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Prefazione La Signora delle Lucciole di Vittorio Feltri

Mariella Alberini è il profumo di Milano. Non per me- Lo è e basta.

Lo dico come uno che da una vita arriva tutti i giorni dalle parti del Duomo, e ci lavora e ci dorme spesso, ma conosce il piacere di tornare a casa, a mezza costa sulle montagne orobiche. A Milano ci vado un po' come Renzo nei Promessi Sposi, è la mia capitale e insieme resta un po' forestiera. Vicina e distante. Da Ponteranica ci si vede meglio: e la Alberini è il profumo di Milano. La sua essenza, quella cui deve attingere se vuole rinascere (e può, se vuole).

Mi ha sempre colpito come per i milanesi Milano sia maschile: «El Grand Milàn», sfidando le regole che prevedono un'unica eccezione scritta sui sussidiari delle elementari, Il Cairo. Ma - e questo vale anche per Il Cairo - è un trucco. Un po' come quello che, in questo splendido ronanzo,deve praticare lo stilista Ermengardo, il quale deve travestire la sua identità sessuale per avere successo nel mondo dei danee. Allo stesso modo, i milanesi fingono che il loro fare abbia un connotato soltanto virile, ma sanno bene di essere in regime di matriarcato. Esattamente come Il Cairo, il quale è tutto dentro il fascino di Nefertiti. A Milano la donna è tutto, proprio mentre finge di sparire. Non è la mamma apostolica e napoletana. La donna qui vigila dall' alto tutta d'oro (ed è la Madonnina, c'è bisogno di dirlo?), e domina più in basso, molto più in basso, nel grembo stesso delle cose. Ci avete fatto caso che persino la Madonna che sta sulla guglia più alta, non ha nulla a che fare con le sorelle a mani giunte e aria trasognata che corrispondono alle devozioni altrui? Quella di Milano ha le braccia aperte, e un tantino anche le maniche rimboccate. Come dicesse: «Su, dem, moves», dai, muoviti.

Ecco la Alberini è il profumo di Milano, quando essa diventa donna, accetta cioè di essere se stessa. Stendhal parlava di certi cortili di Milano, dei suoi giardini segreti, e restava incantato da questa bellezza e allora diceva di essere milanese. Pensava sì alle dimore, ovvio. Ma che cosa sono le case, se non l'altra forma della donna, che trasferisce nell' aria il proprio sentimento dell'essere? In questo senso se Milano è maschile è perché le donne vogliono così.

Mi vergogno un po' di presentare questo nuovo libro di Mariella, firmato con lo scomparso Carlo Brera, dopo che fu Gianni Brera a introdurre il suo primo romanzo. Lui, leggendo queste pagine, sarebbe orgoglioso oltre che dell'amica e allieva, anche del figlio. Dentro c'è la vita fremente delle sue terre, che sanno amalgamare uomini e culture come accade ai chicchi nel risotto alla milanese: sono insieme ma ciascuno è distinto, mantecati.

Così il commissario siciliano resta se stesso ma nello zafferano che dà un colore nuovo a tutto, persino all'intrigo, al delitto. Ecco, all'alcova. La Alberini sa descrivere con straordinaria leggerezza e senza alcun senso di colpa, com'è l'amore a Milano, quello frettoloso e quello profondo (ahimè mai abbastanza profondo, mai totalmente gratuito).

Si intravede dentro la trama avvincente, e ci vorrebbe un grande regista per farne un film degno, il clima sociale di Milano. C'è nelle righe un sobrio rimpianto per i commendatori che saranno stati di moralità dubbia, però le cose le facevano. Ora pare che quasi più nulla facciano, intorpiditi forse dalla disillusione. La si avverte nelle pagine, scritte nient'affatto con stile goliardico, come minimizza la scrittrice, ma con un piglio da Wilbur Smith sui Navigli. Disillusione, dicevo. La Alberini è stata la prima a capire, nella stretta cerchia della borghesia milanese pensante, la necessità di mutamento, quasi di rivoluzione che sul finire degli anni Ottanta Milano esigeva per salvarsi. Si è impegnata per questo, senza aspettarsi nulla e senza nulla avere, ma lasciando la sua impronta. Poche cose sono andate per il verso giusto, e Mariella è stata ancora la prima ad avvedersene. Mi piace salutare, con questo suo nuovo libro, il ritrovato profumo di Milano, la determinazione di cui ha bisogno per essere davvero la Rinascente.

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