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Prefazione di Vittorio Feltri per “1995-2005 Visto da lei”

 

<La scrittrice Mariella Alberini risponderà alle lettere di qualsiasi argomento che il lettore sottoporrà alla sua attenzione>. Sembra l’inizio di un racconto di Giovannino Guareschi. O l’incipit di un ritratto di quelli che Giuseppe Marotta ci regalò con “Le milanesi”.  Più vera della letteratura, e più poetica della realtà, invece è proprio lei, unica, imperdibile.  Si presentò così, il 7 dicembre del 2003, ai lettori di Libero. C’era la foto, con quei bei capelli pieni di vento, e c’erano queste parole di disarmante candore.

Di certo Mariella-persona e la Alberini-che-risponde-alle-lettere (scusate questo vezzo del trattino tra le parole, lo pratico in onore di Oriana Fallaci) coincidono.  Non c’è finzione. E forse questa è l’unica sua qualità poco femminile. Ma qui sta il segreto del suo successo: piace per questa impossibile commistione di aristocrazia intellettuale e ingenuità fanciulla. Mariella è andata dappertutto, gira l’Asia e s’immerge in misteri spionistici e diplomatici da spavento, conosce chiunque, persino ministri arabi, è smagata come nessun altro al mondo; eppure è candida come la neve, capace di stupore come non ce n’è, e parla a chiunque di qualunque cosa.

La gente che ha studiato parlerebbe di antinomia feconda, di ossimoro salutare; a me viene spontaneo dire che Mariella è una grande donna. Le grandi donne sono questo contrasto misterioso di colori.

Il materiale di questo volume riflette tale stranezza. Le lettere da lei scelte e le sue brevi risposte sono una sintesi dello stato d’animo italiano in questo scorcio di millennio. Si va da Al Qaeda alla legge sul fumo (lì obietto, con prudenza però, perché non vorrei essere fulminato come avvelenatore). C’è la testimonianza resa a  papa Wojtyla, accolta senza nessun bigottismo, ma con laica simpatia. I problemi delle donne, tipo la signora con il marito per casa che nemmeno si accorge di lei, parla ma non sente nulla. E l’Alberini che consiglia fermezza e perdono, schiena dritta e comprensione.

Non si finirebbe mai di gustare questi condensati di saggezza femminile, che – a differenza di quella propinata al maschile – non è mai cinica. Anche dinanzi ai drammi, si viene sempre accarezzati dalla voce di Mariella, nel suo dire in prosa c’è sempre qualcosa di avvolgente e rasserenante. Femminile al massimo grado.

Sono contento dunque di avere accolto questa magnifica nomade a Libero. Lo arricchisce di frutta e di fiori. Parlo anche per interesse. Mariella, con la sua rubrica, ha calamitato persone che mai avrebbero altrimenti scritto ad un quotidiano. Davanti a lei non si esibiscono con la ruota del pavone. Semplicemente vogliono affidare un pensiero, una domanda, un problema, sicuri non della perfezione di una risposta enciclopedica, ma della compagnia di un’amica intelligente, che – mentre ti parla – capisci che ha messo su il caffè per l’ospite.

Detto questo, non mi resta che augurare buona lettura. Del libro. E di Libero… 

 

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