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VISTO DA LEI

 

La scrittrice Mariella Alberini ha iniziato il 7 dicembre 2003 la collaborazione con il quotidiano LIBERO. Ha risposto a lettere di qualsiasi argomento sottoposte dai lettori  alla sua attenzione nel periodo 7 dicembre 2003 – 9 ottobre 2007.

A partire dall’aprile 2008 Mariella Alberini continua la pubblicazione della rubrica bisettimanale “VISTO da LEI” sul quotidiano LA PREALPINA.

Per qualunque contatto la giornalista continua ad essere disponibile all’indirizzo e-mail ed al sito web:

 

                      e-mail: m.alberini@iol.it ; sito web: www.mariellaalberini.it

 

 

n.b. La selezione degli articoli inizia dai più recenti, in ordine quindi inverso alla data di pubblicazione.

 

 

 

29/6/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I ribelli del Kurdistan e le radici dell’odio

 

Cara Mariella Alberini, vorrei approfittare della sua esperienza in politica estera per chiederle notizie sulla situazione dei ribelli del Kurdistan, dei quali non si legge più sui giornali, ma sappiamo che sono sempre in armi. La sua opinione…

                                                                     Saverio Bellini   -  e.mail

Caro Saverio, l’opinione pubblica europea, e in particolare quella italiana, sembra poco edotta sulla reale situazione della ribellione curda, ennesimo vulcano in eruzione al centro di una zona strategica incrociata da diversi oleodotti di “oro nero”. La ribellione curda è stata finora uno dei più gravi problemi della politica irachena. Pochi conoscono le radici della rivolta dei curdi. Popolo seminomade di origine indo-europea e di religione musulmana sunnita, stabilitosi nella Turchia orientale, in parte dell’Armenia sovietica, nel nord est dell’Iraq e nel nord ovest dell’Iran. Questa etnia guerriera ha sempre lottato per mantenere la propria indipendenza. Le numerose sommosse avvenute in Turchia e in Iraq iniziarono per la mancata promessa di creare un Kurdistan indipendente come era previsto dal Trattato di Sevres nel 1920: promessa scomparsa poi nel successivo Trattato di Losanna nel 1923. Da ciò, la sproporzionata reazione dell’allora presidente iracheno Saddam Hussein, reo di aver messo in atto una repressione sconfinante nel genocidio. Il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha raccolto l’aspirazione all’indipendenza dei suoi predecessori e usa il terrorismo per richiamare l’attenzione sul problema curdo. Terrorismo molto ben strutturato se è vero che le varie enclave curde stabilite in Europa e in altri Paesi fino al Giappone finanziano con le loro attività la guerriglia. Privato della presenza del suo leader Abdullah “Apo” Ocalan, a suo tempo accolto e osannato dalla nostra estrema sinistra e dalla stessa aiutato a fuggire in Africa, e oggi prigioniero a vita in  Turchia, il PKK si è scisso in varie anime con posizioni più estremiste da parte dei giovani. I quali non riconoscono l’autorità di Murat Karaylan, l’attuale figura carismatica del movimento, che però ha messo da parte l’impossibile sogno dell’indipendenza a favore di un regime di autonomia regionale. Questa situazione, poco conosciuta dalla maggioranza dei cittadini europei, è stata gravemente trascurata dalla diplomazia americana ed europea. Quest’ultima sempre molto “distratta” e in ritardo per intervenire in questo tipo di problemi (ricordiamoci del Kosovo ancora oggi in armi). Adesso le si presenta l’occasione per coinvolgere la Turchia in una politica di accorta prudenza onde evitare l’incancrenirsi del problema curdo. E, in tal modo, renderla partecipe di una strategia che la farebbe sentire più vicina al sospirato ingresso nell’Unione Europea. Un ingresso, al quale sarebbe poco saggio rinunciare.

 

22/6/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

“Case aperte” ed estetica

 

Cara Mariella Alberini, leggo la proposta di Italia Nuova per procurare rapporti sessuali gratis a domicilio per gli over sessantacinquenni, sostenuta da AN. Sono un vedovo pensionato settantenne in buona salute e ancora con sani desideri, ma con mezzi limitati. Inoltre l’idea di andare a cercare una donna per la strada non mi è mai stata congeniale. Non le sembra che questa iniziativa andrebbe sostenuta dai media…?

                                                                                      Lettera firmata – e-mail

Caro lettore, se ha letto la rubrica pubblicata l’8 giugno, conoscerà la mia opinione sulla regolamentazione della prostituzione, in sintonia con il nuovo governo: al fine di trovare il modo di farla esercitare all’interno di appartamenti, con non più di due, tre professioniste per casa, vigilanza di polizia e di regole sanitarie. Quindi un attività professionale come tante, soggetta a tassazione e protetta in tutti i sensi. In tal modo sarebbe possibile inserire anche un’ “assistenza gratuita a domicilio”, con spontaneo consenso di volontariato, per uomini soli nella terza età. Ma stiamo facendoci troppe illusioni su un assetto di stampo nordico del problema. Speriamo, entro questa legislatura, si possa sanare la piaga della prostituzione per strada e almeno ridurre quella dello sfruttamento da parte della criminalità organizzata e non. Da qualunque punto di vista la si guardi, è una questione di estetica morale nel panorama cittadino e nazionale.

 

Cara Mariella, a cinquantun anni, divorziata con un figlio che abita per conto suo, mi sono innamorata perdutamente di un simpatico quarantenne, il quale mi ricambia. Da quando ho iniziato questa storia, scruto nello specchio il mio viso segnato dall’età, e medito sui vari rimedi possibili compreso l’intervento chirurgico. Osservi la mia foto inviatale via mail e mi dia un consiglio…

                                                                                 Diamante -  e-mail

Gentile Diamante, il suo viso mi sembra in ottimo stato. Il suo partner le vuol bene e la accettando così come è al naturale. Quindi ama la sua persona valutando anche le sue doti psichiche e affettive. Nella nostra epoca, l’età si è spostata. La quarantenne del primo Novecento è la sessantenne di oggi. Cinquant’anni sono, a immodesto avviso di chi scrive, un dato anagrafico bellissimo.  Fossi in lei non penserei affatto a interventi invasivi dall’incerto risultato. Ma curerei diligentemente la pelle in modo naturale. Oggi, anche in farmacia, esistono ottimi prodotti dal costo moderato. Da tempo, un gran numero di medici si è reso conto dell’indecente possibilità di guadagno offerto dalla medicina estetica. E vi si sono dedicati facendola progredire a ritmo accelerato. A breve termine, si ricorrerà sempre meno alla chirurgia (sovente rischiosa anche per l’interventista) e sempre più a cure che toglieranno per sempre l’invecchiamento estremo. Auguri.

 

18/6/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I pensieri di un cittadino

 

Cara Mariella, leggo che un gruppo di operai della FIAT di Melfi disgustati per gli alti emolumenti dei politici che, non paghi accumulano anche doppi incarichi e doppi stipendi, hanno scritto al Presidente Giorgio Napolitano. Premesso che vige un regolamento di Camera e Senato che proibisce tale malcostume, (nel resto della UE la sola etica personale lo vieta e basta: da noi è necessario mettere per iscritto). Ormai l’ andazzo è arcinoto, non potendo impedire certe manifestazioni di massa e vivendo in una apparente demos, i “potenti” lasciano che le folle si sfoghino nelle piazze per  tornare alle loro consolidate abitudini confidando nella stanchezza e negli impegni inderogabili del cittadino medio, assillato dal problema di raggiungere la fine del mese. Questo simpatico giochetto (che ora tutti i quotidiani fingeranno di aver dimenticato per chissà quale insano rispetto delle istituzioni, mentre il rispetto bisogna guadagnarselo) dei benefit di viaggio ha fruttato all’attuale Presidente della Repubblica 200.000 euro netti extra esentasse. Il Nostro, ora paladino della moralizzazione, tanto ricco di belle parole per ogni situazione incandescente che questa Nazione gli presenta, incassava 800 euro di tariffa business Alitalia e volava “low cost” per 100 euro di spesa reale. Da parte “loro” questo trucchetto (banalissimo visto il livello di scandali nazionali all’ ordine del giorno) veniva considerato come un incentivo contro l’alto livello di assenteismo in aula o alle commissioni, evidentemente lo stipendio più alto della UE e la diaria giornaliera da 500 euro non erano sufficienti. Sorge quindi legittimo un dubbio: quale trasparenza ci possiamo attendere per la riduzione dei costi della Politica da un “burocrate” di tale spessore?E quale spinta potrà mai dare a quella iniziativa operaia chi conosce bene questi sotterfugi? Come mai nel resto della UE tali comportamenti sono pubblicamente invisi e se avvengono si conoscono e certo inficierebbero l’ elezione alla massima carica dello Stato? L’occidente ha molti mali, e l’ Italia li assimila tutti ma l’avidità credo sia il tarlo per  non dire il cancro di questa nostra satolla e sprecona società. (Vedi il caso Clinica Santa Rita di Milano, ennesimo sconvolgente esempio). Bravi quindi gli operai peccato che l’ indirizzo sia sbagliato.

                                                                                                Marco Bernardi  -e-mail

Caro Marco, la sua lettera si risponde da sola. Spero lei riesca a trovare un po’ di ottimismo anche in questa nostra Italia disastrata, nella quale il nuovo Governo tenta di medicare le piaghe più urgenti. Ad esempio la politica sprecona, ora sotto il piccone di Brunetta e la severa impostazione di Tremonti: entrambi non sembrano disposti a fare sconti a nessuno. Benissimo l’accordo tra Maroni e La Russa per inserire 2500 militari a disposizione delle forze di polizia ecc. Adesso il problema è sperare che possano continuare il loro lavoro. L’Italia si trova sul filo del rasoio. Cerchiamo di sperare e di credere in Dio.

 

15/6/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

La cultura migliora senza la politica

 

Gentile Mariella Alberini, ho letto i suoi interventi sulla cultura. Ho apprezzato
l'esortazione fatta a Sandro Bondi che spero giunga a destinazione
insieme ad altre più esplicite dopo l'intervista concessa ad Aldo Cazzullo.
Il suo riferimento agli assessorati alla Cultura ha sollecitato
l'invio di questo mio mail poiché sono convinto che i politici nuocciono alla Cultura…

                                                                                           Maurizio Grassini    -e-mail

Caro lettore, è sufficiente inciampare nella parola ‘cultura’ perché qualcuno subito affermi che le si debbano assicurare cospicui sostegni finanziari. Da qui ad affermare, poi, che gli assessorati e ministeri alla cultura siano le istituzioni elette e deputate a tale scopo, il passo è breve. Credo, invece, che sia utile, proprio per amore e rispetto della ‘cultura’, provvedere a limitare questi centri di spesa comunali, provinciali, regionali e di governo nazionale. Questa proposta deve essere valutata tenendo presente la differenza che corre tra il bene culturale da conservare e valorizzare e la sua produzione. Ed a proposito di ‘beni culturali’, merita ricordare che il nostro Paese ne ha un deposito immenso che si è accumulato nei secoli in assenza di assessori e ministri alla cultura (e forse grazie proprio a questa mancanza). Il prodotto culturale ha la proprietà di durare tanto a lungo da far perdere, talvolta, la percezione del tempo e dei luoghi della sua origine, ma, soprattutto, delle cause e delle ragioni che lo hanno generato. Ad esempio, l’ambizione di un pontefice ci ha lasciato il Mosè e i Prigioni. Senza questa ansia celebrativa non avremmo ereditato tali opere, né il genio creativo di Michelangelo ci avrebbe donato la testimonianza dello spirito del tempo e dell’immagine che Giulio II intendeva dare di sé ai posteri. Sono i sogni di grandezza di un Papa, quindi, a trasmetterci l’opera d’arte nell’attualità del suo messaggio e non viceversa.. Un esempio più recente ripropone altrettanto bene la relazione tra momento della produzione e l’espressione di un contenuto culturale. Il tratto appenninico dell’autostrada del sole è una lunga sequenza di ponti in cemento che si rincorrono con forme eleganti, in un susseguirsi di incastri arditi di archi che raccontano lo spazio creativo in cui hanno operato i costruttori. Sui ponti corre il nastro dell’autostrada la cui costruzione ha dato la possibilità di produrre la scansione trionfale delle arcate e non viceversa. E’ la necessità di avvicinare Bologna a Firenze, il nord al sud, che ha offerto l’occasione agli architetti di disegnare i ponti e non sono stati i ponti a suggerire che sarebbe stato possibile metterci sopra un’autostrada. Troppo spesso ci si limita alla cultura intesa come semplice segno di appartenenza aristocratica al mondo delle cose belle. Bisogna, invece, indagare sui processi in atto dove maturano i segni del tempo che viviamo e che saranno trasmessi ai posteri.

 

11/6/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Un Italiana del Novecento

 

Gentile Mariella Alberini, le avevo scritto alcuni anni fa ricordandole che l’avevo conosciuta quando era una ragazzina diciassettenne già sposata, alla quale riparai la sua prima auto. E lei mi aveva risposto con gentilezza premurosa. Ho da poco compiuto novant’anni e le invio questo libricino “La mia vita” che non è in vendita, ma solo per gli amici. Spero la interessi e possa rappresentare un argomento per la sua interessante rubrica sempre scritta con sensibile e umana attenzione all’attualità…

                                                                                                Elfisio Guerra  -  e-mail

Caro signor Elfisio, il suo libricino (67 pagine commoventi) mi ha emozionato. E mi sembra giusto farlo conoscere. Parla di un ITALIANO del Novecento, nato a Buia, poverissimo paesino del Friuli, allora zona depressa. Un bambino senza scarpe, affamato, costretto a lavori umili e faticosi fin dalla più tenera infanzia, bastonato  dalla zia perché non si era nascosto ai soldati austriaci in ritirata. Tempi durissimi dove si divideva pane e polenta in piccole porzioni. Emigrante in Francia per seguire il padre affetto da malaria che aveva trovato lavoro in una fornace a Valentigny. Un “macaronì” dileggiato dai compagni francesi delle elementari. E poi subito al lavoro in un  officina dove se sbagliava subiva punizioni con raddoppio di lavori pesanti. Questa l’infanzia di Elfisio Guerra, classe 1918. Con forza sovrumana ha imparato cento mestieri e ricostruito a settant’anni con le sue mani la casa terremotata a Buia. Dopo la Seconda Guerra mondiale, i primi passi da meccanico in proprio con l’aiuto di prestiti puntualmente onorati: e l’avvio di un’officina molto qualificata dietro al distributore di benzina. Oggi è tutto di sua proprietà e ci lavorano figli e nipoti, ma il signor Elfisio è ancora dietro il bancone. Non molla. Ci sono anche tre impiegate ai computer. Il nipote Daniele ha informatizzato il laborioso microcosmo tramandato da un nonno che si regge su stampelle, ma è ancora bello come nei suoi anni ruggenti. Ecco qua signor Elfisio il suo libricino che i giovani ingrati e viziati del ventunesimo secolo, gratificati da ogni bendiddio e tendenti a inconscio “sibarismo” che poi non li soddisfa mai, dovrebbero leggere per provare a capire quanto sono fortunati. Non si rendono conto che i loro nonni hanno vissuto una vita di lavoro durissimo quando mancava il pane nell’Italia agricola. Da dove partivano gli emigranti in cerca di lavoro. E da ogni dove inviavano denaro alle famiglie rimaste a casa. Anche le generazioni successive hanno duramente lavorato anche il sabato senza master universitari all’estero e senza week end.  E a nessuno viene in mente l’abisso esistente fra la dura realtà dei giovani di allora e la vita dorata delle generazioni degli ultimi trent’anni. Queste nuove generazioni dovrebbero leggere il suo libro e …vergognarsi.

 

 

8/6/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

E’ improrogabile rimediare all’inutile, errata Legge Merlin

 

Gentile Mariella Alberini, è di questi giorni l’iniziativa per un referendum per togliere le prostitute dalle strade. Un’iniziativa che condivido e mi domando anche come mai i vari governi del passato non abbiano provveduto a regolamentare una situazione indecente imitando quanto da tempo istituito in altre  nazioni  europee…

                                                                                  Mariastella Leonardi -  e-mail

 

Cara Mariastella, questa rubrica, che compie 13 anni in agosto, dal 1996 ha condotto per prima una vera e propria battaglia dedicando a tale problematica almeno una decina di “puntate”. Poiché dodici anni fa, molti Italiani e Italiane criticavano il fatto che io fossi favorevole alla regolamentazione della prostituzione in case o centri adibiti allo scopo. Soprattutto molte donne (sposate) non ammettevano che la prostituzione fosse necessaria e insopprimibile. Con grande disappunto di quelle signore, io affermavo il contrario sostenendo che una prostituzione vigilata e organizzata con regole sanitarie severissime proteggeva anche loro da eventuali contagi contratti dai loro consorti. Come noto, un’alta percentuale di uomini sposati frequenta regolarmente prostitute. Detto questo, il nuovo governo dopo aver fatto fronte alla risoluzione di  problemi prioritari (rifiuti campani, Alitalia, Sicurezza, immigrazione ecc) potrebbe aggiudicarsi la medaglia al valore eliminando il deprimente spettacolo della prostituzione “a cielo aperto” in Italia. Non prima di aver posto rimedio alla tratta delle nigeriane che esercitano con gravissimi rischi personali la professione ai margini di boschi su strade provinciali e locali e con l’eliminazione dal territorio italico dei loro sfruttatori per lo più di provenienza balcanica. E’ risibile meravigliarsi dell’immobilismo sul tema dei precedenti governi considerato l’immobilismo su altrettanti problemi vitali per il nostro Paese. Il menefreghismo dei politici e politicanti in Italia è, da circa sessant’anni, il primario scandalo nazionale. Ma i colpevoli siamo noi poiché l’abbiamo sopportato e continuato a votare per il tempo sopra citato. La maggioranza del nostro popolo ha preferito disinteressarsi di politica lasciando che se  ne occupassero soltanto chi di politica voleva campare e lucrare. Il primo risveglio c’è stato quando la RAI ha incominciato a mandare in onda trasmissioni di politica-spettacolo disgustosamente faziose come il famigerato “Samarcanda” condotto dall’immarcescibile Santoro. Imitato dal fac-simile “Milano-Italia”, seguito da “Italiani” ecc. Solo allora,  casualmente,  i teledipendenti hanno incominciato a conoscere i volti di politici e politicanti. Ma anche a farsi influenzare in modo distruttivo sul voto, dato che il merito di quelle invenzioni televisive va ascritto alle sinistre. Ma tornando al problema di cui sopra, spero davvero sia arrivato il Governo in grado di porre rimedio alla inqualificabile Legge Merlin, la quale ha esposto tutte le donne italiane e non, che sostano su un marciapiede in attesa di ottemperare a legittimi impegni, ad essere scambiate per la “professionista” di turno.

 

4/6/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Scrittura e vacanze: una formula vincente

Gent.ma dott.ssa Alberini, ho letto con molto interesse il suo articolo sullo squallore dell' editoria italiana, di cui io sono una delle tante vittime. Di professione faccio il medico, per fortuna, visto che "litterae non dant panem", specialmente se uno cerca di scrivere qualcosa di buono. Ho pubblicato nel 2006 il romanzo storico "Tempi nuovi" (ambientato tra il 1928 e il 1946), dopo aver versato 18.000 euro ad un editore di Napoli, dal quale non ho avuto alcun aiuto, a parte la consegna di 1000 copie... A dicembre '07  ho vinto il premio Firenze  per la narrativa, ma anche questo non mi ha dato alcuna visibilità. E chi si sogna di scrivere ancora?   Intanto, le librerie sono zeppe, come dice anche lei, di libri inutili, del tipo "usa e getta". Posso mandarle una copia?

                                                                     Giuseppe Carmine Boccia   e-mail

 

Gentile Giuseppe Carmine, aspetto con interesse il suo libro. Scrivere è una passione, una vocazione e anche un mestiere, anche quando dà poco pane. Capisco la sua delusione per il disonesto trattamento subito da quell’editore. Al quale  però ha fatto malissimo a pagare una simile somma. Meglio allora affidarsi ad una tipografia e far stampare il libro in proprio. Ritengo sbagliato comunque smettere di scrivere se sente di avere questa pulsione. A Ken Follett venne pubblicato l’undicesimo romanzo scritto, “La cruna dell’ago”, subito diventato un bellissimo film. E poco dopo furono pubblicati gli altri dieci libri in precedenza scartati dagli editori. Furono queste confidenze ricevute durante un intervista a Follet a Londra che mi indussero a scrivere il mio primo romanzo. Con il passare degli anni la scrittura può diventare compagna e motivazione di vita.

Cara Mariella, un 40enne single può trovarsi in difficoltà in previsione delle vacanze estive, natalizie ecc. se non ha sottomano una compagna o un gruppo di amici che lo prendano sotto tutela. Sto pensando alle vacanze estive e vorrei un consiglio…

                                                                                             Gian Luigi Pieroni – e-mail

 

Caro Gian Luigi, le soluzioni sono molteplici. Esistono  persino villaggi vacanze e crociere per single di varie età. Oppure numerose Spa dove ottimizzare la forma fisica sovente frequentate da donne sole, giovani e  meno giovani. Se fosse appassionato della Grande Musica, una miriade di Festival sono organizzati in tutta Europa e sono frequentati da un pubblico con una buona percentuale di single uomini e donne. Una buona agenzia viaggi potrà darle tutte le indicazioni su queste possibilità. Buone vacanze.

 

 

1/6/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Per il ritorno ad un’industria italiana sana

 

Gentile dott.ssa Alberini, ho letto il suo articolo, ieri, riguardo all’industria editoriale malata. Poiché lei fa menzione di Edgardo Macorini, che fu direttore dell’Enciclopedia della Scienza e della Tecnica della Mondadori, forse le farà piacere leggere quest’articolo. Infatti, dovendo portare l’esempio di un’industria editoriale sana, nell’articolo si porta il caso della redazione di corso Italia della Mondadori, proprio a quel tempo diretta da Macorini, alla quale prestai la mia opera, fresco di laurea, per due anni…

                                                                      Claudio Piga  -  e-mail

 

Gentile dott. Piga, per usare le sue parole, l’importante è che circoli l’idea che l’avvento delle tecnologie e le ristrutturazioni aziendali debbano comportare (come di fatto sarebbe possibile) un miglioramento della qualità, e non un suo scadimento. Normalmente avviene il contrario, e non solo nell’industria editoriale. In questo momento, in cui si parla di raddrizzare la schiena all’economia italiana, i sindacati, per difendersi, cominciano timidamente ad attaccare i manager. Era ora, fino a questo momento sindacati e manager hanno collaborato non dico per distruggere il sistema industriale, ma indifferenti al futuro di quel sistema che sarebbe stato loro interesse far avanzare.

Qual era il segreto di questa eccellenza, che non si troverà nelle numerose aziende di elettronica che il dott. Piga poi avrebbe conosciuto di lì a poco? E certo non avrebbe trovato all’Olivetti, che pure tanto spendeva in pubblicità e articoli encomiastici sui giornali, per accreditare un’immagine di splendore industriale, in contrasto evidente con la realtà effettuale delle cose? Ragionando con il senno del poi, il segreto era il fattore umano. E il personale, scelto accuratamente attraverso inserzioni sui giornali non fasulle, quindi vagliato sotto il profilo tecnico e psicologico. La macchina produttiva era ben oleata e la struttura gerarchica prevedeva responsabilità precise per tutti. Non si esclude la possibilità che si sgomitasse, a certi livelli. Solo che sgomitare era considerato disdicevole, l’educazione era la norma e a nessuno era concesso di eludere le proprie responsabilità e giocare in favore dei propri interessi contro quelli dell’azienda. Tutto il resto veniva da sé. Perciò l’Arnoldo Mondadori era un’azienda efficiente, nell’accezione migliore e più benevola di questo termine, che è un’altra cosa rispetto all’efficienza degli impiegatucci che abbiano seguito qualche corso d’improbabile managerialità.

 

28/5/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Salute e Ambiente prima di tutto

 

Gentile Mariella Alberini, leggo che il professor Veronesi come senatore si impegnerà per il vegeterianesimo. Ma demolire la “cultura della bistecca” non sarà impresa facile. Sono felice di osservare che forse grazie alla notorietà del nostro famoso oncologo, in aria di Nobel, si riuscirà a sfatare un mito che è divenuto un vero e proprio tabù. Ogni kg di carne bovina è prodotto a spese di una foresta bruciata, di un territorio eroso, di un campo isterilito, di un fiume disseccato, del rilascio nell’ atmosfera di milioni di tonnellate di anidride carbonica, monossido d’azoto e metano…

                                                            Marco Bernardi – e-mail

 

Gentile lettore, non entro nel merito etico. Mi limito al discorso ambientale. E’ vero: il pianeta non può più permettersi un investimento di risorse così ingente. In un mondo dove gli abitanti dei paesi più poveri muoiono di fame, noi utilizziamo parte considerevole di cereali come mangime per rendere la carne bovina più grassa e gradita. Quante centinaia di milioni di “poveri” si potrebbero nutrire se la produzione agricola si concentrasse su cereali per alimentazione umana, anziché animale? E’ sotto gli occhi di tutti e non necessita laurea ad Harvard per capire che il pianeta Terra non può più reggere questo ritmo di consumi forsennato. A qualcosa dovremo pur rinunciare. O continueremo ad assistere, apparentemente addolorati, a questa escalation di sciagure fingendo di crederle “naturali”? Le nostre abitudini alimentari ci portano tra l’altro milioni di tumori, infarti e diabete. Quando capiremo che l’ interesse materiale di una “lobby” ci impedisce il rinnovamento culturale? I principi illuministi sono stati “censurati” da massicce campagne pubblicitarie. Nel nome di un finto progresso, ma soprattutto di un profitto senza limiti, stiamo minando gli ecosistemi in modo irreversibile. Bisogna trasformare il nostro modo di pensare, e andare oltre la “carne”. Cari “media” non lasciate solo il Grande Umberto: ne và della sostenibilità della nostra esistenza ed i nostri nipoti ve ne saranno grati. Non aver accennato all’ eventualità “vegetariana” nemmeno durante gli scandali di mucca pazza, afta epizootica od aviaria la dice lunga sulla “autonomia” ed onestà intellettuale dei mezzi di informazione, ennesimo fulgido esempio di mercato non libero. Il conto prima o poi lo pagheremo anche noi satolli occidentali. Mangiare è anche un po’ votare (per un sistema economico). E’ tempo di cambiare prima di arrivare al peggio.

 

 

25/5/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Opposizione in agguato

 

Cara Mariella Alberini, sono preoccupato per le prossime complicazioni che l’opposizione inevitabilmente cercherà di creare ai provvedimenti urgenti che il nuovo governo, con urgenza, sta per varare. Al momento si parla di intese e di collaborazione ma…

                                                                        Arrigo Franchi – e-mail

 

Caro Arrigo, la sinistra buonista e parolaia ma, in realtà capziosa e in mala fede, ha già imbastito fuori dall’Italia un tentativo di trappola per il nuovo  governo:  mobilitando i suoi pari al Parlamento Europeo. I quali hanno già levato alti lai accusando provvedimenti xenofobi e razzisti per le nuove, indispensabili azioni che gli altri Paesi europei, in modo ben più aspro, hanno, da tempo, messo in atto ( vedi Spagna e Germania). Queste nazioni ben si guardano dall’offrire ospitalità alla fiumana di fuorilegge extra comunitari che prosperano da noi. Sono arrivati i novelli barbari a raccogliere indisturbati nei nostri “orti” quantità enormi di preziosi quadri, argenti, vasellami e anche motocicli che, su Tir, marciano indisturbati verso l’est. Passi per la Chiesa che deve avere un occhio di riguardo per tutti: diseredati e non. Ma sarebbe il momento che i buonisti di Sinistra si palesassero con nome cognome e si facessero carico di adottare e proteggere una famiglia di Rom a testa. Ma questi sepolcri imbiancati che vivono di politica, di incarichi statali, sindacali e quant’altro ben difenderanno la loro nicchia di parassitismo. E sarebbe anche ora che la Sinistra, se non altro per interesse personale, aiutasse l’Italia ormai spogliata di ogni risorsa, e finisse di remare contro ogni provvedimento legittimo, atto a ristabilire una sorta di positività all’interno del nostro Paese “sinistrato”. Quanti altri stupri, quanti altri assalti in casa privata con torture e omicidi, quanti rapimenti di bambini, quante rapine per strada e nei negozi a mano armata dobbiamo ancora sopportare sostenute dalla protezione sinistrorsa ai delinquenti di importazione? Un ministro rumeno ha magnificato l’ordine sociale e la mancanza di criminalità in Romania. Adesso noi sappiamo dove è la loro feccia. La nostra penisola non ha subito un’emergenza di questo genere neppure dopo essere stata invasa dagli eserciti vincitori della Seconda guerra mondiale. E i mille e mille Italiani che hanno concimato con i loro corpi le plaghe del triangolo rosso e del nord Italia devono la mancanza di sepoltura alla “gloriosa resistenza.” Siamo nella condizione di una nazione invasa da orde di stranieri assetati dei nostri beni: quasi un dopo guerra senza averla fatta e averla persa. Dove neri avvoltoi di stampo “sinistro” non ricordano quanto accadeva nei “paradisi rossi”. Da questi “paradisi rossi” arriva la fiumana incontrollata che ci sta devastando. Allora dato che le sinistre amano tanto questa umanità proveniente da Stati resi poveri dal comunismo reale, le devolvano metà delle loro entrate per evitare la propensione a delinquere.

 

21/5/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il trionfo dell’inciviltà

 

Cara Mariella Alberini, mi decido a scriverle perché noto la sua profonda partecipazione ai problemi dei lettori. Camminavo in una via in salita di Varese, quando un energumeno italiano passandomi vicino con uno spintone mi sbatte a terra con la testa a pochi centimetri da un muro. Sono vivo per miracolo, con ecchimosi guaribili in 40 giorni. Questo episodio testimonia la furia astiosa di un cittadino che assale il primo che passa in preda a raptus incontrollato…

                                                                            Giovanni Lolli – e-mail

 

Caro Giovanni, ai giorni nostri, i gentili, i beneducati, i rispettosi e quelli che si tengono lontani dai peccati capitali, se la passano male. Prosperano i cafoni, gli astiosi, i collerici, i violenti, i delinquenti clandestini infiltrati con il permesso di governi devastanti. Canone inverso sul cosiddetto vivere civile. Gli argini si sono disgregati. La frana ha travolto le menti. E la semina della contestazione, dell’esproprio proletario, della reiterata protesta sempre e comunque, della negazione della famiglia come base  primaria del nostro tipo di civiltà, hanno prodotto cloni alla Frankenstein, mutati in no global. Il tutto si estende nel rapporto interpersonale dove menzogna, calunnia, arroganza e mancanza di rispetto umano, eletti a sistema di vita minano la struttura di ogni legame.  Ricordiamo le vittime dei cosiddetti pentiti, utilizzati da Magistratura e forze dell’ordine. Si tratta di contro verità in grado di generare dissesto nel quotidiano. In particolare la menzogna, magma vischioso dove si perde ogni punto di riferimento.  E viene usata in vari modi. Quella mercantile, diffusa matrice dell’illecito guadagno. Quella all’interno dei rapporti affettivi, virus distruttivo provocatore di danni irreparabili. Il sincero per vocazione riconosce il cacciaballe professionista in ritardo: quando lo ha già inchiappettato. Il trionfo della menzogna è incarnato da Ulisse, noto rappresentante della stirpe ellenica, campionessa della fregatura.  La barbarie quotidiana è una realtà che ci colpisce tutti con effetto domino: e alla quale non si sa come porre rimedio. Non basta diffidare di bugiardi e calunniatori, le cui parole, come le pietre, possono colpire a morte persone innocenti. Nella Storia antica e recente i casi si sprecano. E irrimediabili sono i danni sociali prodotti dal suo dilagare senza difesa. L’apoteosi del peggio non conosce limiti. Gli agnelli sono una razza in estinzione. In quale pascolo potranno sopravvivere se il branco dei lupi continua a moltiplicarsi?

 

 

18/5/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Parliamo di cinema: fenomeni alla Montalbano

 

Cara Mariella Alberini, sono una teledipendente che predilige film e miniserie televisive. Tra queste senza dubbio “Il commissario Montalbano” è la più azzeccata. Da anni viene riproposta con massimo gradimento agli spettatori. Però mi chiedo anche il motivo del successo di questo attore soprattutto nei panni di questo personaggio, poiché quando ne interpreta altri soprattutto non più a cranio rasato, ma con i capelli perde molta attrattiva…

                                                                          Antonia Uboldi  -  e-mail

 

Cara amica, anche Yul Brinner senza il cranio nudo non piaceva alle sue fan. E’ un “effetto macho” che gioca a favore del personaggio in questione. Ed è confermato dal fatto che Luca Zingaretti, benché ottimo attore, venga apprezzato in modo particolare quando interpreta ruoli da poliziotto o da sergente maggiore come in “Cefalonia” un film televisivo di buon livello. Sorprendente non sia mai più stato riproposto. Nel mondo del cinema italiano, ma anche internazionale, gli attori vengono sovente marchiati da un tipo di interprete che poi il pubblico in un certo senso gli affibbia in permanenza premiandolo con il favore dell’audience o della fedeltà nelle pubbliche sale cinematografiche. Sono ruoli ai quali poi gli attori riescono a sfuggire con difficoltà. Ricordiamo Sean Connery che sudò sette camice per interpretare film senza impersonare James Bond. Una parte di questi film non ebbe successo e, nel 1987, riuscì a stento ad acchiappare l’Oscar come migliore attore non protagonista nel ruolo del poliziotto irlandese che incastra Al Capone nel film “Gli intoccabili”. Stesso problema per numerose star donne italiane ed estere. La nostra bellissima Francesca Neri destinata a ruoli di “femme fatale” che diventa produttrice per realizzare storie di suo gradimento. La stessa cosa è accaduta a Jaqueline Bisset che doveva sempre accettare parti da amante tenebrosa. E anche adesso, nei film da lei prodotti, ci ricade nonostante l’età non più verde. Ho notato che  grandi attori del passato come Gary Cooper, Clarck Gable, Richard Widmark, Steve Mc Queen hanno trovato nelle nuove leve una sorta di replicanti. Nell’ordine Kevin Costner, George Clooney, Viggo Mortensen, Daniel Craig. Quest’ultimo pare abbia le quotazioni più alte in milioni di dollari. Non so se sia un caso, ma è molto probabile che questi divi abbiano imparato la lezione proprio dagli “anziani” sopra citati. E si siano impegnati a sostituirli per colmare in qualche modo il vuoto lasciato nell’immaginario collettivo. Forse bisognerebbe aggiungere il successo riportato dai “remake” di grandi film del passato come “La prima moglie Rebecca” o di quelli storici che fanno “tornare indietro” ad epoche più estetiche, con protagonisti abbigliati in modo sfarzoso, ma di grande buon gusto. C’è nostalgia per il mondo dei nostri padri, molti dei quali ricordavano, strana coincidenza, Cary Grant,  Walter Pidgeon o perchè no?, l’indimenticabile Richard Burton. 

 

14/5/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

L’imponderabile è dietro l’angolo

 

Gentile Mariella Alberini, dopo dieci anni di matrimonio, da alcuni mesi, mio marito mi ha lasciato per un’altra e già convive con lei. E’ stata una decisione improvvisa che mi ha provocato una sorta di shock, dal quale non mi sono ancora ripresa. Sono un’impiegata statale senza figli e a quarant’anni mi sembra di essere una donna finita. Non riesco a superare questo dolore e vivo nella speranza che lui ritorni…

                                                                            Viviana  -  e-mail

 

La sua reazione, cara Viviana, è comprensibile, ma sbagliato è mettersi in attesa di un ritorno che difficilmente si potrà realizzare. A quarant’anni, la vita è ancora tutta da  vivere ed è assurdo chiudersi al mondo e cadere in una sorta di letargo doloroso. Cerchi piuttosto di ravvivare i rapporti di amicizia e di muoversi, di uscire anche se ciò le costa un certo sforzo. Curi il suo aspetto più di prima e incominci a fare progetti per le vacanze estive. Suggerirei un villaggio vacanze o una crociera: esistono entrambi anche per single. Insomma si guardi intorno e cerchi di non sprecare tempo e lacrime per un uomo che non le merita. Se lei ritroverà se stessa e la sua indipendenza non è detto che, se lui tornasse, lei abbia ancora il desiderio di riaccoglierlo. E si ricordi che nella vita quando tutto ci sembra perduto, l’imponderabile è dietro l’angolo. 

 

Cara Mariella, sono un 75enne vedovo con due figli ultra quarantenni e, benché in ottima salute, ho preferito abitare in una casa di riposo molto confortevole e ben frequentata. Una specie di pensione che mi toglie tutti i problemi della casa, ma non la mia indipendenza. Infatti viaggio e mi sposto per le vacanze oppure vado a trovare i miei figli che abitano a Milano. Da qualche mese è arrivata una signora coetanea che ha compiuto la mia stessa scelta e con la quale è nato un rapporto di notevole simpatia. Però ho l’impressione che non sia disponibile ad “approfondire” il nostro rapporto…

                                                                           Gaetano  e-mail 

 

Caro Gaetano, è davvero una magnifica opportunità avere trovato una compagna di suo gusto proprio all’interno del vostro pensionato per “adulti”. Poiché oggi avere 75 anni sani non significa più essere nella terza età. Fossi in lei, non insisterei a “provarci” con la sua recente amica. Quella signora deve avere il tempo di conoscerla e di capire se la vostra sintonia è davvero reciproca. Anche nelle donne certe “pulsioni” si attenuano con il tempo e ci vuole un autentico sentimento amoroso per risvegliarle. Sta a lei essere comprensivo, darle calore umano e rendersi desiderabile. Auguri.

 

11/5/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

La “mina” Kosovo nei Balcani

 

Cara Mariella, come esperta di politica estera, mi può chiarire le idee sulla situazione attuale del Kosovo, una regione balcanica, della quale si sa ben poco ed è di certo un’area di scottante attualità europea…

                                                                             Rosetta Castaldi  -  e-mail

 

Nel 1996, a Roma, una delegazione, capeggiata da Edita Tahiri, responsabile degli Affari esteri della Lega democratica del Kosovo, mi chiese di far conoscere tramite il quotidiano, sul quale veniva pubblicata la mia rubrica di posta, “Visto da lei”, la triste realtà della maggioranza albanese (2 milioni) contro 2.350 mila dell’intera popolazione kosovara. E mi parlò con accenti disperati della drammatica situazione del suo Paese affinché il governo italiano si attivasse per scongiurare un probabile conflitto bellico successivamente avveratosi. In quei giorni, quasi nessuno, politici a parte, conosceva l’esistenza dei problemi del Kosovo. Dedicai tutta la rubrica a questa istanza, nella quale invocavo l’attenzione dell’allora Premier Prodi e del Ministro degli Esteri Dini con scarse speranze su un loro intervento diplomatico. Oggi, l’agognata indipendenza del Kosovo è raggiunta. Ma venti di minaccia spirano dalla Federazione Russa e, già in atto, è una sorta di guerriglia da parte dell’aumentata presenza serba nel Kosovo dopo l’iniezione di rifugiati provenienti da Bosnia e Croazia: ivi inseriti nel 1989 dal defunto Milosevic. In tal modo, l’ex Presidente serbo aveva cercato di modificare l’equilibrio etnico che è sempre stato a netto favore degli Albanesi. Come noto,  il Cremlino non accetta il Kosovo indipendente dato che rappresenta un cuneo “occidentale” nel pianeta slavo. E la Serbia non è certo entusiasta per la perdita del controllo sulle ingenti ricchezze del sottosuolo kosovaro rappresentate da miniere di piombo, zinco, rame, argento, cromite e oro oltre a giacimenti di lignite e magnesite. Le reazioni di Mosca e Belgrado sono chiare e temibili per tutto l’equilibrio dei Balcani, ma anche dell’ Unione Europea. Troppo recente è la sanguinosa guerra che ha dilaniato l’ex Iugoslavia, sfociata in un equilibrio ancora instabile per i sensi di rivincita nelle viscere delle varie etnie. A suo tempo, il Maresciallo Tito, molto edotto sulle braci covate nell’anima kosovara, aveva dato a quella regione uno statuto speciale che gli creava un’illusione di indipendenza. E che fu revocato manu militari dal successore Milosevic. Il quale, oltre a non avere il carismatico prestigio del Maresciallo, si era lasciato prendere dall’antico progetto di una Serbia egemone. Il dramma balcanico, un tempo denominato “Questione d’Oriente”, risale all’Impero turco della sublime Porta e oggi purtroppo continua.

 

 

7/5/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Grande Cinema e Grande Musica

 

Gentile Mariella Alberini, le chiedo quale effetto culturale possono avere i film al cinema o in televisione per i nostri giovani? Ho due figli di 13 e 14 anni e mi preoccupo dell’impatto che quella violenza e quelle scene rocambolesche effettuate con i famosi effetti speciali producono nei miei figli. I quali sono molto appassionati di cinema. Vorrei sapere inoltre se bisognerebbe limitare la loro frequentazione nelle multisale dove, a volte, riescono a vedere due film di seguito “bigiando” il controllo del personale addetto…

                                                           Vincenza Senti – e-mail

 

Cara Vincenza, il cinema è davvero la settima arte in grado di farci conoscere usi e costumi internazionali oltre a portarci le immagini di luoghi lontani. Però va dosata la frequentazione  dei ragazzi  nelle sale cinematografiche e soprattutto bisognerebbe che i genitori fossero in grado di suggerire quali film possono essere utili ad ampliare la cultura dei figli rispettandone la sensibilità e i sentimenti. A questo scopo, l’inserto culturale di alcuni settimanali può essere una guida molto utile. Da quando il cinema è nato, all’inizio del Novecento, esiste quello che si può definire Grande Cinema ed è verso questo grande cinema che non solo i giovani, ma tutti dovrebbero cercare di indirizzarsi. I buoni film sono sempre in grado di stimolare creatività, fantasia, romanticismo, trasmettere cultura e anche contribuire a migliorare quell’educazione sentimentale oggi abbastanza trascurata da parte degli educatori.

 

Cara Mariella, ho vent’anni, sono attratto dalla musica sinfonica e avrei voluto studiare pianoforte, ma non ne ho avuto la possibilità. So che la musica andrebbe ascoltata scegliendo le opere dei musicisti meno complesse per abituarsi ad apprezzarle con gradualità. Forse lei potrebbe darmi qualche valido suggerimento…

                                                                  Sandro Brambilla  -  e-mail   

 

Sono molto felice, caro Sandro, di poter essere utile ai giovani che vogliono avvicinarsi alla Grande Musica. Da melomane appassionata, posso suggerirle di incominciare la sua cultura musicale leggendo “La Storia della musica”. Esiste pubblicata da vari editori anche in formato economico. In tal modo, può conoscere la vita dei grandi musicisti e capire in quale modo siano arrivati a creare eccelse composizioni di indescrivibile armonia. Poi è sempre dalle opere di Fryderyk Chopin, il grande romantico, che si dovrebbe iniziare ad ascoltare la musica classica, ma altrettanto meravigliose possono essere quelle di Franz Peter Schubert, di Robert Schumann e di Edvard Grieg. Per il momento questi nomi possono bastare. Li ascolti numerose volte e capirà quanta emozione possono suscitare.

 

4/5/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il più grave spreco dello Stato: i nostri giovani

 

Cara Mariella Alberini, prendo spunto da quello che, al di là di ogni emergenza, rappresenta, secondo me, il problema assoluto: la gioventù. Osservando quei giovani presenti ad una lezione (chi seduto a terra, chi con il braccio sulle spalle del “ragazzo”, chi in prima fila in disinvolta posizione da yoga) in un’aula universitaria e non in discoteca, riguardante non ragazzini, ma studenti presumibilmente “maturi”, abbiamo tutti i risultati che la nostra scuola è riuscita ad esprimere. Il permissivismo in nome di una malintesa libertà è qui tutto manifesto…

                                                                                             Leonida Laconico – e-mail 

                                                               

Caro Leonida, lei indica una delle peggiori piaghe nel nostro Paese. Non credo infatti che i professori invocando a parole rispetto dai propri discepoli (termine oggi fuori luogo perché non esiste più neanche la figura del “Maestro”), ne escano dignitosamente lasciando fare. E di certo rimangono frustrati dalla disinvolta disattenzione degli studenti. Una situazione triste giustificata da chi, sbagliando, crede in questo “atteggiamento confidenziale” con gli studenti in assenza di disciplina la spasmodica ricerca di “comportamenti democratici”. Più risentiti i professori che, alle medie o più giù, subiscono minacce o gesti di vera delinquenza infantile, mentre altri riportano liti con genitori che non accettano il rimprovero o la bocciatura di un figlio. Ma questi sono gli ultimi eroi: una volta era usanza andarli a ringraziare. Secondo una assurda morale di certa politica retrò: meglio promuovere tutti anche asini e spostati. Non è consolante neppure quanto succede nell’Europa più “progressista” (Una proposta che dà estremo disagio arriva dalla Germania: i minorenni rei di particolari reati  sono candidati ad una villeggiatura in…Siberia (Fonte ufficiale diffusa dai media). Così rompendo i giusti equilibri, i giovani sono alla deriva da un pezzo e solo l’amor proprio o l’ipocrisia della maggior parte dei genitori, che rimbalza le colpe alla società, o alla scuola,  nasconde di avere grossi problemi coi figli. I quali, fino alla stagione matura (32-35 anni), a tutto pensano tranne che al futuro, vivendo un presente di presunzione, irresponsabilità e poca voglia di impegno utile. L’Italia, già ubriacata dall’effimero benessere, di colpo sarà costretta a rivedere tutti i suoi fatui assetti economici, causa del progressivo deteriorarsi del senso morale. La deprecata sospensione del servizio di leva militare, che riveduto e corretto, potrebbe ancora rappresentare l’ancora di salvezza della nostra gioventù maschile e femminile per i molteplici vantaggi: sanitari (droga, vitto e moto contro l’obesità…), educativi (sveglia all’alba, responsabilizzazione, rispetto per gli altri, socializzazione), sino all’altruismo che crea lo spirito di corpo e migliora la quintessenza dell’anima.

 

30/4/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Le parole possono essere peggio delle pietre

 

Gentile Mariella, la mi sua rubrica interessa e condivido le sue opinioni sulla società civile e sulla politica. Le scrivo perché un “amica” di mia moglie mi ha fatto capire che potrebbe esserci un altro uomo nella sua vita. Siamo sposati da dieci anni e abbiamo due figli. Il nostro è un matrimonio tranquillo: direi normale. Lei è una trentottenne carina serena e impegnata nel restauro di antichità. Ogni tanto si sposta per il suo lavoro e trascorre una notte fuori casa. Non so cosa pensare e sono turbato. Forse dovrei sorvegliarla e cercare di sapere la verità…

                                                                             Alessandro  -  e-mail

   

Caro Alessandro, si è chiesto se questa “amica” di sua moglie non sia interessata a lei e quindi ad avvelenarle la vita famigliare? Non penso che sorvegliare o far seguire sua moglie sia una buona idea. Piuttosto le stia più vicino. Parli con lei. Le faccia sentire maggiore interessamento per i suoi pensieri, desideri, aspirazioni senza farle domande su presunte distrazioni amorose. Il dialogo fra coniugi è la base dell’intesa sentimentale e fisica. E, di solito, è proprio quello che manca ad una donna sposata da un decennio. Se può, la accompagni nella prossima trasferta professionale. Dalle sue reazioni capirà più di qualunque detective dal costo esorbitante.   

 

Cara Mariella, vivo in un paese dove si sa tutto di tutti e si ingigantiscono le problematiche del prossimo. Sono una 30enne innamorata di un coetaneo che ha avuto molte storie d’amore nel paese e dintorni. Molti mi sconsigliano di frequentarlo e soprattutto di non pensare assolutamente ad un eventuale matrimonio con lui. Ci frequentiamo da sei mesi e in questo periodo ha dato prova di amarmi sinceramente…

                                                                                        Ilaria  -   e-mail

 

Al suo posto, gentile amica, non ascolterei troppo le opinioni gratuite dei compaesani e continuerei la bella storia d’amore osservando con lucidità il contegno del suo ragazzo. Certe attitudini maschili, una ragazza sveglia le capta e può anche valutare se il suo innamorato ha superato la stagione della “caccia continua” oppure recita la parte dell’uomo serio soltanto fino a quando si sente osservato da lei. Alla sua età, questa parentesi da donna libera è comunque piacevole. Dunque segua il suo cuore senza dimenticare di far buon uso del cervello. Auguri.

 

 

27/04/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

               

I misfatti dell’ingerenza politica

 

Cara Mariella Alberini, uno dei tanti lati negativi degli Italiani è l’abitudine a criticare sempre e comunque qualsiasi iniziativa venga presa nel nostro Paese. Ricordiamo l’aeroporto di Malpensa Anni Cinquanta, definito una sorta di campo di patate, quando era riservato ai primi voli intercontinentali. All’epoca non esisteva ancora l’hub di Fiumicino. A sua volta condannato per i gravi errori del progetto realizzato su terreni non idonei al traffico di decollo e atterraggio di pesantissimi aviogetti. Oggi viviamo con l’incubo di una Malpensa ad alto livello internazionale ridotta ad uno scalo regionale. Stiamo aspettando provvedimenti urgenti dal nuovo governo…          

                                                                                          Giacomo Mainardi – e-mail

 

Caro Giacomo, inutile ribadire la disastrosa situazione di Malpensa che si salverà soltanto se verranno prese le giuste decisioni. In questo caso la critica del nord non è stata abbastanza feroce contro l’ex governo che voleva consumare il sacrificio. Come noto, il vero problema non è Malpensa, ma la voragine Alitalia, frutto di una politica che definire miope diventa un gentile eufemismo. Se pensiamo che la vera compagnia di bandiera nel 1947 si chiamava LAI (Linee Aeree Italiane) mentre Alitalia era una piccola compagnia guidata dal mitico ing. Velani: uno dei fondatori dell’Aeronautica civile italiana. A seguito della catastrofe di Idelwill nel 1957, le forze politiche fecero pressione per fondere LAI con Alitalia, che divenne la nostra compagnia di bandiera. La quale funzionò per diversi anni fino a quando la gestione non passò a manager di nomina e di obbedienza politica. Quella politica in grado di smantellare un apparato industriale che faceva gola a mezzo mondo. E così oggi continiamo a pagare una trentina di miliardi alla Germania perché smaltisca una parte dei rifiuti campani. E qui nasce un interrogativo. Perché la Campania è l’unica regione italiana a rinnegare i propri rifiuti? Non vuole i termovalorizzatori, né aprire nuove discariche, né tantomeno allargare quelle esistenti. Se tutte le regioni italiche seguissero tale “originale” tendenza, il nostro Pil annuale verrebbe bruciato insieme alla mondezza per arricchire Stati meglio governati. Purtroppo nella Regione Campania tutto si trasforma in torta: oltre ai rifiuti ricordiamo il terremoto dell’Irpinia. I fantastiliardi stanziati per smaltire i rifiuti sono serviti all’assunzione di due divisioni di “operatori ecologici” (circa ventimila) che non hanno mai avuto le ramazze poiché si aspetta il finanziamento per comprarle. Ma per tornare ad Alitalia, il presidente che aveva condotto le trattative con Air France, la quale per fortuna ha ritirato l’offerta, in cui era contenuto il “fine” codicillo che impegnava la compagnia francese a non intentare azioni legali nei riguardi suoi e del Cda. Di torta in torta…ma non fanno mai indigestione? Adesso tutti sperano in una soluzione adeguata che conservi sia pur ridimensionata una compagnia di bandiera.

 

23/4/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Le peggiori ferite le infliggono solo i figli

 

Cara Mariella, sono vedova con un figlio 40enne scapolo, al quale ho dato tutto quello che avevo di meglio e che mi ignora. Ormai non oso neppure telefonargli per non sentire toni sgradevoli e aspetto che si faccia vivo lui. Una telefonata o una rapidissima visita mensile è tutto quello che posso aspettarmi. Mai che mi dedichi una giornata festiva o un giorno delle sue ferie. Quando sono stata all’ospedale mi ha lasciata sola. A 70 anni avrei bisogno di essere aiutata a vivere il tempo che mi resta sostenuta da affetto filiale. Quell’affetto che io ho sempre prodigato ai miei genitori e di cui mio figlio è stato testimone…Non mi sono risposata anche se ho un compagno, con il quale però non convivo…

                                                                      Elissena  -  e-mail

 

Gentile Elissena, madre dal nome bellissimo e antico. Ormai dovrebbe sapere che solo i figli hanno la capacità di colpire davvero e nel modo più doloroso il cuore di una donna e anche di un uomo. Suo figlio è il tipico prodotto dell’attuale società arida e consumistica, al quale lei ha insegnato soltanto a ricevere, ma non gli ha insegnato il significato della parola gratitudine pensando fosse un logico sentimento per lui dopo aver avuto tanto. Concetto sbagliato. La situazione fra genitori e figli è triste sotto molteplici aspetti e se non vi si pone rimedio tramite scuola, famiglia e società continuerà a peggiorare. Fossi in lei continuerei a tenere l’atteggiamento attuale verso suo figlio. Però troverei il modo di farlo parlare con qualcuno di sua fiducia. Potrebbe essere il suo compagno o un sincero amico di famiglia, o anche il medico curante o il parroco. In qualche modo, suo figlio deve essere responsabilizzato verso i doveri imprescindibili nei suoi confronti. Continuare a lasciarlo in preda all’egoismo e al  vuoto spirituale ed affettivo è sbagliato. Si è mai chiesta perché a 40 anni è ancora scapolo e senza una famiglia sua? Potrebbe essere un uomo incapace di amare una donna in modo positivo. Chi non ama la madre non ama se stesso e il suo prossimo. Una piaga dilagante fra i figli dell’ultimo cinquantennio, causata da un certo tipo di perversione politica.

 

Bambini pericolosi

 

Cara Mariella, il mio bambino di nove anni sovente si esprime con parole da turpiloquio e se lo rimprovero e lo castigo mi insulta. E’ un ribelle che non riesco a domare anche perché il padre lo difende e non fa nulla per raddrizzarlo…

                                                                             Patrizia  - e-mail

 

Cara Patrizia, prima di tutto bisogna che suo marito si renda conto del danno che sta facendo a suo figlio. Se non riesce lei a farlo ragionare, lo accompagni da un onesto psicologo che gli chiarisca le idee. In caso ciò non servisse a nulla, da quello stesso specialista dovrebbe accompagnare suo figlio per una serie di colloqui a tre al fine di inculcare nel bambino (per fortuna è solo e ancora un bambino) le buone regole che forse certi compagni di scuola male educati da genitori incivili gli hanno fatto dimenticare. Non permetta mai più a suo figlio di insultarla. Un sonoro ceffone in questi casi non guasta anzi può essere la cura migliore.

 

 

20/4/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Le ansiose aspettative degli Italiani

 

Gentile Mariella Alberini, sono un cittadino felice per il risultato elettorale. Ma dopo tanti anni di governi che hanno lavorato poco e male anche per le gravi divergenze in seno ai vari esecutivi, mi preoccupo e spero che il prossimo resti immune dai litigi interni  che gli hanno fatto perdere le elezioni nel 2006. E’ comprensibile che la spartizione dei ministeri comporti civili discussioni purché si faccia presto e si badi soprattutto a tirare fuori l’Italia dalla palude nella quale si trova. Abbiamo bisogno di provvedimenti veloci anzi mmediati…

                                                                 Giovanni Galli – e-mail

 

Caro Giovanni, dopo cinquant’anni, durante i quali le sinistre hanno imperversato, abbiamo visto un “arcobaleno” dissolversi nel nostro cielo politico. E già questo è un indice che sintetizza lo stato d’animo degli Italiani. Sappiamo che ciò non basta e siamo tutti in critica attesa di quello che sapranno fare i vincitori. A prescindere dai singoli provvedimenti anche importanti tipo Ici, pensioni, tasse, legge sulle successioni ecc, basilare è la continuità del clima di fiducia creato da questo voto quasi unanime che ha compattato una nazione finora frazionata: una rivoluzione silenziosa all’interno dell’urna. Per premiare questa nuova presa di coscienza degli Italiani, il nuovo governo deve impegnare tutte le sue capacità per dare risposte concrete, rapide, efficaci. Questo governo deve essere consapevole che la sua legislatura è l’ultima chance dell’Italia per risollevarsi, per amputare le due grandi cancrene che affliggono il nostro Paese: l’immigrazione selvaggia e la criminalità organizzata. Non può tardare oltre ad espellere e rimpatriare tutti gli immigrati irregolari. Non può assolutamente più concedere  cittadinanza e permesso di soggiorno agli immigrati poiché ormai hanno generato megafavele nelle nostre città, sovrappopolato il nostro “piccolo” territorio e sconvolto l’equilibrio etnico. Deve dare prova di sé mettendo in pratica il programma presentato agli elettori con una grinta superiore a qualunque esecutivo precedente. I problemi che ci affliggono non si risolvono elencandoli poiché ormai il cittadino li conosce tutti e li ha sofferti sulla propria pelle. E’ accaduto persino agli abitanti della ex Stalingrado lombarda, Sesto San Giovanni, che hanno avuto la lucidità di cambiare il loro voto per partecipare al cambiamento del Paese. Di certo, questa coesione di intenti è stata molto aiutata dalla spinta leghista alla tutela di un Italia produttiva che si stava deteriorando in modo irreversibile se non fosse scattata la molla dello spirito di conservazione per il bene e l’identità nazionale. In sostanza è proprio questo il prezioso tesoro italico che non può, non deve in nessun modo essere sperperato.

 

 

16/4/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Donne e uomini: amori, errori

 

Gentile signora, ho letto l'articolo sulle relazioni extra coniugali, sempre attuale e antico come il mondo. Purtroppo è proprio così. Quanto alle donne, diciamo che ne esistono più di quel che pensiamo che amano e vivono nell'ombra...oppure escono dall'anonimato e si permettono di mandare a monte matrimoni che durano da una vita! Bene, io ho vissuto sia come moglie tradita, sia come amante corretta, senza mai uscire dall'ombra. Che dire? Sempre amare un uomo è...purtroppo rimane la stessa domanda: ne è valsa e ne vale la pena?...L'importante è avere il coraggio di guardarsi allo specchio, senza vergogna! Complimenti per la rubrica!
                                                                            Diana Auletta  - e-mail

 

Gentile Diana, è sempre giusto amare ed essere riamate ma, in omaggio allo specchio, la donna giovane e meno giovane deve giudicare se vale davvero la pena di farlo. Oggi, anche nei film, vanno di moda velocissimi spogliarelli reciproci. E troppe congeneri non si soffermano prima a cercare di capire qualcosa del partner. In tal modo la donna incontra cocenti delusioni lesive della dignità femminile che dovrebbe essere sempre il pensiero dominante del suo vissuto. Da tempo, si confonde l’emancipazione femminile con la libertà sessuale che va dosata con buon senso al fine di non essere danneggiate. Il nostro amico uomo non si è ancora abituato alla libertà della donna ed è portato a vedere nel facile amplesso un libertinaggio di assoluto diritto del maschio…soprattutto italiano. La mia simpatia per l’uomo si accomuna a solidarietà incondizionata per la donna: cosa purtroppo assai rara fra le nostre congeneri. In sostanza mi sembra giusto vivere la propria vita senza rinunciare mai a ciò che vale davvero: senza rimorsi né rimpianti.   

 

Cara Mariella, ho letto con interesse la sua rubrica. Sono un’impiegata 22enne innamorata di un collega sposato con figli piccoli. La nostra è una passione travolgente, ma entrambi la stiamo vivendo con angoscia. Lui non vuole smettere di vedermi anche se questa storia non ha futuro…

                                                              Viviana  - e-mail

 

Cara amica, alla sua età, ma anche più in là, non è difficile farsi travolgere e sconvolgere dagli amori proibiti. Adesso, è lei che, dopo la storia trasgressiva, dovrebbe trovare il modo di dire basta al collega poco responsabile verso la famiglia. E rivolgere la sua attenzione a un giovane libero in grado di aiutarla a cambiare direzione verso un futuro migliore dopo una parentesi che (lo dice lei stessa) futuro non ha. Una fanciulla sensibile, rispettosa dei sentimenti altrui, dovrebbe sapere che l’amore non può coesistere con l’angoscia. Lo ha detto Seneca che sbagliava di rado.

 

13/4/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I potenti si ricordano di noi solo per chiedere

 

Cara Mariella, le elezioni del 13-14 aprile sono l’occasione da non perdere per ridare al Paese, con il Tuo voto al Popolo delle Libertà, un governo veramente forte, efficiente, coeso, capace di dare risposte concrete ai bisogni di tutti…

                                                                                                   Silvio Berlusconi

Gentile Mariella, Le scrivo perché voglio prendere con lei, direttamente, qualche impegno concreto. So che la vita si è fatta difficile negli ultimi anni: le pensioni faticano a tener dietro ai prezzi che salgono, specie quelli alimentari…

                                                                                                      Walter Veltroni

Egregi signori Berlusconi e Veltroni, in ordine alfabetico senza alcun dubbio di priorità. Riteniamo giusto rispondere poiché, nel chiederci il voto, avete omesso alcune priorità. Chiunque di Voi vinca dovrà governare davvero senza farsi condizionare dalle solite camarille politiche e, da subito, eseguire le riforme necessarie a rimettere in piedi sto Paese che 60 anni di malintesa “democrazia” hanno messo in ginocchio. Prima riforma: ridurre alla metà il numero dei Parlamentari e dimezzare loro lo stipendio eliminando privilegi, sprechi e costi inutili della politica. Ridurre al minimo gli emolumenti ai Sindacati in Italia e all’estero: costano al sistema-paese oltre 2 miliardi. Ridurre allo stretto necessario i dipendenti delle Regioni, delle Province, dei Comuni: gli “esuberanti”  si industrino a creare un lavoro produttivo per sé e il Paese: ad esempio mancano gli artigiani. Ciò produrrebbe un’automatica liberazione di risorse dovuta al risparmio oltre alla riduzione dell’indotto clientelare generante voragini di spese. Ricordiamo che il debito pubblico è creato solo da spese correnti. E che le riduzioni nei bilanci delle Forze dell’Ordine, delle Forze Armate, della Pubblica Istruzione ecc. vanno nel calderone degli sprechi e a favore di quant’altro. A questo punto, recupereremmo i mezzi finanziari per ridare ossigeno all’economia, alle imprese pubbliche e private, ai pensionati, al lavoro non più precario per i giovani. Senza indugi, vengano mandati nelle patrie galere i delinquenti extracomunitari condannati: si pattuglino le coste in modo da respingere gli sbarchi e si selezioni l’ingresso alle nostre frontiere dall’est. Si limiterà la criminalità brada e si ripristinerà la sicurezza inesistente dei cittadini. Senza dimenticare la vera lotta alla criminalità organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta, corona unita). Si lasci fallire Alitalia per farla risorgere privatizzata e lontana dalle manacce dei Partiti. Stessa privatizzazione per la Rai dove nessuno accede senza protezioni politiche. Bene annullare l’Ici e ridurre l’Irpef, ma i cittadini le pagherebbero volentieri se fosse scongiurato l’arricchimento e lo spreco dei politicanti e delle loro avide clientele. Nei proponimenti-promesse di Lorsignori manca del tutto l’idea di far tornare di moda la meritocrazia, parola ormai inesistente in Italia dove donne e uomini di valore, ma senza padrini, restano al palo o devono emigrare. Riguardo ai dipendenti statali si cancellino gli aumenti generalizzati dei contratti nazionali per premiare soltanto quelli che aumentano la loro produttività. Gorge H. Sabine sosteneva che il principale malanno combattuto da Platone era l’incompetenza dei politici, calamità cui va specialmente soggetta la democrazia.

 

 

9/4/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Le faticose relazioni extraconiugali

 

Cara Mariella, sono un “giovane” 68enne sposato da 40 anni a una consorte lontana dalle mie affinità elettive. Forse, per questo motivo, ma con discrezione, non le sono mai stato fedele e lei non ha mai saputo nulla. Adesso sono innamorato di una cinquantenne single molto affascinante e in grande sintonia con il mio modo di vedere la vita. Tra noi non è accaduto ancora nulla. Lei non è di facile “accoglienza”. Accetta i miei inviti con simpatia e non si sbilancia alle mie dichiarazioni. Credo si aspetti fatti non parole e cerchi di capire cosa sono disposto a darle in termini di tempo ed eventuale supporto psico affettivo e materiale. Però io sono sposato e…

                                                            Giancarlo Y –  Busto Arsizio

 

Caro Giancarlo, una poesia di Pablo Neruda dice “Che fatica amarti come vuoi essere amata”. Un concetto abbastanza adatto al suo caso. Capisco la sua attrazione verso una donna fascinosa, indipendente, libera e colta. D’altra parte una donna così ha ogni diritto di non volersi imbarcare in una relazione con un uomo sposato che può darle molto poco. Vediamo: lei vorrebbe un’amante disponibile e di buon umore senza alcuna esigenza di pretendere compagnia durante le vacanze e le feste comandate per lei rigorosamente limitate alla compagnia della sua legittima sposa. Ma, caro amico, lei dovrebbe avere già capito che la storia con  questa attraente signora non sarà né facile, né riposante. Dovrà riflettere e capire quali conseguenze può portare una relazione impegnativa. Le grandi avventure extra coniugali sono tumultuose e complicate. Altrimenti si tratta di fuggevoli scappatelle che non lasciano traccia. A lei decidere in quale “porto” imbarcarsi. Consideri i rischi e l’eventuale possibilità di una  separazione coniugale poiché se la futura “fidanzata” accetta di iniziare questa storia, lo farà soltanto con la prospettiva di un rapporto a lungo termine. A mio avviso, la sua gentile consorte ha da tempo capito e accettato le scappatelle di un marito vivace e ancora bisognoso di conquiste. Meno pacifica potrebbe essere la sua reazione per un innamoramento importante della sua irrequieta “metà”. Consigliabile forse sarebbe appoggiarsi ad una moderna Maison Tellier che favorisce incontri senza conseguenze in memoria dell’ immaginifico Guy de Maupassant. Di certo, più rasserenante ed economico sarebbe rassegnarsi a diventare un marito fedele. Ma temo ciò non faccia parte del suo dna.

 

 

5/4/08

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

La resa dei conti nell’Italia malata

 

Cara Mariella Alberini, a pochi giorni dalle elezioni, mi auguro vinca la coalizione in grado di medicare se non guarire le ferite e i disastri che il precedente governo ha contribuito ad accentuare in maniera drammatica. Sono commerciante da oltre 40anni in questa provincia e non ho mai visto un’Italia così disastrata. Vorrei capire dove è andata a finire la cosiddetta “società civile”…

                                                                    Adolfo Vaccaro - Tradate

 

Gentile Adolfo, le sue parole sintetizzano le speranze di tutti gli Italiani. I quali, speriamo, per una volta la pensino allo stesso modo. I veri problemi  dai risvolti drammatici sono voluti dalle varie classi politiche, celati tra le canne delle Regioni, delle Province, dei Comuni che ostacolano il potere centrale nella soluzione dei drammi tipo l’immondizia campana. In proposito ricordiamo che il governo campano si vantò  di aver chiuso le discariche perché inquinanti senza aver trovato alcuna soluzione alternativa. E  oggi è indispensabile riaprirle per un’emergenza tampone. Poi c’è la questione del Lavoro. In un Paese dove esistono decine di migliaia di sindacalisti, tutti con contratto a tempo indeterminato, si è arrivati al precariato per i giovani. I quali non solo non hanno certezza di lavoro, ma vengono sottopagati in modo indecente. Cosa dire dei pensionati? Agonizzano con mensili rimasti legati al potere d’acquisto dell’antica lira. In questo triste contesto, la Corte dei Conti registra e condanna di nuovo l’aggravato malcostume delle tangenti in particolare per i Lavori Pubblici e per la Sanità. E mentre si scopre che il vice di Bassolino è stato remunerato con un milione di euro all’anno per non risolvere nulla, assistiamo allo spettacolo di anziani cittadini italiani (non extra comunitari) che frugano negli scarti dei mercati rionali per salvare qualche cespo di insalata. Dove è il tanto millantato welfare delle Sinistre? E il recupero dell’evasione fiscale? In realtà  attribuibile al precedente esecutivo. Nell’ultimo governo Prodi, ci si accorge che l’aumentato gettito fiscale è dovuto in buona parte alle nuove tasse inflitte. In Italia, un tempo si diceva che se i ricchi avessero pagato le tasse non ci sarebbero stati più problemi. Oggi i ricchi le tasse le pagano. Ma chi non le paga è l’esercito politico dei tangentisti che si arricchiscono due volte rubando e non pagando le tasse. Ricapitolando, i veri problemi sono tre: il lavoro precario, il mancato adeguamento dei redditi bassi e la tragica corruzione nella politica. Con buona pace dei sindacati che da trent’anni sventolano le conquiste sociali, frutto di scioperi e agitazioni che ci hanno cucito le pezze là dove non batte il sole. Invocando Democrazia, sono state paralizzate tutte le soluzioni con veti e contro veti. Speriamo che oggi si svegli nella sopra citata società civile il dovere irrinunciabile e determinante di andare tutti, ma proprio tutti, alle urne per pretendere una politica sana atta a determinare una svolta davvero costruttiva per la nostra Italia malata.

 

 

9/10/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Editori e snobismo intellettuale

                  

Cara Mariella, ho pubblicato a fatica il mio primo libro con un editore minore di una città del sud, al quale ho dovuto persino rimborsare una quota sostanziosa delle spese. Mi risulta che autori già affermati hanno difficoltà a pubblicare con le due grandi case editrici nazionali poiché lo snobismo intellettuale dei direttori editoriali dà precedenza a firme estere o ai protetti dalla mafia cultural-politica in carica. Per non parlare dei famosi premi letterari teleguidati da padrini nell’ombra di queste manifestazioni. Non credo che il mio libro fosse di qualità scadente poiché ho ricevuto elogi e consensi. Ma allora uno scrittore sconosciuto come deve agire per mettersi in luce…

                                                                       Gioia Franceschi  -    e-mail

 

Cara Gioia, negli anni Sessanta, in Italia, avevamo circa duemila editori e oggi ce ne sono ventimila, ma la situazione non è per nulla cambiata. Gli editori corsari come il suo c’erano anche allora. L’enorme numero di case editrici esistente inonda il mercato con decine di migliaia di titoli spazzatura sovente a scapito di buoni libri dimenticati nei cassetti. Ricordiamo “Il Gattopardo”, bocciato due volte da Einaudi e Mondadori che usufruivano della consulenza di un intellettuale di vaglia, orientato naturalmente a sinistra, come Elio Vittorini. Di questa situazione ne risentono i librai assediati da montagne di pubblicazioni che li confondono al punto da non essere in grado di dare adeguati suggerimenti al lettore. Devo aggiungere che sovente i premi letterari sono il palcoscenico di tutte le camarille editoriali possibili. Infatti i premiati di solito sono personaggi arcinoti in grado di ricambiare il favore. Si può aggiungere che proprio negli anni Sessanta, Alberto Mondadori, per protesta contro questi intrighi, decise di non partecipare più con le sue pubblicazioni. Comunque le segnalo il Premio di narrativa “Alessandro Manzoni” Città di Lecco, alla sua terza edizione, ideato da Claudio Vaghi, presidente provinciale della 50& Più Fenacom di Lecco, e-mail: Fenacom.lc@enasco.it, al quale potrebbe partecipare nel 2008 inviando un libro pubblicato entro la primavera del 2007. Si tratta di un omaggio a Manzoni, garantito da una seria professionalità. E da un richiamo alle tradizioni culturali lombarde, sempre proiettate verso la cultura europea nel rispetto della sua memoria storica. Una sfida lanciata attraverso il grande Alessandro Manzoni, fondata sull’uso della ragione. Una lezione di grande attualità considerando la società multiculturale in atto in tutto l’Occidente. Le auguro, gentile lettrice di avere fortuna con questo premio della Città di Lecco nel caso voglia partecipare per l’edizione del 2008.    

 

2/10/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I film del nostro passato

 

Cara Mariella, lei ha più volte scritto di amare molto il cinema. Anche per me il cinema è un’importante distrazione e una sorta di fuga dal quotidiano. Mi interesserebbe sapere qual’è il suo regista preferito e quale film l’ha colpita in modo particolare nell’ultimo decennio. Immagino non sia facile compiere una scelta fra le centinaia di film già visti…

                                                                                                  Maddalena Vitale  – e-mail

 

  Non lo è infatti, cara Maddalena. Sidney Pollack, Clint Eastwood e il nostro Giuseppe Tornatore sono registi che apprezzo in modo particolare. Ma ne “I ponti di Madison County” ho scoperto le qualità, fino allora a me sconosciute, di Clint Eastwood. Un attore che da giovane mi interessava poco perché lo consideravo il solito macho bello e spaccone. E’ stata quindi una incredibile sorpresa arrendermi all’evidenza di un artista, regista e produttore di meravigliosa sensibilità non soltanto per quel film dall’intreccio romantico che ha  saputo colpire milioni di spettatori, ma per la scelta dell’ambientazione nella campagna di un Iowa sconosciuto e originale, per la profondità dell’argomento, per la stupenda colonna sonora, basata sui classici della miglior musica swing. La capacità di rendere eterno l’incontro passionale con quella Francesca (Meryl Streep), dapprima una fattoressa dal fisico solido poi trasformata nell’amante più calda e fascinosa che si possa immaginare. Merito della Streep, attrice prodigiosa, ma soprattutto del regista inventore di atmosfere eccezionali. Cosa aggiungere su Clint-Robert con quel volto devastato dalle rughe, ma capace di esprimere una dolcezza e una passionalità assolutamente uniche. E di riuscire a creare nella strada di una cittadina, squallida come tante negli States, la scena muta, straziante di due amanti che si devono staccare per sempre. Lui, immobile e incurante sotto una pioggia torrenziale che lo inonda, e lei, devastata dal dolore e con la mano attaccata alla maniglia dell’auto, guidata dal marito,  dalla quale vorrebbe scendere per correre dal suo grande amore. Ma non può lasciare quel marito, padre dei suoi figli, ignaro del dramma che gli sta palpitando accanto. Eccezionale è il racconto-testamento di lei, letto dai figli con opposte reazioni. Un racconto di quattro giorni meravigliosi che sono bastati a rendere straordinaria la vita di una donna di campagna affatto semplice.

 

 

25/9/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

L’Italia delle sottocaste

 

Cara Mariella, la classe politica discetta sul ripristino della legalità, vede la pagliuzza altrui ma non il trave che li acceca,  per es. la raccolta di tessere fasulle o i finanziamenti ai partiti camuffati da rimborso elettorale, l’acquisto di case sottocosto. Non riescono nemmeno a darci serenità sul voto, oramai inficiato dalle peggiori illazioni consapevoli che tanto il generoso contribuente italiota trangugerà anche questa ennesima oscenità democratica come narcotizzato. Basta un articolo su un quotidiano troppo pungente per rischiare la vita e vivere blindato. Scrivere un libro dettagliato comporta finire sotto scorta. Le leggi antiprostituzione si bloccheranno quando verrà fermato in flagranza il primo notabile, politico, magistrato o giornalista. Se nemmeno le telecamere sono state un deterrente come pensiamo di poter risolvere certi fenomeni sociali? La vera domanda che mi pongo è: come mai tutte le altre nazioni riescono a limitare meglio di “noi” tanti di questi piccoli e grossi problemi sociali?

                                                               Marco Bernardi  -  e-mail

 

Caro lettore, la grande colpa della casta politica non è soltanto quella di essersi ascritta privilegi a livello feudale, ma di aver creato sottocaste di accoliti con vantaggi e prebende che dissanguano il Paese. Dagli insegnanti inamovibili e cattivi maestri, ai magistrati esenti  da responsabilità in caso di errore, alla greppia della Sanità dove pletore di funzionari escogitano i più sofisticati sistemi di truffa, ai forestali precari, i quali per mantenere il posto di “lavoro” incendiano boschi e foreste tanto dovranno essere ripiantati. E poi ci sono i sindacalisti di mestiere, aggrappati alle spalle dei lavoratori; il popolo degli ormai sessantamila e oltre enti inutili; i parcheggiati in quella misteriosa società che risponde al nome di “Sviluppo Italia”. Un situazione da farsa che sfocia ormai nella tragedia. Il baratro Italia è stato creato da questa pletora di novelli “barbari”. E la strategia dell’attuale politica rimanda di anno in anno la riduzione della spesa pubblica. Poiché comporterebbe la fine di lucrosi guadagni per caste e sottocaste. Idem per la riduzione del numero abnorme di parlamentari. I quali, comunque, non dovrebbero poter essere eletti per più di due legislature. In tal modo si riuscirebbe ad eliminare i politicanti di “mestiere”. Già Platone lamentava l’insipienza e la mancanza di preparazione di costoro. In Italia pullulano parlamenti e parlamentini istituiti per lo Stato, per le Regioni, per le Province e per i Comuni in una babele di contraddizioni impossibili  da risolvere. Riguardo alla limitazione delle prostitute su strada, viene spontanea la riflessione che rispetto ai nostri politici le famose lucciole diventano autentiche gentildonne. Intanto mentre Alitalia boccheggia in interminabile agonia, i ministri con i famigliari volano su aerei di Stato per andare alle corse automobilistiche. Di fatto, caro lettore, le altre  nazioni, come del resto anche noi fino agli anni Quaranta, non hanno mai permesso alla casta politica di impossessarsi e sperperare i tributi dei contribuenti.

 

18/9/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Asia Minore o Europa

 

Cara Mariella, il nuovo Presidente francese Sarkozy ha detto che la Turchia è Asia Minore lasciando intendere la difficoltà di associarla all’Europa. D’altra parte il governo di Erdogan, soprattutto dopo l’elezione del Presidente Gul del Partito islamico, fa pensare a tendenze meno laiche del suo predecessore Sezer. Non pensa che sarebbe un errore privarsi della Turchia che ha sempre rappresentato un baluardo per l’Europa?

                                                                       Giorgio Ottieni  -  Napoli

 

Caro Giorgio, si tratta di una situazione molto complessa. Se la Turchia è l’ultimo avamposto europeo lo si deve all’impostazione data da Kemal Ataturk, per il quale sia l’esercito che i codici della giustizia furono elaborati seguendo i codici europei. In particolare quelli della Svizzera, della Germania e dell’Italia. Se lo spirito kemalista rimanesse ben saldo, la Turchia avrebbe forse i numeri per associarsi all’Europa. Non si può negare che nella popolazione di 75 milioni di Turchi esistano due anime: quella islamica e quella laica. Se le classi dominanti come l’esercito, la magistratura, e le altre istituzioni governative sono i depositari del laicismo, le masse sembrano inclini a prestare orecchio al vento dell’Islam. Quindi la Turchia in Europa potrebbe diventare un cuneo islamico. D’altra parte non dimentichiamo che l’economia turca è in forte espansione e usufruisce di una mano d’opera che si è qualificata in Germania     

dagli anni Sessanta in poi e che la sua adesione alla Nato ha rappresentato un presidio di sicurezza nel Mediterraneo. L’impero ottomano della Porta ha lasciato molte tracce nelle popolazioni mediterranee e dei Balcani dove esistono ancora enclave islamiche capaci di integrarsi come i lavoratori turchi emigrati in Germania. E rappresentano una vertebra importante per l’economia del lavoro tedesco. Infatti dopo l’unificazione delle due Germanie, il governo centrale si privò della collaborazione del lavoratori turchi per dare spazio ai “fratelli” dell’est. Ma dopo circa un anno, si riaprì la richiesta di mano d’opera turca in quanto i “fratelli” dell’est, abituati da anni di comunismo all’improduttività, avevano deluso le aspettative. Insomma meglio non trascurare le grandi qualità dei nostri amici turchi e non deludere la loro propensione a entrare in Europa. Peggio sarebbe se si affiancassero al blocco  mediorientale che va dalla Siria all’Iran: il quale li aspetta a braccia aperte.  

 

11/9/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il segreto di Arthur Miller

 

Cara Mariella, sono stato un ammiratore di Arthur Miller, ma non più dopo la terribile notizia di Daniel, oggi 41enne  figlio down da lui rifiutato e fatto rinchiudere in un istituto per neonati disabili. Una sorta di casa degli orrori dove usavano ancora le camicie di forza e i ricoverati venivano tenuti gratuitamente. Ora mi chiedo e le chiedo come è possibile che un grande scrittore, un grande intellettuale possa essere stato tanto disumano.

                                                               Giovanni Rivolta   - e-mail

E’ molto difficile poter spiegare una simile, spietata decisione, caro lettore. Ho intervistato Arthur Miller a New York nel 1987, quando sulle scene di Broadway davano American Glock, la commedia da poco finita di scrivere. Mi disse che aveva tre figli (il quarto aveva già vent’anni).  Era un uomo affascinante, virile e freddo. Pensai che Marylin Monroe con lui doveva essere stata molto infelice. Lei, così bisognosa di amore e di attenzione, doveva aver subito un rapporto agghiacciante con un uomo tanto preso da se stesso e dal suo successo. Si concentrò sull’argomento di quell’ultima commedia e di lei disse soltanto che  Marylin avrebbe voluto essere ricordata come attrice. Di certo, non avrebbe mai ammesso che, senza di lei, sarebbe stato meno famoso fuori dagli Stati Uniti. Mi raccontò delle defaillance americane. Della sua accesa campagna contro i soprusi e le ingiustizie. Stava scrivendo un musical  “Up from paradise”. Criticò la politica economica di Reagan. Secondo lui lo Stato doveva tutelare i più deboli senza tornare allo Stato assistenziale. Ammise che nelle sue opere vi fosse la costante  del conflitto tra l’individuo, la società e il sistema. E che i suoi lavori teatrali incontravano sovente difficoltà. Stavano in cartellone solo tre settimane per essere poi rivalutati e restare in teatro per anni. Secondo lui Broadway era un gran bazar refrattario a fare un discorso teatrale serio. Questo il motivo per il quale aveva scritto un musical. Descrisse  “Uno sguardo dal ponte” come un lavoro basato sul problema delle minoranze di tutto il mondo. Mentre parlava, avvertivo una sorta di muro che lo distaccava dall’interlocutore. Di certo era un uomo molto difficile. Forse quel figlio down lo faceva sentire sminuito nella sua fama di geniale commediografo. Un figlio imperfetto per un uomo eccezionale, ma con scarso senso della paternità e della pietà. Anche Karl Marx rifiutò il figlio naturale Freddy, avuto dalla domestica Lenchen e lo fece adottare dal suo amico e compagno di ideologia comunista Friedrich Engels. Il quale, in punto di morte rivelò la verità.

 

4/9/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Requiem per Lady D.

 

Cara Mariella Alberini, sono un fedele lettore di Libero e della sua rubrica. Ma anche un sostenitore della povera principessa Diana. E non mi gli articoli del 30 agosto, nei quali viene massacrata in tutti i sensi. Addirittura non sarebbe stata una vittima, ma un “abilissima gestora di se stessa che ha inflitto ai parenti acquisiti ogni possibile figuraccia”. Per non parlare del titolo “Vittimista, egocentrica, ninfomane, meglio dimenticare Lady D”. Ora, a mio avviso, quella povera ragazza, che ne ha passate di tutti i colori, aveva soprattutto un difetto: quello di non essere né furba, né particolarmente intelligente. Se lo fosse stata, oggi sarebbe ancora al suo posto di principessa madre e futura regina di Inghilterra. Avrebbe concordato una separazione privata dal marito poiché lui pretendeva di continuare la sua vita da scapolo reale. E, come logico per una giovane donna della sua età, si sarebbe scelta un amante adatto ai suoi gusti, ma capace di totale rispetto per la sua privacy. Inoltre avrebbe fatto in modo di non imitare in televisione le esternazioni di pessimo gusto del suo principesco consorte. Io vedo Diana come una giovane smarrita, sofferente poiché  era innamorata del marito e per brevissimo tempo ha creduto in quel matrimonio. Un matrimonio combinato per la sua antica nobiltà, la bellezza, lo stile squisito. Non a caso era stata approvata anche dalla Grande Elisabetta. Doveva portare sangue nuovo e i bellissimi figli che ha regalato a Carlo per migliorare la reale razza britannica non particolarmente dotata nell’estetica. Nonostante la sua importantissima posizione, che non ha saputo gestire, bisognerebbe ricordare che Diana Spencer si è sposata giovanissima. Basta guardare il suo viso di bambina nelle mille immagini del matrimonio riportate di continuo in televisione. Un piccolo viso bello, innocente, dal quale traspare una timidezza quasi umile. L’inesperienza e l’immaturità sono state la sua vera sfortuna. Non ha saputo affilare le unghie e battersi con il distacco e il cinismo che le avrebbe conservato la corona e la vita.

                                                                              Giuseppe Bevilacqua – Milano

 

Gentile lettore, trascrivo gran parte della sua lettera. Contiene tutte le risposte. I media purtroppo continueranno a imperversare su Lady D. La quale, in un certo senso, ha dato una involontaria “spolverata” ai Windsor bruttini e un po’ ammuffiti. E’ degna del nostro rispetto. Sarebbe il caso di chiedere pietà per lei e di recitare un requiem.

 

2/9/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I film del passato

 

Cara Mariella, lei ha più volte scritto di amare molto il cinema. Anche per me il cinema è un’importante distrazione e una sorta di fuga dal quotidiano. Mi interesserebbe sapere qual’è il suo regista preferito e quale film l’ha colpita in modo particolare. Immagino non sia facile compiere una scelta fra le centinaia di film già visti…

                                                                                                           Maddalena – e-mail

 

  Non lo è infatti, cara Maddalena. Sidney Pollack, Clint Eastwood e il nostro Giuseppe Tornatore sono registi che apprezzo in modo particolare. Ma ne “I ponti di Madison County” mi hanno colpito soprattutto le qualità fino allora a me sconosciute di Clint Eastwood. Un attore che da giovane mi interessava poco perché lo consideravo il solito macho bello e spaccone. E’ stata quindi una incredibile sorpresa arrendermi all’evidenza di un artista, regista e produttore di meravigliosa sensibilità non soltanto per quel film dall’intreccio romantico che ha  saputo colpire milioni di spettatori, ma per la scelta dell’ambientazione nella campagna di un Iowa sconosciuto, l’originalità dell’argomento, la deliziosa colonna sonora, basata sui classici della miglior musica swing. La capacità di rendere eterno l’incontro passionale con quella Francesca (Meryl Streep), dapprima una fattoressa dal fisico solido poi trasformata nell’amante più calda e fascinosa che si possa desiderare. Merito della Streep, attrice prodigiosa, ma soprattutto del regista inventore di atmosfere eccezionali. Cosa aggiungere su Clint con quel volto devastato dalle rughe, ma capace di esprimere una dolcezza e una passionalità assolutamente uniche. E di riuscire a creare nella strada di una cittadina, squallida come tante negli States, la scena muta, straziante di due innamorati che si devono staccare per sempre. Lui, immobile e incurante sotto una pioggia torrenziale che lo inonda e lei, devastata dal dolore e con la mano attaccata alla maniglia dell’auto, guidata dal marito,  dalla quale vorrebbe scendere per correre dal grande amore. Ma non può lasciare quel marito, padre dei suoi figli, ignaro del dramma che gli sta palpitando accanto. Eccezionale è il racconto-testamento di lei, letto dai figli con opposte reazioni. Un racconto di quattro giorni meravigliosi che sono bastati a rendere straordinaria la vita di una donna di campagna affatto semplice.

 

 

28/8/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

A proposito di meritocrazia…

 

Gentile Mariella Alberini, sono un giornalista 37enne con vari incarichi presso un quotidiano e da anni vengo scavalcato da colleghi più giovani, ma protetti e raccomandati mentre io non ho alcun padrino. Ritengo di saper scrivere un po’ meglio di loro, ma i miei articoli vengono “dimenticati” in un cassetto o pubblicati molto di rado. Subisco perché ho bisogno dello stipendio, ma è una situazione triste per non dire frustrante. Come reagire?

                                                                                                   e-mail firmato 

 

Caro collega, oltre un certo limite non è umano lasciarsi schiacciare dall’ormai ben nota  assenza di meritocrazia italica. Forse dovrebbe cercare incarichi di segreteria presso altri giornali o case editrici che pubblicano settimanali e mensili, sui quali potrebbe trovare spazio come giornalista. So bene che non è facile, ma in certi casi bisogna trovare il modo di reinventarsi anche nella professione. E’ la solita “tragicommedia” dell’intrallazzo tra politica e mondo degli affari dove il “pacco raccomandato” ha sempre la precedenza. L’esempio storico si è avuto nelle carriere fiorite nell’ambito delle industrie di Stato e le migliaia di Enti statali dove l’appartenenza ad un clan o la benedizione di un protettore politico hanno determinato carriere per protagonisti del tutto incolori. Insomma i “servi sciocchi” battono manager qualificati, ma senza alte protezioni. E’ ben noto che la maggior parte di questi Enti sono riconosciuti inutili anche dallo Stato, ma ancora continuano ad assorbire risorse per soddisfare privilegi quasi feudali. Nel campo dei Media, è sempre stata valida soltanto la regola di appartenenza politica. Per non parlare delle varie televisioni di Stato e non, dove soltanto gli amici degli amici riescono a penetrare la cortina di ferro. Abbiamo molto scritto a proposito della triste mancanza di meritocrazia nel nostro Paese. Non dimentichiamo che dagli anni Cinquanta in poi, i giovani sicuri delle proprie capacità sono andati a misurarsi in nazioni come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania dove il merito costituiva una valore decisivo per la carriera. Purtroppo in Italia solo nell’organizzazione della Chiesa esiste la valutazione del vero merito poiché i vertici hanno tutto l’interesse di portare avanti i migliori.  

 

 

21/8/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Siamo tutti più poveri…

 

Cara Mariella, questo Ferragosto nero per i mercati finanziari ci ha impoverito. Non è la prima volta che le pesanti oscillazioni di Borsa ci danno la tachicardia. D’altra parte ci eravamo abituati a una crescita quasi ininterrotta. Non si può proprio vivere in pace neanche in vacanza…

                                                        Dario Orrico -  e-mail

 

La pace, caro Dario, non è di questo pianeta e dipende anche da noi. Nel senso che dovremmo cercare di evitare le problematiche inutili, le persone moleste e, soprattutto, accontentarci della buona salute. Chi investe in Borsa deve essere conscio dei rischi, ai quali va incontro. Dopo le quotazioni negative, di solito, arrivano quelle positive. Il risparmiatore deve armarsi di pazienza e non vendere mai sotto l’effetto dell’impulso. Parli con il responsabile della gestione della sua banca. Io, purtroppo non ho una linea diretta con Bernanke, l’uomo dalla barba di platino e capo della Federal Reserve  a Washington, l’unico in grado di illuminarci sull’immediato futuro monetario: il quale sta facendo del suo meglio per riequilibrare i mercati.

 

 

Gaffe micidiali

 

Cara Mariella, sono abbastanza distratta e proprio ieri ne ho detta una delle mie. Al nonno di un delizioso bebè, che gli somiglia in modo impressionante, ho detto: “il bimbo di sua figlia è identico a lei, al punto da indurre a pensare male”. Troppo tardi mi sono accorta della gaffe madornale del tutto involontaria. Purtroppo il mio hobby di pittrice mi fa stare sovente sospesa a qualche metro da terra. La mia spontaneità provoca queste uscite deprecabili. Come posso rimediare?

                                                                 Esmeralda Ciuffa – e-mail

 

Non è accaduto nulla di grave, cara Esmeralda. Ma potrebbe diventarlo se tornasse sull’argomento con il simpatico nonno casualmente diffamato. Sovente si parla a vanvera senza collegare il pensiero con le parole. In caso di  collera, litigio o semplice battuta, bisognerebbe contare fino a dieci prima di esternare. Famose erano le volontarie gaffe di Winston Churchill, simpatico dissacratore  dell’uso di mondo. A Lady Astor, primo deputato donna in Gran Bretagna, a lui molto antipatica, incontrandola in Parlamento le disse: “Quanto siete brutta!” Indignata la nobildonna rispose: “Winston lei, come al solito, è ubriaco”. La micidiale risposta fu: “E’ vero, ma io domani sarò sobrio”. Come vede, cara lettrice, le gaffe fanno parte della Storia e, sovente, sono quasi rivitalizzanti. Meglio evitarle con i permalosi. 

 

 

14/8/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Le amicizie pericolose

 

Cara Mariella, sono perseguitata dalla pseudo amicizia di una ricca signora che si atteggia a super intellettuale. Ci conosciamo da molti anni e ormai da tempo evito di incontrarla poiché è persona arrogante e scomoda. Non so spiegarle quanto riesca ad essere negativa e allo stesso tempo capace di attirare le persone nella sua tela di ragno. Nel passato è sempre riuscita a riprendere contatto con me inventando persuasivi argomenti, ai quali, almeno per poco, era impossibile sfuggire. Adesso ha trovato di suo gusto l’albergo che da tempo frequento in vacanza e mi disturba doverla scansare evitando di cadere nella dichiarata scortesia…

                                                                                               Alessandra  -  e-mail         

Gentile Alessandra, quella signora non è un’amica. Ma solo una conoscenza di antica data. Un albergo è comunque un immobile di vaste proporzioni e basterà frequentare il ristorante in orari diversi per rendere improbabili gli incontri. Limitare i contatti ad un saluto educato non può nuocere a nessuno. Se venisse incastrata in una breve conversazione, potrebbe accennare che l’albergo “tal dei tali”, frequentato dall’intellighentia internazionale, potrebbe essere più congeniale alla saccentona in questione. E’ un tentativo, ma potrebbe avere qualche probabilità di successo. Altrimenti ignori la sua presenza e si goda la vacanza frequentando persone più simpatiche.

 

L’acquirente scorretta

 

Cara Mariella, per puro caso ho segnalato ad una ricca conoscente la villa in vendita di un amico. Costei, interessatissima all’acquisto, da mesi sta ritardando con vari cavilli il pagamento dell’acconto. E si comporta in modo poco ortodosso nei confronti del proprietario della casa, al quale, peraltro avevo accennato che il solo pregio della signora era il suo ingente patrimonio. Non sono un agente immobiliare e ho voluto aiutare un amico. Adesso però mi sento a disagio per essere stato l’intermediario di una transazione poco ortodossa…

                                                                                    Giovanni – e-mail

Non vedo perché debba pentirsi, caro lettore, di aver agevolato un rapporto di compravendita con intenti positivi. Lei stesso dice di aver avvertito il suo amico della mancanza di uso di mondo del potenziale compratore. Quella villa è rimasta in vendita, e quindi se il suo amico troverà un acquirente più dinamico potrà concludere senza indugi l’affare non avendo firmato alcun compromesso. E lasciando l’inconcludente  miliardaria a meditare sulla propria incoerente scorrettezza.   

 

7/8/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Storia di Jack e Clarabella in 10 gr. di cashmere

Cara Mariella, seguo da tempo le tue rubriche. Hai il dono di illuminare le persone senza invadere il loro recinto. Sei una donna piena di umanità ed esperienza. Sto vivendo una storia d'amore drammatica. La classica lui-moglie-l'altra (io). Può sembrare banale, ma la differenza sta nel fatto che lei, la moglie, mi telefona, viene a cercarmi a casa. Insomma una situazione anomala. Così ho deciso di condividere la mia storia con gli altri. E ho creato il sito web “www.jackeclarabella.it” per raccontare, attraverso biglietti disegnati a mano, bambole in 10 grammi di cachemere, plaid ricamati, il mio dramma trasformato in divertimento. Mi ferisce la gente che confonde l'amore con la convenienza. Quanto la gente, per non affrontare il proprio vuoto interiore, sputi sentenze per accontentare il branco. Il branco ti dà l'illusione di non essere solo e ti devi adeguare. IO NON MI ADEGUO. L'amore è libero, imprevedibile, non dà certezze, non chiede anelli nuziali, ma quando bussa al cuore è l'estasi. Parlami dell'amore che porta all'estasi…                Fulvia Tarabusi –  e-mail                                                                                                                                                                  

Brava Fulvia Tarabusi: sei una donna autentica, inserita nella difficile realtà attuale con meraviglioso sense of humour. Capace di inventarsi e reinventare il tuo lavoro prendendo spunto da una storia d’amore un po’ stramba. E lo hai capito così bene che hai assegnato al tuo chirurgo il ruolo di Jack lo squartatore e tu, naturalmente, sei Clarabella: una single per vocazione intrappolata con un uomo sposato. La tua storia d’amore trasformata in cachemere è straordinaria quanto la tua fantasia piena di cuori rossi fatti a mano. Meriti di entrare nel Guinness degli amori extraconiugali, ma che dico?, dovresti prendere l’Oscar 2008 per il miglior sito web straniero. Ah, dimenticavo, dovevo anche parlare dell’amore che porta all’estasi. Ma  tu sei già in estasi e non vuoi capirne il tormento. Non mi riferisco al famoso film sulla vita del geniale Michelangelo, ma alle torture che l’innamoramento fine a se stesso procura. Però tu lo stai esorcizzando con “jakeclarabella” e sono sicura che avrai molti estimatori. I quali non vorranno da te solo le creazioni tricò-artistiche. Cercheranno di conoscere questa Fulvia ultrasensibile dall’animo puro che riesce a passare indenne attraverso brutali tempeste esistenziali. E vuole l’Amore maiuscolo: quello tipico del genere femminile di rado contraccambiato dal genere maschile. Perché non viene capito. Perché terrorizza i poveri “ragazzi” del ventunesimo secolo così oberati di problemi: l’inutile, affannosa ricerca del successo, del potere, del denaro e quanta fatica per mantenerlo. E poi mai soddisfatti anche se possiedono (per un momento) un essere lunare come Fulvia. Insomma, carissima continua così e fammi sapere come vanno i tuoi prossimi sogni in cashmere. Sono la tua fortuna.  

 

 

31/7/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Crisi nel cinema americano

Cara Mariella, mi piace andare al cinema e non mi accontento della TV. Potrei definirmi un’esperta poiché da cinquant’anni vedo un paio di film alla settimana. Spero che, dopo la pausa estiva, la qualità del cinema hollywoodiano migliori poiché anche il genere thriller è ormai ripetitivo e banale. Da appassionata cinefila, lei cosa ne pensa?

                                                              Elvira Franzi – Ravenna

Cara Elvira, tranne rare eccezioni i cineasti americani, anche i più osannati, inventano film scadenti con flop di incassi. Non si capisce perché registi e produttori si eccitino per script alla Kill Bill o Mr and Mrs Smith e non prendano in esame gli stupendi romanzi di Wilbur Smith o di Morris West: basterebbe una sceneggiatura fedele al testo per creare film soddisfacenti anche per il botteghino. Siamo in molti a non poterne più di thriller con esplosioni di auto e baracche negli studios, accompagnate da raffiche di armi elettroniche e contorno di poliziotti più o meno corrotti. Mancano di pathos, di atmosfera romantico-avventurosa, di estetica per lasciare spazio soprattutto agli effetti speciali. Vorrei aggiungere i famosi film culturali defraudati nella verità storica. E non si capisce assolutamente il motivo di queste distorsioni. L’imperatore Commodo ucciso dal “Gladiatore” o “Le Crociate” con le invenzioni su Baliano di Ibelin, indicato quale capo supremo nella difesa di Gerusalemme. Film gradevoli, ma pessimo esempio di didattica storica.       

 

Seconda lettera: “Vacanze da intellettuali”

Cara Mariella, si avvicina il momento di partire per le vacanze estive e io non ho ancora fatto programmi. Sono stanca e mi affligge l’idea di  scegliere una località marina o montana con tutto il faticoso iter di bagaglio, coordinamento figli che mi chiedono asilo per affibbiarmi la prole. A sessant’anni, senza problemi di denaro, dovrei poter decidere in santa pace qualunque cosa. E perché no?, anche rimanere a Firenze se ciò mi garba. Molti intellettuali osannano l’idea di rimanere in città.

                                                         Edvige Besozzi – Firenze

Gentile Edvige, rimanere in una città dal clima estivo greve come Firenze potrebbe non  giovare alla salute: unico bene insostituibile. Ma se i viaggi o le località marine l’atterriscono per affollamento o problemi familiari, perché non trovare rifugio sui monti dell’Appennino toscano vicini e bucolici? Affittare una casa con aiuto domestico locale non dovrebbe costituire un problema e il viaggio per raggiungerla è breve. Lasci perdere le invenzioni dei cosiddetti “intellettuali”. Piuttosto amministri con saggezza l’andirivieni di congiunti per non massacrare un periodo dedicato al riposo, alle letture e alla vita igienica. Auguri.

 

 

24/7/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

L’uomo più potente del mondo

 

Cara Mariella, si continua a ripetere che l’uomo più potente del mondo è G.W. Bush, il quale deve render conto non solo al Congresso, ma a coloro i quali lo sostengono. E lo hanno sponsorizzato durante l’ormai lontano periodo elettorale: i poteri forti dell’alta finanza. A mio avviso, l’uomo davvero più potente del mondo è il Papa, il quale, dal balcone della sua residenza in Vaticano domina un miliardo e duecento milioni di fedeli sparsi nei cinque continenti. E’ d’accordo?

                                                       Valentino Sbragia – Roma

Sì, caro Valentino. Il pontefice è di certo l’essere umano più autorevole del pianeta. Davanti a Lui si genuflettono tutti i Grandi della Terra e quando parte in pellegrinaggio folle oceaniche accorrono al Suo passaggio. Possiede il potere più significativo: quello di portare alla luce la spiritualità dell’essere umano, di far leva sui cuori e sulle anime per unificarli nei buoni sentimenti. E’ l’unico capo religioso riconosciuto da un numero così alto di fedeli, al quale viene demandato un potere assoluto. Casa Bianca, Cremlino, Buckingham Palace, Eliseo, Reichstag ecc. non possono reggere il confronto con San Pietro e il Vaticano, riferimento di tutta la cristianità. Nessun luogo di potere al mondo ispira tanta soggezione e raccoglimento non appena vengono varcate le porte di accesso sorvegliate dalla Guardia Svizzera. Per motivi professionali ho oltrepassato più volte quei posti di guardia e subito ho avvertito un’atmosfera di  quiete soffusa come se tutti i pericoli fossero di colpo svaniti. Un emerito islamista mi ha confidato la sua certezza che il Papa rappresenti per l’Italia l’angelo tutelare rispettato anche dal terrorismo islamico. Questa cittadella costruita in duemila anni di apostolato nel segno di Cristo è la fortezza più inespugnabile del mondo poiché non si possono distruggere i sentimenti e la fede che alberga in un sesto dei bipedi terrestri. Gli tsunami storici (Attila, Alarico, Napoleone) che si sono abbattuti sulla Cittadella della cristianità, un tempo Stato grande un quarto dell’Italia, non hanno scalfito il potere rappresentato dal Pontefice. E bisognerebbe riflettere sulla potenza imbattibile di questi sentimenti poiché nessuna forza politica, militare, economica potrà mai sostituirsi allo slancio vitale generato dalla profondità del credo religioso.

 

 

17/7/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I Robespierre aziendali

 

Cara Mariella Alberini, sono responsabile acquisti di un grande magazzino. Il nostro direttore generale, persona capace e ambiziosa, un tempo apprezzato e seguito da tutti noi, ora dà segni di megalomania da successo. Mentre prima sembrava cordiale e umano, ora comincia ad essere sprezzante con i collaboratori, ma umile verso i più potenti di lui. Di recente ha commesso gravi ingiustizie innalzando a cariche di responsabilità i suoi adulatori e relegando in posti marginali fedeli e capaci dirigenti. Temo di diventare vittima di questo andazzo. Ma perché il successo porta inevitabilmente gli uomini a montarsi la testa e a perdere il senso delle proporzioni e del civile comportamento?

                                                              Lettera firmata – Milano

Gentile lettrice, purtroppo è una situazione classica, sovente al  maschile, che si riscontra nella Storia umana. Non dimentichiamo figure storiche, ben più prestigiose del suo “piccolo” capo, le quali, travolte dalla sindrome del potere, hanno commesso i peggiori errori. Quando la vanità e il culto di se stessi prendono il sopravvento, incomincia la china discendente. Mio padre mi raccontava di Mussolini, il quale a furia di sentirsi dire che era il più…di tutto, aveva finito per esserne convinto. All’apice del trionfo, molti grandi condottieri, vedi Alessandro Magno,  incominciarono una precipitosa discesa verso l’abisso. Gli Inglesi, con la loro fredda lucidità, nel momento in cui Winston Churchill li condusse alla vittoria, lo accantonarono nel timore continuasse la sua dispotica gestione del potere. E si potrebbe continuare con una schiera di italici personaggi emersi dal nulla ai giorni nostri, i quali hanno perduto il potere per insipienza causata soprattutto dalla vanità. Vede, gentile amica, persone come il suo capo hanno partorito l’immondo comportamento chiamato mobbing. Un atteggiamento di rara crudeltà inflitto a chi ha dato moltissimo all’azienda e si trova stritolato nella morsa dell’indifferenza e della precarietà. Uno status quo che, non mi meraviglierei, un giorno venga applicato proprio a lui, a questo modello di presunzione e di vigliaccheria, il quale imperversa sul debole senza pietà. Ricordiamo Maximilien, Francois, Isidor Robespierre inventore del “Terrore”, di cui rimase vittima dopo un solo anno. L’uomo o la donna di assoluto valore nel massimo fulgore sanno di dover moderare toni e vestirsi di saggia modestia porgendo maggior attenzione al debole e trattando con dignitosa fermezza il potente. Così insegnava Lao-tse, il mistico dell’epoca precristiana, ex archivista alla corte degli imperatori Chou.  

 

 

10/7/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

 

Ditemi che succede anche altrove…

 

Cara Mariella, ho la nefasta abitudine di leggere almeno un quotidiano al giorno. E  la forte sensazione che nel  nostro italico “stivaletto” ne capitino sempre di più. Non faccio in tempo a trangugiare la tristezza dei pedo-preti. Ed ecco l’ eroica deposizione del funzionario Fournier sul G8 di Genova, di cui mi piacerebbe sapere quanto “mobbing” subirà nella sua ormai preclusa carriera. Leggo che 27 funzionari di polizia indagati si avvalgono della facoltà di non rispondere. La costruzione di false prove da parte della polizia per suffragare atti deplorevoli resterà una macchia nella storia del Paese, ma Stato non penalizza corpi dello Stato. Fingo di non farmi sfiorare dai vari casi Tanzi, Fazio, Fiorani, Ricucci, Coppola ed ora Caltagirone ed un  altro solerte procuratore smaschera un “presunto” comitato d’affari che riguarda tutta la Calabria. A fronte di tante corruzioni l’ etica dell’ onesto vacilla e spesso ci si sente legittimati a comportamenti scollegati dalla società civile. Voi redazione dei quotidiani fateci sapere se tanto malcostume esiste anche altrove…

                                                                                  Giacomo Marchi - Roma

Caro Bernardo, se può esserle di conforto malcostume, falsità, corruzione nei corpi dello Stato, colossali frodi economiche a danno dei risparmiatori, omicidi di Stato, frodi alimentari, indifferenza delle autorità per calamità territoriali, esecuzioni capitali costanti e innumerevoli, divario enorme tra miseria nera e ricchezza sfrontata, genocidi etnici in Africa e fino ai confini di casa nostra ecc. costellano il pianeta e fanno sembrare l’Italia un luogo quasi sereno. Anche se siamo tutti molto preoccupati del pericoloso andazzo che affligge il cosiddetto Belpaese, non si può non riconoscere che altrove accade di peggio. Ammettiamolo: al primo giorno di ogni mese vengono puntualmente erogate sedici milioni di pensioni: la Sanità si prende abbastanza cura di ciascun italiano: le aziende, pur nelle normali difficoltà di mercato, creano ricchezza e danno lavoro: la stragrande maggioranza dei nostri compatrioti gode di vacanze ovunque: il parco automobili purtroppo è in continuo incremento come le abitazioni di proprietà e gli innumerevoli elettrodomestici (telefonini e televisioni inclusi)  al loro interno. Certo questo buon livello di qualità di vita genera vari tipi di inquinamento: da quello atmosferico a quello delle camarille economico-bancarie senza dimenticare la terribile confusione politica alimentatrice di tutte le disfunzioni. Quindi,  caro amico, senza doversi riferire al tragico Darfur, ai drammi balcanici, alle stridenti contraddizioni in atto in Cina, in India, in Medio Oriente e nella Federazione Russa, sì c’è di peggio fuori dai confini italici. L’afflusso di persone e di merci provenienti proprio dai Paesi sopra citati testimonia che l’Italia viene considerata ancora una sorta di Shan-gri-là sia pure un po’ bastardo. Il quale però, migliorando l’accoglienza ed evitando eccessivi rincari, potrebbe diventare Italia-shire, la California d’Europa dove tycoon americani, europei, cinesi ecc. si rifugeranno per godersi gli anni azzurri: leggi troppo permissive sull’immigrazione permettendo.

 

 

3/7/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I drammi della carcerazione preventiva

 

Cara Mariella, sono a conoscenza di casi di persone accusate di presunti reati nei confronti di enti pubblici che si trovano da mesi in custodia preventiva senza alcuna indicazione di quando potranno uscire e affrontare un equo processo. E’ mai possibile che ciò avvenga mentre chi è già stato condannato per omicidio in seconda istanza a molti anni di prigione circoli a piede libero e abbia passato solo poche settimane in carcere?

                                                                Lettera firmata  -  Milano

Gentile lettore, un autorevole magistrato ci informa che “l’apparente non senso di decisioni giudiziarie, che sembrano contrastare con il senso comune, sovente dipende dalla  nostra scarsa conoscenza delle regole processuali e del contenuto degli atti raccolti dal giudice. Di fronte al principio costituzionale della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva, la misura della carcerazione  preventiva, che varia a seconda della gravità del reato, può, in concreto, dipendere da un giudizio probabilistico sulla possibilità che venga reiterata quella particolare condotta criminosa e possa  l’indiziato, una volta libero, occultare le prove del reato.  I reati contro la Pubblica Amministrazione possono essere di particolare gravità, per i quali esiste comunque un limite di custodia preventiva secondo la pena prevista per ciascun reato e il grado di giudizio relativo.   Riguardo a chi è libero, ma in attesa della condanna definitiva, viene emesso un giudizio riguardo al persistere della pericolosità sociale del soggetto in relazione al crimine commesso. Nel caso dei reati, ai quale si riferisce, è impossibile esprimere un’opinione senza l’adeguata conoscenza delle carte processuali.”  Sono queste le considerazioni dell’esperto, gentile amico. Si dovrebbe però sfatare il luogo comune che vuole i giudici poco attenti alle esigenze umane dell’indagato perché distolti da convinzioni personali, da vacanze ecc. Rimane  qualche dubbio su casi specifici ( vedi il suicidio dell’ingegner Cagliari, presidente dell’Eni)) dove la mancanza di informazioni all’indagato, l’assenza del giudice proprio nei giorni nevralgici per il caso, sembra avere influito sull’epilogo di questa tragedia. Di certo, si possono ricordare altri casi con caratteristiche similari. Indispensabile resta pregare Dio di non incappare in indagini-spettacolo promosse da giudici alla ricerca della ribalta. Indagini che si risolvono nel nulla dopo aver infangato il buon nome di cittadini anche illustri.  Auguriamoci quindi che lo sviluppo dell’indagine, alla quale, è probabile lei faccia riferimento,  possa portare chiarimenti sulla posizione del caso e alla scarcerazione della persona a lei cara. Non si deve comunque dimenticare i principi basilari della giustizia: honeste vivere, alterum non ledere, suum cuique tribuere.

 

26/6/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Gesù di Nazaret

 

Cara Mariella, ho letto “Gesù di Nazaret”, il libro di Papa Ratzinger sul “Gesù storico”, con grande interesse e la speranza che facesse luce sulla figura del Gesù reale. Ma non vi ho trovato le risposte alle innumerevoli domande che ciascuno si pone sulla vera vita di Cristo. Dunque anche il Papa non è riuscito a dare le risposte che tutti noi cerchiamo. Spero che lei legga questo libro e mi faccia conoscere la sua opinione…

                                                Vincenzo Bollati – Torino

Caro Vincenzo, il libro “Gesù di Nazaret” non è di facile lettura come forse lei si aspettava. Non dimentichiamo che è l’opera di un Grande Teologo, il quale non può prescindere dalla “sua” scienza. Se lei cercava risposte semplici è logico che non le abbia trovate in un trattato che si basa sul Gesù dei Vangeli come figura storicamente sensata e convincente. Però Joseph Ratzinger afferma categoricamente che la crocifissione e la sua conseguente efficacia fra le genti sono il frutto dello straordinario effetto provocato dalle parole e dall’essenza vitale di Gesù, il quale aveva superato tutte le speranze e le aspettative dell’epoca. Il conseguente inno a Cristo e la cristologia, creatasi vent’anni dopo la sua morte, dice che Gesù era uguale a Dio, ma spogliò se stesso, si fece uomo, si umiliò fino alla morte sulla croce e a lui spetta l’omaggio del creato, l’adorazione che, nel profeta Isaia, Dio aveva proclamata come dovuta a Lui solo. E’ la prima volta nella Storia, caro lettore, che l’autore di un libro laico su Cristo è il suo vicario in terra. Il Papa “dogmatico”, “tradizionalista” e “dottrinario” descrive così il suo lavoro, durato tre anni: “Questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma espressione della mia ricerca personale del volto del Signore. Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Anche la cristianità dovrà continuamente rielaborare e riformulare gli ordinamenti sociali. Di fronte a nuovi sviluppi correggerà ciò che era stato in precedenza stabilito.”

Se, caro Vincenzo, nel libro di Papa Benedetto XVI, lei cercava ulteriori elementi per addentrarsi nel labirinto della fede non può restare deluso. Ma in proposito mi appare molto importante citare la frase di Padre Raimon Panikkar, sacerdote poliglotta, teologo, insignito di numerose lauree honoris causa, docente in prestigiose università internazionali: “ Sulle sponde dell’oceano, davanti all’immensità dell’orizzonte, si deve saper guardare al di là come davanti all’arte che è sempre simbolica e presenta una realtà, ma ti fa capire che oltre a questa c’è ben altro. Tu devi essere capace di “vedere” oltre l’apparenza della realtà.”    

 

 

19/6/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Italico menefreghismo...

 

Cara Mariella, sono padre di due figli in età scolare, impiegato con la moribonda ex compagnia di bandiera. Ogni giorno assisto impotente ad una miriade di inciviltà. Mi riferisco a Roma, ma purtroppo temo che il degrado urbano sia dilagante. Deiezioni canine ovunque. Manifesti abusivi impuniti da apparire legalizzati. Tonnellate di rifiuti riciclabili gettati senza scrupoli. L’effetto visivo è lo squallore totale. Zingari  che partecipano alla raccolta differenziata spargendo ulteriori rifiuti urbani in totale serenità. Automobilisti spregiudicati, sempre più suv nemmeno vivessimo in Nepal. L’uso dei cellulari alla guida sembra depenelizzato. Squilli assordanti di antifurti a tutte le ore.  Scritte sui muri imperanti per decenni. Sembriamo la patria dei writwrs. Auto in doppia fila, prostituzione in libera offerta spesso minorile. Vigili urbani e forse dell’ordine “distratti” sembrano legittimare tanto degrado. Le Tv che spacciano sonno intellettuale, le veline mi danno il voltastomaco, i reality mi fanno andar di corpo e vedere trasmissioni come Report mi portano alla ribellione interna. Lo stato latita. Sto rischiando la depressione: colpa mia che non mi inietto sane dosi di italico menefreghismo…

 

                                                                         Marco Bernardi  vipasyana@tin.it

 

Gentile lettore, la sua descrizione potrebbe sembrare apocalittica se non fosse purtroppo reale. Roma, Napoli e molte altre città sono malate di eccesso di degrado. Questa rubrica ha trattato sovente l’argomento senza mezzi termini. Non si vede all’orizzonte alcuna possibilità di miglioramento. Nel V secolo, Roma fu invasa dai Barbari di Alarico. Nel XVI secolo arrivarono i Lanzichenecchi. In quelle occasioni l’Urbe fu ridotta in rovina. Oggi, responsabili di tale scempio non sono gli invasori, ma gli abitanti. E’ una triste realtà tanto più insanabile in quanto la metastasi parte dall’interno di una politica inesistente. Ci si può domandare perché quando l’Italia Unita la volle capitale, o quando il fascismo ne volle fare un simbolo di romanità, si respirava un’aria diversa. Ricordiamo lo splendore romano della “dolce vita”, meta del turismo d’elite di tutto il mondo che la considerava città ideale dove risiedere. Il numero infinito di film che ne ha esaltato la magnificenza. E’ assurdo che il luogo di residenza del potere politico italiano sia deteriorato da simile perniciosa realtà. Inutile deprimersi. L’unico vaccino sarebbe una presa di posizione impregnata di totale ribellione al sistema non più accettabile per la civile sopravvivenza. Ma per arrivare ad un vero risanamento ci vuole qualcuno che mandi al macero le mele marce creatrici della metastasi. Nelle regole della democrazia possiamo essere soltanto noi a trovare la forza per debellare lo scempio. Guai a rifugiarsi nel menefreghismo o nel letargo della supina accettazione.  

 

12/6/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

L’inesistente farmacologia per le donne

 

Cara Mariella, sono una 50enne che vuole  fare il punto su una situazione sanitaria misconosciuta all’universo femminile. Dalla notte dei tempi, la Medicina ha avuto come soggetto di indagine il maschio. In particolare a causa di pregiudizi religiosi. Accade quindi che la donna venga curata con medicinali studiati per il fisico dell’uomo. Soltanto riguardo ai problemi oncologici connessi al seno e agli organi genitali femminili oggi si incomincia ad ottenere farmaci specifici per le patologie inerenti. Inoltre queste cure generiche sovente mal si attagliano al corpo della donna provocando intolleranze nascoste, delle quali ancora la donna non si rende conto…

                                                                            Dora Lancia - Roma

 

Cara Dora, lei apre un capitolo interessante, ignorato e forse neppure avvertito dalla maggioranza della popolazione femminile. E’ quindi importante parlarne e rivolgerci alla ricerca scientifica affinché ci illumini sui criteri che vengono seguiti nello studio e nella sperimentazione dei nuovi farmaci. Da un importante Istituto di ricerca farmacologica, mi dicono che i rimedi in circolazione sono in grado di curare in modo adeguato le persone di ambo i sessi. Però la riflessione impone l’evidenza della diversità esistente fra il corpo maschile e quello femminile per configurazione, psicologia, sistema muscolare, linfatico,  cardiaco ecc. Da alcuni anni esistono farmaci mirati per il climaterio, i quali possono avere effetti collaterali dannosi e quindi sono non soltanto da usare con cautela, ma vengono riconsiderati dalla ricerca per trovare rimedio agli effetti negativi. Al riguardo non si conoscono i risultati. Di certo dal punto di vista ormonale la donna ha ben altri disturbi e si differenzia non soltanto per i cicli mestruali. Ad esempio per l’osteoporosi, patologia che colpisce soprattutto le donne, esistono i bifosfonati come farmaci di prima scelta con effetti collaterali rari, ma gravissimi come la necrosi mandibolare. Per le patologie comuni, i farmaci in commercio vengono prescritti senza distinzione di sesso. E di certo non provocano alla donna controindicazioni diverse da quelle che possono provocare nell’uomo. In Italia esiste comunque all’interno della società Italiana di Farmacologia, acronimo SIFA, un reparto che si occupa della farmacologia orientata proprio sul genere. Lo scopo è quello di far sì che molti più farmaci di quanto non siano disponibili adesso vengano studiati e sperimentati anche sulla donna. Ma la causa principale per la quale la  popolazione femminile non viene coinvolta negli studi sui farmaci è che nelle donne in età fertile è sempre possibile una gravidanza. E quindi per ragioni etiche, nella maggior parte degli studi, si escludono le donne a meno che non accettino di utilizzare metodi contraccettivi considerati sicuri.  Sono notizie ricavate da ricercatori qualificati.

 

 

5/6/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Anschluss per il Lombardo-Veneto

 

Cara Mariella, leggo sempre con molto interesse le sue rubriche e mi trovo in sintonia con le sue idee. Sono un sessantenne che ama risiedere nel nord Italia, ma critico nei confronti di tutti i politici o politicanti italiani siano di destra o di sinistra. Anche le rivendicazioni di questa vittoria elettorale di destra non porterà a nulla. Basta guardare lo stato miserevole della nazione che non riesce ad adeguarsi all’avanzamento dei Paesi confinanti: Svizzera, Francia, Austria. E non vedo in quale modo si possa riuscire a migliorare senza riforme drastiche a una Costituzione obsoleta. I pregi e la civiltà del Lombardo-Veneto sono stati di certo aiutati dal periodo di occupazione austro-ungarica che ha importato disciplina e cultura. Vorrei spostarmi in una di queste nazioni dove vigono ordine, criteri avanzati di comportamento politico e di regolamento per gli immigrati, ma non vorrei lasciare Milano. Vorrei che la Lombardia fosse come il Canton Ticino…

                                                             Luigi Magnaschi – Milano

Caro Luigi, ho l’impressione che queste idee agitino numerosi compatrioti con il desiderio di evadere da un’Italia così stagnante nelle sue problematiche da essere diventata più o meno ingovernabile. E sono in tanti che vorrebbero vivere secondo regole più “svizzere” o addirittura nell’Austria tuttora felix. Anche l’elezione di Sarkozy è risultata gradita proprio a quegli italiani del nord che  assistono al melting pot casereccio di pessima giurisdizione e terrorizzante futuro. Che facciamo? Inventiamo la soluzione onirica o fantascientifica di dichiarare guerra ai nostri vicini svizzeri, francesi e austriaci e lasciarci conquistare senza colpo ferire? Un’annessione che ci permetterebbe di restare a casa nostra cambiando bandiera, ma continuando a vivere nell’Italia del nord? Un’idea, già palesata, da Bossi quando sognava di secessione e macroregioni. Boh, caro amico lombardo, per ora contentiamoci di restare dove siamo e sperare che al più presto arrivino governanti non più apprendisti stregoni, non più preoccupati di aggiustare solo gli affari propri, ma davvero desiderosi di rattoppare il Paese con la fiamma ossidrica e non con la colla. C’è da cambiare la Costituzione ammuffita da sessant’anni. Bisogna ripulire il sud non solo dai rifiuti, ma dalle clientele che generano politici corrotti, mantengono privilegi medioevali, parassitismo ecc. La Seconda Repubblica mai nata provi a reinventarsi e a raddrizzare la schiena poiché, al momento, fa più schifo della Prima con un debito pubblico irrisarcibile. Il disgusto degli Italiani per la politica è così grande che se gli attuali scalda-poltrone della Camera e del Senato non si daranno una regolata drastica, gli Italiani dovranno scacciare la pigrizia e…allora perché no?…optare per un Anschluss mitteleuropeo.

 

 

29/5/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il Partito delle Italiane

 

Gentile sig.ra Alberini,  sono una 35enne, avvocato. Da un mese presiedo l'Associazione dei "Laureati-Dimenticati" che sta cercando di sollevare il problema della disoccupazione dei laureati che riguarda tutta l'Italia. Come mai esercito la professione? Qui la situazione è pessima: molti avvocati, poco lavoro e di qualità scadente, soliti grossi studi che lavorano "bene", spazi zero per i giovani che vogliono farsi da sé. Io, intanto, ho avuto due figli e li accudisco personalmente, senza, però, trascurare mai le mie "ambizioni" lavorative (impresa ardua!). Ultimamente non nascondo che comincio ad appassionarmi alle battaglie contro le ingiustizie sociali e  penso che solo scendendo politicamente in campo si possa ottenere qualche risultato tangibile. Qual è la strada più giusta da intraprendere per chi come me ha questo "insano desiderio" ? Mi piacerebbe che Lei mi suggerisse da dove cominciare. Sto pensando al PDI…
                                                                           Antonella Cucchiara –Palermo
Cara Antonella, fossi in lei, tenterei la stimolante creazione del PDI (Partito Donne Italiane), evitando la ricerca di inserimento nei partiti esistenti, ormai molto sfiduciati dagli Italiani, che potrebbe riservarle sgradite sorprese e una sterile perdita di tempo. Incominci con la registrazione della sigla. Come avvocato saprà meglio di me l’iter da seguire. Poi non le resta che fare proseliti fra amiche, parenti, ex compagne di università ecc. Insomma deve istituire un tam tam di passa parola anche attraverso Internet. Come logico, dovrà studiare un programma di innovazione e rivitalizzazione politica per il  PDI puntando proprio sulle lacune della sua regione: situazione lavoro, ruolo della donna, orizzonti circoscritti riguardo tutte le problematiche relative alla gestione politica delle città ( strade, immondizie, assistenza sanitaria, pubblica istruzione, traffico, inquinamento, sicurezza ecc.) Senza dimenticare di inserire il progetto per ridurre almeno di un terzo il numero dei parlamentari alla Camera e al Senato. Per il momento, la sede del PDI dovrebbe restare a casa sua fino a quando qualche doviziosa aderente metta a disposizione altra sede adeguata. Faccia un’indagine sul numero delle donne presenti sul territorio siciliano dai sedici anni in avanti. Prenda visione dei programmi degli altri partiti e scopra i punti lacunosi che potrà invece “coprire” nel nuovo programma del nascente PDI. A mio avviso, proprio in Sicilia, una simile iniziativa potrebbe attecchire in modo sorprendente. Ci vorrà una grande e tenace pazienza e un “credo” in grado di scuotere o svegliare i sentimenti di indipendenza di ogni donna. La sua età, la sua laurea e la sua condizione di madre mi appaiono perfettamente in sintonia con tale meraviglioso progetto. La lotta sarà ardua e deve prepararsi a sostenerla tenendo presente che, proprio dalla Sicilia, Garibaldi riuscì a scatenare l’entusiasmo in tutta la penisola. Attendo notizie: auguri.

 

22/5/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Premio letterario a Tramonti

 

Gentile Mariella Alberini, le invio le poesie scritte per il Premio letterario Pietro Tagliafierro, un giovane poeta di Tramonti, morto a trent’anni per una malattia congenita. Spero che una di esse venga pubblicata nella sua rubrica. Tramonti è una comunità montana a pochi chilometri da Ravello e Amalfi che ama la cultura e la poesia. E ha istituito questo premio per stimolare tanta gente in tutta la regione ad esprimersi secondo le proprie attitudini. Da 5 anni, questa iniziativa crea comunicazione e solidarietà: evidenzia talenti. Il 15 maggio, in Municipio è avvenuta la cerimonia della premiazione per la poesia inedita, la pittura, la fotografia, la fiaba e la narrativa inedita. La seguo da molto tempo e apprezzo la sua profonda sensibilità…

                                                         Adolfo Vaccaro – Tramonti

 

Credo in te, amico, credo nel tuo sorriso, finestra aperta del tuo essere. Credo nel tuo sguardo, specchio di onestà. Credo nella tua mano, sempre tesa per dare. Credo nel tuo abbraccio, accoglienza sincera del tuo cuore. Credo nella tua parola, espressione di quel che ami e speri. Credo in te, amico, così, anche nell’eloquenza del silenzio.”  Spero di aver risposto al suo appello, caro Adolfo. E’ molto bello sapere che a Tramonti, una località magica, fitta di boschi stupendi,  si dà priorità alla cultura e si coltivano con fervore le inclinazioni artistiche di tutta la contrada. Mi hanno commosso le poesie e le fiabe degli alunni delle scuole elementari e medie. In tutte le regioni del nostro Paese esiste la necessità di stimolare nei giovani l’amore per la letteratura, la poesia, l’arte. Se ogni Comune grande o piccolo creasse un Premio importante come il vostro,  si potrebbe, almeno in parte, distoglierli dalle trasmissioni televisive più sterili e dannose. Si potrebbe tornare a progredire nell’estetica, nell’amore per la lettura delle opere create dal pensiero dei grandi autori classici, dei narratori di tutte le epoche italiani e stranieri, dei geniali poeti dimenticati. In altre parole quella cultura dell’anima, oggi tanto negletta, creativa di buoni sentimenti, di comportamenti improntati al vivere civile, al rispetto per gli altri. E porterebbe alla rinascita dei valori, dello stile, della collettività. La cultura è ciò che rimane dopo aver tutto dimenticato. E’ la base per l’avvenire più luminoso delle nuove generazioni, per la tutela delle nazioni, per un iter vitale teso al successo dello sviluppo, del lavoro, delle carriere. Senza cultura, il bipede umano sprofonda nell’oscurità. 

 

 

15/5/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Razzismo, misoginia e paura contro le donne in politica

 

Cara Mariella, dopo il clamore delle elezioni presidenziali francesi, leggo su LIBERO che la sconfitta di Segolène è una vittoria per tutte le donne. A me non pare affatto che la candidatura della Royal alla Presidenza in Francia possa determinare un miglioramento per l’oscurantismo che opprime la donna in Italia. Il fatto che una donna abbia tentato di diventare capo di Stato senza riuscirvi, a mio avviso, significa poco o nulla: una rondine non fa primavera. Più volte lei ha auspicato la nascita del PDI (Partito Donne Italiane). Perché nessuna si muove?

                                                                      Viviana Martinengo – Verona

Cara Viviana, a questo punto io colpevolizzo le donne non abbastanza battagliere per ergere efficaci barricate contro l’egemonia maschile intrisa di paura e di egoismo. Nel 2007 non è ammesso, in politica come in altri campi, farsi schiacciare ancora dagli uomini prepotenti. E sono anch’io colpevole per essermi ritirata dal mio incarico in un grande Partito dopo otto anni di proficuo lavoro a causa della persecuzione di colleghi maschi accaniti contro le mie capacità. Lo feci nauseata da una categoria di personaggi che permettevano venissi pugnalata alle spalle da peones privi di valore e di qualunque senso di rispetto umano. I quali sono i primi a tradire chi li ha fatti eleggere. Oggi, alle donne che dovrebbero lottare per prevalere su questo genere di bipedi, dico di battersi e superare queste bassezze, di non soccombere davanti a fantocci che si preoccupano soltanto del loro misero scranno, dello stipendio, della pensione. Se le Italiane vogliono arrivare ad essere in pari numero con i maschi in Parlamento, è indispensabile che oppongano la forza della superiorità femminile fatta di intelligenza, intuito, tenacia, professionalità, sensibilità preventiva contro  l’armata Brancaleone che alligna in tutti i gangli della politica. Riguardo al Partito delle donne soltanto le donne sono responsabili della sua assenza. Non hanno capito che diventerebbe una forza politica in grado di schiacciare qualunque altro partito. E senza voler stravincere, otterrebbero, in base al loro numero, una cospicua rappresentanza, se non la maggioranza, in Parlamento. Molti mi hanno chiesto perché non ho proseguito in questa lotta. Sono stata soverchiata dal disgusto per la palude nella quale mi sono trovata e adesso confido nel vigore e nella determinazione delle nuove pulzelle, alle quali abbiamo preparato un fertile terreno.       

 

8/5/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I Turchi e la democrazia

 

Cara Mariella, anche Istanbul ha avuto la sua manifestazione di piazza con una folla oceanica inneggiante alla politica laica e alla democrazia. Ho l’impressione che la svolta parzialmente “islamica”, imposta da Erdogan all’inizio del suo mandato, abbia avuto una chiara risposta in questa manifestazione, alla quale hanno partecipato tutte le classi sociali. Erdogan però risponde “non si può essere laici e Musulmani e noi siamo soprattutto Musulmani”. Una frase politica sbagliata. Non crede che la folla di piazza Caglayan abbia dato un segnale forte e chiaro della tendenza finalmente democratica di un Paese islamico come la Turchia?

                                                                   Adalberto Venturini  - Roma

 

Sono d’accordo, caro lettore. I Turchi di piazza Caglayan rappresentano  una maggioranza di Musulmani moderati che non vuole nè Sharia, né colpo di stato, ma una Turchia democratica e indipendente. La quale potrebbe costituire un esempio domino per le regioni islamiche confinanti. I dimostranti di Istanbul si sono contati e hanno dimostrato il desiderio della maggioranza per un governo assolutamente laico come ha insegnato loro il padre della patria Mustafà Kemal Ataturk. Il quale, all’insegna del laicismo, ha fondato la Turchia  moderna riformando in modo totale antiche regole che la tenevano in un medioevo limitativo di ogni sviluppo. La folla di piazza Caglayan è il primo esempio di un popolo musulmano con la voglia di democrazia per il presente e il futuro della Turchia. Il Paese islamico d’avanguardia che vuole integrarsi nell’Europa Unita mantenendo la sua identità religiosa, ma separandola dalla politica di governo. Ed è un significativo passo avanti per tutto il mondo islamico, il quale non potrà continuare a rimanere succube di leggi coraniche, fanatismo religioso, discriminazione  verso la donna ecc. I Musulmani  moderati turchi hanno capito che il futuro delle nazioni islamiche non può essere nelle mani degli estremisti e tanto meno dei terroristi di al Qaeda. Infatti ci sorprendono con un’anticipazione di quello che noi Europei auspichiamo con forza dall’ 11 settembre 2001. Da quando ci siamo resi conto dell’assurdità di una dichiarazione di guerra senza senso quasi fossimo  tornati all’epoca delle Crociate. I Turchi moderni vogliono la democrazia perché desiderano un Paese non più dominato dal potere militare. Il quale deve rimanere forte per la difesa della nazione, ma non per sostenere un regime politico. D’altra parte proprio i militari hanno dato un forte segnale di non aderire ad una politica che non sia assolutamente laica. La democrazia, parola di genere femminile, potrebbe essere salvifica per l’Islam come lo è la donna per l’avvenire dei popoli.

 

 

1/5/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Quella piccola differenza…

 

Cara Mariella, a 48 anni, senza figli, sto divorziando dal mio secondo marito e ho perso ormai ogni fiducia nella vita di coppia. Pochi giorni fa ho persino comprato un libro sul sesso e i sentimenti, del quale avevo letto un articolo sul vostro giornale. Ma non mi dice proprio nulla di nuovo, a parte le solite tattiche erotico-sentimentali  che, da sempre,  ho adottato durante le mie esperienze matrimoniali. Non ricordo più quale scrittore francese ha detto che la donna e l’uomo sono uguali tranne una piccola differenza. E’ ben chiaro che si riferiva al sesso. Invece io penso che le diversità sono tante e inconciliabili. Ormai penso di rimanere single anche se ho tanto bisogno di un compagno serio e affidabile. Mi dia un consiglio.

                                                                               Velleda – Napoli

 Gentile Velleda, la storia dei due pianeti, quello maschile e quello femminile, ha qualche fondamento. Reale è la dissonanza di sensazioni, emozioni, desideri, aspirazioni, punti di vista, traguardi, ecc. A parte ciò, questi due esseri tanto diversi non possono fare a meno l’uno dell’altra. Ritengo indispensabile per chi, uomo o donna, desideri una vita normale di coppia, la capacità di sapersi accontentare sempre che ci sia un sincero rapporto affettivo. Non esiste il partner ideale. Non parliamo poi del principe azzurro che, quasi sempre, si trasforma in lupo mannaro. Lei ha ancora molti anni buoni davanti. Se ci riesce, trascorra un periodo sabbatico osservando con attenzione il panorama maschile intorno a sé. E si faccia un esame di coscienza. Le famose affinità elettive esistono, ma quasi sempre si trovano in una persona sovente senza le attrattive estetiche di nostro gusto. Però ha mai osservato quanto spesso si incontrano coppie dall’aspetto in totale contrasto? Lui bello e alto: lei piccola e bruttina e viceversa? Eppure risultano sereni e sposati da molti anni e non di rado senza motivazioni finanziarie. Ebbene sono quelli che hanno dato la priorità alle qualità interiori e si sono scelti privilegiando la solidità del rapporto futuro. Maschio e femmina sono fatti per condividere  il difficile percorso dell’esistenza. Da soli stanno male, campano meno, soprattutto l’uomo poiché meno indipendente tra le pareti domestiche. I divorzi traumatizzano, fanno male alla salute. Fossi in lei, quando incontrerà un bipede maschile di suo gradimento e ammesso che lui sia disponibile, eviterei la convivenza. Due case, se possibile non lontane, per  semplificare, causa traffico, gli incontri saranno una soluzione vincente. Week end e vacanze insieme possono diventare un modus vivendi assai gradevole. Ma questa è soltanto l’opinione dell’umile cronista, già contrastata da numerosi lettori aspiranti al sistema di coppia d’antan.

 

 

 

24/4/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Separazione all’italiana

 

Cara Mariella, il gossip mediatico mi interessa in modo relativo, ma ormai i rapporti della coppia Berlusconi stanno diventando un caso nazionale. Lei che gli scrive su Repubblica: lui che si profonde in scuse anche se a denti stretti promettendo che non ripeterà gli atteggiamenti “goliardici”. E adesso si lascia riprendere per manina con numerose fanciulle. Non pensa che tutto ciò sia illogico e anche tendenzioso. Ho saputo da fonte certa che il Cavaliere vuole divorziare. Non sarà questa sceneggiata fotografica una sfida per donna Veronica?

                                                                  Rosetta Galvani – Roma

 

Preferirei non commentare gli scoop da rotocalco, cara Rosetta. Ma se proprio devo esprimermi, giudico questa raffica di “botte e risposte” in prima pagina di quotidiani stonata e troppo clamorosa per un personaggio politico e finanziario di primo piano. E convaliderebbe la sua ipotesi sulla tendenza divorzista da parte del Cavaliere. D’altra parte è nota, ormai da vari anni, la separazione di fatto della coppia pseudo regale dell’Italia repubblicana. Se così fosse, non capirei perché la bella signora Veronica esiti ad accontentarlo. Tra una separazione amareggiata da atteggiamenti a lei  sgraditi e un netto divorzio in amicizia e senza guerra dei roses: con il vantaggio della totale reciproca libertà e, in armonia con la prole, mi pare logico scegliere la seconda opzione. Di certo, esiste il problema della spartizione di un patrimonio conclamato di fantastiliardi, di cui la metà dovrebbe toccare alla gentile “metà”.   Almeno così affermano le leggi in Italia. Donna _Veronica non ha che da chiederlo.

Immaginiamo la goduria  dei principi forensi prescelti, a mio avviso, ante lettera a Repubblica dall’affascinante castellana di Macherio. E quella dell’agguerrita compagine che circonda uno degli uomini più ricchi del mondo, il quale  non si fa cogliere  mai impreparato nelle aule dei tribunali. Ci sarebbe da  riflettere sulle situazioni complicate dall’eccesso di ricchezza. Sull’affannosa corsa alla conquista di un vello d’oro da tagliare a fil di spada forense. Non si può ignorare il grande divario mediatico di stile dei diversi uomini di Stato odierni, pur non provenienti da una tradizione cattolica, i quali sfoggiano un composto legame matrimoniale e affettivo,  che non trova riscontro nella nostra “regal bella coppia”. Peccato perdere di vista le basilari priorità della fugace esistenza terrena: l’importanza del rapporto psico affettivo duraturo, la caducità delle passioni momentanee e l’esempio verso i propri discendenti. I quali, essendo divisi in due famiglie potrebbero trovarsi in difficoltà successorie. Ahinoi quanto effimero è il potere destinato a livellarsi nel mondo dei più.

 

 

17/4/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Attenzione Mr. Murdoch…

 

Cara Mariella, dall’inizio mi sono abbonata a Sky e ho goduto fino a due anni fa i suoi magnifici programmi senza pubblicità, a base di cultura e di cinema di gran scelta: sia per i film d’essai come quelli d’antan o altri molto difficili da reperire anche nei blockbuster più forniti. Inoltre proiettavano film molto recenti. Ora che Sky è riuscito a battere tutti gli share di Rai e Mediaset, ho notato, già da alcuni mesi, una flessione di qualità nei programmi soprattutto quelli cinematografici e, tra l’altro, un aumento repentino della pubblicità. Data l’intelligenza usata per lanciare Sky, sarebbe opportuno allertare i suoi dirigenti affinché, per sete di guadagno, non la riducano come Rai e Mediaset.

                                                                    Susanna Orlando – Milano

Gentile Susanna, b.c.c. (blind carbon copy)  Rupert Murdoch, ammetto, da cinefila appassionata, di avere notato anch’io un peggioramento nella qualità dei programmi cinematografici di Sky con un’aggiunta di pubblicità. Quelli culturali sono rimasti di ottimo livello come tutto quanto riguarda l’attualità e le news. Ritengo comprensibile la sua protesta affinché il cinema di Sky continui al livello ottimale degli inizi senza esagerare con la pubblicità essendo già il servizio più che adeguatamente compensato dai non trascurabili canoni. Sappiamo che l’obiettivo dei tycoon televisivi,  oltre ad ottenere tramite la TV grande potere, è soprattutto quello di fare soldi. Inutile ribadire quindi che i costosi abbonamenti di Sky dovrebbero soddisfare l’avidità dei suoi azionisti. Ma grave errore da non commettere, proprio adesso che è fonte di introiti triliardari, dopo aver accalappiato tanti utenti e surclassato televisioni di Stato e private, è quello di peggiorare la qualità del cinema di Sky che è proprio il motivo per cui i più si sono tassati in aggiunta all’inevitabile canone Rai. Ci rivolgiamo ancora all’alta dirigenza del sistema Sky affinché, dopo un attento esame di marketing, non deluda i suoi teleutenti e, di conseguenza, riduca a breve termine il grande business in atto. Gli Sky-amatori potrebbero cancellare i loro abbonamenti.  

 

10/4/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Crudeltà filiale

Cara Mariella, sono la madre disperata di due figlie adulte e sposate con prole che non mi fanno vedere i miei nipotini. La motivazione sarebbe il mio comportamento per loro stressante avvalorato dall’assurda presa di posizione di uno dei miei generi, medico psicologo, il quale sostiene la teoria folle per cui il rapporto dei nonni con i nipoti è da evitare. Alla luce di simili tesi e comportamenti, la mia cultura cattolica non mi consente di accettare e di capire tali concetti, ammesso che di concetti si tratti. La mia sofferenza è inimmaginabile e mi sono recata anche da un illuminato sacerdote nei problemi familiari per chiedere aiuto. Il quale ha allargato le braccia e mi ha fatto capire che l’unico conforto potevo trovarlo nella preghiera, attraverso la quale forse un giorno un po’ di luce illuminerà quelle menti…

Giulia Zacchi – Milano

Nessun essere umano può far soffrire quanto i figli incapaci di amare i genitori, gentile lettrice. E’ quanto succede oggi sempre più sovente. Purtroppo i figli del benessere sono i più crudeli e indifferenti verso madri e padri prodighi di ogni bendiddio morale e materiale. Sono stati amati e coccolati come mai è accaduto in epoche precedenti quando il rapporto in seno alla famiglia era molto più rigido e formale. Hanno avuto disponibilità di denaro molto superiori e non paragonabili a quelle che i genitori avevano ricevuto a loro volta. Ma soprattutto hanno goduto di un rapporto affettivo molto più intenso da parte della madre e anche del padre in confronto alle precedenti generazioni. E non si riesce a capire il motivo di tanta indifferente aridità. Soprattutto non si dica che la causa di questo malessere sono i genitori separati o divorziati. Ci sono figli con simili caratteristiche disastrose anche quando i genitori vivono un rapporto di coppia armonioso. E’ allora il benessere che nuoce? Purtroppo situazioni come la sua sono sempre più diffuse. D’altra parte se anche gli psicologi esternano simili convincimenti, significa che i soloni di oggi sono davvero “filosofi dal pensiero debole”. Che cosa sta accadendo a questo Occidente che brucia tutti i valori più sacri? In Cina, i figli si votano alla cura dei genitori proprio quando questi incominciano ad invecchiare e li assistono fino alla morte. Bisogna dunque pensare che in Oriente sopravvivono valori più rispettosi della vita. Di certo, le sue figlie, che sottraggono ai loro bambini l’affetto dei nonni, non si rendono conto del danno spaventoso inflitto a innocenti creature private di ogni tradizione, di ogni insegnamento aggiunto dall’esperienza proveniente da generazioni diverse, per le quali il calore familiare coltivava sentimenti ed anima. L’essere umano  può sopravvivere anche con  simile desertificazioni dello spirito. Ma a quale prezzo? 

      

3/4/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Vandalismi e degrado senza controllo

 

Cara Mariella, malgrado si continui a predicare contro graffitari e vandali, assistiamo ogni giorno a nuove bravate che le autorità non riescono a risolvere. La recente notizia di sfregi al più insigne monumento di epoca romana a Milano, la Basilica di San Lorenzo, richiama altri episodi di cronaca vissuti in tutte le città italiane. E’ mai possibile che non ci sia la volontà di bloccare questo scempio e di far pagare ai colpevoli una giusta pena oltre al ripristino delle superfici imbrattate? A questo si aggiunge la connessione tra vandali e spacciatori che inquinano in modo ormai insopportabile interi quartieri. E la totale indifferenza verso le reiterate denunce degli infelici abitanti…

                                                                 Amedeo Vassalli – Milano

 

Caro Amedeo, abbiamo trattato simile argomento più volte anche riguardo ai muri e alle aule dei licei in tutta la nostra penisola. Comunque se già proviene dalla scuola simile disastro, figuriamoci che cosa può produrre il popolo della notte. E’ ormai indispensabile che simili luoghi vengano pattugliati in modo sistematico dalle forze dell’ordine. E non diciamo che questo diventa uno Stato di polizia, ma soltanto uno Stato che tutela i cittadini e i loro beni artistici. Questa azione dovrebbe essere suffragata da una legge che permetta alla Magistratura di punire in modo esemplare i rei incappati nelle forze dell’ordine. Può darsi che se tali provvedimenti fossero davvero messi in atto, si leverebbe il coro dei garantisti a cominciare da quei conduttori televisivi che ospitano i cosiddetti graffitari e giustificano il loro comportamento come espressione artistica. Ma bisognerebbe capire se costoro trovano leciti i bivacchi, il consumo di alcool, di droga oltre a schiamazzi e oscenità fino a tarda ora.   Se davvero si trattasse di arte (murales) potrebbero esprimerla sugli appositi spazi che i Comuni sovente mettono a loro disposizione. Ritengo inaccettabile che si accolga la teoria di marcare il territorio come è costume di alcune specie di animali. Ricordo lo stato indecente dei giardini di piazza Vetra a Milano che vent’anni or sono costituivano il ritrovo notturno del popolo vandalico e dopo interminabili polemiche vennero finalmente recintati con chiusura notturna.  Quel popolo adesso si è trasferito a ridosso delle chiese e la sarabanda continua. Anche se non si sa più chi deve intervenire tra Comune, Provincia, Regione e Stato, invochiamo l’attenzione dei cosiddetti “organi competenti”, frase burocratica di chi non sa più a quale santo votarsi. Forse a San Lorenzo?

 

 

27/3/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il vero traguardo è l’ambiente

 

Cara Mariella, ho dovuto ricredermi su Al Gore, personaggio in apparenza sbiadito, non certo perché messo in evidenza dal recente premio Oscar, ma per la tesi da lui scelta in questo periodo di soffocante mancanza di ossigeno o si potrebbe dire in debito di ossigeno degli esseri umani sul nostro ormai inquinato pianeta. Rimettersi in gioco trattando tale argomento vitale e allertandone l’urgenza è stato, a mio avviso, una prova di intelligenza poco comune. Se compariamo il suo intervento con quello dei politici nostrani addetti allo stesso settore c’è da mettersi a ridere dato che non riescono neppure a risolvere il problema delle discariche. Per non parlare del problema del traffico le cui soluzioni sono rimandate da anni e l’unica panacea inservibile è quella di bloccare le auto in garage alla domenica.

                                                         Ambrogio Pirani – Monza

Caro Ambrogio, una recente statistica dice che in Italia, nel 1946 circolavano 411.000 veicoli, dei quali 150.000 auto. I dati più recenti segnalano oggi in circolazione 38.400.000 veicoli, dei quali 34.200.000 autovetture. Basterebbero queste cifre per sottolineare la gravità di un problema cresciuto in maniera smisurata in particolare per un territorio piccolo e sovrappopolato come l’Italia. La sensibilità politica di Al Gore ha centrato la piaga più perniciosa del pianeta superando in lungimiranza i suoi ritardati colleghi che si occupano soprattutto di accrescimento di potere o affermazione di egemonia senza accorgersi che tra non molto si troveranno a governare territori desertificati e avvelenanti. C’è ben poco da ridere: direi che ci sarebbe da piangere su questa umanità produttrice di veleni in modo superiore a quelli che la natura riesce a smaltire. E si incomincia appena a riconoscere con tragico ritardo che il più grave problema dell’umanità non è solo la fame nel mondo (non impossibile da risolvere), bensì la ricerca di tecnologie che non impediscano agli essere umani di respirare e alla natura di evolvere e di accrescere le qualità di habitat indispensabili alla sopravvivenza della specie umana. L’Oscar di Al Gore punta ad evidenziare questa terribile problematica, per la quale gli Stati Uniti, super potenza irresponsabile in proposito, dovrebbero, sia pure in ritardo, adottare e  divulgare misure severissime di difesa del bistrattato pianeta Terra. Sarebbe questa forse l’unica via per bloccarne la graduale distruzione.

 

 

13/3/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il secondo tempo della Prima Repubblica

Cara Mariella, cercando di analizzare questa situazione di crisi politica, mi sembra di essere giunti al secondo tempo della Prima Repubblica. Molto ha contribuito negare l’ esito referendario che chiedeva un sistema elettorale maggioritario puro e non una “mattarellata” che lo rendesse ibrido, semi-maggioritario con uscio proporzionale, vera e propria entrata libera di tutto il coacervo di partitini destabilizzanti. Ma nella nostra mastodontica capacità di ingurgitare scandali, mi pare si voglia sottovalutare l’ intervento del senatore a vita Andreotti. In questa povera Italietta, dove nominare il termine preservativo e suoi utilizzi è bandito, dove la RU 486 resta praticamente impedita: dove si ostacola l’applicazione di un diritto (l’aborto) con un mobbing consentito, o sull’ istigazione a boicottare il quorum di un referendum di Stato sulla libertà di ricerca scientifica o la vergognosa negazione di sepoltura per l’ eroico Welby, quando un boss della Magliana riposa nella cripta di una chiesa. Troppe le collusioni, troppe le ingerenze indebite e tragica la sudditanza del nostro Stato e soprattutto dei cittadini. Non mi sento affatto rappresentato da questa classe politica.

                                                                                   marco bernardi  vipasyana@tin.it

Gentile lettore, anche una gran parte di cittadini e chi scrive non si sente affatto rappresentata da questa classe politica. La quale, sia a destra che a sinistra, usa il sistema di voler accontentare tutti. Ad esempio l’attuale compagine di governo cerca di compiacere i sindacati, il lavoro parassitario, la pletora degli statali, i centri sociali, i disobbedienti, i gay ecc. Viene il dubbio che in questo Paese su 57 milioni di abitanti, la forza produttiva non superi quella di cinque milioni, sui quali prosperano tutti gli altri. E viene anche il dubbio che non sia vero che la ricchezza in Italia non sia distribuita. Questo tipo di politica però viene accettato in modo assurdo e passivo e c’è da chiedersi quale miracolo ci fa sopravvivere alla iattura del valore attribuito all’euro. Faccio un esempio: chi prima dell’euro possedeva cento si è ritrovato con  cinquanta. Sul residuo si è abbattuto un aumento di prezzi pari ad un altro cento per cento. Di conseguenza il nostro cento è diventato venticinque: eppure sopravviviamo da sudditi pusillanimi sopportando parassitismo e tassazioni indecenti che vanno a rimpinguare l’esercito di portaborse a tutti i livelli. Il futuro è inimmaginabile considerata la confusione che regna a destra e a sinistra. E lo strapotere dei partiti che mandano in tutti i gangli dell’Amministrazione l’armata Brancaleone dei loro avidi seguaci. Di persone affidabili non se ne vedono nei dintorni del Palazzo perché sono troppo impegnati altrove a farsi carico del mantenimento di tutti gli altri. Mentre gli insegnamenti di Luigi Einaudi, artefice della ripresa economica italiana nel dopoguerra, sono del tutto dimenticati da chi pretende di governarci. 

 

 

6/3/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I doveri basilari della scuola

Cara Mariella, non sono un ingenuo che desidera sentir parlare solo di bambini nati sotto il cavolo o portati dalle cicogne. Devo, tuttavia, ammettere che i recenti avvenimenti di cronaca scolastica del tipo "Pierino e la supplente di matematica" mi hanno non solo disgustato ma anche sconvolto. Certamente disgustato per la dinamica dei fatti e sconvolto se confronto questa scuola italiana con quella che ho frequentato io non più tardi di 25-30 anni fa. Dov'è finita la disciplina, l'educazione, la formazione morale ed umana delle nuove generazioni? Dov'è finito il voto di condotta che teneva anche conto del rispetto avuto per l'edilizia scolastica (pedate sulle pareti, scritte sui banchi, igiene nei bagni ecc.), per i compagni di classe e, ovviamente, per i docenti? Ci si alza ancora in piedi quando l'insegnante entra o esce dalla classe? Ogni generalizzazione è certamente un errore, ma forte è in me l'impressione che i giovani d'oggi siano pieni di cose superflue (spinelli, city car, telefonini ecc.) ma poveri di valori che veramente contano nella vita.

                                                           Cristiano Giusti – Roma

Un articolo perfetto di Francesco Alberoni esaminava in modo essenziale l’annosa problematica dell’insufficiente educazione civile, morale, sentimentale, sociale della scuola in Italia. La situazione poteva essere accettabile solo fino ad una quarantina di anni orsono. Perché è vero che “le èlite emergono dagli strati bassi della società dove le condizioni di vita sono più difficili”. E quindi stimolano l’individuo a battersi per la conquista dello stato sociale. Per arrivare a questi traguardi devono essere abituati a superare ostacoli che oggi la scuola non pone. Come non insegna disciplina, rispetto umano, deferenza verso docenti e genitori. Ma come fa un ragazzo a rispettare l’insegnante quando la scuola è sindacalizzata al punto che ogni decisione dell’insegnante va discussa in assemblea? E’ inutile parlare di disciplina o rispetto quando queste regole sono state minate da una politica che è andata dal sequestro dei professori al 27 (voto) politico. E poi c’è anche il diffuso benessere che ha inquinato le famiglie, lassiste nei riguardi dei rampolli dalla più tenera età. I quali non  devono ricevere ricompense sotto forma di paghette eccessive, gadget e libertà fuori controllo perché entrambi i genitori lavorano e sono fuori di casa a mezzogiorno. Nelle famiglie operaie di un tempo, la madre andava in fabbrica e i ragazzi, al ritorno dalla scuola, si scaldavano il cibo preparato la sera prima e poi rigovernavano prima di mettersi a studiare. Alla domenica, ciascuno faceva la sua parte di lavoro domestico prima di riunirsi intorno alla tavola per il pranzo. E i figli, diventati adulti, ritenevano doveroso aiutare moralmente e materialmente i genitori per ricompensarli, almeno in parte, di quanto avevano ricevuto. E’ questo il minimo che i figli devono ai genitori: oggi, domani, sempre.

 

27/2/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Crisi di governo e “Dico”

Cara Mariella, a proposito dell'attuale dibattito sulla legalizzazione delle coppie di fatto, segnalo che anche in Svizzera, il 5 giugno 2005, si è svolta una specifica consultazione referendaria che ha convalidato la legge federale del 18.06.2004 sulla cosiddetta "unione domestica registrata" di coppie omosessuali. Secondo tale norma legislativa, le coppie gay e lesbiche sono assimilate a quelle eterosessuali in materia di eredità, di assicurazioni sociali, di previdenza professionale e di imposte. I partner stranieri godono degli stessi diritti di soggiorno del congiunto eterosessuale straniero e, dopo cinque anni, possono chiedere di essere naturalizzati se l'unione domestica registrata era in vigore da almeno tre anni. Per contro, viene chiaramente riportato nella legge che le coppie omosessuali non possono adottare figli e sono escluse dai procedimenti di procreazione medicalmente assistita, come la fecondazione in vitro. A mio parere, tale impostazione legislativa è più chiara di quella proposta dal governo Prodi in ciò che concerne le coppie omosessuali: infatti, mentre da un lato fornisce loro un riconoscimento legale ormai ineludibile, dall'altro impedisce loro con altrettanta chiarezza qualsiasi aspirazione di "famiglia" o di genitorialità (adottiva o artificiale), certamente inappropriata ed inaccettabile.

                                           GustavFaber-Roma                                                                                                                                                                                Caro Gustav, sono d’accordo sulla maggior chiarezza della legge svizzera a proposito delle “unioni domestiche registrate” sia per le coppie omosessuali e non. Ma sappiamo che la Svizzera è ben più accorta e ponderata riguardo ai problemi di natura sociale. Inaccettabile è, a mio avviso, la proposta di legge italiana per i cosiddetti Dico, che dovrebbe andare all’esame delle Camere. Prima si parlava di Pacs: ora si è cambiata la sigla, ma il contenuto appare lo stesso. Ma comunque, qualunque tipo di governo si formi dopo la crisi dovrà meditare molto prima di continuare a legifererare sulle coppie di fatto: Pacs o Dico hanno spaccato l’Italia e sembra accertato che i più non vogliono né l’una, né l’altra. Il contenuto di questa proposta è macchinoso. L’attuazione appare addirittura molto equivoca. Le coppie conviventi senza matrimonio hanno compiuto una scelta ben precisa che non comporta gli obblighi della coppia sposata. Sappiamo che i figli nati dalle unioni di fatto sono tutelati dagli stessi diritti  dei figli nati sotto il vincolo del matrimonio. I conviventi possono da sempre proteggere materialmente il compagno o la compagna destinandole in vita, secondo le possibilità, la parte disponibile del loro patrimonio. E tutto ciò senza registrazioni anagrafiche unilaterali dal sapore impositivo o anche ricattatorio che provocherà liti giudiziarie infinite: immaginiamo la goduria degli avvocati matrimonialisti con il raddoppio degli incassi. La Chiesa difende, come giusto, il principio della famiglia, cardine della piramide sociale e dello Stato. E questa aspirazione del governo ante crisi di legiferare abusando dei fatti privati degli elettori dà l’impressione di una caccia al voto molto simile a quella sulle famigerate agevolazioni alla fiumana di immigrati (circa sei milioni) che invadono la penisola come le termiti. Una politica subdola delle sinistre, le quali da trent’anni hanno incentivato le libere unioni in contrasto con l’istituzione del matrimonio. E ha creato una gran confusione fra i giovani.

 

 

20/2/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Auto d’epoca che passione

Cara Mariella, grande appassionato di Alfa Romeo d'epoca, ho avuto e amato, una Giulia Super 1600 del '74, una 2000 berlina del '71, una 1750 berlina del '69 ed una Montreal del '72. Adesso ho un'Alfetta 1800 berlina del '74 ed una 164 Super 3000 V6 24V del '93, due auto magnifiche ma severamente penalizzate dall' assurda mania ecologista tanto in auge in Italia. L'Alfetta non può mai entrare in città e la 164 è gravata dal recente "bollo di punizione" per le auto non Euro 4 voluto dall'attuale governo. Ora, chi si intende di motori, sa che questa classificazione dell'impatto ambientale degli autoveicoli muniti di marmitta catalitica è tanto credibile quanto la storiella che le bombole della schiuma da barba sono la causa del buco nell'ozono! Quanto alle auto meno recenti, come per esempio l'Alfetta, quale può essere mai il loro impatto sull'effetto serra dato lo scarso numero di veicoli circolanti? La mia tristezza risiede però nel fatto che, proseguendo su questa strada scellerata, tutte queste auto nate dalla passione e costruite con il cuore verranno presto trasformate dai demolitori in balle di lamiera...

                                                 Oscar Weber– Roma

E’ vero, caro Oscar, le poche auto d’epoca in circolazione non possono certo incrementare l’inquinamento in atto. Capisco il suo dispiacere di appassionato al pensiero della sparizione dei suoi adorati modelli storici. Se è vero che certi motori producono più inquinamento di altri, la classifica fatta porterà i proprietari delle auto più vecchie ad arrendersi alle norme di legge. E’ questa una manna per le fabbriche automobilistiche che già si affannano a proporre cambi vantaggiosi usufruendo della rottamazione. L’automobilista resta comunque tartassato da uno Stato sempre più esoso e da produttori d’automobili sempre più aggressivi. Circolano comunque già auto ibride con un consumo minimo di benzina. E non penso siano molto lontane le soluzioni definitive per eliminare del tutto questo carburante generatore di conflitti bellici per il possesso delle sue fonti. Sui media già compaiono immagini di auto sia pure costose, ma in parte alimentate a idrogeno. E su queste alternative, tutti dobbiamo contare per riuscire a sopravvivere nelle città non più con l’aria avvelenata. Questo dovrebbe essere uno degli obiettivi più urgenti da raggiungere anche per lasciare in eredità ai nostri nipoti un pianeta in condizioni più sane e decenti. Pensiamo alle petroliere in avaria alla deriva con fiumi di petrolio che devastano coste, flora e fauna marina.

 

13/2/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Risposta mal interpretata

Cara Mariella Alberini, un modo davvero "Libero" di incoraggiare chi fa volontariato. Chi vuole impegnare una parte del proprio tempo per dedicarsi agli altri facendo solidarietà concreta. E’ sconcertante questa risposta che a prescindere dai consigli sentimentali, nei quali non vogliamo nè dobbiamo entrare nel merito e/o nei dettagli -sono fatti del tutto privati- ma le considerazioni moralistiche e perbeniste del tipo fate l’amore ma in stanze separate oppure la considerazione azzardata sui sessantenni uomini in cerca di assistenti familiari (badanti) esotiche con le quali intrattenersi offende l’etica della persona umana e la moralità di chi lavora 24 ore su 24 per aiutare persone non autosufficienti e dare un sollievo alle loro famiglie.

                                   Michele Mangano, presidente Federazione Auser volontariato

 

Gentile Presidente, ho l’impressione che la mia risposta sulla rubrica “E’ nata una nuova terza età” sia stata, a dir poco, non compresa. Anzi travisata. Debbo quindi ricordarne l’intrinseco significato. Il signore sessantenne che ha chiesto la mano della simpatica cognata vedova evidentemente è del tutto autosufficiente e non bisognoso dell’assistenza del volontariato. Senza nulla negare alla generosità di chi si prodiga volontario, dobbiamo ripetere che il cognato della lettrice in questione vorrebbe sposarsi con la donna da lui scelta e comunque sarebbe in grado di salariare la collaborazione di una delle numerose domestiche badanti alla ricerca interessata di simili datori di lavoro. Non si capisce quindi come simile risposta “offenda l’etica della persona umana e la moralità di chi lavora 24 ore su 24 per aiutare persone non autosufficienti”. Il signore di cui sopra è largamente autosufficiente al punto che vuole incominciare una vita coniugale come è normalissimo nella nuova terza età.

 

Disastro ambientale annunciato

Cara Mariella, avremmo bisogno di un vero STATISTA che non abbia come unico obiettivo solo il  consenso elettorale: dovrebbe comprendere con largo anticipo i rischi di certe scelte o non scelte ed immedesimarsi nel futuro prossimo di un neonato di oggi. Ed invece proliferano intellettuali “negazionisti” del disastro ambientale annunciato. Come mai nemmeno il min. verde Pecoraio Scanio prende posizioni drastiche? Debbo ancora comprendere come mai il min. Edo Ronchi è stato “gentilmente defenestrato” nel primo governo Prodi, forse (anche “lui”) per incompatibilità ambientale? Come mai possiamo ancora baloccarci con il fattore estetico di una torre eolica? Certo è più semplice mettere una firma su un protocollo che realmente dedicarsi ad applicarne i contenuti…

                                                            Marco Bernardi – e-mail

Caro Marco, siamo tutti preoccupati sull’emergenza del problema ambientale. L’inverno “caraibico” ha contribuito ad impressionarci. Ma il clima non è mai stato identico nel corso dei secoli in nessuna parte del globo. Gli scienziati sono divisi, ma le statistiche  della Banca Mondiale smentiscono previsione catastrofiche. L’attenzione che l’uomo dovrebbe prestare all’ambiente deve essere di certo molto più accurata e questo ci risparmierebbe molti disagi. Ma le grandi catastrofi naturali esulano dal potere dell’uomo. Ad esempio il recente  tzunami della Malesia non era tempestivamente prevedibile e non in quella dimensione. I governi però potrebbero avere molta influenza se adottassero politiche concrete non certo alla Pecoraio Scanio.

 

 

6/2/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Evoluzione femminile e moda

 

Gentile Mariella Alberini, siamo in tempo di sfilate e mi viene spontanea una riflessione sul fatto che alla donna consapevole della sua evoluzione, la moda stagionale, come la intendono gli stilisti, non interessa  più come anni addietro. Ormai qualunque stile  è attuale e i vari diktat di questi “geni dell’eleganza” vanno bene soltanto per movimentare il business internazionale del franchising. O sbaglio?

                                                                        Simonetta Burri – Milano

Da anni, cara Simonetta, ripeto che ogni donna può trovare nell’armadio quasi tutto quello di cui ha bisogno. Non vorrei sembrare presuntuosa, ma temo di avere adottato il vintage oltre vent’anni orsono. Lungo, corto, al ginocchio, aderente o morbido, l’abito, il cappotto, la giacca o i pantaloni restano comunque attuali poiché oggi la cosiddetta moda contempla qualunque cosa. Proibito resta soltanto ciò che non si adatta alla propria persona o non la valorizza. Inutile ribadire che stile ed eleganza  affiorano soprattutto secondo il grado di dignitosa consapevolezza della propria estetica e dei propri limiti. Sono di moda la donna ed anche l’uomo che non seguono la moda, ma solo se stessi.

 

L’obbligo della bellezza

 

Cara Mariella, ormai esiste una sorta di ossessione per l’estetica. Le donne devono trovare la formula per invecchiare in forma splendida. Non si può e non si deve ingrassare. Si spendono capitali per curare la pelle di tutto il corpo. A me tutto ciò sembra eccessivo. E a lei?

                                                       Alberta Pascale  - Genova

Cara Alberta, non dimentichi che dietro agli articoli e alle trasmissioni televisive che la perseguitano con certi diktat c’è l’industria della cosmesi. La quale continua a buttare sul mercato enormi quantità di prodotti sempre nuovi, sempre più costosi vantandone i miracolosi effetti. Ogni donna dovrebbe curarsi in modo equilibrato iniziando dalla propria salute. Da ciò soprattutto dipende la buona forma. Rimanere in un peso adatto alla propria statura significa nutrirsi in modo equilibrato per non affaticare cuore, fegato e polmoni. Aiutare la pelle a rimanere elastica con qualche prodotto adatto che non depaupera troppo il bilancio familiare può essere utile, ma accettare di invecchiare con serenità è di certo un modo per essere più felici e quindi più belli. 

 

30/1/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

La nuova terza età

 

Gentile Mariella, sempre più sovente si parla di una popolazione ultrasettantenne e anche ultraottantenne in aumento. Sono una ex impiegata di banca, vedova, 65enne in pensione che continua a lavorare part time per associazioni culturali e prestando opera di volontariato. Non avendo figli e nipoti, scelgo sempre i reparti ospedalieri dove sono ricoverati bambini con varie problematiche. Il mio sessantenne cognato scapolo mi ha chiesto di sposarlo. E’ un uomo benestante, assomiglia al mio defunto marito e forse potrei amarlo, ma la mia attuale situazione non mi dispiace. E tengo molto alla mia indipendenza. Seguo la sua rubrica da anni e condivido il suo modo di pensare. Vorrei la sua opinione e un consiglio…

                                                           Luciana  -  Milano

Cara Luciana, da una decina d’anni e più esiste una nuova terza età, alla quale, a mio avviso, lei non è ancora arrivata. Poiché sessantacinque anni pieni di interessi e molto ben portati (la sua foto sulla mail parla chiaro), sono ancora un’età molto vitale. Lo dimostra il suo inserimento nelle attività sopra citate e il suo gusto per l’indipendenza. Tuttavia non penso che basti la compagnia delle amiche o dei colleghi per colmare gli inevitabili momenti vuoti dell’esistenza. Oggi l’aspettativa di vita è di oltre ottantacinque anni, raddoppiata rispetto all’inizio dell’inizio Novecento quando la mortalità media arrivava a quarantadue anni. Si può dire dunque che lei abbia davanti a sé ancora molti anni di piena di attività, di viaggi, di vacanze e  anche di amore. Perché non iniziare un rapporto sentimentale con questo cognato di poco più giovane (il che non guasta) restando ognuno a casa sua? E fare un esperimento sulle famose affinità elettive? Perché non  si prende una bella vacanza con lui, magari in camere separate, e incomincia ad osservarlo come compagno e non più come fratello di suo marito? Non capita tutti i giorni un’opportunità del genere. Oggi gli uomini di sessant’anni liberi e disponibili affettivamente sono rari. Sovente cercano fanciulle di facile noleggio affatto  impegnative e, se vedovi o scapoli, preferiscono sfarfallare con le mogli degli altri. Quasi mai cercano una moglie della sua età dato che legioni di giovani badanti esotiche sono alla ricerca di un signore maturo da accudire a tutto campo. E’ probabile che suo cognato sia sempre stato attratto da lei ed abbia colto l’occasione della sua vedovanza per farsi avanti. Un rapporto psico affettivo con prospettive matrimoniali non guasta mai nella vita di una donna carina e ancora nel pieno della vitalità. Ci pensi, ma non troppo, altrimenti rischia che qualche signora più veloce e determinata di lei glielo soffi sotto il naso. Coraggio e molti auguri: mi faccia sapere.

 

23/1/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Esami di Stato

 

Gentile Mariella, La seguo da diversi anni sempre con lo stesso interesse e compiacimento. Vorrei sottoporle un problema comune a parecchie famiglie con figli che devono sostenere l’esame di Stato. Mio figlio, laureato in architettura con ottimi risultati, in novembre diede per la quarta volta lo scritto di questo esame. Non si sa ancora se sarà ammesso all’orale. Tassa di iscrizione € 250 ogni volta. Solo due appelli all’anno. Mi pareva di aver sentito che questo esame sarebbe stato abolito. Sicuramente una bufala! Come può rinunciare il Politecnico, e quindi lo Stato, ad un sicuro e continuo introito? O forse ci sono troppi liberi professionisti sul mercato e dall’alto è venuto un ordine: “bocciare, bocciare, bocciare”! Se selezione ci doveva essere non sarebbe stato più intelligente e meno dannoso per gli studenti farla strada facendo?

                                                                                         Francesca Barbera - Milano

Cara Francesca, forse non vogliono arrivare ad alcun risultato se non quello di favorire i soliti “raccomandati”. Si tratta di una situazione annosa sfociata in molti casi in scandali grotteschi come quello avvenuto a Catanzaro, dove alcune centinaia di concorrenti conoscevano a priori il tema scritto. Si deve sperare che il prossimo esame di suo figlio non sia affollato da categorie di privilegiati e ottenga un risultato basato su un’equa valutazione. Speriamo che le riforme contemplino la tendenza ad abolire questo ulteriore sbarramento alla professione. E che l’Unione Europea si faccia carico di una legislazione che renda agili tutte le procedure per l’inserimento nella vita lavorativa.

 

Parcheggi liberi e strisce blu

Gentile Mariella, la Cassazione ha sentenziato che le multe comminate per parcheggio sulle strisce blu non sono valide se non esiste nelle vicinanze un libero parcheggio che non obblighi al pagamento. E’ un barlume di speranza per il malcapitato automobilista…?

                                                              Giorgio Sensini – Milano

Una sentenza davvero democratica, caro Sensini, ma scatenerà tutti gli appetiti dei vari Comuni che hanno inserito certi introiti nei loro budget. A questo punto è facile prevedere una valanga di ricorsi, origine di cavilli e interpretazioni per complicare la vita dell’automobilista già vessato da oneri pesanti: per non parlare delle sue sofferenze in seno all’inferno quotidiano del traffico cittadino e su tutte le strade nazionali.

 

 

 

 

16/1/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Franco, Allende e Pinochet

Cara Mariella, l'Italia pacifista e di sinistra è talmente obnubilata dalla figura di Allende che ha sempre espresso a priori una condanna profondamente negativa per il passato regime militare di Pinochet. I fatti, però, sono un po’ diversi e meriterebbero, se non proprio un impossibile ripensamento, almeno un'analisi critica di quelle opinioni preconcette. Che dire infatti di una dittatura - riferita come crudele - che dopo 17 anni ottiene, ancora nel 1990, il 45% dei consensi in un'aperta consultazione popolare? Cosa pensare di una persona di oltre novant'anni, presentata come un tiranno criminale, la cui morte suscita tanto entusiasmo popolare? Quando mai un sanguinario dittatore riceve un funerale con gli onori militari come è avvenuto per Pinochet? Secondo me siamo di nuovo di fronte ad una figura controversa come fu Francisco Franco, caratterizzata da eccessi totalitari da un lato ma anche da innegabili meriti, primo fra tutti quello di aver salvato il proprio paese dal comunismo. Non crede?

                                                                                              Gustav Faber  - Roma

Caro Gustav, i regimi comunisti sono stati ovunque feroci dittature sinonimo di miseria. I comunisti si sono sempre scagliati contro le “altre” dittature perché dai regimi democratici hanno poco da temere, ma davanti alle dittature illuminate sono perdenti: è questo il caso del Cile. Allende era un onesto politico che in un determinato periodo rappresentò una speranza e fu regolarmente eletto. Ma la sua politica degenerò subito tanto da provocare la rivolta dell’elettorato. Ricordiamo il famoso sciopero dei camionisti che paralizzò il Paese. In molte nazioni del pianeta, l’esercito è il tutore dell’ordine istituzionalizzato. Così fu in Cile, dove un generale apolitico come Pinochet, nominato ai vertici militari dallo stesso Allende, dovette intervenire per arginare la degenerazione “allendista”. Il risultato fu il ritorno del Cile alla democrazia dopo una durissima repressione di chi  voleva fare del Cile un campo di esperimento comunista. In questo caso la scelta di Pinochet ha evitato la guerra civile. Si potrebbe ricordare che i regimi comunisti dell’est adottarono la stessa politica verso quei leader che volevano mitigare l’oppressione comunista: a Budapest nel 1956, a Praga nel 1968, a Varsavia negli anni Settanta. Inutili meravigliarsi se il potere militare cileno ha prestato gli onori militari al suo massimo esponente. Per non parlare di Pol Pot in Cambogia che condannò al genocidio tre milioni di persone allo scopo di imporre il regime comunista. Purtroppo la storia dell’umanità ci ricorda che in determinate situazioni avverranno sempre le stesse efferatezze: dagli Assiri ai giorni nostri, lo scontro di ideologie comporta lacrime e devastazioni.

 

 

9/1/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Peccato veniale

 

Buongiorno, mi chiamo Jonathan Trabalza, sposato con Oriana e padre di quattro
bellissimi bambini nonchè cristiano cattolico praticante. Politicamente schierato nel centro destra e lettore occasionale del vostro quotidiano. Sono rimasto nettamente disgustato dalla superficialità e presunzione con la quale la dr. Alberini ha trattato l' argomento nella rubrica " Visto da Lei"
dal titolo “Un amante ben gestito fa solo bene al matrimonio”. Non vado oltre perché penso che il semplice buon gusto e spero intelligenza facciano il loro corso cosi da far comprendere quanto da me scritto…

 

Gentile Signora Alberini, non sono un assiduo lettore di Libero ma ormai è da diversi mesi che questo quotidiano entra in casa nostra. L’altro giorno mi è capitato di leggere la sua risposta alla lettrice Arianna di Voghera e mi è venuta spontanea una considerazione. Non voglio essere accomunato alle e-mail di protesta che Lei ha previsto di ricevere, voglio semplicemente osservare che nella situazione da Lei caldeggiata (un amante fa bene anche al matrimonio) potrebbe verificarsi una piccola ma significativa variabile: se il marito tradito (in questo caso, ma varrebbe anche per la moglie nel caso contrario) venisse a scoprire la tresca, avrebbe tutto il diritto (tra le varie reazioni possibili) di interrompere il matrimonio facendo saltare un’unione che magari dura da decenni ed allora la mia domanda è: ma ne vale veramente la pena? Sono felicemente sposato da quasi 25 anni con quella che è la madre dei nostri 3 figli…

                                                                                Riccardo Brambilla  - Bussero

Gentili lettori, mi sembra doveroso rispondere anche se, per motivi di spazio, non ho potuto pubblicare per intero le vostre lettere. Il titolo provvisorio di questa “spregiudicata” rubrica era “peccati veniali”. Ma poiché la redazione ha il diritto di cambiarlo, è stato trasformato come sapete poiché il collega ha captato l’ironia, con la quale abbiamo riposto alla nostra lettrice. Ora, cari amici, la situazione di Arianna, che da tempo mi confida le sue pene coniugali, è molto diversa da quella delle vostre bellissime famiglie. Arianna non ha figli e suo marito la trascura in pratica dall’inizio del matrimonio. E fin qui non mi pareva il caso di costruire una rubrica su una storia troppo frequente e banale. Ma la notizia della sua “divagazione”, annunciatami con una lunga lettera carica di entusiasmo per superata frustrazione, mi ha stimolato ad iniziare il mio “Visto da lei” 2007 con una piccola “pochade” all’italiana. Così il tono voleva essere leggero e…sorridente.  Sono certa che il Direttore mi ha capito. Ennesima dimostrazione che davvero libero di scrivere secondo coscienza è il giornalista di LIBERO. Invece due meravigliosi padri di famiglia come voi mi hanno preso sul serio e ne sono rimasti colpiti nei loro sentimenti coniugali: mi dispiace. Il mio, credetemi, è stato un peccato veniale. Diverso, ma altrettanto veniale, quello di Arianna che, in ogni caso, ho consigliato di rimanere con il suo noiosissimo marito. Però, ora che ho avuto il tempo di ripensarci, quella signora potrebbe anche diventare più audace e non tutelare affatto un matrimonio che non vale la pena di continuare …Dopo tutto lo sapete anche voi…oggi la vita incomincia a cinquanta e,  perché no?, addirittura a sessant’anni. Ancora auguri a tutti.

 

 

 

 

2/1/07

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Peccati veniali

Cara Mariella, anni fa le scrissi che, nonostante la monotonia del mio matrimonio, non ero mai riuscita a tradire mio marito. Viviamo in una città di provincia e forse il timore delle chiacchiere è stato determinante: non mi sento affatto una moglie virtuosa. Due mesi fa, durante un soggiorno a Milano in casa di un’amica, ho incontrato l’uomo  che ha provocato all’istante un’attrazione, alla quale non ho neppure tentato di resistere. Sono stati giorni e momenti fantastici. Non pensavo che a cinquantadue anni si potesse ancora fremere, soffrire d’insonnia per poter continuare a pensare a lui e ai momenti incandescenti passati insieme. Adesso sono tornata a casa e lui mi telefona tutti i giorni. Io preferisco non farlo perché voglio farmi desiderare, ma non vedo l’ora di raggiungerlo. Però non vorrei arrivare ad una rottura con mio marito…

                                                     Arianna  -  Voghera

Sarebbe sbagliato infatti, gentile Arianna, rovinare questo eccitante intermezzo amoroso con una separazione dal legittimo consorte e conseguente appiattimento dell’emozionante passione che il suo amante, in quanto tale, le prodiga con generoso slancio. Di certo, le sta ridonando freschezza all’incarnato e festoso luccichio allo sguardo. Inutile citare le emozioni di Madame Bovary e di Lady Chatterly. Sappiamo tutti che non soltanto l’uomo ha bisogno di stimolare la sua sessualità con nuovi incontri. Guai però a chi osa trasformare la novità in routine. Dalla notte dei tempi, gli amanti sono stati sovente la salvezza dei matrimoni. Qualcuno mi taccerà di teorie licenziose contrarie alla morale. Ma tutti siamo al corrente che un lungo matrimonio sovente si regge proprio sulle libertà più o meno libertine di entrambi i coniugi sovente complici inconsci in queste “liasons non dangerouses”. Scagli la prima pietra colui o colei rimasti fedeli dopo vent’anni di matrimonio. Immagino i mail di protesta. Verrò tacciata di istigamento all’adulterio. O peggio di stimolare virtuose donne sposate a tradire il coniuge. Non dobbiamo dimenticare che fino a circa metà del secolo  scorso, i nostri padri e nonni si sentivano praticamente autorizzati ad attentare alla virtù di procaci domestiche della casa, della giovane segretaria ecc. Oggi queste licenze se le prendono anche le donne mal maritate e, lapidazioni islamiche a parte, in Occidente nessuno ci fa più caso. In provincia però è possibile incorrere nel malefico sollazzo della chiacchiera velenosa, della lettera anonima di chi, privo di queste “distrazioni”, vuol creare drammi familiari. Insomma, amica mia, si goda questo signore con parsimonia. Mi raccomando: incontri non troppo ravvicinati mai nella sua città. Questa nuova linfa vitale potrebbe rinnovare anche l’amplesso con suo marito, al quale non farà male preoccuparsi un tantino delle sue incursioni a Milano. Non dimentichi mai di portargli un piccolo presente scelto con l’ottica della donna ritornata amante maliziosa anche per lui.

 

26/12/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

La casa è un diritto

Cara Mariella, sono comparsi di recente per le strade di Roma dei manifesti della sinistra radicale, nei quali si afferma con enfasi che "la casa è un diritto". La cosa mi fa veramente sorridere, dato che proprio in questi giorni ho constatato come io e mia moglie, cointestatari dell'appartamento in cui viviamo, paghiamo ciascuno due rate semestrali di 257,76 euro per l'ICI. Fatti due conti, oltre 1000 euro l'anno di imposte obbligatorie, non detraibili, sulla prima casa! Mi piacerebbe avere un suo commento, anche se di fronte a queste cifre (e a queste tasse!) si rimane senza parole...

                                                            Cristiano Giusti -  Roma

Caro Cristiano, la Sinistra ha sempre sostenuto a parole che la casa è un diritto inalienabile. Dall’avvento della Repubblica, gli Italiani si sono conquistati questo diritto a caro prezzo, impegnando i risparmi e arricchendo le banche con i mutui. Fino a qualche anno fa la casa era ritenuta una fonte di reddito per la 740 (dichiarazione dei redditi). Quando tale iniquo balzello è scomparso, ne è spuntato un altro ben più pesante l’ICI. Gioverebbe ricordare che questa tassa era stata presentata come la panacea risolutiva per i bilanci comunali sempre in deficit. Da allora, detti bilanci si sono ancor più aggravati e l’evasione dell’ICI, in particolare nel Sud Italia, pare sia arrivata a livelli assurdi. Inutile parlare di evasione fiscale quando i Comuni non si rivelano in grado di eseguire semplici operazioni di controllo. Basterebbe riferirsi agli allacciamenti dell’Enel per risalire alle proprietà insolventi. Intanto la nuova Finanziaria avrà in serbo tra i suoi codicilli qualche nuova tassa sulla casa. I pochi “fortunati” che hanno avuto accesso alle case popolari, oltre a dover pagare affitti anche se minimi, vivono nel completo degrado di questi stabili, la manutenzione dei quali è del tutto ignorata dagli enti preposti. Pensiamo alle Vele dei sobborghi napoletani. O anche nelle periferie milanesi dove sovente si lamenta la mancanza di riscaldamento in inverno. E’quindi abbastanza assurdo parlare di diritto alla casa. Che cosa fanno o hanno fatto questi governi di sinistra in proposito? Hanno continuato a coniare slogan populistici per creduli elettori, i quali non si rendono conto di tirare la “carretta” a vantaggio di coloro, i quali vogliono amministrarli.  E devono continuare a foraggiare clientele comunali, provinciali, regionali, nazionali.  La storia infinita continua a danno del cittadino operoso: una minoranza bistrattata in grado di mantenere tutto lo Stivale. E nel 2007 si andrà avanti così. Coraggio e auguri a tutti

 

19/12/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

La donna italiana e la politica

Cara Mariella, non mi pare azzardato affermare che mai come in questo periodo le donne stanno ricoprendo con sempre maggior peso e frequenza posti di primo piano nella politica internazionale e ciò, come grande estimatore delle potenzialità e specificità del "gentil sesso", non può che farmi molto piacere. Non mi riferisco certamente alle regine (Danimarca, Olanda, Gran Bretagna) ma piuttosto a veri e propri exploit come Angela Merkel, Segolene Royal e Hillary Clinton (probabili candidate alle presidenziali dei rispettivi paesi), nonchè alle figure dei due ministri degli esteri americano (Condoleeza Rice) e israeliano (Tzipi Livni). In Italia, invece, si continua a riservare alle donne i classici ministeri a forte impatto sociale o famigliare (Salute, Istruzione, Università, Solidarietà Sociale, Pari Opportunità) ma non quelli di maggiore rilevanza. A quando una donna, al Quirinale, a Palazzo Chigi o almeno alla Farnesina?

                                                            Franz Meyer  -  Roma

Caro Franz, poiché gratifica della sua attenzione i miei scritti, sarà a conoscenza dei miei trascorsi professionali in politica. In data 29.6.2004, ho pubblicato in questa rubrica una lettera di risposta a Silvio Berlusconi, nella quale gli facevo presente le gravi ingiustizie subite durante lunghi anni di costruttivo lavoro, profuso a vantaggio della sua immagine politica. E’ arcinoto che la meritocrazia in Italia resta una chimera per i più. Ma, in particolare, è quasi inesistente per la donna nel campo del lavoro e soprattutto sulla scena politica. Ho vissuto sulla mia pelle ingiustizie efferate da parte di parlamentari di onesta apparenza, ma in realtà incolti e capaci di pugnalare alle spalle una donna con premeditata strategia poiché ne temevano le doti organizzative, suffragate da una base culturale internazionale e dalla conoscenza di diverse lingue. Questa premessa per ricordarle che una professionista preparata e onesta non avrà mai sbocchi adeguati nella politica italiana di entrambi gli schieramenti. Sono proprio le donne più qualificate quelle che vengono eliminate o confinate in ruoli insignificanti. Se insignificanti non sono, suscitano il totale ostracismo maschile. Non mi sento affatto pessimista nell’affermare che la donna nella  politica italiana non emerge per le sue capacità, ma soltanto quando è in grado di trattare con pesante moneta di scambio. Ciò vale anche per l’uomo, ma in misura di gran lunga inferiore. Le due meteore passate alla Farnesina e alla Presidenza della Camera non sono state rondini di una nuova primavera. Questa situazione, oggi senza sbocchi, potrebbe cambiare quando si riuscirà a realizzare il “Partito Donne italiane” che costituirebbe una forza politica senza precedenti per numero, originalità di idee, intuizioni particolari, incorruttibilità, senso pratico ecc. Solo allora si potrà accedere alle alte cariche dello Stato come avviene nel resto del mondo.

 

12/12/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il disastro iracheno

 

Cara Mariella, Kofi Annan, agli ultimi sprazzi del suo mandato, ha espresso un parere abbastanza inquietante riguardo alla situazione in Iraq: “è peggiore di una guerra civile e la vita di un iracheno medio era migliore sotto Saddam Hussein”. Penso che il Segretario Generale dell’Onu non abbia troppo sbagliato nella sua valutazione.                   Nel 2000, sono stato a Bagdad per motivi di lavoro e avevo trovato una città abbastanza ordinata dove la vita appariva normale. Che cosa ne pensa della dichiarazione di Kofi Annan?

                                                                     Carlo Selvi – Torino

Caro lettore, anche Robert Gates, il nuovo Segretario alla Difesa americano ammette che “in Iraq non stiamo vincendo: nei prossimi due anni se non ci sarà un miglioramento, si dovrà affrontare il rischio di una conflagrazione regionale”. Sotto il ferreo pugno dittatoriale di Saddam Hussein, la vita quotidiana a Baghdad, prima dell’intervento anglo americano, era regolamentata in modo che i cittadini lontani dalla politica avevano una routine in apparenza normale. Potevano uscire di sera con gli amici, frequentare i mercati, andare in gita fuori porta, mandare i figli a scuola senza patemi d’animo ecc. Tutto questo oggi è impensabile a causa della vera e propria guerra civile scatenatasi tra sunniti e sciiti. E comunque contro le forze straniere rimaste per aiutare il cosiddetto processo di trasformazione democratica. A mio irrilevante parere, l’Iraq non è affatto pronto per avere una parvenza di democrazia parlamentare. I sistemi di Saddam Hussein erano assolutamente deprecabili, ma come era riuscito il Maresciallo Tito a far convivere diverse etnie nella ex Iugoslavia, così Saddam teneva sotto controllo un popolo frammentato in diverse tribù, razze e nuclei religiosi. Ed è opinabile oggi confrontare la relativa normalità istituita dal dittatore con omicidi politici, stato di polizia, massacri etnici, terrore delle intercettazioni da parte delle spietate milizie di regime. Di certo la situazione attuale in Iraq è sfuggita a qualsiasi tipo di controllo. E nessuno sa come e quando cesserà lo stato di emergenza. L’Iraq, nazione partorita a tavolino dagli Inglesi, fa parte di quelle nazioni anomale frutto di teorie politiche utili soltanto a chi le concepisce. Nel tempo, si rivelano crogiuoli di odi razziali, di interessi contrastanti, di conflitti territoriali dei quali non si era affatto tenuto conto. E’ questo un fenomeno da ascrivere all’interferenza delle grandi potenze durante il secolo scorso, portatrici di immani sciagure. Si potrebbe ricordare che l’Impero Romano abbia saputo gestire le conquiste territoriali lasciando sempre spazio alle civiltà locali. L’Iraq stimola gli appetiti di molti Paesi che gravitano in quell’orbita e hanno interesse a non lasciarlo ricompattare come nazione.

 

 

5/12/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il disastrato sistema delle FS

 

Cara Mariella, sono costretto ogni mattina a fare il pendolare in treno da Brescia per venire a lavorare a Milano. Alle soglie della pensione, dopo quarant’anni di questa vita abbastanza grama, vedo sempre peggiorato il servizio ferroviario. Da più di vent’anni, posso testimoniare che ci sono più regolari ritardi che arrivi in orario. Pazienza se il ritardo non è superiore al quarto d’ora, ma il cinquanta per cento delle volte sono arrivato al lavoro subendo penalità da parte dell’azienda. Purtroppo io lavoro in una ditta privata dove la puntualità è d’obbligo. Mentre i miei copendolari, occupati presso società pubbliche, non hanno mai avuto questa preoccupazione dato che ciascuno timbra a turno il cartellino per i colleghi in ritardo. Quali speranze ci possono essere perché il disastrato sistema delle Ferrovie italiane possa essere risanato?

                                                                                                Beppe Muzza  -   Brescia

Caro Beppe, in Italia circolano circa mille treni al giorno e il coro di protesta si leva dovunque. In sostanza, la rete ferroviaria in esercizio è rimasta quella tracciata negli anni Trenta. Anni in cui il governo di allora si vantava di far arrivare i treni in orario.  Negli ultimi 50 anni, i numerosi governi avvicendatisi hanno sempre promesso riforme e incremento della rete, ma nulla è stato fatto. E’ vero che sui binari ci sono nuove locomotive e nuovi convogli, ma i binari sono rimasti gli stessi e non reggono a mezzi di maggiore velocità. Lo attestano i catastrofici incidenti susseguitisi nel tempo. I vari manager, sponsorizzati dalle forze politiche di turno, hanno accumulato deficit sempre più pesanti. Ricordiamo il caso Ligato, ex Direttore Generale delle FS, ucciso dalla malavita a Reggio Calabria dopo essere stato indagato per le cosiddette “forniture d’oro”. Non vi è dubbio: una decisa volontà politica di modernizzare la struttura FS non c’è stata anche perché si è voluto privilegiare il trasporto su gomma. Il risultato odierno è il seguente: autostrade insufficienti, intasate da traffico infernale e Ferrovie allo sbando. Se il governo smette di perdere tempo e approva un piano urgente e decisivo,  è possibile che nel volgere di un quinquennio la situazione divenga accettabile. Inutile straparlare di essere a livello europeo in simili frangenti. Basterebbe documentarsi su quello che è riuscita a fare la Spagna nel corso dell’ultimo decennio: partendo da un livello di gran lunga inferiore al nostro si è  modernizzata quasi quanto Francia e Germania. In attesa di ciò, caro Beppe, può considerarsi fortunato di essere alle soglie della pensione e speriamo che a breve non vengano dilazionati tempi e termini del trattamento di quiescenza.    

 

 

 

28/11/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

La menzogna nella Storia

Cara Mariella, ha purtroppo ragione l'ex Presidente Cossiga a scrivere che "ogni Stato è basato su un mito e su una o più grandi bugie" (Libero, 31 ottobre). Non solo l'Italia (con il Risorgimento e la Resistenza), ma anche la Svizzera, alla quale appartengo come cittadino. Il suo eroe Guglielmo Tell, probabilmente mai esistito, e la sua neutralità durante la Seconda Guerra Mondiale, difesa più con la benevolenza dei banchieri nei confronti dell'oro nazista che con il suo esercito comandato dal pur valoroso Generale Guisan. Cosa pensa: si arriverà mai ad uno Stato che non dovrà più nascondersi dietro "Grandi Bugie"?

                                                                         Karl Schmidt  -  Roma  

Gentile lettore, bugie e mistificazione servono a creare i miti  e fanno parte dell’umano. Ciò vale nel privato e nella politica. I nostri avi hanno generato nella famiglia mitica memoria. In tal modo li abbiamo ricordati ed onorati. Ogni popolo ha bisogno dei suoi eroi veri o fasulli. I grandi avvenimenti storici hanno sempre subito manipolazioni “estetiche”, secondo l’interpretazione che giovava alla fazione dominante. Ciò è avvenuto nella mitologia greca come nella Russia di Lenin e di Stalin dove la glorificazione delle opere, edificate durante il regime, grondava sangue dei forzati, novelli servi della gleba. D’altra parte sono rari gli esseri umani che hanno il coraggio di essere se stessi e non sentono la necessità di nascondere i loro difetti. Di questi bipedi è affollata la politica. Negli articoli degli anni Sessanta di Guido Piovene, risalta la sua lucida visione dell’ipocrisia insita nelle società civili. No, amico mio, la sincerità non è di questo pianeta e tanto meno della politica di chi lo governa.

Dovere di denuncia

Cara Mariella, ho vissuto di recente esperienze molto negative con colf  extra comunitari di ambo i sessi dal contegno incivile e disonesto. Ho subito danni alla casa per incuria colposa, nessun rispetto dei patti stipulati  e conseguente stress per insubordinazione al limite della violenza. Lasciata la mia abitazione, costoro vagano indisturbati in altre case sfruttando il nostro tessuto sociale. Quali provvedimenti bisognerebbe adottare?

                                                                   Lucia Arrigoni  -  Treviglio

Sarebbe necessario, cara Lucia, segnalare gli estremi dei documenti di identità dei soggetti responsabili di tale comportamento ai funzionari dell’Ufficio Immigrazione. I quali, dopo regolare accertamento, dovrebbero non rinnovare il permesso di soggiorno a individui che non saranno mai in grado di integrarsi nella nostra società. Se continuerà il lassismo finora dimostrato dalle nostre autorità, saremo sempre più alla mercé della filibusta che sta dilagando indisturbata nel nostro Paese . 

 

21/11/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Thriller e politica

 

Cara Mariella, sono un accanito lettore di narrativa. Le librerie traboccano di titoli che si rinnovano a getto continuo e quindi la scelta è sempre più difficile. Per la prima volta in vita mia mi sono lasciato attrarre da una copertina rossa con una maschera orientale dal titolo “Corano segreto”. E ho scoperto che lei oltre al giornalismo è anche autrice di numerosi romanzi thriller. Dietro quella maschera ho trovato un libro molto interessante. Sono curioso di conoscere quale è stata l’ispirazione che l’ha spinta a dedicarsi a questo genere letterario…

                                                                                          Benedetto Tondelli - Modena

Gentile lettore, numerose mail come la sua mi inducono a rispondere. La mia lunga esperienza di lavoro in politica interna ed estera, oltre ad una vita di viaggi intorno al mondo, hanno stimolato la scelta di argomenti sui problemi reali che affliggono il pianeta. Ho conosciuto personaggi che mi hanno fornito senza saperlo innumerevoli spunti senza dover troppo ricorrere a invenzioni di fantasia poiché certe realtà sono già fin troppo drammatiche. Devo confidarle che la prima spinta a scrivere un libro arrivò dal grande Indro Montanelli che non mi voleva assumere a “Il Giornale” poiché mi considerava una recluta inesperta. Ma quella definitiva venne da Ken Follett, da me intervistato a Londra. Follett, prima di essere pubblicato, aveva scritto undici romanzi sempre respinti dagli editori fino “Alla cruna dell’ago”, dal quale venne tratto il famoso film che ne celebrò il successo in tutto il mondo. Anche dopo la pubblicazione del mio primo romanzo nel 1987, Ken mi incitò a perseverare. In effetti, ogni mio libro è stato sempre accettato dagli editori. “Corano segreto” è il settimo. Così sono diventata forse l’unico autore di geopolitical thriller internazionali nel nostro Paese. Nonostante numerose recensioni su quotidiani e settimanali, non sono ancora nota al grande pubblico poiché la mancanza di “padrini” mi rende difficile l’accesso in televisione. Ma io continuo a scrivere e a pubblicare le mie storie, basate in tempo quasi reale su intrighi politici e personaggi esistenti che si mescolano con protagonisti romanzeschi. Del resto, Liala, Scerbanenco, Matilde Serao ed altri non hanno beneficiato della promozione Tv poiché ancora non esisteva. Adesso, caro lettore, torno al mio lavoro: solo la continua presenza in libreria di nuovi titoli  della mia produzione può stimolare i lettori a conoscermi come autore. Dopo la lettura di “Corano segreto”, spero lei sia attratto anche dai precedenti romanzi che può trovare sul mio sito web. Grazie per la sua attenzione.

 

 

14/11/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

L’eredità di Oriana

Cara Mariella, eccomi di nuovo qui, dopo un "anno sabbatico" a seguire con la "voracità" tipica dei lettori di Libero le vicende riportate dal nostro giornale. A suscitare in me tale rinnovato interesse, è stata la scomparsa della sua collega Oriana Fallaci che, a mio parere, è stata, con Giovanni Paolo II, un'autentica stella polare per questa Europa smarrita e senza valori. Benedetto XVI sta raccogliendo in maniera egregia l'eredità del papa polacco. Chi prenderà, invece, il testimone della grande scrittrice fiorentina?           

                                                                Werner Muff Roma                                      Bentornato fra noi, caro amico. Numerose sono nel nostro Paese, le eminenti colleghe  con grandi capacità professionali. Ma non posseggono la carica di travolgente veemenza e, ammettiamolo, di protagonismo che consentiva ad Oriana Fallaci di imporre le sue lungimiranti teorie. Ricordiamo le interviste ai Grandi della Terra, i quali, quasi sempre, scendevano a ruoli di comprimari poiché la prima attrice, anzi la star, era soltanto lei. Tutto ciò ha contribuito ad esaltare i suoi numerosi meriti, tra i quali spicca la particolare intuizione sulla problematica dell’estremismo islamico e sull’infiltrazione subdola, e ormai radicata in Europa, dei sudditi dell’Islam. La sua opera resterà comunque di stimolante esempio per le giornaliste in tutto il mondo.

 

A chi giova la morte di Saddam?

Cara Mariella, mi piacerebbe conoscere la sua opinione sulla recente sentenza di condanna all’impiccagione di Saddam Hussein. E vorrei anche sapere a chi gioverebbe la sua morte. Premetto che non ho condiviso affatto la procedura del processo come ormai è opinione pubblica diffusa. E di come non siano stati salvaguardati i diritti della difesa…

                                                                    Giorgio Bonali – Asti

Caro Giorgio, a mio avviso, la sparizione fisica di Saddam gioverebbe a quattro fazioni: agli americani che cancellano la traccia più importante del passato sostegno, concesso al dittatore in altri tempi. Ad una gran parte dei membri del Baath, i quali potranno riciclarsi nella nuova politica dell’Iraq come accadde a tanti personaggi del regime fascista in Italia. A coloro i quali hanno sofferto la sua spietata persecuzione, e all’Iran che vede sparire un suo potente antagonista. Ciò detto, non sono d’accordo con l’esecuzione di Saddam Hussein poiché di certo sarebbe causa di ulteriori sanguinose faide e potrebbe innalzarlo a ruolo di martire.

 

7/11/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Un’eritrea contro gli immigrati

 

Gentile signora Alberini, sono un’operaia tessile eritrea, arrivata in Italia 30 anni fa. Da molto tempo ho i documenti e i contributi in regola tanto che fra un anno potrò godere della pensione. Sono riuscita anche a comprarmi un bilocale dove conto di trascorrere la mia vecchiaia con una vacanza annuale in Eritrea presso i miei parenti. Per questa lettera mi sono fatta aiutare da  un’ amica italiana perché non sono capace di scrivere abbastanza bene. Vorrei ripetere un’opinione che molti miei compaesani condividono. In Italia non  si dovrebbe più fare entrare tutta questa massa di stranieri africani e dell’est europeo. Un’invasione di gente che usufruisce di un’assistenza pagata anche da me…Ai miei tempi io non l’ho avuta: ho lavorato duramente per riuscire a conquistare la mia relativa protezione sociale. Perché i governi italiani non impediscono il continuo affluire di extra comunitari?...

                                                                Aster Tedros -  Como

Gentile extracomunitaria, la sua lettera è un magnifico paradosso. Se l’avesse scritta un’italiana sarebbe soltanto un ennesima protesta banale. Fa sorridere che una donna dell’Africa bacchetti i nostri governanti perché non riescono ad impedire l’accesso in Italia ai suoi conterranei. Ed è interessante il rimedio proposto dalla sua logica semplice. Pattugliare il limite delle nostre acque territoriali e rimandare indietro le “carrette” che trasportano i disperati già sfruttati dal tributo preteso dai moderni “negrieri”. Però ritengo questa l’unica soluzione praticabile, già adottata dagli spagnoli, per arginare l’invasione continua ed incontrollata di quei disperati. Dei quali solo pochi hanno intenzione di osservare le regole e le leggi del nostro Paese. La maggioranza si disperde nei vari rivoli della criminalità anche perché viene arruolata facilmente. L’obiezione di molti “benpensanti” sulla soluzione delle navi che rimandano indietro le imbarcazioni degli “emigranti” non è valida. Non occorre cannoneggiare i natanti dei clandestini. Costerebbe di meno offrire loro un servizio di imbarcazioni valide per rimandarli al luogo di partenza. In fin dei conti, un modesto numero delle navi della nostra Marina Militare avrebbe lo spazio per adempiere a questo importantissimo compito. Va  ricordato che i governi di sinistra accarezzano il sogno di trasformare in voti la presenza indiscriminata degli extracomunitari da loro favorita. E’ un disegno criminoso ai danni degli Italiani che già soffrono la carenza di spazio vitale. Non dimentichiamo le continue concessioni di aree per la costruzione di nuove moschee, di centri di accoglienza, di abitazioni sottratte ai senza tetto locali per destinarle ai nuovi arrivati. E inoltre il super affollamento delle prestazioni sanitarie, delle scuole e di tutti i servizi sociali. Siamo l’unico Paese nel mondo che, senza adeguate regole, destini tante risorse a questa immigrazione selvaggia. Non ci sorprenderebbe se venisse trovato lo spazio nella creazione di nuovi sindacati. 

 

31/10/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Verità storiche incontestabili

Cara Mariella, prima l'indegna gazzarra in occasione della presentazione dell'ultimo libro-verità di Giampaolo Pansa su alcuni episodi poco noti (e poco edificanti) della Resistenza. Ora, al grido di "o Marte o morte!", ecco comparire nelle sale l'ultima produzione cinematografica di Corrado Guzzanti & Co. "Fascisti su Marte", un film che certamente non si occuperà di verità storiche incontestabili quali il consenso popolare durante il Ventennio che ha portato tanti genitori a chiamare Benito, Edda o Romano i propri figli o addirittura ad andare volontari nella guerra coloniale nel corno d'Africa. Quand'è che in Italia si faranno onestamente i conti con il proprio recente passato, facendo un taglio netto con l'attuale e stucchevole storiografia costruita ad hoc dalla sinistra?

                                                        Cristiano Giusti - Roma                                                        

Caro Cristiano, ci vorranno molti anni prima che in Italia si incominci a ragionare in modo obiettivo, onesto e consapevole sul nostro passato di sessant’anni fa. Ben pochi ammettono pubblicamente gli innegabili meriti del Ventennio, durante il quale il fascismo raccolse il consenso generale degli Italiani. Ma tutti sono d’accordo nel strombazzarne i demeriti che culminarono nella sfortunata discesa in guerra con l’alleato nazista. Giampolo Pansa è un emerito giornalista, il quale riprende la cronaca di quel tremendo periodo, seguito alla caduta del fascismo. Si è parlato in modo improprio di guerra civile. In realtà fu solo una pianificata azione di mattanza venata da motivi politici e da rancori personali. Si cominciò con le foibe nella zona di Trieste ad opera dei titini non solo croati o sloveni, ma anche italiani. Si proseguì con le fucilazioni indiscriminate in tutta l’Italia, in particolare in Emilia–Romagna. Un vecchio maresciallo dei Carabinieri mi raccontò di quei giorni del 1945, quando lui prestava servizio in un paesino del Parmense. Arrivò alla stazione dei Carabinieri la notizia della scomparsa di una corriera che trasportava al mercato del bestiame una trentina di  agricoltori. Quella notte il maresciallo con altri tre militi perlustrarono la strada percorsa dalla corriera. La loro attenzione fu attirata da tracce di pneumatici che deviavano dalla strada. Molto più avanti, in un bosco, la corriera fu trovata incendiata, ma nessuna traccia vi era degli occupanti. La costanza del maresciallo portò a scoprire una fossa comune ove erano ammucchiati i cadaveri degli agricoltori tutti colpiti da un colpo di arma da fuoco alla nuca: classica esecuzione ammantata da ragioni politiche per la rapina del denaro che gli onesti allevatori portavano con sé per il mercato del bestiame. Pansa ha riesumato queste cronache, a suo tempo già documentate dall’on. Pisanò, direttore di “Candido”, ma anche la sua opera venne tacciata di apologia di fascismo. 

 

24/10/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Balla con lei…

 

Cara Mariella, da mesi, al lunedì sera, quando mio marito è in trasferta di lavoro, frequento con le amiche una balera di liscio e ballo latino-americano. E sopporto le sue scenate, poiché dopo anni di trattamento coniugale a base di scarsa attenzione, è all’improvviso geloso di questa mia iniziativa. Ho cinquant’anni e non ho avuto figli. Adoro ballare e in quei momenti mi sembra di tornare ragazza. Ma lui continua a tormentarmi con toni duri e nessuna comprensione…

                                                                     Fernanda –  e-mail

Gentile Fernanda, dovrebbe suggerire a suo marito di attenuare l’atteggiamento da caporal maggiore alla Lou Gosset junior di “Ufficiale e gentiluomo” e andare a vedere il più recente “Miami vice”. Nel fumoso club di un’Havana contemporanea, Colin prende la mano di Gong Li e la conduce alla pista affollata. Resta un istante a guardarla e poi le cinge la vita e si impossessa del ritmo insieme alla donna che si lascia trasportare con languore palese. E’ questa la scena più riuscita di questo film da pochi giorni in circolazione in Italia. Colin non sbaglia un passo (chissà quante ore di di scuola di ballo)  intanto circuisce la donna con i suoi occhi duri alla Glenn Ford nel viso da ragazzino. In quella scena, qualunque donna avrebbe voglia di ballare con lui. Sì, forse solo ballare poiché il dopo è scontato e sarebbe assurdo sciuparlo con un amplesso banale che toglierebbe alla vertigine della danza la tensione e una latente passione romantica. Il film è vincente per l’interpretazione magistrale di Colin Farrel che, abbandonato lo splendore tormentato di Alexander, si è calato nei panni dell’incursore FBI con naturalezza assoluta. Geniali i  flash sull’immensità notturna dell’Atlantico dove un potentissimo off-shore taglia i flutti fra spruzzi candidi. E quella zoomata geniale che si tuffa sulle cascate di Iguido. Tollerate la mia abusiva opinione sul film, ma è un modo di suggerire un sistema a mariti distratti per vivacizzare routine matrimoniali a rischio di separazione: inutili e dannose sono le scenate. Mio nonno diceva che una moglie andrebbe corteggiata un poco tutta la vita. Opinione superata da lustri. Ma quale altra insistente corte può scatenare pathos in una coppia più di un ballo ben ritmato? Dopo la visione del film assicuri a suo marito che la “sua” balera non è frequentata da “machi” irresistibili. Nel caso rifiutasse di frequentarla con lei per nessuna attitudine al ballo, non si privi di uno svago positivo per il suo buon umore e di conseguenza per un rapporto coniugale più vivace e…più sexy. Quasi quasi…vengo a ballare anch’io?

 

17/10/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Urge ticket ad alto prezzo per limitare traffico e caos metropolitano

 

Cara Mariella, sono viva per miracolo. Ieri, mentre transitavo in bicicletta in una via del centro di Milano, un pedone nevrotico, italiano, sessantenne con istinto omicida mi ha spinto con violenza a terra. Risultato: lividi in tutto il corpo e un ginocchio contuso e gonfio come un melone. Dopo le vacanze estive, il traffico cittadino è arrivato al parossismo che innesca nevrosi nel cittadino: ormai girare in bicicletta comporta rischio mortale. Pochi giorni trascorsi a Roma, mi hanno convinto della situazione ancora peggiore nella capitale. Ormai, nelle due metropoli principali, i motorini sfrecciano indisturbati a velocità folli smanettando sull’acceleratore con raddoppio di esalazioni venefiche e decibel alle stelle. Come è possibile che sia stato bocciato il progetto della tassa quotidiana in entrata per le auto pendolari che sconvolgono e portano al parossismo il traffico romano e milanese?

                                             

                                                                                          Gioia Venino -  e-mail

 

Cara Gioia, in Italia ci sono 38 milioni di veicoli più un numero incalcolabile di motorini: abbiamo più mezzi motorizzati che abitanti. Quindi sono loro a dettar legge sul bipede nazionale. A questo punto, il raziocinio umano di chi si arroga il diritto-goduria di governare e imporci tasse inique con destinazione ignota, dovrà pure escogitare una soluzione definitiva per evitare pericoli mortali su autostrade da un trentennio cristallizzate in tracciati obsoleti. Purtroppo sono stati inesorabilmente respinti accordi su fusioni con società autostradali internazionali che potrebbero aprire nuovi orizzonti alla viabilità con riduzioni di costi sia in termini di vite umane che di ammodernamenti indispensabili. Riguardo ai problemi di viabilità cittadina, ormai estesi anche alle città di provincia e ai paesi, sarebbe auspicabile quella tassa di stampo londinese che ha permesso alla capitale britannica di tenere il traffico entro limiti accettabili. E l’introduzione di ferrei controlli sull’uso dissennato dei motorini che a velocità proibite inquinano, terrorizzano pedoni e ciclisti, ingolfano le strade con parcheggi assiepati e impenetrabili al cittadino che si muove a piedi. Peccato lei non sia stata in grado di consegnare il suo potenziale “killer” milanese in questura ad un tutore dell’ordine per  riuscire a fargli pagare a caro prezzo la sua inciviltà. In realtà, uno dei numerosi esempi di schizofrenia diffusa in questo drammatico periodo di disagio dovuto al cambiamento epocale in atto, avvertito da pochi.

 

 

3/10/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Pensioni e sperpero del denaro pubblico

 

Sono un 50enne di media cultura ed esprimo la mia irrilevante opinione riguardo al tema pensioni. Premesso che io stesso verrò tritato dalle nuove inderogabili misure tengo a dire che le trovo corrette. Il regime democristiano si è retto per un quarantennio attraverso scelte economiche scellerate che ci hanno portato al non ragguardevole primato del TERZO debito pubblico del pianeta.  L’ attuale sistema non può reggere, bisognerà per forza di cose dare meno ai padri per lasciare qualcosa in più ai figli. Figli, ai quali lasceremo come pesante eredità anche condizioni ambientali di difficilissima e costosissima soluzione. Lo sfruttamento delle risorse del Pianeta (stile supermercato), come se fossero inesauribili, è una ulteriore colpa che ci ricadrà addosso. Comprendo che per un Governo lottare duramente contro privilegi e sprechi non porta certo ritorno elettorale. Dubito che tassisti o farmacisti domani voteranno a sinistra, tanto per essere chiari. Essere uno vero statista di fama vuol dire fare scelte anche impopolari, ma lungimiranti tese a riequilibrare le ingiustizie. Non ammettere che la vita si è allungata è indecente. Ora le pensioni vengono erogate per molti più anni di un tempo. Dobbiamo acquisire una nuova bussola realista e senza tatticismi: restare nell’ Eurozona ce lo impone. Sono stufo di vedere nel mio condominio  baby pensionati che mi raccontano le loro vacanze estive, autunnali e  invernali. Campano col “salvadanaio di mio figlio”.

                                                                      Marco Bernardi   e-mail vipasyana@tin.it

 

In realtà i baby pensionati campano con il suo salvadanaio, caro Marco. E’ evidente che i contributi pagati da lei  e dal suo datore di lavoro, come è avvenuto per coloro i quali hanno prestato la loro opera tutta la vita, non sono serviti per la sua pensione. Ma in gran parte sono andati a beneficio dei “giovani” pensionati, delle pensioni sociali, degli anni di contribuzioni figurative a vantaggio di innumerevoli categorie di cosiddetti “lavoratori”. Se tutto ciò non fosse avvenuto, avremmo una sana gestione di pensioni per quelli che i  contributi li hanno pagati davvero. E così dovrebbe essere per le generazioni future. Il debito pubblico non è un debito contratto dallo Stato per investimenti fruttiferi. Ma un debito assunto per spese correnti a beneficio di masse di persone, le quali non hanno attinenza con le pensioni: la folla degli statali, gli aumenti dei loro contratti, i 70.000 enti riconosciuti inutili e tutti i rivoli delle attività dello Stato che vengono pagati regolarmente con il debito pubblico. Quindi il problema non è quello di alzare l’età pensionabile, bensì di gestire le risorse nazionali ricordando l’amministrazione di Quintino Sella: basata sul risparmio più feroce.  Si parla tanto di “fantasia” nella Finanza. In realtà basterebbe attenersi a principi di oculato buon senso e soprattutto evitare appropriazioni indebite e scellerato sperpero del nostro denaro. E non diciamo che questi sono sogni irrealizzabili.

 

 

26/09/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

E’ giusto difendere Maria

Cara Mariella, non so se il caso è stato da lei trattato. La mia riflessione è semplice: Maria era in orfanotrofio non avendo parenti; una visita medica accerta sevizie; una famiglia italiana la tiene in Italia in attesa dell'adozione. C'è forse di meglio? Sì, dice la legge: la logica non vale, conta il principio; Maria è bielorussa, allora torni lassù. Un assurdo che mi ricorda una novella. Su una strada, che funge da confine fra due paesi, un cavallo brado lascia la sua defecazione; un contadino la pretende per il letame sostenendo che è dalla sua parte, l'altro sostiene d'averla vista per primo.  Scoppia una lite, poi una zuffa collettiva, infine una guerra. Dopo qualche giorno la pioggia ha sciolto ogni traccia cavallina, ma la guerra continua poiché il Principio è "immateriale": niente lo decompone. Se l'Ambasciatore  bielorusso conoscesse la novella capirebbe che sta difendendo solo  un principio irragionevole: obbligare  Maria - considerata cavallina - di servirsi di un bagno bielorusso.  Il resto non conta. 

                                                                       Arnaldo Baroffio – nodali@libero.it

Caro Arnaldo, come donna-madre, trovandomi accanto Maria in affido, non avrei potuto resistere all’impulso di proteggerla dal suo misero passato.  Non si capisce come la questione sia diventata un caso nazionale in Bielorussia. L’unica spiegazione è il fatto che si è creato un precedente. Ma questo precedente non ha avuto riscontri fino ad oggi. Da anni i bambini dell’est vengono in Italia a passare sane e utili vacanze circondati da affetto e calore umano che nella loro condizione di orfani non possono ricevere in patria. Molti bambini dell’Ucraina, ospitati dopo la tragedia di Chernobyl, erano sovente seguiti da parenti che, avendo trovato lavoro, poi sono rimasti in Italia. Ma tutto ciò è sempre stato un fatto positivo per il Paese d’origine.  Questo caso umano si scontra con le diverse leggi che regolano il capitolo dell’Affido  e dell’Adozione. Ed è obbligo dei Paesi interessati non trasgredire queste leggi. Ma per questa volta almeno, la storia di Maria dovrebbe trascendere la rigidità dei regolamenti giuridici. Maria dovrebbe poter restare in Italia fino a quando i documenti per l’adozione non siano completati. E non mi sento di giudicare i genitori adottivi anche se hanno tenuto un comportamento poco ortodosso. In casi come questo, l’Europa Unita, che in pratica legifera su tutto, dovrebbe intervenire con sollecitudine a dirimere il problema nel modo più positivo. Ma anche, il Ministero degli Esteri bielorusso dovrebbe riconsiderare questa anomala situazione e, trattandosi di una bambina sola e innocente, agire in modo più consono ai sentimenti umani. Forse un intermediario di altissimo livello come il Nunzio Apostolico di Minsk potrebbe intervenire per aiutare Maria a rimanere presso i suoi genitori spirituali: dove ha trovato finalmente una famiglia.

 

 

19/09/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il baratro ALITALIA

Da 30 anni lavoro in Alitalia. Ho dovuto assistere ad aperture e chiusure di scali, acquisto forzato di aeromobili, assunzioni clientelari, invenzioni di direzioni per ragioni politiche. Siamo l’ unica compagnia al mondo con un doppio HUB per compiacere  una fazione politica. Questa crisi coinvolge circa 18mila dipendenti e viene recepita dall’opinione pubblica quasi con indifferenza a causa di un sistema di informazione dipendente dai cosiddetti “poteri forti”. Il caso ALITALIA rimane l’emblema di inefficienza dell’imprenditoria pubblica italiana. Basta con il ritornello dei costi del lavoro elevati, del personale in soprannumero, della bassa redditività o degli scioperi selvaggi. Tutto è stato “normato”, spianato, livellato da sofferti rinnovi contrattuali ove tutti i dipendenti hanno pagato un conto salatissimo. E malgrado tutto ci ritroviamo perennemente in panne. Prezzi stellari del petrolio a parte, non comprendo, come per il grattacielo dell’EUR, lo scenario si ripeta per gli uffici della Magliana: una cessione affrettata per “far cassa” porta a ripagare gli stessi con affitti salati in attesa del completamento dei nuovi uffici. E poi c’è una situazione operativa fuori controllo. MILLE steward stagionali privi delle più elementari tutele previste per legge. La parola “produttività” non ha alcun senso... Un segnale, l’ ennesimo, va dato nel tentativo di risvegliare le coscienze di una perpetua dirigenza che vive una realtà distorta…

                                                                                  Lettera firmata - Roma  

Gentile lettore, la sua è una denuncia sacrosanta. Nell’Italia del dopoguerra, l’imprenditoria pubblica si è rivelata una mangiatoia per i poteri politici. Aziende floride sono state dissanguate e portate alla chiusura. Riguardo ad Alitalia, nessuno ricorda i tempi in cui il mitico Velani aveva portato questa azienda a un rapporto costo-efficienza di primissimo piano. Ma i geniali Velani non esistono più. Dopo di lui, tutti gli strapagati manager alla guida di Alitalia hanno manifestato improvvisazione e dipendenza dai carrozzoni politici. Non c’è da meravigliarsi che la  compagnia di bandiera sia scesa nel baratro. Purtroppo né politica, né sindacati vogliono adottare l’onesta soluzione di Suisse Air o TWA, mitiche compagnie che hanno chiuso a fronte dei dissesti. Seguire questa strada significherebbe riaprire l’attività ex novo, basata su criteri di gestione economica attuabile solo dai privati. Le piccole compagnie, nonostante i veti incrociati di Alitalia e dei politici, sopravvivono in utile. Ma in tal modo si cancellerebbe il vivaio di privilegi del “pescatore-politica”. Quella politica che nulla crea e tutto distrugge. Come per il caso dell’aereo caduto a Ustica, appartenente ad una compagnia privata, che denunciò subito la vera causa dell’abbattimento dovuto ad un missile vagante, e venne a forza assorbita dalla potente Alitalia. Non vediamo brillare all’orizzonte alcuna luce per un cambiamento di rotta. Purtroppo, caro lettore, le sue considerazioni sono una triste realtà e ci vorrebbe un totale colpo di spugna per cancellare un sistema decotto. Ma per arrivare a quel colpo di spugna si dovrebbe credere ai miracoli. O trasferirsi su un pianeta che non c’è. 

 

 

12/09/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Ma l’Opposizione che cosa fa?

 

Cara Mariella, ho letto la sua rubrica sull’indulto. Ma ribadisco la mia delusione e lo sconcerto dei miei amici circa l'appoggio dato da FI al governo Prodi.   Forza Italia sostiene di votare a favore solo quando ciò giovi alla Nazione, come per il rifinanziamento della nostra missione in Afganistan, ma votare a favore per rimettere in libertà 12000/15000 delinquenti, non giova certo ad aumentare la sicurezza di noi cittadini, vanificando così anche il sacrificio delle Forze dell'ordine.  Inoltre è mai possibile che FI non si sia accorta che questa legge è voluta dalla sinistra per rimettere in libertà i loro black blocks e compagni? Dov'è la dura opposizione promessa da FI se invece interviene sempre a sostenere il traballante governo Prodi? Dov'è mai la sbandierata compattezza della Casa della Libertà? Mi sembra sia diventata ancor più un'armata Brancaleone contro la "macchina da guerra" comunista. Che fine ha fatto la determinazione di Berlusconi di rifare la verifica del milione di schede annullate?  Tutti tacciono su questo argomento! Mi auguro di poter essere illuminato da Lei su questi sconcertanti interrogativi.

                                                                    Sergio Romiti - e-mail: sapi.fr@tiscali.it

 

Caro Sergio, essere all’Opposizione non è affatto congeniale alla Casa delle Libertà e ancor meno a Berlusconi. Il quale sta ancora godendosi la vacanza dopo cinque anni faticosi. E sbandiera ipotetiche fughe ad Antigua dove la noia regna sovrana. Però lei ha ragione: il tempo è prezioso. Ci sarebbe molto da discutere sulla sceneggiata di Prodi che prima ha millantato il Comando delle forze di pace in Libano, sottrattogli sotto il naso da Chirac con la fulminea mossa di offrire 2000 uomini contro i 200 dell’inizio. Il silenzio in merito al milione di schede nulle non verificate suscita un sussurro di fronda  che le ha trasformate in merce di scambio con il nuovo governo per la quiete dei poli televisivi. Ma queste sono fanta-insinuazioni dei radical chic. Speriamo che il calar settembrino della luce risvegli dagli ozi estivi l’opposizione della Cdl che ha scelto per ora una linea diversa da quella massacrante e menzognera dei post comunisti. Non dimentichiamo comunque che la sua forza politica continua a essere rappresentata proprio dal Cavaliere, il quale siamo certi preferisca l’agone della politica ad afosi paradisi tropicali. E’ tempo di far sapere all’elettorato  dove l’opposizione concentrerà la sua azione. Immigrazione, legge Biagi, aumento delle tasse, Finanziaria devastante, attacchi indiscriminati alle categorie che per tradizione votano a destra: facili bersagli per bombe intelligenti. E non dimentichiamo l’euro-strenna, elargito a suo tempo dal centrosinistra con una svalutazione mascherata del cento per cento della nostra ormai antica liretta.   

 

 

5/09/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

S.O.S per malformazioni vascolari infantili

 

Cara Mariella, sono socia fondatrice dell’Associazione Girandola On Lus e lavoro come  volontaria presso l’unità operativa di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale Vittore Buzzi di Milano. Purtroppo non molte persone sono a conoscenza della terribile realtà che affligge una moltitudine di bambini in Italia e all’estero. Sono bambini malati di malformazioni vascolari: molto noti sono gli angiomi, ma tante altre patologie restano sconosciute ai più. Sovente i genitori ci rimproverano di non aver potuto diffondere abbastanza l’opera da noi svolta perché altri ci possano raggiungere. Per fortuna gli “internauti” conoscono la nostra realtà attraverso il sito www.girandola.org oppure trovandoci con altri “motori di ricerca”. Ho avuto molte difficoltà a contattare i media per  divulgare in tutta l’Italia il nostro operato, verso il quale la Regione Lombardia convoglia anche bambini extracomunitari. Perché quando mi rivolgo a un quotidiano o a una trasmissione televisiva specializzata la nostra realtà non è presa in considerazione…?”

                                                      Nadia Malki  -  nadiamalki@otmail.it

Gentile Nadia, siamo sempre pronti ad accogliere appelli umanitari come il vostro. Di certo sono tanti i lettori ignari dell’operato in corso all’Ospedale Buzzi di Milano, via Castelvetro 32, e-mail dell’unità: anomalie.vascolari@icp.mi.it . E non conoscono neppure l’arte chirurgica in questo campo del professor Gianni Vercellio, responsabile di questa unità operativa al Buzzi. Speriamo nell’attenzione dei nostri lettori per divulgare questa realtà e sostenerla nell’ambito del possibile. La nostra epoca tormentata dovrebbe suscitare più solidarietà all’interno del Paese e stimolare il desiderio di portare aiuto a queste piccole unità operative che, all’interno di ospedali qualificati, riescono a compiere meravigliosi interventi e a prodigare cure durante tutto il percorso vitale dei bambini affetti da queste patologie. Patologie sovente ignorate da chi non vuole vedere immagini sgradevoli, da chi preferisce chiudersi in una ignoranza egoistica. Importantissimo sarebbe poter constatare il grave stato iniziale di questa malattia e i risultati ottenuti dalle vostre cure. In tal modo, siamo certi si produrrebbe una sensibilizzazione della comunità italiana mai indifferente riguardo ai bambini che soffrono. E’ doveroso aggiungere che molte Associazioni, all’interno dell’Ospedale, finanziano, attraverso donazioni, apparecchiature, borse di studio e quant’altro si renda necessario per ottimizzare il ritorno alla normalità di questi bambini colpiti dalla malattia. Allora, cari amici di Libero, andiamo tutti a visitare il sito e il Centro di Chirurgia vascolare dell’Ospedale Buzzi. E cerchiamo di dare il nostro contributo. Grazie.

 

 

29/8/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Un Italiano del Novecento

 

Gentile Mariella Alberini, le avevo scritto alcuni anni fa ricordandole che l’avevo conosciuta quando era una ragazzina diciassettenne già sposata, alla quale riparai la sua prima auto. E lei mi aveva risposto con gentilezza premurosa. Ho da poco compiuto novant’anni e le invio questo libricino “La mia vita” che non è in vendita, ma solo per gli amici. Spero la interessi e possa rappresentare un argomento per la sua interessante rubrica sempre scritta con sensibile e umana attenzione all’attualità…

                                                                                                Elfisio Guerra  -  Tarvisio

Caro signor Elfisio, il suo libricino (67 pagine commoventi) mi ha emozionato. E mi sembra giusto farlo conoscere. Parla di un ITALIANO del Novecento, nato a Buia, poverissimo paesino del Friuli, allora zona depressa. Un bambino senza scarpe, affamato, costretto a lavori umili e faticosi fin dalla più tenera infanzia, bastonato  dalla zia perché non si era nascosto ai soldati austriaci in ritirata. Tempi durissimi dove si divideva pane e polenta in piccole porzioni. Emigrante in Francia per seguire il padre affetto da malaria che aveva trovato lavoro in una fornace a Valentigny. Un “macaronì” dileggiato dai compagni francesi delle elementari. E poi subito al lavoro in un  officina dove se sbagliava subiva punizioni con raddoppio di lavori pesanti. Questa l’infanzia di Elfisio Guerra, classe 1916. Con forza sovrumana ha imparato cento mestieri e ricostruito a settant’anni con le sue mani la casa terremotata a Buia. Dopo la Seconda Guerra mondiale, i primi passi da meccanico in proprio con l’aiuto di prestiti puntualmente onorati: e l’avvio di un’officina molto qualificata dietro al distributore di benzina. Oggi è tutto di sua proprietà e ci lavorano figli e nipoti, ma il signor Elfisio è ancora dietro il bancone. Non molla. Ci sono anche tre impiegate ai computer. Il nipote Daniele ha informatizzato il laborioso microcosmo tramandato da un nonno che si regge su stampelle, ma è ancora bello come a nei suoi anni ruggenti. Ecco qua signor Elfisio il suo libricino che i giovani ingrati e viziati del ventunesimo secolo, gratificati da ogni bendiddio e tendenti a inconscio “sibarismo” che poi non li soddisfa mai, dovrebbero leggere per provare a capire quanto sono fortunati. E a nessuno viene in mente l’abisso esistente fra la dura realtà dei giovani di allora e la vita dorata delle generazioni degli ultimi trent’anni. Queste nuove generazioni dovrebbero leggere il suo libro e …vergognarsi.

 

 

 

22/8/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Ladra di Ferragosto

 

Cara Mariella, mia moglie se ne è andata dalla casa coniugale in seguito ad una lite furibonda e mi ha portato via tutti i quadri di valore. Dovevamo partire per le vacanze insieme ed ora mi trovo da solo al mare a meditare, dopo dieci anni di matrimonio senza figli, come reagire a questo inconcepibile contegno. I nostri screzi sono sempre stati frequenti, ma era nostra ferma intenzione rimanere insieme poiché nonostante gli scontri, esiste un forte legame affettivo. Che fare?

                                                                         Giovanni – e-mail

Intanto si rilassi e goda la vacanza, caro Giovanni. Una pausa di riflessione a tu per tu con se stessi, in questi casi, è molto utile. E costituisce un ottima occasione per una disamina onesta del vostro rapporto. Ho l’impressione che sua moglie sia stata colta da un accesso di esasperazione e si sia improvvisata “ladra di Ferragosto”, parafrasando il titolo di un divertente romanzetto. I quadri di sua proprietà?, ha il diritto di recuperarli quando vuole. Ma fossi in lei, poiché il suo legale è in vacanza,  farei sapere alla signora che può considerarli un generoso omaggio: le parole non sono impegnative. Se il vostro amore esiste davvero, a settembre torneranno i quadri e la consorte. Auguri.

 

La guerra dei Roses

Cara Mariella, da tempo ho adottato la vita di coppia in case separate. Mi spiego: ho una compagna con la quale la convivenza si era fatta difficile a causa della diversità di abitudini e di educazione. Lei buona e sensibile ed io iracondo con tendenza alla chiusura. Così per non separarci, dato l’affetto reciproco,  abbiamo deciso di vivere ognuno a casa propria escluso i fine settimana e le vacanze. Credo sia stata una buona idea. Infatti gli attriti si sono attenuati e gli incontri, non più in routine obbligata, hanno acquistato nuovo smalto. La sua opinione…

                                                       Carlo Maria Giusti -  Milano

 

 

15/8/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Ex moglie troppo ingombrante

 

Cara Mariella, da anni convivo con un compagno dotato promotore  di relazioni social-professionali. Al punto da coltivare rapporti amichevoli con le sue ex, inclusa la moglie divorziata e fidanzata con un  altro. Tra l’altro questa signora non dimostra alcun rispetto per lui e per la sua vita privata. Infatti non si perita di telefonargli all’ora di cena o nei giorni festivi. I nostri frequenti dissapori sono causati anche dal fatto che difende a oltranza chiunque si comporti in modo poco ortodosso nei miei confronti. Nonostante il suo carattere difficile, il nostro legame affettivo è sostenuto dalla mia pazienza e dal fatto che sono capace di sentimenti profondi. Negli ultimi tempi però ho avuto spiacevoli scontri proprio a causa di queste pessime abitudini e per la totale chiusura alla comprensione dei suoi errori. Non so come si potrà andare avanti…

                                                          Rosanna Molaro – Latina

 

Cara Rosanna, certe ex mogli, nonostante  divorzio e  successivi fidanzamenti, non sopportano il successo di coppia dell’ ex marito. E con subdola malafede trovano il modo per disturbare l’armonia del suo legame con la nuova partner. La letteratura e  la cronaca nera sovente raccontano storie cruente in proposito. Ho l’impressione che la sopra citata ex moglie sia una sorta di bulldozer senza rispetto umano e uso di mondo. Interessante sarebbe conoscere le sue origini. Non scevro di collusione è però il suo compagno che coltiva questo rapporto equivoco, privo di rispetto per lei, con la quale  condivide il quotidiano. Ciò vale anche per le relazioni del passato. Purtroppo questi errori fanno parte di un bagaglio culturale negativo con radici lontane. Questo signore manca di educazione sentimentale.  L’assenza di attenzione per la sua sensibilità denota una superficialità che temo si manifesti soprattutto verso la compagna di vita propensa ad elargire affetto, solidarietà e cure. D’altra parte, le intemperanze caratteriali confermano una sorta di ostilità latente verso la donna. In pratica è un uomo incapace di evoluzione e di reale protezione nei confronti della compagna di vita. Non conosco, gentile amica, la sua capacità di resistenza in una relazione tanto faticosa. Di certo avrà compiuto molti tentativi per fargli capire i suoi errori. Provi a intrattenere il rapporto senza convivere in modo da attenuare i motivi di attrito. E gli consigli di leggere “Ars amandi” di Publio Ovidio Nasone. Speriamo produca uno squarcio di luce. Auguri.

 

8/8/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Autorizzazione a delinquere

 

Cara Mariella, la legge sull’indulto appena approvata mi lascia molto perplesso sulla capacità di governare dell’attuale compagine. Come è possibile che una decisione di tale portata venga approvata dal Senato in una sola giornata quando di solito leggi molto meno  importanti richiedono estenuanti discussioni e trattative lunghissime. Mi sorge l’atroce sospetto che la canicola e l’imminenza delle ferie abbia sveltito le decisioni dei governanti. In un Paese dove la Magistratura opera con esasperante lentezza, ma emette sentenze equilibrate, tutto questo lavoro viene vanificato in pochi giorni. Come si può condonare la pena a Vanna Marchi e figlia, a Erika De Nardo e Omar, a Ruggero Jukker ecc. L’indulto è necessario, ma è stato esteso a reati troppo gravi come l’omicidio volontario. Lei cosa ne dice?

                                                            Giovanni Franchi  -  Lodi

 

Caro Giovanni, sono d’accordo su quanto scrive. Se è vero che l’indulto si è reso necessario per l’affollamento delle carceri, c’è da chiedersi quanto tempo i posti nelle carceri resteranno vuoti. E in modo molto più responsabile andava valutata la categoria dei reati da depenalizzare. Due terzi del popolo italiano è indignato da tanta finta carità giudiziaria e scandalizzato all’idea di sapere in libertà alcune migliaia di efferati assassini, rapinatori, truffatori ecc. Come minimo, l’omicidio volontario non avrebbe dovuto essere incluso in questo indulto che ai più appare una sorta di autorizzazione a delinquere. Non è certo una misura per dissuadere da futuri misfatti chi vive al limite della legalità. E già sorride alle spalle di una Giustizia che tanto poi li lascerà impuniti. Il civile contribuente dovrà continuare a sostenere le spese delle Forze dell’Ordine in caccia dei soliti sospetti, dei magistrati oberati dalla ripetizione di condanne già erogate, dei parlamentari che dopo estenuanti riflessioni partoriscono simili “geniali” provvedimenti. Non si deve dimenticare neppure chi preferisce restare in prigione poiché fuori non sa dove rifugiarsi e l’unica fonte di sostentamento rimane ancora infrangere la legge. Non dimentichiamo l’amnistia dell’allora Guardasigilli Palmiro Togliatti che rimise in circolazione tutti i più truci delinquenti ammantati da false motivazioni politico-ideologiche. Gli atti di clemenza fanno parte della gestione dello Stato, ma andrebbero congegnati in modo da non lasciare allibito l’onesto cittadino.  

 

1/8/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

In Italia? 40 milioni e non di più…

Gentile Mariella Alberini, mi rallegro per la sua risposta nella rubrica del 25 luglio. Sono anni che, senza particolari studi specifici, sostengo a destra e sinistra che in Italia siamo troppo numerosi. Ed ecco che, da nuovo lettore di "Libero", mi imbatto nel suo articolo. Allora era vero quello che sostenevo parlando al vento! Nessuno lo dice, ma siamo troppi. Lei fa riferimento ad un certo tipo di studi (mi dice qualcosa di più in proposito per favore ?) che raccomanda di non superare la densità di 30 milioni di abitanti, considerando le possibilità di lavoro che offre il nostro paese etc etc. In verità io arrivavo a circa 40 milioni e mi sembrava di esagerare....... Ma allora perché gli altri giornalisti rispondono sempre “picche”? Lo so c e' di mezzo il pagamento delle pensioni e la questione religiosa (controllo nascite etc), ma affermare che c e' il debito per pagare la pensione non è peccato: e' una spesa indispensabile e va affrontata. Invece si continua a dire che siamo in pochi quando la Lombardia non ha più un prato o un bosco, ed è ridotta solo a case e cemento.

                                                                           Alberto Conti - Roma.

Caro Alberto, secondo i conti del Living Planet Report 2002, per mantenere la popolazione italiana in modo compatibile con l’ambiente, ci vorrebbe un’altra Italia e mezza. Ed eccoci a gravitare nel numero ottimale dei trenta, trentacinque milioni di abitanti. Più o meno la cifra da lei ipotizzata. In realtà, fino al 1936 la popolazione italica era di 42 milioni e già allora erano troppi se si rendeva necessaria una massiccia emigrazione per la sopravvivenza economica. A quei tempi, esisteva un’Italia rurale che non riusciva a sopravvivere con l’agricoltura. Tenendo conto dell’espansione dell’industria, delle nuove tecnologie di coltivazione e della costruzione di autostrade, di insediamenti produttivi, di aeroporti e quant’altro, si deve calcolare che enormi spazi sono stati sottratti alla natura. Fino agli Anni Sessanta, la vita metropolitana era equilibrata. Il numero delle auto in circolazione non creava drammatiche crisi di spazio e Roma e Milano erano quasi città modello.

Oggi, al numero esorbitante di persone, vanno aggiunti 30 milioni circa di veicoli che intasano e inquinano tutta l’area del Bel Paese. Il fatto che ecologisti ed intellettuali facciano il tifo per aumentare gli immigrati è semplicemente demenziale. Si dice che l’intellettuale doc quasi mai è dotato di particolare intelletto. Se lo fosse, non sarebbe caratterizzato da attacchi di arroganza profetica. Come porre rimedio? Adottando misure drastiche alla Zapatero per regolare i flussi di immigrazione. E contingentare secondo le necessità l’ingresso nel Bel Paese. Ma dall’andazzo attuale, caro lettore, restano queste soltanto utopiche speranze.

 

25/7/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Italia superaffollata

 

Cara Mariella Alberini, si parla di lavoro nero massacrante nelle campagne del sud come se la gente d’Africa, abituata a oltre 50 gradi di calore, soffrisse le nostre temperature  estive. Però nessuno si preoccupa delle numerose “signorine” nigeriane disseminate sulle provinciali in attesa di essere rimorchiate. E’ ormai noto che l’Italia è invasa dagli emigranti di mezzo mondo e lo sarà sempre di più considerata la propensione dell’attuale governo (350.000 persone regolarizzate in più) a favorire l’afflusso incontrastato di feccia multicolore: gran parte in cerca di bottino. Abbiamo assistito alle razzie di bande pendolari provenienti dall’ex paradiso comunista, alle quali diamo vitto, alloggio e assistenza sanitaria a spese degli ingenui elettori italiani. I quali si dibattono in ristrettezze economiche e devono lottare per avere l’assegnazione di una casa, la tempestività dell’assistenza sanitaria e quant’altro…

                                                                            Luigi Bruzzese – Salerno

 

Caro Luigi, di recente è stata pubblicata un’interessante statistica sulla densità di popolazione in Italia paragonandola a quella della Cina. Da questa indagine risulterebbe che siamo ormai giunti a 190 abitanti per chilometro quadrato: un affollamento addirittura superiore a quello del Celeste Impero. E se al calcolo complessivo venissero sottratte anche le oasi di natura, la nostra concentrazione di popolazione diventerebbe quasi il doppio di quella cinese. Con tutto il can can dei Verdi e degli ecologisti, non si tiene conto di precisi studi già fatti nel 1989 che sentenziavano la necessità di non superare i trenta milioni di abitanti circa per una qualità di vita ottimale. Alla luce di questi dati, bisogna ammettere di trovarci in una situazione a dir poco allarmante. E non mi sembra il caso di pietire sui lavoratori extra comunitari al lavoro nei campi di pomodori del sud. Piuttosto ci si deve preoccupare sul serio di come stanno gli italiani in questa Babele multirazziale non regolamentata da alcuna politica illuminata. La triste realtà è che la situazione è ormai sfuggita di mano e il governo sembra intenzionato ad aggravarla. A suffragio di quanto sopra, bisogna ricordare che la Francia, a parità di abitanti, ha un territorio doppio del nostro e la Spagna, con analoga estensione, ha “solo” quaranta milioni di abitanti. Senza dimenticare la recente rivoltà nelle banlieux delle maggiori città francesi degli  immigrati già dotati di residenza. E’ stato questo un terribile monito di quanto potrà succedere in qualunque paese europeo. In particolare in Italia che si trova già nelle peggiori condizioni. Il sogno della società multirazziale è ormai crollato persino nell’Inghilterra di antica tradizione coloniale. Da tempo siamo sfruttati da una folla di ingrati pronti a soppiantarci con qualunque mezzo.

 

18/7/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Fenicia in fiamme

 

Cara Mariella Alberini, le recenti catastrofi belliche scatenatesi negli ultimi giorni nel  Libano mi fanno temere il peggio. Ormai non c’è angolo della terra in pace reale. Da cento anni ad oggi, il popolo del pianeta, nonostante i solenni impegni assunti da utopistiche autorità, continua ad essere preda dei conflitti più sanguinosi e inutili della Storia. Stiamo peggiorando in tutti i sensi. Di questo passo non escluderei una non lontana guerra atomica. Già insigni politologi ammettono questa possibilità purtroppo suffragata da seri studi. La situazione mediorientale mi sembra una miccia capace di coinvolgere tutto il mondo. Ormai  appaiono chiare le intenzioni iraniane su come potrebbero usare la produzione nucleare che stanno mettendo a punto…

                                                                                Giorgio Zuliani – Venezia

 

Peccato, caro Giorgio, che un’antichissima terra come la Fenicia si trovi ancora sotto il fuoco dei bombardieri. Dai suoi porti di Tiro e di Sidone si irradiavano civiltà e commerci per tutto il Mediterraneo fino oltre le Colonne d’Ercole, raggiunte da Ulisse come Dante descrive nel XXVI canto dell’Inferno. Da troppo tempo, il Libano è lacerato dalle armi moderne. La situazione attuale purtroppo non lascia intravedere vie d’uscita perché i contendenti hanno le loro ragioni. Inutile ribadire che l’Islam avverte al suo interno la presenza d’Israele come un cancro per la sua esistenza. D’altra parte, lo Stato d’Israele è stato faticosamente costruito da un popolo desideroso di ritornare alla terra di origine e di rimanervi. Mediare in una simile contesa è quasi impossibile e non sarà certo nell’ambito del G8 di San Pietroburgo che si troverà una soluzione. Capisco i suoi timori di certo condivisi dalla maggior parte delle persone di buon senso. Non credo alla possibilità di una guerra atomica: distruggerebbe il nostro pianeta. Temo però la continuità a oltranza di questa situazione esplosiva che sta andando in metastasi. Bisognerebbe risalire ai pupari intenti a manovrare ed attizzare le fiamme dalla Fenicia in tutto il Medio Oriente per colpirli in modo definitivo e mettere un freno all’esplosione di follia bellica. La Storia ci insegna che dietro ogni conflitto ci sono enormi interessi economici e geopolitici. A chi soffia sulle braci non importa assolutamente nulla delle catastrofi, alle quali assistiamo impotenti. Ritengo possibile, anzi certo, che la querelle israelo-palestinese sia sempre stata un potentissimo veleno da distillare goccia a goccia in tutto il pianeta. E in tal modo muovere enormi energie distruttive, dietro le quali si cela l’embrione del gruppo di potere che vorrebbe dominare l’astro Terra: un corpo celeste, ma non troppo.   

 

11/7/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il “bancomat” di Al Qaeda

 

Cara Mariella, come mai si coltiva più oppio in Afghanistan sotto il teorico controllo delle truppe USA che durante il regime taliban? Strano per gli Stati Uniti, che hanno fatto del Proibizionismo una vera campagna moralizzatrice mondiale, non approfittare della ghiotta occasione per ridurre gli ettari coltivati a papavero. Le coltivazioni sono ben visibili dai satelliti spia, gli stessi che non riescono a trovare il ricercato numero UNO. Non credo sia molto complicato e costoso intervenire con diserbanti spruzzati in volo. Strano perché il commercio, in mano a bande criminali, alimenta la endemica corruzione, e i proventi fungeranno da vero e proprio “bancomat” della famigerata Al Qaeda.  Possibile che i “poliziotti del pianeta” non si sentano in dovere di estirpare una piaga mondiale? Ieri un quotidiano italiano riporta la costernazione di un deputato pashtun che racconta come, sebbene i suoi uomini avessero fermato un camion imbottito di narcotici, avesse ricevuto l’ ordine di lasciarlo proseguire sia da parte del Governo di Karzai che da parte del Comando americano. Tutta questa apparente indifferenza non serve forse ad alimentare il contro-business del Proibizionismo? Chissà se il neo Ministro degli Esteri ha fatto presente questa emblematica incongruenza nella sua visita alla Casa Bianca? Prevarranno come al solito real politik e sudditanza psicologica ?

                                                                   Marco Bernardi  e-mail

 

Caro Marco, il popolo afgano è costituito in parte da contadini e tribù o bande di predoni. Una volta acquisita la coltivazione del papavero è impossibile sostituirla con altri frutti della terra di pari rendimento. Nessuna democrazia è in grado di inventare il sistema per sfamare tutti gli abitanti dell’Afghanistan. Ecco il motivo per il quale i pragmatici amici yankee hanno applicato la real politik. Non dimentichiamo che gli americani sono gli inventori del proibizionismo (i favolosi e turbolenti anni Venti). Qualcuno ha avanzato la teoria che il proibizionismo sia stato varato per incrementare il consumo degli alcolici. Questo infatti fu il risultato ottenuto. Lei, caro lettore, sa benissimo che la Storia non ci racconta mai nulla di nuovo. E sempre si ripete sulla pelle dei bipedi terrestri. Catastrofi, genocidi, torture, schiavismo sono piaghe inguaribili dell’umanità. In Afghanistan è in atto quanto accadde nel XIX secolo in Cina quando gli Inglesi crearono il mercato dell’oppio. Impossibile risolvere simili problemi a tavolino. Certe realtà sono incontrollabili come la tragica situazione in certi paesi africani invasi da epidemie, carestie e guerre infinite nonostante quei territori siano ricchi di ogni bendiddio, sfruttato solo dal potere. Non escluso quello dell’Occidente. Sperare in un mondo migliore? Ma sì: fa comunque bene alla salute.

 

 

4/7/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

La grande abbuffata

 

Gentile Mariella, con il risultato del Referendum, l’Italia si cristallizza. Per gli italiani  quanto fu deciso sessant’anni or sono va ancora bene. Al Nord conservano uno spirito di iniziativa e di innovazione. Nel Centro, il vecchio sistema di potere fascista è stato clonato ed esteso dai postcomunisti ed è difficile schiodarlo poiché refrattario ad ogni novità che possa comprometterne l’equilibrio. Nel Sud e nelle isole, il modello di assistenzialismo ha prodotto un parassitismo organizzato. Mi spiego: le cosiddette pensioni sociali in aggiunta a pensioni di false invalidità, a soldo di accompagnamento ed altre provvidenze statali fanno sì che nuclei familiari di nullafacenti assorbano un ragguardevole reddito del tutto parassitario. A ciò si aggiunge l’ondata di governanti arrivata di recente a 103 elementi. Quali possono esse le soluzioni da adottare?

                                                                   Giorgio Pieroni  e-mail

                  

Caro Giorgio, davanti alla voracità delle forze politiche al potere, si profilano all’orizzonte sgradevoli quanto iniqui provvedimenti. Il copione è quasi antico. Per mantenere nell’Italia ibernata, lo status quo da lei citato, verrà fatto ricorso al debito pubblico: il grande inganno ultra trentennale. Per poter invitare alla grande abbuffata le orde dei famelici “clienti” delle forze politiche al governo, viene agitato lo spauracchio dei conti in rosso, si minaccia la chiusura dei cantieri delle opere pubbliche (le uniche seriamente avviate da decenni) e infine si infliggono nuove tasse. Con l’arrivo del denaro fresco, si rinegoziaranno appalti e contratti, già a suo tempo stipulati, per opere in stadio di avanzata realizzazione. A questo punto, incuranti dei danni che questi maneggìi procureranno, a spese dello sprovveduto elettore, ci sarà abbondante   foraggio per i branchi di insaziabili “randagi” sempre presenti nei dintorni del “palazzo”. Questo indecente fare e disfare mina la certezza del diritto di ciascun cittadino, ma lascia del tutto indifferenti le masse aggregate al grande carro. Le quali, pur di rimanere nel letargo dei loro privilegi, accettano di ostacolare qualunque rimedio curativo per il Paese: punti di vista etnici. E così continuiamo a precipitare in fondo alla classifica degli Stati europei: a perdere tutti i treni e anche gli autobus per tornare ad una indispensabile competitività. Il magnifico slancio dell’Italia, quinta potenza industriale, si è dissolto nella prima parte degli anni Ottanta. Dispiace ammetterlo, ma per il momento dobbiamo rassegnarci a restare “quel volgo disperso che patria non ha” di manzoniana memoria.

 

 

 

 

27/6/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Democrazia, oligarchia anzi satrapia

 

Cara Mariella, è davvero importante per il nostro equilibrio essere capaci di “accontentarci” come lei afferma nella sua rubrica del 20 giugno. Ma come si fa a essere soddisfatti di vivere in un Paese dove ogni giorno i media denunciano infamie di ogni genere, dove si nuota nel fango, dove gli assassini passeggiano in libertà o vengono eletti in Parlamento. Per “accontentarsi” del proprio quotidiano bisognerebbe tornare ad una civiltà di cui si stanno perdendo le basi culturali, politiche e spirituali. Ho notato che non ha risposto al mio e-mail  sul caso Savoia, ma ha impostato la rubrica precedente su argomenti più “leggeri”. Ha ignorato “calciopoli” e l’inferno pubblico della RAI.  Eppure lei è sempre molto attenta all’attualità che sovente precede soprattutto quando riguarda la politica estera e interna e con pacata ironia non fa sconti a nessuno. Che cosa le succede? Preferisce ignorare realtà troppo disgustose per dare la precedenza a mail di “evasione”?

                                                                               Monica Ravignani – Parma

 

Nulla di tutto ciò, cara Monica. Prima di risponderle ho preferito attendere che i fuochi d’artificio su Savoia & C. lasciassero le prime pagine. Non nego di soffrire di una certa stanchezza stagionale, dovuta anche al senso di impotenza per i megadisastri italici. Ho però la sensazione che nell’avvicendarsi della denuncia di certi misfatti, ci sia sempre una logica poco originale. Abbiamo appena votato e non a caso lo tzunami su AN si è abbattuto  poco prima del Referendum, programmato sotto il governo di centro destra. Non si poteva trovare un protagonista-star più esplosivo di Vittorio Emanuele per attirare l’attenzione pubblica. E gettare discredito sulla campagna  per il “sì”. Nulla di nuovo su quanto accade in RAI: lo sappiamo tutti. Succedeva anche nell’ambiente del cinema anni Cinquanta. E’ un “classico” deprimente e il dirigente maschio italiano fa la figura del cavernicolo. Non a caso, i miei romanzi, citati nelle recensioni di importanti quotidiani,  trovano difficoltà insormontabili ad essere promossi in televisione. Il motivo è semplice: non ho padrini. Ciò vale anche per Mediaset nonostante l’ingente debito del suo “patron” nei miei confronti. A questo punto, cara amica, o cerchiamo di farci il sangue meno amaro possibile, e ci “accontentiamo” delle piccole cose  in nostro possesso, o emigriamo verso lidi poco popolati. Inutile illudersi: la nostra non è una democrazia, ma un’oligarchia al limite della satrapia. Aristotele parlava di “catarsi omeopatica”:  al massimo della virulenza, il mal costume potrebbe estinguersi per conto suo. Interessante capire se siamo arrivati al peggio. Dove allignano troppi bipedi umani vivere in pace e giustizia è pura utopia.

 

 

 

20/6/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Alla gentile Sindaco di Milano…

 

Cara Mariella, una delle prime notizie pervenute dall’ on. Letizia Moratti, in qualità di sindaco della nostra metropoli, riguarda lo spostamento a Varese dell’opera “Ago e filo” in piazza Cadorna. Ho votato per la signora Moratti e anche per De Corato, ma non ritengo giusto che l’arredo di questa piazza venga spostato. A me è sempre piaciuto molto e posso parlare anche a nome di un centinaio di milanesi amici miei. Da togliere semmai sarebbe l’orrendo monumento a Pertini in piazza Croce Rossa. Un raccoglitore di  vagabondi e di sporcizia…                                                                                                                                                                                                                                                      

                                                              Vittoria Fantini – Milano

 

Cara Vittoria, non posso far altro che girare la sua lettera, da me del tutto condivisa, all’attenzione della gentile signora Sindaco. Oltre all’orribile scatola-scala in onore di Pertini che ha tolto vivibilità a quella deliziosa piazzetta, ci sarebbero ben altre brutture da eliminare. Ma esistono comunque problemi di prioritaria importanza in città, ai quali rivolgere immediata attenzione. Ad esempio: il disservizio dei mezzi pubblici che non solo non osservano gli orari, ma saltano le corse previste; l’assoluta latitanza dei vigili urbani in certi punti strategici della città; la mancanza di vero lavaggio delle strade che aumenta l’inquinamento e la presenza delle polveri sottili a dismisura. Di certo Donna Letizia è ben conscia di tutto ciò e saprà dare le giuste priorità ai problemi più urgenti.

 

Affinità elettive cercasi…

 

Cara Mariella, sono un’ insegnate nubile quarantenne sovente scontenta del suo quotidiano. Convivo da cinque anni con un medico cinquantenne scapolo e senza figli. Il quale mi vorrebbe sposare, ma io sono spaventata dal suo carattere prepotente e dalla diversità della nostra educazione. Tra noi esiste un notevole attaccamento affettivo, ma lui è incapace di qualunque forma di vera solidarietà nei miei confronti. Un impegno matrimoniale con lui mi fa paura…

                                                     Lettera firmata – Milano

 

Gentile lettrice, come prima regola “accontentarsi conviene”: in tal si evita l’escalation verso l’infelicità a vita. La complicità e la solidarietà reciproche sono la base di un legame fra due persone che si amano. Se in tutti questi anni non è riuscita a inculcare nel suo compagno tali indispensabili concetti, sarà meglio continuare a convivere con l’uscio socchiuso. Senza le famose affinità elettive, potrebbe rendersi necessaria quanto salubre un’eventuale fuga verso la vita da single con ricerca di altra compagnia: meno problematica e comunque fuori delle mura domestiche.

 

13/6/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Il delitto politico paga…

 

Cara Mariella, la Storia dell’Italia repubblicana è costellata da personaggi condannati  per gravi delitti (politici) che vengono riabilitati dallo Stato a suon di fanfara, complici i partiti. Ricordo gli assassini salvati dal Partito comunista e inviati in Cecoslovacchia, in Ungheria ed altri Paesi dell’est. Emblematico fu il caso Moranino, il quale, candidato ed eletto dal PCI alla Camera, rientrò usufruendo dell’allora vigente immunità parlamentare. Oggi il novello Presidente della Repubblica si affretta a graziare un riconosciuto assassino. Si parla di amnistia. Sulla quale siamo, come logico, d’accordo per ragioni umanitarie. Ma spontanea è la riflessione su cosa accadrà quando gli attuali detenuti saranno liberi. La maggior parte, non avendo meriti e coperture politiche, ritornerà a delinquere per mancanza di reinserimento programmato nella società. Coloro i quali sono stati protetti dalla politica invece li ritroviamo nella segreteria della Camera. Le bande trionfano…

                                                                                      Giulio Vanzi – Brescia

 

Caro lettore, sono verità sacrosante quelle che lei afferma. In Italia vengono premiati solo gli appartenenti alle congreghe politiche. Diventano meriti i trascorsi sanguinari di personaggi riparati dall’ideologia. Chi non ha la “fortuna” di appartenere a entourages politici subirà la sorte da lei sopra accennata. Si può citare in proposito il bellissimo romanzo di Hans Fallada, anni Trenta, dal titolo “Chi c’è stato una volta…” L’autore analizzava il fenomeno di chi usciva di galera e vi ritornava puntuale per mancanza di supporto familiare e sociale. Nella breve Storia dell’Italia unita abbiamo visto che, nella seconda metà dell’Ottocento, carbonari e garibaldini, perseguitati dai governi dei piccoli Stati, furono premiati dal nuovo Regno. Ma almeno quelli avevano combattuto per l’unità dell’Italia al contrario della lotte odierne tese a disintegrare il Paese. E non dimentichiamo la moltitudine di persone specchiate che hanno lavorato con grande efficienza in politica pensando di contribuire al bene della nazione e che non hanno ricevuto altro che ingratitudine: travolti e sorpassati appunto da emeriti personaggi tirati fuori dalle patrie galere. E’ questa la politica italiana del ventunesimo secolo.

 

6/6/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Terrorismo economico e assassini in libertà

 

Cara Mariella, sono pietrificato dall’impudenza del governo appena nato che denuncia mancanza di fondi per le opere pubbliche. Ma come? Ormai erano stati conclusi tutti gli appalti e stabiliti i costi con la copertura finanziaria prevista dalla legge. E adesso? Ho la terrorizzante sensazione che i gestori del potere vogliano rifare i famosi appalti per aggiudicarli ai loro “clienti” e incassare le solite tangenti come da tradizione. Vorrei sapere se il ministro Di Pietro alzerà un dito per impedire simili pastette. Non vorrei che si tornasse al tempo dei governi di centro sinistra quando ci si gloriava che un chilometro di autostrada in pianura ci veniva a costare “solo” 32 miliardi di antiche lire mentre gli Svizzeri facevano un chilometro di autostrada in montagna con 5 miliardi delle stesse antiche lire. Questo terrorismo gratuito su opere di vitale importanza che solo il centro destra ha messo in cantiere dopo 30 anni di inattività, è pura e disonesta malafede…

                                                                                             Maurizio Masi – Milano

 

Caro Maurizio, se i suoi dubbi  rispondono a realtà, c’è da meravigliarsi come persone di specchiata onestà concorrano a diffondere tali angosciose notizie. C’è da chiedersi se tale specchiata onestà consiste soltanto nell’osservanza del V  comandamento “non rubare”. Ma permettere di rubare ci sembra ancora più grave del furto in diretta. Ci si chiede dove siamo finiti osservando questo obbrobrioso “teatro delle beffe”, nel quale gli attori staccano di molte lunghezze persino Dario Fo. Non possiamo dimenticare quanto fece il governo Amato a tarda notte, senza preavviso, depredando i nostri conti correnti a mano libera. Anche le banche non escludono da oggi altri eventuali “colpi” bassi. Del resto, un governo tanto affollato di ministri e sotto segretari avrà senz’altro necessità di sfamare le clientele che li sorreggono. La parola d’ordine è incassare penalizzando i cittadini e non tagliando la pletora dei costi esistenti e in ulteriore lievitazione. E’ un vero peccato che i cantieri delle Grandi Opere, mai così efficienti come durante il governo precedente, debbano ora, per manovre di bassa politica, subire pause di arresto proprio quando l’area viabilità è sempre più tragicamente congestionata. Se le prime mosse del nuovo governo consistono nel far comparire agli occhi sbigottiti dei cittadini italiani lo spettro della chiusura dei cantieri,  e rimettere in libertà detenuti condannati per assassinio, chissà quali altre invenzioni terrorizzanti alla EdgarAllan Poe  ci somministreranno a breve. Dispiace non poterla rassicurare, caro lettore, ma questo è il meritato castigo, causato dall’assenteismo irresponsabile alla partecipazione  al voto.

 

 

30/5/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

I 7 cavalieri dell’Apocalisse…

 

Cara Mariella, credo di esprimere una opinione molto diffusa denunciando la repulsione degli italiani per i balletti ripetitivi della politica nel nostro Paese. Se si rileggesse la stampa dei decenni passati, basterebbe cambiare date e nomi  per non riscontrare differenze sulle tematiche, sulle diatribe, sulle liti sconce in Parlamento e fuori, sull’accanimento per il potere con totale indifferenza nei riguardi dei cittadini. A ciò vorrei aggiungere una mia riflessione sull’anomalia che la nostra Costituzione ha santificato: i senatori a vita. E’ giusta e lodevole l’intenzione di premiare Italiani di vaglia, ma non ritengo equo che sette emeriti senatori, i quali dovrebbero essere super partes, possano determinare la nascita di un governo. Tre di loro sono ex presidenti della Repubblica, evidentemente schierati e non  più anticomunisti  come all’origine. Un democristiano di ferro è stato trascinato dai comunisti davanti ai tribunali d’Italia con le accuse più infamanti. Un altro, cattolico fervente, è noto utilizzi droghe pesanti per “necessità” di salute. Un Premio Nobel in evidente stato di debolezza fisica è stato sorretto fino all’urna. E’ probabile che l’ultimo, intento al progetto di un’utilitaria speciale per il popolo, sia scivolato a sinistra. A lei trarre le debite conclusioni…

                                                                       Riccardo Riccardi – Cuneo

 

E’ vero, caro Riccardo. Siamo annoiati, disgustati da questa guerra tra bande che non ha neppure il fascino romanzesco di quella della “Chicago Anni Trenta”. E non riesce a far emergere un protagonista carismatico alla Al Capone. Molti ormai non guardano più i dibattiti televisivi e sorvolano distratti le prime pagine delle testate importanti. I senatori a vita? Dovrebbero astenersi dal voto nelle circostanze molto contrastanti. Questo vorrebbe dire essere davvero al di sopra delle parti. C’è stato poi il balletto del conteggio su poche migliaia di voti. E non è stato messo in risalto il fenomeno dell’astensionismo, causato proprio dalla nausea degli elettori per la miserabile, ripetitiva recita del solito copione. Un astensionismo che si può facilmente quantificare in alcune centinaia di migliaia di voti. Dove è finito l’anticomunismo del 1948 quando si portavano a braccia gli infermi a votare? E ora ci ritroviamo un governo di estrema sinistra con 25 ministri, 63 sottosegretari e quanti altri verranno cooptati a breve. Avanza un’onda sommersa tipo tzunami per l’accaparramento di posti e consulenze del sottogoverno. Come continuare a far crescere l’economia del Paese con questo tangibile aumento di oneri? Soltanto massacrando il solito bipede di  gabelle che non è più in grado di pagare stando alla “geniale” intuizione di valutare l’euro a 1936,27 vecchie lire. Le conclusioni, caro amico?, come diceva il valoroso Gino Bartali: “è tutto sbagliato, tutto da rifare”.

 

 

23/5/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Allarme decadenza e malcreanza…

 

Cara Mariella, sono un 74enne, nonno di tre nipoti dagli otto ai diciott’anni in frequente dissidio con mia figlia e mio genero in merito all’educazione sbagliata di questi ragazzi. Mi spiego: sono sempre stati poco inquadrati nelle varie fasi della loro crescita. Addirittura redarguiti pochissimo quando invece avrebbero dovuto prendere qualche sonoro ceffone. Sono al corrente delle errate teorie di questi ultimi trent’anni, propinate anche attraverso i media. I concetti basilari di famiglia, patria, comportamento, educazione che hanno sorretto per secoli il convivere civile sono stati demonizzati in modo sistematico con l’assurda motivazione di un cambiamento epocale distruttivo che non ha sostituito quanto di buono c’era prima. E non mi si venga dire che gli “anziani” hanno sempre lanciato anatemi sui tempi nuovi. Qui bisogna trovare un rimedio efficace a tutti i costi…

                                                                              Mario Bruzzese – Chieti

 

Caro lettore, da molti anni la nostra rubrica affronta questi gravi problemi. Lei ha ragione. Basta con il sistematico “condono” alle storture. E’ urgente trovare una formula  per raddrizzare almeno in parte l’allarmante malcreanza dei giovani e anche dei non giovani. I quali non splendono per comportamento e uso di mondo. Non si pretende uno stile da Accademia, ma un richiamo ai minimi principi della Giustizia: honeste vivere, alterum non ledere. Accade invece tutto il contrario. E il degrado attuale è in larga parte dovuto alla mancanza di quell’educazione che in altri tempi veniva impartita dalla scuola e dalla famiglia. Difendeva il decoro delle persone, del territorio nazionale e l’estetica morale e sentimentale. Di certo, questi sgradevoli risultati vengono da lontano su convinzioni errate: ad esempio quelle del dottor Spock, yankee di ingrata memoria. Il quale dopo aver predicato per trent’anni la libertà incondizionata dalla culla in poi, dovette rimangiarsi tali teorie disastrose. E disastrosa è la situazione odierna creata da genitori reduci da pseudo rivoluzioni di deteriore “intellighenzia”. Quindi, come minimo, deve intervenire la Pubblica Istruzione a impartire fin dalle scuole elementari istruzione più approfondita, principi di comportamento e di convivenza sociale al fine di supplire alle carenze della famiglia. Ma esiste un corpo insegnante in grado di assumere tale missione? A tutto ciò si aggiunge la fitta presenza di immigrati che ha scompaginato ulteriori regole di comportamento. E’ costante la loro totale mancanza di rispetto sui mezzi pubblici nei confronti degli anziani, ai quali non cedono il posto: sovente mantengono toni assordanti, atteggiamenti spinti e provocatori. Per non parlare del sistematico accattonaggio-disturbo per gli utenti all’interno della metropolitana. Questa sorta di “corte dei miracoli” devasterà sempre più il nostro tessuto sociale se le autorità non porranno un severo argine facendo osservare regole già esistenti.  

 

 

16/5/06

VISTO DA LEI  di MARIELLA ALBERINI

 

Volontariato gratuito…?

 

Cara Mariella, la domenica in cui mia moglie, malata terminale, manifestò sintomi allarmanti, chiamai invano i medici senza trovarli e allora mi rivolsi a una nota associazione di volontariato specializzata per questi casi. Alle mie numerose telefonate non rispose mai nessuno. Da tempo mi chiedo come funzionino queste associazioni, delle quali si parla, in certi casi bene, in altri male. La proliferazione di volontariato di questi anni mi pone un interrogativo. E’ rimasto allo stato puro o sta degenerando verso “carrozzoni” sociali non senza scopo di lucro?

                                                                        Francesco De Vita – Milano

 

Caro Francesco, ammiro in modo incondizionato chiunque dedichi parte del suo tempo ad aiutare chi soffre come insegna la religione cattolica. Da quando non sono più gli ordini religiosi a svolgere in larga parte queste funzioni, c’è il volontariato  per colmare questo vuoto. Ma la sua estensione ha generato rami disparati. Si va da quello molto discutibile e ben retribuito delle due Simone in Iraq, allo scandalo degli operatori umanitari in Liberia, accusati di sfruttamento sessuale,  a quello di alto valore delle grandi Fondazioni sanitarie come lo IEO o a quelle, di antica tradizione dei Cavalieri di Malta. Ma la recente destinazione per legge del cinque per mille dell’IRPEF ha generato una pletora di organizzazioni “on lus” che tendono a beneficiare di questa “provvidenza”. Non è una novità: in tutte le aggregazioni sociali prima o poi qualcuno tradisce la buona fede.

 

 A proposito di veleni…

Cara Mariella, ho letto di recente che un agente del Mossad era stato incaricato di eliminare un esponente del terrorismo palestinese. Era stato dotato di una siringa con la quale pungerlo a morte. Cosa che gli riuscì insinuandosi fra la folla. Poco dopo, la vittima, ricoverata in ospedale con sintomi misteriosi, andò in coma. Ma c’era stato un errore di persona. E poiché la vittima rappresentava un importante interlocutore per Israele, il Premier in persona mandò un emissario con l’antidoto che gli salvò la vita. Ma esistono davvero questi veleni non individuabili dalle analisi mediche?

                                                                    Giacomo Tanturri – Viterbo

 

Caro Giacomo, un amico medico mi ha sempre allertato su coloro i quali chiedono informazioni sui veleni. Comunque è not