Mariella Alberini​​
Giornalista e Scrittrice
L’INTERVENTO

Per qualunque contatto la giornalista Mariella Alberini è disponibile all’indirizzo e-mail ed al sito web:
                       
e-mail: m.alberini@iol.it ; sito web: www.mariellaalberini.it 

n.b. La selezione degli articoli inizia dai più recenti, in ordine quindi inverso alla data di pubblicazione.


8/6/08“Lettera aperta al Ministro dei Beni Culturali”   di Mariella AlberiniSignor Ministro Bondi, vorrei attirare la Sua attenzione sul fatto che oggi il termine cultura viene usato in maniera a dir poco impropria. E in particolare da coloro i quali sono, oltre che ignoranti, soprattutto infarciti da slogan pseudo culturali e da pensiero filosofico detto debole. Il tutto inventato ad hoc dalla pletora di presunti intellettuali che servono le sinistre soltanto per proprio tornaconto. I Centri sociali, che si autodefiniscono centri culturali, non sono certo un esempio di quella cultura che dovrebbe aprire le menti, innalzare gli animi, valorizzare il bello. Non saranno certo i graffiti sparsi sulle pareti dei loro covi che potranno realizzare alcuni di questi scopi. Finalmente esasperati, gli Italiani sono riusciti a spazzare via con il voto l’esistenza di quelle sinistre dalle filosofie da strapazzo, dal buonismo ipocrita e fazioso, dalla capacità di sovvertire giovani menti e di spingerle contro la famiglia e contro la religione. Esse sono riuscite a vanificare ogni forma di rispetto verso il prossimo e quindi verso se stessi. L’Italia ha bisogno della cultura che esalta la vera arte, la vera letteratura, la vera musica: quella che non fracassa i timpani e induce a danze tribali. Credo siano pochi quelli che preferiscono la “m…d’autore”, esposta al Moma di New York, alla Primavera di Botticelli: in quell’esiguo numero di individui non alberga alcuna cultura. Soltanto l’eccentricità di chi vuol stupire e far parlare di sé a tutti i costi. Da quando in tutti Comuni italiani è stato istituito l’assessorato alla Cultura, prima esistente soltanto nei grandi centri urbani, mai la cultura è scesa così in basso. Ed è anche di questo che il nuovo governo si deve occupare poiché solo dalla vera cultura può ripartire un’Italia risorgente. A questo punto, molto dipende dalla spinta che saprà dare il novello Ministro dei Beni culturali, il quale ha esordito il suo mandato azzerando cariche clientelari distribuite all’ultimo momento dal governo uscente. Da sessant’anni il nostro patrimonio artistico, il più importante dell’umanità, soffre di incuria colpevole, giustificata da mancanza di fondi a loro volta sperperati a favore della cosiddetta cultura di sinistra. E poiché questa è riuscita a diventare la più sponsorizzata al punto da far passare quasi inosservata quella di destra, una miriade di persone immeritevoli ha trovato sostegno e riparo dietro il paravento rosso. Persino Renato Guttuso mi confidò che da giovane sconosciuto pittore aveva trovato comodo rifugiarsi nelle braccia del Pc. Proprio nel campo della cultura, è giunto il momento di cambiare quella tattica sbagliata che per sessant’anni ha ridotto il Paese nelle condizioni attuali. Inutile ribadire quale importanza riveste il Ministero della Cultura per aprire quegli orizzonti offuscati da tanti anni di incuria, dal colpevole assecondare un’unica fazione, da favoritismi pilotati. Non le sembra, signor ministro, sia giunto il momento della verità,  di far prevalere finalmente una par condicio degna di quello spirito liberale, del quale si sono perse le tracce.

14/5/08“Situazione di emergenza: Italia rialzati!" di Mariella AlberiniGli Italiani stanno con il fiato sospeso osservando i lacci e lacciuoli con i quali si cerca di imbrigliare le azioni del nuovo Governo. Quello che, dopo anni di dolosa incuria, si sta tentando di fare sull’immondizia campana senza tenere presente che ogni regione si deve gestire i propri rifiuti e non gravare sullo Stato spedendoli da anni via treno in Germania. E in tal modo generando un traffico fagocitato dalla camorra. Era dai tempi di Einaudi e di Merzagora che un Ministro dell’Economia non prendeva provvedimenti così tempestivi e mirati a vantaggio dei cittadini. Subito i Soloni della Sinistra hanno imperversato sulle televisioni berciando sentenze su come e perché bisognava partire da altri provvedimenti: quelli che loro non hanno mai preso. E avanti di questo passo. La Sinistra agita un governo ombra come se fosse una novità. Non è cambiato nulla: continuano a fare ombra su ogni spiraglio di luce che la Destra apre. E’ un sistema collaudato per cercare di impantanare le iniziative del nuovo Governo. Il quale deve accentuare il carattere di fermezza del suo operato. Gli Italiani temono che venga meno il decisionismo dimostrato a parole nella campagna elettorale. E si ricada nell’immobilismo del precedente Governo Prodi, ma anche del secondo governo Berlusconi intralciato da alleati sleali. E’  arcinoto: gli Italiani hanno dato fiducia a questo Governo con larga maggioranza alla Camera e al Senato. Ma si chiedono perché, già dai primi giorni in Parlamento, nelle votazioni manchi il numero per far passare proposte di legge ed emendamenti. E poiché il problema si ripresenterà, il Premier dovrebbe avere la facoltà di multare duramente gli assenteisti perché gli Italiani che producono al lavoro ci vanno ogni giorno. E non si capisce come parlamentari nuovi e veterani osino comportarsi in modo tanto indecente. E’ purtroppo un antico vizio, ma adesso con l’Italia in queste condizioni diventa ancora più sciagurato. E sul cosiddetto pacchetto-sicurezza smettiamo di dare fiato a tutte le voci di pie donne, preti, sfaccendati, centri sociali ecc. Siamo un Paese che è stato invaso da alcuni milioni di individui provenienti in maggioranza dall’Africa e dagli ex paradisi rossi. Sappiamo che ad emigrare sono sempre i più disadattati. Sotto la copertura di questa massa di umanità si annida tutta la feccia proveniente da quelle plaghe. Viviamo in una situazione di emergenza con episodi di autodifesa ormai indispensabile. E indispensabile è dare più libertà di azione alle Forze dell’Ordine o i “giustizieri della notte” si moltiplicheranno perché  si sentono indifesi oltre che impoveriti e depauperati. Carabinieri e Polizia sono in numero esiguo per fronteggiare tale emergenza. Basta un esempio per tutti. Alcune settimane orsono, un ladro di nazionalità russa, che ha perduto i suoi documenti nell’appartamento svaligiato, è stato denunciato alle forze dell’Ordine con consegna dei documenti ritrovati: dopo 40 giorni non è stato ancora ritrovato. Basta così: Italia rialzati! 

26/5/08“Mamma RAI, anzi matrigna” di Mariella AlberiniFra i tanti paradossi italici quello della RAI è uno dei più vessatori. Una legge dello Stato ci obbliga a pagare un salato canone per sfuggire alla visione di tre canali di zero interesse. Lo zapping si sposta rapido su Sky, per il quale ci tocca un ulteriore balzello televisivo però con possibilità di scelte variegate. Le altre TV private, cosiddette commerciali, risultano ugualmente banali, ma almeno non costano. “Ego non visibile, ergo non sum”: chi non va in televisione non esiste e chi non vi appare di continuo sparisce dimenticato. Però il cittadino pagante-canone non può accedere davanti alle “camere” se privo di qualche santo in paradiso. Qualificati scrittori con numerose pubblicazioni al loro attivo, pubblicati da note case editrici, ma senza eminenti appoggi, non hanno la possibilità di promuovere i loro libri. Non possono comparire nei numerosissimi “contenitori” mattutini e pomeridiani ahinoi affollati da umanità inquinata e priva di valore. Rari casi di raccomandati vengono alla luce soltanto quando si vuole fare le scarpe alla fazione da demonizzare. Ma la palude più vischiosa è rappresentata dall’oceano di denaro dissipato in emolumenti assurdi, rivoli di spese incontrollate, favoritismi di ogni genere, creste istituzionalizzate, giganteschi esborsi per fiction polpettoni. Come fanno le tv private senza canoni di Stato a chiudere i bilanci in attivo e a remunerare gli azionisti? Perché la RAI finge di ignorare le loro buone regole di amministrazione? In verità, quelle TV private marciano sui terreni compatti della sana imprenditoria mentre la nostra TV di Stato affoga nelle sabbie mobili della mala gestione. Il sistema, iniziato a metà degli Anni Sessanta nell’industria di Stato, era quello di assumere nuovo personale in funzione di tre categorie di raccomandati: quelli sponsorizzati dai Partiti politici, quelli del mondo ecclesiastico e quelli degli amici degli amici. Così il nucleo di valore del personale dell’azienda veniva inquinato dalla pletora dei nuovi incapaci. I danni disastrosi sono sotto i nostri occhi. Adesso il nuovo Governo, si dice, affronterà anche questo nodo. Ma come? Innanzi tutto dovrà scegliere il personale valido e disinfestare con gigantesche bombole di DDT la parte parassitaria. Arginare in maniera drastica l’invadenza dei Partiti che ha portato ad una lottizzazione a dir poco indecente. Abolire il canone e accontentarsi del cospicuo gettito pubblicitario: il quale, se amministrato senza sperperi, ruberie e favoritismi, basta e avanza per creare un televisione di rispetto nei confronti di un Italia bisognosa di valori autentici, di immagini migliorative, di buon gusto. In altre parole di una televisione che forma e non inquina e viene accesa per ridare alle famiglie non solo un’informazione “parziale”, ma una finestra sulla cultura nel mondo.

14/5/08“Il balletto dei premi letterari e i librifici”   di Mariella AlberiniUna miriade di premi letterari affolla la nostra penisola di navigatori, santi e poeti, sovente destinati a predestinati scelti dalle camarille tra case editrici, potere politico e perché no?, forzature del potere economico. Oggi la situazione dell’editoria italica è diventata un cosmo magmatico dove si è realizzata la profezia di Edgardo Macorini, eminente editor dell’Arnoldo Mondadori anni Settanta. Il quale prevedeva la scomparsa della figura dell’editore puro che allevava personalmente la sua scuderia di purosangue, e la trasformazione della Casa in librificio. Intendeva dire che il libro non sarebbe stato più il parto della mente dello scrittore, ma un prodotto con un tot di sentimento, azione, sesso, guerra, cronaca nera ingredienti vari opportunamente dosati. Non solo, ma questo tipo di trasformazione porta a valorizzare persone che non si possono definire scrittori, ma pennivendoli qualificati. Alla luce di questa impostazione sorgono le disinvolte qualifiche nell’ambito dei premi cosiddetti letterari. C’è poi la deprimente attitudine di numerosi direttori editoriali di privilegiare firme esotiche assecondando in tal modo la deprecabile esterofilia degli Italiani. Infatti numerosi scrittori per essere pubblicati hanno adottato pseudonimi anglicizzati. E ciò accade soprattutto nelle massime case editrici che ormai hanno accorpato tutti gli ex editori puri. Un giungla di carta dove il vero scrittore ha nessuna possibilità di emergere. Sembra che in Italia si legga poco, però si pubblica uno sterminato numero di titoli sovente assurdi e di dubbio, per non dire infimo, gusto. A detrimento della cultura che dovrebbe formare le giovani menti e attirarle verso letture concettuali di sostanza. Per non parlare del vassallaggio richiesto all’autore che viene ricattato con tempi interminabili di esame da parte dei cosiddetti lettori. Ai tempi di Sergio Polillo, direttore generale in Mondadori, i lettori, allora molto qualificati, venivano messi alla frusta sui tempi di giudizio del libro. Si è interrotta  quella bellissima tradizione esistente fra editore e libraio, il quale considerava il libraio come la sua vetrina  e lo vezzeggiava andandolo a trovare e ascoltando i suoi consigli. Sì, il bravo libraio era, come dovrebbe ancora essere, una figura fondamentale. Oggi lo scrittore non riesce a trovare il suo libro appena pubblicato nelle librerie intasate da migliaia di volumi dalla vita breve. Per tornare alla fucina dei premi diventati ormai tanto numerosi che la composizione delle giurie è andata sempre più perdendo di qualità. Infatti personaggi di dubbia qualità culturale e di nessun spessore intellettuale esercitano con spocchia e snobismo il sacro compito dei giudici. Un tempo si diceva: c’è chi i libri li scrive, c’è chi li legge, c’è chi li vive.E oggi…? 

8/5/08“Cinema italiano da rilanciare”   di Mariella AlberiniUna chiara visione, quella del Sindaco Alemanno, dei grandi problemi che affliggono la capitale non ultima la grama situazione del nostro cinema tutto da rilanciare. E’ noto che le casse dello Stato piangono ormai svuotate dalle corbellerie commesse da un trentennio di pessima e “sinistra” gestione. Quindi oltre a porre i primi tamponamenti per riassestare la Capitale in modo decente, l’idea di trovare il modo di rilanciare l’industria del cinema in Italia è necessaria anzi indispensabile. E attirare di nuovo le produzioni internazionali a Cinecittà e dintorni potrebbe essere una magnifica fonte   di introiti a sostegno della nostra produzione ricca di talenti e nullatenente di mezzi finanziari. Riportare in Italia lo showbusiness internazionale come ai tempi di Ben Hur e di Cleopatra significherebbe non solo riportare lo star system internazionale a Roma, ma forse ritrovare una parte dell’antico smalto della rimpianta Dolce Vita. E non sarebbe tanto difficile poiché già alcune massime icone di Hollywood stanno mettendo radici dalle nostre parti. E ciò fa prevedere che altri seguiranno l’esempio poiché siamo convinti che a breve il nostro Paese potrebbe diventare un’Italia Shire: ritiro ambito dai rentier internazionali per qualità di vita e accogliente comunicativa del suo popolo. Dove volete che vadano a godersi gli anni azzurri tedeschi, scandinavi, americani, russi e cinesi? Se poi si riuscirà a resuscitare l’industria del glorioso cinema italiano, eccelso nel passato e minimal oggi, ciò contribuirebbe a vivificare tutto l’indotto unico, per il quale abbiamo sempre primeggiato: creatori di costumi, sartorie, tecnici di ogni campo, musicisti, scuole di danza ecc. Decollerebbe un effetto radiale in grado di percorrere tutta la penisola. Nella quale risorgerebbero isole di idee originali per ridare fascino a luoghi meravigliosi oggi fatiscenti dove la buona stagione dura sei mesi l’anno. Un effetto dilagante in questo Paese che ha bisogno di rinnovarsi completamente e risorgere dopo decenni di caduta verticale. Oggi, ogni regione ha una delegazione a Cinecittà per produrre pellicole locali o documentari che nessuno vede e ciò costituisce l’avvilimento della professione del cineasta. Quella professione che abbiamo avuto nel sangue da quando tra il 1904 e il 1908 sorsero le tre più importanti case di produzione: la Cines, l’Ambrosio di Torino e l’Itala Film. Tempi, nei quali Gabriele d’Annunzio collaborò alla sceneggiatura del famosissimo “Cabiria”, realizzato da Piero Fosco. Già nel 1914 si ebbe l’espressione più artisticamente genuina nel film “Sperduti nel buio”, realizzato da Martoglio che conteneva in germe qualche elemento del futuro neorealismo. E dunque da questo prestigioso patrimonio cinematografico del passato dobbiamo poter riprendere uno slancio degno della grande creatività che è stata in grado di creare il miracolo economico negli Anni Sessanta. Adesso è il momento di stupire il mondo con un altro miracolo adeguato alle esigenze del ventunesimo secolo.

25/4/08“Il cambiamento epocale degli Italiani”   di Mariella AlberiniL’Italia è tornata in mano agli Italiani, almeno per il momento. Un cambiamento epocale atteso da trent’anni, provocato dalla lucida visione della voragine, nella quale il nostro Paese è precipitato. Quella politica che aveva assopito la coscienza del popolo è stata frantumata dalla ribellione degli animi covata in anni di decadenza indecente dilagata in tutta Italia a danno della popolazione. Si è arrivati al punto di non sapere quale delle numerose piaghe che ci affliggono sia la peggiore. L’impresa più ardua del nuovo governo sarà proprio quella di individuare da quale bubbone iniziare la cura. Ma più che la cura, si tratta di estirpare le radici del male attraverso riforme che scuotano i vizi dell’intero sistema. Ed è questo che gli Italiani ansiosamente aspettano. Lo si percepisce nell’aria che respiriamo. Lo si legge negli occhi della gente. Un’ansia cosciente che ha stravolto il sistema-Paese per cercare salvezza e per recuperare uno spazio decente in Europa. Ci troviamo in una sorta di dopo guerra dove le macerie sono rappresentate dagli enormi costi della politica (finanziamenti a pioggia per tre anni ai Partiti sconfitti), sprechi osceni dei Lavori pubblici (15 stazioni dell’alta velocità in 146 chilometri) per non parlare dell’inefficienza in tutti campi (scuola, magistratura, organici delle Forze dell’ordine, autostrada del sole ecc). C’è un’Italia da rifare e tutti vogliamo partecipare senza più i veti dogmatici di quei partitini finalmente scomparsi che, ci auguriamo, non ricompaiano mai più. Finalmente una sana diffidenza ci impegna a sorvegliare gli indirizzi che la politica prenderà e anche l’operato di coloro i quali abbiamo eletto. Tempo scaduto per tutti gli intrallazzi, i privilegi, le beghe da cortile e quant’altro possa ritardare l’azione risanatoria del Paese e l’eventuale slancio della ripresa per ritornare ad essere fra le maggiori potenze industriali del mondo.  E’ giunta l’ora che si rispolverino i Pensieri di Luigi Einaudi, l’italiano probo che diede l’avvio alla ricostruzione economica del Paese nell’altro dopo guerra, quello del 1946. Adesso, sessantadue anni dopo, ci troviamo in condizioni simili augurandoci di aver votato per uomini e donne di quella tempra. E invochiamo proprio queste donne avanzate di numero, rispetto ai precedenti governi, affinché rappresentino davvero le esigenze dell’elettorato femminile senza cedere al compiacimento dei giochi di potere. Fondamentale questa fulminea svolta nella guida di Roma, la Città eterna madre di compromessi deleteri dilaganti in tutta la nostra smandrappata penisola. Ora un incendio non doloso, ma provocato dagli insorti romani, ha fatto terra bruciata, sulla quale ricostruire un’urbe risanata in grado di rievocare l’epoca augustea di sfavillante memoria. 

25/4/08“Le performances di M.me Sarkozy? Tutte da imitare”   di Mariella AlberiniTutto il mondo ha potuto ammirare la fulminea trasformazione di Carlà Sarkozy da ragazza-top-model-cantautrice in distinta-signora-bene al cospetto dei reali inglesi. La giovane donna faceva venire in mente immagini dimenticate di signorine uscite dal Collegio Reale delle Fanciulle o dall’Istituto Smolnij di San Pietroburgo: quando era adibito a educandato per  le giovani più titolate della Santa Madre Russia, poco prima che Vladimir Ulianov, detto Lenin, vi insediasse il vertice del Soviet supremo. E’ un esempio tutto da imitare che la dice lunga sull’estrema duttilità della neo Premiere Dame di Francia. La quale ha deciso di far sfolgorare a lungo il regno di Sarkozy I e si prepara ad assecondarlo per la futura rielezione. Ebbene questa icona riveduta e corretta da ninfa senza veli in gentildonna dai cappottini castigati dovrebbe far rivalutare il piacere dello stile e dell’eleganza esteriore ed interiore. E di certo sta già influenzando l’abbigliamento delle donne europee (di quelle più intelligenti). Come non aspirare ad un “tornare indietro” al tempo delle migliori abitudini, ad una certa verecondia, alla femminilità esibita con grazia, alle buone maniere, al comune buon senso che respinge le brutture e il degrado morale, materiale, estetico,  in cui tutto il mondo occidentale è precipitato. Stiamo vivendo nell’età dell’indifferenza e dell’individualismo colpevole che punisce tutti e abbassa la qualità della vita, peggiora i rapporti interpersonali, in particolar modo quelli sentimentali. Degenera l’afflato famigliare nei giovani, nei quali si raffreddano le pulsioni affettive verso i genitori. Siamo certi che per andare avanti in modo da recuperare una dignitosa dimensione del convivere civile bisogna tornare indietro a quando la famiglia era la patria del cuore. E perché no? Ad eleganti abitudini in disuso. Ad esempio quella dell’ora del tè per rivivere il romanticismo dei profumi e dei sapori più dolci e più dimenticati. Basta pensare alla verde Albione dove usi e costumi sopravvivono quasi intatti benché inseriti nel contesto informatico di una Londra immersa nel ventunesimo secolo. E non è un caso che Carlà abbia risollevato le sorti presidenziali di Francia proprio nella fastosa cornice di Windsor accanto ad una Elisabetta II in eterno look britannico, ma di prodigiosa regalità. E allora fratelli italiani, ricchi delle nostre gloriose tradizioni di rinascimentali origini, perché non cerchiamo di ritrovare la quintessenza di un tessuto sociale decoroso, decorativo, misurato: in sintesi di grande civiltà. Quella civiltà che dobbiamo proteggere e rinverdire affinché i nostri giovani ne possano recuperare il significato.  

22/4/08“Il Terzo Polo: quello delle donne”   di MariellaGli Italiani si sono compattati e hanno depurato la nazione di un governo negativo. Però la situazione femminile continua ad essere deprimente. La prospettiva  di avere quattro donne ministro nel nuovo governo non è sufficiente a mettere riparo alle ingiustizie che ci penalizzano da sempre: in qualunque tipo di professione per non parlare dell’inserimento in politica. Nella quale riescono a entrare solo le prescelte da dirigenti maschi: mai soltanto per autentica meritocrazia. Causa la crescita zero dell’economia italica la disoccupazione femminile è aumentata in modo esponenziale. Ma, guarda caso, sono più disoccupate le femmine dei maschi. I quali, da quando le donne lavorano, prendono vantaggio dallo stipendio delle mogli e risparmiano a loro vantaggio sulle spese del menage. Da tempo chi scrive sostiene la tesi della necessità improrogabile di un Partito delle Donne Italiane (PDI). Le femmine italiane devono darsi una mossa. La nazione ha bisogno di loro. Le innamorate dell’amore materno devono battersi con uguale passione per aiutare il Paese a risollevarsi dalla situazione che ci accomuna alla Slovacchia e al Portogallo. Il peggior ostacolo è la rivalità serpeggiante nei rapporti fra congeneri. Promotrice e Leader di questo Partito o Movimento dovrebbe essere una donna con diverse qualità: cultura, esperienza politica, mezzi finanziari e determinazione ferrea da conducator. Una donna già circondata da largo consenso femminile, ma anche maschile per le sue precedenti esperienze in politica: capace di allargare a macchia d’olio in tutta la penisola l’aggregamento delle donne. Non dovrebbe, però, avere nulla in comune con i numerosi difetti degli attuali capi di partito pur avendo assimilato le eventuali (poche) qualità. Sincerità, sintesi, rispetto umano verso gli elettori, vita privata lontana da ogni critica, mancanza di compiacimento per gli onori e soprattutto della presunzione che ha sempre colpito ciascun leader maschio dopo il successo elettorale. E’ risaputo ormai che la donna eccelle per senso del dovere, di sacrificio, per dinamismo, minore corruttibilità e totale dedizione alla causa. Le donne davvero favorevoli a tale iniziativa dovrebbero aderirvi con sincero spirito di gruppo allo scopo di edificare una nuova Italia lasciando in ultimo ordine le ambizioni personali. Sono state quelle ambizioni che hanno lacerato e condizionato gli uomini politici da Cavour in poi. Fatta eccezione per Alcide de Gasperi che riedificò l’Italia dalle macerie e morì povero. Oggi il nostro Paese è afflitto da altri malanni curabili soltanto con un forte esecutivo al potere in grado di portare avanti e in fretta tutte le riforme necessarie a dinamizzare una Costituzione inadatta a gestire le problematiche economiche, razziali, territoriali ecc. Se le Italiane si unissero davvero, potrebbero diventare una forza politica che travolgerebbe qualunque altra forza politica al maschile. Negli Stati Uniti, dai primi anni del Novecento, le donne hanno ottenuto parità di diritti e voto per essere state capaci di unirsi con totale solidarietà. E’ quello che devono fare le Italiane per raddrizzare la tendenza al ribasso della nostra nazione.

26/3/08“Caos in pista in tempo reale”   di Mariella Fiumicino 26 marzo ore 14,10, ci imbarcano sul volo delle 14 per Linate. Ore 14,20, l’aeromobile si porta sulla pista di decollo. Il pilota annuncia le solite cose però l’aereo resta fermo. Il comandante chiede ai passeggeri di controllare la chiusura dei cellulari. Dietro di me c’è l’on. Diliberto che armeggia convulso con il suo. Ore 14,50. Il pilota annuncia che dobbiamo uscire di pista perché dobbiamo aspettare i tecnici: il guasto non si trova. Ore 15,15: “Signori, siamo spiacenti ma l’aereo non può decollare. Un autobus vi riporta nell’aerostazione dove procureremo di imbarcarvi su un altro aereo.”150 passeggeri incazzati con trecento “cabbasissi” rotanti si intruppano sull’autobus fuori pista e tornano a Fiumicino. Ci incolonnano in un transit che porta ad un gate XY. La hostess assalita dalla folla urla: “l’aereo c’è e dovrebbe partire alle 16, ma non c’è ancora l’equipaggio. Chiedo: “se deve partire alle 16 e sono le 15, 45 dove può essere l’equipaggio? “Sta arrivando da…Parigi”. Mi giro e vedo l’on. Diliberto che parla con il suo compagno di viaggio.“Vuol vedere che gli procurano un volo privato?”, dico al mio vicino di attesa.“E’ già- fa quello sbuffando fuoco- Lui ha il comizio a Milano, noi soltanto appuntamento di lavoro per pochi euro quotidiani.”Gli dico: “Io scrivo su LIBERO. Potrei dedicarmi a questa piccola cronaca appena salgo sull’aereo, sempre che ci saliamo.”“Brava – replica il passeggero sempre più di umore noir – si metta al lavoro. Mi sa che Diliberto ha davvero preso un aereo, non lo vedo più nella truppa.”Arriva l’autobus. Ci stivano a bordo e, zigzagando su piste di vario tipo alla ricerca del famoso aereo senza equipaggio, approdiamo sotto un DC9 dall’aspetto fantasma.“Salite a bordo e sedetevi dove volete”, dice la hostess ai piedi della scaletta. Mi guardo intorno: non vedo Diliberto.”“Mi pare di averlo visto salire sul bus” sussurra il mio vicino di posto. “Però io non l’ho visto…”, rispondo speranzosa.      Invece dieci minuti dopo eccolo che arriva con il suo collega di Parlamento. Mi sorridono: “eh, eh ha visto che siamo qui?”“Peccato, speravo proprio che voi dell’Olimpo sareste volati in anticipo”, rispondo un po’ delusa.Insomma  signor Jean Philippe Spinetta, questa Alitalia non la deve comprare: è un pessimo affare. Ci ripensi. Intanto il passeggero che era prenotato al mio posto bofonchia: “Siamo nel Terzo Mondo”.

23/3/08“I misfatti dell’ingerenza politica”   di Mariella Alberini   Cara Mariella Alberini, uno dei tanti lati negativi degli Italiani è l’abitudine a criticare sempre e comunque qualsiasi iniziativa venga presa nel nostro Paese. Ricordiamo l’aeroporto di Malpensa Anni Cinquanta, definito una sorta di campo di patate, quando era riservato ai primi voli intercontinentali. All’epoca non esisteva ancora l’hub di Fiumicino. A sua volta condannato per i gravi errori del progetto realizzato su terreni non idonei al traffico di decollo e atterraggio di pesantissimi aviogetti. Oggi stiamo vivendo l’incubo di una Malpensa ad alto livello internazionale che interessi di parte vogliono declassare a vantaggio di Fiumicino e di Charles De Gaulle… Antonio Brambilla – Busto ArsizioCaro Antonio, inutile ribadire la nefandezza di questo progetto di pena di morte a rinvio continuo. In questo caso la critica del nord non è abbastanza feroce contro il governo che voleva consumare il sacrificio. Come noto, il vero problema non è Malpensa, ma la voragine Alitalia, frutto di una politica che definire miope diventa un gentile eufemismo. Se pensiamo che la vera compagnia di bandiera nel 1947 si chiamava LAI (Linee Aeree Italiane) mentre Alitalia era una piccola compagnia guidata dal mitico ing. Velani: uno dei fondatori dell’Aeronautica civile italiana. A seguito della catastrofe di Idelwill nel 1957, le forze politiche fecero pressione per fondere LAI con Alitalia, che divenne la nostra compagnia di bandiera. La quale funzionò per diversi anni fino a quando la gestione non passò a manager di nomina e di obbedienza politica. Quella politica in grado di smantellare un apparato industriale che faceva gola a mezzo mondo. E così oggi continiamo a pagare una trentina di miliardi alla Germania perché smaltisca una parte dei rifiuti campani. E qui nasce un interrogativo. Perché la Campania è l’unica regione italiana a rinnegare i propri rifiuti? Non vuole i termovalorizzatori, né aprire nuove discariche, né tantomeno allargare quelle esistenti. Se tutte le regioni italiche seguissero tale “originale” tendenza il nostro Pil annuale verrebbe bruciato insieme alla mondezza per arricchire Stati meglio governati. Purtroppo nella Regione Campania tutto si trasforma in torta: oltre ai rifiuti ricordiamo il terremoto dell’Irpinia. I fantastiliardi stanziati per smaltire i rifiuti sono serviti all’assunzione di due divisioni di “operatori ecologici” (circa ventimila) che non hanno mai avuto le ramazze poiché si aspetta il finanziamento per comprarle. Ma per tornare ad Alitalia, un sospetto atroce nasce  nel leggere il codicillo contenuto nell’offerta di acquisto, nella quale Air France si impegnava a non intentare azioni legali nei riguardi dell’attuale Presidente e del suo Consiglio di Amministrazione. Di torta in torta…ma non fanno mai indigestione?

12/3/08“I giovani italiani sognano l’Argentina   di Mariella Alberini   I tafferugli televisivi elettorali ci fanno cambiare canale e non chiariscono le idee a nessuno. I giovani disoccupati e scontenti non hanno bisogno di vedere questo tipo di tornei privi di qualunque tipo di rispetto umano. Il momento della cosiddetta campagna elettorale tranquilla è finito. I politici hanno i mamba in tasca in un sacchetto a prova di morso. Pronti a tirarli fuori appena possibile. I nostri giovani capiscono molto poco della politica di questa nazione. Votano a casaccio o non votano affatto. Uno di loro è andato ospite di amici in Argentina e adesso vorrebbe tornarci per costruire la sua vita. Altri sono andati in Romania. In Romania, il Paese che ci ha inviato i peggiori delinquenti. Perché? Semplice: proprio là pensano si possa sperare in qualcosa di meglio per il loro futuro. Non hanno più voglia di stare qui. Cercano altri luoghi, altre Argentine. Loro non sanno nulla dell’Italia che ha saputo risorgere dalle macerie popolata di Italiani che lavoravano 60 ore la settimana. E non andavano in vacanza perché dovevano costruire il futuro per i loro figli. Non hanno la minima idea delle elezioni  1948 dove si giocava la partita tra democrazia e comunismo. Conoscono solo e poco la politica d’attualità che gli ha fatto perdere di vista il senso  di nazione. Di questa nazione dove è emerso il partito comunista combattente ovvero il terrorismo che uccide a periodi alterni. I colpevoli scovati e incarcerati sovente risorgono in cloni per uccidere ancora. Intanto, quelli della sinistra  alla luce del sole corrotti, ma con forti poteri istituzionali, scardinano il Paese lo seppelliscono sotto le immondizie. E benché indagati hanno la faccia di restare in carica perché “questo è il loro dovere”. Davanti a tanta mancanza di dignità come fanno i giovani a desiderare di restare in Italia? Un Italia con 60 milioni di abitanti che potrebbe contenerne al massimo la metà e dove continuano a infiltrarsi migliaia di extra comunitari dell’est, dell’Africa, ai quali non abbiamo più nulla da dare. E ormai ci massacrano nelle nostre case per derubarci. Ma sono proprio i giovani che devono restare e lottare per riportare questo Paese allo splendore del passato, allo splendore dell’Italia, quinta potenza industriale e prima per fantasiosa creatività. L’attuale situazione di stallo deve essere considerata un’opportunità feconda di iniziative proprio per i giovani che hanno davvero voglia di rimboccarsi le maniche. Come avvenne, guarda caso, in Argentina quando Peron chiamò gli Italiani a edificare dal nulla la città di Ushuaia. 

29/2/08“La trasformazione del senso dell’estetica”   di Mariella Alberini   Il senso dell’estetica oggi scarseggia ottenebrato dal degrado che ci circonda in senso morale e materiale. Pochi se ne accorgono perché fa parte della realtà quotidiana. I buoni sentimenti vengono celati come una sorta di debolezza o peggio di stupidità. Il timore di non apparire deforma gli abiti femminili con mode estreme e trasforma volti, ai quali viene tolta ogni naturalezza con trucchi e interventi (anti)estetici. Una riflessione spiacevole si impone camminando fra la folla delle città italiane. Raro incontrare persone eleganti, a parte gli  uomini d’affari in abito tradizionale. Tanto più strano perché succede a Milano e anche a Roma, acclamate capitali della moda. Non solo i giovani girano conciati in modo assurdo, ma anche le signore negli “anta”, le quali dovrebbero aver assimilato dalle madri stile, buon gusto e l’arte del vestire “di buona famiglia”. Non si tratta soltanto dell’abito, ma anche dei capelli troppo lunghi e colorati, del trucco pesante. La bellezza traspare dall’anima. Buon senso e dignità dovrebbero suggerire a ciascuno di noi i nostri limiti. Una volta esistevano le sarte, ottime consigliere del look che valorizzava i pregi e mimetizzava i difetti. Dagli Anni Settanta, si chiamano stiliste o stilisti e si dannano per creare le cosiddette novità. Ma fanno e rifanno tutto, ma proprio tutto quello che è già stato inventato dagli Anni Venti in poi. Il cosiddetto “nuovo” delle recenti sfilate fa pensare a  Hubert de Givenchy e alla sua musa, la deliziosa Audrey Hepburn, inguainata proprio in quei trapezi, palloncini o pagode reclamizzate dai media per la prossima stagione. Audrey li indossava già davanti alle vetrine di Tiffany durante la famosissima colazione. Prima ancora c’era Cocò. Soltanto lei ha inventato la donna nuova: quella meravigliosamente chic oggi ahinoi quasi scomparsa. Le aveva messo camice di seta bianca dentro pantaloni con le pinces, larghi, morbidi, di sensuale ambiguità: valorizzati da bellezze autentiche come Greta Garbo, Lauren Bacall, Edy Lamarr,  Gene Tierny. Le quali alla venustà assoluta univano stile aristocratico. Erano le attrici con l’aspetto delle vere signore. Le rivediamo di continuo sul satellite nei vecchi film. Ed erano tutte una diversa dall’altra. Non come le fanciulle di oggi distinguibili soltanto per il colore dei capelli, ma dalla foggia uguale per tutte. Appassionata di cinema, chi scrive si rifugia con delizia nei film con il sapore del passato, nei quali eccelle l’eleganza dell’ambientazione. Le fanciulle clonate dovrebbero ispirarsi alla meravigliosa femminilità degli abiti Anni Trenta indossati con levità dall’eterea Keira Knightley in “Espiazione”, Oscar per la colonna sonora. Levità: parola oggi dal significato dimenticato. Riappare nei leggeri sari delle donne indiane, nelle acconciature favolose delle femmine nel sud est asiatico. Possiamo ritrovarla nelle dee di Prassitele avvolte in pepli morbidi benché marmorei. Oggi, le moderne divise in stoffa sintetica riflettono freddezza interiore: diventano corazze che separano i bipedi umani più della distanza. 

23/2/08“Il Potere guasta chi ce l’ha” di Mariella Alberini   Quale incredibile errore querelare il direttore del Nouvel Observateur e rinfocolare la disapprovazione dei Francesi sulla soap opera che si sperava chiusa con le nozze di Sarkò. Il Presidente bacchettato anche da Papà e Maman. Bisogna ammettere che agli uomini, molto più che alle donne, successo, potere e denaro nuocciono al punto da fargli mancare numerosi “venerdì”. Così il buon Nicolas adesso deve ascoltare la canzoncina in onda persino su Internet. Guai a lui se Carlà, dopo le grand guignolesche paginate sull’sms fatale, la infilasse nel repertorio del suo prossimo CD. E, con flebile vocina, decidesse di lavare l’onta centuplicando gli incassi. C’è da riflettere sulle defaillances cerebrali dei signori delle varie caste. Unica spiegazione di certi “attacchi di Alzheimer” è la crisi di onnipotenza che li porta a commettere disastrose imbecillità. Purtroppo a chi manca di autentica Kinder Stube, il potere fa perdere una porzione di intelligenza. Ma chi glielo fa fare a Big Giuliano di scendere fra campi minati e gabole politiche dal suo Olimpo mediatico, dal quale osserva compiaciuto la satirica situazione della politica italiota? Le attenuanti esistono perché tutti, da Alessandro Magno a Napoleone, sono incorsi negli errori più marchiani, dettati da becera presunzione. E’ straordinario come gli uomini di grande successo e potere scivolino sulle bucce di banana che si ostinano a non voler guardare. Bill è sempre un gran ragazzo, ma come si fa, conoscendo il puritanesimo degli americani, a giocare al dottore nello studio ovale? E McCain, già numero uno dei candidati repubblicani, ma noto femminiere, anche lui pescato nella reticella di una furbissima lobbista delle telecomunicazioni. Di certo Elisabetta II, Margaret Tatcher, Angela Merkel, Indira e Benazir, aureolate di regale prestigio e martirio, hanno avuto una struttura morale tale da evitar loro maldestre cadute di stile. Non è femminismo puro, ma semplice constatazione di verità. Nel mondo del lavoro, chi detiene il bastone di comando è quasi sempre l’uomo, soggetto purtroppo a commettere ingiustizie nei confronti dei deboli e degli onesti e a gratificare nani e ballerine, capaci di soddisfare vanità e altri istinti. Così non si contano monumenti di incapacità protagonisti di gloriose carriere, favorite da alisei lobbysti. A scapito di soggetti di notevole spessore, i quali fiduciosi della propria competenza, sono rimasti al palo fidando in una meritocrazia inesistente sul suolo italico. Eccesso di pessimismo? No, sano realismo. Meglio vedere chiaro, evitare le facili illusioni perché altrimenti si rischia di imitare Mussolini buonanima. il quale a furia di sentirsi definire eccelso, fini per crederci. Proprio come hanno fatto gli illustri predecessori e successori di cui sopra. 

19/2/08“La “mina” Kosovo”   di Mariella Alberini   Kosovo. Dedicai tutta la rubrica a questa istanza, nella quale invocavo l’attenzione dell’allora Premier Prodi e del Ministro degli Esteri Dini con scarse speranze su un loro intervento diplomatico. Oggi, l’agognata indipendenza del Kosovo è raggiunta. Ma venti di minaccia spirano dalla Federazione Russa e già in atto è una sorta di guerriglia da parte dell’aumentata presenza serba nel Kosovo dopo l’iniezione di rifugiati provenienti da Bosnia e Croazia: ivi inseriti nel 1989 dal defunto Milosevic. In tal modo, l’ex Presidente serbo aveva cercato di modificare Nel 1996, a Roma, una delegazione, capeggiata da Edita Tahiri, responsabile degli Affari esteri della Lega democratica del Kosovo, mi chiese di far conoscere tramite il quotidiano, sul quale veniva pubblicata la mia rubrica di posta, la triste realtà della maggioranza albanese (2 milioni) contro 2.350 mila dell’intera popolazione kosovara. E mi parlò con accenti disperati della drammatica situazione del suo Paese affinché il governo italiano si attivasse per scongiurare un probabile conflitto bellico successivamente avveratosi. In quei giorni, quasi nessuno, politici a parte, conosceva l’esistenza dei problemi del l’equilibrio etnico a netto favore degli Albanesi. Come noto,  il Cremlino non accetta il Kosovo indipendente dato che rappresenta un cuneo “occidentale” nel pianeta slavo. E la Serbia non è certo entusiasta per la perdita del controllo sulle ingenti ricchezze del sottosuolo kosovaro rappresentate da miniere di piombo, zinco, rame, argento, cromite e oro oltre a giacimenti di lignite e magnesite. Le reazioni di Mosca e Belgrado sono chiare e temibili per tutto l’equilibrio dei Balcani, ma anche dell’ Unione Europea. Troppo recente è la sanguinosa guerra che ha dilaniato l’ex Iugoslavia, sfociata in un equilibrio ancora instabile per i sensi di rivincita nelle viscere delle varie etnie. A suo tempo, il Maresciallo Tito, molto edotto sulle braci covate nell’anima kosovara, aveva dato a quella regione uno statuto speciale che gli creava un’illusione di indipendenza. E che fu revocato manu militari dal successore Milosevic. Il quale, oltre a non avere il carismatico prestigio del Maresciallo, si era lasciato prendere dall’antico progetto di una Serbia egemone. Il dramma balcanico, un tempo denominato “Questione d’Oriente”, risale all’Impero turco della sublime Porta e oggi purtroppo continua.10/2/08“La resa dei conti nell’Italia malata”   di Mariella Alberini   E’ il caso di richiamare l’attenzione dell’elettorato italiano affinché non si lasci turlupinare dai falsi problemi che verranno agitati dalle Sinistre nel corso della campagna elettorale in atto. La ipotetica riforma elettorale mai fatta e lo sventolato conflitto di interessi, inutile spauracchio ripreso da quando il 13 aprile è diventata la data certa per votare. I veri problemi dai risvolti drammatici sono voluti a tutti i costi dalle varie classi politiche, celati tra le canne delle Regioni, delle Province, dei Comuni che ostacolano il potere centrale nella soluzione dei drammi tipo l’immondizia campana. In proposito ricordiamo che il governo campano si vantò  di aver chiuso le discariche perché inquinanti senza aver trovato alcuna soluzione alternativa. E  il buon De Gennaro oggi è costretto in parte a riaprirle per un’emergenza tampone. Poi c’è la questione del Lavoro. In un Paese dove esistono decine di migliaia di sindacalisti, tutti con contratto a tempo indeterminato, si è arrivati al precariato per i giovani. I quali non solo non hanno certezza di lavoro, ma vengono sottopagati in modo indecente. Cosa dire dei pensionati? Agonizzano con mensili rimasti legati al potere d’acquisto dell’antica lira. In questo triste contesto, la Corte dei Conti registra e condanna di nuovo l’aggravato malcostume delle tangenti in particolare per i Lavori Pubblici e per la Sanità. E mentre si scopre che il vice di Bassolino è stato remunerato con un milione di euro all’anno per non risolvere nulla, assistiamo allo spettacolo di anziani cittadini italiani (non extra comunitari) che frugano negli scarti dei mercati rionali per salvare qualche cespo di insalata. Dove è il tanto millantato welfare delle Sinistre? E il recupero dell’evasione fiscale? In realtà  attribuibile al precedente esecutivo. Nell’ultimo governo Prodi, ci si accorge che l’aumentato gettito fiscale è dovuto in buona parte alle nuove tasse inflitte. In Italia, un tempo si diceva che se i ricchi avessero pagato le tasse non ci sarebbero stati più problemi. Oggi i ricchi le tasse le pagano. Ma chi non le paga è l’esercito politico dei tangentisti che si arricchiscono due volte rubando e non pagando le tasse. Ricapitolando, i veri problemi sono solo due, anzi tre: il lavoro precario, il mancato adeguamento dei redditi bassi e la tragica corruzione nella politica. Con buona pace dei sindacati che da trent’anni sventolano le conquiste sociali, frutto di scioperi e agitazioni che ci hanno cucito le pezze là dove non batte il sole. Invocando Democrazia, sono state paralizzate tutte le soluzioni con veti e contro veti. Adesso sarebbe ora che nell’ elettorato si svegliasse il dovere irrinunciabile e determinante di andare tutti, ma proprio tutti, alle urne per pretendere una politica sana atta a determinare una svolta davvero costruttiva per la nostra Italia malata. 

3/2/08“Cinema, politica ed elezioni americane”  di Mariella Alberini    Immersi nel clima elettorale italiano e americano, ci rendiamo conto che quest’anno è in gioco il nostro destino insieme a quello del resto del globo. La crisi ci sovrasta. Negli Stati Uniti e in Italia urgono misure urgentissime per rimettere in sesto situazioni allarmanti. Durante le campagne elettorali americane, il cinema e le sue star hanno sempre avuto un ruolo importantissimo. Ma anche il cinema americano è in crisi, conseguenza certa della crisi economica e della crisi delle idee. I buoni film scarseggiano e ci arrivano a dosi omeopatiche. I migliori degli ultimi anni sono stati quelli prodotti a costi minimi come “Million dollar baby”, “Mystic River” e “Letters from Iwo Jima”, A Hollywood non producono più i film d’avventura e neppure l’ultimo eccitante Bond  è all’altezza di rivalutare il prestigio indiscutibile di un cinema che ha dominato nel mondo. E che rappresentava l’immagine del sogno americano. Sogno propagato in tutto il globo in virtù delle vittorie conseguite nella Seconda guerra mondiale. La diffusione si era allargata attraverso il Piano Marshall anche nei Paesi che erano stati alleati degli Stati Uniti. Da allora, le star del cinema americano, affiancando i candidati alle elezioni presidenziali prescelti, li hanno sostenuti con la luce della loro popolarità. Ciò sottolinea il potere che la settima arte possiede per influenzare persino l’opinione dell’elettorato yankee. E non soltanto lo stile di vita da Oriente ad Occidente. Ora che le Primarie hanno più o meno definito i pretendenti della Casa Bianca, bisogna chiedersi se questo grande popolo ha considerato a sufficienza l’immane compito che spetta al futuro Presidente degli Stati Uniti. Non soltanto dovrà medicare la situazione economica sociale e sanitaria di un Paese in crisi irreversibile dal tragico 11 settembre, ma dovrà anche essere in grado di rimettere a posto le piaghe esterne all’America, causate dagli errori del passato. Durante le grandi crisi mondiali proprio il cinema americano, gestito in modo magistrale, è sempre riuscito ad anestetizzare le grandi masse attraverso una propaganda molto persuasiva. Oggi questo cinema è diventato la vetrina di realtà durissime perché i grandi registi si ispirano alla verità più cruda. E questa verità spiacevole colpisce tutte le classi del melting pot americano. Non è quindi un caso se,  dopo Abramo Lincoln, per la prima volta gli Stati Uniti hanno accettato anche una donna oltre a un uomo di colore nella gara delle Primarie. Infatti perché non potrebbe essere Hillary, sorretta da un ex presidente collaudato da due mandati, a dividere con l’osannato Obama il gravoso potere di dare una risistemata a questo pianeta corroso dal bipede umano.     

27/1/08“Ancora costretti a vergognarci…”  di Mariella Alberini   Le soluzioni germogliate dall’intervento di De Gennaro e super contestate dagli abitanti delle zone coinvolte sono palliativi che non risolvono l’essenza del problema. Tra qualche mese la catastrofe ambientale della Campania si ripeterà. Nessuno avrebbe mai pensato che l’avvento del benessere avrebbe moltiplicato in modo così vertiginoso e indistruttibile tonnellate di spazzatura. Perché una volta i rifiuti buttati dalla finestra per le strade venivano ruscellati via dagli acquazzoni o dispersi dal vento. Quello che rimaneva veniva compattato sulle strade sterrate. Ora che  per settimane l’Italia è rimasta sepolta sotto l’immondizia campana, questa schifezza degradante sparirà momentaneamente distribuita nel bel Paese a costi limitati rispetto a quella che continua a essere inviata verso gli inceneritori della Germania e della Svizzera. Ci sono due modi per far diventare la monnezza un business: quello della Germania, che oltre ad incassare una fortuna per la ricezione dei rifiuti altrui, la trasforma in energia. E quello dei “napoletani” che, procrastinando la soluzione finale, speculano sui soldi dello Stato e sulle tasse dei corregionali in maniera delinquenziale  lucrando illecitamente. Ormai la Napoli e dintorni 2008 fa pensare alla New York di Blade Runner, isolata e ghettizzata da elementi esterni. Al contrario di quanto succede a Napoli che si ghettizza da sola. E questa ghettizzazione ha padrini illustri assolutamente incapaci negli anni ad arginare la rovina dell’ex capitale del Regno delle due Sicilie. Tutto il mondo annichilito ha focalizzato l’attenzione su questo fenomeno senza precedenti. Nessuno, tranne il Governo Regionale che si maschera dietro la Camorra, riesce a dare una spiegazione dell’abisso nel quale è caduta la Campania. La caduta del Governo centrale sta facendo passare in secondo piano questa catastrofe , alla quale non è stata trovata una soluzione. Quelle migliaia di tonnellate di immondizia ricadono sull’immagine del Paese con danni incalcolabili. Proviamo ad elencarli: turismo, inquinamento e produzione agricola. Quali turisti stranieri prenoteranno un albergo con vista sulle immondizie o ordineranno gli spaghetti con la pommarola alla diossina? E quanti turisti perderà il resto dell’Italia a causa di questo sporco uragano che ci percuote? Esiste già all’interno di tutte le regioni la psicosi del pericolo alimentare. Che fare? Poiché la soluzione sta nell’istallare i termovalorizzatori (già accettati in tutto il globo), il Governo centrale (caduto o in piedi) deve essere in grado di imporre la realizzazione di questi impianti nei tempi tecnici più brevi sotto la tutela armata dell’esercito affinchè non vengano ostacolati da camarille camorristiche o politiche. 

21/1/08“Les amoureux de l’Ile de France…!”  di Mariella Alberini   Gli innamorati presidenziali di Francia tacciono da qualche giorno. Giusto il tempo di ridare fiato ai francesi dopo il tormentone delle nozze meno segrete d’Europa. Una gran ragazza questa Carla Bruni, capace di diventare presidentessa di Francia nel giro di poche settimane. Un’impresa mica facile, anche se a Ms. Sarkozy urgeva una sostituta di fascino per lavare l’onta dell’abbandono coniugale. E brava anche mamma Bruni, insuperabile nell’allevare quella figlia dell’amore con princìpi di ferreo libertinaggio senza infarcirla con moralismi oggi assurdi. Sorvegliante presente accanto al futuro genero: per carità non cambiasse idea. E così la bellissima figliola con tutte le carte in regola, e senza il  fastidio di nessuna remora convenzionale, ci fa pensare alla Julette Binoche, magnifica interprete de “Il danno”. A Carla tutto va a meraviglia. E’ ricchissima, bellissima, da sempre famosa. Però le piacciono i bei ragazzi come alla sua mamma. Trascuriamo il discutibile fair di Ms. Nicolas dalla scarsa memoria sulla scelta dei gioielli. O forse con quella temporanea “amnesia” ha voluto dare un’ennesima botta alla sensibilità di Cecilia? Misteri della psiche Sarkozyana. Ma torniamo a Carla capace di trasformare un ultra cinquantenne in un diciottenne  che prima agisce e poi pensa. E dimostra un coraggio invidiabile nell’affrontare questa consorte, splendida sciupamaschi, dal temperamento gipsy con l’abitudine di cambiare partner tra uno battito e l’altro delle sue lunghe ciglia. Chissà se i Francesi condividono la disinvolta ostentazione della vita privata del loro Presidente? I Francesi, sempre tanto disinibiti nei confronti degli intrighi d’alcova, hanno però duplicato il mandato ai Mitterand e agli Chirac, gelosi custodi dei loro amori extraconiugali. I quali, se agivano con riservatezza, erano di certo motivati dalla profonda conoscenza del loro elettorato. Insomma, Nicolas deve essere davvero il super Presidente che guarisce tutte le piaghe di Francia per scongiurare il ridicolo di un eventuale terzo abbandono del tetto coniugale in seno all’Eliseo. Ci riuscirà? Ma sì, perché no? In fin dei conti, a quarant’anni Carla potrebbe avere voglia di mettere la testa a posto al contrario di Cecilia, l’enigmatica cinquantenne volata verso “il suo unico vero amore”. Parole sue. Insomma riusciranno i nostri eroi a rimanere tranquilli in seno alle Istituzioni dal severo protocollo monarchico di Rue du Faubourg Saint’Honorè? Speriamo. Speriamo che Carla dopo i numerosi incontri con i vertici terrestri, dopo le “rotture” quotidiane delle visite protocollari, dei ricevimenti noiosi e della forzata costrizione alla spontaneità non frantumi i “cabasissi” o “les bijoux” al Presidente e si involi dalla gabbia dorata. Allora a Nicolas rimarrebbe, per tranquillità, appoggiarsi ad una moderna Maison Tellier in memoria del buon Guy de Maupassant.

14/1/08“L’avanzata silenziosa dell’Oriente sull’Occidente”  di Mariella Alberini   I colpi di adrenalina dei candidati nelle primarie americane continueranno, ma a noi interessano poco l’infanzia musulmana di  Barack Obama,  le lacrime di Hillary e  le alterne vicende del marchio Clinton insieme a quelle di Huckabee, McCain, Giuliani ecc. Sono i gravi problemi americani interni ed esteri riguardanti tutto il pianeta che contano e forse ci vorrebbe un triumvirato presidenziale per gestirli in modo adeguato nei prossimi quattro anni. Non è fuori tema sottolineare che l’alta finanza mediorientale (Arabia Saudita, Emirati) e orientale (Singapore e Cina) ha già acquisito, tramite i cosiddetti “fondi sovrani”, quote importanti di primarie banche occidentali (Citigroup, Ubs, Merrill Lynch, Morgan Stanley ecc.). Appare chiaro che le maggiori preoccupazioni riguardano le possibili acquisizioni di partecipazioni in aziende operanti in settori strategici per il perseguimento degli obiettivi nazionali.  Un fatto rilevante che dimostra quanto sia avanzata la conquista silenziosa, ma inavvertita dalla gente comune, dell’Oriente sull’Occidente. E quanto sia stato inutile, anzi controproducente, qualunque intervento bellico invece di una preveggente politica estera atta ad impedire simile avanzata. Inutile sottolineare che il nuovo presidente degli Stati Uniti troverà uno scenario drammatico da gestire e avrà l’ingrato compito di rimediare gravi errori del recente passato. Dovrà essere tanto geniale da reinventare un uovo di Colombo che rilanci il suo grande Paese in tutti i campi: sociale-sanitario, economico e diplomatico. Dal nuovo Presidente ci si aspetta la riscossa dell’Occidente senza interventi bellici devastanti e non risolutivi, ma con la ferrea capacità di stoppare l’intrusione economica in atto. In Italia, negli Anni Ottanta, un avvertimento lo aveva dato la Libia acquistando una partecipazione Fiat poi rivenduta. Nel Belpaese dell’ ex benessere, uno dei tanti incubi della cessione di Alitalia a Air France è l’allarmante conseguenza nei confronti del traffico internazionale indispensabile a scali nevralgici come Malpensa, Venezia ecc. Questioni strettamente collegate solo all’Europa. Ma tale debolezza economica nazionale fa temere che i nuovi signori dei mercati finanziari che arrivano dalla Cina,  dai Paesi Arabi, ma  anche dalla Federazione Russa e dal Brasile sapranno appropriarsi di laute porzioni di attività italiane ed europee di grande prestigio. Di certo indirizzeranno le loro conquiste verso il ventre molle dei Paesi deboli. Infine, mai come adesso, gli Stati Uniti hanno bisogno di un Presidente capace di intuizioni superinnovative per evitare altri madornali errori dell’Occidente inabile ad arginare la voracità dei popoli emergenti. 

7/1/08“L’importanza dell’amore romantico nel 2008” di Mariella Alberini   Sembra che una notevole percentuale di donne e di uomini dopo la salute, il benessere economico, la posizione di prestigio nella società, aspiri ad incontrare l’amore romantico che non è fatto solo di attrazione fisica, bensì di vera emozione, di sincera stima e fiducia nel partner. Sono confidenze ricevute da persone di ambo i sessi che  innescano pensieri confortanti in quest’epoca popolata da bipedi umani all’apparenza induriti, aridi, egoisti. Di giovani e meno giovani che temono i sentimenti profondi, l’impegno, la responsabilità, il dovere di occuparsi della sensibilità altrui. Eppure, in questa folla desiderosa di trovare la persona giusta (è questo il sogno di tanti), nessuno, o quasi, vive una situazione amorosa serena. Se non ci saranno mutazioni genetiche atte a modificare la materia grigia dei terrestri, fra mille anni questi infelici vivranno il problema con le stesse difficoltà. Gilles Lipotevski afferma che da tempo viviamo in un’epoca frigida. Non si riferisce alla sessualità, ma a quella freddezza così diffusa per i sentimenti altrui, all’attitudine a non soffermarsi sulle fragilità nascoste che un partner sentimentale deve conoscere. Bisogna  andare alla riscoperta di quel famoso amore romantico del quale i giovani non ne conoscono né la letteratura, né riescono a inquadrare quei sentimenti spontanei che una volta o l’altra anche loro proveranno. Ma non conoscendone la quintessenza, spaventati potrebbero sfuggirli. Bisognerebbe rispolverare quel meraviglioso racconto “Atala” di Renè de Chateaubriand o  “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo che sono le espressioni più pure del romanticismo: quello vero, quello profondo. Perché  il senso del romanticismo ha una meravigliosa importanza per tutto quanto riguarda lo spirito e l’anima dell’essere umano. Lo sensibilizza nell’estetica del creato. Coloro i quali ne sono privi non si commuoveranno mai davanti alla varietà delle sfumature di un tramonto, alla bellezza segreta di un bosco in ciascuna stagione. E non sentiranno le indescrivibili vibrazioni che la Grande Musica deve trasmettere sempre. Musica, arte, teatro, cinema e tutta l’esistenza possono essere vissuti in modo molto diverso dal romantico. Ricordo con quanta attenzione mia madre curava le mie letture di adolescente. E forse ha esagerato perché non poteva immaginare lo squallore dello scenario nel quale ci troviamo a vivere. Però oltre a provare i piaceri di cui sopra, sono ahimè dotata di una sensibilità capace di aiutare gli altri. Siamo rimasti in pochi a mettere in pratica la solidarietà di cui siamo capaci e non quella solidarietà diventata un atteggiamento socio-politico sterile che non porta a nessuno il vero aiuto. Drammatico da parte della struttura educatrice (scuola, famiglia, istituzioni culturali) è l’aver liquidato con sufficienza arrogante il bagaglio della letteratura basata sulla valore dei sentimenti umani. Quei sentimenti umani che l’antica cultura greca aveva sviscerato in tutti gli aspetti. Come possiamo pretendere dai giovani la coscienza e il rispetto per la sensibilità del prossimo se nessuno gli ha insegnato a preoccuparsene e se i loro stessi docenti, più dediti agli scioperi che alla didattica, non ne hanno conoscenza? Così siamo arrivati cercare invano l’amore romantico con nessuna possibilità di trovarlo.    23/12/07“Guerre di coppia”  di Mariella AlberiniLei, in abito decolletè, nel salotto affollato, si accende una sigaretta. Il marito la rimprovera a bassa voce e le chiede di spegnerla. La signora alza le spalle e aspira il umo con voluttà. Lui s’incavola e le dà della cafona. “Tu non mi dici “cafona”, str…”, ringhia la moglie ricca. Imbarazzo generale degli astanti. Poi una spiritosa ospite risolve la situazione: “è un classico: anch’io mi accapiglio con mio marito tutti i giorni”. E ancora lui si intrattiene troppo a lungo con la bellona del ricevimento trascurando del tutto la consorte che lo apostrofa inviperita e gli intima di tornare a casa. Insomma pare che la vita di coppia sposata o no sia parecchio complessa. Una veggente ottuagenaria dichiara che tutti sono nelle stesse condizioni. Con discutibile fair, Sarkozy ha rimpiazzato in due mesi Cecilia con Carla: così finalmente si è spiegato il mistero di quell’abbandono. A prezzo dell’Eliseo, Cecilia non sopportava  più quel marito bulldozer.  Pare che le “guerre dei Roses”, film significativo, siano molto diffuse. Ma allora perché restare insieme? Per il matrimonio, quando c’è, per i figli anche se adulti, per il patrimonio?, ecco il motivo principale che deve restare in casa, nell’ambito della famiglia. C’est l’argent qui fait la guerre. Non c’è niente da fare, gli interessi prima di tutto. E’ triste che due stiano insieme per questioni di soldi, per pigrizia, per abitudine. Eppure soltanto una coppia su un milione funziona in armonia. Certo i caratteri sono sempre diversi, ma il rispetto umano, la buona educazione, l’affetto dovrebbero bastare per mantenere un rapporto sereno. Invece con il tempo questo rapporto si inasprisce: qualcosa varia nei caratteri e incomincia una sorta di guerra sorda creata da rancori accumulati nel tempo. Le motivazioni sono numerose: insensibilità e menefreghismo verso reciproche necessità, problemi economici, infedeltà, mancanza di dialogo ecc. Il famoso dialogo che insieme alla complicità, alla solidarietà crea comprensione, calore umano e mantiene vivo il desiderio reciproco. L’intesa sessuale può rafforzarsi nel tempo invece di scemare se ciascuno cerca di dare all’altro quello di cui ha bisogno. Elena Bonner, vedova del Premio Nobel per la Fisica Andrej Sacharov, mi disse che la loro unione era stata perfetta per oltre trent’anni poiché avevano vissuto uno per l’altro e non uno con l’altro. Questa la formula vincente e il vero significato dello stare insieme. Purtroppo, pochissimi capiscono quanto sia importante praticare questo genere di vita a due e cadono nei banali errori che la rendono poco gradevole. In fin dei conti si tratta di un comportamento molto semplice: non è indispensabile essere premio Nobel per metterlo in pratica. 

16/12/07 “Il nemico siamo noi”  di Mariella AlberiniGli accenti negativi del New York Times, influenzati da gaffe prodiane, saranno anche assurdi.  Però l’80 per cento degli italiani proclama di essere a disagio in questa situazione politica, economica e sociale. Persino la magnifica produttività del nord est è massacrata dalla mancanza di supporto dei numerosi governi che non hanno neppure pensato a rendere efficiente la rete stradale interna e quella ferroviaria, oggi super intasata dal traffico merci dei Paesi orientali. Ma perché continuiamo a subire le magagne di questi politicanti senza mestiere? Perché non ci ribelliamo davvero? Perché non imitiamo i monaci buddisti birmani? Dove sono gli italiani delle Cinque Giornate di Milano che si ribellavano al nemico? I Giovanni dalle Bande Nere, gli Ettore Fieramosca e i Pier Capponi che lottavano in difesa dell’italianità? Da decenni il nostro peggior nemico sono i governi sciagurati che continuano a infierire sul Paese compiendo ogni sorta di errore. La disastrosa situazione attuale è imputabile all’immaturità e alla mala fede di chi ci ha governato. La caduta rovinosa della nazione, un tempo quinto Paese industriale del mondo, è dovuta all’incapacità dei governi di saper capovolgere la situazione adottando misure per rilanciare l’Italia nella competitività internazionale. Certo la realizzazione di programmi seri a distanze ravvicinate presume Premier dotati di coraggio, grande determinazione, totale onestà d’intenti e spina dorsale d’acciaio. L’Italia dell’ex benessere non può continuare ad ammettere il parassitismo più completo. Lo Stato, i suoi Enti, il proliferare di inutili funzioni nei Comuni ha generato un esercito di sanguisughe che, protetto da leggi e sindacati, paralizza la parte sana del Paese. Nulla di nuovo purtroppo. Ma perché i nostri governanti non guardano alla Francia dove le grandi industrie, guidate da una classe manageriale ad alto livello, rappresentano la forza finanziaria di uno Stato capace di promuovere e incentivare  quelle private? Fratelli italiani abbiamo bisogno di una rigida guida morale per risanare la nazione, ridare slancio alla creatività, mortificata dall’immobilismo dei governi e dal parassitismo delle Istituzioni statali. Alla base di qualunque ripresa c’è sempre l’uomo che deve essere stimolato senza welfare però sorretto dal potere centrale al fine di rigenerare l’iniziativa. Quell’iniziativa, oggi quasi inesistente, che viene sostituita da quella dei Paesi emergenti. Si sta aprendo uno scenario impressionante nell’incertezza generata da un’immigrazione selvaggia, favorita da colpevole incoscienza. E allora vogliamo andare avanti così a cadere sempre più in basso? Ad essere in coda alla Grecia e fra poco ai Paesi dell’est senza ribellarci? Perché in questo caso il nemico del nostro Paese siamo proprio noi. 

9/12/07“Fuga dal Natale”    di Mariella Alberini In questi giorni, il traffico è diventato terrorizzante, serpeggia una sorta di rifiuto per le vetrine imbandite di merce spettacolosa a prezzi da euro-incubo. Eppure bisogna  far fronte al bailamme di spese e spesucce delle festività natalizie abbaglianti di luminarie eccessive. Agli stretti congiunti, ai professionisti indispensabili, al prevosto benedicente, al mendicante extra comunitario davanti al supermarket, ai vari collaboratori  è inevitabile elargire un presente. Tali mugugni non affiorano per tirchieria di tradizione genovese, dati i miei natali in altra provincia, ma perché esprimono lo stato d’animo più diffuso. Una tradizione, nata all’insegna della povertà in un mondo di pastori e continuata con gli zampognari che scendevano dal monte, si è trasformata ormai da cinquant’anni in una fiera degli o’bej, o’bej o meglio in una Piedigrotta planetaria. Unico rimedio, ma ci sono i cinesi, riparare in Tibet a rischio di congelamento: o in Mongolia esterna, senza cinesi, ma con ancor più basse temperature. Niente da fare: bisogna stare al gioco, portare gli occhiali scuri anche di notte, accettare gentili inviti che fanno lievitare l’adipe nei punti meno indicati, rassegnarsi allo sbaciucchio prenatalizio a rischio di streptococchi. Eppure, nonostante la disastrata congiuntura politico-economica, reggimenti di connazionali infortunati dall’euro si presentano a Malpensa e a Fiumicino “con  le pinne, il fucile e gli occhiali” rassegnati ad accamparsi nelle vastità aeroportuali (sciopero previsto) con migliaia di gavette al patè e nelle pupille l’immagine del palmizio maldiviano. Ahiloro, quanto più salubre sarebbe optare per la trattoria fuori porta a Santo Stefano. Bello però ricordare le feste della nostra infanzia quando si restava a casa con rituali modesti, ma densi di affetti. E, tranne pochi Commendatori, Grand’Ufficiali e cambisti della proto Borsa italica, nessuno affollava stazioni, strade nazionali (le autostrade vennero dopo), tanto meno i campi d’aviazione dell’epoca. No, non mi riferisco all’inizio del Novecento, ma soltanto a dieci lustri più tardi. Chissà perché nella psiche collettiva scatta la smania di trasformare una festività invernale in una kermesse estiva con pericolo di Tsumani? Bah…sinceri voti per un fantastico 2008. 

28/11/07“Il martirio degli innocenti”  di Mariella AlberiniSiamo in pochi a riflettere sui rischi che i tutori dell’ ordine corrono tutti i giorni per proteggere il cittadino. E’ ben noto che nei caos indescrivibili provocati da vere e proprie guerriglie urbane, sempre premeditate da regie precise, i poliziotti mandati sul posto non devono reagire a nessuna provocazione e soprattutto non devono toccare l’arma di cui sono dotati. Allora perché dotarli di armi da fuoco e non soltanto di manganelli, idranti e fucili che sparano proiettili di gomma? Perché i soloni che pontificano sui vari incidenti accaduti al famigerato G8 di Genova, agli scontri del derby di Palermo, vittima l’ispettore Raciti, o a quello di Messina con decine di feriti tra le forze dell’ordine presi a colpi di pietra, non si rendono conto che in determinate situazioni di violenza metropolitana, i regolamenti di P.S. vanno benissimo sulla carta, ma nel pericolo immediato e reale diventano inattuabili? Trascorro a Cetraro, il paese d’origine del poliziotto Spaccarotella, che sta rischiando l’incriminazione per omicidio volontario di Gabriele Sandri, un paio di settimane in estate. Conosco la situazione di questo antico borgo medievale, afflitto da una prepotente malavita, dove il locale porto viene sovente utilizzato per sbarchi di carichi di droga e merce di refurtiva. I giovani del luogo possono essere facilmente inghiottiti dalla n’drangheta. Ma in parecchi  scelgono di arruolarsi nelle Istituzioni quali Polizia, Carabinieri o Esercito come lui. Come questo ragazzo che oggi, disperato, si trova contro quelle Istituzioni che ha scelto di difendere. Questo è il destino dei puri che militano per il Bene con salario irrilevante e si ritrovano inermi davanti a possibili accuse di omicidio volontario. Agghiacciante è l’accanimento dei rappresentanti della politica e della magistratura contro questi giovani mandati allo sbaraglio, costretti a restare passivi davanti alla furia di ultras, no global, scioperanti. Molto diversa negli anni dell’immediato dopoguerra, risulta la solidarietà che l’allora Ministro degli Interni Scelba, morto da poco tempo in povertà, garantiva alla famosa Celere, da lui creata con giovani efficienti dopo aver depurato la Polizia dalle numerosissime infiltrazioni  dei partigiani rossi. Ma a parte questo dettaglio “storico”, rimane il fatto che una pletora di assassini, cosiddetti politici, protagonisti delle cronache negli Anni Settanta, circolano liberi e indisturbati a Parigi con asilo politico o sul suolo patrio dove, in virtù della cattolica legge sui pentiti, hanno usufruito di vertiginosi sconti di pena che al povero Spaccarotella non verranno elargiti affatto. Ma questa è la Giustizia italica dai tanti pesi e misure diverse. 

21/11/07“I signori Nessuno” di Mariella Alberini Da tempo, l’apparire ha preso il sopravvento sull’essere. In qualunque campo, il successo è assicurato da protezioni e spinte che portano alla ribalta dei media. Il “patrimonio” professionale è costituito soprattutto dall’elevato numero di persone conosciute e importanti. Chi pensa di affidarsi soltanto alle proprie capacità e al proprio valore resta al palo. Il sistema premia “i signori Nessuno”. La filosofia di marketing, secondo la quale la gente comune deve trovare il riflesso di se stessa nei soliti noti, è quanto di più deleterio si sta verificando da diversi anni. L’apoteosi del mediocre detta legge in tutti i settori. La conseguenza principale è il degrado dei valori che hanno sempre innalzato l’uomo. L’aspirazione a tendere verso alti livelli morali estetici e culturali è passata di moda. Non esiste più l’educazione familiare e didattica che spingeva l’individuo ad emulare maestri di vita e di pensiero. Quindi ironia vuole che personaggi di bassa levatura assurgano a posizioni di potere e lo gestiscano in modo così inadeguato da diventare la caricatura di se stessi. Purtroppo, nell’ambito di questi modesti attori si formano persino scale gerarchiche sempre tendenti al basso. La conseguenza più immediata è il disgusto del mondo in cui  siamo costretti a sopravvivere. La lotta quotidiana in tutti campi, qualunque cosa si faccia, è diventata troppo ardua. Ne soffrono in modo particolare i giovani, privati dei grandi sogni, costretti a  dibattersi tra la mancanza di ideali spirituali e l’aridità del successo economico, indispensabile in questa società materialistica, ma da raggiungere a prezzo devastante. Da ciò nascono eserciti di single sempre più infelici e scontenti,  incapaci di affrontare le responsabilità della vita di coppia dove è indispensabile saper edificare rapporti di fiducia, comprensione, armonia. In altri termini, le basi di una famiglia. Ormai, protagonisti discutibili, sono i presenzialisti televisivi di professione: quelli sempre convocati dagli anchor men.  Kakà e Grillo sono i “vati” di questo nostro tempo scardinato. I deus ex machina dei rotocalchi si atteggiano a divinità dell’Olimpo più inavvicinabili dei direttori di importanti quotidiani. Meryl Streep, la Grande, tratteggia con geniale ironia la schizofrenia delle “regine” della carta patinata.  La sua Amanda Priestly, “Il diavolo veste Prada”, sottolinea il trionfo dell’effimero. Ma chi ha vissuto l’atmosfera dietro le quinte dei Fashion Magazine  può affermare che l’assurda  divinizzazione di certi personaggi del film non è molto lontana dalla realtà  del “sotto il vestito, il nulla.” Ahinoi, la Storia si ripete da sempre. I Romani del tardo Impero, e soprattutto i loro giovani, dediti più ai ludi circensi e alle mollezze epicuree che alle virtù avite, lasciarono spazio agli immigrati barbari che dilagarono nell’Impero. Pensavano di utilizzarli, di controllarli. Sappiamo come è andata a finire. 

19/11/07“Elogio della barbarie” di Mariella Alberini   Sto pedalando a fatica sul pavè sconnesso di una via del centro di Milano, quando un energumeno sessantenne italiano con uno spintone mi sbatte a terra con la testa a pochi centimetri dal muro di una banca. Viva per miracolo, con ecchimosi guaribili in 40 giorni,  grido all’assassino, ma l’”assassino” nel frattempo si è dileguato. Questo episodio testimonia la furia astiosa di un cittadino che assale il primo che passa in preda a raptus incontrollato. Viva la barbarie.Ai giorni nostri, i gentili, i beneducati, i rispettosi e quelli che si tengono lontani dai peccati capitali, se la passano male. Prosperano i cafoni, gli astiosi, i collerici, i violenti, i delinquenti clandestini infiltrati con il permesso di governi devastanti. Canone inverso sul cosiddetto vivere civile. Gli argini si sono disgregati. La frana ha travolto le menti. E la semina della contestazione, dell’esproprio proletario, della reiterata protesta sempre e comunque, della negazione della famiglia come base  primaria del nostro tipo di civiltà, hanno prodotto cloni alla Frankenstein, mutati in no global. Il tutto si estende nel rapporto interpersonale dove menzogna, calunnia, arroganza e mancanza di rispetto umano eletti a sistema di vita minano la struttura di ogni legame.  Ricordiamo le vittime dei cosiddetti pentiti, utilizzati da Magistratura e forze dell’ordine. Si tratta di controverità in grado di generare dissesto nel quotidiano. In particolare la menzogna, magma vischioso dove si perde ogni punto di riferimento.  E viene usata in vari modi. Quella mercantile, diffusa matrice dell’illecito guadagno. Quella all’interno dei rapporti affettivi, virus distruttivo provocatore di danni irreparabili. Il sincero per vocazione riconosce il cacciaballe professionista in ritardo: quando lo ha già inchiappettato. Il trionfo della menzogna è incarnato da Ulisse, noto rappresentante della stirpe ellenica, campionessa della fregatura.  La barbarie quotidiana è una realtà che ci colpisce tutti con effetto domino: e alla quale non si sa come porre rimedio. Non basta diffidare di bugiardi e calunniatori, le cui parole, come le pietre, possono colpire a morte persone innocenti. Nella Storia antica e recente i casi si sprecano. E irrimediabili sono i danni sociali prodotti dal suo dilagare senza difesa. L’apoteosi del peggio non conosce limiti. Gli agnelli sono una razza in estinzione. In quale pascolo potranno sopravvivere se il branco dei lupi continua a moltiplicarsi? Scusate se è tanto: ma devo andare al Pronto Soccorso. 

17/11/07“Guerre irregolari dappertutto ovvero terrorismo”  di Mariella Alberini Noi gente comune non potremo mai conoscere i complicati disegni geopolitici, architettati da centrali occulte, responsabili delle piccole guerre irregolari ovvero dei focolai di terrorismo tanto diffusi in tutti i punti nevralgici del pianeta da far pensare ad una guerra quasi totale. Tre sono i temi che polarizzano tutte le attività terroristiche in Eurasia, Africa e nelle Americhe: etnie, sette religiose radicali, risorse del territorio. Da 150 anni, questo sistema si è strutturato in un “esercito mercenario” di killer veterani di tutte le razze che diventa sempre più potente. Esiste a Londra una vera e propria impresa britannica di sicurezza denominata Defense System Limited (DSL), fondata  da Sir Alistair Morrison nel 1980, coinvolta in numerose operazioni di sovvertimento ovunque. Gli Inglesi, fin dai tempi della rivolta dei Sepoys e della guerra dell’oppio, sono stati maestri nel creare rivolte pilotate nei Paesi degni del loro interesse. Del resto, le grandi potenze hanno sempre usato l’arma del terrorismo ammantandolo di volta in volta da motivazioni nazionalistiche o religiose. E subordinandolo ad una rete di finanziamenti derivanti da commercio di droga e di armi. Il caso più eclatante è quello dei mujaheddin dell’Afghanistan, promossi dagli anglo-americani insieme al medesimo illecito traffico dopo il ritiro delle truppe sovietiche, e inviati in tutto il mondo come una legione di forze speciali in vendita al miglior offerente. Piccolo intarsio storico: dal 1603, quando Giacomo I ascese al trono inglese, l’enorme sviluppo della flotta britannica e di quella olandese permise a queste due grandi potenze di determinare i destini del pianeta. Quindi gli agenti dell’enorme rete dei loro interessi commerciali gestirono secondo strategie preordinate la politica interna dei Paesi sotto la loro influenza. Non esclusa la tratta degli schiavi deportati dai loro paesi di origine per farli lavorare nelle colonie. Da allora, il sistema non è molto cambiato: si è solo adeguato ai tempi e alla tecnologia. Come noto, focolai di terrorismo dilagano in Europa e nel bacino del Mediterraneo: in Spagna, Irlanda, Algeria, Libano, Israele, Balcani (Kosovo), Federazione Russa. In Asia, le zone più insanguinate sono in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Sri Lanka, Malesia, Indonesia, Filippine, Asia Centrale, Tibet. In America latina, il narco traffico crea una guerriglia permanente. Ma anche nel Chiapas messicano, in Nicaragua e Guatemala senza dimenticare l’Africa, crogiuolo di stragi determinate da dittature canaglia. Purtroppo da trent’anni il numero delle guerre note e dimenticate oscilla stabile oltre la cinquantina con gaudio dei mercati ormai “rionali” d’armi. E l’Italia, che nel 1400 eccelleva nella fabbricazione di armature, oggi si distingue per la fornitura di mine antiuomo. 

6/11/07 “Yurij Luzhkov, sindaco catapulta di Mosca.”  di Mariella AlberiniUna delle sue grandi passioni, oltre ad arricchire l’estetica sfavillante d’oro di Mosca, è la produzione di miele pregiato, per il quale organizza due fiere all’anno. Ma gli  interessi di Yurij Luzhkov, riconfermato sindaco della capitale russa cinque volte e al potere da una quindicina d’anni, spaziano in mille campi. E’ uno degli esponenti più autorevoli del Partito “Russia Unita” (of course quello di Putin). Ed è accertato che a Mosca “non si sposta foglia che Luzhkov non voglia”: infatti si muove con rapidità prodigiosa. Sotto la sua giurisdizione, l’immensa metropoli ha prosperato e funziona grazie all’organizzazione autarchica, coordinata dal suo pugno di ferro guantato da serico velluto. Ha sempre vinto le elezioni amministrative con il 74% netto dei consensi. E’ contro il Gay Pride e ne proibisce le manifestazioni.In un incontro ad un pranzo ufficiale con oltre 200 invitati, organizzato in Campidoglio, gli feci omaggio di uno splendido libro di acqueforti di Giambattista Piranesi. Pochi minuti dopo mi veniva portato un magnifico quadro con l’immagine di San Basilio, incisa in argento. L’ultima riconferma diretta del Consiglio comunale moscovita, per i prossimi 4 anni di mandato, pare subordinata all’impegno di Luzhkov con il Presidente Putin di rimanere in carica “soltanto” fino alle elezioni presidenziali in marzo 2008. Ma il futuro di questo settantenne (21.9.1936), sano, carismatico, super dinamico laureato in ingegneria energetica, appare destinato a brillare ancora a lungo. Riservata e anche lei superattiva, la consorte, Elena Baturina, è l’imprenditrice della plastica più facoltosa della Federazione. Dal 1990, rifornisce con i suoi sedili gli stadi polisportivi da 80.000 posti della Russia. Infatti l’illustre marito la definisce la vera cassaforte di famiglia poiché il suo stipendio di sindaco ammonta a soli 9 milioni di rubli l’anno ( 254.000 Euro). Nonostante il forsennato ritmo di lavoro, Yurij trova il tempo di giocare al calcio due volte la settimana, di tuffarsi in pieno inverno (anche –30°) nei laghi ghiacciati della santa madre patria, di praticare sci alpino come Putin, di appassionarsi con Elena alla scuderia di purosangue: è artefice del gran Premio del Presidente che si svolge a Mosca in agosto. I moscoviti lo amano anche se criticano la sua tendenza a privilegiare l’estetica della immensa metropoli a scapito di ulteriori infrastrutture. Però i suoi finanziamenti sociali permettono ai pensionati di vivere in modo privilegiato. E’ molto critico nei confronti dell’ignoranza occidentale verso le tradizioni particolari del suo Paese. E non manca di farlo notare nei suoi articoli su Rossijskaia Gaseta. Ha pubblicato 72 saggi politici fra i quali “Lo Stato del sano egoismo”, “ Ecologia della città” ecc. ed è titolare di 40 brevetti nella sfera della chimica. E’ facile incontrarlo nei più lontani quartieri alla periferia di Mosca dove compie frequenti ispezioni di controllo e risponde tutte le settimane in diretta alle domande dei concittadini dalla rete televisiva del Municipio. Insomma una temibile potenza nella storia moscovita quel bulldozer di sindaco.

27/10/07“I ribelli del Kurdistan e le radici dell’odio”  di Mariella AlberiniL’opinione pubblica europea, e in particolare quella italiana, sembra poco edotta sulla reale situazione della ribellione curda, ennesimo vulcano in eruzione al centro di una zona strategica incrociata da diversi oleodotti di “oro nero”. La ribellione curda è stata finora uno dei più gravi problemi della politica irachena. Pochi conoscono le radici della rivolta dei curdi. Popolo seminomade di origine indo-europea e di religione musulmana sunnita, stabilitosi nella Turchia orientale, in parte dell’Armenia sovietica, nel nord est dell’Iraq e nel nord ovest dell’Iran. Questa etnia guerriera ha sempre lottato per mantenere la propria indipendenza. Le numerose sommosse avvenute in Turchia e in Iraq iniziarono per la mancata promessa di creare un Kurdistan indipendente come era previsto dal Trattato di Sevres nel 1920: promessa scomparsa poi nel successivo Trattato di Losanna nel 1923. Da ciò, la sproporzionata reazione dell’allora presidente iracheno Saddam Hussein, reo di aver messo in atto una repressione sconfinante nel genocidio. Il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha raccolto l’aspirazione all’indipendenza dei suoi predecessori e usa il terrorismo per richiamare l’attenzione sul problema curdo. Terrorismo molto ben strutturato se è vero che le varie enclave curde stabilite in Europa e in altri Paesi fino al Giappone finanziano con le loro attività la guerriglia. Privato della presenza del suo leader Abdullah “Apo” Ocalan, a suo tempo accolto e osannato dalla nostra estrema sinistra e dalla stessa aiutato a fuggire in Africa, e oggi prigioniero a vita in  Turchia, il PKK si è scisso in varie anime con posizioni più estremiste da parte dei giovani. I quali non riconoscono l’autorità di Murat Karaylan, l’attuale figura carismatica del movimento, che però ha messo da parte l’impossibile sogno dell’indipendenza a favore di un regime di autonomia regionale. Questa situazione, poco conosciuta dalla maggioranza dei cittadini europei, è stata gravemente trascurata dalla diplomazia americana ed europea. Quest’ultima sempre molto “distratta” e in ritardo per intervenire in questo tipo di problemi (ricordiamoci del Kosovo). Adesso le si presenta l’occasione per coinvolgere la Turchia in una politica di accorta prudenza onde evitare l’incancrenirsi del problema curdo. E, in tal modo, renderla partecipe di una strategia che la farebbe sentire più vicina al sospirato ingresso nell’Unione Europea. Un ingresso, al quale sarebbe poco saggio rinunciare.23/10/07 “Il partner adatto meglio di qualunque farmaco”  di Mariella Alberini Un giorno fanno male: tre mesi dopo fanno bene. Da anni si leggono notizie contraddittorie sui farmaci. Adesso pare addirittura che Viagra e Cialis proteggano dall’infarto, dall’ictus e, meraviglia delle maraviglie, anche dal cancro. Fino a poco tempo fa sembravano pericolosi proprio per i danni di cui sopra. Un  amico che prende regolarmente il Cialis per tranquillizzarsi sul buon esito delle sue performances, ma sempre preoccupato per le minacciose controindicazioni per il cuore, la vista e la pressione arteriosa, oggi mi annuncia gaudioso queste eccitanti novità.  Che Dio l’aiuti a non raddoppiare le dosi.                                   Da decenni le contraddizioni sui farmaci sono ripetitive e sovente anche pericolose. Ad esempio il problema della terapia sostitutiva con estrogeni per le donne in periodo di climaterio vantava anch’essa protezione per l’osteoporosi, il cuore, e la salute delle arterie. Oggi questi vantaggi vengono cancellati e gran parte degli specialisti di ginecologia e oncologia mette in guardia le donne sulla possibilità che l’assunzione di estrogeni possa provocare il cancro al seno. Non bisogna dimenticare i mega incassi delle multinazionali farmaceutiche produttrici di tali farmaci, alle quali giovano  sentenze giornalistiche a favore dei loro prodotti. Quindi meglio non essere troppo influenzati dalle contraddizioni della stampa. Quei farmaci hanno pericolosi effetti collaterali benché soggettivi che potrebbero comparire a lungo termine o all’improvviso. Queste le opinioni di uno specialista del settore molto stimato. Bisognerebbe mettere in guardia anche certi uomini ancora giovani.  I quali, per timori infondati o per insicurezza, assumono Viagra o Cialis con troppa frequenza. Lo stesso vale per gli estrogeni che è vero mantengono intatto il desiderio sessuale nella donna, ma dovrebbero essere assunti per non più di cinque massimo dieci anni: quindi sarebbe meglio farne  a meno. Un partner adatto potrebbe essere molto più valido di qualunque farmaco. Ciò vale per l’uomo come per la donna. A mio avviso sarebbe meglio, per i signori e le signore desiderosi di continuare a lungo la loro vita sessuale, lasciare a madre natura il compito di decidere la qualità e la quantità dei  rapporti. Insomma meglio una volta ogni tanto senza rischi che doparsi per sfavillanti fuochi di artificio dal dubbioso risultato e per di più con il pericolo di gravi inconvenienti per la salute. I farmaci citati non sono ancora stati sperimentati a sufficienza e poco si sa sui loro reali effetti a lungo termine. Insomma quando un essere umano ha fatto sesso più o meno regolare dall’adolescenza alla quarta età si accontenti di performances meno frequenti, ma spontanee.

19/10/07“Quelli che fan cadere le calze, anzi i collant…” di Mariella Alberini Non è una novità: la vita oggi, si può dire, incomincia a sessant’anni. E se uomini e donne si curano la salute e l’estetica con intelligenza possono dimostrare dieci o anche 15 anni di meno. Accade che una “giovane” sessantenne colta e privilegiata, indipendente con lavoro autonomo, incontri ad un gala benefico mentre è attorniata da  distinti ammiratori, un signore che la osserva con gli occhiali da vicino e le dica “ma lei non ha una ruga. Aggrotti la fronte, vediamo se fa il botulino…” La signora si sente una sorta di cavallo da mercato. E risponde con ironia “ vuole ispezionarmi la anche la dentatura?” Insomma dall’adolescenza le donne sono afflitte da apprezzamenti di bassa lega  da parte di maschi maleducati appartenenti a tutti i ceti sociali. Cose da far cadere le calze anzi i collant… Alcune potrebbero sentirsi lusingate di essere oggetto di tanta attenzione sia pur grossolana. Ma invece comprensibile è il disagio che una donna, degna di questo nome, avverte in tali occasioni e ancor peggio nella strada quando gli italiani esprimono le solite banalità. Una donna vera non ama essere notata solo per l’estetica. Ahinoi, è questa purtroppo ancora la prima qualità che colpisce l’uomo. Oh, non tutti certo, ma la maggioranza. Quindi bisogna ammettere che il bipede italico è ancora molto indietro nell’evoluzione e lo conferma la situazione femminile nel lavoro, nella vita di coppia, nella società, nella politica ecc. L’epiteto “che gran…” lo conferma. Poiché in nessun altro luogo europeo si riscontra tale turpiloquio. Persino nei Paesi arabi, la donna non viene mai apostrofata in modo volgare anche se resta oggetto di sguardi incandescenti. Quel certo malcostume di fare proposte “indecenti” da parte di personaggi in vista, adducendo un fantomatico distacco nei rapporti con la legittima consorte, è un altro “classico” del marito nostrano. Il quale, dopo l’arrembaggio fallito, in presenza della moglie, fatica a salutare la signora che non gli ha concessi i suoi favori. Ma l’ignorerebbe del tutto se li avesse ottenuti. Oggi la giovane poco accorta rischia di collezionare una sequela di cocenti delusioni da parte dei campionissimi della fregatura. I quali sono i primi a sollevare alti lai quando le varie “cappuccetto rosso”  diventano lupi agguerriti. Di certo, bisognerebbe  tornare a costumi più eleganti e al famoso uso di mondo che non consentiva di superare determinate barriere. Ma, ammettiamolo, ciò dipende molto dalla donna che deve essere capace di farsi rispettare, di esaltare la propria dignità anche sprezzando abbigliamenti che la gettano automaticamente sul mercato. E poi bisogna essere dotate di capacità di mediare fra femminilità e forza di carattere altrimenti molte congeneri rischiano di essere definite “veri uomini”. Un’offesa? No, un complimento dato che nell’altra metà del cielo scarseggiano.

Creare un sito web