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VISTO DA LEI |
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La scrittrice Mariella Alberini
ha iniziato il 7 dicembre 2003 la collaborazione con il quotidiano LIBERO. Ha
risposto a lettere di qualsiasi argomento sottoposte dai lettori alla sua attenzione nel periodo 7 dicembre
2003 – 9 ottobre 2007. A partire dall’aprile 2008 Mariella Alberini continua la
pubblicazione della rubrica bisettimanale “VISTO da LEI” sul quotidiano LA
PREALPINA. Per qualunque contatto la giornalista continua ad essere
disponibile all’indirizzo e-mail ed al sito web: e-mail: m.alberini@iol.it ; sito web: www.mariellaalberini.it n.b. La
selezione degli articoli inizia dai più recenti, in ordine quindi inverso
alla data di pubblicazione.
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29/6/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I ribelli del Kurdistan e le radici dell’odio
Cara Mariella Alberini, vorrei approfittare della sua
esperienza in politica estera per chiederle notizie sulla situazione dei
ribelli del Kurdistan, dei quali non si legge più sui giornali, ma sappiamo che
sono sempre in armi. La sua opinione…
Saverio Bellini -
e.mail
Caro Saverio, l’opinione pubblica europea, e in
particolare quella italiana, sembra poco edotta sulla reale situazione della
ribellione curda, ennesimo vulcano in eruzione al centro di una zona strategica
incrociata da diversi oleodotti di “oro nero”. La ribellione curda è stata
finora uno dei più gravi problemi della politica irachena. Pochi conoscono le
radici della rivolta dei curdi. Popolo seminomade di origine indo-europea e di
religione musulmana sunnita, stabilitosi nella Turchia orientale, in parte
dell’Armenia sovietica, nel nord est dell’Iraq e nel nord ovest dell’Iran.
Questa etnia guerriera ha sempre lottato per mantenere la propria indipendenza.
Le numerose sommosse avvenute in Turchia e in Iraq iniziarono per la mancata
promessa di creare un Kurdistan indipendente come era previsto dal Trattato di
Sevres nel 1920: promessa scomparsa poi nel successivo Trattato di Losanna nel
1923. Da ciò, la sproporzionata reazione dell’allora presidente iracheno Saddam
Hussein, reo di aver messo in atto una repressione sconfinante nel genocidio.
Il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha raccolto l’aspirazione
all’indipendenza dei suoi predecessori e usa il terrorismo per richiamare
l’attenzione sul problema curdo. Terrorismo molto ben strutturato se è vero che
le varie enclave curde stabilite in Europa e in altri Paesi fino al Giappone
finanziano con le loro attività la guerriglia. Privato della presenza del suo
leader Abdullah “Apo” Ocalan, a suo tempo accolto e osannato dalla nostra
estrema sinistra e dalla stessa aiutato a fuggire in Africa, e oggi prigioniero
a vita in Turchia, il PKK si è scisso
in varie anime con posizioni più estremiste da parte dei giovani. I quali non
riconoscono l’autorità di Murat Karaylan, l’attuale figura carismatica del
movimento, che però ha messo da parte l’impossibile sogno dell’indipendenza a
favore di un regime di autonomia regionale. Questa situazione, poco conosciuta
dalla maggioranza dei cittadini europei, è stata gravemente trascurata dalla
diplomazia americana ed europea. Quest’ultima sempre molto “distratta” e in
ritardo per intervenire in questo tipo di problemi (ricordiamoci del Kosovo
ancora oggi in armi). Adesso le si presenta l’occasione per coinvolgere la
Turchia in una politica di accorta prudenza onde evitare l’incancrenirsi del
problema curdo. E, in tal modo, renderla partecipe di una strategia che la
farebbe sentire più vicina al sospirato ingresso nell’Unione Europea. Un
ingresso, al quale sarebbe poco saggio rinunciare.
22/6/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
“Case
aperte” ed estetica
Cara Mariella Alberini, leggo la proposta di Italia
Nuova per procurare rapporti sessuali gratis a domicilio per gli over
sessantacinquenni, sostenuta da AN. Sono un vedovo pensionato settantenne in
buona salute e ancora con sani desideri, ma con mezzi limitati. Inoltre l’idea
di andare a cercare una donna per la strada non mi è mai stata congeniale. Non
le sembra che questa iniziativa andrebbe sostenuta dai media…?
Lettera
firmata – e-mail
Caro lettore, se ha letto la rubrica pubblicata l’8
giugno, conoscerà la mia opinione sulla regolamentazione della prostituzione,
in sintonia con il nuovo governo: al fine di trovare il modo di farla
esercitare all’interno di appartamenti, con non più di due, tre professioniste
per casa, vigilanza di polizia e di regole sanitarie. Quindi un attività
professionale come tante, soggetta a tassazione e protetta in tutti i sensi. In
tal modo sarebbe possibile inserire anche un’ “assistenza gratuita a
domicilio”, con spontaneo consenso di volontariato, per uomini soli nella terza
età. Ma stiamo facendoci troppe illusioni su un assetto di stampo nordico del
problema. Speriamo, entro questa legislatura, si possa sanare la piaga della
prostituzione per strada e almeno ridurre quella dello sfruttamento da parte
della criminalità organizzata e non. Da qualunque punto di vista la si guardi,
è una questione di estetica morale nel panorama cittadino e nazionale.
Cara Mariella, a cinquantun anni, divorziata con un
figlio che abita per conto suo, mi sono innamorata perdutamente di un simpatico
quarantenne, il quale mi ricambia. Da quando ho iniziato questa storia, scruto
nello specchio il mio viso segnato dall’età, e medito sui vari rimedi possibili
compreso l’intervento chirurgico. Osservi la mia foto inviatale via mail e mi
dia un consiglio…
Diamante - e-mail
Gentile Diamante, il suo viso mi sembra in ottimo
stato. Il suo partner le vuol bene e la accettando così come è al naturale.
Quindi ama la sua persona valutando anche le sue doti psichiche e affettive.
Nella nostra epoca, l’età si è spostata. La quarantenne del primo Novecento è
la sessantenne di oggi. Cinquant’anni sono, a immodesto avviso di chi scrive,
un dato anagrafico bellissimo. Fossi in
lei non penserei affatto a interventi invasivi dall’incerto risultato. Ma
curerei diligentemente la pelle in modo naturale. Oggi, anche in farmacia,
esistono ottimi prodotti dal costo moderato. Da tempo, un gran numero di medici
si è reso conto dell’indecente possibilità di guadagno offerto dalla medicina
estetica. E vi si sono dedicati facendola progredire a ritmo accelerato. A
breve termine, si ricorrerà sempre meno alla chirurgia (sovente rischiosa anche
per l’interventista) e sempre più a cure che toglieranno per sempre
l’invecchiamento estremo. Auguri.
18/6/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I
pensieri di un cittadino
Cara Mariella, leggo che un gruppo di operai della
FIAT di Melfi disgustati per gli alti emolumenti dei politici che, non paghi
accumulano anche doppi incarichi e doppi stipendi, hanno scritto al Presidente
Giorgio Napolitano. Premesso che vige un regolamento di Camera e Senato che
proibisce tale malcostume, (nel resto della UE la sola etica personale lo vieta
e basta: da noi è necessario mettere per iscritto). Ormai l’ andazzo è
arcinoto, non potendo impedire certe manifestazioni di massa e vivendo in una
apparente demos, i “potenti” lasciano che le folle si sfoghino nelle piazze
per tornare alle loro consolidate
abitudini confidando nella stanchezza e negli impegni inderogabili del
cittadino medio, assillato dal problema di raggiungere la fine del mese. Questo
simpatico giochetto (che ora tutti i quotidiani fingeranno di aver dimenticato
per chissà quale insano rispetto delle istituzioni, mentre il rispetto bisogna
guadagnarselo) dei benefit di viaggio ha fruttato all’attuale Presidente della
Repubblica 200.000 euro netti extra esentasse. Il Nostro, ora paladino della
moralizzazione, tanto ricco di belle parole per ogni situazione incandescente
che questa Nazione gli presenta, incassava 800 euro di tariffa business
Alitalia e volava “low cost” per 100 euro di spesa reale. Da parte “loro”
questo trucchetto (banalissimo visto il livello di scandali nazionali all’
ordine del giorno) veniva considerato come un incentivo contro l’alto livello
di assenteismo in aula o alle commissioni, evidentemente lo stipendio più alto
della UE e la diaria giornaliera da 500 euro non erano sufficienti. Sorge
quindi legittimo un dubbio: quale trasparenza ci possiamo attendere per la
riduzione dei costi della Politica da un “burocrate” di tale spessore?E quale spinta
potrà mai dare a quella iniziativa operaia chi conosce bene questi sotterfugi?
Come mai nel resto della UE tali comportamenti sono pubblicamente invisi e se
avvengono si conoscono e certo inficierebbero l’ elezione alla massima carica
dello Stato? L’occidente ha molti mali, e l’ Italia li assimila tutti ma
l’avidità credo sia il tarlo per non
dire il cancro di questa nostra satolla e sprecona società. (Vedi il caso
Clinica Santa Rita di Milano, ennesimo sconvolgente esempio). Bravi quindi gli
operai peccato che l’ indirizzo sia sbagliato.
Marco Bernardi -e-mail
Caro Marco, la sua lettera si risponde da sola.
Spero lei riesca a trovare un po’ di ottimismo anche in questa nostra Italia
disastrata, nella quale il nuovo Governo tenta di medicare le piaghe più
urgenti. Ad esempio la politica sprecona, ora sotto il piccone di Brunetta e la
severa impostazione di Tremonti: entrambi non sembrano disposti a fare sconti a
nessuno. Benissimo l’accordo tra Maroni e La Russa per inserire 2500 militari a
disposizione delle forze di polizia ecc. Adesso il problema è sperare che
possano continuare il loro lavoro. L’Italia si trova sul filo del rasoio.
Cerchiamo di sperare e di credere in Dio.
15/6/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
La
cultura migliora senza la politica
Gentile Mariella Alberini, ho letto i suoi interventi sulla
cultura. Ho apprezzato
l'esortazione fatta a Sandro Bondi che spero giunga a destinazione
insieme ad altre più esplicite dopo l'intervista concessa ad Aldo Cazzullo.
Il suo riferimento agli assessorati alla Cultura ha sollecitato
l'invio di questo mio mail poiché sono convinto che i politici nuocciono alla
Cultura…
Maurizio
Grassini -e-mail
Caro
lettore, è sufficiente inciampare nella parola ‘cultura’ perché qualcuno subito
affermi che le si debbano assicurare cospicui sostegni finanziari. Da qui ad
affermare, poi, che gli assessorati e ministeri alla cultura siano le
istituzioni elette e deputate a tale scopo, il passo è breve. Credo, invece,
che sia utile, proprio per amore e rispetto della ‘cultura’, provvedere a
limitare questi centri di spesa comunali, provinciali, regionali e di governo
nazionale. Questa proposta deve essere valutata tenendo presente la differenza
che corre tra il bene culturale da conservare e valorizzare e la sua
produzione. Ed a proposito di ‘beni culturali’, merita ricordare che il nostro
Paese ne ha un deposito immenso che si è accumulato nei secoli in assenza di
assessori e ministri alla cultura (e forse grazie proprio a questa mancanza).
Il prodotto culturale ha la proprietà di durare tanto a lungo da far perdere,
talvolta, la percezione del tempo e dei luoghi della sua origine, ma,
soprattutto, delle cause e delle ragioni che lo hanno generato. Ad esempio,
l’ambizione di un pontefice ci ha lasciato il Mosè e i Prigioni. Senza questa
ansia celebrativa non avremmo ereditato tali opere, né il genio creativo di
Michelangelo ci avrebbe donato la testimonianza dello spirito del tempo e
dell’immagine che Giulio II intendeva dare di sé ai posteri. Sono i sogni di
grandezza di un Papa, quindi, a trasmetterci l’opera d’arte nell’attualità del
suo messaggio e non viceversa.. Un esempio più recente ripropone altrettanto
bene la relazione tra momento della produzione e l’espressione di un contenuto
culturale. Il tratto appenninico dell’autostrada del sole è una lunga sequenza
di ponti in cemento che si rincorrono con forme eleganti, in un susseguirsi di
incastri arditi di archi che raccontano lo spazio creativo in cui hanno operato
i costruttori. Sui ponti corre il nastro dell’autostrada la cui costruzione ha
dato la possibilità di produrre la scansione trionfale delle arcate e non
viceversa. E’ la necessità di avvicinare Bologna a Firenze, il nord al sud, che
ha offerto l’occasione agli architetti di disegnare i ponti e non sono stati i
ponti a suggerire che sarebbe stato possibile metterci sopra un’autostrada.
Troppo spesso ci si limita alla cultura intesa come semplice segno di
appartenenza aristocratica al mondo delle cose belle. Bisogna, invece, indagare
sui processi in atto dove maturano i segni del tempo che viviamo e che saranno
trasmessi ai posteri.
11/6/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Un
Italiana del Novecento
Gentile
Mariella Alberini, le avevo scritto alcuni anni fa ricordandole che l’avevo
conosciuta quando era una ragazzina diciassettenne già sposata, alla quale
riparai la sua prima auto. E lei mi aveva risposto con gentilezza premurosa. Ho
da poco compiuto novant’anni e le invio questo libricino “La mia vita” che non
è in vendita, ma solo per gli amici. Spero la interessi e possa rappresentare
un argomento per la sua interessante rubrica sempre scritta con sensibile e
umana attenzione all’attualità…
Elfisio Guerra - e-mail
Caro
signor Elfisio, il suo libricino (67 pagine commoventi) mi ha emozionato. E mi
sembra giusto farlo conoscere. Parla di un ITALIANO del Novecento, nato a Buia,
poverissimo paesino del Friuli, allora zona depressa. Un bambino senza scarpe,
affamato, costretto a lavori umili e faticosi fin dalla più tenera infanzia,
bastonato dalla zia perché non si era
nascosto ai soldati austriaci in ritirata. Tempi durissimi dove si divideva
pane e polenta in piccole porzioni. Emigrante in Francia per seguire il padre
affetto da malaria che aveva trovato lavoro in una fornace a Valentigny. Un
“macaronì” dileggiato dai compagni francesi delle elementari. E poi subito al
lavoro in un officina dove se sbagliava
subiva punizioni con raddoppio di lavori pesanti. Questa l’infanzia di Elfisio
Guerra, classe 1918. Con forza sovrumana ha imparato cento mestieri e
ricostruito a settant’anni con le sue mani la casa terremotata a Buia. Dopo la
Seconda Guerra mondiale, i primi passi da meccanico in proprio con l’aiuto di
prestiti puntualmente onorati: e l’avvio di un’officina molto qualificata
dietro al distributore di benzina. Oggi è tutto di sua proprietà e ci lavorano
figli e nipoti, ma il signor Elfisio è ancora dietro il bancone. Non molla. Ci
sono anche tre impiegate ai computer. Il nipote Daniele ha informatizzato il
laborioso microcosmo tramandato da un nonno che si regge su stampelle, ma è
ancora bello come nei suoi anni ruggenti. Ecco qua signor Elfisio il suo
libricino che i giovani ingrati e viziati del ventunesimo secolo, gratificati
da ogni bendiddio e tendenti a inconscio “sibarismo” che poi non li soddisfa
mai, dovrebbero leggere per provare a capire quanto sono fortunati. Non si
rendono conto che i loro nonni hanno vissuto una vita di lavoro durissimo
quando mancava il pane nell’Italia agricola. Da dove partivano gli emigranti in
cerca di lavoro. E da ogni dove inviavano denaro alle famiglie rimaste a casa.
Anche le generazioni successive hanno duramente lavorato anche il sabato senza
master universitari all’estero e senza week end. E a nessuno viene in mente l’abisso esistente fra la dura realtà
dei giovani di allora e la vita dorata delle generazioni degli ultimi
trent’anni. Queste nuove generazioni dovrebbero leggere il suo libro e
…vergognarsi.
8/6/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
E’
improrogabile rimediare all’inutile, errata Legge Merlin
Gentile Mariella Alberini, è di questi giorni
l’iniziativa per un referendum per togliere le prostitute dalle strade.
Un’iniziativa che condivido e mi domando anche come mai i vari governi del
passato non abbiano provveduto a regolamentare una situazione indecente
imitando quanto da tempo istituito in altre
nazioni europee…
Mariastella Leonardi - e-mail
Cara Mariastella, questa rubrica, che compie 13 anni
in agosto, dal 1996 ha condotto per prima una vera e propria battaglia
dedicando a tale problematica almeno una decina di “puntate”. Poiché dodici
anni fa, molti Italiani e Italiane criticavano il fatto che io fossi favorevole
alla regolamentazione della prostituzione in case o centri adibiti allo scopo.
Soprattutto molte donne (sposate) non ammettevano che la prostituzione fosse
necessaria e insopprimibile. Con grande disappunto di quelle signore, io
affermavo il contrario sostenendo che una prostituzione vigilata e organizzata
con regole sanitarie severissime proteggeva anche loro da eventuali contagi
contratti dai loro consorti. Come noto, un’alta percentuale di uomini sposati
frequenta regolarmente prostitute. Detto questo, il nuovo governo dopo aver
fatto fronte alla risoluzione di
problemi prioritari (rifiuti campani, Alitalia, Sicurezza, immigrazione
ecc) potrebbe aggiudicarsi la medaglia al valore eliminando il deprimente
spettacolo della prostituzione “a cielo aperto” in Italia. Non prima di aver
posto rimedio alla tratta delle nigeriane che esercitano con gravissimi rischi
personali la professione ai margini di boschi su strade provinciali e locali e
con l’eliminazione dal territorio italico dei loro sfruttatori per lo più di
provenienza balcanica. E’ risibile meravigliarsi dell’immobilismo sul tema dei
precedenti governi considerato l’immobilismo su altrettanti problemi vitali per
il nostro Paese. Il menefreghismo dei politici e politicanti in Italia è, da
circa sessant’anni, il primario scandalo nazionale. Ma i colpevoli siamo noi
poiché l’abbiamo sopportato e continuato a votare per il tempo sopra citato. La
maggioranza del nostro popolo ha preferito disinteressarsi di politica
lasciando che se ne occupassero
soltanto chi di politica voleva campare e lucrare. Il primo risveglio c’è stato
quando la RAI ha incominciato a mandare in onda trasmissioni di
politica-spettacolo disgustosamente faziose come il famigerato “Samarcanda”
condotto dall’immarcescibile Santoro. Imitato dal fac-simile “Milano-Italia”,
seguito da “Italiani” ecc. Solo allora,
casualmente, i teledipendenti
hanno incominciato a conoscere i volti di politici e politicanti. Ma anche a
farsi influenzare in modo distruttivo sul voto, dato che il merito di quelle
invenzioni televisive va ascritto alle sinistre. Ma tornando al problema di cui
sopra, spero davvero sia arrivato il Governo in grado di porre rimedio alla
inqualificabile Legge Merlin, la quale ha esposto tutte le donne italiane e
non, che sostano su un marciapiede in attesa di ottemperare a legittimi
impegni, ad essere scambiate per la “professionista” di turno.
4/6/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Scrittura
e vacanze: una formula vincente
Gent.ma dott.ssa Alberini, ho letto con molto interesse il suo articolo sullo squallore dell' editoria italiana, di cui io sono una delle tante vittime. Di professione faccio il medico, per fortuna, visto che "litterae non dant panem", specialmente se uno cerca di scrivere qualcosa di buono. Ho pubblicato nel 2006 il romanzo storico "Tempi nuovi" (ambientato tra il 1928 e il 1946), dopo aver versato 18.000 euro ad un editore di Napoli, dal quale non ho avuto alcun aiuto, a parte la consegna di 1000 copie... A dicembre '07 ho vinto il premio Firenze per la narrativa, ma anche questo non mi ha dato alcuna visibilità. E chi si sogna di scrivere ancora? Intanto, le librerie sono zeppe, come dice anche lei, di libri inutili, del tipo "usa e getta". Posso mandarle una copia?
Gentile Giuseppe Carmine, aspetto con interesse il
suo libro. Scrivere è una passione, una vocazione e anche un mestiere, anche
quando dà poco pane. Capisco la sua delusione per il disonesto trattamento
subito da quell’editore. Al quale però
ha fatto malissimo a pagare una simile somma. Meglio allora affidarsi ad una
tipografia e far stampare il libro in proprio. Ritengo sbagliato comunque
smettere di scrivere se sente di avere questa pulsione. A Ken Follett venne
pubblicato l’undicesimo romanzo scritto, “La cruna dell’ago”, subito diventato
un bellissimo film. E poco dopo furono pubblicati gli altri dieci libri in
precedenza scartati dagli editori. Furono queste confidenze ricevute durante un
intervista a Follet a Londra che mi indussero a scrivere il mio primo romanzo.
Con il passare degli anni la scrittura può diventare compagna e motivazione di
vita.
Cara Mariella, un 40enne single può trovarsi in
difficoltà in previsione delle vacanze estive, natalizie ecc. se non ha
sottomano una compagna o un gruppo di amici che lo prendano sotto tutela. Sto
pensando alle vacanze estive e vorrei un consiglio…
Gian Luigi Pieroni – e-mail
Caro Gian Luigi, le soluzioni sono molteplici.
Esistono persino villaggi vacanze e
crociere per single di varie età. Oppure numerose Spa dove ottimizzare la forma
fisica sovente frequentate da donne sole, giovani e meno giovani. Se fosse appassionato della Grande Musica, una
miriade di Festival sono organizzati in tutta Europa e sono frequentati da un
pubblico con una buona percentuale di single uomini e donne. Una buona agenzia
viaggi potrà darle tutte le indicazioni su queste possibilità. Buone vacanze.
1/6/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Gentile dott.ssa Alberini,
ho letto il suo articolo, ieri, riguardo all’industria editoriale malata.
Poiché lei fa menzione di Edgardo Macorini, che fu direttore dell’Enciclopedia
della Scienza e della Tecnica della Mondadori, forse le farà piacere leggere
quest’articolo. Infatti, dovendo portare l’esempio di un’industria editoriale
sana, nell’articolo si porta il caso della redazione di corso Italia della Mondadori,
proprio a quel tempo diretta da Macorini, alla quale prestai la mia opera,
fresco di laurea, per due anni…
Claudio Piga - e-mail
Gentile dott. Piga, per usare le sue parole, l’importante è che circoli l’idea che l’avvento delle tecnologie e le ristrutturazioni aziendali debbano comportare (come di fatto sarebbe possibile) un miglioramento della qualità, e non un suo scadimento. Normalmente avviene il contrario, e non solo nell’industria editoriale. In questo momento, in cui si parla di raddrizzare la schiena all’economia italiana, i sindacati, per difendersi, cominciano timidamente ad attaccare i manager. Era ora, fino a questo momento sindacati e manager hanno collaborato non dico per distruggere il sistema industriale, ma indifferenti al futuro di quel sistema che sarebbe stato loro interesse far avanzare.
Qual era il segreto di questa eccellenza, che non si troverà nelle numerose aziende di elettronica che il dott. Piga poi avrebbe conosciuto di lì a poco? E certo non avrebbe trovato all’Olivetti, che pure tanto spendeva in pubblicità e articoli encomiastici sui giornali, per accreditare un’immagine di splendore industriale, in contrasto evidente con la realtà effettuale delle cose? Ragionando con il senno del poi, il segreto era il fattore umano. E il personale, scelto accuratamente attraverso inserzioni sui giornali non fasulle, quindi vagliato sotto il profilo tecnico e psicologico. La macchina produttiva era ben oleata e la struttura gerarchica prevedeva responsabilità precise per tutti. Non si esclude la possibilità che si sgomitasse, a certi livelli. Solo che sgomitare era considerato disdicevole, l’educazione era la norma e a nessuno era concesso di eludere le proprie responsabilità e giocare in favore dei propri interessi contro quelli dell’azienda. Tutto il resto veniva da sé. Perciò l’Arnoldo Mondadori era un’azienda efficiente, nell’accezione migliore e più benevola di questo termine, che è un’altra cosa rispetto all’efficienza degli impiegatucci che abbiano seguito qualche corso d’improbabile managerialità.
28/5/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Salute e Ambiente prima di tutto
Gentile Mariella Alberini, leggo che il professor
Veronesi come senatore si impegnerà per il vegeterianesimo. Ma demolire la
“cultura della bistecca” non sarà impresa facile. Sono felice di osservare che “forse” grazie alla notorietà del nostro famoso oncologo, in aria di
Nobel, si riuscirà a sfatare un mito che è divenuto un vero e proprio tabù.
Ogni kg di carne bovina è prodotto a spese di una foresta bruciata, di un
territorio eroso, di un campo isterilito, di un fiume disseccato, del rilascio
nell’ atmosfera di milioni di tonnellate di anidride carbonica, monossido
d’azoto e metano…
Marco
Bernardi – e-mail
Gentile lettore, non entro nel merito etico. Mi
limito al discorso ambientale. E’ vero: il pianeta non può più permettersi un
investimento di risorse così ingente. In un mondo dove gli abitanti dei paesi
più poveri muoiono di fame, noi utilizziamo parte considerevole di cereali come
mangime per rendere la carne bovina più grassa e gradita. Quante centinaia di
milioni di “poveri” si potrebbero nutrire se la produzione agricola si
concentrasse su cereali per alimentazione umana, anziché animale? E’ sotto gli
occhi di tutti e non necessita laurea ad Harvard per capire che il pianeta
Terra non può più reggere questo ritmo di consumi forsennato. A qualcosa
dovremo pur rinunciare. O continueremo ad assistere, apparentemente addolorati,
a questa escalation di sciagure fingendo di crederle “naturali”? Le nostre
abitudini alimentari ci portano tra l’altro milioni di tumori, infarti e
diabete. Quando capiremo che l’ interesse materiale di una “lobby” ci impedisce
il rinnovamento culturale? I principi illuministi sono stati “censurati” da
massicce campagne pubblicitarie. Nel nome di un finto progresso, ma soprattutto
di un profitto senza limiti, stiamo minando gli ecosistemi in modo irreversibile.
Bisogna trasformare il nostro modo di pensare, e andare oltre la “carne”. Cari
“media” non lasciate solo il Grande Umberto: ne và della sostenibilità della
nostra esistenza ed i nostri nipoti ve ne saranno grati. Non aver accennato
all’ eventualità “vegetariana” nemmeno durante gli scandali di mucca pazza,
afta epizootica od aviaria la dice lunga sulla “autonomia” ed onestà
intellettuale dei mezzi di informazione, ennesimo fulgido esempio di mercato
non libero. Il conto prima o poi lo pagheremo anche noi satolli occidentali.
Mangiare è anche un po’ votare (per un sistema economico). E’ tempo di cambiare
prima di arrivare al peggio.
25/5/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Opposizione in agguato
Cara Mariella Alberini, sono preoccupato per le
prossime complicazioni che l’opposizione inevitabilmente cercherà di creare ai
provvedimenti urgenti che il nuovo governo, con urgenza, sta per varare. Al
momento si parla di intese e di collaborazione ma…
Caro Arrigo, la sinistra buonista e parolaia ma, in
realtà capziosa e in mala fede, ha già imbastito fuori dall’Italia un tentativo
di trappola per il nuovo governo: mobilitando i suoi pari al Parlamento Europeo.
I quali hanno già levato alti lai accusando provvedimenti xenofobi e razzisti
per le nuove, indispensabili azioni che gli altri Paesi europei, in modo ben
più aspro, hanno, da tempo, messo in atto ( vedi Spagna e Germania). Queste
nazioni ben si guardano dall’offrire ospitalità alla fiumana di fuorilegge
extra comunitari che prosperano da noi. Sono arrivati i novelli barbari a
raccogliere indisturbati nei nostri “orti” quantità enormi di preziosi quadri,
argenti, vasellami e anche motocicli che, su Tir, marciano indisturbati verso
l’est. Passi per la Chiesa che deve avere un occhio di riguardo per tutti:
diseredati e non. Ma sarebbe il momento che i buonisti di Sinistra si
palesassero con nome cognome e si facessero carico di adottare e proteggere una
famiglia di Rom a testa. Ma questi sepolcri imbiancati che vivono di politica,
di incarichi statali, sindacali e quant’altro ben difenderanno la loro nicchia
di parassitismo. E sarebbe anche ora che la Sinistra, se non altro per
interesse personale, aiutasse l’Italia ormai spogliata di ogni risorsa, e
finisse di remare contro ogni provvedimento legittimo, atto a ristabilire una
sorta di positività all’interno del nostro Paese “sinistrato”. Quanti altri
stupri, quanti altri assalti in casa privata con torture e omicidi, quanti
rapimenti di bambini, quante rapine per strada e nei negozi a mano armata
dobbiamo ancora sopportare sostenute dalla protezione sinistrorsa ai
delinquenti di importazione? Un ministro rumeno ha magnificato l’ordine sociale
e la mancanza di criminalità in Romania. Adesso noi sappiamo dove è la loro
feccia. La nostra penisola non ha subito un’emergenza di questo genere neppure
dopo essere stata invasa dagli eserciti vincitori della Seconda guerra
mondiale. E i mille e mille Italiani che hanno concimato con i loro corpi le
plaghe del triangolo rosso e del nord Italia devono la mancanza di sepoltura
alla “gloriosa resistenza.” Siamo nella condizione di una nazione invasa da
orde di stranieri assetati dei nostri beni: quasi un dopo guerra senza averla
fatta e averla persa. Dove neri avvoltoi di stampo “sinistro” non ricordano
quanto accadeva nei “paradisi rossi”. Da questi “paradisi rossi” arriva la
fiumana incontrollata che ci sta devastando. Allora dato che le sinistre amano
tanto questa umanità proveniente da Stati resi poveri dal comunismo reale, le
devolvano metà delle loro entrate per evitare la propensione a delinquere.
21/5/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella Alberini, mi decido a scriverle perché
noto la sua profonda partecipazione ai problemi dei lettori. Camminavo in una
via in salita di Varese, quando un energumeno italiano passandomi vicino con
uno spintone mi sbatte a terra con la testa a pochi centimetri da un muro. Sono
vivo per miracolo, con ecchimosi guaribili in 40 giorni. Questo episodio
testimonia la furia astiosa di un cittadino che assale il primo che passa in
preda a raptus incontrollato…
Giovanni Lolli – e-mail
Caro Giovanni, ai giorni nostri, i gentili, i
beneducati, i rispettosi e quelli che si tengono lontani dai peccati capitali,
se la passano male. Prosperano i cafoni, gli astiosi, i collerici, i violenti,
i delinquenti clandestini infiltrati con il permesso di governi devastanti.
Canone inverso sul cosiddetto vivere civile. Gli argini si sono disgregati. La
frana ha travolto le menti. E la semina della contestazione, dell’esproprio
proletario, della reiterata protesta sempre e comunque, della negazione della
famiglia come base primaria del nostro
tipo di civiltà, hanno prodotto cloni alla Frankenstein, mutati in no global.
Il tutto si estende nel rapporto interpersonale dove menzogna, calunnia,
arroganza e mancanza di rispetto umano, eletti a sistema di vita minano la
struttura di ogni legame. Ricordiamo le
vittime dei cosiddetti pentiti, utilizzati da Magistratura e forze dell’ordine.
Si tratta di contro verità in grado di generare dissesto nel quotidiano. In
particolare la menzogna, magma vischioso dove si perde ogni punto di
riferimento. E viene usata in vari
modi. Quella mercantile, diffusa matrice dell’illecito guadagno. Quella
all’interno dei rapporti affettivi, virus distruttivo provocatore di danni
irreparabili. Il sincero per vocazione riconosce il cacciaballe professionista
in ritardo: quando lo ha già inchiappettato. Il trionfo della menzogna è
incarnato da Ulisse, noto rappresentante della stirpe ellenica, campionessa
della fregatura. La barbarie quotidiana
è una realtà che ci colpisce tutti con effetto domino: e alla quale non si sa
come porre rimedio. Non basta diffidare di bugiardi e calunniatori, le cui
parole, come le pietre, possono colpire a morte persone innocenti. Nella Storia
antica e recente i casi si sprecano. E irrimediabili sono i danni sociali
prodotti dal suo dilagare senza difesa. L’apoteosi del peggio non conosce
limiti. Gli agnelli sono una razza in estinzione. In quale pascolo potranno
sopravvivere se il branco dei lupi continua a moltiplicarsi?
18/5/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Parliamo
di cinema: fenomeni alla Montalbano
Cara Mariella Alberini, sono una teledipendente che
predilige film e miniserie televisive. Tra queste senza dubbio “Il commissario
Montalbano” è la più azzeccata. Da anni viene riproposta con massimo gradimento
agli spettatori. Però mi chiedo anche il motivo del successo di questo attore
soprattutto nei panni di questo personaggio, poiché quando ne interpreta altri
soprattutto non più a cranio rasato, ma con i capelli perde molta attrattiva…
Cara amica, anche Yul Brinner senza il cranio nudo
non piaceva alle sue fan. E’ un “effetto macho” che gioca a favore del
personaggio in questione. Ed è confermato dal fatto che Luca Zingaretti, benché
ottimo attore, venga apprezzato in modo particolare quando interpreta ruoli da
poliziotto o da sergente maggiore come in “Cefalonia” un film televisivo di
buon livello. Sorprendente non sia mai più stato riproposto. Nel mondo del
cinema italiano, ma anche internazionale, gli attori vengono sovente marchiati
da un tipo di interprete che poi il pubblico in un certo senso gli affibbia in
permanenza premiandolo con il favore dell’audience o della fedeltà nelle
pubbliche sale cinematografiche. Sono ruoli ai quali poi gli attori riescono a
sfuggire con difficoltà. Ricordiamo Sean Connery che sudò sette camice per
interpretare film senza impersonare James Bond. Una parte di questi film non
ebbe successo e, nel 1987, riuscì a stento ad acchiappare l’Oscar come migliore
attore non protagonista nel ruolo del poliziotto irlandese che incastra Al
Capone nel film “Gli intoccabili”. Stesso problema per numerose star donne
italiane ed estere. La nostra bellissima Francesca Neri destinata a ruoli di
“femme fatale” che diventa produttrice per realizzare storie di suo gradimento.
La stessa cosa è accaduta a Jaqueline Bisset che doveva sempre accettare parti
da amante tenebrosa. E anche adesso, nei film da lei prodotti, ci ricade
nonostante l’età non più verde. Ho notato che
grandi attori del passato come Gary Cooper, Clarck Gable, Richard
Widmark, Steve Mc Queen hanno trovato nelle nuove leve una sorta di replicanti.
Nell’ordine Kevin Costner, George Clooney, Viggo Mortensen, Daniel Craig.
Quest’ultimo pare abbia le quotazioni più alte in milioni di dollari. Non so se
sia un caso, ma è molto probabile che questi divi abbiano imparato la lezione
proprio dagli “anziani” sopra citati. E si siano impegnati a sostituirli per
colmare in qualche modo il vuoto lasciato nell’immaginario collettivo. Forse
bisognerebbe aggiungere il successo riportato dai “remake” di grandi film del
passato come “La prima moglie Rebecca” o di quelli storici che fanno “tornare
indietro” ad epoche più estetiche, con protagonisti abbigliati in modo
sfarzoso, ma di grande buon gusto. C’è nostalgia per il mondo dei nostri padri,
molti dei quali ricordavano, strana coincidenza, Cary Grant, Walter Pidgeon o perchè no?, l’indimenticabile
Richard Burton.
14/5/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
L’imponderabile
è dietro l’angolo
Gentile Mariella Alberini, dopo dieci anni di
matrimonio, da alcuni mesi, mio marito mi ha lasciato per un’altra e già
convive con lei. E’ stata una decisione improvvisa che mi ha provocato una
sorta di shock, dal quale non mi sono ancora ripresa. Sono un’impiegata statale
senza figli e a quarant’anni mi sembra di essere una donna finita. Non riesco a
superare questo dolore e vivo nella speranza che lui ritorni…
La sua reazione, cara Viviana, è comprensibile, ma
sbagliato è mettersi in attesa di un ritorno che difficilmente si potrà
realizzare. A quarant’anni, la vita è ancora tutta da vivere ed è assurdo chiudersi al mondo e cadere in una sorta di
letargo doloroso. Cerchi piuttosto di ravvivare i rapporti di amicizia e di
muoversi, di uscire anche se ciò le costa un certo sforzo. Curi il suo aspetto
più di prima e incominci a fare progetti per le vacanze estive. Suggerirei un
villaggio vacanze o una crociera: esistono entrambi anche per single. Insomma
si guardi intorno e cerchi di non sprecare tempo e lacrime per un uomo che non
le merita. Se lei ritroverà se stessa e la sua indipendenza non è detto che, se
lui tornasse, lei abbia ancora il desiderio di riaccoglierlo. E si ricordi che
nella vita quando tutto ci sembra perduto, l’imponderabile è dietro
l’angolo.
Cara Mariella, sono un 75enne vedovo con due figli
ultra quarantenni e, benché in ottima salute, ho preferito abitare in una casa
di riposo molto confortevole e ben frequentata. Una specie di pensione che mi
toglie tutti i problemi della casa, ma non la mia indipendenza. Infatti viaggio
e mi sposto per le vacanze oppure vado a trovare i miei figli che abitano a
Milano. Da qualche mese è arrivata una signora coetanea che ha compiuto la mia
stessa scelta e con la quale è nato un rapporto di notevole simpatia. Però ho
l’impressione che non sia disponibile ad “approfondire” il nostro rapporto…
Gaetano e-mail
Caro Gaetano, è davvero una magnifica opportunità
avere trovato una compagna di suo gusto proprio all’interno del vostro
pensionato per “adulti”. Poiché oggi avere 75 anni sani non significa più
essere nella terza età. Fossi in lei, non insisterei a “provarci” con la sua
recente amica. Quella signora deve avere il tempo di conoscerla e di capire se
la vostra sintonia è davvero reciproca. Anche nelle donne certe “pulsioni” si
attenuano con il tempo e ci vuole un autentico sentimento amoroso per
risvegliarle. Sta a lei essere comprensivo, darle calore umano e rendersi
desiderabile. Auguri.
11/5/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella, come esperta di politica estera, mi può chiarire le idee sulla situazione attuale del Kosovo, una regione balcanica, della quale si sa ben poco ed è di certo un’area di scottante attualità europea…
Rosetta
Castaldi - e-mail
Nel 1996, a Roma, una
delegazione, capeggiata da Edita Tahiri, responsabile degli Affari esteri della
Lega democratica del Kosovo, mi chiese di far conoscere tramite il quotidiano,
sul quale veniva pubblicata la mia rubrica di posta, “Visto da lei”, la triste
realtà della maggioranza albanese (2 milioni) contro 2.350 mila dell’intera
popolazione kosovara. E mi parlò con accenti disperati della drammatica
situazione del suo Paese affinché il governo italiano si attivasse per
scongiurare un probabile conflitto bellico successivamente avveratosi. In quei
giorni, quasi nessuno, politici a parte, conosceva l’esistenza dei problemi del
Kosovo. Dedicai tutta la rubrica a questa istanza, nella quale invocavo
l’attenzione dell’allora Premier Prodi e del Ministro degli Esteri Dini con
scarse speranze su un loro intervento diplomatico. Oggi,
l’agognata indipendenza del Kosovo è raggiunta. Ma venti di minaccia spirano
dalla Federazione Russa e, già in atto, è una sorta di guerriglia da parte
dell’aumentata presenza serba nel Kosovo dopo l’iniezione di rifugiati
provenienti da Bosnia e Croazia: ivi inseriti nel 1989 dal defunto Milosevic.
In tal modo, l’ex Presidente serbo aveva cercato di modificare l’equilibrio
etnico che è sempre stato a netto favore degli Albanesi. Come noto, il Cremlino non accetta il Kosovo
indipendente dato che rappresenta un cuneo “occidentale” nel pianeta slavo. E
la Serbia non è certo entusiasta per la perdita del controllo sulle ingenti
ricchezze del sottosuolo kosovaro rappresentate da miniere di piombo, zinco,
rame, argento, cromite e oro oltre a giacimenti di lignite e magnesite. Le
reazioni di Mosca e Belgrado sono chiare e temibili per tutto l’equilibrio dei
Balcani, ma anche dell’ Unione Europea. Troppo recente è la sanguinosa guerra
che ha dilaniato l’ex Iugoslavia, sfociata in un equilibrio ancora instabile
per i sensi di rivincita nelle viscere delle varie etnie. A suo tempo, il
Maresciallo Tito, molto edotto sulle braci covate nell’anima kosovara, aveva
dato a quella regione uno statuto speciale che gli creava un’illusione di
indipendenza. E che fu revocato manu militari dal successore Milosevic. Il
quale, oltre a non avere il carismatico prestigio del Maresciallo, si era lasciato
prendere dall’antico progetto di una Serbia egemone. Il dramma balcanico, un
tempo denominato “Questione d’Oriente”, risale all’Impero turco della sublime
Porta e oggi purtroppo continua.
7/5/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Gentile Mariella Alberini, le chiedo quale effetto
culturale possono avere i film al cinema o in televisione per i nostri giovani?
Ho due figli di 13 e 14 anni e mi preoccupo dell’impatto che quella violenza e
quelle scene rocambolesche effettuate con i famosi effetti speciali producono
nei miei figli. I quali sono molto appassionati di cinema. Vorrei sapere
inoltre se bisognerebbe limitare la loro frequentazione nelle multisale dove, a
volte, riescono a vedere due film di seguito “bigiando” il controllo del
personale addetto…
Vincenza
Senti – e-mail
Cara Vincenza, il cinema è
davvero la settima arte in grado di farci conoscere usi e costumi
internazionali oltre a portarci le immagini di luoghi lontani. Però va dosata
la frequentazione dei ragazzi nelle sale cinematografiche e soprattutto
bisognerebbe che i genitori fossero in grado di suggerire quali film possono
essere utili ad ampliare la cultura dei figli rispettandone la sensibilità e i
sentimenti. A questo scopo, l’inserto culturale di alcuni settimanali può
essere una guida molto utile. Da quando il cinema è nato, all’inizio del
Novecento, esiste quello che si può definire Grande Cinema ed è verso questo
grande cinema che non solo i giovani, ma tutti dovrebbero cercare di
indirizzarsi. I buoni film sono sempre in grado di stimolare creatività,
fantasia, romanticismo, trasmettere cultura e anche contribuire a migliorare
quell’educazione sentimentale oggi abbastanza trascurata da parte degli
educatori.
Cara Mariella, ho vent’anni, sono attratto dalla
musica sinfonica e avrei voluto studiare pianoforte, ma non ne ho avuto la
possibilità. So che la musica andrebbe ascoltata scegliendo le opere dei
musicisti meno complesse per abituarsi ad apprezzarle con gradualità. Forse lei
potrebbe darmi qualche valido suggerimento…
Sono molto felice, caro Sandro, di poter essere
utile ai giovani che vogliono avvicinarsi alla Grande Musica. Da melomane
appassionata, posso suggerirle di incominciare la sua cultura musicale leggendo
“La Storia della musica”. Esiste pubblicata da vari editori anche in formato
economico. In tal modo, può conoscere la vita dei grandi musicisti e capire in
quale modo siano arrivati a creare eccelse composizioni di indescrivibile
armonia. Poi è sempre dalle opere di Fryderyk Chopin, il grande romantico, che
si dovrebbe iniziare ad ascoltare la musica classica, ma altrettanto meravigliose
possono essere quelle di Franz Peter Schubert, di Robert Schumann e di Edvard
Grieg. Per il momento questi nomi possono bastare. Li ascolti numerose volte e
capirà quanta emozione possono suscitare.
4/5/08
VISTO DA LEI
di
MARIELLA ALBERINI
Il più grave spreco dello Stato: i nostri giovani
Cara Mariella Alberini, prendo spunto da quello che,
al di là di ogni emergenza, rappresenta, secondo me, il problema assoluto: la
gioventù. Osservando quei giovani presenti ad una lezione (chi seduto a terra,
chi con il braccio sulle spalle del “ragazzo”, chi in prima fila in disinvolta
posizione da yoga) in un’aula universitaria e non in discoteca, riguardante non
ragazzini, ma studenti presumibilmente “maturi”, abbiamo tutti i risultati che
la nostra scuola è riuscita ad esprimere. Il permissivismo in nome di una
malintesa libertà è qui tutto manifesto…
Leonida Laconico – e-mail
Caro Leonida, lei indica una delle peggiori piaghe
nel nostro Paese. Non credo infatti che i professori invocando a parole
rispetto dai propri discepoli (termine oggi fuori luogo perché non esiste più
neanche la figura del “Maestro”), ne escano dignitosamente lasciando fare. E di
certo rimangono frustrati dalla disinvolta disattenzione degli studenti. Una
situazione triste giustificata da chi, sbagliando, crede in questo
“atteggiamento confidenziale” con gli studenti in assenza di disciplina la
spasmodica ricerca di “comportamenti democratici”. Più risentiti i professori
che, alle medie o più giù, subiscono minacce o gesti di vera delinquenza
infantile, mentre altri riportano liti con genitori che non accettano il
rimprovero o la bocciatura di un figlio. Ma questi sono gli ultimi eroi: una
volta era usanza andarli a ringraziare. Secondo una assurda morale di certa
politica retrò: meglio promuovere tutti anche asini e spostati. Non è
consolante neppure quanto succede nell’Europa più “progressista” (Una proposta
che dà estremo disagio arriva dalla Germania: i minorenni rei di particolari
reati sono candidati ad una villeggiatura in…Siberia (Fonte ufficiale
diffusa dai media). Così rompendo i giusti equilibri, i giovani sono alla deriva
da un pezzo e solo l’amor proprio o l’ipocrisia della maggior parte dei
genitori, che rimbalza le colpe alla società, o alla scuola, nasconde di
avere grossi problemi coi figli. I quali, fino alla stagione matura (32-35
anni), a tutto pensano tranne che al futuro, vivendo un presente di
presunzione, irresponsabilità e poca voglia di impegno utile. L’Italia, già
ubriacata dall’effimero benessere, di colpo sarà costretta a rivedere tutti i
suoi fatui assetti economici, causa del progressivo deteriorarsi del senso
morale. La deprecata sospensione del servizio di leva militare, che riveduto e
corretto, potrebbe ancora rappresentare l’ancora di salvezza della nostra
gioventù maschile e femminile per i molteplici vantaggi: sanitari
(droga, vitto e moto contro l’obesità…), educativi (sveglia all’alba,
responsabilizzazione, rispetto per gli altri, socializzazione), sino
all’altruismo che crea lo spirito di corpo e migliora la quintessenza
dell’anima.
30/4/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Gentile Mariella, la mi sua rubrica interessa e
condivido le sue opinioni sulla società civile e sulla politica. Le scrivo
perché un “amica” di mia moglie mi ha fatto capire che potrebbe esserci un
altro uomo nella sua vita. Siamo sposati da dieci anni e abbiamo due figli. Il
nostro è un matrimonio tranquillo: direi normale. Lei è una trentottenne carina
serena e impegnata nel restauro di antichità. Ogni tanto si sposta per il suo
lavoro e trascorre una notte fuori casa. Non so cosa pensare e sono turbato.
Forse dovrei sorvegliarla e cercare di sapere la verità…
Cara Mariella, vivo in un paese
dove si sa tutto di tutti e si ingigantiscono le problematiche del prossimo.
Sono una 30enne innamorata di un coetaneo che ha avuto molte storie d’amore nel
paese e dintorni. Molti mi sconsigliano di frequentarlo e soprattutto di non
pensare assolutamente ad un eventuale matrimonio con lui. Ci frequentiamo da
sei mesi e in questo periodo ha dato prova di amarmi sinceramente…
Ilaria -
e-mail
Al suo posto, gentile amica, non ascolterei troppo
le opinioni gratuite dei compaesani e continuerei la bella storia d’amore
osservando con lucidità il contegno del suo ragazzo. Certe attitudini maschili,
una ragazza sveglia le capta e può anche valutare se il suo innamorato ha
superato la stagione della “caccia continua” oppure recita la parte dell’uomo
serio soltanto fino a quando si sente osservato da lei. Alla sua età, questa
parentesi da donna libera è comunque piacevole. Dunque segua il suo cuore senza
dimenticare di far buon uso del cervello. Auguri.
27/04/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I misfatti dell’ingerenza politica
Cara Mariella Alberini, uno dei
tanti lati negativi degli Italiani è l’abitudine a criticare sempre e comunque
qualsiasi iniziativa venga presa nel nostro Paese. Ricordiamo l’aeroporto di
Malpensa Anni Cinquanta, definito una sorta di campo di patate, quando era
riservato ai primi voli intercontinentali. All’epoca non esisteva ancora l’hub
di Fiumicino. A sua volta condannato per i gravi errori del progetto realizzato
su terreni non idonei al traffico di decollo e atterraggio di pesantissimi
aviogetti. Oggi viviamo con l’incubo di una Malpensa ad alto livello
internazionale ridotta ad uno scalo regionale. Stiamo aspettando provvedimenti
urgenti dal nuovo governo…
Giacomo Mainardi – e-mail
Caro Giacomo, inutile ribadire la disastrosa
situazione di Malpensa che si salverà soltanto se verranno prese le giuste
decisioni. In questo caso la critica del nord non è stata abbastanza feroce
contro l’ex governo che voleva consumare il sacrificio. Come noto, il vero
problema non è Malpensa, ma la voragine Alitalia, frutto di una politica che
definire miope diventa un gentile eufemismo. Se pensiamo che la vera compagnia
di bandiera nel 1947 si chiamava LAI (Linee Aeree Italiane) mentre Alitalia era
una piccola compagnia guidata dal mitico ing. Velani: uno dei fondatori
dell’Aeronautica civile italiana. A seguito della catastrofe di Idelwill nel
1957, le forze politiche fecero pressione per fondere LAI con Alitalia, che
divenne la nostra compagnia di bandiera. La quale funzionò per diversi anni
fino a quando la gestione non passò a manager di nomina e di obbedienza
politica. Quella politica in grado di smantellare un apparato industriale che
faceva gola a mezzo mondo. E così oggi continiamo a pagare una trentina di
miliardi alla Germania perché smaltisca una parte dei rifiuti campani. E qui
nasce un interrogativo. Perché la Campania è l’unica regione italiana a
rinnegare i propri rifiuti? Non vuole i termovalorizzatori, né aprire nuove discariche,
né tantomeno allargare quelle esistenti. Se tutte le regioni italiche
seguissero tale “originale” tendenza, il nostro Pil annuale verrebbe bruciato
insieme alla mondezza per arricchire Stati meglio governati. Purtroppo nella
Regione Campania tutto si trasforma in torta: oltre ai rifiuti ricordiamo il
terremoto dell’Irpinia. I fantastiliardi stanziati per smaltire i rifiuti sono
serviti all’assunzione di due divisioni di “operatori ecologici” (circa
ventimila) che non hanno mai avuto le ramazze poiché si aspetta il
finanziamento per comprarle. Ma per tornare ad Alitalia, il presidente che
aveva condotto le trattative con Air France, la quale per fortuna ha ritirato
l’offerta, in cui era contenuto il “fine” codicillo che impegnava la compagnia
francese a non intentare azioni legali nei riguardi suoi e del Cda. Di torta in
torta…ma non fanno mai indigestione? Adesso tutti sperano in una soluzione
adeguata che conservi sia pur ridimensionata una compagnia di bandiera.
23/4/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella, sono vedova con un figlio 40enne
scapolo, al quale ho dato tutto quello che avevo di meglio e che mi ignora.
Ormai non oso neppure telefonargli per non sentire toni sgradevoli e aspetto che
si faccia vivo lui. Una telefonata o una rapidissima visita mensile è tutto
quello che posso aspettarmi. Mai che mi dedichi una giornata festiva o un
giorno delle sue ferie. Quando sono stata all’ospedale mi ha lasciata sola. A
70 anni avrei bisogno di essere aiutata a vivere il tempo che mi resta
sostenuta da affetto filiale. Quell’affetto che io ho sempre prodigato ai miei
genitori e di cui mio figlio è stato testimone…Non mi sono risposata anche se
ho un compagno, con il quale però non convivo…
Elissena -
e-mail
Gentile Elissena, madre dal nome bellissimo e antico. Ormai dovrebbe sapere che solo i figli hanno la capacità di colpire davvero e nel modo più doloroso il cuore di una donna e anche di un uomo. Suo figlio è il tipico prodotto dell’attuale società arida e consumistica, al quale lei ha insegnato soltanto a ricevere, ma non gli ha insegnato il significato della parola gratitudine pensando fosse un logico sentimento per lui dopo aver avuto tanto. Concetto sbagliato. La situazione fra genitori e figli è triste sotto molteplici aspetti e se non vi si pone rimedio tramite scuola, famiglia e società continuerà a peggiorare. Fossi in lei continuerei a tenere l’atteggiamento attuale verso suo figlio. Però troverei il modo di farlo parlare con qualcuno di sua fiducia. Potrebbe essere il suo compagno o un sincero amico di famiglia, o anche il medico curante o il parroco. In qualche modo, suo figlio deve essere responsabilizzato verso i doveri imprescindibili nei suoi confronti. Continuare a lasciarlo in preda all’egoismo e al vuoto spirituale ed affettivo è sbagliato. Si è mai chiesta perché a 40 anni è ancora scapolo e senza una famiglia sua? Potrebbe essere un uomo incapace di amare una donna in modo positivo. Chi non ama la madre non ama se stesso e il suo prossimo. Una piaga dilagante fra i figli dell’ultimo cinquantennio, causata da un certo tipo di perversione politica.
Cara Mariella, il mio bambino di nove anni sovente
si esprime con parole da turpiloquio e se lo rimprovero e lo castigo mi
insulta. E’ un ribelle che non riesco a domare anche perché il padre lo difende
e non fa nulla per raddrizzarlo…
Patrizia - e-mail
Cara Patrizia, prima di tutto bisogna che suo marito
si renda conto del danno che sta facendo a suo figlio. Se non riesce lei a
farlo ragionare, lo accompagni da un onesto psicologo che gli chiarisca le
idee. In caso ciò non servisse a nulla, da quello stesso specialista dovrebbe
accompagnare suo figlio per una serie di colloqui a tre al fine di inculcare
nel bambino (per fortuna è solo e ancora un bambino) le buone regole che forse
certi compagni di scuola male educati da genitori incivili gli hanno fatto
dimenticare. Non permetta mai più a suo figlio di insultarla. Un sonoro ceffone
in questi casi non guasta anzi può essere la cura migliore.
20/4/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Le
ansiose aspettative degli Italiani
Gentile Mariella Alberini, sono un cittadino felice
per il risultato elettorale. Ma dopo tanti anni di governi che hanno lavorato
poco e male anche per le gravi divergenze in seno ai vari esecutivi, mi
preoccupo e spero che il prossimo resti immune dai litigi interni che gli hanno fatto perdere le elezioni nel
2006. E’ comprensibile che la spartizione dei ministeri comporti civili
discussioni purché si faccia presto e si badi soprattutto a tirare fuori
l’Italia dalla palude nella quale si trova. Abbiamo bisogno di provvedimenti
veloci anzi mmediati…
Giovanni Galli – e-mail
Caro Giovanni, dopo cinquant’anni, durante i quali
le sinistre hanno imperversato, abbiamo visto un “arcobaleno” dissolversi nel
nostro cielo politico. E già questo è un indice che sintetizza lo stato d’animo
degli Italiani. Sappiamo che ciò non basta e siamo tutti in critica attesa di
quello che sapranno fare i vincitori. A prescindere dai singoli provvedimenti
anche importanti tipo Ici, pensioni, tasse, legge sulle successioni ecc,
basilare è la continuità del clima di fiducia creato da questo voto quasi
unanime che ha compattato una nazione finora frazionata: una rivoluzione
silenziosa all’interno dell’urna. Per premiare questa nuova presa di coscienza
degli Italiani, il nuovo governo deve impegnare tutte le sue capacità per dare
risposte concrete, rapide, efficaci. Questo governo deve essere consapevole che
la sua legislatura è l’ultima chance dell’Italia per risollevarsi, per amputare
le due grandi cancrene che affliggono il nostro Paese: l’immigrazione selvaggia
e la criminalità organizzata. Non può tardare oltre ad espellere e rimpatriare
tutti gli immigrati irregolari. Non può assolutamente più concedere cittadinanza e permesso di soggiorno agli
immigrati poiché ormai hanno generato megafavele nelle nostre città,
sovrappopolato il nostro “piccolo” territorio e sconvolto l’equilibrio etnico.
Deve dare prova di sé mettendo in pratica il programma presentato agli elettori
con una grinta superiore a qualunque esecutivo precedente. I problemi che ci
affliggono non si risolvono elencandoli poiché ormai il cittadino li conosce
tutti e li ha sofferti sulla propria pelle. E’ accaduto persino agli abitanti
della ex Stalingrado lombarda, Sesto San Giovanni, che hanno avuto la lucidità
di cambiare il loro voto per partecipare al cambiamento del Paese. Di certo,
questa coesione di intenti è stata molto aiutata dalla spinta leghista alla
tutela di un Italia produttiva che si stava deteriorando in modo irreversibile
se non fosse scattata la molla dello spirito di conservazione per il bene e
l’identità nazionale. In sostanza è proprio questo il prezioso tesoro italico
che non può, non deve in nessun modo essere sperperato.
16/4/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Donne e uomini: amori, errori
Gentile signora, ho letto
l'articolo sulle relazioni extra coniugali, sempre attuale e antico come il
mondo. Purtroppo è proprio così. Quanto alle donne, diciamo che ne esistono più
di quel che pensiamo che amano e vivono nell'ombra...oppure escono
dall'anonimato e si permettono di mandare a monte matrimoni che durano da una
vita! Bene, io ho vissuto sia come moglie tradita, sia come amante corretta,
senza mai uscire dall'ombra. Che dire? Sempre amare un uomo è...purtroppo
rimane la stessa domanda: ne è valsa e ne vale la pena?...L'importante è avere
il coraggio di guardarsi allo specchio, senza vergogna! Complimenti per la
rubrica!
Diana Auletta - e-mail
Gentile Diana, è sempre giusto amare ed essere riamate ma, in omaggio allo specchio, la donna giovane e meno giovane deve giudicare se vale davvero la pena di farlo. Oggi, anche nei film, vanno di moda velocissimi spogliarelli reciproci. E troppe congeneri non si soffermano prima a cercare di capire qualcosa del partner. In tal modo la donna incontra cocenti delusioni lesive della dignità femminile che dovrebbe essere sempre il pensiero dominante del suo vissuto. Da tempo, si confonde l’emancipazione femminile con la libertà sessuale che va dosata con buon senso al fine di non essere danneggiate. Il nostro amico uomo non si è ancora abituato alla libertà della donna ed è portato a vedere nel facile amplesso un libertinaggio di assoluto diritto del maschio…soprattutto italiano. La mia simpatia per l’uomo si accomuna a solidarietà incondizionata per la donna: cosa purtroppo assai rara fra le nostre congeneri. In sostanza mi sembra giusto vivere la propria vita senza rinunciare mai a ciò che vale davvero: senza rimorsi né rimpianti.
Cara Mariella, ho letto con
interesse la sua rubrica. Sono un’impiegata 22enne innamorata di un collega
sposato con figli piccoli. La nostra è una passione travolgente, ma entrambi la
stiamo vivendo con angoscia. Lui non vuole smettere di vedermi anche se questa
storia non ha futuro…
Viviana - e-mail
Cara amica, alla sua età, ma anche più in là, non è
difficile farsi travolgere e sconvolgere dagli amori proibiti. Adesso, è lei
che, dopo la storia trasgressiva, dovrebbe trovare il modo di dire basta al
collega poco responsabile verso la famiglia. E rivolgere la sua attenzione a un
giovane libero in grado di aiutarla a cambiare direzione verso un futuro
migliore dopo una parentesi che (lo dice lei stessa) futuro non ha. Una
fanciulla sensibile, rispettosa dei sentimenti altrui, dovrebbe sapere che
l’amore non può coesistere con l’angoscia. Lo ha detto Seneca che sbagliava di
rado.
13/4/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella, le elezioni del 13-14 aprile sono
l’occasione da non perdere per ridare al Paese, con il Tuo voto al Popolo delle
Libertà, un governo veramente forte, efficiente, coeso, capace di dare risposte
concrete ai bisogni di tutti…
Silvio Berlusconi
Gentile Mariella, Le scrivo perché voglio prendere
con lei, direttamente, qualche impegno concreto. So che la vita si è fatta
difficile negli ultimi anni: le pensioni faticano a tener dietro ai prezzi che
salgono, specie quelli alimentari…
Walter
Veltroni
Egregi signori Berlusconi e Veltroni, in ordine
alfabetico senza alcun dubbio di priorità. Riteniamo giusto rispondere poiché,
nel chiederci il voto, avete omesso alcune priorità. Chiunque di Voi vinca
dovrà governare davvero senza farsi condizionare dalle solite camarille
politiche e, da subito, eseguire le riforme necessarie a rimettere in piedi sto
Paese che 60 anni di malintesa “democrazia” hanno messo in ginocchio. Prima
riforma: ridurre alla metà il numero dei Parlamentari e dimezzare loro lo
stipendio eliminando privilegi, sprechi e costi inutili della politica. Ridurre
al minimo gli emolumenti ai Sindacati in Italia e all’estero: costano al
sistema-paese oltre 2 miliardi.
Ridurre allo stretto necessario i dipendenti delle Regioni, delle Province, dei
Comuni: gli “esuberanti” si industrino
a creare un lavoro produttivo per sé e il Paese: ad esempio mancano gli
artigiani. Ciò produrrebbe un’automatica liberazione di risorse dovuta al
risparmio oltre alla riduzione dell’indotto clientelare generante voragini di
spese. Ricordiamo che il debito pubblico è creato solo da spese correnti. E che
le riduzioni nei bilanci delle Forze dell’Ordine, delle Forze Armate, della
Pubblica Istruzione ecc. vanno nel calderone degli sprechi e a favore di
quant’altro. A questo punto, recupereremmo i mezzi finanziari per ridare
ossigeno all’economia, alle imprese pubbliche e private, ai pensionati, al
lavoro non più precario per i giovani. Senza indugi, vengano mandati nelle
patrie galere i delinquenti extracomunitari condannati: si pattuglino le coste
in modo da respingere gli sbarchi e si selezioni l’ingresso alle nostre
frontiere dall’est. Si limiterà la criminalità brada e si ripristinerà la
sicurezza inesistente dei cittadini. Senza dimenticare la vera lotta alla
criminalità organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta, corona unita). Si lasci
fallire Alitalia per farla risorgere privatizzata e lontana dalle manacce dei
Partiti. Stessa privatizzazione per la Rai dove nessuno accede senza protezioni
politiche. Bene annullare l’Ici e ridurre l’Irpef, ma i cittadini le
pagherebbero volentieri se fosse scongiurato l’arricchimento e lo spreco dei
politicanti e delle loro avide clientele. Nei proponimenti-promesse di
Lorsignori manca del tutto l’idea di far tornare di moda la meritocrazia, parola ormai inesistente
in Italia dove donne e uomini di valore, ma senza padrini, restano al palo o
devono emigrare. Riguardo ai dipendenti statali si cancellino gli aumenti
generalizzati dei contratti nazionali per premiare soltanto quelli che
aumentano la loro produttività. Gorge H. Sabine sosteneva che il principale
malanno combattuto da Platone era l’incompetenza dei politici, calamità cui va
specialmente soggetta la democrazia.
9/4/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Le faticose relazioni
extraconiugali
Cara Mariella, sono un “giovane” 68enne sposato da
40 anni a una consorte lontana dalle mie affinità elettive. Forse, per questo
motivo, ma con discrezione, non le sono mai stato fedele e lei non ha mai
saputo nulla. Adesso sono innamorato di una cinquantenne single molto
affascinante e in grande sintonia con il mio modo di vedere la vita. Tra noi
non è accaduto ancora nulla. Lei non è di facile “accoglienza”. Accetta i miei
inviti con simpatia e non si sbilancia alle mie dichiarazioni. Credo si aspetti
fatti non parole e cerchi di capire cosa sono disposto a darle in termini di
tempo ed eventuale supporto psico affettivo e materiale. Però io sono sposato
e…
Giancarlo Y –
Busto Arsizio
Caro Giancarlo, una poesia di Pablo Neruda dice “Che
fatica amarti come vuoi essere amata”. Un concetto abbastanza adatto al suo
caso. Capisco la sua attrazione verso una donna fascinosa, indipendente, libera
e colta. D’altra parte una donna così ha ogni diritto di non volersi imbarcare
in una relazione con un uomo sposato che può darle molto poco. Vediamo: lei
vorrebbe un’amante disponibile e di buon umore senza alcuna esigenza di
pretendere compagnia durante le vacanze e le feste comandate per lei
rigorosamente limitate alla compagnia della sua legittima sposa. Ma, caro
amico, lei dovrebbe avere già capito che la storia con questa attraente signora non sarà né facile,
né riposante. Dovrà riflettere e capire quali conseguenze può portare una
relazione impegnativa. Le grandi avventure extra coniugali sono tumultuose e
complicate. Altrimenti si tratta di fuggevoli scappatelle che non lasciano
traccia. A lei decidere in quale “porto” imbarcarsi. Consideri i rischi e
l’eventuale possibilità di una
separazione coniugale poiché se la futura “fidanzata” accetta di
iniziare questa storia, lo farà soltanto con la prospettiva di un rapporto a
lungo termine. A mio avviso, la sua gentile consorte ha da tempo capito e accettato
le scappatelle di un marito vivace e ancora bisognoso di conquiste. Meno
pacifica potrebbe essere la sua reazione per un innamoramento importante della
sua irrequieta “metà”. Consigliabile forse sarebbe appoggiarsi ad una moderna
Maison Tellier che favorisce incontri senza conseguenze in memoria dell’
immaginifico Guy de Maupassant. Di certo, più rasserenante ed economico sarebbe
rassegnarsi a diventare un marito fedele. Ma temo ciò non faccia parte del suo
dna.
5/4/08
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
La resa dei conti nell’Italia
malata
Cara Mariella Alberini, a pochi giorni dalle
elezioni, mi auguro vinca la coalizione in grado di medicare se non guarire le
ferite e i disastri che il precedente governo ha contribuito ad accentuare in
maniera drammatica. Sono commerciante da oltre 40anni in questa provincia e non
ho mai visto un’Italia così disastrata. Vorrei capire dove è andata a finire la
cosiddetta “società civile”…
Adolfo Vaccaro - Tradate
Gentile Adolfo, le sue parole sintetizzano le
speranze di tutti gli Italiani. I quali, speriamo, per una volta la pensino
allo stesso modo. I veri problemi dai risvolti
drammatici sono voluti dalle varie classi politiche, celati tra le canne delle
Regioni, delle Province, dei Comuni che ostacolano il potere centrale nella
soluzione dei drammi tipo l’immondizia campana. In proposito ricordiamo che il
governo campano si vantò di aver chiuso
le discariche perché inquinanti senza aver trovato alcuna soluzione
alternativa. E oggi è indispensabile
riaprirle per un’emergenza tampone. Poi c’è la questione del Lavoro. In un
Paese dove esistono decine di migliaia di sindacalisti, tutti con contratto a
tempo indeterminato, si è arrivati al precariato per i giovani. I quali non
solo non hanno certezza di lavoro, ma vengono sottopagati in modo indecente.
Cosa dire dei pensionati? Agonizzano con mensili rimasti legati al potere
d’acquisto dell’antica lira. In questo triste contesto, la Corte dei Conti
registra e condanna di nuovo l’aggravato malcostume delle tangenti in
particolare per i Lavori Pubblici e per la Sanità. E mentre si scopre che il
vice di Bassolino è stato remunerato con un milione di euro all’anno per non
risolvere nulla, assistiamo allo spettacolo di anziani cittadini italiani (non
extra comunitari) che frugano negli scarti dei mercati rionali per salvare
qualche cespo di insalata. Dove è il tanto millantato welfare delle Sinistre? E
il recupero dell’evasione fiscale? In realtà
attribuibile al precedente esecutivo. Nell’ultimo governo Prodi, ci si
accorge che l’aumentato gettito fiscale è dovuto in buona parte alle nuove
tasse inflitte. In Italia, un tempo si diceva che se i ricchi avessero pagato
le tasse non ci sarebbero stati più problemi. Oggi i ricchi le tasse le pagano.
Ma chi non le paga è l’esercito politico dei tangentisti che si arricchiscono
due volte rubando e non pagando le tasse. Ricapitolando, i veri problemi sono
tre: il lavoro precario, il mancato adeguamento dei redditi bassi e la tragica
corruzione nella politica. Con buona pace dei sindacati che da trent’anni
sventolano le conquiste sociali, frutto di scioperi e agitazioni che ci hanno
cucito le pezze là dove non batte il sole. Invocando Democrazia, sono state
paralizzate tutte le soluzioni con veti e contro veti. Speriamo che oggi si
svegli nella sopra citata società civile il dovere irrinunciabile e
determinante di andare tutti, ma proprio tutti, alle urne per pretendere una
politica sana atta a determinare una svolta davvero costruttiva per la nostra
Italia malata.
9/10/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Editori e snobismo intellettuale
Cara Mariella, ho pubblicato
a fatica il mio primo libro con un editore minore di una città del sud, al
quale ho dovuto persino rimborsare una quota sostanziosa delle spese. Mi
risulta che autori già affermati hanno difficoltà a pubblicare con le due
grandi case editrici nazionali poiché lo snobismo intellettuale dei direttori
editoriali dà precedenza a firme estere o ai protetti dalla mafia
cultural-politica in carica. Per non parlare dei famosi premi letterari
teleguidati da padrini nell’ombra di queste manifestazioni. Non credo che il
mio libro fosse di qualità scadente poiché ho ricevuto elogi e consensi. Ma
allora uno scrittore sconosciuto come deve agire per mettersi in luce…
Gioia Franceschi - e-mail
Cara Gioia, negli anni Sessanta, in Italia, avevamo circa duemila editori e oggi ce ne sono ventimila, ma la situazione non è per nulla cambiata. Gli editori corsari come il suo c’erano anche allora. L’enorme numero di case editrici esistente inonda il mercato con decine di migliaia di titoli spazzatura sovente a scapito di buoni libri dimenticati nei cassetti. Ricordiamo “Il Gattopardo”, bocciato due volte da Einaudi e Mondadori che usufruivano della consulenza di un intellettuale di vaglia, orientato naturalmente a sinistra, come Elio Vittorini. Di questa situazione ne risentono i librai assediati da montagne di pubblicazioni che li confondono al punto da non essere in grado di dare adeguati suggerimenti al lettore. Devo aggiungere che sovente i premi letterari sono il palcoscenico di tutte le camarille editoriali possibili. Infatti i premiati di solito sono personaggi arcinoti in grado di ricambiare il favore. Si può aggiungere che proprio negli anni Sessanta, Alberto Mondadori, per protesta contro questi intrighi, decise di non partecipare più con le sue pubblicazioni. Comunque le segnalo il Premio di narrativa “Alessandro Manzoni” Città di Lecco, alla sua terza edizione, ideato da Claudio Vaghi, presidente provinciale della 50& Più Fenacom di Lecco, e-mail: Fenacom.lc@enasco.it, al quale potrebbe partecipare nel 2008 inviando un libro pubblicato entro la primavera del 2007. Si tratta di un omaggio a Manzoni, garantito da una seria professionalità. E da un richiamo alle tradizioni culturali lombarde, sempre proiettate verso la cultura europea nel rispetto della sua memoria storica. Una sfida lanciata attraverso il grande Alessandro Manzoni, fondata sull’uso della ragione. Una lezione di grande attualità considerando la società multiculturale in atto in tutto l’Occidente. Le auguro, gentile lettrice di avere fortuna con questo premio della Città di Lecco nel caso voglia partecipare per l’edizione del 2008.
2/10/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I film del nostro passato
Cara Mariella, lei ha più volte scritto di amare molto il cinema. Anche per me il cinema è un’importante distrazione e una sorta di fuga dal quotidiano. Mi interesserebbe sapere qual’è il suo regista preferito e quale film l’ha colpita in modo particolare nell’ultimo decennio. Immagino non sia facile compiere una scelta fra le centinaia di film già visti…
Maddalena
Vitale – e-mail
Non lo è infatti, cara Maddalena. Sidney
Pollack, Clint Eastwood e il nostro Giuseppe Tornatore sono registi che
apprezzo in modo particolare. Ma ne “I ponti di Madison County” ho scoperto le
qualità, fino allora a me sconosciute, di Clint Eastwood. Un attore che da
giovane mi interessava poco perché lo consideravo il solito macho bello e
spaccone. E’ stata quindi una incredibile sorpresa arrendermi all’evidenza di
un artista, regista e produttore di meravigliosa sensibilità non soltanto per
quel film dall’intreccio romantico che ha
saputo colpire milioni di spettatori, ma per la scelta
dell’ambientazione nella campagna di un Iowa sconosciuto e originale, per la
profondità dell’argomento, per la stupenda colonna sonora, basata sui classici
della miglior musica swing. La capacità di rendere eterno l’incontro passionale
con quella Francesca (Meryl Streep), dapprima una fattoressa dal fisico solido
poi trasformata nell’amante più calda e fascinosa che si possa immaginare.
Merito della Streep, attrice prodigiosa, ma soprattutto del regista inventore
di atmosfere eccezionali. Cosa aggiungere su Clint-Robert con quel volto
devastato dalle rughe, ma capace di esprimere una dolcezza e una passionalità
assolutamente uniche. E di riuscire a creare nella strada di una cittadina,
squallida come tante negli States, la scena muta, straziante di due amanti che
si devono staccare per sempre. Lui, immobile e incurante sotto una pioggia
torrenziale che lo inonda, e lei, devastata dal dolore e con la mano attaccata
alla maniglia dell’auto, guidata dal marito,
dalla quale vorrebbe scendere per correre dal suo grande amore. Ma non
può lasciare quel marito, padre dei suoi figli, ignaro del dramma che gli sta
palpitando accanto. Eccezionale è il racconto-testamento di lei, letto dai
figli con opposte reazioni. Un racconto di quattro giorni meravigliosi che sono
bastati a rendere straordinaria la vita di una donna di campagna affatto
semplice.
25/9/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
18/9/07
VISTO DA
LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella, il nuovo
Presidente francese Sarkozy ha detto che la Turchia è Asia Minore lasciando
intendere la difficoltà di associarla all’Europa. D’altra parte il governo di
Erdogan, soprattutto dopo l’elezione del Presidente Gul del Partito islamico,
fa pensare a tendenze meno laiche del suo predecessore Sezer. Non pensa che
sarebbe un errore privarsi della Turchia che ha sempre rappresentato un
baluardo per l’Europa?
Giorgio Ottieni - Napoli
Caro Giorgio, si tratta di
una situazione molto complessa. Se la Turchia è l’ultimo avamposto europeo lo
si deve all’impostazione data da Kemal Ataturk, per il quale sia l’esercito che
i codici della giustizia furono elaborati seguendo i codici europei. In
particolare quelli della Svizzera, della Germania e dell’Italia. Se lo spirito
kemalista rimanesse ben saldo, la Turchia avrebbe forse i numeri per associarsi
all’Europa. Non si può negare che nella popolazione di 75 milioni di Turchi
esistano due anime: quella islamica e quella laica. Se le classi dominanti come
l’esercito, la magistratura, e le altre istituzioni governative sono i
depositari del laicismo, le masse sembrano inclini a prestare orecchio al vento
dell’Islam. Quindi la Turchia in Europa potrebbe diventare un cuneo islamico.
D’altra parte non dimentichiamo che l’economia turca è in forte espansione e
usufruisce di una mano d’opera che si è qualificata in Germania
dagli anni Sessanta in poi e
che la sua adesione alla Nato ha rappresentato un presidio di sicurezza nel Mediterraneo.
L’impero ottomano della Porta ha lasciato molte tracce nelle popolazioni
mediterranee e dei Balcani dove esistono ancora enclave islamiche capaci di
integrarsi come i lavoratori turchi emigrati in Germania. E rappresentano una
vertebra importante per l’economia del lavoro tedesco. Infatti dopo
l’unificazione delle due Germanie, il governo centrale si privò della
collaborazione del lavoratori turchi per dare spazio ai “fratelli” dell’est. Ma
dopo circa un anno, si riaprì la richiesta di mano d’opera turca in quanto i
“fratelli” dell’est, abituati da anni di comunismo all’improduttività, avevano
deluso le aspettative. Insomma meglio non trascurare le grandi qualità dei
nostri amici turchi e non deludere la loro propensione a entrare in Europa. Peggio
sarebbe se si affiancassero al blocco
mediorientale che va dalla Siria all’Iran: il quale li aspetta a braccia
aperte.
11/9/07
VISTO DA
LEI di MARIELLA ALBERINI
E’ molto difficile poter spiegare una simile, spietata decisione, caro lettore. Ho intervistato Arthur Miller a New York nel 1987, quando sulle scene di Broadway davano American Glock, la commedia da poco finita di scrivere. Mi disse che aveva tre figli (il quarto aveva già vent’anni). Era un uomo affascinante, virile e freddo. Pensai che Marylin Monroe con lui doveva essere stata molto infelice. Lei, così bisognosa di amore e di attenzione, doveva aver subito un rapporto agghiacciante con un uomo tanto preso da se stesso e dal suo successo. Si concentrò sull’argomento di quell’ultima commedia e di lei disse soltanto che Marylin avrebbe voluto essere ricordata come attrice. Di certo, non avrebbe mai ammesso che, senza di lei, sarebbe stato meno famoso fuori dagli Stati Uniti. Mi raccontò delle defaillance americane. Della sua accesa campagna contro i soprusi e le ingiustizie. Stava scrivendo un musical “Up from paradise”. Criticò la politica economica di Reagan. Secondo lui lo Stato doveva tutelare i più deboli senza tornare allo Stato assistenziale. Ammise che nelle sue opere vi fosse la costante del conflitto tra l’individuo, la società e il sistema. E che i suoi lavori teatrali incontravano sovente difficoltà. Stavano in cartellone solo tre settimane per essere poi rivalutati e restare in teatro per anni. Secondo lui Broadway era un gran bazar refrattario a fare un discorso teatrale serio. Questo il motivo per il quale aveva scritto un musical. Descrisse “Uno sguardo dal ponte” come un lavoro basato sul problema delle minoranze di tutto il mondo. Mentre parlava, avvertivo una sorta di muro che lo distaccava dall’interlocutore. Di certo era un uomo molto difficile. Forse quel figlio down lo faceva sentire sminuito nella sua fama di geniale commediografo. Un figlio imperfetto per un uomo eccezionale, ma con scarso senso della paternità e della pietà. Anche Karl Marx rifiutò il figlio naturale Freddy, avuto dalla domestica Lenchen e lo fece adottare dal suo amico e compagno di ideologia comunista Friedrich Engels. Il quale, in punto di morte rivelò la verità.
4/9/07
VISTO DA
LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella Alberini, sono un fedele lettore di Libero e della sua rubrica. Ma anche un sostenitore della povera principessa Diana. E non mi gli articoli del 30 agosto, nei quali viene massacrata in tutti i sensi. Addirittura non sarebbe stata una vittima, ma un “abilissima gestora di se stessa che ha inflitto ai parenti acquisiti ogni possibile figuraccia”. Per non parlare del titolo “Vittimista, egocentrica, ninfomane, meglio dimenticare Lady D”. Ora, a mio avviso, quella povera ragazza, che ne ha passate di tutti i colori, aveva soprattutto un difetto: quello di non essere né furba, né particolarmente intelligente. Se lo fosse stata, oggi sarebbe ancora al suo posto di principessa madre e futura regina di Inghilterra. Avrebbe concordato una separazione privata dal marito poiché lui pretendeva di continuare la sua vita da scapolo reale. E, come logico per una giovane donna della sua età, si sarebbe scelta un amante adatto ai suoi gusti, ma capace di totale rispetto per la sua privacy. Inoltre avrebbe fatto in modo di non imitare in televisione le esternazioni di pessimo gusto del suo principesco consorte. Io vedo Diana come una giovane smarrita, sofferente poiché era innamorata del marito e per brevissimo tempo ha creduto in quel matrimonio. Un matrimonio combinato per la sua antica nobiltà, la bellezza, lo stile squisito. Non a caso era stata approvata anche dalla Grande Elisabetta. Doveva portare sangue nuovo e i bellissimi figli che ha regalato a Carlo per migliorare la reale razza britannica non particolarmente dotata nell’estetica. Nonostante la sua importantissima posizione, che non ha saputo gestire, bisognerebbe ricordare che Diana Spencer si è sposata giovanissima. Basta guardare il suo viso di bambina nelle mille immagini del matrimonio riportate di continuo in televisione. Un piccolo viso bello, innocente, dal quale traspare una timidezza quasi umile. L’inesperienza e l’immaturità sono state la sua vera sfortuna. Non ha saputo affilare le unghie e battersi con il distacco e il cinismo che le avrebbe conservato la corona e la vita.
Giuseppe Bevilacqua – Milano
Gentile lettore, trascrivo
gran parte della sua lettera. Contiene tutte le risposte. I media purtroppo
continueranno a imperversare su Lady D. La quale, in un certo senso, ha dato
una involontaria “spolverata” ai Windsor bruttini e un po’ ammuffiti. E’ degna
del nostro rispetto. Sarebbe il caso di chiedere pietà per lei e di recitare un
requiem.
2/9/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I film del passato
Cara Mariella, lei ha più volte scritto di amare molto il cinema. Anche per me il cinema è un’importante distrazione e una sorta di fuga dal quotidiano. Mi interesserebbe sapere qual’è il suo regista preferito e quale film l’ha colpita in modo particolare. Immagino non sia facile compiere una scelta fra le centinaia di film già visti…
Maddalena – e-mail
Non lo è infatti, cara Maddalena. Sidney Pollack, Clint Eastwood e il nostro Giuseppe Tornatore sono registi che apprezzo in modo particolare. Ma ne “I ponti di Madison County” mi hanno colpito soprattutto le qualità fino allora a me sconosciute di Clint Eastwood. Un attore che da giovane mi interessava poco perché lo consideravo il solito macho bello e spaccone. E’ stata quindi una incredibile sorpresa arrendermi all’evidenza di un artista, regista e produttore di meravigliosa sensibilità non soltanto per quel film dall’intreccio romantico che ha saputo colpire milioni di spettatori, ma per la scelta dell’ambientazione nella campagna di un Iowa sconosciuto, l’originalità dell’argomento, la deliziosa colonna sonora, basata sui classici della miglior musica swing. La capacità di rendere eterno l’incontro passionale con quella Francesca (Meryl Streep), dapprima una fattoressa dal fisico solido poi trasformata nell’amante più calda e fascinosa che si possa desiderare. Merito della Streep, attrice prodigiosa, ma soprattutto del regista inventore di atmosfere eccezionali. Cosa aggiungere su Clint con quel volto devastato dalle rughe, ma capace di esprimere una dolcezza e una passionalità assolutamente uniche. E di riuscire a creare nella strada di una cittadina, squallida come tante negli States, la scena muta, straziante di due innamorati che si devono staccare per sempre. Lui, immobile e incurante sotto una pioggia torrenziale che lo inonda e lei, devastata dal dolore e con la mano attaccata alla maniglia dell’auto, guidata dal marito, dalla quale vorrebbe scendere per correre dal grande amore. Ma non può lasciare quel marito, padre dei suoi figli, ignaro del dramma che gli sta palpitando accanto. Eccezionale è il racconto-testamento di lei, letto dai figli con opposte reazioni. Un racconto di quattro giorni meravigliosi che sono bastati a rendere straordinaria la vita di una donna di campagna affatto semplice.
28/8/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
A proposito di meritocrazia…
Gentile
Mariella Alberini, sono un giornalista 37enne con vari incarichi presso un
quotidiano e da anni vengo scavalcato da colleghi più giovani, ma protetti e
raccomandati mentre io non ho alcun padrino. Ritengo di saper scrivere un po’ meglio
di loro, ma i miei articoli vengono “dimenticati” in un cassetto o pubblicati
molto di rado. Subisco perché ho bisogno dello stipendio, ma è una situazione
triste per non dire frustrante. Come reagire?
e-mail
firmato
Caro collega, oltre un certo
limite non è umano lasciarsi schiacciare dall’ormai ben nota assenza di meritocrazia italica. Forse
dovrebbe cercare incarichi di segreteria presso altri giornali o case editrici
che pubblicano settimanali e mensili, sui quali potrebbe trovare spazio come
giornalista. So bene che non è facile, ma in certi casi bisogna trovare il modo
di reinventarsi anche nella professione. E’ la solita “tragicommedia” dell’intrallazzo
tra politica e mondo degli affari dove il “pacco raccomandato” ha sempre la
precedenza. L’esempio storico si è avuto nelle carriere fiorite nell’ambito
delle industrie di Stato e le migliaia di Enti statali dove l’appartenenza ad
un clan o la benedizione di un protettore politico hanno determinato carriere
per protagonisti del tutto incolori. Insomma i “servi sciocchi” battono manager
qualificati, ma senza alte protezioni. E’ ben noto che la maggior parte di
questi Enti sono riconosciuti inutili anche dallo Stato, ma ancora continuano
ad assorbire risorse per soddisfare privilegi quasi feudali. Nel campo dei
Media, è sempre stata valida soltanto la regola di appartenenza politica. Per
non parlare delle varie televisioni di Stato e non, dove soltanto gli amici
degli amici riescono a penetrare la cortina di ferro. Abbiamo molto scritto a
proposito della triste mancanza di meritocrazia nel nostro Paese. Non
dimentichiamo che dagli anni Cinquanta in poi, i giovani sicuri delle proprie
capacità sono andati a misurarsi in nazioni come gli Stati Uniti, la Gran
Bretagna, la Germania dove il merito costituiva una valore decisivo per la
carriera. Purtroppo in Italia solo nell’organizzazione della Chiesa esiste la
valutazione del vero merito poiché i vertici hanno tutto l’interesse di portare
avanti i migliori.
21/8/07
VISTO DA LEI di
MARIELLA ALBERINI
Siamo tutti più poveri…
Cara Mariella, questo Ferragosto nero per i mercati
finanziari ci ha impoverito. Non è la prima volta che le pesanti oscillazioni
di Borsa ci danno la tachicardia. D’altra parte ci eravamo abituati a una
crescita quasi ininterrotta. Non si può proprio vivere in pace neanche in
vacanza…
Dario
Orrico - e-mail
La pace, caro Dario, non è di questo pianeta e
dipende anche da noi. Nel senso che dovremmo cercare di evitare le
problematiche inutili, le persone moleste e, soprattutto, accontentarci della
buona salute. Chi investe in Borsa deve essere conscio dei rischi, ai quali va
incontro. Dopo le quotazioni negative, di solito, arrivano quelle positive. Il
risparmiatore deve armarsi di pazienza e non vendere mai sotto l’effetto
dell’impulso. Parli con il responsabile della gestione della sua banca. Io,
purtroppo non ho una linea diretta con Bernanke, l’uomo dalla barba di platino
e capo della Federal Reserve a
Washington, l’unico in grado di illuminarci sull’immediato futuro monetario: il
quale sta facendo del suo meglio per riequilibrare i mercati.
Gaffe micidiali
Cara Mariella, sono abbastanza distratta e proprio
ieri ne ho detta una delle mie. Al nonno di un delizioso bebè, che gli somiglia
in modo impressionante, ho detto: “il bimbo di sua figlia è identico a lei, al
punto da indurre a pensare male”. Troppo tardi mi sono accorta della gaffe
madornale del tutto involontaria. Purtroppo il mio hobby di pittrice mi fa
stare sovente sospesa a qualche metro da terra. La mia spontaneità provoca
queste uscite deprecabili. Come posso rimediare?
Esmeralda Ciuffa –
e-mail
Non è accaduto nulla di grave, cara Esmeralda. Ma
potrebbe diventarlo se tornasse sull’argomento con il simpatico nonno
casualmente diffamato. Sovente si parla a vanvera senza collegare il pensiero
con le parole. In caso di collera,
litigio o semplice battuta, bisognerebbe contare fino a dieci prima di
esternare. Famose erano le volontarie gaffe di Winston Churchill, simpatico
dissacratore dell’uso di mondo. A Lady
Astor, primo deputato donna in Gran Bretagna, a lui molto antipatica,
incontrandola in Parlamento le disse: “Quanto siete brutta!” Indignata la
nobildonna rispose: “Winston lei, come al solito, è ubriaco”. La micidiale
risposta fu: “E’ vero, ma io domani sarò sobrio”. Come vede, cara lettrice, le
gaffe fanno parte della Storia e, sovente, sono quasi rivitalizzanti. Meglio
evitarle con i permalosi.
14/8/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Le amicizie pericolose
Cara Mariella, sono perseguitata dalla pseudo
amicizia di una ricca signora che si atteggia a super intellettuale. Ci
conosciamo da molti anni e ormai da tempo evito di incontrarla poiché è persona
arrogante e scomoda. Non so spiegarle quanto riesca ad essere negativa e allo
stesso tempo capace di attirare le persone nella sua tela di ragno. Nel passato
è sempre riuscita a riprendere contatto con me inventando persuasivi argomenti,
ai quali, almeno per poco, era impossibile sfuggire. Adesso ha trovato di suo
gusto l’albergo che da tempo frequento in vacanza e mi disturba doverla scansare
evitando di cadere nella dichiarata scortesia…
Alessandra - e-mail
Gentile Alessandra, quella signora non è un’amica.
Ma solo una conoscenza di antica data. Un albergo è comunque un immobile di
vaste proporzioni e basterà frequentare il ristorante in orari diversi per
rendere improbabili gli incontri. Limitare i contatti ad un saluto educato non
può nuocere a nessuno. Se venisse incastrata in una breve conversazione,
potrebbe accennare che l’albergo “tal dei tali”, frequentato
dall’intellighentia internazionale, potrebbe essere più congeniale alla
saccentona in questione. E’ un tentativo, ma potrebbe avere qualche probabilità
di successo. Altrimenti ignori la sua presenza e si goda la vacanza
frequentando persone più simpatiche.
Cara Mariella, per puro caso ho segnalato ad una
ricca conoscente la villa in vendita di un amico. Costei, interessatissima
all’acquisto, da mesi sta ritardando con vari cavilli il pagamento
dell’acconto. E si comporta in modo poco ortodosso nei confronti del
proprietario della casa, al quale, peraltro avevo accennato che il solo pregio
della signora era il suo ingente patrimonio. Non sono un agente immobiliare e
ho voluto aiutare un amico. Adesso però mi sento a disagio per essere stato
l’intermediario di una transazione poco ortodossa…
Giovanni – e-mail
Non vedo perché debba pentirsi, caro lettore, di
aver agevolato un rapporto di compravendita con intenti positivi. Lei stesso
dice di aver avvertito il suo amico della mancanza di uso di mondo del
potenziale compratore. Quella villa è rimasta in vendita, e quindi se il suo
amico troverà un acquirente più dinamico potrà concludere senza indugi l’affare
non avendo firmato alcun compromesso. E lasciando l’inconcludente miliardaria a meditare sulla propria
incoerente scorrettezza.
7/8/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Storia di
Jack e Clarabella in 10 gr. di cashmere
Cara Mariella, seguo da tempo le tue rubriche. Hai il dono di
illuminare le persone senza invadere il loro recinto. Sei una donna piena di
umanità ed esperienza. Sto vivendo una storia d'amore drammatica. La classica
lui-moglie-l'altra (io). Può sembrare banale, ma la differenza sta nel fatto
che lei, la moglie, mi telefona, viene a cercarmi a casa. Insomma una
situazione anomala. Così ho deciso di condividere la mia storia con gli altri.
E ho creato il sito web “www.jackeclarabella.it” per raccontare, attraverso
biglietti disegnati a mano, bambole in 10 grammi di cachemere, plaid ricamati,
il mio dramma trasformato in divertimento. Mi ferisce la gente che confonde
l'amore con la convenienza. Quanto la gente, per non affrontare il proprio
vuoto interiore, sputi sentenze per accontentare il branco. Il branco ti dà
l'illusione di non essere solo e ti devi adeguare. IO NON MI ADEGUO. L'amore è
libero, imprevedibile, non dà certezze, non chiede anelli nuziali, ma quando
bussa al cuore è l'estasi. Parlami dell'amore che porta all'estasi… Fulvia Tarabusi – e-mail
Brava Fulvia Tarabusi: sei una donna autentica, inserita nella
difficile realtà attuale con meraviglioso sense of humour. Capace di inventarsi
e reinventare il tuo lavoro prendendo spunto da una storia d’amore un po’
stramba. E lo hai capito così bene che hai assegnato al tuo chirurgo il ruolo
di Jack lo squartatore e tu, naturalmente, sei Clarabella: una single per
vocazione intrappolata con un uomo sposato. La tua storia d’amore trasformata
in cachemere è straordinaria quanto la tua fantasia piena di cuori rossi fatti
a mano. Meriti di entrare nel Guinness degli amori extraconiugali, ma che
dico?, dovresti prendere l’Oscar 2008 per il miglior sito web straniero. Ah,
dimenticavo, dovevo anche parlare dell’amore che porta all’estasi. Ma tu sei già in estasi e non vuoi capirne il
tormento. Non mi riferisco al famoso film sulla vita del geniale Michelangelo,
ma alle torture che l’innamoramento fine a se stesso procura. Però tu lo stai
esorcizzando con “jakeclarabella” e sono sicura che avrai molti estimatori. I
quali non vorranno da te solo le creazioni tricò-artistiche. Cercheranno di
conoscere questa Fulvia ultrasensibile dall’animo puro che riesce a passare
indenne attraverso brutali tempeste esistenziali. E vuole l’Amore maiuscolo:
quello tipico del genere femminile di rado contraccambiato dal genere maschile.
Perché non viene capito. Perché terrorizza i poveri “ragazzi” del ventunesimo
secolo così oberati di problemi: l’inutile, affannosa ricerca del successo, del
potere, del denaro e quanta fatica per mantenerlo. E poi mai soddisfatti anche
se possiedono (per un momento) un essere lunare come Fulvia. Insomma, carissima
continua così e fammi sapere come vanno i tuoi prossimi sogni in cashmere. Sono
la tua fortuna.
31/7/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Crisi nel cinema americano
Cara Mariella, mi piace andare al cinema e non mi
accontento della TV. Potrei definirmi un’esperta poiché da cinquant’anni vedo
un paio di film alla settimana. Spero che, dopo la pausa estiva, la qualità del
cinema hollywoodiano migliori poiché anche il genere thriller è ormai
ripetitivo e banale. Da appassionata cinefila, lei cosa ne pensa?
Elvira Franzi – Ravenna
Cara Elvira, tranne rare
eccezioni i cineasti americani, anche i più osannati, inventano film scadenti
con flop di incassi. Non si capisce perché registi e produttori si eccitino per
script alla Kill Bill o Mr and Mrs Smith e non prendano in esame gli stupendi
romanzi di Wilbur Smith o di Morris West: basterebbe una sceneggiatura fedele
al testo per creare film soddisfacenti anche per il botteghino. Siamo in molti
a non poterne più di thriller con esplosioni di auto e baracche negli studios,
accompagnate da raffiche di armi elettroniche e contorno di poliziotti più o
meno corrotti. Mancano di pathos, di atmosfera romantico-avventurosa, di
estetica per lasciare spazio soprattutto agli effetti speciali. Vorrei
aggiungere i famosi film culturali defraudati nella verità storica. E non si
capisce assolutamente il motivo di queste distorsioni. L’imperatore Commodo
ucciso dal “Gladiatore” o “Le Crociate” con le invenzioni su Baliano di Ibelin,
indicato quale capo supremo nella difesa di Gerusalemme. Film gradevoli, ma
pessimo esempio di didattica storica.
Seconda lettera: “Vacanze da intellettuali”
Cara Mariella, si avvicina il momento di partire per
le vacanze estive e io non ho ancora fatto programmi. Sono stanca e mi affligge
l’idea di scegliere una località marina
o montana con tutto il faticoso iter di bagaglio, coordinamento figli che mi
chiedono asilo per affibbiarmi la prole. A sessant’anni, senza problemi di
denaro, dovrei poter decidere in santa pace qualunque cosa. E perché no?, anche
rimanere a Firenze se ciò mi garba. Molti intellettuali osannano l’idea di
rimanere in città.
Edvige
Besozzi – Firenze
Gentile Edvige, rimanere in una città dal clima
estivo greve come Firenze potrebbe non
giovare alla salute: unico bene insostituibile. Ma se i viaggi o le
località marine l’atterriscono per affollamento o problemi familiari, perché
non trovare rifugio sui monti dell’Appennino toscano vicini e bucolici?
Affittare una casa con aiuto domestico locale non dovrebbe costituire un
problema e il viaggio per raggiungerla è breve. Lasci perdere le invenzioni dei
cosiddetti “intellettuali”. Piuttosto amministri con saggezza l’andirivieni di
congiunti per non massacrare un periodo dedicato al riposo, alle letture e alla
vita igienica. Auguri.
24/7/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
L’uomo più potente del mondo
Cara Mariella, si continua a ripetere che l’uomo più
potente del mondo è G.W. Bush, il quale deve render conto non solo al
Congresso, ma a coloro i quali lo sostengono. E lo hanno sponsorizzato durante
l’ormai lontano periodo elettorale: i poteri forti dell’alta finanza. A mio
avviso, l’uomo davvero più potente del mondo è il Papa, il quale, dal balcone
della sua residenza in Vaticano domina un miliardo e duecento milioni di fedeli
sparsi nei cinque continenti. E’ d’accordo?
Valentino
Sbragia – Roma
Sì, caro Valentino. Il pontefice è di certo l’essere
umano più autorevole del pianeta. Davanti a Lui si genuflettono tutti i Grandi
della Terra e quando parte in pellegrinaggio folle oceaniche accorrono al Suo
passaggio. Possiede il potere più significativo: quello di portare alla luce la
spiritualità dell’essere umano, di far leva sui cuori e sulle anime per
unificarli nei buoni sentimenti. E’ l’unico capo religioso riconosciuto da un
numero così alto di fedeli, al quale viene demandato un potere assoluto. Casa
Bianca, Cremlino, Buckingham Palace, Eliseo, Reichstag ecc. non possono reggere
il confronto con San Pietro e il Vaticano, riferimento di tutta la cristianità.
Nessun luogo di potere al mondo ispira tanta soggezione e raccoglimento non
appena vengono varcate le porte di accesso sorvegliate dalla Guardia Svizzera.
Per motivi professionali ho oltrepassato più volte quei posti di guardia e
subito ho avvertito un’atmosfera di
quiete soffusa come se tutti i pericoli fossero di colpo svaniti. Un
emerito islamista mi ha confidato la sua certezza che il Papa rappresenti per
l’Italia l’angelo tutelare rispettato anche dal terrorismo islamico. Questa
cittadella costruita in duemila anni di apostolato nel segno di Cristo è la
fortezza più inespugnabile del mondo poiché non si possono distruggere i
sentimenti e la fede che alberga in un sesto dei bipedi terrestri. Gli tsunami
storici (Attila, Alarico, Napoleone) che si sono abbattuti sulla Cittadella
della cristianità, un tempo Stato grande un quarto dell’Italia, non hanno
scalfito il potere rappresentato dal Pontefice. E bisognerebbe riflettere sulla
potenza imbattibile di questi sentimenti poiché nessuna forza politica,
militare, economica potrà mai sostituirsi allo slancio vitale generato dalla
profondità del credo religioso.
17/7/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I Robespierre aziendali
Cara Mariella Alberini, sono responsabile acquisti
di un grande magazzino. Il nostro direttore generale, persona capace e
ambiziosa, un tempo apprezzato e seguito da tutti noi, ora dà segni di
megalomania da successo. Mentre prima sembrava cordiale e umano, ora comincia
ad essere sprezzante con i collaboratori, ma umile verso i più potenti di lui.
Di recente ha commesso gravi ingiustizie innalzando a cariche di responsabilità
i suoi adulatori e relegando in posti marginali fedeli e capaci dirigenti. Temo
di diventare vittima di questo andazzo. Ma perché il successo porta
inevitabilmente gli uomini a montarsi la testa e a perdere il senso delle
proporzioni e del civile comportamento?
Lettera firmata – Milano
Gentile lettrice, purtroppo è una situazione
classica, sovente al maschile, che si
riscontra nella Storia umana. Non dimentichiamo figure storiche, ben più
prestigiose del suo “piccolo” capo, le quali, travolte dalla sindrome del potere,
hanno commesso i peggiori errori. Quando la vanità e il culto di se stessi
prendono il sopravvento, incomincia la china discendente. Mio padre mi
raccontava di Mussolini, il quale a furia di sentirsi dire che era il più…di
tutto, aveva finito per esserne convinto. All’apice del trionfo, molti grandi
condottieri, vedi Alessandro Magno,
incominciarono una precipitosa discesa verso l’abisso. Gli Inglesi, con
la loro fredda lucidità, nel momento in cui Winston Churchill li condusse alla
vittoria, lo accantonarono nel timore continuasse la sua dispotica gestione del
potere. E si potrebbe continuare con una schiera di italici personaggi emersi
dal nulla ai giorni nostri, i quali hanno perduto il potere per insipienza
causata soprattutto dalla vanità. Vede, gentile amica, persone come il suo capo
hanno partorito l’immondo comportamento chiamato mobbing. Un atteggiamento di
rara crudeltà inflitto a chi ha dato moltissimo all’azienda e si trova
stritolato nella morsa dell’indifferenza e della precarietà. Uno status quo
che, non mi meraviglierei, un giorno venga applicato proprio a lui, a questo
modello di presunzione e di vigliaccheria, il quale imperversa sul debole senza
pietà. Ricordiamo Maximilien, Francois, Isidor Robespierre inventore del
“Terrore”, di cui rimase vittima dopo un solo anno. L’uomo o la donna di
assoluto valore nel massimo fulgore sanno di dover moderare toni e vestirsi di
saggia modestia porgendo maggior attenzione al debole e trattando con dignitosa
fermezza il potente. Così insegnava Lao-tse, il mistico dell’epoca
precristiana, ex archivista alla corte degli imperatori Chou.
10/7/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella, ho la nefasta
abitudine di leggere almeno un quotidiano al giorno. E la forte sensazione che nel nostro italico “stivaletto” ne capitino
sempre di più. Non faccio in tempo a trangugiare la tristezza dei pedo-preti.
Ed ecco l’ eroica deposizione del funzionario Fournier sul G8 di Genova, di cui
mi piacerebbe sapere quanto “mobbing” subirà nella sua ormai preclusa carriera.
Leggo che 27 funzionari di polizia indagati si avvalgono della facoltà di non
rispondere. La costruzione di false prove da parte della polizia per suffragare
atti deplorevoli resterà una macchia nella storia del Paese, ma Stato non
penalizza corpi dello Stato. Fingo di non farmi sfiorare dai vari casi Tanzi,
Fazio, Fiorani, Ricucci, Coppola ed ora Caltagirone ed un altro solerte procuratore smaschera un
“presunto” comitato d’affari che riguarda tutta la Calabria. A fronte di tante
corruzioni l’ etica dell’ onesto vacilla e spesso ci si sente legittimati a
comportamenti scollegati dalla società civile. Voi redazione dei quotidiani
fateci sapere se tanto malcostume esiste anche altrove…
Giacomo Marchi - Roma
Caro Bernardo, se può esserle di conforto
malcostume, falsità, corruzione nei corpi dello Stato, colossali frodi
economiche a danno dei risparmiatori, omicidi di Stato, frodi alimentari,
indifferenza delle autorità per calamità territoriali, esecuzioni capitali
costanti e innumerevoli, divario enorme tra miseria nera e ricchezza sfrontata,
genocidi etnici in Africa e fino ai confini di casa nostra ecc. costellano il
pianeta e fanno sembrare l’Italia un luogo quasi sereno. Anche se siamo tutti
molto preoccupati del pericoloso andazzo che affligge il cosiddetto Belpaese,
non si può non riconoscere che altrove accade di peggio. Ammettiamolo: al primo
giorno di ogni mese vengono puntualmente erogate sedici milioni di pensioni: la
Sanità si prende abbastanza cura di ciascun italiano: le aziende, pur nelle
normali difficoltà di mercato, creano ricchezza e danno lavoro: la stragrande
maggioranza dei nostri compatrioti gode di vacanze ovunque: il parco automobili
purtroppo è in continuo incremento come le abitazioni di proprietà e gli
innumerevoli elettrodomestici (telefonini e televisioni inclusi) al loro interno. Certo questo buon livello
di qualità di vita genera vari tipi di inquinamento: da quello atmosferico a
quello delle camarille economico-bancarie senza dimenticare la terribile
confusione politica alimentatrice di tutte le disfunzioni. Quindi, caro amico, senza doversi riferire al
tragico Darfur, ai drammi balcanici, alle stridenti contraddizioni in atto in
Cina, in India, in Medio Oriente e nella Federazione Russa, sì c’è di peggio
fuori dai confini italici. L’afflusso di persone e di merci provenienti proprio
dai Paesi sopra citati testimonia che l’Italia viene considerata ancora una
sorta di Shan-gri-là sia pure un po’ bastardo. Il quale però, migliorando
l’accoglienza ed evitando eccessivi rincari, potrebbe diventare Italia-shire,
la California d’Europa dove tycoon americani, europei, cinesi ecc. si
rifugeranno per godersi gli anni azzurri: leggi troppo permissive sull’immigrazione
permettendo.
3/7/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I drammi della carcerazione
preventiva
Cara Mariella, sono a conoscenza di casi di persone
accusate di presunti reati nei confronti di enti pubblici che si trovano da
mesi in custodia preventiva senza alcuna indicazione di quando potranno uscire
e affrontare un equo processo. E’ mai possibile che ciò avvenga mentre chi è
già stato condannato per omicidio in seconda istanza a molti anni di prigione
circoli a piede libero e abbia passato solo poche settimane in carcere?
Lettera firmata - Milano
Gentile lettore, un autorevole magistrato ci informa
che “l’apparente non senso di decisioni giudiziarie, che sembrano contrastare
con il senso comune, sovente dipende dalla
nostra scarsa conoscenza delle regole processuali e del contenuto degli
atti raccolti dal giudice. Di fronte al principio costituzionale della
presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva, la misura della
carcerazione preventiva, che varia a
seconda della gravità del reato, può, in concreto, dipendere da un giudizio
probabilistico sulla possibilità che venga reiterata quella particolare
condotta criminosa e possa l’indiziato,
una volta libero, occultare le prove del reato. I reati contro la Pubblica Amministrazione possono essere di
particolare gravità, per i quali esiste comunque un limite di custodia
preventiva secondo la pena prevista per ciascun reato e il grado di giudizio
relativo. Riguardo a chi è libero, ma
in attesa della condanna definitiva, viene emesso un giudizio riguardo al
persistere della pericolosità sociale del soggetto in relazione al crimine
commesso. Nel caso dei reati, ai quale si riferisce, è impossibile esprimere
un’opinione senza l’adeguata conoscenza delle carte processuali.” Sono queste le considerazioni dell’esperto,
gentile amico. Si dovrebbe però sfatare il luogo comune che vuole i giudici
poco attenti alle esigenze umane dell’indagato perché distolti da convinzioni personali,
da vacanze ecc. Rimane qualche dubbio
su casi specifici ( vedi il suicidio dell’ingegner Cagliari, presidente
dell’Eni)) dove la mancanza di informazioni all’indagato, l’assenza del giudice
proprio nei giorni nevralgici per il caso, sembra avere influito sull’epilogo
di questa tragedia. Di certo, si possono ricordare altri casi con
caratteristiche similari. Indispensabile resta pregare Dio di non incappare in
indagini-spettacolo promosse da giudici alla ricerca della ribalta. Indagini
che si risolvono nel nulla dopo aver infangato il buon nome di cittadini anche
illustri. Auguriamoci quindi che lo
sviluppo dell’indagine, alla quale, è probabile lei faccia riferimento, possa portare chiarimenti sulla posizione
del caso e alla scarcerazione della persona a lei cara. Non si deve comunque
dimenticare i principi basilari della giustizia: honeste vivere, alterum non
ledere, suum cuique tribuere.
26/6/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Gesù di Nazaret
Cara Mariella, ho letto “Gesù di Nazaret”, il libro
di Papa Ratzinger sul “Gesù storico”, con grande interesse e la speranza che
facesse luce sulla figura del Gesù reale. Ma non vi ho trovato le risposte alle
innumerevoli domande che ciascuno si pone sulla vera vita di Cristo. Dunque
anche il Papa non è riuscito a dare le risposte che tutti noi cerchiamo. Spero
che lei legga questo libro e mi faccia conoscere la sua opinione…
Vincenzo Bollati –
Torino
Caro Vincenzo, il libro “Gesù di Nazaret” non è di
facile lettura come forse lei si aspettava. Non dimentichiamo che è l’opera di
un Grande Teologo, il quale non può prescindere dalla “sua” scienza. Se lei
cercava risposte semplici è logico che non le abbia trovate in un trattato che
si basa sul Gesù dei Vangeli come figura storicamente sensata e convincente.
Però Joseph Ratzinger afferma categoricamente che la crocifissione e la sua
conseguente efficacia fra le genti sono il frutto dello straordinario effetto
provocato dalle parole e dall’essenza vitale di Gesù, il quale aveva superato
tutte le speranze e le aspettative dell’epoca. Il conseguente inno a Cristo e
la cristologia, creatasi vent’anni dopo la sua morte, dice che Gesù era uguale
a Dio, ma spogliò se stesso, si fece uomo, si umiliò fino alla morte sulla
croce e a lui spetta l’omaggio del creato, l’adorazione che, nel profeta Isaia,
Dio aveva proclamata come dovuta a Lui solo. E’ la prima volta nella Storia,
caro lettore, che l’autore di un libro laico su Cristo è il suo vicario in
terra. Il Papa “dogmatico”, “tradizionalista” e “dottrinario” descrive così il
suo lavoro, durato tre anni: “Questo libro non è in alcun modo un atto
magisteriale, ma espressione della mia ricerca personale del volto del Signore.
Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Anche la cristianità dovrà
continuamente rielaborare e riformulare gli ordinamenti sociali. Di fronte a
nuovi sviluppi correggerà ciò che era stato in precedenza stabilito.”
Se, caro Vincenzo, nel libro di Papa Benedetto XVI,
lei cercava ulteriori elementi per addentrarsi nel labirinto della fede non può
restare deluso. Ma in proposito mi appare molto importante citare la frase di
Padre Raimon Panikkar, sacerdote poliglotta, teologo, insignito di numerose
lauree honoris causa, docente in prestigiose università internazionali: “ Sulle
sponde dell’oceano, davanti all’immensità dell’orizzonte, si deve saper
guardare al di là come davanti all’arte che è sempre simbolica e presenta una
realtà, ma ti fa capire che oltre a questa c’è ben altro. Tu devi essere capace
di “vedere” oltre l’apparenza della realtà.”
19/6/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Italico menefreghismo...
Cara Mariella, sono padre di due figli in età
scolare, impiegato con la moribonda ex compagnia di bandiera. Ogni giorno
assisto impotente ad una miriade di inciviltà. Mi riferisco a Roma, ma
purtroppo temo che il degrado urbano sia dilagante. Deiezioni canine ovunque.
Manifesti abusivi impuniti da apparire legalizzati. Tonnellate di rifiuti
riciclabili gettati senza scrupoli. L’effetto visivo è lo squallore totale.
Zingari che partecipano alla raccolta
differenziata spargendo ulteriori rifiuti urbani in totale serenità.
Automobilisti spregiudicati, sempre più suv nemmeno vivessimo in Nepal. L’uso
dei cellulari alla guida sembra depenelizzato. Squilli assordanti di antifurti
a tutte le ore. Scritte sui muri
imperanti per decenni. Sembriamo la patria dei writwrs. Auto in doppia fila,
prostituzione in libera offerta spesso minorile. Vigili urbani e forse
dell’ordine “distratti” sembrano legittimare tanto degrado. Le Tv che spacciano
sonno intellettuale, le veline mi danno il voltastomaco, i reality mi fanno
andar di corpo e vedere trasmissioni come Report mi portano alla ribellione
interna. Lo stato latita. Sto rischiando la depressione: colpa mia che non mi
inietto sane dosi di italico menefreghismo…
Marco Bernardi vipasyana@tin.it
Gentile lettore, la sua descrizione potrebbe
sembrare apocalittica se non fosse purtroppo reale. Roma, Napoli e molte altre
città sono malate di eccesso di degrado. Questa rubrica ha trattato sovente
l’argomento senza mezzi termini. Non si vede all’orizzonte alcuna possibilità
di miglioramento. Nel V secolo, Roma fu invasa dai Barbari di Alarico. Nel XVI
secolo arrivarono i Lanzichenecchi. In quelle occasioni l’Urbe fu ridotta in
rovina. Oggi, responsabili di tale scempio non sono gli invasori, ma gli
abitanti. E’ una triste realtà tanto più insanabile in quanto la metastasi
parte dall’interno di una politica inesistente. Ci si può domandare perché
quando l’Italia Unita la volle capitale, o quando il fascismo ne volle fare un
simbolo di romanità, si respirava un’aria diversa. Ricordiamo lo splendore
romano della “dolce vita”, meta del turismo d’elite di tutto il mondo che la
considerava città ideale dove risiedere. Il numero infinito di film che ne ha
esaltato la magnificenza. E’ assurdo che il luogo di residenza del potere
politico italiano sia deteriorato da simile perniciosa realtà. Inutile deprimersi.
L’unico vaccino sarebbe una presa di posizione impregnata di totale ribellione
al sistema non più accettabile per la civile sopravvivenza. Ma per arrivare ad
un vero risanamento ci vuole qualcuno che mandi al macero le mele marce
creatrici della metastasi. Nelle regole della democrazia possiamo essere
soltanto noi a trovare la forza per debellare lo scempio. Guai a rifugiarsi nel
menefreghismo o nel letargo della supina accettazione.
12/6/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
L’inesistente farmacologia per le
donne
Cara Mariella, sono una 50enne che vuole fare il punto su una situazione sanitaria
misconosciuta all’universo femminile. Dalla notte dei tempi, la Medicina ha
avuto come soggetto di indagine il maschio. In particolare a causa di pregiudizi
religiosi. Accade quindi che la donna venga curata con medicinali studiati per
il fisico dell’uomo. Soltanto riguardo ai problemi oncologici connessi al seno
e agli organi genitali femminili oggi si incomincia ad ottenere farmaci
specifici per le patologie inerenti. Inoltre queste cure generiche sovente mal
si attagliano al corpo della donna provocando intolleranze nascoste, delle
quali ancora la donna non si rende conto…
Dora Lancia - Roma
Cara Dora, lei apre un capitolo interessante,
ignorato e forse neppure avvertito dalla maggioranza della popolazione
femminile. E’ quindi importante parlarne e rivolgerci alla ricerca scientifica
affinché ci illumini sui criteri che vengono seguiti nello studio e nella
sperimentazione dei nuovi farmaci. Da un importante Istituto di ricerca
farmacologica, mi dicono che i rimedi in circolazione sono in grado di curare
in modo adeguato le persone di ambo i sessi. Però la riflessione impone l’evidenza
della diversità esistente fra il corpo maschile e quello femminile per
configurazione, psicologia, sistema muscolare, linfatico, cardiaco ecc. Da alcuni anni esistono
farmaci mirati per il climaterio, i quali possono avere effetti collaterali dannosi
e quindi sono non soltanto da usare con cautela, ma vengono riconsiderati dalla
ricerca per trovare rimedio agli effetti negativi. Al riguardo non si conoscono
i risultati. Di certo dal punto di vista ormonale la donna ha ben altri
disturbi e si differenzia non soltanto per i cicli mestruali. Ad esempio per
l’osteoporosi, patologia che colpisce soprattutto le donne, esistono i
bifosfonati come farmaci di prima scelta con effetti collaterali rari, ma
gravissimi come la necrosi mandibolare. Per le patologie comuni, i farmaci in
commercio vengono prescritti senza distinzione di sesso. E di certo non
provocano alla donna controindicazioni diverse da quelle che possono provocare
nell’uomo. In Italia esiste comunque all’interno della società Italiana di Farmacologia,
acronimo SIFA, un reparto che si occupa della farmacologia orientata proprio
sul genere. Lo scopo è quello di far sì che molti più farmaci di quanto non
siano disponibili adesso vengano studiati e sperimentati anche sulla donna. Ma
la causa principale per la quale la
popolazione femminile non viene coinvolta negli studi sui farmaci è che
nelle donne in età fertile è sempre possibile una gravidanza. E quindi per
ragioni etiche, nella maggior parte degli studi, si escludono le donne a meno
che non accettino di utilizzare metodi contraccettivi considerati sicuri. Sono notizie ricavate da ricercatori
qualificati.
5/6/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Anschluss per il Lombardo-Veneto
Cara Mariella, leggo sempre con molto interesse le
sue rubriche e mi trovo in sintonia con le sue idee. Sono un sessantenne che
ama risiedere nel nord Italia, ma critico nei confronti di tutti i politici o
politicanti italiani siano di destra o di sinistra. Anche le rivendicazioni di
questa vittoria elettorale di destra non porterà a nulla. Basta guardare lo
stato miserevole della nazione che non riesce ad adeguarsi all’avanzamento dei
Paesi confinanti: Svizzera, Francia, Austria. E non vedo in quale modo si possa
riuscire a migliorare senza riforme drastiche a una Costituzione obsoleta. I
pregi e la civiltà del Lombardo-Veneto sono stati di certo aiutati dal periodo
di occupazione austro-ungarica che ha importato disciplina e cultura. Vorrei
spostarmi in una di queste nazioni dove vigono ordine, criteri avanzati di
comportamento politico e di regolamento per gli immigrati, ma non vorrei
lasciare Milano. Vorrei che la Lombardia fosse come il Canton Ticino…
Luigi
Magnaschi – Milano
Caro Luigi, ho l’impressione che queste idee agitino
numerosi compatrioti con il desiderio di evadere da un’Italia così stagnante
nelle sue problematiche da essere diventata più o meno ingovernabile. E sono in
tanti che vorrebbero vivere secondo regole più “svizzere” o addirittura nell’Austria
tuttora felix. Anche l’elezione di Sarkozy è risultata gradita proprio a quegli
italiani del nord che assistono al
melting pot casereccio di pessima giurisdizione e terrorizzante futuro. Che
facciamo? Inventiamo la soluzione onirica o fantascientifica di dichiarare
guerra ai nostri vicini svizzeri, francesi e austriaci e lasciarci conquistare
senza colpo ferire? Un’annessione che ci permetterebbe di restare a casa nostra
cambiando bandiera, ma continuando a vivere nell’Italia del nord? Un’idea, già
palesata, da Bossi quando sognava di secessione e macroregioni. Boh, caro amico
lombardo, per ora contentiamoci di restare dove siamo e sperare che al più
presto arrivino governanti non più apprendisti stregoni, non più preoccupati di
aggiustare solo gli affari propri, ma davvero desiderosi di rattoppare il Paese
con la fiamma ossidrica e non con la colla. C’è da cambiare la Costituzione
ammuffita da sessant’anni. Bisogna ripulire il sud non solo dai rifiuti, ma
dalle clientele che generano politici corrotti, mantengono privilegi
medioevali, parassitismo ecc. La Seconda Repubblica mai nata provi a
reinventarsi e a raddrizzare la schiena poiché, al momento, fa più schifo della
Prima con un debito pubblico irrisarcibile. Il disgusto degli Italiani per la
politica è così grande che se gli attuali scalda-poltrone della Camera e del
Senato non si daranno una regolata drastica, gli Italiani dovranno scacciare la
pigrizia e…allora perché no?…optare per un Anschluss mitteleuropeo.
29/5/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Il Partito delle Italiane
Gentile sig.ra Alberini, sono una 35enne, avvocato. Da un mese
presiedo l'Associazione dei "Laureati-Dimenticati" che sta cercando
di sollevare il problema della disoccupazione dei laureati che riguarda tutta
l'Italia. Come mai esercito la professione? Qui la situazione è pessima: molti
avvocati, poco lavoro e di qualità scadente, soliti grossi studi che lavorano
"bene", spazi zero per i giovani che vogliono farsi da sé. Io,
intanto, ho avuto due figli e li accudisco personalmente, senza, però,
trascurare mai le mie "ambizioni" lavorative (impresa ardua!).
Ultimamente non nascondo che comincio ad appassionarmi alle battaglie contro le
ingiustizie sociali e penso che solo
scendendo politicamente in campo si possa ottenere qualche risultato tangibile.
Qual è la strada più giusta da intraprendere per chi come me ha questo
"insano desiderio" ? Mi piacerebbe che Lei mi suggerisse da dove
cominciare. Sto pensando al PDI…
Antonella Cucchiara
–Palermo
Cara Antonella, fossi in lei, tenterei la stimolante creazione del PDI (Partito
Donne Italiane), evitando la ricerca di inserimento nei partiti esistenti,
ormai molto sfiduciati dagli Italiani, che potrebbe riservarle sgradite
sorprese e una sterile perdita di tempo. Incominci con la registrazione della
sigla. Come avvocato saprà meglio di me l’iter da seguire. Poi non le resta che
fare proseliti fra amiche, parenti, ex compagne di università ecc. Insomma deve
istituire un tam tam di passa parola anche attraverso Internet. Come logico,
dovrà studiare un programma di innovazione e rivitalizzazione politica per
il PDI puntando proprio sulle lacune
della sua regione: situazione lavoro, ruolo della donna, orizzonti circoscritti
riguardo tutte le problematiche relative alla gestione politica delle città (
strade, immondizie, assistenza sanitaria, pubblica istruzione, traffico,
inquinamento, sicurezza ecc.) Senza dimenticare di inserire il progetto per
ridurre almeno di un terzo il numero dei parlamentari alla Camera e al Senato.
Per il momento, la sede del PDI dovrebbe restare a casa sua fino a quando
qualche doviziosa aderente metta a disposizione altra sede adeguata. Faccia
un’indagine sul numero delle donne presenti sul territorio siciliano dai sedici
anni in avanti. Prenda visione dei programmi degli altri partiti e scopra i
punti lacunosi che potrà invece “coprire” nel nuovo programma del nascente PDI.
A mio avviso, proprio in Sicilia, una simile iniziativa potrebbe attecchire in
modo sorprendente. Ci vorrà una grande e tenace pazienza e un “credo” in grado
di scuotere o svegliare i sentimenti di indipendenza di ogni donna. La sua età,
la sua laurea e la sua condizione di madre mi appaiono perfettamente in sintonia
con tale meraviglioso progetto. La lotta sarà ardua e deve prepararsi a
sostenerla tenendo presente che, proprio dalla Sicilia, Garibaldi riuscì a
scatenare l’entusiasmo in tutta la penisola. Attendo notizie: auguri.
22/5/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Premio
letterario a Tramonti
Gentile Mariella Alberini, le
invio le poesie scritte per il Premio letterario Pietro Tagliafierro, un
giovane poeta di Tramonti, morto a trent’anni per una malattia congenita. Spero
che una di esse venga pubblicata nella sua rubrica. Tramonti è una comunità
montana a pochi chilometri da Ravello e Amalfi che ama la cultura e la poesia.
E ha istituito questo premio per stimolare tanta gente in tutta la regione ad
esprimersi secondo le proprie attitudini. Da 5 anni, questa iniziativa crea
comunicazione e solidarietà: evidenzia talenti. Il 15 maggio, in Municipio è
avvenuta la cerimonia della premiazione per la poesia inedita, la pittura, la
fotografia, la fiaba e la narrativa inedita. La seguo da molto tempo e apprezzo
la sua profonda sensibilità…
Adolfo
Vaccaro – Tramonti
“Credo in te, amico, credo nel tuo sorriso, finestra aperta del tuo
essere. Credo nel tuo sguardo, specchio di onestà. Credo nella tua mano, sempre
tesa per dare. Credo nel tuo abbraccio, accoglienza sincera del tuo cuore.
Credo nella tua parola, espressione di quel che ami e speri. Credo in te,
amico, così, anche nell’eloquenza del silenzio.” Spero
di aver risposto al suo appello, caro Adolfo. E’ molto bello sapere che a
Tramonti, una località magica, fitta di boschi stupendi, si dà priorità alla cultura e si coltivano
con fervore le inclinazioni artistiche di tutta la contrada. Mi hanno commosso
le poesie e le fiabe degli alunni delle scuole elementari e medie. In tutte le
regioni del nostro Paese esiste la necessità di stimolare nei giovani l’amore
per la letteratura, la poesia, l’arte. Se ogni Comune grande o piccolo creasse
un Premio importante come il vostro, si
potrebbe, almeno in parte, distoglierli dalle trasmissioni televisive più
sterili e dannose. Si potrebbe tornare a progredire nell’estetica, nell’amore
per la lettura delle opere create dal pensiero dei grandi autori classici, dei
narratori di tutte le epoche italiani e stranieri, dei geniali poeti
dimenticati. In altre parole quella cultura dell’anima, oggi tanto negletta,
creativa di buoni sentimenti, di comportamenti improntati al vivere civile, al
rispetto per gli altri. E porterebbe alla rinascita dei valori, dello stile, della
collettività. La cultura è ciò che rimane dopo aver tutto dimenticato. E’ la
base per l’avvenire più luminoso delle nuove generazioni, per la tutela delle
nazioni, per un iter vitale teso al successo dello sviluppo, del lavoro, delle
carriere. Senza cultura, il bipede umano sprofonda nell’oscurità.
15/5/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Razzismo, misoginia e paura contro
le donne in politica
Cara Mariella, dopo il
clamore delle elezioni presidenziali francesi, leggo su LIBERO che la sconfitta
di Segolène è una vittoria per tutte le donne. A me non pare affatto che la
candidatura della Royal alla Presidenza in Francia possa determinare un
miglioramento per l’oscurantismo che opprime la donna in Italia. Il fatto che
una donna abbia tentato di diventare capo di Stato senza riuscirvi, a mio
avviso, significa poco o nulla: una rondine non fa primavera. Più volte lei ha
auspicato la nascita del PDI (Partito Donne Italiane). Perché nessuna si muove?
Viviana
Martinengo – Verona
Cara Viviana, a questo punto io colpevolizzo le
donne non abbastanza battagliere per ergere efficaci barricate contro
l’egemonia maschile intrisa di paura e di egoismo. Nel 2007 non è ammesso, in
politica come in altri campi, farsi schiacciare ancora dagli uomini prepotenti.
E sono anch’io colpevole per essermi ritirata dal mio incarico in un grande
Partito dopo otto anni di proficuo lavoro a causa della persecuzione di
colleghi maschi accaniti contro le mie capacità. Lo feci nauseata da una
categoria di personaggi che permettevano venissi pugnalata alle spalle da
peones privi di valore e di qualunque senso di rispetto umano. I quali sono i
primi a tradire chi li ha fatti eleggere. Oggi, alle donne che dovrebbero lottare
per prevalere su questo genere di bipedi, dico di battersi e superare queste
bassezze, di non soccombere davanti a fantocci che si preoccupano soltanto del
loro misero scranno, dello stipendio, della pensione. Se le Italiane vogliono
arrivare ad essere in pari numero con i maschi in Parlamento, è indispensabile
che oppongano la forza della superiorità femminile fatta di intelligenza,
intuito, tenacia, professionalità, sensibilità preventiva contro l’armata Brancaleone che alligna in tutti i
gangli della politica. Riguardo al Partito delle donne soltanto le donne sono
responsabili della sua assenza. Non hanno capito che diventerebbe una forza
politica in grado di schiacciare qualunque altro partito. E senza voler
stravincere, otterrebbero, in base al loro numero, una cospicua rappresentanza,
se non la maggioranza, in Parlamento. Molti mi hanno chiesto perché non ho
proseguito in questa lotta. Sono stata soverchiata dal disgusto per la palude
nella quale mi sono trovata e adesso confido nel vigore e nella determinazione
delle nuove pulzelle, alle quali abbiamo preparato un fertile terreno.
8/5/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I Turchi e la democrazia
Cara Mariella, anche Istanbul ha avuto la sua
manifestazione di piazza con una folla oceanica inneggiante alla politica laica
e alla democrazia. Ho l’impressione che la svolta parzialmente “islamica”,
imposta da Erdogan all’inizio del suo mandato, abbia avuto una chiara risposta
in questa manifestazione, alla quale hanno partecipato tutte le classi sociali.
Erdogan però risponde “non si può essere laici e Musulmani e noi siamo
soprattutto Musulmani”. Una frase politica sbagliata. Non crede che la folla di
piazza Caglayan abbia dato un segnale forte e chiaro della tendenza finalmente
democratica di un Paese islamico come la Turchia?
Adalberto Venturini - Roma
Sono d’accordo, caro lettore. I Turchi di piazza
Caglayan rappresentano una maggioranza
di Musulmani moderati che non vuole nè Sharia, né colpo di stato, ma una
Turchia democratica e indipendente. La quale potrebbe costituire un esempio
domino per le regioni islamiche confinanti. I dimostranti di Istanbul si sono
contati e hanno dimostrato il desiderio della maggioranza per un governo
assolutamente laico come ha insegnato loro il padre della patria Mustafà Kemal
Ataturk. Il quale, all’insegna del laicismo, ha fondato la Turchia moderna riformando in modo totale antiche
regole che la tenevano in un medioevo limitativo di ogni sviluppo. La folla di
piazza Caglayan è il primo esempio di un popolo musulmano con la voglia di
democrazia per il presente e il futuro della Turchia. Il Paese islamico
d’avanguardia che vuole integrarsi nell’Europa Unita mantenendo la sua identità
religiosa, ma separandola dalla politica di governo. Ed è un significativo
passo avanti per tutto il mondo islamico, il quale non potrà continuare a
rimanere succube di leggi coraniche, fanatismo religioso, discriminazione verso la donna ecc. I Musulmani moderati turchi hanno capito che il futuro
delle nazioni islamiche non può essere nelle mani degli estremisti e tanto meno
dei terroristi di al Qaeda. Infatti ci sorprendono con un’anticipazione di
quello che noi Europei auspichiamo con forza dall’ 11 settembre 2001. Da quando
ci siamo resi conto dell’assurdità di una dichiarazione di guerra senza senso
quasi fossimo tornati all’epoca delle
Crociate. I Turchi moderni vogliono la democrazia perché desiderano un Paese
non più dominato dal potere militare. Il quale deve rimanere forte per la
difesa della nazione, ma non per sostenere un regime politico. D’altra parte
proprio i militari hanno dato un forte segnale di non aderire ad una politica
che non sia assolutamente laica. La democrazia, parola di genere femminile,
potrebbe essere salvifica per l’Islam come lo è la donna per l’avvenire dei
popoli.
1/5/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Quella piccola differenza…
Cara Mariella, a 48 anni, senza figli, sto
divorziando dal mio secondo marito e ho perso ormai ogni fiducia nella vita di
coppia. Pochi giorni fa ho persino comprato un libro sul sesso e i sentimenti,
del quale avevo letto un articolo sul vostro giornale. Ma non mi dice proprio
nulla di nuovo, a parte le solite tattiche erotico-sentimentali che, da sempre, ho adottato durante le mie esperienze matrimoniali. Non ricordo
più quale scrittore francese ha detto che la donna e l’uomo sono uguali tranne
una piccola differenza. E’ ben chiaro che si riferiva al sesso. Invece io penso
che le diversità sono tante e inconciliabili. Ormai penso di rimanere single
anche se ho tanto bisogno di un compagno serio e affidabile. Mi dia un
consiglio.
Velleda – Napoli
Gentile
Velleda, la storia dei due pianeti, quello maschile e quello femminile, ha
qualche fondamento. Reale è la dissonanza di sensazioni, emozioni, desideri,
aspirazioni, punti di vista, traguardi, ecc. A parte ciò, questi due esseri
tanto diversi non possono fare a meno l’uno dell’altra. Ritengo indispensabile
per chi, uomo o donna, desideri una vita normale di coppia, la capacità di
sapersi accontentare sempre che ci sia un sincero rapporto affettivo. Non
esiste il partner ideale. Non parliamo poi del principe azzurro che, quasi
sempre, si trasforma in lupo mannaro. Lei ha ancora molti anni buoni davanti.
Se ci riesce, trascorra un periodo sabbatico osservando con attenzione il
panorama maschile intorno a sé. E si faccia un esame di coscienza. Le famose
affinità elettive esistono, ma quasi sempre si trovano in una persona sovente
senza le attrattive estetiche di nostro gusto. Però ha mai osservato quanto
spesso si incontrano coppie dall’aspetto in totale contrasto? Lui bello e alto:
lei piccola e bruttina e viceversa? Eppure risultano sereni e sposati da molti
anni e non di rado senza motivazioni finanziarie. Ebbene sono quelli che hanno
dato la priorità alle qualità interiori e si sono scelti privilegiando la
solidità del rapporto futuro. Maschio e femmina sono fatti per condividere il difficile percorso dell’esistenza. Da
soli stanno male, campano meno, soprattutto l’uomo poiché meno indipendente tra
le pareti domestiche. I divorzi traumatizzano, fanno male alla salute. Fossi in
lei, quando incontrerà un bipede maschile di suo gradimento e ammesso che lui
sia disponibile, eviterei la convivenza. Due case, se possibile non lontane,
per semplificare, causa traffico, gli
incontri saranno una soluzione vincente. Week end e vacanze insieme possono
diventare un modus vivendi assai gradevole. Ma questa è soltanto l’opinione
dell’umile cronista, già contrastata da numerosi lettori aspiranti al sistema
di coppia d’antan.
24/4/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Separazione all’italiana
Cara Mariella, il gossip mediatico mi interessa in
modo relativo, ma ormai i rapporti della coppia Berlusconi stanno diventando un
caso nazionale. Lei che gli scrive su Repubblica: lui che si profonde in scuse
anche se a denti stretti promettendo che non ripeterà gli atteggiamenti
“goliardici”. E adesso si lascia riprendere per manina con numerose fanciulle.
Non pensa che tutto ciò sia illogico e anche tendenzioso. Ho saputo da fonte
certa che il Cavaliere vuole divorziare. Non sarà questa sceneggiata
fotografica una sfida per donna Veronica?
Rosetta
Galvani – Roma
Preferirei non commentare gli
scoop da rotocalco, cara Rosetta. Ma se proprio devo esprimermi, giudico questa
raffica di “botte e risposte” in prima pagina di quotidiani stonata e troppo
clamorosa per un personaggio politico e finanziario di primo piano. E
convaliderebbe la sua ipotesi sulla tendenza divorzista da parte del Cavaliere.
D’altra parte è nota, ormai da vari anni, la separazione di fatto della coppia
pseudo regale dell’Italia repubblicana. Se così fosse, non capirei perché la
bella signora Veronica esiti ad accontentarlo. Tra una separazione amareggiata
da atteggiamenti a lei sgraditi e un
netto divorzio in amicizia e senza guerra dei roses: con il vantaggio della
totale reciproca libertà e, in armonia con la prole, mi pare logico scegliere
la seconda opzione. Di certo, esiste il problema della spartizione di un
patrimonio conclamato di fantastiliardi, di cui la metà dovrebbe toccare alla
gentile “metà”. Almeno così affermano
le leggi in Italia. Donna _Veronica non ha che da chiederlo.
Immaginiamo la goduria dei principi forensi prescelti, a mio
avviso, ante lettera a Repubblica dall’affascinante castellana di Macherio. E
quella dell’agguerrita compagine che circonda uno degli uomini più ricchi del
mondo, il quale non si fa cogliere mai impreparato nelle aule dei tribunali. Ci
sarebbe da riflettere sulle situazioni
complicate dall’eccesso di ricchezza. Sull’affannosa corsa alla conquista di un
vello d’oro da tagliare a fil di spada forense. Non si può ignorare il grande
divario mediatico di stile dei diversi uomini di Stato odierni, pur non
provenienti da una tradizione cattolica, i quali sfoggiano un composto legame
matrimoniale e affettivo, che non trova
riscontro nella nostra “regal bella coppia”. Peccato perdere di vista le
basilari priorità della fugace esistenza terrena: l’importanza del rapporto
psico affettivo duraturo, la caducità delle passioni momentanee e l’esempio
verso i propri discendenti. I quali, essendo divisi in due famiglie potrebbero
trovarsi in difficoltà successorie. Ahinoi quanto effimero è il potere
destinato a livellarsi nel mondo dei più.
17/4/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Attenzione Mr. Murdoch…
Cara Mariella, dall’inizio mi
sono abbonata a Sky e ho goduto fino a due anni fa i suoi magnifici programmi
senza pubblicità, a base di cultura e di cinema di gran scelta: sia per i film
d’essai come quelli d’antan o altri molto difficili da reperire anche nei
blockbuster più forniti. Inoltre proiettavano film molto recenti. Ora che Sky è
riuscito a battere tutti gli share di Rai e Mediaset, ho notato, già da alcuni
mesi, una flessione di qualità nei programmi soprattutto quelli cinematografici
e, tra l’altro, un aumento repentino della pubblicità. Data l’intelligenza
usata per lanciare Sky, sarebbe opportuno allertare i suoi dirigenti affinché,
per sete di guadagno, non la riducano come Rai e Mediaset.
Susanna Orlando – Milano
Gentile Susanna, b.c.c. (blind carbon copy) Rupert Murdoch, ammetto, da cinefila
appassionata, di avere notato anch’io un peggioramento nella qualità dei
programmi cinematografici di Sky con un’aggiunta di pubblicità. Quelli
culturali sono rimasti di ottimo livello come tutto quanto riguarda l’attualità
e le news. Ritengo comprensibile la sua protesta affinché il cinema di Sky
continui al livello ottimale degli inizi senza esagerare con la pubblicità
essendo già il servizio più che adeguatamente compensato dai non trascurabili
canoni. Sappiamo che l’obiettivo dei tycoon televisivi, oltre ad ottenere tramite la TV grande
potere, è soprattutto quello di fare soldi. Inutile ribadire quindi che i
costosi abbonamenti di Sky dovrebbero soddisfare l’avidità dei suoi azionisti.
Ma grave errore da non commettere, proprio adesso che è fonte di introiti
triliardari, dopo aver accalappiato tanti utenti e surclassato televisioni di
Stato e private, è quello di peggiorare la qualità del cinema di Sky che è proprio
il motivo per cui i più si sono tassati in aggiunta all’inevitabile canone Rai.
Ci rivolgiamo ancora all’alta dirigenza del sistema Sky affinché, dopo un
attento esame di marketing, non deluda i suoi teleutenti e, di conseguenza,
riduca a breve termine il grande business in atto. Gli Sky-amatori potrebbero
cancellare i loro abbonamenti.
10/4/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Crudeltà filiale
Cara Mariella, sono la madre disperata di due figlie adulte e sposate
con prole che non mi fanno vedere i miei nipotini. La motivazione sarebbe il
mio comportamento per loro stressante avvalorato dall’assurda presa di
posizione di uno dei miei generi, medico psicologo, il quale sostiene la teoria
folle per cui il rapporto dei nonni con i nipoti è da evitare. Alla luce di
simili tesi e comportamenti, la mia cultura cattolica non mi consente di
accettare e di capire tali concetti, ammesso che di concetti si tratti. La mia
sofferenza è inimmaginabile e mi sono recata anche da un illuminato sacerdote
nei problemi familiari per chiedere aiuto. Il quale ha allargato le braccia e
mi ha fatto capire che l’unico conforto potevo trovarlo nella preghiera,
attraverso la quale forse un giorno un po’ di luce illuminerà quelle menti…
Giulia Zacchi – Milano
Nessun essere umano può far soffrire quanto i figli incapaci di amare i
genitori, gentile lettrice. E’ quanto succede oggi sempre più sovente.
Purtroppo i figli del benessere sono i più crudeli e indifferenti verso madri e
padri prodighi di ogni bendiddio morale e materiale. Sono stati amati e
coccolati come mai è accaduto in epoche precedenti quando il rapporto in seno
alla famiglia era molto più rigido e formale. Hanno avuto disponibilità di
denaro molto superiori e non paragonabili a quelle che i genitori avevano ricevuto
a loro volta. Ma soprattutto hanno goduto di un rapporto affettivo molto più
intenso da parte della madre e anche del padre in confronto alle precedenti
generazioni. E non si riesce a capire il motivo di tanta indifferente aridità.
Soprattutto non si dica che la causa di questo malessere sono i genitori
separati o divorziati. Ci sono figli con simili caratteristiche disastrose
anche quando i genitori vivono un rapporto di coppia armonioso. E’ allora il
benessere che nuoce? Purtroppo situazioni come la sua sono sempre più diffuse.
D’altra parte se anche gli psicologi esternano simili convincimenti, significa
che i soloni di oggi sono davvero “filosofi dal pensiero debole”. Che cosa sta
accadendo a questo Occidente che brucia tutti i valori più sacri? In Cina, i
figli si votano alla cura dei genitori proprio quando questi incominciano ad
invecchiare e li assistono fino alla morte. Bisogna dunque pensare che in
Oriente sopravvivono valori più rispettosi della vita. Di certo, le sue figlie,
che sottraggono ai loro bambini l’affetto dei nonni, non si rendono conto del
danno spaventoso inflitto a innocenti creature private di ogni tradizione, di
ogni insegnamento aggiunto dall’esperienza proveniente da generazioni diverse,
per le quali il calore familiare coltivava sentimenti ed anima. L’essere
umano può sopravvivere anche con simile desertificazioni dello spirito. Ma a
quale prezzo?
3/4/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Vandalismi e degrado senza controllo
Cara Mariella, malgrado si continui a predicare
contro graffitari e vandali, assistiamo ogni giorno a nuove bravate che le
autorità non riescono a risolvere. La recente notizia di sfregi al più insigne
monumento di epoca romana a Milano, la Basilica di San Lorenzo, richiama altri
episodi di cronaca vissuti in tutte le città italiane. E’ mai possibile che non
ci sia la volontà di bloccare questo scempio e di far pagare ai colpevoli una
giusta pena oltre al ripristino delle superfici imbrattate? A questo si
aggiunge la connessione tra vandali e spacciatori che inquinano in modo ormai
insopportabile interi quartieri. E la totale indifferenza verso le reiterate
denunce degli infelici abitanti…
Amedeo Vassalli – Milano
Caro Amedeo, abbiamo trattato
simile argomento più volte anche riguardo ai muri e alle aule dei licei in
tutta la nostra penisola. Comunque se già proviene dalla scuola simile
disastro, figuriamoci che cosa può produrre il popolo della notte. E’ ormai
indispensabile che simili luoghi vengano pattugliati in modo sistematico dalle
forze dell’ordine. E non diciamo che questo diventa uno Stato di polizia, ma
soltanto uno Stato che tutela i cittadini e i loro beni artistici. Questa
azione dovrebbe essere suffragata da una legge che permetta alla Magistratura
di punire in modo esemplare i rei incappati nelle forze dell’ordine. Può darsi
che se tali provvedimenti fossero davvero messi in atto, si leverebbe il coro
dei garantisti a cominciare da quei conduttori televisivi che ospitano i
cosiddetti graffitari e giustificano il loro comportamento come espressione
artistica. Ma bisognerebbe capire se costoro trovano leciti i bivacchi, il
consumo di alcool, di droga oltre a schiamazzi e oscenità fino a tarda ora. Se davvero si trattasse di arte (murales)
potrebbero esprimerla sugli appositi spazi che i Comuni sovente mettono a loro
disposizione. Ritengo inaccettabile che si accolga la teoria di marcare il
territorio come è costume di alcune specie di animali. Ricordo lo stato
indecente dei giardini di piazza Vetra a Milano che vent’anni or sono
costituivano il ritrovo notturno del popolo vandalico e dopo interminabili
polemiche vennero finalmente recintati con chiusura notturna. Quel popolo adesso si è trasferito a ridosso
delle chiese e la sarabanda continua. Anche se non si sa più chi deve
intervenire tra Comune, Provincia, Regione e Stato, invochiamo l’attenzione dei
cosiddetti “organi competenti”, frase burocratica di chi non sa più a quale
santo votarsi. Forse a San Lorenzo?
27/3/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Il vero traguardo è l’ambiente
Cara Mariella, ho dovuto
ricredermi su Al Gore, personaggio in apparenza sbiadito, non certo perché
messo in evidenza dal recente premio Oscar, ma per la tesi da lui scelta in
questo periodo di soffocante mancanza di ossigeno o si potrebbe dire in debito
di ossigeno degli esseri umani sul nostro ormai inquinato pianeta. Rimettersi
in gioco trattando tale argomento vitale e allertandone l’urgenza è stato, a
mio avviso, una prova di intelligenza poco comune. Se compariamo il suo
intervento con quello dei politici nostrani addetti allo stesso settore c’è da
mettersi a ridere dato che non riescono neppure a risolvere il problema delle
discariche. Per non parlare del problema del traffico le cui soluzioni sono
rimandate da anni e l’unica panacea inservibile è quella di bloccare le auto in
garage alla domenica.
Ambrogio
Pirani – Monza
Caro Ambrogio, una recente
statistica dice che in Italia, nel 1946 circolavano 411.000 veicoli, dei quali
150.000 auto. I dati più recenti segnalano oggi in circolazione 38.400.000
veicoli, dei quali 34.200.000 autovetture. Basterebbero queste cifre per
sottolineare la gravità di un problema cresciuto in maniera smisurata in
particolare per un territorio piccolo e sovrappopolato come l’Italia. La
sensibilità politica di Al Gore ha centrato la piaga più perniciosa del pianeta
superando in lungimiranza i suoi ritardati colleghi che si occupano soprattutto
di accrescimento di potere o affermazione di egemonia senza accorgersi che tra
non molto si troveranno a governare territori desertificati e avvelenanti. C’è
ben poco da ridere: direi che ci sarebbe da piangere su questa umanità
produttrice di veleni in modo superiore a quelli che la natura riesce a
smaltire. E si incomincia appena a riconoscere con tragico ritardo che il più
grave problema dell’umanità non è solo la fame nel mondo (non impossibile da
risolvere), bensì la ricerca di tecnologie che non impediscano agli essere
umani di respirare e alla natura di evolvere e di accrescere le qualità di
habitat indispensabili alla sopravvivenza della specie umana. L’Oscar di Al
Gore punta ad evidenziare questa terribile problematica, per la quale gli Stati
Uniti, super potenza irresponsabile in proposito, dovrebbero, sia pure in
ritardo, adottare e divulgare misure
severissime di difesa del bistrattato pianeta Terra. Sarebbe questa forse
l’unica via per bloccarne la graduale distruzione.
13/3/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Il secondo
tempo della Prima Repubblica
Cara Mariella, cercando di
analizzare questa situazione di crisi politica, mi sembra di essere giunti al
secondo tempo della Prima Repubblica. Molto ha contribuito negare l’ esito
referendario che chiedeva un sistema elettorale maggioritario puro e non una
“mattarellata” che lo rendesse ibrido, semi-maggioritario con uscio
proporzionale, vera e propria entrata libera di tutto il coacervo di partitini
destabilizzanti. Ma nella nostra mastodontica capacità di ingurgitare scandali,
mi pare si voglia sottovalutare l’ intervento del senatore a vita Andreotti. In
questa povera Italietta, dove nominare il termine preservativo e suoi utilizzi
è bandito, dove la RU 486 resta praticamente impedita: dove si ostacola
l’applicazione di un diritto (l’aborto) con un mobbing consentito, o sull’
istigazione a boicottare il quorum di un referendum di Stato sulla libertà di
ricerca scientifica o la vergognosa negazione di sepoltura per l’ eroico Welby,
quando un boss della Magliana riposa nella cripta di una chiesa. Troppe le
collusioni, troppe le ingerenze indebite e tragica la sudditanza del nostro
Stato e soprattutto dei cittadini. Non mi sento affatto rappresentato da questa
classe politica.
marco
bernardi vipasyana@tin.it
Gentile lettore, anche una gran parte di cittadini e
chi scrive non si sente affatto rappresentata da questa classe politica. La
quale, sia a destra che a sinistra, usa il sistema di voler accontentare tutti.
Ad esempio l’attuale compagine di governo cerca di compiacere i sindacati, il
lavoro parassitario, la pletora degli statali, i centri sociali, i
disobbedienti, i gay ecc. Viene il dubbio che in questo Paese su 57 milioni di
abitanti, la forza produttiva non superi quella di cinque milioni, sui quali
prosperano tutti gli altri. E viene anche il dubbio che non sia vero che la
ricchezza in Italia non sia distribuita. Questo tipo di politica però viene
accettato in modo assurdo e passivo e c’è da chiedersi quale miracolo ci fa
sopravvivere alla iattura del valore attribuito all’euro. Faccio un esempio:
chi prima dell’euro possedeva cento si è ritrovato con cinquanta. Sul residuo si è abbattuto un
aumento di prezzi pari ad un altro cento per cento. Di conseguenza il nostro
cento è diventato venticinque: eppure sopravviviamo da sudditi pusillanimi
sopportando parassitismo e tassazioni indecenti che vanno a rimpinguare
l’esercito di portaborse a tutti i livelli. Il futuro è inimmaginabile
considerata la confusione che regna a destra e a sinistra. E lo strapotere dei
partiti che mandano in tutti i gangli dell’Amministrazione l’armata Brancaleone
dei loro avidi seguaci. Di persone affidabili non se ne vedono nei dintorni del
Palazzo perché sono troppo impegnati altrove a farsi carico del mantenimento di
tutti gli altri. Mentre gli insegnamenti di Luigi Einaudi, artefice della
ripresa economica italiana nel dopoguerra, sono del tutto dimenticati da chi
pretende di governarci.
6/3/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I doveri basilari della scuola
Cara Mariella, non sono un ingenuo che desidera sentir parlare solo di
bambini nati sotto il cavolo o portati dalle cicogne. Devo, tuttavia, ammettere
che i recenti avvenimenti di cronaca scolastica del tipo "Pierino e la
supplente di matematica" mi hanno non solo disgustato ma anche sconvolto.
Certamente disgustato per la dinamica dei fatti e sconvolto se confronto questa
scuola italiana con quella che ho frequentato io non più tardi di 25-30 anni
fa. Dov'è finita la disciplina, l'educazione, la formazione morale ed umana
delle nuove generazioni? Dov'è finito il voto di condotta che teneva anche
conto del rispetto avuto per l'edilizia scolastica (pedate sulle pareti,
scritte sui banchi, igiene nei bagni ecc.), per i compagni di classe e,
ovviamente, per i docenti? Ci si alza ancora in piedi quando l'insegnante entra
o esce dalla classe? Ogni generalizzazione è certamente un errore, ma forte è
in me l'impressione che i giovani d'oggi siano pieni di cose superflue
(spinelli, city car, telefonini ecc.) ma poveri di valori che veramente contano
nella vita.
Cristiano Giusti – Roma
Un articolo perfetto di Francesco Alberoni esaminava
in modo essenziale l’annosa problematica dell’insufficiente educazione civile,
morale, sentimentale, sociale della scuola in Italia. La situazione poteva
essere accettabile solo fino ad una quarantina di anni orsono. Perché è vero
che “le èlite emergono dagli strati bassi della società dove le condizioni di
vita sono più difficili”. E quindi stimolano l’individuo a battersi per la
conquista dello stato sociale. Per arrivare a questi traguardi devono essere
abituati a superare ostacoli che oggi la scuola non pone. Come non insegna
disciplina, rispetto umano, deferenza verso docenti e genitori. Ma come fa un
ragazzo a rispettare l’insegnante quando la scuola è sindacalizzata al punto
che ogni decisione dell’insegnante va discussa in assemblea? E’ inutile parlare
di disciplina o rispetto quando queste regole sono state minate da una politica
che è andata dal sequestro dei professori al 27 (voto) politico. E poi c’è
anche il diffuso benessere che ha inquinato le famiglie, lassiste nei riguardi
dei rampolli dalla più tenera età. I quali non
devono ricevere ricompense sotto forma di paghette eccessive, gadget e
libertà fuori controllo perché entrambi i genitori lavorano e sono fuori di
casa a mezzogiorno. Nelle famiglie operaie di un tempo, la madre andava in
fabbrica e i ragazzi, al ritorno dalla scuola, si scaldavano il cibo preparato
la sera prima e poi rigovernavano prima di mettersi a studiare. Alla domenica,
ciascuno faceva la sua parte di lavoro domestico prima di riunirsi intorno alla
tavola per il pranzo. E i figli, diventati adulti, ritenevano doveroso aiutare
moralmente e materialmente i genitori per ricompensarli, almeno in parte, di
quanto avevano ricevuto. E’ questo il minimo che i figli devono ai genitori:
oggi, domani, sempre.
27/2/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella, a proposito dell'attuale dibattito sulla legalizzazione
delle coppie di fatto, segnalo che anche in Svizzera, il 5 giugno 2005, si è
svolta una specifica consultazione referendaria che ha convalidato la legge
federale del 18.06.2004 sulla cosiddetta "unione domestica
registrata" di coppie omosessuali. Secondo tale norma legislativa, le
coppie gay e lesbiche sono assimilate a quelle eterosessuali in materia di
eredità, di assicurazioni sociali, di previdenza professionale e di imposte. I
partner stranieri godono degli stessi diritti di soggiorno del congiunto
eterosessuale straniero e, dopo cinque anni, possono chiedere di essere
naturalizzati se l'unione domestica registrata era in vigore da almeno tre
anni. Per contro, viene chiaramente riportato nella legge che le coppie
omosessuali non possono adottare figli e sono escluse dai procedimenti di
procreazione medicalmente assistita, come la fecondazione in vitro. A mio
parere, tale impostazione legislativa è più chiara di quella proposta dal
governo Prodi in ciò che concerne le coppie omosessuali: infatti, mentre da un
lato fornisce loro un riconoscimento legale ormai ineludibile, dall'altro
impedisce loro con altrettanta chiarezza qualsiasi aspirazione di
"famiglia" o di genitorialità (adottiva o artificiale), certamente
inappropriata ed inaccettabile.
GustavFaber-Roma
Caro
Gustav, sono d’accordo sulla maggior chiarezza della legge svizzera a proposito
delle “unioni domestiche registrate” sia per le coppie omosessuali e non. Ma
sappiamo che la Svizzera è ben più accorta e ponderata riguardo ai problemi di
natura sociale. Inaccettabile è, a mio avviso, la proposta di legge italiana
per i cosiddetti Dico, che dovrebbe andare all’esame delle Camere. Prima si
parlava di Pacs: ora si è cambiata la sigla, ma il contenuto appare lo stesso.
Ma comunque, qualunque tipo di governo si formi dopo la crisi dovrà meditare
molto prima di continuare a legifererare sulle coppie di fatto: Pacs o Dico
hanno spaccato l’Italia e sembra accertato che i più non vogliono né l’una, né
l’altra. Il contenuto di questa proposta è macchinoso. L’attuazione appare
addirittura molto equivoca. Le coppie conviventi senza matrimonio hanno
compiuto una scelta ben precisa che non comporta gli obblighi della coppia
sposata. Sappiamo che i figli nati dalle unioni di fatto sono tutelati dagli
stessi diritti dei figli nati sotto il
vincolo del matrimonio. I conviventi possono da sempre proteggere materialmente
il compagno o la compagna destinandole in vita, secondo le possibilità, la
parte disponibile del loro patrimonio. E tutto ciò senza registrazioni
anagrafiche unilaterali dal sapore impositivo o anche ricattatorio che
provocherà liti giudiziarie infinite: immaginiamo la goduria degli avvocati
matrimonialisti con il raddoppio degli incassi. La Chiesa difende, come giusto,
il principio della famiglia, cardine della piramide sociale e dello Stato. E
questa aspirazione del governo ante crisi di legiferare abusando dei fatti
privati degli elettori dà l’impressione di una caccia al voto molto simile a
quella sulle famigerate agevolazioni alla fiumana di immigrati (circa sei
milioni) che invadono la penisola come le termiti. Una politica subdola delle
sinistre, le quali da trent’anni hanno incentivato le libere unioni in
contrasto con l’istituzione del matrimonio. E ha creato una gran confusione fra
i giovani.
20/2/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Auto d’epoca che passione
Cara Mariella, grande appassionato di Alfa Romeo
d'epoca, ho avuto e amato, una Giulia Super 1600 del '74, una 2000 berlina del
'71, una 1750 berlina del '69 ed una Montreal del '72. Adesso ho un'Alfetta
1800 berlina del '74 ed una 164 Super 3000 V6 24V del '93, due auto magnifiche
ma severamente penalizzate dall' assurda mania ecologista tanto in auge in Italia.
L'Alfetta non può mai entrare in città e la 164 è gravata dal recente
"bollo di punizione" per le auto non Euro 4 voluto dall'attuale
governo. Ora, chi si intende di motori, sa che questa classificazione
dell'impatto ambientale degli autoveicoli muniti di marmitta catalitica è tanto
credibile quanto la storiella che le bombole della schiuma da barba sono
la causa del buco nell'ozono! Quanto alle auto meno recenti, come per esempio
l'Alfetta, quale può essere mai il loro impatto sull'effetto serra dato lo
scarso numero di veicoli circolanti? La mia tristezza risiede però nel fatto
che, proseguendo su questa strada scellerata, tutte queste auto nate dalla
passione e costruite con il cuore verranno presto trasformate dai demolitori in
balle di lamiera...
Oscar Weber– Roma
E’ vero, caro Oscar, le poche auto d’epoca in
circolazione non possono certo incrementare l’inquinamento in atto. Capisco il
suo dispiacere di appassionato al pensiero della sparizione dei suoi adorati
modelli storici. Se è vero che certi motori producono più inquinamento di
altri, la classifica fatta porterà i proprietari delle auto più vecchie ad
arrendersi alle norme di legge. E’ questa una manna per le fabbriche
automobilistiche che già si affannano a proporre cambi vantaggiosi usufruendo
della rottamazione. L’automobilista resta comunque tartassato da uno Stato
sempre più esoso e da produttori d’automobili sempre più aggressivi. Circolano
comunque già auto ibride con un consumo minimo di benzina. E non penso siano
molto lontane le soluzioni definitive per eliminare del tutto questo carburante
generatore di conflitti bellici per il possesso delle sue fonti. Sui media già
compaiono immagini di auto sia pure costose, ma in parte alimentate a idrogeno.
E su queste alternative, tutti dobbiamo contare per riuscire a sopravvivere
nelle città non più con l’aria avvelenata. Questo dovrebbe essere uno degli
obiettivi più urgenti da raggiungere anche per lasciare in eredità ai nostri
nipoti un pianeta in condizioni più sane e decenti. Pensiamo alle petroliere in
avaria alla deriva con fiumi di petrolio che devastano coste, flora e fauna
marina.
13/2/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Cara Mariella Alberini, un modo
davvero "Libero" di incoraggiare chi fa volontariato. Chi vuole
impegnare una parte del proprio tempo per dedicarsi agli altri facendo
solidarietà concreta. E’ sconcertante questa risposta che a prescindere dai
consigli sentimentali, nei quali non vogliamo nè dobbiamo entrare nel merito
e/o nei dettagli -sono fatti del tutto privati- ma le considerazioni
moralistiche e perbeniste del tipo fate l’amore ma in stanze separate oppure la
considerazione azzardata sui sessantenni uomini in cerca di assistenti familiari
(badanti) esotiche con le quali intrattenersi offende l’etica della persona
umana e la moralità di chi lavora 24 ore su 24 per aiutare persone non
autosufficienti e dare un sollievo alle loro famiglie.
Michele Mangano, presidente
Federazione Auser volontariato
Gentile Presidente, ho l’impressione che la mia
risposta sulla rubrica “E’ nata una nuova terza età” sia stata, a dir poco, non
compresa. Anzi travisata. Debbo quindi ricordarne l’intrinseco significato. Il
signore sessantenne che ha chiesto la mano della simpatica cognata vedova
evidentemente è del tutto autosufficiente e non bisognoso dell’assistenza del
volontariato. Senza nulla negare alla generosità di chi si prodiga volontario,
dobbiamo ripetere che il cognato della lettrice in questione vorrebbe sposarsi
con la donna da lui scelta e comunque sarebbe in grado di salariare la
collaborazione di una delle numerose domestiche badanti alla ricerca
interessata di simili datori di lavoro. Non si capisce quindi come simile
risposta “offenda l’etica della persona umana e la moralità di chi lavora 24
ore su 24 per aiutare persone non autosufficienti”. Il signore di cui sopra è
largamente autosufficiente al punto che vuole incominciare una vita coniugale
come è normalissimo nella nuova terza età.
Cara Mariella, avremmo bisogno di un vero STATISTA
che non abbia come unico obiettivo solo il
consenso elettorale: dovrebbe comprendere con largo anticipo i rischi di
certe scelte o non scelte ed immedesimarsi nel futuro prossimo di un neonato di
oggi. Ed invece proliferano intellettuali “negazionisti” del disastro
ambientale annunciato. Come mai nemmeno il min. verde Pecoraio Scanio prende
posizioni drastiche? Debbo ancora comprendere come mai il min. Edo Ronchi è
stato “gentilmente defenestrato” nel primo governo Prodi, forse (anche “lui”)
per incompatibilità ambientale? Come mai possiamo ancora baloccarci con il
fattore estetico di una torre eolica? Certo è più semplice mettere una firma su
un protocollo che realmente dedicarsi ad applicarne i contenuti…
Marco
Bernardi – e-mail
Caro Marco, siamo tutti
preoccupati sull’emergenza del problema ambientale. L’inverno “caraibico” ha
contribuito ad impressionarci. Ma il clima non è mai stato identico nel corso
dei secoli in nessuna parte del globo. Gli scienziati sono divisi, ma le
statistiche della Banca Mondiale
smentiscono previsione catastrofiche. L’attenzione che l’uomo dovrebbe prestare
all’ambiente deve essere di certo molto più accurata e questo ci risparmierebbe
molti disagi. Ma le grandi catastrofi naturali esulano dal potere dell’uomo. Ad
esempio il recente tzunami della
Malesia non era tempestivamente prevedibile e non in quella dimensione. I
governi però potrebbero avere molta influenza se adottassero politiche concrete
non certo alla Pecoraio Scanio.
6/2/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Gentile Mariella Alberini, siamo in tempo di sfilate
e mi viene spontanea una riflessione sul fatto che alla donna consapevole della
sua evoluzione, la moda stagionale, come la intendono gli stilisti, non
interessa più come anni addietro. Ormai
qualunque stile è attuale e i vari
diktat di questi “geni dell’eleganza” vanno bene soltanto per movimentare il
business internazionale del franchising. O sbaglio?
Simonetta Burri – Milano
Da anni, cara Simonetta, ripeto che ogni donna può
trovare nell’armadio quasi tutto quello di cui ha bisogno. Non vorrei sembrare
presuntuosa, ma temo di avere adottato il vintage oltre vent’anni orsono.
Lungo, corto, al ginocchio, aderente o morbido, l’abito, il cappotto, la giacca
o i pantaloni restano comunque attuali poiché oggi la cosiddetta moda contempla
qualunque cosa. Proibito resta soltanto ciò che non si adatta alla propria
persona o non la valorizza. Inutile ribadire che stile ed eleganza affiorano soprattutto secondo il grado di
dignitosa consapevolezza della propria estetica e dei propri limiti. Sono di
moda la donna ed anche l’uomo che non seguono la moda, ma solo se stessi.
L’obbligo della bellezza
Cara Mariella, ormai esiste una sorta di ossessione
per l’estetica. Le donne devono trovare la formula per invecchiare in forma
splendida. Non si può e non si deve ingrassare. Si spendono capitali per curare
la pelle di tutto il corpo. A me tutto ciò sembra eccessivo. E a lei?
Alberta
Pascale - Genova
Cara Alberta, non dimentichi che dietro agli
articoli e alle trasmissioni televisive che la perseguitano con certi diktat
c’è l’industria della cosmesi. La quale continua a buttare sul mercato enormi
quantità di prodotti sempre nuovi, sempre più costosi vantandone i miracolosi
effetti. Ogni donna dovrebbe curarsi in modo equilibrato iniziando dalla
propria salute. Da ciò soprattutto dipende la buona forma. Rimanere in un peso
adatto alla propria statura significa nutrirsi in modo equilibrato per non
affaticare cuore, fegato e polmoni. Aiutare la pelle a rimanere elastica con
qualche prodotto adatto che non depaupera troppo il bilancio familiare può
essere utile, ma accettare di invecchiare con serenità è di certo un modo per
essere più felici e quindi più belli.
30/1/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
La nuova terza età
Gentile Mariella, sempre più sovente si parla di una
popolazione ultrasettantenne e anche ultraottantenne in aumento. Sono una ex
impiegata di banca, vedova, 65enne in pensione che continua a lavorare part
time per associazioni culturali e prestando opera di volontariato. Non avendo
figli e nipoti, scelgo sempre i reparti ospedalieri dove sono ricoverati
bambini con varie problematiche. Il mio sessantenne cognato scapolo mi ha
chiesto di sposarlo. E’ un uomo benestante, assomiglia al mio defunto marito e
forse potrei amarlo, ma la mia attuale situazione non mi dispiace. E tengo
molto alla mia indipendenza. Seguo la sua rubrica da anni e condivido il suo
modo di pensare. Vorrei la sua opinione e un consiglio…
Luciana - Milano
Cara Luciana, da una decina
d’anni e più esiste una nuova terza età, alla quale, a mio avviso, lei non è
ancora arrivata. Poiché sessantacinque anni pieni di interessi e molto ben
portati (la sua foto sulla mail parla chiaro), sono ancora un’età molto vitale.
Lo dimostra il suo inserimento nelle attività sopra citate e il suo gusto per
l’indipendenza. Tuttavia non penso che basti la compagnia delle amiche o dei colleghi
per colmare gli inevitabili momenti vuoti dell’esistenza. Oggi l’aspettativa di
vita è di oltre ottantacinque anni, raddoppiata rispetto all’inizio dell’inizio
Novecento quando la mortalità media arrivava a quarantadue anni. Si può dire
dunque che lei abbia davanti a sé ancora molti anni di piena di attività, di
viaggi, di vacanze e anche di amore.
Perché non iniziare un rapporto sentimentale con questo cognato di poco più
giovane (il che non guasta) restando ognuno a casa sua? E fare un esperimento
sulle famose affinità elettive? Perché non
si prende una bella vacanza con lui, magari in camere separate, e
incomincia ad osservarlo come compagno e non più come fratello di suo marito?
Non capita tutti i giorni un’opportunità del genere. Oggi gli uomini di
sessant’anni liberi e disponibili affettivamente sono rari. Sovente cercano
fanciulle di facile noleggio affatto
impegnative e, se vedovi o scapoli, preferiscono sfarfallare con le
mogli degli altri. Quasi mai cercano una moglie della sua età dato che legioni
di giovani badanti esotiche sono alla ricerca di un signore maturo da accudire
a tutto campo. E’ probabile che suo cognato sia sempre stato attratto da lei ed
abbia colto l’occasione della sua vedovanza per farsi avanti. Un rapporto psico
affettivo con prospettive matrimoniali non guasta mai nella vita di una donna
carina e ancora nel pieno della vitalità. Ci pensi, ma non troppo, altrimenti
rischia che qualche signora più veloce e determinata di lei glielo soffi sotto
il naso. Coraggio e molti auguri: mi faccia sapere.
23/1/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Gentile Mariella, La seguo da diversi anni sempre
con lo stesso interesse e compiacimento. Vorrei sottoporle un problema comune a
parecchie famiglie con figli che devono sostenere l’esame di Stato. Mio figlio,
laureato in architettura con ottimi risultati, in novembre diede per la quarta
volta lo scritto di questo esame. Non si sa ancora se sarà ammesso all’orale.
Tassa di iscrizione € 250 ogni volta. Solo due appelli all’anno. Mi pareva di
aver sentito che questo esame sarebbe stato abolito. Sicuramente una bufala!
Come può rinunciare il Politecnico, e quindi lo Stato, ad un sicuro e continuo
introito? O forse ci sono troppi liberi professionisti sul mercato e dall’alto è
venuto un ordine: “bocciare, bocciare, bocciare”! Se selezione ci doveva essere
non sarebbe stato più intelligente e meno dannoso per gli studenti farla strada
facendo?
Francesca Barbera - Milano
Cara Francesca, forse non vogliono arrivare ad alcun
risultato se non quello di favorire i soliti “raccomandati”. Si tratta di una
situazione annosa sfociata in molti casi in scandali grotteschi come quello
avvenuto a Catanzaro, dove alcune centinaia di concorrenti conoscevano a priori
il tema scritto. Si deve sperare che il prossimo esame di suo figlio non sia
affollato da categorie di privilegiati e ottenga un risultato basato su un’equa
valutazione. Speriamo che le riforme contemplino la tendenza ad abolire questo
ulteriore sbarramento alla professione. E che l’Unione Europea si faccia carico
di una legislazione che renda agili tutte le procedure per l’inserimento nella
vita lavorativa.
Parcheggi liberi e strisce blu
Gentile Mariella, la Cassazione ha sentenziato che
le multe comminate per parcheggio sulle strisce blu non sono valide se non
esiste nelle vicinanze un libero parcheggio che non obblighi al pagamento. E’
un barlume di speranza per il malcapitato automobilista…?
Giorgio Sensini – Milano
Una sentenza davvero democratica, caro Sensini, ma
scatenerà tutti gli appetiti dei vari Comuni che hanno inserito certi introiti
nei loro budget. A questo punto è facile prevedere una valanga di ricorsi,
origine di cavilli e interpretazioni per complicare la vita dell’automobilista
già vessato da oneri pesanti: per non parlare delle sue sofferenze in seno
all’inferno quotidiano del traffico cittadino e su tutte le strade nazionali.
16/1/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Franco, Allende e Pinochet
Cara Mariella, l'Italia pacifista e di
sinistra è talmente obnubilata dalla figura di Allende che ha sempre espresso a
priori una condanna profondamente negativa per il passato regime militare di
Pinochet. I fatti, però, sono un po’ diversi e meriterebbero, se non proprio un
impossibile ripensamento, almeno un'analisi critica di quelle opinioni
preconcette. Che dire infatti di una dittatura - riferita come crudele - che dopo
17 anni ottiene, ancora nel 1990, il 45% dei consensi in un'aperta
consultazione popolare? Cosa pensare di una persona di oltre
novant'anni, presentata come un tiranno criminale, la cui morte suscita tanto
entusiasmo popolare? Quando mai un sanguinario dittatore riceve un funerale con
gli onori militari come è avvenuto per Pinochet? Secondo me siamo di nuovo di
fronte ad una figura controversa come fu Francisco Franco, caratterizzata da
eccessi totalitari da un lato ma anche da innegabili meriti, primo fra tutti
quello di aver salvato il proprio paese dal comunismo. Non crede?
Gustav Faber - Roma
Caro Gustav, i regimi comunisti sono stati ovunque feroci dittature sinonimo di
miseria. I comunisti si sono sempre scagliati contro le “altre” dittature
perché dai regimi democratici hanno poco da temere, ma davanti alle dittature
illuminate sono perdenti: è questo il caso del Cile. Allende era un onesto
politico che in un determinato periodo rappresentò una speranza e fu
regolarmente eletto. Ma la sua politica degenerò subito tanto da provocare la
rivolta dell’elettorato. Ricordiamo il famoso sciopero dei camionisti che
paralizzò il Paese. In molte nazioni del pianeta, l’esercito è il tutore
dell’ordine istituzionalizzato. Così fu in Cile, dove un generale apolitico
come Pinochet, nominato ai vertici militari dallo stesso Allende, dovette
intervenire per arginare la degenerazione “allendista”. Il risultato fu il
ritorno del Cile alla democrazia dopo una durissima repressione di chi voleva fare del Cile un campo di esperimento
comunista. In questo caso la scelta di Pinochet ha evitato la guerra civile. Si
potrebbe ricordare che i regimi comunisti dell’est adottarono la stessa
politica verso quei leader che volevano mitigare l’oppressione comunista: a
Budapest nel 1956, a Praga nel 1968, a Varsavia negli anni Settanta. Inutili
meravigliarsi se il potere militare cileno ha prestato gli onori militari al
suo massimo esponente. Per non parlare di Pol Pot in Cambogia che condannò al
genocidio tre milioni di persone allo scopo di imporre il regime comunista.
Purtroppo la storia dell’umanità ci ricorda che in determinate situazioni
avverranno sempre le stesse efferatezze: dagli Assiri ai giorni nostri, lo
scontro di ideologie comporta lacrime e devastazioni.
9/1/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Peccato veniale
Buongiorno,
mi chiamo Jonathan Trabalza, sposato con Oriana e padre di quattro
bellissimi bambini nonchè cristiano cattolico praticante. Politicamente
schierato nel centro destra e lettore occasionale del vostro quotidiano. Sono
rimasto nettamente disgustato dalla superficialità e presunzione con la quale
la dr. Alberini ha trattato l' argomento nella rubrica " Visto da
Lei"
dal titolo “Un amante ben gestito fa solo bene al matrimonio”. Non vado oltre
perché penso che il semplice buon gusto e spero intelligenza facciano il loro
corso cosi da far comprendere quanto da me scritto…
Gentile Signora Alberini, non sono un assiduo lettore di
Libero ma ormai è da diversi mesi che questo quotidiano entra in casa nostra.
L’altro giorno mi è capitato di leggere la sua risposta alla lettrice Arianna
di Voghera e mi è venuta spontanea una considerazione. Non voglio essere
accomunato alle e-mail di protesta che Lei ha previsto di ricevere, voglio
semplicemente osservare che nella situazione da Lei caldeggiata (un amante fa
bene anche al matrimonio) potrebbe verificarsi una piccola ma significativa
variabile: se il marito tradito (in questo caso, ma varrebbe anche per la
moglie nel caso contrario) venisse a scoprire la tresca, avrebbe tutto il
diritto (tra le varie reazioni possibili) di interrompere il matrimonio facendo
saltare un’unione che magari dura da decenni ed allora la mia domanda è: ma ne
vale veramente la pena? Sono felicemente sposato da quasi 25 anni con quella
che è la madre dei nostri 3 figli…
Riccardo Brambilla - Bussero
Gentili
lettori, mi sembra doveroso rispondere anche se, per motivi di spazio, non ho
potuto pubblicare per intero le vostre lettere. Il titolo provvisorio di questa
“spregiudicata” rubrica era “peccati veniali”. Ma poiché la redazione ha il
diritto di cambiarlo, è stato trasformato come sapete poiché il collega ha
captato l’ironia, con la quale abbiamo riposto alla nostra lettrice. Ora, cari
amici, la situazione di Arianna, che da tempo mi confida le sue pene coniugali,
è molto diversa da quella delle vostre bellissime famiglie. Arianna non ha
figli e suo marito la trascura in pratica dall’inizio del matrimonio. E fin qui
non mi pareva il caso di costruire una rubrica su una storia troppo frequente e
banale. Ma la notizia della sua “divagazione”, annunciatami con una lunga lettera
carica di entusiasmo per superata frustrazione, mi ha stimolato ad iniziare il
mio “Visto da lei” 2007 con una piccola “pochade” all’italiana. Così il tono
voleva essere leggero e…sorridente.
Sono certa che il Direttore mi ha capito. Ennesima dimostrazione che
davvero libero di scrivere secondo coscienza è il giornalista di LIBERO. Invece
due meravigliosi padri di famiglia come voi mi hanno preso sul serio e ne sono
rimasti colpiti nei loro sentimenti coniugali: mi dispiace. Il mio, credetemi,
è stato un peccato veniale. Diverso, ma altrettanto veniale, quello di Arianna
che, in ogni caso, ho consigliato di rimanere con il suo noiosissimo marito.
Però, ora che ho avuto il tempo di ripensarci, quella signora potrebbe anche
diventare più audace e non tutelare affatto un matrimonio che non vale la pena
di continuare …Dopo tutto lo sapete anche voi…oggi la vita incomincia a
cinquanta e, perché no?, addirittura a
sessant’anni. Ancora auguri a tutti.
2/1/07
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Peccati veniali
Cara
Mariella, anni fa le scrissi che, nonostante la monotonia del mio matrimonio,
non ero mai riuscita a tradire mio marito. Viviamo in una città di provincia e
forse il timore delle chiacchiere è stato determinante: non mi sento affatto
una moglie virtuosa. Due mesi fa, durante un soggiorno a Milano in casa di
un’amica, ho incontrato l’uomo che ha
provocato all’istante un’attrazione, alla quale non ho neppure tentato di
resistere. Sono stati giorni e momenti fantastici. Non pensavo che a cinquantadue
anni si potesse ancora fremere, soffrire d’insonnia per poter continuare a
pensare a lui e ai momenti incandescenti passati insieme. Adesso sono tornata a
casa e lui mi telefona tutti i giorni. Io preferisco non farlo perché voglio
farmi desiderare, ma non vedo l’ora di raggiungerlo. Però non vorrei arrivare
ad una rottura con mio marito…
Arianna - Voghera
Sarebbe
sbagliato infatti, gentile Arianna, rovinare questo eccitante intermezzo
amoroso con una separazione dal legittimo consorte e conseguente appiattimento
dell’emozionante passione che il suo amante, in quanto tale, le prodiga con
generoso slancio. Di certo, le sta ridonando freschezza all’incarnato e festoso
luccichio allo sguardo. Inutile citare le emozioni di Madame Bovary e di Lady
Chatterly. Sappiamo tutti che non soltanto l’uomo ha bisogno di stimolare la
sua sessualità con nuovi incontri. Guai però a chi osa trasformare la novità in
routine. Dalla notte dei tempi, gli amanti sono stati sovente la salvezza dei
matrimoni. Qualcuno mi taccerà di teorie licenziose contrarie alla morale. Ma
tutti siamo al corrente che un lungo matrimonio sovente si regge proprio sulle
libertà più o meno libertine di entrambi i coniugi sovente complici inconsci in
queste “liasons non dangerouses”. Scagli la prima pietra colui o colei rimasti
fedeli dopo vent’anni di matrimonio. Immagino i mail di protesta. Verrò
tacciata di istigamento all’adulterio. O peggio di stimolare virtuose donne
sposate a tradire il coniuge. Non dobbiamo dimenticare che fino a circa metà
del secolo scorso, i nostri padri e
nonni si sentivano praticamente autorizzati ad attentare alla virtù di procaci
domestiche della casa, della giovane segretaria ecc. Oggi queste licenze se le
prendono anche le donne mal maritate e, lapidazioni islamiche a parte, in
Occidente nessuno ci fa più caso. In provincia però è possibile incorrere nel
malefico sollazzo della chiacchiera velenosa, della lettera anonima di chi,
privo di queste “distrazioni”, vuol creare drammi familiari. Insomma, amica
mia, si goda questo signore con parsimonia. Mi raccomando: incontri non troppo
ravvicinati mai nella sua città. Questa nuova linfa vitale potrebbe rinnovare
anche l’amplesso con suo marito, al quale non farà male preoccuparsi un tantino
delle sue incursioni a Milano. Non dimentichi mai di portargli un piccolo
presente scelto con l’ottica della donna ritornata amante maliziosa anche per
lui.
26/12/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
La casa è un diritto
Cara Mariella, sono comparsi di recente per le
strade di Roma dei manifesti della sinistra radicale, nei quali si
afferma con enfasi che "la casa è un diritto". La cosa mi fa
veramente sorridere, dato che proprio in questi giorni ho constatato come io e
mia moglie, cointestatari dell'appartamento in cui viviamo, paghiamo
ciascuno due rate semestrali di 257,76 euro per l'ICI. Fatti due conti,
oltre 1000 euro l'anno di imposte obbligatorie, non detraibili, sulla
prima casa! Mi piacerebbe avere un suo commento, anche se di fronte a queste
cifre (e a queste tasse!) si rimane senza parole...
Cristiano Giusti - Roma
Caro
Cristiano, la Sinistra ha sempre sostenuto a parole che la casa è un diritto
inalienabile. Dall’avvento della Repubblica, gli Italiani si sono conquistati
questo diritto a caro prezzo, impegnando i risparmi e arricchendo le banche con
i mutui. Fino a qualche anno fa la casa era ritenuta una fonte di reddito per
la 740 (dichiarazione dei redditi). Quando tale iniquo balzello è scomparso, ne
è spuntato un altro ben più pesante l’ICI. Gioverebbe ricordare che questa
tassa era stata presentata come la panacea risolutiva per i bilanci comunali
sempre in deficit. Da allora, detti bilanci si sono ancor più aggravati e
l’evasione dell’ICI, in particolare nel Sud Italia, pare sia arrivata a livelli
assurdi. Inutile parlare di evasione fiscale quando i Comuni non si rivelano in
grado di eseguire semplici operazioni di controllo. Basterebbe riferirsi agli
allacciamenti dell’Enel per risalire alle proprietà insolventi. Intanto la
nuova Finanziaria avrà in serbo tra i suoi codicilli qualche nuova tassa sulla
casa. I pochi “fortunati” che hanno avuto accesso alle case popolari, oltre a
dover pagare affitti anche se minimi, vivono nel completo degrado di questi
stabili, la manutenzione dei quali è del tutto ignorata dagli enti preposti.
Pensiamo alle Vele dei sobborghi napoletani. O anche nelle periferie milanesi
dove sovente si lamenta la mancanza di riscaldamento in inverno. E’quindi
abbastanza assurdo parlare di diritto alla casa. Che cosa fanno o hanno fatto
questi governi di sinistra in proposito? Hanno continuato a coniare slogan
populistici per creduli elettori, i quali non si rendono conto di tirare la
“carretta” a vantaggio di coloro, i quali vogliono amministrarli. E devono continuare a foraggiare clientele
comunali, provinciali, regionali, nazionali.
La storia infinita continua a danno del cittadino operoso: una minoranza
bistrattata in grado di mantenere tutto lo Stivale. E nel 2007 si andrà avanti
così. Coraggio e auguri a tutti
19/12/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
La donna italiana e la politica
Cara Mariella, non mi pare azzardato
affermare che mai come in questo periodo le donne stanno ricoprendo con sempre
maggior peso e frequenza posti di primo piano nella politica internazionale e
ciò, come grande estimatore delle potenzialità e specificità del "gentil
sesso", non può che farmi molto piacere. Non mi riferisco certamente alle
regine (Danimarca, Olanda, Gran Bretagna) ma piuttosto a veri e propri exploit
come Angela Merkel, Segolene Royal e Hillary Clinton (probabili candidate alle
presidenziali dei rispettivi paesi), nonchè alle figure dei due ministri degli
esteri americano (Condoleeza Rice) e israeliano (Tzipi Livni). In
Italia, invece, si continua a riservare alle donne i classici ministeri a forte
impatto sociale o famigliare (Salute, Istruzione, Università, Solidarietà
Sociale, Pari Opportunità) ma non quelli di maggiore rilevanza. A quando una
donna, al Quirinale, a Palazzo Chigi o almeno alla Farnesina?
Franz
Meyer - Roma
Caro Franz, poiché gratifica della sua attenzione i
miei scritti, sarà a conoscenza dei miei trascorsi professionali in politica.
In data 29.6.2004, ho pubblicato in questa rubrica una lettera di risposta a
Silvio Berlusconi, nella quale gli facevo presente le gravi ingiustizie subite
durante lunghi anni di costruttivo lavoro, profuso a vantaggio della sua immagine
politica. E’ arcinoto che la meritocrazia in Italia resta una chimera per i
più. Ma, in particolare, è quasi inesistente per la donna nel campo del lavoro
e soprattutto sulla scena politica. Ho vissuto sulla mia pelle ingiustizie
efferate da parte di parlamentari di onesta apparenza, ma in realtà incolti e
capaci di pugnalare alle spalle una donna con premeditata strategia poiché ne
temevano le doti organizzative, suffragate da una base culturale internazionale
e dalla conoscenza di diverse lingue. Questa premessa per ricordarle che una
professionista preparata e onesta non avrà mai sbocchi adeguati nella politica
italiana di entrambi gli schieramenti. Sono proprio le donne più qualificate
quelle che vengono eliminate o confinate in ruoli insignificanti. Se
insignificanti non sono, suscitano il totale ostracismo maschile. Non mi sento
affatto pessimista nell’affermare che la donna nella politica italiana non emerge per le sue capacità, ma soltanto
quando è in grado di trattare con pesante moneta di scambio. Ciò vale anche per
l’uomo, ma in misura di gran lunga inferiore. Le due meteore passate alla
Farnesina e alla Presidenza della Camera non sono state rondini di una nuova
primavera. Questa situazione, oggi senza sbocchi, potrebbe cambiare quando si riuscirà
a realizzare il “Partito Donne italiane” che costituirebbe una forza politica
senza precedenti per numero, originalità di idee, intuizioni particolari,
incorruttibilità, senso pratico ecc. Solo allora si potrà accedere alle alte
cariche dello Stato come avviene nel resto del mondo.
12/12/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Il disastro iracheno
Cara
Mariella, Kofi Annan, agli ultimi sprazzi del suo mandato, ha espresso un
parere abbastanza inquietante riguardo alla situazione in Iraq: “è peggiore di
una guerra civile e la vita di un iracheno medio era migliore sotto Saddam
Hussein”. Penso che il Segretario Generale dell’Onu non abbia troppo sbagliato
nella sua valutazione.
Nel 2000, sono stato a Bagdad per motivi di lavoro e avevo trovato una
città abbastanza ordinata dove la vita appariva normale. Che cosa ne pensa
della dichiarazione di Kofi Annan?
Carlo Selvi – Torino
Caro
lettore, anche Robert Gates, il nuovo Segretario alla Difesa americano ammette
che “in Iraq non stiamo vincendo: nei prossimi due anni se non ci sarà un
miglioramento, si dovrà affrontare il rischio di una conflagrazione regionale”.
Sotto il ferreo pugno dittatoriale di Saddam Hussein, la vita quotidiana a
Baghdad, prima dell’intervento anglo americano, era regolamentata in modo che i
cittadini lontani dalla politica avevano una routine in apparenza normale.
Potevano uscire di sera con gli amici, frequentare i mercati, andare in gita
fuori porta, mandare i figli a scuola senza patemi d’animo ecc. Tutto questo
oggi è impensabile a causa della vera e propria guerra civile scatenatasi tra
sunniti e sciiti. E comunque contro le forze straniere rimaste per aiutare il
cosiddetto processo di trasformazione democratica. A mio irrilevante parere,
l’Iraq non è affatto pronto per avere una parvenza di democrazia parlamentare.
I sistemi di Saddam Hussein erano assolutamente deprecabili, ma come era
riuscito il Maresciallo Tito a far convivere diverse etnie nella ex Iugoslavia,
così Saddam teneva sotto controllo un popolo frammentato in diverse tribù,
razze e nuclei religiosi. Ed è opinabile oggi confrontare la relativa normalità
istituita dal dittatore con omicidi politici, stato di polizia, massacri etnici,
terrore delle intercettazioni da parte delle spietate milizie di regime. Di
certo la situazione attuale in Iraq è sfuggita a qualsiasi tipo di controllo. E
nessuno sa come e quando cesserà lo stato di emergenza. L’Iraq, nazione
partorita a tavolino dagli Inglesi, fa parte di quelle nazioni anomale frutto
di teorie politiche utili soltanto a chi le concepisce. Nel tempo, si rivelano
crogiuoli di odi razziali, di interessi contrastanti, di conflitti territoriali
dei quali non si era affatto tenuto conto. E’ questo un fenomeno da ascrivere
all’interferenza delle grandi potenze durante il secolo scorso, portatrici di
immani sciagure. Si potrebbe ricordare che l’Impero Romano abbia saputo gestire
le conquiste territoriali lasciando sempre spazio alle civiltà locali. L’Iraq
stimola gli appetiti di molti Paesi che gravitano in quell’orbita e hanno
interesse a non lasciarlo ricompattare come nazione.
5/12/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Il disastrato sistema delle FS
Cara
Mariella, sono costretto ogni mattina a fare il pendolare in treno da Brescia
per venire a lavorare a Milano. Alle soglie della pensione, dopo quarant’anni
di questa vita abbastanza grama, vedo sempre peggiorato il servizio
ferroviario. Da più di vent’anni, posso testimoniare che ci sono più regolari
ritardi che arrivi in orario. Pazienza se il ritardo non è superiore al quarto
d’ora, ma il cinquanta per cento delle volte sono arrivato al lavoro subendo
penalità da parte dell’azienda. Purtroppo io lavoro in una ditta privata dove
la puntualità è d’obbligo. Mentre i miei copendolari, occupati presso società
pubbliche, non hanno mai avuto questa preoccupazione dato che ciascuno timbra a
turno il cartellino per i colleghi in ritardo. Quali speranze ci possono essere
perché il disastrato sistema delle Ferrovie italiane possa essere risanato?
Beppe Muzza - Brescia
Caro
Beppe, in Italia circolano circa mille treni al giorno e il coro di protesta si
leva dovunque. In sostanza, la rete ferroviaria in esercizio è rimasta quella
tracciata negli anni Trenta. Anni in cui il governo di allora si vantava di far
arrivare i treni in orario. Negli
ultimi 50 anni, i numerosi governi avvicendatisi hanno sempre promesso riforme
e incremento della rete, ma nulla è stato fatto. E’ vero che sui binari ci sono
nuove locomotive e nuovi convogli, ma i binari sono rimasti gli stessi e non
reggono a mezzi di maggiore velocità. Lo attestano i catastrofici incidenti
susseguitisi nel tempo. I vari manager, sponsorizzati dalle forze politiche di
turno, hanno accumulato deficit sempre più pesanti. Ricordiamo il caso Ligato,
ex Direttore Generale delle FS, ucciso dalla malavita a Reggio Calabria dopo
essere stato indagato per le cosiddette “forniture d’oro”. Non vi è dubbio: una
decisa volontà politica di modernizzare la struttura FS non c’è stata anche
perché si è voluto privilegiare il trasporto su gomma. Il risultato odierno è
il seguente: autostrade insufficienti, intasate da traffico infernale e
Ferrovie allo sbando. Se il governo smette di perdere tempo e approva un piano
urgente e decisivo, è possibile che nel
volgere di un quinquennio la situazione divenga accettabile. Inutile straparlare
di essere a livello europeo in simili frangenti. Basterebbe documentarsi su
quello che è riuscita a fare la Spagna nel corso dell’ultimo decennio: partendo
da un livello di gran lunga inferiore al nostro si è modernizzata quasi quanto Francia e Germania. In attesa di ciò,
caro Beppe, può considerarsi fortunato di essere alle soglie della pensione e
speriamo che a breve non vengano dilazionati tempi e termini del trattamento di
quiescenza.
28/11/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
La menzogna nella Storia
Cara
Mariella, ha purtroppo ragione l'ex Presidente Cossiga a scrivere che
"ogni Stato è basato su un mito e su una o più grandi bugie" (Libero,
31 ottobre). Non solo l'Italia (con il Risorgimento e la Resistenza), ma anche
la Svizzera, alla quale appartengo come cittadino. Il suo eroe Guglielmo Tell,
probabilmente mai esistito, e la sua neutralità durante la Seconda Guerra
Mondiale, difesa più con la benevolenza dei banchieri nei confronti dell'oro
nazista che con il suo esercito comandato dal pur valoroso Generale Guisan.
Cosa pensa: si arriverà mai ad uno Stato che non dovrà più nascondersi dietro
"Grandi Bugie"?
Karl Schmidt - Roma
Gentile
lettore, bugie e mistificazione servono a creare i miti e fanno parte dell’umano. Ciò vale nel
privato e nella politica. I nostri avi hanno generato nella famiglia mitica
memoria. In tal modo li abbiamo ricordati ed onorati. Ogni popolo ha bisogno
dei suoi eroi veri o fasulli. I grandi avvenimenti storici hanno sempre subito
manipolazioni “estetiche”, secondo l’interpretazione che giovava alla fazione
dominante. Ciò è avvenuto nella mitologia greca come nella Russia di Lenin e di
Stalin dove la glorificazione delle opere, edificate durante il regime,
grondava sangue dei forzati, novelli servi della gleba. D’altra parte sono rari
gli esseri umani che hanno il coraggio di essere se stessi e non sentono la
necessità di nascondere i loro difetti. Di questi bipedi è affollata la
politica. Negli articoli degli anni Sessanta di Guido Piovene, risalta la sua
lucida visione dell’ipocrisia insita nelle società civili. No, amico mio, la
sincerità non è di questo pianeta e tanto meno della politica di chi lo
governa.
Dovere di
denuncia
Cara
Mariella, ho vissuto di recente esperienze molto negative con colf extra comunitari di ambo i sessi dal
contegno incivile e disonesto. Ho subito danni alla casa per incuria colposa,
nessun rispetto dei patti stipulati e
conseguente stress per insubordinazione al limite della violenza. Lasciata la
mia abitazione, costoro vagano indisturbati in altre case sfruttando il nostro
tessuto sociale. Quali provvedimenti bisognerebbe adottare?
Lucia Arrigoni - Treviglio
Sarebbe
necessario, cara Lucia, segnalare gli estremi dei documenti di identità dei
soggetti responsabili di tale comportamento ai funzionari dell’Ufficio
Immigrazione. I quali, dopo regolare accertamento, dovrebbero non rinnovare il
permesso di soggiorno a individui che non saranno mai in grado di integrarsi
nella nostra società. Se continuerà il lassismo finora dimostrato dalle nostre
autorità, saremo sempre più alla mercé della filibusta che sta dilagando
indisturbata nel nostro Paese .
21/11/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Thriller e politica
Cara
Mariella, sono un accanito lettore di narrativa. Le librerie traboccano di
titoli che si rinnovano a getto continuo e quindi la scelta è sempre più
difficile. Per la prima volta in vita mia mi sono lasciato attrarre da una
copertina rossa con una maschera orientale dal titolo “Corano segreto”. E ho
scoperto che lei oltre al giornalismo è anche autrice di numerosi romanzi
thriller. Dietro quella maschera ho trovato un libro molto interessante. Sono
curioso di conoscere quale è stata l’ispirazione che l’ha spinta a dedicarsi a
questo genere letterario…
Benedetto Tondelli - Modena
Gentile
lettore, numerose mail come la sua mi inducono a rispondere. La mia lunga
esperienza di lavoro in politica interna ed estera, oltre ad una vita di viaggi
intorno al mondo, hanno stimolato la scelta di argomenti sui problemi reali che
affliggono il pianeta. Ho conosciuto personaggi che mi hanno fornito senza
saperlo innumerevoli spunti senza dover troppo ricorrere a invenzioni di
fantasia poiché certe realtà sono già fin troppo drammatiche. Devo confidarle
che la prima spinta a scrivere un libro arrivò dal grande Indro Montanelli che
non mi voleva assumere a “Il Giornale” poiché mi considerava una recluta
inesperta. Ma quella definitiva venne da Ken Follett, da me intervistato a
Londra. Follett, prima di essere pubblicato, aveva scritto undici romanzi
sempre respinti dagli editori fino “Alla cruna dell’ago”, dal quale venne
tratto il famoso film che ne celebrò il successo in tutto il mondo. Anche dopo
la pubblicazione del mio primo romanzo nel 1987, Ken mi incitò a perseverare.
In effetti, ogni mio libro è stato sempre accettato dagli editori. “Corano segreto”
è il settimo. Così sono diventata forse l’unico autore di geopolitical thriller
internazionali nel nostro Paese. Nonostante numerose recensioni su quotidiani e
settimanali, non sono ancora nota al grande pubblico poiché la mancanza di
“padrini” mi rende difficile l’accesso in televisione. Ma io continuo a
scrivere e a pubblicare le mie storie, basate in tempo quasi reale su intrighi
politici e personaggi esistenti che si mescolano con protagonisti romanzeschi.
Del resto, Liala, Scerbanenco, Matilde Serao ed altri non hanno beneficiato
della promozione Tv poiché ancora non esisteva. Adesso, caro lettore, torno al
mio lavoro: solo la continua presenza in libreria di nuovi titoli della mia produzione può stimolare i lettori
a conoscermi come autore. Dopo la lettura di “Corano segreto”, spero lei sia
attratto anche dai precedenti romanzi che può trovare sul mio sito web. Grazie
per la sua attenzione.
14/11/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
L’eredità di Oriana
Cara Mariella, eccomi di nuovo qui, dopo un "anno
sabbatico" a seguire con la "voracità" tipica dei lettori di
Libero le vicende riportate dal nostro giornale. A suscitare in me tale
rinnovato interesse, è stata la scomparsa della sua collega Oriana Fallaci che,
a mio parere, è stata, con Giovanni Paolo II, un'autentica stella polare per
questa Europa smarrita e senza valori. Benedetto XVI sta raccogliendo in
maniera egregia l'eredità del papa polacco. Chi prenderà, invece, il testimone
della grande scrittrice fiorentina?
Werner Muff
Roma Bentornato
fra noi, caro amico. Numerose sono nel
nostro Paese, le eminenti colleghe con
grandi capacità professionali. Ma non posseggono la carica di travolgente
veemenza e, ammettiamolo, di protagonismo che consentiva ad Oriana Fallaci di
imporre le sue lungimiranti teorie. Ricordiamo le interviste ai Grandi della
Terra, i quali, quasi sempre, scendevano a ruoli di comprimari poiché la prima
attrice, anzi la star, era soltanto lei. Tutto ciò ha contribuito ad esaltare i
suoi numerosi meriti, tra i quali spicca la particolare intuizione sulla
problematica dell’estremismo islamico e sull’infiltrazione subdola, e ormai
radicata in Europa, dei sudditi dell’Islam. La sua opera resterà comunque di
stimolante esempio per le giornaliste in tutto il mondo.
A chi giova la morte di
Saddam?
Cara Mariella, mi piacerebbe conoscere la sua opinione sulla recente
sentenza di condanna all’impiccagione di Saddam Hussein. E vorrei anche sapere
a chi gioverebbe la sua morte. Premetto che non ho condiviso affatto la
procedura del processo come ormai è opinione pubblica diffusa. E di come non
siano stati salvaguardati i diritti della difesa…
Giorgio
Bonali – Asti
Caro Giorgio, a mio avviso, la sparizione fisica di Saddam gioverebbe a
quattro fazioni: agli americani che cancellano la traccia più importante del
passato sostegno, concesso al dittatore in altri tempi. Ad una gran parte dei
membri del Baath, i quali potranno riciclarsi nella nuova politica dell’Iraq
come accadde a tanti personaggi del regime fascista in Italia. A coloro i quali
hanno sofferto la sua spietata persecuzione, e all’Iran che vede sparire un suo
potente antagonista. Ciò detto, non sono d’accordo con l’esecuzione di Saddam
Hussein poiché di certo sarebbe causa di ulteriori sanguinose faide e potrebbe
innalzarlo a ruolo di martire.
7/11/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Un’eritrea contro gli immigrati
Gentile
signora Alberini, sono un’operaia tessile eritrea, arrivata in Italia 30 anni
fa. Da molto tempo ho i documenti e i contributi in regola tanto che fra un
anno potrò godere della pensione. Sono riuscita anche a comprarmi un bilocale
dove conto di trascorrere la mia vecchiaia con una vacanza annuale in Eritrea
presso i miei parenti. Per questa lettera mi sono fatta aiutare da un’ amica italiana perché non sono capace di
scrivere abbastanza bene. Vorrei ripetere un’opinione che molti miei compaesani
condividono. In Italia non si dovrebbe
più fare entrare tutta questa massa di stranieri africani e dell’est europeo.
Un’invasione di gente che usufruisce di un’assistenza pagata anche da me…Ai
miei tempi io non l’ho avuta: ho lavorato duramente per riuscire a conquistare
la mia relativa protezione sociale. Perché i governi italiani non impediscono
il continuo affluire di extra comunitari?...
Aster Tedros - Como
Gentile extracomunitaria, la sua lettera è un
magnifico paradosso. Se l’avesse scritta un’italiana sarebbe soltanto un
ennesima protesta banale. Fa sorridere che una donna dell’Africa bacchetti i
nostri governanti perché non riescono ad impedire l’accesso in Italia ai suoi
conterranei. Ed è interessante il rimedio proposto dalla sua logica semplice.
Pattugliare il limite delle nostre acque territoriali e rimandare indietro le
“carrette” che trasportano i disperati già sfruttati dal tributo preteso dai
moderni “negrieri”. Però ritengo questa l’unica soluzione praticabile, già
adottata dagli spagnoli, per arginare l’invasione continua ed incontrollata di
quei disperati. Dei quali solo pochi hanno intenzione di osservare le regole e
le leggi del nostro Paese. La maggioranza si disperde nei vari rivoli della
criminalità anche perché viene arruolata facilmente. L’obiezione di molti
“benpensanti” sulla soluzione delle navi che rimandano indietro le imbarcazioni
degli “emigranti” non è valida. Non occorre cannoneggiare i natanti dei
clandestini. Costerebbe di meno offrire loro un servizio di imbarcazioni valide
per rimandarli al luogo di partenza. In fin dei conti, un modesto numero delle
navi della nostra Marina Militare avrebbe lo spazio per adempiere a questo
importantissimo compito. Va ricordato
che i governi di sinistra accarezzano il sogno di trasformare in voti la
presenza indiscriminata degli extracomunitari da loro favorita. E’ un disegno
criminoso ai danni degli Italiani che già soffrono la carenza di spazio vitale.
Non dimentichiamo le continue concessioni di aree per la costruzione di nuove
moschee, di centri di accoglienza, di abitazioni sottratte ai senza tetto
locali per destinarle ai nuovi arrivati. E inoltre il super affollamento delle
prestazioni sanitarie, delle scuole e di tutti i servizi sociali. Siamo l’unico
Paese nel mondo che, senza adeguate regole, destini tante risorse a questa
immigrazione selvaggia. Non ci sorprenderebbe se venisse trovato lo spazio
nella creazione di nuovi sindacati.
31/10/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Verità storiche incontestabili
Cara Mariella, prima l'indegna
gazzarra in occasione della presentazione dell'ultimo libro-verità di Giampaolo
Pansa su alcuni episodi poco noti (e poco edificanti) della Resistenza. Ora, al
grido di "o Marte o morte!", ecco comparire nelle sale l'ultima
produzione cinematografica di Corrado Guzzanti & Co. "Fascisti su
Marte", un film che certamente non si occuperà di verità storiche
incontestabili quali il consenso popolare durante il Ventennio che ha portato
tanti genitori a chiamare Benito, Edda o Romano i propri figli o addirittura ad
andare volontari nella guerra coloniale nel corno d'Africa. Quand'è che in
Italia si faranno onestamente i conti con il proprio recente passato, facendo
un taglio netto con l'attuale e stucchevole storiografia costruita ad hoc dalla
sinistra?
Cristiano
Giusti - Roma
Caro
Cristiano, ci vorranno molti anni prima che in Italia si incominci a ragionare
in modo obiettivo, onesto e consapevole sul nostro passato di sessant’anni fa.
Ben pochi ammettono pubblicamente gli innegabili meriti del Ventennio, durante
il quale il fascismo raccolse il consenso generale degli Italiani. Ma tutti
sono d’accordo nel strombazzarne i demeriti che culminarono nella sfortunata
discesa in guerra con l’alleato nazista. Giampolo Pansa è un emerito
giornalista, il quale riprende la cronaca di quel tremendo periodo, seguito
alla caduta del fascismo. Si è parlato in modo improprio di guerra civile. In
realtà fu solo una pianificata azione di mattanza venata da motivi politici e
da rancori personali. Si cominciò con le foibe nella zona di Trieste ad opera
dei titini non solo croati o sloveni, ma anche italiani. Si proseguì con le
fucilazioni indiscriminate in tutta l’Italia, in particolare in Emilia–Romagna.
Un vecchio maresciallo dei Carabinieri mi raccontò di quei giorni del 1945,
quando lui prestava servizio in un paesino del Parmense. Arrivò alla stazione
dei Carabinieri la notizia della scomparsa di una corriera che trasportava al
mercato del bestiame una trentina di
agricoltori. Quella notte il maresciallo con altri tre militi
perlustrarono la strada percorsa dalla corriera. La loro attenzione fu attirata
da tracce di pneumatici che deviavano dalla strada. Molto più avanti, in un
bosco, la corriera fu trovata incendiata, ma nessuna traccia vi era degli
occupanti. La costanza del maresciallo portò a scoprire una fossa comune ove
erano ammucchiati i cadaveri degli agricoltori tutti colpiti da un colpo di
arma da fuoco alla nuca: classica esecuzione ammantata da ragioni politiche per
la rapina del denaro che gli onesti allevatori portavano con sé per il mercato
del bestiame. Pansa ha riesumato queste cronache, a suo tempo già documentate
dall’on. Pisanò, direttore di “Candido”, ma anche la sua opera venne tacciata
di apologia di fascismo.
24/10/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Balla con lei…
Cara
Mariella, da mesi, al lunedì sera, quando mio marito è in trasferta di lavoro,
frequento con le amiche una balera di liscio e ballo latino-americano. E
sopporto le sue scenate, poiché dopo anni di trattamento coniugale a base di
scarsa attenzione, è all’improvviso geloso di questa mia iniziativa. Ho
cinquant’anni e non ho avuto figli. Adoro ballare e in quei momenti mi sembra
di tornare ragazza. Ma lui continua a tormentarmi con toni duri e nessuna
comprensione…
Fernanda – e-mail
Gentile
Fernanda, dovrebbe suggerire a suo marito di attenuare l’atteggiamento da
caporal maggiore alla Lou Gosset junior di “Ufficiale e gentiluomo” e andare a
vedere il più recente “Miami vice”. Nel fumoso club di un’Havana contemporanea,
Colin prende la mano di Gong Li e la conduce alla pista affollata. Resta un
istante a guardarla e poi le cinge la vita e si impossessa del ritmo insieme
alla donna che si lascia trasportare con languore palese. E’ questa la scena
più riuscita di questo film da pochi giorni in circolazione in Italia. Colin
non sbaglia un passo (chissà quante ore di di scuola di ballo) intanto circuisce la donna con i suoi occhi
duri alla Glenn Ford nel viso da ragazzino. In quella scena, qualunque donna
avrebbe voglia di ballare con lui. Sì, forse solo ballare poiché il dopo è
scontato e sarebbe assurdo sciuparlo con un amplesso banale che toglierebbe
alla vertigine della danza la tensione e una latente passione romantica. Il
film è vincente per l’interpretazione magistrale di Colin Farrel che,
abbandonato lo splendore tormentato di Alexander, si è calato nei panni
dell’incursore FBI con naturalezza assoluta. Geniali i flash sull’immensità notturna dell’Atlantico
dove un potentissimo off-shore taglia i flutti fra spruzzi candidi. E quella
zoomata geniale che si tuffa sulle cascate di Iguido. Tollerate la mia abusiva
opinione sul film, ma è un modo di suggerire un sistema a mariti distratti per
vivacizzare routine matrimoniali a rischio di separazione: inutili e dannose
sono le scenate. Mio nonno diceva che una moglie andrebbe corteggiata un poco
tutta la vita. Opinione superata da lustri. Ma quale altra insistente corte può
scatenare pathos in una coppia più di un ballo ben ritmato? Dopo la visione del
film assicuri a suo marito che la “sua” balera non è frequentata da “machi”
irresistibili. Nel caso rifiutasse di frequentarla con lei per nessuna
attitudine al ballo, non si privi di uno svago positivo per il suo buon umore e
di conseguenza per un rapporto coniugale più vivace e…più sexy. Quasi
quasi…vengo a ballare anch’io?
17/10/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Urge ticket ad alto prezzo per limitare traffico e caos
metropolitano
Cara
Mariella, sono viva per miracolo. Ieri, mentre transitavo in bicicletta in una
via del centro di Milano, un pedone nevrotico, italiano, sessantenne con
istinto omicida mi ha spinto con violenza a terra. Risultato: lividi in tutto
il corpo e un ginocchio contuso e gonfio come un melone. Dopo le vacanze
estive, il traffico cittadino è arrivato al parossismo che innesca nevrosi nel
cittadino: ormai girare in bicicletta comporta rischio mortale. Pochi giorni
trascorsi a Roma, mi hanno convinto della situazione ancora peggiore nella
capitale. Ormai, nelle due metropoli principali, i motorini sfrecciano
indisturbati a velocità folli smanettando sull’acceleratore con raddoppio di
esalazioni venefiche e decibel alle stelle. Come è possibile che sia stato
bocciato il progetto della tassa quotidiana in entrata per le auto pendolari
che sconvolgono e portano al parossismo il traffico romano e milanese?
Gioia Venino - e-mail
Cara Gioia, in Italia ci sono 38 milioni di veicoli
più un numero incalcolabile di motorini: abbiamo più mezzi motorizzati che
abitanti. Quindi sono loro a dettar legge sul bipede nazionale. A questo punto,
il raziocinio umano di chi si arroga il diritto-goduria di governare e imporci
tasse inique con destinazione ignota, dovrà pure escogitare una soluzione
definitiva per evitare pericoli mortali su autostrade da un trentennio
cristallizzate in tracciati obsoleti. Purtroppo sono stati inesorabilmente
respinti accordi su fusioni con società autostradali internazionali che
potrebbero aprire nuovi orizzonti alla viabilità con riduzioni di costi sia in
termini di vite umane che di ammodernamenti indispensabili. Riguardo ai
problemi di viabilità cittadina, ormai estesi anche alle città di provincia e
ai paesi, sarebbe auspicabile quella tassa di stampo londinese che ha permesso
alla capitale britannica di tenere il traffico entro limiti accettabili. E
l’introduzione di ferrei controlli sull’uso dissennato dei motorini che a
velocità proibite inquinano, terrorizzano pedoni e ciclisti, ingolfano le
strade con parcheggi assiepati e impenetrabili al cittadino che si muove a
piedi. Peccato lei non sia stata in grado di consegnare il suo potenziale
“killer” milanese in questura ad un tutore dell’ordine per riuscire a fargli pagare a caro prezzo la
sua inciviltà. In realtà, uno dei numerosi esempi di schizofrenia diffusa in
questo drammatico periodo di disagio dovuto al cambiamento epocale in atto,
avvertito da pochi.
3/10/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Pensioni e sperpero del denaro pubblico
Sono un 50enne di media cultura ed esprimo la mia
irrilevante opinione riguardo al tema pensioni. Premesso che io stesso verrò
tritato dalle nuove inderogabili misure tengo a dire che le trovo corrette. Il
regime democristiano si è retto per un quarantennio attraverso scelte
economiche scellerate che ci hanno portato al non ragguardevole primato del
TERZO debito pubblico del pianeta. L’
attuale sistema non può reggere, bisognerà per forza di cose dare meno ai padri
per lasciare qualcosa in più ai figli. Figli, ai quali lasceremo come pesante
eredità anche condizioni ambientali di difficilissima e costosissima soluzione.
Lo sfruttamento delle risorse del Pianeta (stile supermercato), come se fossero
inesauribili, è una ulteriore colpa che ci ricadrà addosso. Comprendo che per
un Governo lottare duramente contro privilegi e sprechi non porta certo ritorno
elettorale. Dubito che tassisti o farmacisti domani voteranno a sinistra, tanto
per essere chiari. Essere uno vero statista di fama vuol dire fare scelte anche
impopolari, ma lungimiranti tese a riequilibrare le ingiustizie. Non ammettere
che la vita si è allungata è indecente. Ora le pensioni vengono erogate per
molti più anni di un tempo. Dobbiamo acquisire una nuova bussola realista e
senza tatticismi: restare nell’ Eurozona ce lo impone. Sono stufo di vedere nel
mio condominio baby pensionati che mi
raccontano le loro vacanze estive, autunnali e
invernali. Campano col “salvadanaio di mio figlio”.
Marco Bernardi e-mail vipasyana@tin.it
In
realtà i baby pensionati campano con il suo salvadanaio, caro Marco. E’
evidente che i contributi pagati da lei
e dal suo datore di lavoro, come è avvenuto per coloro i quali hanno
prestato la loro opera tutta la vita, non sono serviti per la sua pensione. Ma
in gran parte sono andati a beneficio dei “giovani” pensionati, delle pensioni
sociali, degli anni di contribuzioni figurative a vantaggio di innumerevoli
categorie di cosiddetti “lavoratori”. Se tutto ciò non fosse avvenuto, avremmo
una sana gestione di pensioni per quelli che i
contributi li hanno pagati davvero. E così dovrebbe essere per le
generazioni future. Il debito pubblico non è un debito contratto dallo Stato
per investimenti fruttiferi. Ma un debito assunto per spese correnti a
beneficio di masse di persone, le quali non hanno attinenza con le pensioni: la
folla degli statali, gli aumenti dei loro contratti, i 70.000 enti riconosciuti
inutili e tutti i rivoli delle attività dello Stato che vengono pagati
regolarmente con il debito pubblico. Quindi il problema non è quello di alzare
l’età pensionabile, bensì di gestire le risorse nazionali ricordando l’amministrazione
di Quintino Sella: basata sul risparmio più feroce. Si parla tanto di “fantasia” nella Finanza. In realtà basterebbe
attenersi a principi di oculato buon senso e soprattutto evitare appropriazioni
indebite e scellerato sperpero del nostro denaro. E non diciamo che questi sono
sogni irrealizzabili.
26/09/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
E’ giusto difendere Maria
Cara Mariella, non so se il caso è stato da lei
trattato. La mia riflessione è semplice: Maria era in orfanotrofio non avendo
parenti; una visita medica accerta sevizie; una famiglia italiana la tiene
in Italia in attesa dell'adozione. C'è forse di meglio? Sì, dice la legge:
la logica non vale, conta il principio; Maria è bielorussa, allora
torni lassù. Un assurdo che mi ricorda una novella. Su una strada,
che funge da confine fra due paesi, un cavallo brado lascia la sua defecazione;
un contadino la pretende per il letame sostenendo che è dalla sua parte,
l'altro sostiene d'averla vista per primo. Scoppia una lite, poi una
zuffa collettiva, infine una guerra. Dopo qualche giorno la pioggia ha sciolto
ogni traccia cavallina, ma la guerra continua poiché il Principio è
"immateriale": niente lo decompone. Se l'Ambasciatore
bielorusso conoscesse la novella capirebbe che sta difendendo solo
un principio irragionevole: obbligare Maria - considerata cavallina
- di servirsi di un bagno bielorusso. Il resto non conta.
Arnaldo Baroffio – nodali@libero.it
Caro Arnaldo, come donna-madre, trovandomi accanto
Maria in affido, non avrei potuto resistere all’impulso di proteggerla dal suo
misero passato. Non si capisce come la
questione sia diventata un caso nazionale in Bielorussia. L’unica spiegazione è
il fatto che si è creato un precedente. Ma questo precedente non ha avuto
riscontri fino ad oggi. Da anni i bambini dell’est vengono in Italia a passare
sane e utili vacanze circondati da affetto e calore umano che nella loro
condizione di orfani non possono ricevere in patria. Molti bambini
dell’Ucraina, ospitati dopo la tragedia di Chernobyl, erano sovente seguiti da
parenti che, avendo trovato lavoro, poi sono rimasti in Italia. Ma tutto ciò è
sempre stato un fatto positivo per il Paese d’origine. Questo caso umano si scontra con le diverse
leggi che regolano il capitolo dell’Affido
e dell’Adozione. Ed è obbligo dei Paesi interessati non trasgredire
queste leggi. Ma per questa volta almeno, la storia di Maria dovrebbe
trascendere la rigidità dei regolamenti giuridici. Maria dovrebbe poter restare
in Italia fino a quando i documenti per l’adozione non siano completati. E non
mi sento di giudicare i genitori adottivi anche se hanno tenuto un
comportamento poco ortodosso. In casi come questo, l’Europa Unita, che in
pratica legifera su tutto, dovrebbe intervenire con sollecitudine a dirimere il
problema nel modo più positivo. Ma anche, il Ministero degli Esteri bielorusso
dovrebbe riconsiderare questa anomala situazione e, trattandosi di una bambina
sola e innocente, agire in modo più consono ai sentimenti umani. Forse un
intermediario di altissimo livello come il Nunzio Apostolico di Minsk potrebbe
intervenire per aiutare Maria a rimanere presso i suoi genitori spirituali:
dove ha trovato finalmente una famiglia.
19/09/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Il baratro ALITALIA
Da
30 anni lavoro in Alitalia. Ho dovuto assistere ad aperture e chiusure di
scali, acquisto forzato di aeromobili, assunzioni clientelari, invenzioni di
direzioni per ragioni politiche. Siamo l’ unica compagnia al mondo con un
doppio HUB per compiacere una fazione
politica. Questa crisi coinvolge circa 18mila dipendenti e viene recepita
dall’opinione pubblica quasi con indifferenza a causa di un sistema di
informazione dipendente dai cosiddetti “poteri forti”. Il caso ALITALIA rimane
l’emblema di inefficienza dell’imprenditoria pubblica italiana. Basta con il
ritornello dei costi del lavoro elevati, del personale in soprannumero, della
bassa redditività o degli scioperi selvaggi. Tutto è stato “normato”, spianato,
livellato da sofferti rinnovi contrattuali ove tutti i dipendenti hanno pagato
un conto salatissimo. E malgrado tutto ci ritroviamo perennemente in panne.
Prezzi stellari del petrolio a parte, non comprendo, come per il grattacielo
dell’EUR, lo scenario si ripeta per gli uffici della Magliana: una cessione
affrettata per “far cassa” porta a ripagare gli stessi con affitti salati in
attesa del completamento dei nuovi uffici. E poi c’è una situazione operativa fuori
controllo. MILLE steward stagionali privi delle più elementari tutele previste
per legge. La parola “produttività” non ha alcun senso... Un segnale, l’
ennesimo, va dato nel tentativo di risvegliare le coscienze di una perpetua
dirigenza che vive una realtà distorta…
Lettera firmata - Roma
Gentile
lettore, la sua è una denuncia sacrosanta. Nell’Italia del dopoguerra,
l’imprenditoria pubblica si è rivelata una mangiatoia per i poteri politici.
Aziende floride sono state dissanguate e portate alla chiusura. Riguardo ad
Alitalia, nessuno ricorda i tempi in cui il mitico Velani aveva portato questa
azienda a un rapporto costo-efficienza di primissimo piano. Ma i geniali Velani
non esistono più. Dopo di lui, tutti gli strapagati manager alla guida di
Alitalia hanno manifestato improvvisazione e dipendenza dai carrozzoni
politici. Non c’è da meravigliarsi che la
compagnia di bandiera sia scesa nel baratro. Purtroppo né politica, né
sindacati vogliono adottare l’onesta soluzione di Suisse Air o TWA, mitiche
compagnie che hanno chiuso a fronte dei dissesti. Seguire questa strada
significherebbe riaprire l’attività ex novo, basata su criteri di gestione
economica attuabile solo dai privati. Le piccole compagnie, nonostante i veti
incrociati di Alitalia e dei politici, sopravvivono in utile. Ma in tal modo si
cancellerebbe il vivaio di privilegi del “pescatore-politica”. Quella politica
che nulla crea e tutto distrugge. Come per il caso dell’aereo caduto a Ustica,
appartenente ad una compagnia privata, che denunciò subito la vera causa
dell’abbattimento dovuto ad un missile vagante, e venne a forza assorbita dalla
potente Alitalia. Non vediamo brillare all’orizzonte alcuna luce per un
cambiamento di rotta. Purtroppo, caro lettore, le sue considerazioni sono una
triste realtà e ci vorrebbe un totale colpo di spugna per cancellare un sistema
decotto. Ma per arrivare a quel colpo di spugna si dovrebbe credere ai
miracoli. O trasferirsi su un pianeta che non c’è.
12/09/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Ma l’Opposizione che cosa fa?
Cara Mariella, ho letto la
sua rubrica sull’indulto. Ma ribadisco la mia delusione e lo sconcerto dei miei
amici circa l'appoggio dato da FI al governo Prodi. Forza
Italia sostiene di votare a favore solo quando ciò giovi alla Nazione, come per
il rifinanziamento della nostra missione in Afganistan, ma votare a favore
per rimettere in libertà 12000/15000 delinquenti, non giova certo ad
aumentare la sicurezza di noi cittadini, vanificando così anche il sacrificio
delle Forze dell'ordine. Inoltre è mai possibile che FI non si sia
accorta che questa legge è voluta dalla sinistra per rimettere in libertà i
loro black blocks e compagni? Dov'è la dura opposizione promessa da FI
se invece interviene sempre a sostenere il traballante governo Prodi?
Dov'è mai la sbandierata compattezza della Casa della Libertà? Mi sembra sia
diventata ancor più un'armata Brancaleone contro la "macchina da guerra"
comunista. Che fine ha fatto la determinazione di Berlusconi di rifare la
verifica del milione di schede annullate? Tutti tacciono su questo
argomento! Mi auguro di poter essere illuminato da Lei su questi sconcertanti
interrogativi.
Sergio Romiti - e-mail:
sapi.fr@tiscali.it
Caro
Sergio, essere all’Opposizione non è affatto congeniale alla Casa delle Libertà
e ancor meno a Berlusconi. Il quale sta ancora godendosi la vacanza dopo cinque
anni faticosi. E sbandiera ipotetiche fughe ad Antigua dove la noia regna
sovrana. Però lei ha ragione: il tempo è prezioso. Ci sarebbe molto da
discutere sulla sceneggiata di Prodi che prima ha millantato il Comando delle
forze di pace in Libano, sottrattogli sotto il naso da Chirac con la fulminea
mossa di offrire 2000 uomini contro i 200 dell’inizio. Il silenzio in merito al
milione di schede nulle non verificate suscita un sussurro di fronda che le ha trasformate in merce di scambio
con il nuovo governo per la quiete dei poli televisivi. Ma queste sono
fanta-insinuazioni dei radical chic. Speriamo che il calar settembrino della
luce risvegli dagli ozi estivi l’opposizione della Cdl che ha scelto per ora
una linea diversa da quella massacrante e menzognera dei post comunisti. Non
dimentichiamo comunque che la sua forza politica continua a essere
rappresentata proprio dal Cavaliere, il quale siamo certi preferisca l’agone
della politica ad afosi paradisi tropicali. E’ tempo di far sapere
all’elettorato dove l’opposizione
concentrerà la sua azione. Immigrazione, legge Biagi, aumento delle tasse,
Finanziaria devastante, attacchi indiscriminati alle categorie che per
tradizione votano a destra: facili bersagli per bombe intelligenti. E non
dimentichiamo l’euro-strenna, elargito a suo tempo dal centrosinistra con una
svalutazione mascherata del cento per cento della nostra ormai antica
liretta.
5/09/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
S.O.S per malformazioni vascolari infantili
Cara
Mariella, sono socia fondatrice dell’Associazione Girandola On Lus e lavoro
come volontaria presso l’unità
operativa di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale Vittore Buzzi di Milano.
Purtroppo non molte persone sono a conoscenza della terribile realtà che
affligge una moltitudine di bambini in Italia e all’estero. Sono bambini malati
di malformazioni vascolari: molto noti sono gli angiomi, ma tante altre
patologie restano sconosciute ai più. Sovente i genitori ci rimproverano di non
aver potuto diffondere abbastanza l’opera da noi svolta perché altri ci possano
raggiungere. Per fortuna gli “internauti” conoscono la nostra realtà attraverso
il sito www.girandola.org oppure
trovandoci con altri “motori di ricerca”. Ho avuto molte difficoltà a contattare
i media per divulgare in tutta l’Italia
il nostro operato, verso il quale la Regione Lombardia convoglia anche bambini
extracomunitari. Perché quando mi rivolgo a un quotidiano o a una trasmissione
televisiva specializzata la nostra realtà non è presa in considerazione…?”
Nadia Malki - nadiamalki@otmail.it
Gentile
Nadia, siamo sempre pronti ad accogliere appelli umanitari come il vostro. Di
certo sono tanti i lettori ignari dell’operato in corso all’Ospedale Buzzi di
Milano, via Castelvetro 32, e-mail dell’unità: anomalie.vascolari@icp.mi.it . E
non conoscono neppure l’arte chirurgica in questo campo del professor Gianni
Vercellio, responsabile di questa unità operativa al Buzzi. Speriamo
nell’attenzione dei nostri lettori per divulgare questa realtà e sostenerla
nell’ambito del possibile. La nostra epoca tormentata dovrebbe suscitare più
solidarietà all’interno del Paese e stimolare il desiderio di portare aiuto a
queste piccole unità operative che, all’interno di ospedali qualificati,
riescono a compiere meravigliosi interventi e a prodigare cure durante tutto il
percorso vitale dei bambini affetti da queste patologie. Patologie sovente
ignorate da chi non vuole vedere immagini sgradevoli, da chi preferisce
chiudersi in una ignoranza egoistica. Importantissimo sarebbe poter constatare
il grave stato iniziale di questa malattia e i risultati ottenuti dalle vostre
cure. In tal modo, siamo certi si produrrebbe una sensibilizzazione della
comunità italiana mai indifferente riguardo ai bambini che soffrono. E’
doveroso aggiungere che molte Associazioni, all’interno dell’Ospedale,
finanziano, attraverso donazioni, apparecchiature, borse di studio e
quant’altro si renda necessario per ottimizzare il ritorno alla normalità di
questi bambini colpiti dalla malattia. Allora, cari amici di Libero, andiamo
tutti a visitare il sito e il Centro di Chirurgia vascolare dell’Ospedale
Buzzi. E cerchiamo di dare il nostro contributo. Grazie.
29/8/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Un Italiano del Novecento
Gentile
Mariella Alberini, le avevo scritto alcuni anni fa ricordandole che l’avevo
conosciuta quando era una ragazzina diciassettenne già sposata, alla quale
riparai la sua prima auto. E lei mi aveva risposto con gentilezza premurosa. Ho
da poco compiuto novant’anni e le invio questo libricino “La mia vita” che non
è in vendita, ma solo per gli amici. Spero la interessi e possa rappresentare
un argomento per la sua interessante rubrica sempre scritta con sensibile e
umana attenzione all’attualità…
Elfisio Guerra - Tarvisio
Caro
signor Elfisio, il suo libricino (67 pagine commoventi) mi ha emozionato. E mi
sembra giusto farlo conoscere. Parla di un ITALIANO del Novecento, nato a Buia,
poverissimo paesino del Friuli, allora zona depressa. Un bambino senza scarpe,
affamato, costretto a lavori umili e faticosi fin dalla più tenera infanzia,
bastonato dalla zia perché non si era
nascosto ai soldati austriaci in ritirata. Tempi durissimi dove si divideva
pane e polenta in piccole porzioni. Emigrante in Francia per seguire il padre
affetto da malaria che aveva trovato lavoro in una fornace a Valentigny. Un
“macaronì” dileggiato dai compagni francesi delle elementari. E poi subito al
lavoro in un officina dove se sbagliava
subiva punizioni con raddoppio di lavori pesanti. Questa l’infanzia di Elfisio
Guerra, classe 1916. Con forza sovrumana ha imparato cento mestieri e
ricostruito a settant’anni con le sue mani la casa terremotata a Buia. Dopo la
Seconda Guerra mondiale, i primi passi da meccanico in proprio con l’aiuto di
prestiti puntualmente onorati: e l’avvio di un’officina molto qualificata
dietro al distributore di benzina. Oggi è tutto di sua proprietà e ci lavorano
figli e nipoti, ma il signor Elfisio è ancora dietro il bancone. Non molla. Ci
sono anche tre impiegate ai computer. Il nipote Daniele ha informatizzato il
laborioso microcosmo tramandato da un nonno che si regge su stampelle, ma è
ancora bello come a nei suoi anni ruggenti. Ecco qua signor Elfisio il suo
libricino che i giovani ingrati e viziati del ventunesimo secolo, gratificati
da ogni bendiddio e tendenti a inconscio “sibarismo” che poi non li soddisfa
mai, dovrebbero leggere per provare a capire quanto sono fortunati. E a nessuno
viene in mente l’abisso esistente fra la dura realtà dei giovani di allora e la
vita dorata delle generazioni degli ultimi trent’anni. Queste nuove generazioni
dovrebbero leggere il suo libro e …vergognarsi.
22/8/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Ladra di Ferragosto
Cara
Mariella, mia moglie se ne è andata dalla casa coniugale in seguito ad una lite
furibonda e mi ha portato via tutti i quadri di valore. Dovevamo partire per le
vacanze insieme ed ora mi trovo da solo al mare a meditare, dopo dieci anni di
matrimonio senza figli, come reagire a questo inconcepibile contegno. I nostri
screzi sono sempre stati frequenti, ma era nostra ferma intenzione rimanere
insieme poiché nonostante gli scontri, esiste un forte legame affettivo. Che
fare?
Giovanni – e-mail
Intanto
si rilassi e goda la vacanza, caro Giovanni. Una pausa di riflessione a tu per
tu con se stessi, in questi casi, è molto utile. E costituisce un ottima
occasione per una disamina onesta del vostro rapporto. Ho l’impressione che sua
moglie sia stata colta da un accesso di esasperazione e si sia improvvisata
“ladra di Ferragosto”, parafrasando il titolo di un divertente romanzetto. I
quadri di sua proprietà?, ha il diritto di recuperarli quando vuole. Ma fossi
in lei, poiché il suo legale è in vacanza,
farei sapere alla signora che può considerarli un generoso omaggio: le
parole non sono impegnative. Se il vostro amore esiste davvero, a settembre
torneranno i quadri e la consorte. Auguri.
La guerra dei Roses
Cara
Mariella, da tempo ho adottato la vita di coppia in case separate. Mi spiego:
ho una compagna con la quale la convivenza si era fatta difficile a causa della
diversità di abitudini e di educazione. Lei buona e sensibile ed io iracondo
con tendenza alla chiusura. Così per non separarci, dato l’affetto
reciproco, abbiamo deciso di vivere
ognuno a casa propria escluso i fine settimana e le vacanze. Credo sia stata
una buona idea. Infatti gli attriti si sono attenuati e gli incontri, non più
in routine obbligata, hanno acquistato nuovo smalto. La sua opinione…
Carlo Maria
Giusti - Milano
15/8/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Ex moglie troppo ingombrante
Cara
Mariella, da anni convivo con un compagno dotato promotore di relazioni social-professionali. Al punto
da coltivare rapporti amichevoli con le sue ex, inclusa la moglie divorziata e
fidanzata con un altro. Tra l’altro
questa signora non dimostra alcun rispetto per lui e per la sua vita privata.
Infatti non si perita di telefonargli all’ora di cena o nei giorni festivi. I
nostri frequenti dissapori sono causati anche dal fatto che difende a oltranza
chiunque si comporti in modo poco ortodosso nei miei confronti. Nonostante il
suo carattere difficile, il nostro legame affettivo è sostenuto dalla mia
pazienza e dal fatto che sono capace di sentimenti profondi. Negli ultimi tempi
però ho avuto spiacevoli scontri proprio a causa di queste pessime abitudini e
per la totale chiusura alla comprensione dei suoi errori. Non so come si potrà andare
avanti…
Rosanna
Molaro – Latina
Cara
Rosanna, certe ex mogli, nonostante
divorzio e successivi
fidanzamenti, non sopportano il successo di coppia dell’ ex marito. E con
subdola malafede trovano il modo per disturbare l’armonia del suo legame con la
nuova partner. La letteratura e la
cronaca nera sovente raccontano storie cruente in proposito. Ho l’impressione
che la sopra citata ex moglie sia una sorta di bulldozer senza rispetto umano e
uso di mondo. Interessante sarebbe conoscere le sue origini. Non scevro di
collusione è però il suo compagno che coltiva questo rapporto equivoco, privo
di rispetto per lei, con la quale
condivide il quotidiano. Ciò vale anche per le relazioni del passato.
Purtroppo questi errori fanno parte di un bagaglio culturale negativo con
radici lontane. Questo signore manca di educazione sentimentale. L’assenza di attenzione per la sua
sensibilità denota una superficialità che temo si manifesti soprattutto verso
la compagna di vita propensa ad elargire affetto, solidarietà e cure. D’altra
parte, le intemperanze caratteriali confermano una sorta di ostilità latente
verso la donna. In pratica è un uomo incapace di evoluzione e di reale
protezione nei confronti della compagna di vita. Non conosco, gentile amica, la
sua capacità di resistenza in una relazione tanto faticosa. Di certo avrà
compiuto molti tentativi per fargli capire i suoi errori. Provi a intrattenere
il rapporto senza convivere in modo da attenuare i motivi di attrito. E gli
consigli di leggere “Ars amandi” di Publio Ovidio Nasone. Speriamo produca uno
squarcio di luce. Auguri.
8/8/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Autorizzazione a delinquere
Cara
Mariella, la legge sull’indulto appena approvata mi lascia molto perplesso
sulla capacità di governare dell’attuale compagine. Come è possibile che una
decisione di tale portata venga approvata dal Senato in una sola giornata
quando di solito leggi molto meno
importanti richiedono estenuanti discussioni e trattative lunghissime.
Mi sorge l’atroce sospetto che la canicola e l’imminenza delle ferie abbia
sveltito le decisioni dei governanti. In un Paese dove la Magistratura opera
con esasperante lentezza, ma emette sentenze equilibrate, tutto questo lavoro viene
vanificato in pochi giorni. Come si può condonare la pena a Vanna Marchi e
figlia, a Erika De Nardo e Omar, a Ruggero Jukker ecc. L’indulto è necessario,
ma è stato esteso a reati troppo gravi come l’omicidio volontario. Lei cosa ne
dice?
Giovanni
Franchi - Lodi
Caro
Giovanni, sono d’accordo su quanto scrive. Se è vero che l’indulto si è reso
necessario per l’affollamento delle carceri, c’è da chiedersi quanto tempo i
posti nelle carceri resteranno vuoti. E in modo molto più responsabile andava
valutata la categoria dei reati da depenalizzare. Due terzi del popolo italiano
è indignato da tanta finta carità giudiziaria e scandalizzato all’idea di
sapere in libertà alcune migliaia di efferati assassini, rapinatori, truffatori
ecc. Come minimo, l’omicidio volontario non avrebbe dovuto essere incluso in
questo indulto che ai più appare una sorta di autorizzazione a delinquere. Non
è certo una misura per dissuadere da futuri misfatti chi vive al limite della
legalità. E già sorride alle spalle di una Giustizia che tanto poi li lascerà
impuniti. Il civile contribuente dovrà continuare a sostenere le spese delle
Forze dell’Ordine in caccia dei soliti sospetti, dei magistrati oberati dalla
ripetizione di condanne già erogate, dei parlamentari che dopo estenuanti
riflessioni partoriscono simili “geniali” provvedimenti. Non si deve
dimenticare neppure chi preferisce restare in prigione poiché fuori non sa dove
rifugiarsi e l’unica fonte di sostentamento rimane ancora infrangere la legge.
Non dimentichiamo l’amnistia dell’allora Guardasigilli Palmiro Togliatti che
rimise in circolazione tutti i più truci delinquenti ammantati da false
motivazioni politico-ideologiche. Gli atti di clemenza fanno parte della gestione
dello Stato, ma andrebbero congegnati in modo da non lasciare allibito l’onesto
cittadino.
1/8/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
In Italia? 40 milioni e non di
più…
Gentile Mariella Alberini, mi rallegro per la sua risposta
nella rubrica del 25 luglio. Sono anni che, senza particolari studi specifici,
sostengo a destra e sinistra che in Italia siamo troppo numerosi. Ed ecco che,
da nuovo lettore di "Libero", mi imbatto nel suo articolo. Allora era
vero quello che sostenevo parlando al vento! Nessuno lo dice, ma siamo troppi.
Lei fa riferimento ad un certo tipo di studi (mi dice qualcosa di più in
proposito per favore ?) che raccomanda di non superare la densità di 30 milioni
di abitanti, considerando le possibilità di lavoro che offre il nostro paese
etc etc. In verità io arrivavo a circa 40 milioni e mi sembrava di
esagerare....... Ma allora perché gli altri giornalisti rispondono sempre
“picche”? Lo so c e' di mezzo il pagamento delle pensioni e la questione
religiosa (controllo nascite etc), ma affermare che c e' il debito per pagare
la pensione non è peccato: e' una spesa indispensabile e va affrontata. Invece
si continua a dire che siamo in pochi quando la Lombardia non ha più un prato o
un bosco, ed è ridotta solo a case e cemento.
Alberto
Conti - Roma.
Caro
Alberto, secondo i conti del Living Planet Report 2002, per mantenere la
popolazione italiana in modo compatibile con l’ambiente, ci vorrebbe un’altra
Italia e mezza. Ed eccoci a gravitare nel numero ottimale dei trenta,
trentacinque milioni di abitanti. Più o meno la cifra da lei ipotizzata. In
realtà, fino al 1936 la popolazione italica era di 42 milioni e già allora
erano troppi se si rendeva necessaria una massiccia emigrazione per la
sopravvivenza economica. A quei tempi, esisteva un’Italia rurale che non
riusciva a sopravvivere con l’agricoltura. Tenendo conto dell’espansione
dell’industria, delle nuove tecnologie di coltivazione e della costruzione di autostrade,
di insediamenti produttivi, di aeroporti e quant’altro, si deve calcolare che
enormi spazi sono stati sottratti alla natura. Fino agli Anni Sessanta, la vita
metropolitana era equilibrata. Il numero delle auto in circolazione non creava
drammatiche crisi di spazio e Roma e Milano erano quasi città modello.
Oggi,
al numero esorbitante di persone, vanno aggiunti 30 milioni circa di veicoli
che intasano e inquinano tutta l’area del Bel Paese. Il fatto che ecologisti ed
intellettuali facciano il tifo per aumentare gli immigrati è semplicemente
demenziale. Si dice che l’intellettuale doc quasi mai è dotato di particolare
intelletto. Se lo fosse, non sarebbe caratterizzato da attacchi di arroganza
profetica. Come porre rimedio? Adottando misure drastiche alla Zapatero per
regolare i flussi di immigrazione. E contingentare secondo le necessità
l’ingresso nel Bel Paese. Ma dall’andazzo attuale, caro lettore, restano queste
soltanto utopiche speranze.
25/7/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Italia superaffollata
Cara
Mariella Alberini, si parla di lavoro nero massacrante nelle campagne del sud
come se la gente d’Africa, abituata a oltre 50 gradi di calore, soffrisse le
nostre temperature estive. Però nessuno
si preoccupa delle numerose “signorine” nigeriane disseminate sulle provinciali
in attesa di essere rimorchiate. E’ ormai noto che l’Italia è invasa dagli
emigranti di mezzo mondo e lo sarà sempre di più considerata la propensione
dell’attuale governo (350.000 persone regolarizzate in più) a favorire
l’afflusso incontrastato di feccia multicolore: gran parte in cerca di bottino.
Abbiamo assistito alle razzie di bande pendolari provenienti dall’ex paradiso
comunista, alle quali diamo vitto, alloggio e assistenza sanitaria a spese
degli ingenui elettori italiani. I quali si dibattono in ristrettezze
economiche e devono lottare per avere l’assegnazione di una casa, la
tempestività dell’assistenza sanitaria e quant’altro…
Luigi Bruzzese – Salerno
Caro
Luigi, di recente è stata pubblicata un’interessante statistica sulla densità
di popolazione in Italia paragonandola a quella della Cina. Da questa indagine
risulterebbe che siamo ormai giunti a 190 abitanti per chilometro quadrato: un
affollamento addirittura superiore a quello del Celeste Impero. E se al calcolo
complessivo venissero sottratte anche le oasi di natura, la nostra
concentrazione di popolazione diventerebbe quasi il doppio di quella cinese.
Con tutto il can can dei Verdi e degli ecologisti, non si tiene conto di
precisi studi già fatti nel 1989 che sentenziavano la necessità di non superare
i trenta milioni di abitanti circa per una qualità di vita ottimale. Alla luce
di questi dati, bisogna ammettere di trovarci in una situazione a dir poco
allarmante. E non mi sembra il caso di pietire sui lavoratori extra comunitari
al lavoro nei campi di pomodori del sud. Piuttosto ci si deve preoccupare sul
serio di come stanno gli italiani in questa Babele multirazziale non regolamentata
da alcuna politica illuminata. La triste realtà è che la situazione è ormai
sfuggita di mano e il governo sembra intenzionato ad aggravarla. A suffragio di
quanto sopra, bisogna ricordare che la Francia, a parità di abitanti, ha un
territorio doppio del nostro e la Spagna, con analoga estensione, ha “solo”
quaranta milioni di abitanti. Senza dimenticare la recente rivoltà nelle
banlieux delle maggiori città francesi degli
immigrati già dotati di residenza. E’ stato questo un terribile monito
di quanto potrà succedere in qualunque paese europeo. In particolare in Italia
che si trova già nelle peggiori condizioni. Il sogno della società
multirazziale è ormai crollato persino nell’Inghilterra di antica tradizione
coloniale. Da tempo siamo sfruttati da una folla di ingrati pronti a
soppiantarci con qualunque mezzo.
18/7/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Fenicia in fiamme
Cara Mariella Alberini, le
recenti catastrofi belliche scatenatesi negli ultimi giorni nel Libano mi fanno temere il peggio. Ormai non
c’è angolo della terra in pace reale. Da cento anni ad oggi, il popolo del
pianeta, nonostante i solenni impegni assunti da utopistiche autorità, continua
ad essere preda dei conflitti più sanguinosi e inutili della Storia. Stiamo
peggiorando in tutti i sensi. Di questo passo non escluderei una non lontana
guerra atomica. Già insigni politologi ammettono questa possibilità purtroppo
suffragata da seri studi. La situazione mediorientale mi sembra una miccia
capace di coinvolgere tutto il mondo. Ormai appaiono chiare le intenzioni iraniane su come potrebbero usare la
produzione nucleare che stanno mettendo a punto…
Giorgio Zuliani – Venezia
Peccato,
caro Giorgio, che un’antichissima terra come la Fenicia si trovi ancora sotto
il fuoco dei bombardieri. Dai suoi porti di Tiro e di Sidone si irradiavano
civiltà e commerci per tutto il Mediterraneo fino oltre le Colonne d’Ercole,
raggiunte da Ulisse come Dante descrive nel XXVI canto dell’Inferno. Da troppo
tempo, il Libano è lacerato dalle armi moderne. La situazione attuale purtroppo
non lascia intravedere vie d’uscita perché i contendenti hanno le loro ragioni.
Inutile ribadire che l’Islam avverte al suo interno la presenza d’Israele come
un cancro per la sua esistenza. D’altra parte, lo Stato d’Israele è stato
faticosamente costruito da un popolo desideroso di ritornare alla terra di
origine e di rimanervi. Mediare in una simile contesa è quasi impossibile e non
sarà certo nell’ambito del G8 di San Pietroburgo che si troverà una soluzione.
Capisco i suoi timori di certo condivisi dalla maggior parte delle persone di
buon senso. Non credo alla possibilità di una guerra atomica: distruggerebbe il
nostro pianeta. Temo però la continuità a oltranza di questa situazione
esplosiva che sta andando in metastasi. Bisognerebbe risalire ai pupari intenti
a manovrare ed attizzare le fiamme dalla Fenicia in tutto il Medio Oriente per
colpirli in modo definitivo e mettere un freno all’esplosione di follia
bellica. La Storia ci insegna che dietro ogni conflitto ci sono enormi
interessi economici e geopolitici. A chi soffia sulle braci non importa
assolutamente nulla delle catastrofi, alle quali assistiamo impotenti. Ritengo
possibile, anzi certo, che la querelle israelo-palestinese sia sempre stata un
potentissimo veleno da distillare goccia a goccia in tutto il pianeta. E in tal
modo muovere enormi energie distruttive, dietro le quali si cela l’embrione del
gruppo di potere che vorrebbe dominare l’astro Terra: un corpo celeste, ma non
troppo.
11/7/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Il “bancomat” di Al Qaeda
Cara
Mariella, come mai si coltiva più oppio in Afghanistan sotto il teorico
controllo delle truppe USA che durante il regime taliban? Strano per gli Stati
Uniti, che hanno fatto del Proibizionismo una vera campagna moralizzatrice
mondiale, non approfittare della ghiotta occasione per ridurre gli ettari
coltivati a papavero. Le coltivazioni sono ben visibili dai satelliti spia, gli
stessi che non riescono a trovare il ricercato numero UNO. Non credo sia molto
complicato e costoso intervenire con diserbanti spruzzati in volo. Strano
perché il commercio, in mano a bande criminali, alimenta la endemica
corruzione, e i proventi fungeranno da vero e proprio “bancomat” della
famigerata Al Qaeda. Possibile che i
“poliziotti del pianeta” non si sentano in dovere di estirpare una piaga
mondiale? Ieri un quotidiano italiano riporta la costernazione di un deputato
pashtun che racconta come, sebbene i suoi uomini avessero fermato un camion
imbottito di narcotici, avesse ricevuto l’ ordine di lasciarlo proseguire sia
da parte del Governo di Karzai che da parte del Comando americano. Tutta questa
apparente indifferenza non serve forse ad alimentare il contro-business del
Proibizionismo? Chissà se il neo Ministro degli Esteri ha fatto presente questa
emblematica incongruenza nella sua visita alla Casa Bianca? Prevarranno come al
solito real politik e sudditanza psicologica ?
Marco Bernardi e-mail
Caro
Marco, il popolo afgano è costituito in parte da contadini e tribù o bande di
predoni. Una volta acquisita la coltivazione del papavero è impossibile
sostituirla con altri frutti della terra di pari rendimento. Nessuna democrazia
è in grado di inventare il sistema per sfamare tutti gli abitanti
dell’Afghanistan. Ecco il motivo per il quale i pragmatici amici yankee hanno
applicato la real politik. Non dimentichiamo che gli americani sono gli
inventori del proibizionismo (i favolosi e turbolenti anni Venti). Qualcuno ha
avanzato la teoria che il proibizionismo sia stato varato per incrementare il
consumo degli alcolici. Questo infatti fu il risultato ottenuto. Lei, caro
lettore, sa benissimo che la Storia non ci racconta mai nulla di nuovo. E
sempre si ripete sulla pelle dei bipedi terrestri. Catastrofi, genocidi,
torture, schiavismo sono piaghe inguaribili dell’umanità. In Afghanistan è in
atto quanto accadde nel XIX secolo in Cina quando gli Inglesi crearono il
mercato dell’oppio. Impossibile risolvere simili problemi a tavolino. Certe
realtà sono incontrollabili come la tragica situazione in certi paesi africani
invasi da epidemie, carestie e guerre infinite nonostante quei territori siano
ricchi di ogni bendiddio, sfruttato solo dal potere. Non escluso quello
dell’Occidente. Sperare in un mondo migliore? Ma sì: fa comunque bene alla
salute.
4/7/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
La grande abbuffata
Gentile
Mariella, con il risultato del Referendum, l’Italia si cristallizza. Per gli
italiani quanto fu deciso sessant’anni
or sono va ancora bene. Al Nord conservano uno spirito di iniziativa e di
innovazione. Nel Centro, il vecchio sistema di potere fascista è stato clonato
ed esteso dai postcomunisti ed è difficile schiodarlo poiché refrattario ad
ogni novità che possa comprometterne l’equilibrio. Nel Sud e nelle isole, il
modello di assistenzialismo ha prodotto un parassitismo organizzato. Mi spiego:
le cosiddette pensioni sociali in aggiunta a pensioni di false invalidità, a
soldo di accompagnamento ed altre provvidenze statali fanno sì che nuclei
familiari di nullafacenti assorbano un ragguardevole reddito del tutto
parassitario. A ciò si aggiunge l’ondata di governanti arrivata di recente a
103 elementi. Quali possono esse le soluzioni da adottare?
Giorgio Pieroni e-mail
Caro
Giorgio, davanti alla voracità delle forze politiche al potere, si profilano
all’orizzonte sgradevoli quanto iniqui provvedimenti. Il copione è quasi
antico. Per mantenere nell’Italia ibernata, lo status quo da lei citato, verrà
fatto ricorso al debito pubblico: il grande inganno ultra trentennale. Per
poter invitare alla grande abbuffata le orde dei famelici “clienti” delle forze
politiche al governo, viene agitato lo spauracchio dei conti in rosso, si
minaccia la chiusura dei cantieri delle opere pubbliche (le uniche seriamente
avviate da decenni) e infine si infliggono nuove tasse. Con l’arrivo del denaro
fresco, si rinegoziaranno appalti e contratti, già a suo tempo stipulati, per
opere in stadio di avanzata realizzazione. A questo punto, incuranti dei danni
che questi maneggìi procureranno, a spese dello sprovveduto elettore, ci sarà
abbondante foraggio per i branchi di
insaziabili “randagi” sempre presenti nei dintorni del “palazzo”. Questo
indecente fare e disfare mina la certezza del diritto di ciascun cittadino, ma
lascia del tutto indifferenti le masse aggregate al grande carro. Le quali, pur
di rimanere nel letargo dei loro privilegi, accettano di ostacolare qualunque
rimedio curativo per il Paese: punti di vista etnici. E così continuiamo a
precipitare in fondo alla classifica degli Stati europei: a perdere tutti i
treni e anche gli autobus per tornare ad una indispensabile competitività. Il
magnifico slancio dell’Italia, quinta potenza industriale, si è dissolto nella
prima parte degli anni Ottanta. Dispiace ammetterlo, ma per il momento dobbiamo
rassegnarci a restare “quel volgo disperso che patria non ha” di manzoniana
memoria.
27/6/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Democrazia, oligarchia anzi
satrapia
Cara
Mariella, è davvero importante per il nostro equilibrio essere capaci di
“accontentarci” come lei afferma nella sua rubrica del 20 giugno. Ma come si fa
a essere soddisfatti di vivere in un Paese dove ogni giorno i media denunciano
infamie di ogni genere, dove si nuota nel fango, dove gli assassini passeggiano
in libertà o vengono eletti in Parlamento. Per “accontentarsi” del proprio
quotidiano bisognerebbe tornare ad una civiltà di cui si stanno perdendo le
basi culturali, politiche e spirituali. Ho notato che non ha risposto al mio
e-mail sul caso Savoia, ma ha impostato
la rubrica precedente su argomenti più “leggeri”. Ha ignorato “calciopoli” e
l’inferno pubblico della RAI. Eppure
lei è sempre molto attenta all’attualità che sovente precede soprattutto quando
riguarda la politica estera e interna e con pacata ironia non fa sconti a
nessuno. Che cosa le succede? Preferisce ignorare realtà troppo disgustose per
dare la precedenza a mail di “evasione”?
Monica Ravignani – Parma
Nulla
di tutto ciò, cara Monica. Prima di risponderle ho preferito attendere che i
fuochi d’artificio su Savoia & C. lasciassero le prime pagine. Non nego di
soffrire di una certa stanchezza stagionale, dovuta anche al senso di impotenza
per i megadisastri italici. Ho però la sensazione che nell’avvicendarsi della denuncia
di certi misfatti, ci sia sempre una logica poco originale. Abbiamo appena
votato e non a caso lo tzunami su AN si è abbattuto poco prima del Referendum, programmato sotto il governo di centro
destra. Non si poteva trovare un protagonista-star più esplosivo di Vittorio
Emanuele per attirare l’attenzione pubblica. E gettare discredito sulla
campagna per il “sì”. Nulla di nuovo su
quanto accade in RAI: lo sappiamo tutti. Succedeva anche nell’ambiente del
cinema anni Cinquanta. E’ un “classico” deprimente e il dirigente maschio
italiano fa la figura del cavernicolo. Non a caso, i miei romanzi, citati nelle
recensioni di importanti quotidiani,
trovano difficoltà insormontabili ad essere promossi in televisione. Il
motivo è semplice: non ho padrini. Ciò vale anche per Mediaset nonostante
l’ingente debito del suo “patron” nei miei confronti. A questo punto, cara
amica, o cerchiamo di farci il sangue meno amaro possibile, e ci
“accontentiamo” delle piccole cose in
nostro possesso, o emigriamo verso lidi poco popolati. Inutile illudersi: la
nostra non è una democrazia, ma un’oligarchia al limite della satrapia.
Aristotele parlava di “catarsi omeopatica”:
al massimo della virulenza, il mal costume potrebbe estinguersi per
conto suo. Interessante capire se siamo arrivati al peggio. Dove allignano
troppi bipedi umani vivere in pace e giustizia è pura utopia.
20/6/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Alla gentile Sindaco di Milano…
Cara
Mariella, una delle prime notizie pervenute dall’ on. Letizia Moratti, in
qualità di sindaco della nostra metropoli, riguarda lo spostamento a Varese
dell’opera “Ago e filo” in piazza Cadorna. Ho votato per la signora Moratti e
anche per De Corato, ma non ritengo giusto che l’arredo di questa piazza venga
spostato. A me è sempre piaciuto molto e posso parlare anche a nome di un
centinaio di milanesi amici miei. Da togliere semmai sarebbe l’orrendo
monumento a Pertini in piazza Croce Rossa. Un raccoglitore di vagabondi e di sporcizia…
Vittoria Fantini – Milano
Cara
Vittoria, non posso far altro che girare la sua lettera, da me del tutto
condivisa, all’attenzione della gentile signora Sindaco. Oltre all’orribile
scatola-scala in onore di Pertini che ha tolto vivibilità a quella deliziosa
piazzetta, ci sarebbero ben altre brutture da eliminare. Ma esistono comunque
problemi di prioritaria importanza in città, ai quali rivolgere immediata
attenzione. Ad esempio: il disservizio dei mezzi pubblici che non solo non
osservano gli orari, ma saltano le corse previste; l’assoluta latitanza dei
vigili urbani in certi punti strategici della città; la mancanza di vero
lavaggio delle strade che aumenta l’inquinamento e la presenza delle polveri
sottili a dismisura. Di certo Donna Letizia è ben conscia di tutto ciò e saprà
dare le giuste priorità ai problemi più urgenti.
Affinità elettive cercasi…
Cara
Mariella, sono un’ insegnate nubile quarantenne sovente scontenta del suo
quotidiano. Convivo da cinque anni con un medico cinquantenne scapolo e senza
figli. Il quale mi vorrebbe sposare, ma io sono spaventata dal suo carattere
prepotente e dalla diversità della nostra educazione. Tra noi esiste un
notevole attaccamento affettivo, ma lui è incapace di qualunque forma di vera
solidarietà nei miei confronti. Un impegno matrimoniale con lui mi fa paura…
Lettera
firmata – Milano
Gentile
lettrice, come prima regola “accontentarsi conviene”: in tal si evita
l’escalation verso l’infelicità a vita. La complicità e la solidarietà
reciproche sono la base di un legame fra due persone che si amano. Se in tutti
questi anni non è riuscita a inculcare nel suo compagno tali indispensabili
concetti, sarà meglio continuare a convivere con l’uscio socchiuso. Senza le
famose affinità elettive, potrebbe rendersi necessaria quanto salubre
un’eventuale fuga verso la vita da single con ricerca di altra compagnia: meno
problematica e comunque fuori delle mura domestiche.
13/6/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Il delitto politico paga…
Cara
Mariella, la Storia dell’Italia repubblicana è costellata da personaggi
condannati per gravi delitti (politici)
che vengono riabilitati dallo Stato a suon di fanfara, complici i partiti.
Ricordo gli assassini salvati dal Partito comunista e inviati in
Cecoslovacchia, in Ungheria ed altri Paesi dell’est. Emblematico fu il caso
Moranino, il quale, candidato ed eletto dal PCI alla Camera, rientrò usufruendo
dell’allora vigente immunità parlamentare. Oggi il novello Presidente della
Repubblica si affretta a graziare un riconosciuto assassino. Si parla di
amnistia. Sulla quale siamo, come logico, d’accordo per ragioni umanitarie. Ma
spontanea è la riflessione su cosa accadrà quando gli attuali detenuti saranno
liberi. La maggior parte, non avendo meriti e coperture politiche, ritornerà a
delinquere per mancanza di reinserimento programmato nella società. Coloro i
quali sono stati protetti dalla politica invece li ritroviamo nella segreteria
della Camera. Le bande trionfano…
Giulio
Vanzi – Brescia
Caro
lettore, sono verità sacrosante quelle che lei afferma. In Italia vengono
premiati solo gli appartenenti alle congreghe politiche. Diventano meriti i trascorsi
sanguinari di personaggi riparati dall’ideologia. Chi non ha la “fortuna” di
appartenere a entourages politici subirà la sorte da lei sopra accennata. Si
può citare in proposito il bellissimo romanzo di Hans Fallada, anni Trenta, dal
titolo “Chi c’è stato una volta…” L’autore analizzava il fenomeno di chi usciva
di galera e vi ritornava puntuale per mancanza di supporto familiare e sociale.
Nella breve Storia dell’Italia unita abbiamo visto che, nella seconda metà
dell’Ottocento, carbonari e garibaldini, perseguitati dai governi dei piccoli
Stati, furono premiati dal nuovo Regno. Ma almeno quelli avevano combattuto per
l’unità dell’Italia al contrario della lotte odierne tese a disintegrare il
Paese. E non dimentichiamo la moltitudine di persone specchiate che hanno
lavorato con grande efficienza in politica pensando di contribuire al bene
della nazione e che non hanno ricevuto altro che ingratitudine: travolti e
sorpassati appunto da emeriti personaggi tirati fuori dalle patrie galere. E’
questa la politica italiana del ventunesimo secolo.
6/6/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Terrorismo economico e assassini in libertà
Cara
Mariella, sono pietrificato dall’impudenza del governo appena nato che denuncia
mancanza di fondi per le opere pubbliche. Ma come? Ormai erano stati conclusi
tutti gli appalti e stabiliti i costi con la copertura finanziaria prevista
dalla legge. E adesso? Ho la terrorizzante sensazione che i gestori del potere
vogliano rifare i famosi appalti per aggiudicarli ai loro “clienti” e incassare
le solite tangenti come da tradizione. Vorrei sapere se il ministro Di Pietro
alzerà un dito per impedire simili pastette. Non vorrei che si tornasse al
tempo dei governi di centro sinistra quando ci si gloriava che un chilometro di
autostrada in pianura ci veniva a costare “solo” 32 miliardi di antiche lire
mentre gli Svizzeri facevano un chilometro di autostrada in montagna con 5
miliardi delle stesse antiche lire. Questo terrorismo gratuito su opere di
vitale importanza che solo il centro destra ha messo in cantiere dopo 30 anni
di inattività, è pura e disonesta malafede…
Maurizio Masi – Milano
Caro
Maurizio, se i suoi dubbi rispondono a
realtà, c’è da meravigliarsi come persone di specchiata onestà concorrano a
diffondere tali angosciose notizie. C’è da chiedersi se tale specchiata onestà
consiste soltanto nell’osservanza del V
comandamento “non rubare”. Ma permettere di rubare ci sembra ancora più
grave del furto in diretta. Ci si chiede dove siamo finiti osservando questo
obbrobrioso “teatro delle beffe”, nel quale gli attori staccano di molte
lunghezze persino Dario Fo. Non possiamo dimenticare quanto fece il governo
Amato a tarda notte, senza preavviso, depredando i nostri conti correnti a mano
libera. Anche le banche non escludono da oggi altri eventuali “colpi” bassi.
Del resto, un governo tanto affollato di ministri e sotto segretari avrà
senz’altro necessità di sfamare le clientele che li sorreggono. La parola
d’ordine è incassare penalizzando i cittadini e non tagliando la pletora dei
costi esistenti e in ulteriore lievitazione. E’ un vero peccato che i cantieri
delle Grandi Opere, mai così efficienti come durante il governo precedente, debbano
ora, per manovre di bassa politica, subire pause di arresto proprio quando
l’area viabilità è sempre più tragicamente congestionata. Se le prime mosse del
nuovo governo consistono nel far comparire agli occhi sbigottiti dei cittadini
italiani lo spettro della chiusura dei cantieri, e rimettere in libertà detenuti condannati per assassinio, chissà
quali altre invenzioni terrorizzanti alla EdgarAllan Poe ci somministreranno a breve. Dispiace non
poterla rassicurare, caro lettore, ma questo è il meritato castigo, causato
dall’assenteismo irresponsabile alla partecipazione al voto.
30/5/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
I 7 cavalieri dell’Apocalisse…
Cara
Mariella, credo di esprimere una opinione molto diffusa denunciando la
repulsione degli italiani per i balletti ripetitivi della politica nel nostro
Paese. Se si rileggesse la stampa dei decenni passati, basterebbe cambiare date
e nomi per non riscontrare differenze
sulle tematiche, sulle diatribe, sulle liti sconce in Parlamento e fuori, sull’accanimento
per il potere con totale indifferenza nei riguardi dei cittadini. A ciò vorrei
aggiungere una mia riflessione sull’anomalia che la nostra Costituzione ha
santificato: i senatori a vita. E’ giusta e lodevole l’intenzione di premiare
Italiani di vaglia, ma non ritengo equo che sette emeriti senatori, i quali
dovrebbero essere super partes, possano determinare la nascita di un governo.
Tre di loro sono ex presidenti della Repubblica, evidentemente schierati e
non più anticomunisti come all’origine. Un democristiano di ferro
è stato trascinato dai comunisti davanti ai tribunali d’Italia con le accuse
più infamanti. Un altro, cattolico fervente, è noto utilizzi droghe pesanti per
“necessità” di salute. Un Premio Nobel in evidente stato di debolezza fisica è
stato sorretto fino all’urna. E’ probabile che l’ultimo, intento al progetto di
un’utilitaria speciale per il popolo, sia scivolato a sinistra. A lei trarre le
debite conclusioni…
Riccardo Riccardi – Cuneo
E’
vero, caro Riccardo. Siamo annoiati, disgustati da questa guerra tra bande che
non ha neppure il fascino romanzesco di quella della “Chicago Anni Trenta”. E
non riesce a far emergere un protagonista carismatico alla Al Capone. Molti
ormai non guardano più i dibattiti televisivi e sorvolano distratti le prime
pagine delle testate importanti. I senatori a vita? Dovrebbero astenersi dal
voto nelle circostanze molto contrastanti. Questo vorrebbe dire essere davvero
al di sopra delle parti. C’è stato poi il balletto del conteggio su poche
migliaia di voti. E non è stato messo in risalto il fenomeno
dell’astensionismo, causato proprio dalla nausea degli elettori per la
miserabile, ripetitiva recita del solito copione. Un astensionismo che si può
facilmente quantificare in alcune centinaia di migliaia di voti. Dove è finito
l’anticomunismo del 1948 quando si portavano a braccia gli infermi a votare? E
ora ci ritroviamo un governo di estrema sinistra con 25 ministri, 63 sottosegretari
e quanti altri verranno cooptati a breve. Avanza un’onda sommersa tipo tzunami
per l’accaparramento di posti e consulenze del sottogoverno. Come continuare a
far crescere l’economia del Paese con questo tangibile aumento di oneri?
Soltanto massacrando il solito bipede di
gabelle che non è più in grado di pagare stando alla “geniale”
intuizione di valutare l’euro a 1936,27 vecchie lire. Le conclusioni, caro
amico?, come diceva il valoroso Gino Bartali: “è tutto sbagliato, tutto da
rifare”.
23/5/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Allarme decadenza e malcreanza…
Cara
Mariella, sono un 74enne, nonno di tre nipoti dagli otto ai diciott’anni in
frequente dissidio con mia figlia e mio genero in merito all’educazione
sbagliata di questi ragazzi. Mi spiego: sono sempre stati poco inquadrati nelle
varie fasi della loro crescita. Addirittura redarguiti pochissimo quando invece
avrebbero dovuto prendere qualche sonoro ceffone. Sono al corrente delle errate
teorie di questi ultimi trent’anni, propinate anche attraverso i media. I
concetti basilari di famiglia, patria, comportamento, educazione che hanno
sorretto per secoli il convivere civile sono stati demonizzati in modo
sistematico con l’assurda motivazione di un cambiamento epocale distruttivo che
non ha sostituito quanto di buono c’era prima. E non mi si venga dire che gli
“anziani” hanno sempre lanciato anatemi sui tempi nuovi. Qui bisogna trovare un
rimedio efficace a tutti i costi…
Mario Bruzzese – Chieti
Caro
lettore, da molti anni la nostra rubrica affronta questi gravi problemi. Lei ha
ragione. Basta con il sistematico “condono” alle storture. E’ urgente trovare
una formula per raddrizzare almeno in
parte l’allarmante malcreanza dei giovani e anche dei non giovani. I quali non
splendono per comportamento e uso di mondo. Non si pretende uno stile da
Accademia, ma un richiamo ai minimi principi della Giustizia: honeste vivere,
alterum non ledere. Accade invece tutto il contrario. E il degrado attuale è in
larga parte dovuto alla mancanza di quell’educazione che in altri tempi veniva
impartita dalla scuola e dalla famiglia. Difendeva il decoro delle persone, del
territorio nazionale e l’estetica morale e sentimentale. Di certo, questi
sgradevoli risultati vengono da lontano su convinzioni errate: ad esempio
quelle del dottor Spock, yankee di ingrata memoria. Il quale dopo aver
predicato per trent’anni la libertà incondizionata dalla culla in poi, dovette
rimangiarsi tali teorie disastrose. E disastrosa è la situazione odierna creata
da genitori reduci da pseudo rivoluzioni di deteriore “intellighenzia”. Quindi,
come minimo, deve intervenire la Pubblica Istruzione a impartire fin dalle
scuole elementari istruzione più approfondita, principi di comportamento e di
convivenza sociale al fine di supplire alle carenze della famiglia. Ma esiste
un corpo insegnante in grado di assumere tale missione? A tutto ciò si aggiunge
la fitta presenza di immigrati che ha scompaginato ulteriori regole di
comportamento. E’ costante la loro totale mancanza di rispetto sui mezzi
pubblici nei confronti degli anziani, ai quali non cedono il posto: sovente
mantengono toni assordanti, atteggiamenti spinti e provocatori. Per non parlare
del sistematico accattonaggio-disturbo per gli utenti all’interno della
metropolitana. Questa sorta di “corte dei miracoli” devasterà sempre più il
nostro tessuto sociale se le autorità non porranno un severo argine facendo
osservare regole già esistenti.
16/5/06
VISTO DA LEI di MARIELLA ALBERINI
Volontariato gratuito…?
Cara
Mariella, la domenica in cui mia moglie, malata terminale, manifestò sintomi
allarmanti, chiamai invano i medici senza trovarli e allora mi rivolsi a una
nota associazione di volontariato specializzata per questi casi. Alle mie
numerose telefonate non rispose mai nessuno. Da tempo mi chiedo come funzionino
queste associazioni, delle quali si parla, in certi casi bene, in altri male.
La proliferazione di volontariato di questi anni mi pone un interrogativo. E’
rimasto allo stato puro o sta degenerando verso “carrozzoni” sociali non senza
scopo di lucro?
Francesco De Vita – Milano
Caro
Francesco, ammiro in modo incondizionato chiunque dedichi parte del suo tempo
ad aiutare chi soffre come insegna la religione cattolica. Da quando non sono
più gli ordini religiosi a svolgere in larga parte queste funzioni, c’è il
volontariato per colmare questo vuoto.
Ma la sua estensione ha generato rami disparati. Si va da quello molto
discutibile e ben retribuito delle due Simone in Iraq, allo scandalo degli
operatori umanitari in Liberia, accusati di sfruttamento sessuale, a quello di alto valore delle grandi
Fondazioni sanitarie come lo IEO o a quelle, di antica tradizione dei Cavalieri
di Malta. Ma la recente destinazione per legge del cinque per mille dell’IRPEF
ha generato una pletora di organizzazioni “on lus” che tendono a beneficiare di
questa “provvidenza”. Non è una novità: in tutte le aggregazioni sociali prima
o poi qualcuno tradisce la buona fede.
A proposito di veleni…
Cara
Mariella, ho letto di recente che un agente del Mossad era stato incaricato di
eliminare un esponente del terrorismo palestinese. Era stato dotato di una
siringa con la quale pungerlo a morte. Cosa che gli riuscì insinuandosi fra la
folla. Poco dopo, la vittima, ricoverata in ospedale con sintomi misteriosi,
andò in coma. Ma c’era stato un errore di persona. E poiché la vittima
rappresentava un importante interlocutore per Israele, il Premier in persona
mandò un emissario con l’antidoto che gli salvò la vita. Ma esistono davvero
questi veleni non individuabili dalle analisi mediche?
Giacomo Tanturri – Viterbo
Caro Giacomo, un amico medico mi ha sempre allertato su coloro i quali chiedono informazioni sui veleni. Comunque è not