Mariella Alberini​​
Giornalista e Scrittrice
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"La Signora delle lucciole"

Collana Italiana
Anno di pubblicazione: 2003
Casa editrice: Mursia
Prefazione: Vittorio FELTRI
Riassunto
“La Signora delle Lucciole” diMariella Alberini, prefazione di Vittorio Feltri. Siamo nel 1990. Pamela, un’abilemaitresse ultratrentenne bella, colta, intelligentissima, dirige un’elegantecasa di piacere nel centro di Milano, in via Meravigli, e i suoi affari vanno agonfie vele dato che le sue tariffe minime sono di cinque milioni di vecchielire. Pamela non corre rischi. E’ ammanicata saldamente in Questura perché hauna relazione amorosa con un bel commissario siculo e aristocratico, RosarioCiulla dei principi di Paganò d’Alcamo pigro e assenteista e gode dellaprotezione di migliaia di suoi clienti -amici.Il magnate ultrasettantenneEnrico Crivelli, frequentatore abituale della casa, è innamorato di Aladina, lasua trentacinquenne, avvenente cognata, sorella della sua seconda ex moglie,Alessandra e le propone il matrimonio. Aladina è povera, divorziata, con unfiglio, Rodolfo che è malato di cuore e deve essere urgentemente operato aHouston dal grande De Bakey: dopo aver avvisato Alessandra della proposta diEnrico, è costretta ad accettarla.La festa per l’importantissimomatrimonio si tiene alla Villa Reale di via Palestro nel giornodell’inaugurazione della Gran Mostra della Scultura Italiana al PAC,sponsorizzata dal munifico Enrico Crivelli. Il quale durante il ricevimento dinozze, resta schiacciato mentre passa sotto “ Gravi Incombenze”, un’inquietanteopera in marmo di Carrrara da 50 tonnellate.    Non è stato un incidente, ma unomicidio premeditato. “ Gravi Incombenze” sospeso a mezz’aria da un complicatosistema di barrette d’acciaio è stato fatto cadere sul Crivelli, mentre avevaavuto la pessima ispirazione di passare là sotto, da un proiettile corazzato,sparato con infallibile precisione.Aladina, vedova il dì delle nozze “per sua lercia fortuna” bofonchia AnnaCrivelli, figlia di primo letto del defunto magnate, eredita una fortunaimmensa, ma Alessandra, sua sorella, grande cacciatrice e campionessa di tiroviene arrestata e accusata di aver ucciso l’ex marito per gelosia.Il commissario Ciulla(soprannominato conduelle dai colleghi e dalla mala milanese) è responsabiledell’inchiesta e non sapendo assolutamente sostenerla, incarica Pamela diaiutarlo trasformandola su due piedi in investigatrice privata con tanto dilicenza, porto d’armi ecc. Rosario è ciecamente fiducioso che Pamela, fulminedi acutezza, saprà sbrogliare l’intricatissimo caso poiché prima di morire,Crivelli si è accorto di truffe e malversazioni all’interno della sua  mastodontica multinazionale. Per di piùCrivelli stava per cominciare una colossale produzione di marmitte catalitichein vista di una legge appena approvata e con il placet del partito dimaggioranza al governo abbondantemente foraggiato.Inizia così la complicatissimacaccia di Pamela all’assassino, la quale prima di scoprirlo, dovrà imbattersiin molteplici avventure: un incontro a Montecarlo sulla “nave” faraonica  dello sceicco Abdul Khalid, noto trafficanted’armi, una discussione pericolosissima a San Remo con un famoso padrino della mafiaecc... Scoprirà Anna Crivelli, la cinquantenne figlia bruttina, ma miliardariadel defunto Enrico, in un appartamentino in viale Piave con il suomuscoloso  amante somalo ventenne,venditore di accendini… E la pericolosa, dura e pura cellula ultraverde “Aria,acqua e clorofilla”, comitato operaio che opera all’interno dei duemiladipendenti dello Stabilimento Crivelli di Corte Olona.  Il romanzo è scritto in chiave burlesca che innescaampie risate nel lettore, ma la intricata vicenda gialleggiante è autentica, eil colpevole di difficile individuazione, nonostante la bravura di Pamela e deisuoi simpatici agenti della PS. Riaffiora la Milano della prima Repubblica,scherzosamente alleggerita dalla penna degli autori. Si ride, ma la suspencecattura l’attenzione di chi legge, il quale difficilmente mollerà il romanzoprima della fine.    
Prefazione
Mariella Alberini è il profumo diMilano. Non per me- Lo è e basta.Lo dico come uno che da una vitaarriva tutti i giorni dalle parti del Duomo, e ci lavora e ci dorme spesso, maconosce il piacere di tornare a casa, a mezza costa sulle montagne orobiche. AMilano ci vado un po' come Renzo nei Promessi Sposi, è la mia capitale einsieme resta un po' forestiera. Vicina e distante. Da Ponteranica ci si vedemeglio: e la Alberini è il profumo di Milano. La sua essenza, quella cui deveattingere se vuole rinascere (e può, se vuole).Mi ha sempre colpito come per imilanesi Milano sia maschile: «El Grand Milàn», sfidando le regole cheprevedono un'unica eccezione scritta sui sussidiari delle elementari, Il Cairo.Ma - e questo vale anche per Il Cairo - è un trucco. Un po' come quello che, inquesto splendido ronanzo,deve praticare lo stilista Ermengardo, il quale devetravestire la sua identità sessuale per avere successo nel mondo dei danee.Allo stesso modo, i milanesi fingono che il loro fare abbia un connotatosoltanto virile, ma sanno bene di essere in regime di matriarcato. Esattamentecome Il Cairo, il quale è tutto dentro il fascino di Nefertiti. A Milano ladonna è tutto, proprio mentre finge di sparire. Non è la mamma apostolica enapoletana. La donna qui vigila dall' alto tutta d'oro (ed è la Madonnina, c'èbisogno di dirlo?), e domina più in basso, molto più in basso, nel grembostesso delle cose. Ci avete fatto caso che persino la Madonna che sta sullaguglia più alta, non ha nulla a che fare con le sorelle a mani giunte e ariatrasognata che corrispondono alle devozioni altrui? Quella di Milano ha lebraccia aperte, e un tantino anche le maniche rimboccate. Come dicesse: «Su,dem, moves», dai, muoviti. Ecco la Alberini è il profumo diMilano, quando essa diventa donna, accetta cioè di essere se stessa. Stendhalparlava di certi cortili di Milano, dei suoi giardini segreti, e restavaincantato da questa bellezza e allora diceva di essere milanese. Pensava sìalle dimore, ovvio. Ma che cosa sono le case, se non l'altra forma della donna,che trasferisce nell' aria il proprio sentimento dell'essere? In questo sensose Milano è maschile è perché le donne vogliono così. Mi vergogno un po' di presentarequesto nuovo libro di Mariella, firmato con lo scomparso Carlo Brera, dopo chefu Gianni Brera a introdurre il suo primo romanzo. Lui, leggendo queste pagine,sarebbe orgoglioso oltre che dell'amica e allieva, anche del figlio. Dentro c'èla vita fremente delle sue terre, che sanno amalgamare uomini e culture comeaccade ai chicchi nel risotto alla milanese: sono insieme ma ciascuno èdistinto, mantecati. Così il commissario sicilianoresta se stesso ma nello zafferano che dà un colore nuovo a tutto, persinoall'intrigo, al delitto. Ecco, all'alcova. La Alberini sa descrivere con straordinarialeggerezza e senza alcun senso di colpa, com'è l'amore a Milano, quellofrettoloso e quello profondo (ahimè mai abbastanza profondo, mai totalmentegratuito). Si intravede dentro la tramaavvincente, e ci vorrebbe un grande regista per farne un film degno, il climasociale di Milano. C'è nelle righe un sobrio rimpianto per i commendatori chesaranno stati di moralità dubbia, però le cose le facevano. Ora pare che quasipiù nulla facciano, intorpiditi forse dalla disillusione. La si avverte nellepagine, scritte nient'affatto con stile goliardico, come minimizza lascrittrice, ma con un piglio da Wilbur Smith sui Navigli. Disillusione, dicevo.La Alberini è stata la prima a capire, nella stretta cerchia della borghesiamilanese pensante, la necessità di mutamento, quasi di rivoluzione che sulfinire degli anni Ottanta Milano esigeva per salvarsi. Si è impegnata perquesto, senza aspettarsi nulla e senza nulla avere, ma lasciando la suaimpronta. Poche cose sono andate per il verso giusto, e Mariella è stata ancorala prima ad avvedersene. Mi piace salutare, con questo suo nuovo libro, ilritrovato profumo di Milano, la determinazione di cui ha bisogno per esseredavvero la Rinascente.
Recensione
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