Un pacco di fogli stampati di fresco sanno ancora di estenuanti revisioni notturne. Sulla prima pagina Mariella ha corretto a mano, probabilmente qualche minuto prima del nostro incontro. Mariella è Mariella Alberini: buona giornalista, esperta di politica estera (conosco e apprezzo il gran lavoro che ha svolto al Parlamento Europeo). Un'amica, soprattutto, da anni. È per questo che non capisco il suo strano imbarazzo, mentre mi allunga quei fogli. La sua voce, che prima saliva in un trillo audace, ora precipita in un baratro sordo.
«Un esperimento», la sua voce torna squillante, voce di eterna bella ragazza «ho scritto un romanzo. Un altro.»
Gli impegni politici hanno da tempo riempito la mia vita, come un padrone troppo esigente.
«Non ho tempo per i romanzi, Mariella. Non ho proprio tempo.»
«Dagli almeno un’occhiata.»
«Che cosa desideri, in realtà?»
«Solo un po' di compagnia in quest' avventura fantastica. Sarei felice se ti piacesse.»
E allora me lo sono portato a casa, il pacco dei fogli che profumano d'infinite riscritture. Non sapevo quando, e se lo avrei letto davvero.
Poi mi sono imbattuto nell'incipit, così secco e distaccato, eppure così drammatico. Tra quelle prime righe si leggeva una parola terribile: Chernobyl.
Sono arrivato sino in fondo, facendomi portare attraverso i luoghi più affascinanti della nostra Europa: Parigi, Vienna, Budapest, Roma ... un rondò mozartiano. È la primavera del 1999: i tempi della crisi del Kosovo. Mariella Alberini ritrae Belgrado sconvolta dai bombardamenti; dipinge Mosca avvolta dall’ultima neve crudele; si spinge sino in Siberia. I suoi personaggi sono spesso individui di qualità superiore e la protagonista è come lei: impetuosa e fragile, sicura e piena d'incertezze.
Mariella non ha rinunciato alle sue radici di giornalista: il suo libro è cronaca. Vi si respira dunque un' atmosfera inquietante. Tali e tanti sono i riferimenti a eventi drammatici della fine dello scorso secolo, che pare di leggervi spiegazioni del tormentato inizio di questo Millennio. Di più non dirò, per non rovinarvi il piacere della sorpresa.
Le chiedo: «Mariella, dove hai trovato ... certi spunti... e quei documenti ... ».
«È solo un romanzo ... », ma gli occhi si chiudono in una fessura ironica.
Crediamoci, che sia solo un bel romanzo, però Mariella Alberini, forse, non ce la racconta giusta.
