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Gianni Brera
Presentazione di Smeraldi e Polvere (Dash-I-Lut) di M. Alberini
Voi non la conoscete, è tutta
bella - Mariellina Alberini da Milàn. Una sera che gli estri m'illudevano, ho
tentato di sollevarmi duro e impettito fino a lei: sono rimasto a mezzo fra l'immagine del
vecchio cobra che si aderge impotente dal cestello di vimini e il nano che si
arena stronfiando al polpaccio tondo e gentile di Biancaneve. Ora si sa che il
cobra non ode musica si adegua semplicemente ai movimenti del piffero; mentre
il nano è pura invenzione di favola. Tuttavia la femminilità di Mariella
sopporta metafore inaudite, e certamente è leonina a vedersi...
Ahi,
debbo avvertire che questa immagine fiera cade subito, in quanto le leonesse
non hanno criniera e Mariella ne vanta una d'oro. Lo stampino morfologico deve
piuttosto rifarsi alla Marlene del famoso film intitolato “Angelo azzurro”. I suoi occhi sono di grigioverde
insolenza, la sua bocca è larga e sensuale, il sorriso, in compenso, schietto e
luminoso. Segue una struttura a dir poco degna di apoteosi (o divinizzazione),
un'asciuttezza molto sportiva perciò egualmente generosa; una voce calda, ricca
di vibrazioni che sembrano sempre dettate dal suo essere femmina squisita.
Bene: questo schianto di amica mia
si dedica alla vita quanto
basta per conoscerne tutto, ma prima di ogni cosa
l'amore: e su quello costruisce poemi di ineffabile fascino umano. Alla lunga
si scopre giornalista e narratrice. S'imbatte in personaggi che di per sé
interessano il mondo. Viaggia e vive con loro; li spera contro luce come si fa
con le uova gallate; infine ha l'idea di unirne i destini in una vicenda che ha
sicuramente in lei, Mariellina, la principale protagonista. E ad ogni
buon conto si autobattezza Ariel, creatura ultraterrena (ricordatela
spenzolante dal cielo della Tempesta scespiriana) ma tanto viva e plausibile
da intrigare al semplice racconto:
Ariel
ama l'amore con trasporti superiori ad ogni nequizia del mondo. I suoi uomini
sono stati un tempo anche banali: ora non più. Li anima invece
un eroismo belluino, spesso delittuoso, di asiatica e feroce ambiguità.
Londra, Milano, New York, Saint-Moritz, California desertica, Giappone, infine
la Persia misteriosa degli ayatollah e di Firdusi, di Zaratustra e Omar Khayyam:
Ariel alterna amore tecnicamente perfetto e azioni belliche di ingenua
supponenza. Le gesta sono veloci come gli sbattimenti di ciglia dell'autrice.
Ariel inventa perfino l'estasi dei cherubini (leggere per credere e naturalmente
eccitarsi). Alla fine la ragazza si disgusta di morte e agitando ali mai
sordide vola verso una vita
più sua. Gli uomini ammazza-
e scopasette ci rimettono chi la vita chi 1a nostra semplice compagnia.
Ariel-Mariella, invidiabile collega femminile, degna di apoteosi, rimane
tutta per noi. Ed
è la nostra fortuna.
GIANNI
BRERA
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