Mariella Alberini è una collega brava, una scrittrice di vaglia. Il suo tratto umano è elegante, direi unico. Lo ritroviamo anche quando scrive. Ma sa anche alternare la dolcezza dei rapporti privati, la tenerezza delle storie d'amore, con la forza espressiva dei racconti d'azione e dei più raffinati intrecci geopolitici.
Già in Fuoco russo segreto abbiamo incontrato riferimenti di grande attualità e qualche sorprendente anticipazione. La realtà romanzesca e il suo rovescio fanno parte del repertorio di questa giornalista e scrittrice che conosce non solo la storia, le tradizioni, le leggende delle terre in cui ambienta i suoi libri, ma anche l'evoluzione dei rapporti diplomatici.
Otto simboli mongoli si svolge su diversi teatri. Il palcoscenico è quello delle complesse relazioni che legano la crisi mediorientale al faticoso approdo della Turchia nell'Unione europea, il sacrificio del Tibet alle aspirazioni imperialiste della Cina (anche quella di oggi?), i fermenti del crollo sovietico all'ansia nazionalista delle repubbliche caucasiche, una volta schiacciate e cancellate nel sangue di tanti genocidi dalla furia omologatrice della Mosca comunista. Ma tra le quinte si intravedono le patologie di democrazie fragili, dominate da disordine e criminalità, la minaccia costante di un terrorismo che si nutre di odio verso l'Occidente, voglie incontenibili di riscatto nazionale, istanze religiose, suggestioni esoteriche.
Quello che vi apprestate a leggere è il capitolo di una piccola ma assolutamente originale saga, i cui personaggi sono sparsi nel mondo dall' autrice e poi raccolti con sapienti colpi di scena e rapidi cambi di inquadratura.
Elena Skutova e Stephan Schmidt camminano sulla lama affilata di una vita vissuta intensamente, tra emozioni, amori e ideali. I simboli della tradizione, l'ombra di Gengis Khan, lo sguardo dei Lama, le icone religiose e quell' oscuro limite assai sottile fra razionale e trascendente li avvolge in una luce soffusa che è quella delle albe e dei tramonti di terre desolate, martoriate ma ricche di storia e civiltà.
Mariella Alberini fa parlare anche quelle terre, fra isbe e gher, in un ideale secondo piano di un romanzo d'avventura dove il possesso dell'uranio e dei diamanti è presagio di trame terroristiche e scontri apocalittici fra Occidente e Oriente.
I due protagonisti nell' epilogo spiegheranno il significato di quegli otto simboli, dopo aver fatto trattenere a lungo il respiro al lettore e averlo catturato tra fantasia e realtà. Come nel precedente romanzo di Mariella Alberini Fuoco russo segreto, la cronaca si mischia all'immaginazione, e, come diremmo oggi con un' orrenda parola, la fiction anticipa gli accadimenti e forse qualche volta potremmo dire che persino li ispira. Qui, invece e per fortuna le maggiori ispirazioni vengono da un passato carico di lungimirante saggezza: «Chi era Zanabazar?», chiese a un certo punto Elena. Discendente di Gengis Khan venne mandato in Tibet a studiare il buddismo e seppe fondere religione e cultura. Armonia e pace. Protagoniste anche queste di Otto simboli mongoli. Il mistero verrà svelato, come nei migliori thriller, al momento opportuno ...
