riuscirà a resuscitare l’industria del
glorioso cinema italiano, eccelso nel passato e minimal oggi, ciò contribuirebbe
a vivificare tutto l’indotto unico, per il quale abbiamo sempre primeggiato:
creatori di costumi, sartorie, tecnici di ogni campo, musicisti, scuole di
danza ecc. Decollerebbe un effetto radiale in grado di percorrere tutta la
penisola. Nella quale risorgerebbero isole di idee originali per ridare fascino
a luoghi meravigliosi oggi fatiscenti dove la buona stagione dura sei mesi
l’anno. Un effetto dilagante in questo Paese che ha bisogno di rinnovarsi
completamente e risorgere dopo decenni di caduta verticale. Oggi, ogni regione
ha una delegazione a Cinecittà per produrre pellicole locali o documentari che
nessuno vede e ciò costituisce l’avvilimento della professione del cineasta.
Quella professione che abbiamo avuto nel sangue da quando tra il 1904 e il 1908
sorsero le tre più importanti case di produzione: la Cines, l’Ambrosio di
Torino e l’Itala Film. Tempi, nei quali Gabriele d’Annunzio collaborò alla
sceneggiatura del famosissimo “Cabiria”, realizzato da Piero Fosco. Già nel
1914 si ebbe l’espressione più artisticamente genuina nel film “Sperduti nel
buio”, realizzato da Martoglio che conteneva in germe qualche elemento del
futuro neorealismo. E dunque da questo prestigioso patrimonio cinematografico
del passato dobbiamo poter riprendere uno slancio degno della grande creatività
che è stata in grado di creare il miracolo economico negli Anni Sessanta.
Adesso è il momento di stupire il mondo con un altro miracolo adeguato alle
esigenze del ventunesimo secolo.
1/5/08
“Il cambiamento epocale degli Italiani” di Mariella Alberini
L’Italia è tornata in mano
agli Italiani, almeno per il momento. Un cambiamento epocale atteso da
trent’anni, provocato dalla lucida visione della voragine, nella quale il
nostro Paese è precipitato. Quella politica che aveva assopito la coscienza del
popolo è stata frantumata dalla ribellione degli animi covata in anni di
decadenza indecente dilagata in tutta Italia a danno della popolazione. Si è
arrivati al punto di non sapere quale delle numerose piaghe che ci affliggono
sia la peggiore. L’impresa più ardua del nuovo governo sarà proprio quella di
individuare da quale bubbone iniziare la cura. Ma più che la cura, si tratta di
estirpare le radici del male attraverso riforme che scuotano i vizi dell’intero
sistema. Ed è questo che gli Italiani ansiosamente aspettano. Lo si percepisce
nell’aria che respiriamo. Lo si legge negli occhi della gente. Un’ansia
cosciente che ha stravolto il sistema-Paese per cercare salvezza e per
recuperare uno spazio decente in Europa. Ci troviamo in una sorta di dopo
guerra dove le macerie sono rappresentate dagli enormi costi della politica
(finanziamenti a pioggia per tre anni ai Partiti sconfitti), sprechi osceni dei
Lavori pubblici (15 stazioni dell’alta velocità in 146 chilometri) per non
parlare dell’inefficienza in tutti campi (scuola, magistratura, organici delle
Forze dell’ordine, autostrada del sole ecc). C’è un’Italia da rifare e tutti
vogliamo partecipare senza più i veti dogmatici di quei partitini finalmente
scomparsi che, ci auguriamo, non ricompaiano mai più. Finalmente una sana
diffidenza ci impegna a sorvegliare gli indirizzi che la politica prenderà e
anche l’operato di coloro i quali abbiamo eletto. Tempo scaduto per tutti gli
intrallazzi, i privilegi, le beghe da cortile e quant’altro possa ritardare
l’azione risanatoria del Paese e l’eventuale slancio della ripresa per
ritornare ad essere fra le maggiori potenze industriali del mondo. E’ giunta l’ora che si rispolverino i
Pensieri di Luigi Einaudi, l’italiano probo che diede l’avvio alla
ricostruzione economica del Paese nell’altro dopo guerra, quello del 1946.
Adesso, sessantadue anni dopo, ci troviamo in condizioni simili augurandoci di
aver votato per uomini e donne di quella tempra. E invochiamo proprio queste
donne avanzate di numero, rispetto ai precedenti governi, affinché
rappresentino davvero le esigenze dell’elettorato femminile senza cedere al
compiacimento dei giochi di potere. Fondamentale questa fulminea svolta nella
guida di Roma, la Città eterna madre di compromessi deleteri dilaganti in tutta
la nostra smandrappata penisola. Ora un incendio non doloso, ma provocato dagli
insorti romani, ha fatto terra bruciata, sulla quale ricostruire un’urbe
risanata in grado di rievocare l’epoca augustea di sfavillante memoria.
2/4/08
“Le
prodigiose performances di M.me Sarkozy” di
Mariella Alberini
Tutto
il mondo ha potuto ammirare la fulminea trasformazione di Carlà Sarkozy da
ragazza-top-model-cantautrice in distinta-signora-bene al cospetto dei reali
inglesi. La giovane donna faceva venire in mente immagini dimenticate di
signorine uscite dal Collegio Reale delle Fanciulle o dall’Istituto Smolnij di
San Pietroburgo: quando era adibito a educandato per le giovani più titolate della Santa Madre Russia, poco prima che
Vladimir Ulianov, detto Lenin, vi insediasse il vertice del Soviet supremo. E’
un esempio tutto da imitare che la dice lunga sull’estrema duttilità della neo
Premiere Dame di Francia. La quale ha deciso di far sfolgorare a lungo il regno
di Sarkozy I e si prepara ad assecondarlo per la futura rielezione. Ebbene
questa icona riveduta e corretta da ninfa senza veli in gentildonna dai
cappottini castigati dovrebbe far rivalutare il piacere dello stile e
dell’eleganza esteriore ed interiore. E di certo sta già influenzando
l’abbigliamento delle donne europee (di quelle più intelligenti). Come non
aspirare ad un “tornare indietro” al tempo delle migliori abitudini, ad una
certa verecondia, alla femminilità esibita con grazia, alle buone maniere, al
comune buon senso che respinge le brutture e il degrado morale, materiale,
estetico, in cui tutto il mondo
occidentale è precipitato. Stiamo vivendo nell’età dell’indifferenza e
dell’individualismo colpevole che punisce tutti e abbassa la qualità della
vita, peggiora i rapporti interpersonali, in particolar modo quelli
sentimentali. Degenera l’afflato famigliare nei giovani, nei quali si
raffreddano le pulsioni affettive verso i genitori. Siamo certi che per andare
avanti in modo da recuperare una dignitosa dimensione del convivere civile
bisogna tornare indietro a quando la famiglia era la patria del cuore. E perché
no? Ad eleganti abitudini in disuso. Ad esempio quella dell’ora del tè per
rivivere il romanticismo dei profumi e dei sapori più dolci e più dimenticati.
Basta pensare alla verde Albione dove usi e costumi sopravvivono quasi intatti
benché inseriti nel contesto informatico di una Londra immersa nel ventunesimo
secolo. E non è un caso che Carlà abbia risollevato le sorti presidenziali di
Francia proprio nella fastosa cornice di Windsor accanto ad una Elisabetta II
in eterno look britannico, ma di prodigiosa regalità. E allora fratelli
italiani, ricchi delle nostre gloriose tradizioni di rinascimentali origini,
perché non cerchiamo di ritrovare la quintessenza di un tessuto sociale
decoroso, decorativo, misurato: in sintesi di grande civiltà. Quella civiltà
che dobbiamo proteggere e rinverdire affinché i nostri giovani ne possano
recuperare il significato.
22/4/08
“Il Terzo
Polo: quello delle donne” di
Mariella
Gli Italiani si sono
compattati e hanno depurato la nazione di un governo negativo. Però la
situazione femminile continua ad essere deprimente. La prospettiva di avere quattro donne ministro nel nuovo
governo non è sufficiente a mettere riparo alle ingiustizie che ci penalizzano
da sempre: in qualunque tipo di professione per non parlare dell’inserimento in
politica. Nella quale riescono a entrare solo le prescelte da dirigenti maschi:
mai soltanto per autentica meritocrazia. Causa la crescita zero dell’economia
italica la disoccupazione femminile è aumentata in modo esponenziale. Ma,
guarda caso, sono più disoccupate le femmine dei maschi. I quali, da quando le
donne lavorano, prendono vantaggio dallo stipendio delle mogli e risparmiano a
loro vantaggio sulle spese del menage. Da tempo chi scrive sostiene la tesi
della necessità improrogabile di un Partito delle Donne Italiane (PDI). Le
femmine italiane devono darsi una mossa. La nazione ha bisogno di loro. Le
innamorate dell’amore materno devono battersi con uguale passione per aiutare
il Paese a risollevarsi dalla situazione che ci accomuna alla Slovacchia e al
Portogallo. Il peggior ostacolo è la rivalità serpeggiante nei rapporti fra
congeneri. Promotrice e Leader di questo Partito o Movimento dovrebbe essere
una donna con diverse qualità: cultura, esperienza politica, mezzi finanziari e
determinazione ferrea da conducator. Una donna già circondata da largo consenso
femminile, ma anche maschile per le sue precedenti esperienze in politica:
capace di allargare a macchia d’olio in tutta la penisola l’aggregamento delle
donne. Non dovrebbe, però, avere nulla in comune con i numerosi difetti degli
attuali capi di partito pur avendo assimilato le eventuali (poche) qualità.
Sincerità, sintesi, rispetto umano verso gli elettori, vita privata lontana da
ogni critica, mancanza di compiacimento per gli onori e soprattutto della
presunzione che ha sempre colpito ciascun leader maschio dopo il successo
elettorale. E’ risaputo ormai che la donna eccelle per senso del dovere, di
sacrificio, per dinamismo, minore corruttibilità e totale dedizione alla causa.
Le donne davvero favorevoli a tale iniziativa dovrebbero aderirvi con sincero
spirito di gruppo allo scopo di edificare una nuova Italia lasciando in ultimo
ordine le ambizioni personali. Sono state quelle ambizioni che hanno lacerato e
condizionato gli uomini politici da Cavour in poi. Fatta eccezione per Alcide
de Gasperi che riedificò l’Italia dalle macerie e morì povero. Oggi il nostro
Paese è afflitto da altri malanni curabili soltanto con un forte esecutivo al
potere in grado di portare avanti e in fretta tutte le riforme necessarie a
dinamizzare una Costituzione inadatta a gestire le problematiche economiche,
razziali, territoriali ecc. Se le Italiane si unissero davvero, potrebbero
diventare una forza politica che travolgerebbe qualunque altra forza politica
al maschile. Negli Stati Uniti, dai primi anni del Novecento, le donne hanno
ottenuto parità di diritti e voto per essere state capaci di unirsi con totale
solidarietà. E’ quello che devono fare le Italiane per raddrizzare la tendenza
al ribasso della nostra nazione.
26/3/08
“Caos in pista in tempo reale” di Mariella
Fiumicino 26 marzo ore
14,10, ci imbarcano sul volo delle 14 per Linate. Ore 14,20, l’aeromobile si
porta sulla pista di decollo. Il pilota annuncia le solite cose però l’aereo
resta fermo. Il comandante chiede ai passeggeri di controllare la chiusura dei
cellulari. Dietro di me c’è l’on. Diliberto che armeggia convulso con il suo.
Ore 14,50. Il pilota annuncia che dobbiamo uscire di pista perché dobbiamo
aspettare i tecnici: il guasto non si trova. Ore 15,15: “Signori, siamo
spiacenti ma l’aereo non può decollare. Un autobus vi riporta nell’aerostazione
dove procureremo di imbarcarvi su un altro aereo.”
150 passeggeri incazzati con
trecento “cabbasissi” rotanti si intruppano sull’autobus fuori pista e tornano
a Fiumicino. Ci incolonnano in un transit che porta ad un gate XY. La hostess
assalita dalla folla urla: “l’aereo c’è e dovrebbe partire alle 16, ma non c’è
ancora l’equipaggio. Chiedo: “se deve partire alle 16 e sono le 15, 45 dove può
essere l’equipaggio? “Sta arrivando da…Parigi”. Mi giro e vedo l’on. Diliberto
che parla con il suo compagno di viaggio.
“Vuol vedere che gli
procurano un volo privato?”, dico al mio vicino di attesa.
“E’ già- fa quello sbuffando
fuoco- Lui ha il comizio a Milano, noi soltanto appuntamento di lavoro per
pochi euro quotidiani.”
Gli dico: “Io scrivo su
LIBERO. Potrei dedicarmi a questa piccola cronaca appena salgo sull’aereo,
sempre che ci saliamo.”
“Brava – replica il
passeggero sempre più di umore noir – si metta al lavoro. Mi sa che Diliberto
ha davvero preso un aereo, non lo vedo più nella truppa.”
Arriva l’autobus. Ci stivano
a bordo e, zigzagando su piste di vario tipo alla ricerca del famoso aereo
senza equipaggio, approdiamo sotto un DC9 dall’aspetto fantasma.
“Salite a bordo e sedetevi
dove volete”, dice la hostess ai piedi della scaletta. Mi guardo intorno: non
vedo Diliberto.”
“Mi pare di averlo visto salire
sul bus” sussurra il mio vicino di posto.
“Però io non l’ho visto…”,
rispondo speranzosa.
Invece dieci minuti dopo eccolo che arriva con il suo collega di
Parlamento. Mi sorridono: “eh, eh ha visto che siamo qui?”
“Peccato, speravo proprio
che voi dell’Olimpo sareste volati in anticipo”, rispondo un po’ delusa.
Insomma signor Jean Philippe Spinetta, questa
Alitalia non la deve comprare: è un pessimo affare. Ci ripensi. Intanto il
passeggero che era prenotato al mio posto bofonchia: “Siamo nel Terzo Mondo”.
23/3/08
Cara Mariella Alberini, uno
dei tanti lati negativi degli Italiani è l’abitudine a criticare sempre e
comunque qualsiasi iniziativa venga presa nel nostro Paese. Ricordiamo
l’aeroporto di Malpensa Anni Cinquanta, definito una sorta di campo di patate,
quando era riservato ai primi voli intercontinentali. All’epoca non esisteva
ancora l’hub di Fiumicino. A sua volta condannato per i gravi errori del
progetto realizzato su terreni non idonei al traffico di decollo e atterraggio
di pesantissimi aviogetti. Oggi stiamo vivendo l’incubo di una Malpensa ad alto
livello internazionale che interessi di parte vogliono declassare a vantaggio
di Fiumicino e di Charles De Gaulle…
Antonio
Brambilla – Busto Arsizio
Caro Antonio, inutile
ribadire la nefandezza di questo progetto di pena di morte a rinvio continuo.
In questo caso la critica del nord non è abbastanza feroce contro il governo
che voleva consumare il sacrificio. Come noto, il vero problema non è Malpensa,
ma la voragine Alitalia, frutto di una politica che definire miope diventa un
gentile eufemismo. Se pensiamo che la vera compagnia di bandiera nel 1947 si
chiamava LAI (Linee Aeree Italiane) mentre Alitalia era una piccola compagnia
guidata dal mitico ing. Velani: uno dei fondatori dell’Aeronautica civile
italiana. A seguito della catastrofe di Idelwill nel 1957, le forze politiche
fecero pressione per fondere LAI con Alitalia, che divenne la nostra compagnia
di bandiera. La quale funzionò per diversi anni fino a quando la gestione non
passò a manager di nomina e di obbedienza politica. Quella politica in grado di
smantellare un apparato industriale che faceva gola a mezzo mondo. E così oggi
continiamo a pagare una trentina di miliardi alla Germania perché smaltisca una
parte dei rifiuti campani. E qui nasce un interrogativo. Perché la Campania è
l’unica regione italiana a rinnegare i propri rifiuti? Non vuole i termovalorizzatori,
né aprire nuove discariche, né tantomeno allargare quelle esistenti. Se tutte
le regioni italiche seguissero tale “originale” tendenza il nostro Pil annuale
verrebbe bruciato insieme alla mondezza per arricchire Stati meglio governati.
Purtroppo nella Regione Campania tutto si trasforma in torta: oltre ai rifiuti
ricordiamo il terremoto dell’Irpinia. I fantastiliardi stanziati per smaltire i
rifiuti sono serviti all’assunzione di due divisioni di “operatori ecologici”
(circa ventimila) che non hanno mai avuto le ramazze poiché si aspetta il
finanziamento per comprarle. Ma per tornare ad Alitalia, un sospetto atroce
nasce nel leggere il codicillo
contenuto nell’offerta di acquisto, nella quale Air France si impegnava a non
intentare azioni legali nei riguardi dell’attuale Presidente e del suo
Consiglio di Amministrazione. Di torta in torta…ma non fanno mai indigestione?
12/3/08
I tafferugli televisivi elettorali ci fanno cambiare canale e non chiariscono le idee a nessuno. I giovani disoccupati e scontenti non hanno bisogno di vedere questo tipo di tornei privi di qualunque tipo di rispetto umano. Il momento della cosiddetta campagna elettorale tranquilla è finito. I politici hanno i mamba in tasca in un sacchetto a prova di morso. Pronti a tirarli fuori appena possibile. I nostri giovani capiscono molto poco della politica di questa nazione. Votano a casaccio o non votano affatto. Uno di loro è andato ospite di amici in Argentina e adesso vorrebbe tornarci per costruire la sua vita. Altri sono andati in Romania. In Romania, il Paese che ci ha inviato i peggiori delinquenti. Perché? Semplice: proprio là pensano si possa sperare in qualcosa di meglio per il loro futuro. Non hanno più voglia di stare qui. Cercano altri luoghi, altre Argentine. Loro non sanno nulla dell’Italia che ha saputo risorgere dalle macerie popolata di Italiani che lavoravano 60 ore la settimana. E non andavano in vacanza perché dovevano costruire il futuro per i loro figli. Non hanno la minima idea delle elezioni 1948 dove si giocava la partita tra democrazia e comunismo. Conoscono solo e poco la politica d’attualità che gli ha fatto perdere di vista il senso di nazione. Di questa nazione dove è emerso il partito comunista combattente ovvero il terrorismo che uccide a periodi alterni. I colpevoli scovati e incarcerati sovente risorgono in cloni per uccidere ancora. Intanto, quelli della sinistra alla luce del sole corrotti, ma con forti poteri istituzionali, scardinano il Paese lo seppelliscono sotto le immondizie. E benché indagati hanno la faccia di restare in carica perché “questo è il loro dovere”. Davanti a tanta mancanza di dignità come fanno i giovani a desiderare di restare in Italia? Un Italia con 60 milioni di abitanti che potrebbe contenerne al massimo la metà e dove continuano a infiltrarsi migliaia di extra comunitari dell’est, dell’Africa, ai quali non abbiamo più nulla da dare. E ormai ci massacrano nelle nostre case per derubarci. Ma sono proprio i giovani che devono restare e lottare per riportare questo Paese allo splendore del passato, allo splendore dell’Italia, quinta potenza industriale e prima per fantasiosa creatività. L’attuale situazione di stallo deve essere considerata un’opportunità feconda di iniziative proprio per i giovani che hanno davvero voglia di rimboccarsi le maniche. Come avvenne, guarda caso, in Argentina quando Peron chiamò gli Italiani a edificare dal nulla la città di Ushuaia.
29/2/08
“La trasformazione del senso
dell’estetica ” di Mariella Alberini
Il
senso dell’estetica oggi scarseggia ottenebrato dal degrado che ci circonda in
senso morale e materiale. Pochi se ne accorgono perché fa parte della realtà
quotidiana. I buoni sentimenti vengono celati come una sorta di debolezza o
peggio di stupidità. Il timore di non apparire deforma gli abiti femminili con
mode estreme e trasforma volti, ai quali viene tolta ogni naturalezza con
trucchi e interventi (anti)estetici. Una riflessione spiacevole si impone camminando
fra la folla delle città italiane. Raro incontrare persone eleganti, a parte
gli uomini d’affari in abito
tradizionale. Tanto più strano perché succede a Milano e anche a Roma,
acclamate capitali della moda. Non solo i giovani girano conciati in modo
assurdo, ma anche le signore negli “anta”, le quali dovrebbero aver assimilato
dalle madri stile, buon gusto e l’arte del vestire “di buona famiglia”. Non si
tratta soltanto dell’abito, ma anche dei capelli troppo lunghi e colorati, del
trucco pesante. La bellezza traspare dall’anima. Buon senso e dignità
dovrebbero suggerire a ciascuno di noi i nostri limiti. Una volta esistevano le
sarte, ottime consigliere del look che valorizzava i pregi e mimetizzava i
difetti. Dagli Anni Settanta, si chiamano stiliste o stilisti e si dannano per
creare le cosiddette novità. Ma fanno e rifanno tutto, ma proprio tutto quello
che è già stato inventato dagli Anni Venti in poi. Il cosiddetto “nuovo” delle
recenti sfilate fa pensare a Hubert de
Givenchy e alla sua musa, la deliziosa Audrey Hepburn, inguainata proprio in
quei trapezi, palloncini o pagode reclamizzate dai media per la prossima
stagione. Audrey li indossava già davanti alle vetrine di Tiffany durante la
famosissima colazione. Prima ancora c’era Cocò. Soltanto lei ha inventato la
donna nuova: quella meravigliosamente chic oggi ahinoi quasi scomparsa. Le
aveva messo camice di seta bianca dentro pantaloni con le pinces, larghi,
morbidi, di sensuale ambiguità: valorizzati da bellezze autentiche come Greta
Garbo, Lauren Bacall, Edy Lamarr, Gene
Tierny. Le quali alla venustà assoluta univano stile aristocratico. Erano le
attrici con l’aspetto delle vere signore. Le rivediamo di continuo sul
satellite nei vecchi film. Ed erano tutte una diversa dall’altra. Non come le
fanciulle di oggi distinguibili soltanto per il colore dei capelli, ma dalla
foggia uguale per tutte.
Appassionata di cinema, chi
scrive si rifugia con delizia nei film con il sapore del passato, nei quali
eccelle l’eleganza dell’ambientazione. Le fanciulle clonate dovrebbero
ispirarsi alla meravigliosa femminilità degli abiti Anni Trenta indossati con
levità dall’eterea Keira Knightley in “Espiazione”, Oscar per la colonna
sonora. Levità: parola oggi dal significato dimenticato. Riappare nei leggeri sari
delle donne indiane, nelle acconciature favolose delle femmine nel sud est
asiatico. Possiamo ritrovarla nelle dee di Prassitele avvolte in pepli morbidi
benché marmorei.
Oggi, le moderne divise in
stoffa sintetica riflettono freddezza interiore: diventano corazze che separano
i bipedi umani più della distanza.
23/2/08
“Il Potere guasta chi ce l’ha” di Mariella Alberini
Quale incredibile errore
querelare il direttore del Nouvel Observateur e rinfocolare la disapprovazione
dei Francesi sulla soap opera che si sperava chiusa con le nozze di Sarkò. Il
Presidente bacchettato anche da Papà e Maman. Bisogna ammettere che agli
uomini, molto più che alle donne, successo, potere e denaro nuocciono al punto
da fargli mancare numerosi “venerdì”. Così il buon Nicolas adesso deve
ascoltare la canzoncina in onda persino su Internet. Guai a lui se Carlà, dopo
le grand guignolesche paginate sull’sms fatale, la infilasse nel repertorio del
suo prossimo CD. E, con flebile vocina, decidesse di lavare l’onta centuplicando
gli incassi. C’è da riflettere sulle defaillances cerebrali dei signori delle
varie caste. Unica spiegazione di certi “attacchi di Alzheimer” è la crisi di
onnipotenza che li porta a commettere disastrose imbecillità. Purtroppo a chi
manca di autentica Kinder Stube, il potere fa perdere una porzione di
intelligenza. Ma chi glielo fa fare a Big Giuliano di scendere fra campi minati
e gabole politiche dal suo Olimpo mediatico, dal quale osserva compiaciuto la
satirica situazione della politica italiota? Le attenuanti esistono perché
tutti, da Alessandro Magno a Napoleone, sono incorsi negli errori più
marchiani, dettati da becera presunzione. E’ straordinario come gli uomini di
grande successo e potere scivolino sulle bucce di banana che si ostinano a non
voler guardare. Bill è sempre un gran ragazzo, ma come si fa, conoscendo il
puritanesimo degli americani, a giocare al dottore nello studio ovale? E
McCain, già numero uno dei candidati repubblicani, ma noto femminiere, anche
lui pescato nella reticella di una furbissima lobbista delle telecomunicazioni.
Di certo Elisabetta II, Margaret Tatcher, Angela Merkel, Indira e Benazir,
aureolate di regale prestigio e martirio, hanno avuto una struttura morale tale
da evitar loro maldestre cadute di stile. Non è femminismo puro, ma semplice
constatazione di verità.
Nel mondo del lavoro, chi
detiene il bastone di comando è quasi sempre l’uomo, soggetto purtroppo a
commettere ingiustizie nei confronti dei deboli e degli onesti e a gratificare
nani e ballerine, capaci di soddisfare vanità e altri istinti. Così non si
contano monumenti di incapacità protagonisti di gloriose carriere, favorite da
alisei lobbysti. A scapito di soggetti di notevole spessore, i quali fiduciosi
della propria competenza, sono rimasti al palo fidando in una meritocrazia
inesistente sul suolo italico. Eccesso di pessimismo? No, sano realismo. Meglio
vedere chiaro, evitare le facili illusioni perché altrimenti si rischia di
imitare Mussolini buonanima. il quale a furia di sentirsi definire eccelso,
fini per crederci. Proprio come hanno fatto gli illustri predecessori e
successori di cui sopra.
18/2/08
Kosovo. Dedicai tutta la
rubrica a questa istanza, nella quale invocavo l’attenzione dell’allora Premier
Prodi e del Ministro degli Esteri Dini con scarse speranze su un loro
intervento diplomatico. Oggi, l’agognata indipendenza del Kosovo è raggiunta.
Ma venti di minaccia spirano dalla Federazione Russa e già in atto è una sorta
di guerriglia da parte dell’aumentata presenza serba nel Kosovo dopo
l’iniezione di rifugiati provenienti da Bosnia e Croazia: ivi inseriti nel 1989
dal defunto Milosevic. In tal modo, l’ex Presidente serbo aveva cercato di
modificare Nel 1996, a Roma, una delegazione, capeggiata da Edita Tahiri,
responsabile degli Affari esteri della Lega democratica del Kosovo, mi chiese
di far conoscere tramite il quotidiano, sul quale veniva pubblicata la mia
rubrica di posta, la triste realtà della maggioranza albanese (2 milioni) contro
2.350 mila dell’intera popolazione kosovara. E mi parlò con accenti disperati
della drammatica situazione del suo Paese affinché il governo italiano si
attivasse per scongiurare un probabile conflitto bellico successivamente
avveratosi. In quei giorni, quasi nessuno, politici a parte, conosceva
l’esistenza dei problemi del l’equilibrio etnico a netto favore degli Albanesi.
Come noto, il Cremlino non accetta il
Kosovo indipendente dato che rappresenta un cuneo “occidentale” nel pianeta
slavo. E la Serbia non è certo entusiasta per la perdita del controllo sulle
ingenti ricchezze del sottosuolo kosovaro rappresentate da miniere di piombo,
zinco, rame, argento, cromite e oro oltre a giacimenti di lignite e magnesite.
Le reazioni di Mosca e Belgrado sono chiare e temibili per tutto l’equilibrio
dei Balcani, ma anche dell’ Unione Europea. Troppo recente è la sanguinosa
guerra che ha dilaniato l’ex Iugoslavia, sfociata in un equilibrio ancora
instabile per i sensi di rivincita nelle viscere delle varie etnie. A suo
tempo, il Maresciallo Tito, molto edotto sulle braci covate nell’anima
kosovara, aveva dato a quella regione uno statuto speciale che gli creava
un’illusione di indipendenza. E che fu revocato manu militari dal successore
Milosevic. Il quale, oltre a non avere il carismatico prestigio del
Maresciallo, si era lasciato prendere dall’antico progetto di una Serbia
egemone. Il dramma balcanico, un tempo denominato “Questione d’Oriente”, risale
all’Impero turco della sublime Porta e oggi purtroppo continua.
10/2/08
“La resa dei conti nell’Italia
malata” di Mariella Alberini
E’ il caso di richiamare
l’attenzione dell’elettorato italiano affinché non si lasci turlupinare dai
falsi problemi che verranno agitati dalle Sinistre nel corso della campagna elettorale
in atto. La ipotetica riforma elettorale mai fatta e lo sventolato conflitto di
interessi, inutile spauracchio ripreso da quando il 13 aprile è diventata la
data certa per votare. I veri problemi dai risvolti drammatici sono voluti a
tutti i costi dalle varie classi politiche, celati tra le canne delle Regioni,
delle Province, dei Comuni che ostacolano il potere centrale nella soluzione
dei drammi tipo l’immondizia campana. In proposito ricordiamo che il governo
campano si vantò di aver chiuso le
discariche perché inquinanti senza aver trovato alcuna soluzione alternativa.
E il buon De Gennaro oggi è costretto
in parte a riaprirle per un’emergenza tampone. Poi c’è la questione del Lavoro.
In un Paese dove esistono decine di migliaia di sindacalisti, tutti con
contratto a tempo indeterminato, si è arrivati al precariato per i giovani. I
quali non solo non hanno certezza di lavoro, ma vengono sottopagati in modo
indecente. Cosa dire dei pensionati? Agonizzano con mensili rimasti legati al
potere d’acquisto dell’antica lira. In questo triste contesto, la Corte dei
Conti registra e condanna di nuovo l’aggravato malcostume delle tangenti in
particolare per i Lavori Pubblici e per la Sanità. E mentre si scopre che il
vice di Bassolino è stato remunerato con un milione di euro all’anno per non
risolvere nulla, assistiamo allo spettacolo di anziani cittadini italiani (non
extra comunitari) che frugano negli scarti dei mercati rionali per salvare
qualche cespo di insalata. Dove è il tanto millantato welfare delle Sinistre? E
il recupero dell’evasione fiscale? In realtà
attribuibile al precedente esecutivo. Nell’ultimo governo Prodi, ci si
accorge che l’aumentato gettito fiscale è dovuto in buona parte alle nuove
tasse inflitte. In Italia, un tempo si diceva che se i ricchi avessero pagato
le tasse non ci sarebbero stati più problemi. Oggi i ricchi le tasse le pagano.
Ma chi non le paga è l’esercito politico dei tangentisti che si arricchiscono
due volte rubando e non pagando le tasse. Ricapitolando, i veri problemi sono
solo due, anzi tre: il lavoro precario, il mancato adeguamento dei redditi
bassi e la tragica corruzione nella politica. Con buona pace dei sindacati che
da trent’anni sventolano le conquiste sociali, frutto di scioperi e agitazioni
che ci hanno cucito le pezze là dove non batte il sole. Invocando Democrazia,
sono state paralizzate tutte le soluzioni con veti e contro veti. Adesso
sarebbe ora che nell’ elettorato si svegliasse il dovere irrinunciabile e
determinante di andare tutti, ma proprio tutti, alle urne per pretendere una
politica sana atta a determinare una svolta davvero costruttiva per la nostra
Italia malata.
3/2/08
“Cinema, politica ed elezioni
americane” di Mariella Alberini
Immersi nel clima elettorale
italiano e americano, ci rendiamo conto che quest’anno è in gioco il nostro
destino insieme a quello del resto del globo. La crisi ci sovrasta. Negli Stati
Uniti e in Italia urgono misure urgentissime per rimettere in sesto situazioni
allarmanti. Durante le campagne elettorali americane, il cinema e le sue star
hanno sempre avuto un ruolo importantissimo. Ma anche il cinema americano è in
crisi, conseguenza certa della crisi economica e della crisi delle idee. I
buoni film scarseggiano e ci arrivano a dosi omeopatiche. I migliori degli
ultimi anni sono stati quelli prodotti a costi minimi come “Million dollar
baby”, “Mystic River” e “Letters from Iwo Jima”, A Hollywood non producono più
i film d’avventura e neppure l’ultimo eccitante Bond è all’altezza di rivalutare il prestigio indiscutibile di un
cinema che ha dominato nel mondo. E che rappresentava l’immagine del sogno
americano. Sogno propagato in tutto il globo in virtù delle vittorie conseguite
nella Seconda guerra mondiale. La diffusione si era allargata attraverso il Piano
Marshall anche nei Paesi che erano stati alleati degli Stati Uniti. Da allora,
le star del cinema americano, affiancando i candidati alle elezioni
presidenziali prescelti, li hanno sostenuti con la luce della loro popolarità.
Ciò sottolinea il potere che la settima arte possiede per influenzare persino
l’opinione dell’elettorato yankee. E non soltanto lo stile di vita da Oriente
ad Occidente. Ora che le Primarie hanno più o meno definito i pretendenti della
Casa Bianca, bisogna chiedersi se questo grande popolo ha considerato a
sufficienza l’immane compito che spetta al futuro Presidente degli Stati Uniti.
Non soltanto dovrà medicare la situazione economica sociale e sanitaria di un
Paese in crisi irreversibile dal tragico 11 settembre, ma dovrà anche essere in
grado di rimettere a posto le piaghe esterne all’America, causate dagli errori
del passato. Durante le grandi crisi mondiali proprio il cinema americano,
gestito in modo magistrale, è sempre riuscito ad anestetizzare le grandi masse
attraverso una propaganda molto persuasiva. Oggi questo cinema è diventato la
vetrina di realtà durissime perché i grandi registi si ispirano alla verità più
cruda. E questa verità spiacevole colpisce tutte le classi del melting pot
americano. Non è quindi un caso se, dopo
Abramo Lincoln, per la prima volta gli Stati Uniti hanno accettato anche una
donna oltre a un uomo di colore nella gara delle Primarie. Infatti perché non
potrebbe essere Hillary, sorretta da un ex presidente collaudato da due
mandati, a dividere con l’osannato Obama il gravoso potere di dare una
risistemata a questo pianeta corroso dal bipede umano.
27/1/08
“Ancora costretti a vergognarci…” di Mariella Alberini
Le soluzioni germogliate
dall’intervento di De Gennaro e super contestate dagli abitanti delle zone
coinvolte sono palliativi che non risolvono l’essenza del problema. Tra qualche
mese la catastrofe ambientale della Campania si ripeterà. Nessuno avrebbe mai
pensato che l’avvento del benessere avrebbe moltiplicato in modo così vertiginoso
e indistruttibile tonnellate di spazzatura. Perché una volta i rifiuti buttati
dalla finestra per le strade venivano ruscellati via dagli acquazzoni o
dispersi dal vento. Quello che rimaneva veniva compattato sulle strade
sterrate. Ora che per settimane
l’Italia è rimasta sepolta sotto l’immondizia campana, questa schifezza
degradante sparirà momentaneamente distribuita nel bel Paese a costi limitati
rispetto a quella che continua a essere inviata verso gli inceneritori della
Germania e della Svizzera. Ci sono due modi per far diventare la monnezza un
business: quello della Germania, che oltre ad incassare una fortuna per la
ricezione dei rifiuti altrui, la trasforma in energia. E quello dei
“napoletani” che, procrastinando la soluzione finale, speculano sui soldi dello
Stato e sulle tasse dei corregionali in maniera delinquenziale lucrando illecitamente. Ormai la Napoli e
dintorni 2008 fa pensare alla New York di Blade Runner, isolata e ghettizzata
da elementi esterni. Al contrario di quanto succede a Napoli che si ghettizza
da sola. E questa ghettizzazione ha padrini illustri assolutamente incapaci
negli anni ad arginare la rovina dell’ex capitale del Regno delle due Sicilie.
Tutto il mondo annichilito ha focalizzato l’attenzione su questo fenomeno senza
precedenti. Nessuno, tranne il Governo Regionale che si maschera dietro la
Camorra, riesce a dare una spiegazione dell’abisso nel quale è caduta la
Campania. La caduta del Governo centrale sta facendo passare in secondo piano
questa catastrofe , alla quale non è stata trovata una soluzione. Quelle
migliaia di tonnellate di immondizia ricadono sull’immagine del Paese con danni
incalcolabili. Proviamo ad elencarli: turismo, inquinamento e produzione
agricola. Quali turisti stranieri prenoteranno un albergo con vista sulle
immondizie o ordineranno gli spaghetti con la pommarola alla diossina? E quanti
turisti perderà il resto dell’Italia a causa di questo sporco uragano che ci
percuote? Esiste già all’interno di tutte le regioni la psicosi del pericolo
alimentare. Che fare? Poiché la soluzione sta nell’istallare i
termovalorizzatori (già accettati in tutto il globo), il Governo centrale
(caduto o in piedi) deve essere in grado di imporre la realizzazione di questi
impianti nei tempi tecnici più brevi sotto la tutela armata dell’esercito
affinchè non vengano ostacolati da camarille camorristiche o politiche.
21/1/08
“Les amoureux de l’Ile de France…!” di Mariella Alberini
Gli
innamorati presidenziali di Francia tacciono da qualche giorno. Giusto il tempo
di ridare fiato ai francesi dopo il tormentone delle nozze meno segrete
d’Europa.
Una gran ragazza questa Carla Bruni, capace di diventare presidentessa di Francia nel giro di poche settimane. Un’impresa mica facile, anche se a Ms. Sarkozy urgeva una sostituta di fascino per lavare l’onta dell’abbandono coniugale. E brava anche mamma Bruni, insuperabile nell’allevare quella figlia dell’amore con princìpi di ferreo libertinaggio senza infarcirla con moralismi oggi assurdi. Sorvegliante presente accanto al futuro genero: per carità non cambiasse idea. E così la bellissima figliola con tutte le carte in regola, e senza il fastidio di nessuna remora convenzionale, ci fa pensare alla Julette Binoche, magnifica interprete de “Il danno”. A Carla tutto va a meraviglia. E’ ricchissima, bellissima, da sempre famosa. Però le piacciono i bei ragazzi come alla sua mamma. Trascuriamo il discutibile fair di Ms. Nicolas dalla scarsa memoria sulla scelta dei gioielli. O forse con quella temporanea “amnesia” ha voluto dare un’ennesima botta alla sensibilità di Cecilia? Misteri della psiche Sarkozyana. Ma torniamo a Carla capace di trasformare un ultra cinquantenne in un diciottenne che prima agisce e poi pensa. E dimostra un coraggio invidiabile nell’affrontare questa consorte, splendida sciupamaschi, dal temperamento gipsy con l’abitudine di cambiare partner tra uno battito e l’altro delle sue lunghe ciglia. Chissà se i Francesi condividono la disinvolta ostentazione della vita privata del loro Presidente? I Francesi, sempre tanto disinibiti nei confronti degli intrighi d’alcova, hanno però duplicato il mandato ai Mitterand e agli Chirac, gelosi custodi dei loro amori extraconiugali. I quali, se agivano con riservatezza, erano di certo motivati dalla profonda conoscenza del loro elettorato. Insomma, Nicolas deve essere davvero il super Presidente che guarisce tutte le piaghe di Francia per scongiurare il ridicolo di un eventuale terzo abbandono del tetto coniugale in seno all’Eliseo. Ci riuscirà? Ma sì, perché no? In fin dei conti, a quarant’anni Carla potrebbe avere voglia di mettere la testa a posto al contrario di Cecilia, l’enigmatica cinquantenne volata verso “il suo unico vero amore”. Parole sue. Insomma riusciranno i nostri eroi a rimanere tranquilli in seno alle Istituzioni dal severo protocollo monarchico di Rue du Faubourg Saint’Honorè? Speriamo. Speriamo che Carla dopo i numerosi incontri con i vertici terrestri, dopo le “rotture” quotidiane delle visite protocollari, dei ricevimenti noiosi e della forzata costrizione alla spontaneità non frantumi i “cabasissi” o “les bijoux” al Presidente e si involi dalla gabbia dorata. Allora a Nicolas rimarrebbe, per tranquillità, appoggiarsi ad una moderna Maison Tellier in memoria del buon Guy de Maupassant.
14/1/08
“La silenziosa avanzata
dell’Oriente sull’Occidente” di Mariella
Alberini
I colpi di adrenalina dei
candidati nelle primarie americane continueranno, ma a noi interessano poco
l’infanzia musulmana di Barack
Obama, le lacrime di Hillary e le alterne vicende del marchio Clinton
insieme a quelle di Huckabee, McCain, Giuliani ecc. Sono i gravi problemi
americani interni ed esteri riguardanti tutto il pianeta che contano e forse ci
vorrebbe un triumvirato presidenziale per gestirli in modo adeguato nei
prossimi quattro anni. Non è fuori tema sottolineare che l’alta finanza
mediorientale (Arabia Saudita, Emirati) e orientale (Singapore e Cina) ha già
acquisito, tramite i cosiddetti “fondi sovrani”, quote importanti di primarie
banche occidentali (Citigroup, Ubs, Merrill Lynch, Morgan Stanley ecc.). Appare
chiaro che le maggiori preoccupazioni riguardano le possibili acquisizioni di
partecipazioni in aziende operanti in settori strategici per il perseguimento
degli obiettivi nazionali. Un fatto
rilevante che dimostra quanto sia avanzata la conquista silenziosa, ma
inavvertita dalla gente comune, dell’Oriente sull’Occidente. E quanto sia stato
inutile, anzi controproducente, qualunque intervento bellico invece di una
preveggente politica estera atta ad impedire simile avanzata. Inutile
sottolineare che il nuovo presidente degli Stati Uniti troverà uno scenario
drammatico da gestire e avrà l’ingrato compito di rimediare gravi errori del
recente passato. Dovrà essere tanto geniale da reinventare un uovo di Colombo
che rilanci il suo grande Paese in tutti i campi: sociale-sanitario, economico
e diplomatico. Dal nuovo Presidente ci si aspetta la riscossa dell’Occidente
senza interventi bellici devastanti e non risolutivi, ma con la ferrea capacità
di stoppare l’intrusione economica in atto. In Italia, negli Anni Ottanta, un
avvertimento lo aveva dato la Libia acquistando una partecipazione Fiat poi
rivenduta. Nel Belpaese dell’ ex benessere, uno dei tanti incubi della cessione
di Alitalia a Air France è l’allarmante conseguenza nei confronti del traffico
internazionale indispensabile a scali nevralgici come Malpensa, Venezia ecc.
Questioni strettamente collegate solo all’Europa. Ma tale debolezza economica
nazionale fa temere che i nuovi signori dei mercati finanziari che arrivano
dalla Cina, dai Paesi Arabi, ma anche dalla Federazione Russa e dal Brasile
sapranno appropriarsi di laute porzioni di attività italiane ed europee di
grande prestigio. Di certo indirizzeranno le loro conquiste verso il ventre
molle dei Paesi deboli. Infine, mai come adesso, gli Stati Uniti hanno bisogno
di un Presidente capace di intuizioni superinnovative per evitare altri
madornali errori dell’Occidente inabile ad arginare la voracità dei popoli
emergenti.
7/1/08
“L’amore
romantico nel 2008” di Mariella Alberini
Sembra che una notevole
percentuale di donne e di uomini dopo la salute, il benessere economico, la
posizione di prestigio nella società, aspiri ad incontrare l’amore romantico
che non è fatto solo di attrazione fisica, bensì di vera emozione, di sincera
stima e fiducia nel partner. Sono confidenze ricevute da persone di ambo i
sessi che innescano pensieri
confortanti in quest’epoca popolata da bipedi umani all’apparenza induriti,
aridi, egoisti. Di giovani e meno giovani che temono i sentimenti profondi,
l’impegno, la responsabilità, il dovere di occuparsi della sensibilità altrui.
Eppure, in questa folla desiderosa di trovare la persona giusta (è questo il
sogno di tanti), nessuno, o quasi, vive una situazione amorosa serena. Se non
ci saranno mutazioni genetiche atte a modificare la materia grigia dei
terrestri, fra mille anni questi infelici vivranno il problema con le stesse
difficoltà. Gilles Lipotevski afferma che da tempo viviamo in un’epoca frigida.
Non si riferisce alla sessualità, ma a quella freddezza così diffusa per i
sentimenti altrui, all’attitudine a non soffermarsi sulle fragilità nascoste
che un partner sentimentale deve conoscere. Bisogna andare alla riscoperta di quel famoso amore romantico del quale i
giovani non ne conoscono né la letteratura, né riescono a inquadrare quei sentimenti spontanei che una volta o
l’altra anche loro proveranno. Ma non conoscendone la quintessenza, spaventati
potrebbero sfuggirli. Bisognerebbe rispolverare quel meraviglioso racconto
“Atala” di Renè de Chateaubriand o “Le
ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo che sono le espressioni più pure
del romanticismo: quello vero, quello profondo. Perché il senso del romanticismo ha una
meravigliosa importanza per tutto quanto riguarda lo spirito e l’anima
dell’essere umano. Lo sensibilizza nell’estetica del creato. Coloro i quali ne
sono privi non si commuoveranno mai davanti alla varietà delle sfumature di un
tramonto, alla bellezza segreta di un bosco in ciascuna stagione. E non
sentiranno le indescrivibili vibrazioni che la Grande Musica deve trasmettere
sempre. Musica, arte, teatro, cinema e tutta l’esistenza possono essere vissuti
in modo molto diverso dal romantico. Ricordo con quanta attenzione mia madre curava
le mie letture di adolescente. E forse ha esagerato perché non poteva
immaginare lo squallore dello scenario nel quale ci troviamo a vivere. Però
oltre a provare i piaceri di cui sopra, sono ahimè dotata di una sensibilità
capace di aiutare gli altri. Siamo rimasti in pochi a mettere in pratica la
solidarietà di cui siamo capaci e non quella solidarietà diventata un
atteggiamento socio-politico sterile che non porta a nessuno il vero aiuto.
Drammatico da parte della struttura educatrice (scuola, famiglia, istituzioni
culturali) è l’aver liquidato con sufficienza arrogante il bagaglio della
letteratura basata sulla valore dei sentimenti umani. Quei sentimenti umani che
l’antica cultura greca aveva sviscerato in tutti gli aspetti. Come possiamo
pretendere dai giovani la coscienza e il rispetto per la sensibilità del
prossimo se nessuno gli ha insegnato a preoccuparsene e se i loro stessi
docenti, più dediti agli scioperi che alla didattica, non ne hanno conoscenza?
Così siamo arrivati cercare invano l’amore romantico con nessuna possibilità di
trovarlo.
23/12/07
“Guerre di coppia” di
Mariella Alberini
Lei, in abito decolletè, nel
salotto affollato, si accende una sigaretta. Il marito la rimprovera a bassa
voce e le chiede di spegnerla. La signora alza le spalle e aspira il umo con
voluttà. Lui s’incavola e le dà della cafona. “Tu non mi dici “cafona”, str…”,
ringhia la moglie ricca. Imbarazzo generale degli astanti. Poi una spiritosa
ospite risolve la situazione: “è un classico: anch’io mi accapiglio con mio
marito tutti i giorni”. E ancora lui si intrattiene troppo a lungo con la
bellona del ricevimento trascurando del tutto la consorte che lo apostrofa
inviperita e gli intima di tornare a casa. Insomma pare che la vita di coppia
sposata o no sia parecchio complessa. Una veggente ottuagenaria dichiara che
tutti sono nelle stesse condizioni. Con discutibile fair, Sarkozy ha
rimpiazzato in due mesi Cecilia con Carla: così finalmente si è spiegato il
mistero di quell’abbandono. A prezzo dell’Eliseo, Cecilia non sopportava più quel marito bulldozer. Pare che le “guerre dei Roses”, film
significativo, siano molto diffuse. Ma allora perché restare insieme? Per il
matrimonio, quando c’è, per i figli anche se adulti, per il patrimonio?, ecco
il motivo principale che deve restare in casa, nell’ambito della famiglia. C’est l’argent qui fait la guerre. Non c’è niente da fare, gli interessi prima di
tutto. E’ triste che due stiano insieme per questioni di soldi, per pigrizia,
per abitudine. Eppure soltanto una coppia su un milione funziona in armonia.
Certo i caratteri sono sempre diversi, ma il rispetto umano, la buona
educazione, l’affetto dovrebbero bastare per mantenere un rapporto sereno.
Invece con il tempo questo rapporto si inasprisce: qualcosa varia nei caratteri
e incomincia una sorta di guerra sorda creata da rancori accumulati nel tempo.
Le motivazioni sono numerose: insensibilità e menefreghismo verso reciproche
necessità, problemi economici, infedeltà, mancanza di dialogo ecc. Il famoso
dialogo che insieme alla complicità, alla solidarietà crea comprensione, calore
umano e mantiene vivo il desiderio reciproco. L’intesa sessuale può rafforzarsi
nel tempo invece di scemare se ciascuno cerca di dare all’altro quello di cui
ha bisogno. Elena Bonner, vedova del Premio Nobel per la Fisica Andrej
Sacharov, mi disse che la loro unione era stata perfetta per oltre trent’anni
poiché avevano vissuto uno per l’altro e non uno con l’altro. Questa la formula
vincente e il vero significato dello stare insieme. Purtroppo, pochissimi
capiscono quanto sia importante praticare questo genere di vita a due e cadono
nei banali errori che la rendono poco gradevole. In fin dei conti si tratta di
un comportamento molto semplice: non è indispensabile essere premio Nobel per
metterlo in pratica.
15/12/07
“Il nemico siamo noi” di Mariella Alberini
Gli
accenti negativi del New York Times, influenzati da gaffe prodiane, saranno
anche assurdi. Però l’80 per cento
degli italiani proclama di essere a disagio in questa situazione politica,
economica e sociale. Persino la magnifica produttività del nord est è
massacrata dalla mancanza di supporto dei numerosi governi che non hanno
neppure pensato a rendere efficiente la rete stradale interna e quella
ferroviaria, oggi super intasata dal traffico merci dei Paesi orientali. Ma
perché continuiamo a subire le magagne di questi politicanti senza mestiere?
Perché non ci ribelliamo davvero? Perché non imitiamo i monaci buddisti
birmani? Dove sono gli italiani delle Cinque Giornate di Milano che si
ribellavano al nemico? I Giovanni dalle Bande Nere, gli Ettore Fieramosca e i
Pier Capponi che lottavano in difesa dell’italianità? Da decenni il nostro
peggior nemico sono i governi sciagurati che continuano a infierire sul Paese
compiendo ogni sorta di errore. La disastrosa situazione attuale è imputabile
all’immaturità e alla mala fede di chi ci ha governato. La caduta rovinosa
della nazione, un tempo quinto Paese industriale del mondo, è dovuta
all’incapacità dei governi di saper capovolgere la situazione adottando misure
per rilanciare l’Italia nella competitività internazionale. Certo la
realizzazione di programmi seri a distanze ravvicinate presume Premier dotati
di coraggio, grande determinazione, totale onestà d’intenti e spina dorsale
d’acciaio. L’Italia dell’ex benessere non può continuare ad ammettere il
parassitismo più completo. Lo Stato, i suoi Enti, il proliferare di inutili
funzioni nei Comuni ha generato un esercito di sanguisughe che, protetto da
leggi e sindacati, paralizza la parte sana del Paese. Nulla di nuovo purtroppo.
Ma perché i nostri governanti non guardano alla Francia dove le grandi
industrie, guidate da una classe manageriale ad alto livello, rappresentano la
forza finanziaria di uno Stato capace di promuovere e incentivare quelle private? Fratelli italiani abbiamo
bisogno di una rigida guida morale per risanare la nazione, ridare slancio alla
creatività, mortificata dall’immobilismo dei governi e dal parassitismo delle
Istituzioni statali. Alla base di qualunque ripresa c’è sempre l’uomo che deve
essere stimolato senza welfare però sorretto dal potere centrale al fine di
rigenerare l’iniziativa. Quell’iniziativa, oggi quasi inesistente, che viene
sostituita da quella dei Paesi emergenti. Si sta aprendo uno scenario impressionante
nell’incertezza generata da un’immigrazione selvaggia, favorita da colpevole
incoscienza. E allora vogliamo andare avanti così a cadere sempre più in basso?
Ad essere in coda alla Grecia e fra poco ai Paesi dell’est senza ribellarci?
Perché in questo caso il nemico del nostro Paese siamo proprio noi.
9/12/07
“Fuga dal
Natale” di Mariella Alberini
In questi giorni, il traffico è diventato terrorizzante, serpeggia una sorta di rifiuto per le vetrine imbandite di merce spettacolosa a prezzi da euro-incubo. Eppure bisogna far fronte al bailamme di spese e spesucce delle festività natalizie abbaglianti di luminarie eccessive. Agli stretti congiunti, ai professionisti indispensabili, al prevosto benedicente, al mendicante extra comunitario davanti al supermarket, ai vari collaboratori è inevitabile elargire un presente. Tali mugugni non affiorano per tirchieria di tradizione genovese, dati i miei natali in altra provincia, ma perché esprimono lo stato d’animo più diffuso. Una tradizione, nata all’insegna della povertà in un mondo di pastori e continuata con gli zampognari che scendevano dal monte, si è trasformata ormai da cinquant’anni in una fiera degli o’bej, o’bej o meglio in una Piedigrotta planetaria. Unico rimedio, ma ci sono i cinesi, riparare in Tibet a rischio di congelamento: o in Mongolia esterna, senza cinesi, ma con ancor più basse temperature. Niente da fare: bisogna stare al gioco, portare gli occhiali scuri anche di notte, accettare gentili inviti che fanno lievitare l’adipe nei punti meno indicati, rassegnarsi allo sbaciucchio prenatalizio a rischio di streptococchi. Eppure, nonostante la disastrata congiuntura politico-economica, reggimenti di connazionali infortunati dall’euro si presentano a Malpensa e a Fiumicino “con le pinne, il fucile e gli occhiali” rassegnati ad accamparsi nelle vastità aeroportuali (sciopero previsto) con migliaia di gavette al patè e nelle pupille l’immagine del palmizio maldiviano. Ahiloro, quanto più salubre sarebbe optare per la trattoria fuori porta a Santo Stefano. Bello però ricordare le feste della nostra infanzia quando si restava a casa con rituali modesti, ma densi di affetti. E, tranne pochi Commendatori, Grand’Ufficiali e cambisti della proto Borsa italica, nessuno affollava stazioni, strade nazionali (le autostrade vennero dopo), tanto meno i campi d’aviazione dell’epoca. No, non mi riferisco all’inizio del Novecento, ma soltanto a dieci lustri più tardi. Chissà perché nella psiche collettiva scatta la smania di trasformare una festività invernale in una kermesse estiva con pericolo di Tsumani? Bah…sinceri voti per un fantastico 2008.
1/12/07
“Il martirio degli innocenti” di Mariella Alberini
Siamo in pochi a riflettere sui rischi che i tutori dell’ ordine corrono tutti i giorni per proteggere il cittadino. E’ ben noto che nei caos indescrivibili provocati da vere e proprie guerriglie urbane, sempre premeditate da regie precise, i poliziotti mandati sul posto non devono reagire a nessuna provocazione e soprattutto non devono toccare l’arma di cui sono dotati. Allora perché dotarli di armi da fuoco e non soltanto di manganelli, idranti e fucili che sparano proiettili di gomma? Perché i soloni che pontificano sui vari incidenti accaduti al famigerato G8 di Genova, agli scontri del derby di Palermo, vittima l’ispettore Raciti, o a quello di Messina con decine di feriti tra le forze dell’ordine presi a colpi di pietra, non si rendono conto che in determinate situazioni di violenza metropolitana, i regolamenti di P.S. vanno benissimo sulla carta, ma nel pericolo immediato e reale diventano inattuabili? Trascorro a Cetraro, il paese d’origine del poliziotto Spaccarotella, che sta rischiando l’incriminazione per omicidio volontario di Gabriele Sandri, un paio di settimane in estate. Conosco la situazione di questo antico borgo medievale, afflitto da una prepotente malavita, dove il locale porto viene sovente utilizzato per sbarchi di carichi di droga e merce di refurtiva. I giovani del luogo possono essere facilmente inghiottiti dalla n’drangheta. Ma in parecchi scelgono di arruolarsi nelle Istituzioni quali Polizia, Carabinieri o Esercito come lui. Come questo ragazzo che oggi, disperato, si trova contro quelle Istituzioni che ha scelto di difendere. Questo è il destino dei puri che militano per il Bene con salario irrilevante e si ritrovano inermi davanti a possibili accuse di omicidio volontario. Agghiacciante è l’accanimento dei rappresentanti della politica e della magistratura contro questi giovani mandati allo sbaraglio, costretti a restare passivi davanti alla furia di ultras, no global, scioperanti. Molto diversa negli anni dell’immediato dopoguerra, risulta la solidarietà che l’allora Ministro degli Interni Scelba, morto da poco tempo in povertà, garantiva alla famosa Celere, da lui creata con giovani efficienti dopo aver depurato la Polizia dalle numerosissime infiltrazioni dei partigiani rossi. Ma a parte questo dettaglio “storico”, rimane il fatto che una pletora di assassini, cosiddetti politici, protagonisti delle cronache negli Anni Settanta, circolano liberi e indisturbati a Parigi con asilo politico o sul suolo patrio dove, in virtù della cattolica legge sui pentiti, hanno usufruito di vertiginosi sconti di pena che al povero Spaccarotella non verranno elargiti affatto. Ma questa è la Giustizia italica dai tanti pesi e misure diverse.
21/11/07
“I signori Nessuno” di Mariella Alberini
Da tempo, l’apparire ha
preso il sopravvento sull’essere. In qualunque campo, il successo è assicurato
da protezioni e spinte che portano alla ribalta dei media. Il “patrimonio”
professionale è costituito soprattutto dall’elevato numero di persone
conosciute e importanti. Chi pensa di affidarsi soltanto alle proprie capacità
e al proprio valore resta al palo. Il sistema premia “i signori Nessuno”. La
filosofia di marketing, secondo la quale la gente comune deve trovare il
riflesso di se stessa nei soliti noti, è quanto di più deleterio si sta
verificando da diversi anni. L’apoteosi del mediocre detta legge in tutti i
settori. La conseguenza principale è il degrado dei valori che hanno sempre
innalzato l’uomo. L’aspirazione a tendere verso alti livelli morali estetici e
culturali è passata di moda. Non esiste più l’educazione familiare e didattica
che spingeva l’individuo ad emulare maestri di vita e di pensiero. Quindi
ironia vuole che personaggi di bassa levatura assurgano a posizioni di potere e
lo gestiscano in modo così inadeguato da diventare la caricatura di se stessi.
Purtroppo, nell’ambito di questi modesti attori si formano persino scale
gerarchiche sempre tendenti al basso. La conseguenza più immediata è il
disgusto del mondo in cui siamo
costretti a sopravvivere. La lotta quotidiana in tutti campi, qualunque cosa si
faccia, è diventata troppo ardua. Ne soffrono in modo particolare i giovani,
privati dei grandi sogni, costretti a
dibattersi tra la mancanza di ideali spirituali e l’aridità del successo
economico, indispensabile in questa società materialistica, ma da raggiungere a
prezzo devastante. Da ciò nascono eserciti di single sempre più infelici e
scontenti, incapaci di affrontare le
responsabilità della vita di coppia dove è indispensabile saper edificare
rapporti di fiducia, comprensione, armonia. In altri termini, le basi di una
famiglia.
Ormai, protagonisti
discutibili, sono i presenzialisti televisivi di professione: quelli sempre
convocati dagli anchor men. Kakà e
Grillo sono i “vati” di questo nostro tempo scardinato. I deus ex machina dei
rotocalchi si atteggiano a divinità dell’Olimpo più inavvicinabili dei
direttori di importanti quotidiani. Meryl Streep, la Grande, tratteggia con
geniale ironia la schizofrenia delle “regine” della carta patinata. La sua Amanda Priestly, “Il diavolo veste
Prada”, sottolinea il trionfo dell’effimero. Ma chi ha vissuto l’atmosfera
dietro le quinte dei Fashion Magazine
può affermare che l’assurda
divinizzazione di certi personaggi del film non è molto lontana dalla
realtà del “sotto il vestito, il
nulla.”
Ahinoi, la Storia si ripete
da sempre. I Romani del tardo Impero, e soprattutto i loro giovani, dediti più
ai ludi circensi e alle mollezze epicuree che alle virtù avite, lasciarono
spazio agli immigrati barbari che dilagarono nell’Impero. Pensavano di
utilizzarli, di controllarli. Sappiamo come è andata a finire.
15/11/07
Sto pedalando a fatica sul
pavè sconnesso di una via del centro di Milano, quando un energumeno
sessantenne italiano con uno spintone mi sbatte a terra con la testa a pochi
centimetri dal muro di una banca. Viva per miracolo, con ecchimosi guaribili in
40 giorni, grido all’assassino, ma
l’”assassino” nel frattempo si è dileguato. Questo episodio testimonia la furia
astiosa di un cittadino che assale il primo che passa in preda a raptus incontrollato.
Viva la barbarie.
Ai giorni nostri, i gentili,
i beneducati, i rispettosi e quelli che si tengono lontani dai peccati
capitali, se la passano male. Prosperano i cafoni, gli astiosi, i collerici, i
violenti, i delinquenti clandestini infiltrati con il permesso di governi
devastanti. Canone inverso sul cosiddetto vivere civile. Gli argini si sono
disgregati. La frana ha travolto le menti. E la semina della contestazione,
dell’esproprio proletario, della reiterata protesta sempre e comunque, della
negazione della famiglia come base
primaria del nostro tipo di civiltà, hanno prodotto cloni alla
Frankenstein, mutati in no global. Il tutto si estende nel rapporto
interpersonale dove menzogna, calunnia, arroganza e mancanza di rispetto umano
eletti a sistema di vita minano la struttura di ogni legame. Ricordiamo le vittime dei cosiddetti
pentiti, utilizzati da Magistratura e forze dell’ordine. Si tratta di
controverità in grado di generare dissesto nel quotidiano. In particolare la
menzogna, magma vischioso dove si perde ogni punto di riferimento. E viene usata in vari modi. Quella
mercantile, diffusa matrice dell’illecito guadagno. Quella all’interno dei
rapporti affettivi, virus distruttivo provocatore di danni irreparabili. Il
sincero per vocazione riconosce il cacciaballe professionista in ritardo:
quando lo ha già inchiappettato.
Il trionfo della menzogna è
incarnato da Ulisse, noto rappresentante della stirpe ellenica, campionessa
della fregatura. La barbarie quotidiana
è una realtà che ci colpisce tutti con effetto domino: e alla quale non si sa
come porre rimedio. Non basta diffidare di bugiardi e calunniatori, le cui
parole, come le pietre, possono colpire a morte persone innocenti. Nella Storia
antica e recente i casi si sprecano. E irrimediabili sono i danni sociali
prodotti dal suo dilagare senza difesa. L’apoteosi del peggio non conosce
limiti. Gli agnelli sono una razza in estinzione. In quale pascolo potranno
sopravvivere se il branco dei lupi continua a moltiplicarsi? Scusate se è
tanto: ma devo andare al Pronto Soccorso.
11/11/07
Noi gente comune non potremo
mai conoscere i complicati disegni geopolitici, architettati da centrali
occulte, responsabili delle piccole guerre irregolari ovvero dei focolai di terrorismo
tanto diffusi in tutti i punti nevralgici del pianeta da far pensare ad una
guerra quasi totale. Tre sono i temi che polarizzano tutte le attività
terroristiche in Eurasia, Africa e nelle Americhe: etnie, sette religiose
radicali, risorse del territorio. Da 150 anni, questo sistema si è strutturato
in un “esercito mercenario” di killer veterani di tutte le razze che diventa
sempre più potente. Esiste a Londra una vera e propria impresa britannica di
sicurezza denominata Defense System Limited (DSL), fondata da Sir Alistair Morrison nel 1980, coinvolta
in numerose operazioni di sovvertimento ovunque. Gli Inglesi, fin dai tempi
della rivolta dei Sepoys e della guerra dell’oppio, sono stati maestri nel
creare rivolte pilotate nei Paesi degni del loro interesse. Del resto, le
grandi potenze hanno sempre usato l’arma del terrorismo ammantandolo di volta
in volta da motivazioni nazionalistiche o religiose. E subordinandolo ad una
rete di finanziamenti derivanti da commercio di droga e di armi. Il caso più
eclatante è quello dei mujaheddin dell’Afghanistan, promossi dagli
anglo-americani insieme al medesimo illecito traffico dopo il ritiro delle
truppe sovietiche, e inviati in tutto il mondo come una legione di forze
speciali in vendita al miglior offerente.
Piccolo intarsio storico:
dal 1603, quando Giacomo I ascese al trono inglese, l’enorme sviluppo della
flotta britannica e di quella olandese permise a queste due grandi potenze di
determinare i destini del pianeta. Quindi gli agenti dell’enorme rete dei loro
interessi commerciali gestirono secondo strategie preordinate la politica
interna dei Paesi sotto la loro influenza. Non esclusa la tratta degli schiavi
deportati dai loro paesi di origine per farli lavorare nelle colonie.
Da allora, il sistema non è
molto cambiato: si è solo adeguato ai tempi e alla tecnologia. Come noto,
focolai di terrorismo dilagano in Europa e nel bacino del Mediterraneo: in
Spagna, Irlanda, Algeria, Libano, Israele, Balcani (Kosovo), Federazione Russa.
In Asia, le zone più insanguinate sono in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Sri
Lanka, Malesia, Indonesia, Filippine, Asia Centrale, Tibet. In America latina,
il narco traffico crea una guerriglia permanente. Ma anche nel Chiapas
messicano, in Nicaragua e Guatemala senza dimenticare l’Africa, crogiuolo di
stragi determinate da dittature canaglia. Purtroppo da trent’anni il numero
delle guerre note e dimenticate oscilla stabile oltre la cinquantina con gaudio
dei mercati ormai “rionali” d’armi. E l’Italia, che nel 1400 eccelleva nella fabbricazione
di armature, oggi si distingue per la fornitura di mine antiuomo.
4/11/07
“Yurij
Luzhkov, sindaco catapulta di Mosca.” di Mariella Alberini
Una delle sue grandi
passioni, oltre ad arricchire l’estetica sfavillante d’oro di Mosca, è la produzione
di miele pregiato, per il quale organizza due fiere all’anno. Ma gli interessi di Yurij Luzhkov, riconfermato
sindaco della capitale russa cinque volte e al potere da una quindicina d’anni,
spaziano in mille campi. E’ uno degli esponenti più autorevoli del Partito
“Russia Unita” (of course quello di Putin). Ed è accertato che a Mosca “non si
sposta foglia che Luzhkov non voglia”: infatti si muove con rapidità
prodigiosa. Sotto la sua giurisdizione, l’immensa metropoli ha prosperato e
funziona grazie all’organizzazione autarchica, coordinata dal suo pugno di
ferro guantato da serico velluto. Ha sempre vinto le elezioni amministrative
con il 74% netto dei consensi. E’ contro il Gay Pride e ne proibisce le
manifestazioni.
In un incontro
ad un pranzo ufficiale con oltre 200 invitati, organizzato in Campidoglio, gli
feci omaggio di uno splendido libro di acqueforti di Giambattista Piranesi.
Pochi minuti dopo mi veniva portato un magnifico quadro con l’immagine di San
Basilio, incisa in argento. L’ultima riconferma diretta del Consiglio comunale
moscovita, per i prossimi 4 anni di mandato, pare subordinata all’impegno di
Luzhkov con il Presidente Putin di rimanere in carica “soltanto” fino alle
elezioni presidenziali in marzo 2008. Ma il futuro di questo settantenne
(21.9.1936), sano, carismatico, super dinamico laureato in ingegneria
energetica, appare destinato a brillare ancora a lungo. Riservata e anche lei
superattiva, la consorte, Elena Baturina, è l’imprenditrice della plastica più
facoltosa della Federazione. Dal 1990, rifornisce con i suoi sedili gli stadi
polisportivi da 80.000 posti della Russia. Infatti l’illustre marito la
definisce la vera cassaforte di famiglia poiché il suo stipendio di sindaco
ammonta a soli 9 milioni di rubli l’anno ( 254.000 Euro). Nonostante il
forsennato ritmo di lavoro, Yurij trova il tempo di giocare al calcio due volte
la settimana, di tuffarsi in pieno inverno (anche –30°) nei laghi ghiacciati
della santa madre patria, di praticare sci alpino come Putin, di appassionarsi
con Elena alla scuderia di purosangue: è artefice del gran Premio del
Presidente che si svolge a Mosca in agosto. I moscoviti lo amano anche se
criticano la sua tendenza a privilegiare l’estetica della immensa metropoli a
scapito di ulteriori infrastrutture. Però i suoi finanziamenti sociali
permettono ai pensionati di vivere in modo privilegiato. E’ molto critico nei
confronti dell’ignoranza occidentale verso le tradizioni particolari del suo
Paese. E non manca di farlo notare nei suoi articoli su Rossijskaia Gaseta. Ha
pubblicato 72 saggi politici fra i quali “Lo Stato del sano egoismo”, “
Ecologia della città” ecc. ed è titolare di 40 brevetti nella sfera della
chimica. E’ facile incontrarlo nei più lontani quartieri alla periferia di
Mosca dove compie frequenti ispezioni di controllo e risponde tutte le
settimane in diretta alle domande dei concittadini dalla rete televisiva del
Municipio. Insomma una temibile potenza nella storia moscovita quel bulldozer
di sindaco.
27/10/07
L’opinione
pubblica europea, e in particolare quella italiana, sembra poco edotta sulla
reale situazione della ribellione curda, ennesimo vulcano in eruzione al centro
di una zona strategica incrociata da diversi oleodotti di “oro nero”. La
ribellione curda è stata finora uno dei più gravi problemi della politica
irachena. Pochi conoscono le radici della rivolta dei curdi. Popolo seminomade
di origine indo-europea e di religione musulmana sunnita, stabilitosi nella
Turchia orientale, in parte dell’Armenia sovietica, nel nord est dell’Iraq e
nel nord ovest dell’Iran. Questa etnia guerriera ha sempre lottato per
mantenere la propria indipendenza. Le numerose sommosse avvenute in Turchia e
in Iraq iniziarono per la mancata promessa di creare un Kurdistan indipendente
come era previsto dal Trattato di Sevres nel 1920: promessa scomparsa poi nel
successivo Trattato di Losanna nel 1923. Da ciò, la sproporzionata reazione
dell’allora presidente iracheno Saddam Hussein, reo di aver messo in atto una
repressione sconfinante nel genocidio. Il PKK (Partito dei lavoratori del
Kurdistan) ha raccolto l’aspirazione all’indipendenza dei suoi predecessori e
usa il terrorismo per richiamare l’attenzione sul problema curdo. Terrorismo
molto ben strutturato se è vero che le varie enclave curde stabilite in Europa
e in altri Paesi fino al Giappone finanziano con le loro attività la
guerriglia. Privato della presenza del suo leader Abdullah “Apo” Ocalan, a suo
tempo accolto e osannato dalla nostra estrema sinistra e dalla stessa aiutato a
fuggire in Africa, e oggi prigioniero a vita in Turchia, il PKK si è scisso in varie anime con posizioni più
estremiste da parte dei giovani. I quali non riconoscono l’autorità di Murat
Karaylan, l’attuale figura carismatica del movimento, che però ha messo da
parte l’impossibile sogno dell’indipendenza a favore di un regime di autonomia
regionale. Questa situazione, poco conosciuta dalla maggioranza dei cittadini
europei, è stata gravemente trascurata dalla diplomazia americana ed europea.
Quest’ultima sempre molto “distratta” e in ritardo per intervenire in questo
tipo di problemi (ricordiamoci del Kosovo). Adesso le si presenta l’occasione
per coinvolgere la Turchia in una politica di accorta prudenza onde evitare
l’incancrenirsi del problema curdo. E, in tal modo, renderla partecipe di una
strategia che la farebbe sentire più vicina al sospirato ingresso nell’Unione
Europea. Un ingresso, al quale sarebbe poco saggio rinunciare.
19/10/07
“Il partner
adatto meglio di qualunque farmaco” di
Mariella Alberini
Un giorno fanno male: tre
mesi dopo fanno bene. Da anni si leggono notizie contraddittorie sui farmaci.
Adesso pare addirittura che Viagra e Cialis proteggano dall’infarto, dall’ictus
e, meraviglia delle maraviglie, anche dal cancro. Fino a poco tempo fa
sembravano pericolosi proprio per i danni di cui sopra. Un amico che prende regolarmente il Cialis per
tranquillizzarsi sul buon esito delle sue performances, ma sempre preoccupato
per le minacciose controindicazioni per il cuore, la vista e la pressione
arteriosa, oggi mi annuncia gaudioso queste eccitanti novità. Che Dio l’aiuti a non raddoppiare le
dosi.
Da decenni le contraddizioni sui farmaci sono ripetitive e sovente anche pericolose. Ad esempio il problema della terapia sostitutiva con estrogeni per le donne in periodo di climaterio vantava anch’essa protezione per l’osteoporosi, il cuore, e la salute delle arterie. Oggi questi vantaggi vengono cancellati e gran parte degli specialisti di ginecologia e oncologia mette in guardia le donne sulla possibilità che l’assunzione di estrogeni possa provocare il cancro al seno. Non bisogna dimenticare i mega incassi delle multinazionali farmaceutiche produttrici di tali farmaci, alle quali giovano sentenze giornalistiche a favore dei loro prodotti. Quindi meglio non essere troppo influenzati dalle contraddizioni della stampa. Quei farmaci hanno pericolosi effetti collaterali benché soggettivi che potrebbero comparire a lungo termine o all’improvviso. Queste le opinioni di uno specialista del settore molto stimato. Bisognerebbe mettere in guardia anche certi uomini ancora giovani. I quali, per timori infondati o per insicurezza, assumono Viagra o Cialis con troppa frequenza. Lo stesso vale per gli estrogeni che è vero mantengono intatto il desiderio sessuale nella donna, ma dovrebbero essere assunti per non più di cinque massimo dieci anni: quindi sarebbe meglio farne a meno. Un partner adatto potrebbe essere molto più valido di qualunque farmaco. Ciò vale per l’uomo come per la donna. A mio avviso sarebbe meglio, per i signori e le signore desiderosi di continuare a lungo la loro vita sessuale, lasciare a madre natura il compito di decidere la qualità e la quantità dei rapporti. Insomma meglio una volta ogni tanto senza rischi che doparsi per sfavillanti fuochi di artificio dal dubbioso risultato e per di più con il pericolo di gravi inconvenienti per la salute. I farmaci citati non sono ancora stati sperimentati a sufficienza e poco si sa sui loro reali effetti a lungo termine. Insomma quando un essere umano ha fatto sesso più o meno regolare dall’adolescenza alla quarta età si accontenti di performances meno frequenti, ma spontanee.
19/10/07
“Il malcostume del maschio italico” di Mariella Alberini
Non è una novità: la vita
oggi, si può dire, incomincia a sessant’anni. E se uomini e donne si curano la
salute e l’estetica con intelligenza possono dimostrare dieci o anche 15 anni
di meno. Accade che una “giovane” sessantenne colta e privilegiata,
indipendente con lavoro autonomo, incontri ad un gala benefico mentre è
attorniata da distinti ammiratori, un
signore che la osserva con gli occhiali da vicino e le dica “ma lei non ha una
ruga. Aggrotti la fronte, vediamo se fa il botulino…” La signora si sente una
sorta di cavallo da mercato. E risponde con ironia “ vuole ispezionarmi la
anche la dentatura?” Insomma dall’adolescenza le donne sono afflitte da
apprezzamenti di bassa lega da parte di
maschi maleducati appartenenti a tutti i ceti sociali. Cose da far cadere le
calze anzi i collant… Alcune potrebbero sentirsi lusingate di essere oggetto di
tanta attenzione sia pur grossolana. Ma invece comprensibile è il disagio che
una donna, degna di questo nome, avverte in tali occasioni e ancor peggio nella
strada quando gli italiani esprimono le solite banalità. Una donna vera non ama
essere notata solo per l’estetica. Ahinoi, è questa purtroppo ancora la prima
qualità che colpisce l’uomo. Oh, non tutti certo, ma la maggioranza. Quindi
bisogna ammettere che il bipede italico è ancora molto indietro nell’evoluzione
e lo conferma la situazione femminile nel lavoro, nella vita di coppia, nella
società, nella politica ecc. L’epiteto “che gran…” lo conferma. Poiché in nessun
altro luogo europeo si riscontra tale turpiloquio. Persino nei Paesi arabi, la
donna non viene mai apostrofata in modo volgare anche se resta oggetto di
sguardi incandescenti. Quel certo malcostume di fare proposte “indecenti” da
parte di personaggi in vista, adducendo un fantomatico distacco nei rapporti
con la legittima consorte, è un altro “classico” del marito nostrano. Il quale,
dopo l’arrembaggio fallito, in presenza della moglie, fatica a salutare la
signora che non gli ha concessi i suoi favori. Ma l’ignorerebbe del tutto se li
avesse ottenuti. Oggi la giovane poco accorta rischia di collezionare una
sequela di cocenti delusioni da parte dei campionissimi della fregatura. I
quali sono i primi a sollevare alti lai quando le varie “cappuccetto rosso” diventano lupi agguerriti. Di certo,
bisognerebbe tornare a costumi più
eleganti e al famoso uso di mondo che non consentiva di superare determinate
barriere. Ma, ammettiamolo, ciò dipende molto dalla donna che deve essere
capace di farsi rispettare, di esaltare la propria dignità anche sprezzando
abbigliamenti che la gettano automaticamente sul mercato. E poi bisogna essere
dotate di capacità di mediare fra femminilità e forza di carattere altrimenti
molte congeneri rischiano di essere definite “veri uomini”. Un’offesa? No, un
complimento dato che nell’altra metà del cielo scarseggiano.