Siamo nel 1990. Pamela,
un’abile maitresse ultratrentenne bella, colta, intelligentissima, dirige
un’elegante casa di piacere nel centro di Milano, in via Meravigli, e i suoi
affari vanno a gonfie vele dato che le sue tariffe minime sono di cinque
milioni di vecchie lire. Pamela non corre rischi. E’ ammanicata saldamente in
Questura perché ha una relazione amorosa con un bel commissario siculo e
aristocratico, Rosario Ciulla dei principi di Paganò d’Alcamo pigro e assenteista
e gode della protezione di migliaia di suoi clienti -amici.
Il magnate
ultrasettantenne Enrico Crivelli, frequentatore abituale della casa, è
innamorato di Aladina, la sua trentacinquenne, avvenente cognata, sorella della
sua seconda ex moglie, Alessandra e le propone il matrimonio. Aladina è povera,
divorziata, con un figlio, Rodolfo che è malato di cuore e deve essere
urgentemente operato a Houston dal grande De Bakey: dopo aver avvisato
Alessandra della proposta di Enrico, è costretta ad accettarla.
La festa per
l’importantissimo matrimonio si tiene alla Villa Reale di via Palestro nel
giorno dell’inaugurazione della Gran Mostra della Scultura Italiana al PAC,
sponsorizzata dal munifico Enrico Crivelli. Il quale durante il ricevimento di
nozze, resta schiacciato mentre passa sotto “ Gravi Incombenze”, un’inquietante
opera in marmo di Carrrara da 50 tonnellate.
Non è stato un
incidente, ma un omicidio premeditato. “ Gravi Incombenze” sospeso a mezz’aria
da un complicato sistema di barrette d’acciaio è stato fatto cadere sul
Crivelli, mentre aveva avuto la pessima ispirazione di passare là sotto, da un
proiettile corazzato, sparato con infallibile precisione.
Aladina, vedova il dì
delle nozze “per sua lercia fortuna”
bofonchia Anna Crivelli, figlia di primo letto del defunto magnate, eredita una
fortuna immensa, ma Alessandra, sua sorella, grande cacciatrice e campionessa
di tiro viene arrestata e accusata di aver ucciso l’ex marito per gelosia.
Il commissario Ciulla
(soprannominato conduelle dai colleghi e dalla mala milanese) è responsabile
dell’inchiesta e non sapendo assolutamente sostenerla, incarica Pamela di
aiutarlo trasformandola su due piedi in investigatrice privata con tanto di
licenza, porto d’armi ecc. Rosario è ciecamente fiducioso che Pamela, fulmine
di acutezza, saprà sbrogliare l’intricatissimo caso poiché prima di morire,
Crivelli si è accorto di truffe e malversazioni all’interno della sua mastodontica multinazionale. Per di più
Crivelli stava per cominciare una colossale produzione di marmitte catalitiche
in vista di una legge appena approvata e con il placet del partito di
maggioranza al governo abbondantemente foraggiato.
Inizia così la
complicatissima caccia di Pamela all’assassino, la quale prima di scoprirlo,
dovrà imbattersi in molteplici avventure: un incontro a Montecarlo sulla “nave”
faraonica dello sceicco Abdul Khalid,
noto trafficante d’armi, una discussione pericolosissima a San Remo con un
famoso padrino della mafia ecc... Scoprirà Anna Crivelli, la cinquantenne
figlia bruttina, ma miliardaria del defunto Enrico, in un appartamentino in
viale Piave con il suo muscoloso amante
somalo ventenne, venditore di accendini… E la pericolosa, dura e pura cellula
ultraverde “Aria, acqua e clorofilla”, comitato operaio che opera all’interno
dei duemila dipendenti dello Stabilimento Crivelli di Corte Olona.
Il romanzo è scritto in chiave burlesca che
innesca ampie risate nel lettore, ma la intricata vicenda gialleggiante è
autentica, e il colpevole di difficile individuazione, nonostante la bravura di
Pamela e dei suoi simpatici agenti della PS. Riaffiora la Milano della prima
Repubblica, scherzosamente alleggerita dalla penna degli autori. Si ride, ma la
suspence cattura l’attenzione di chi legge, il quale difficilmente mollerà il romanzo
prima della fine.